Royal chic shock e boh – Ricominciamo

Se mai avessi avuto qualche dubbio nel riprendere la nostra rubrica domenicale la Principessa di Galles ha provveduto a fugarlo presentandosi alla prima del film Digger con una mise che ha scatenato l’entusiasmo di Lady Violet, di molti dei suoi lettori, e di tutti i purple addicted.

(Ph: Getty Images for Warner Bros.)

Jenny Packham firma un abito in chiffon e seta vagamente ispirato ai pepli greci con una morbida arricciatura che definisce il corpino, è trattenuta in vita e scende a dare un bel movimento alla lunga gonna.Un modello sobrio, non esattarmente rivoluzionario, come piace a Catherine. Che punta – e vince – sul colore: una meravigliosa tonalita di viola che cambia sfumaura a seconda della luce. Raffinata la scelta degli accessori: clutch e scarpe in velluto bordeaux (tutto Jimmy Choo).

(Ph: Samir Hussein/Wireimage)

A coronare l’insieme un pezzo di storia: la collana in perle e ametista, con grande cuore centrale, che la regina Alexandra donò a Elizabeth Bowes Lyon – poi regina consorte, per noi tutti Queen Mother – per le sue nozze col principe Albert, Duca di York, nel 1923. Catherine è talmente bella che non c’è nulla da fare per Tom Cruise, con capelli cotonati freschi di colore e scarpe da flamenco. Scrivo chic ma penso sublime.

Per una principessa che si conferma, una si afferma. Alxandra von Hannover, ventisettenne figlia minore di Caroline de Monaco e del principe Ernst ha piazzato sui social un uno-due di tutto rispetto. Annuncia il matrimonio col bel fidanzato che le ha donato uno splendido diamante giallo, e poi appare con un abito giallo Givenchy, realizzato nel 1962 per nonna Grace, che lo indossò al ricevimento per le nozze tra Juan Carlos e Sofia di Grecia.

(Ph: Europa Press Historical/Getty Images)

Magari il colore non dona particolarmente all’incarnato chiaro di Alexandra, ma è un dettaglio; l’anatroccolo del Principato si è decisamente mutato in cigno, e lo dichiara omaggiando il cigno di Hollywood. Brava e chic.

(Ph: Frédéric Nebinger/Palace Prince)

La Princesse Charlène, zia di Alexandra, ha a sua volta carnagione e capelli molto chiari per cui il nero va usato con parsimonia. Al gala per la Fondazione di suo marito Albert II ha osato e secondo me ha fatto bene. Anche questo abito è una creazione di Jenny Packham, e trovo interessante il contrasto tra la semplicità del modello e la ricchezza della decorazione di cristalli, concentrata tra collo e spalle. Chic.

La Duchessa di Edimburgo mantiene costante il suo intenso impegno sociale, e mercoledì ha partecipato alla festa per gli 80 anni di Mencap, organizzazione che assicura sostegno a persone con difficoltà di apprendimento. Sophie ha riproposto un abito in seta a fiori crema e nero di Suzannah London già visto in altre occasioni, in mano una Mosaico Strathberry in pelle e rafia e a completare la mise espadrillas beige Penelope Chilvers. Posso dire basta con queti vestitoni? Vanno bene d’estate, che ormai è finita. È arrivato il momento di uno stile più urban. Boh.

(Ph: Getty Images)

Questa settimana le regine dei Belgi e dei Paesi Bassi hanno assistito all’assemblea generale dell’ONU. Mathilde ha scelto un abito color corallo già indossato in precedenza, del solito Natan con scarpine e pochette grigie Giorgio Armani. Ora, il riciclo va benissimo.

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(Ph: Abaca Press)

Ma a parte il fitting tutt’altro che perfetto, a parte il modello che non la valorizza, perché pescare da un armadio che immagino sterminao un abitino più adatto per l’ospite di una prima comunione nelle Fiandre che a un serioso consesso internazionale? Boh

Con lei Máxima che si sa, non delude mai.

(Ph: Instagram @dutch.royal.ladies)

Anche la sovrana olandese sceglie (in parte) Natan: che firma le scarpe con inserto in pvc e la camicia rosa cipria, illuminata dagli orecchini Rose de Noël di Van Cleef & Arpels. Poi arriva lei, la gonna. Rossa, midi, arricchita da pannelli asimmetrici, firmata Tory Burch. Adoro Máxima, il suo stile unico e la sua voglia di osare, ma non sempre tutti possono portare tutto. Shock

(Ph: Instagram @queenrania)

Concludiamo con un altra bellisima e stilosissima sovrana, Rania di Giordania. In visita a Praga col marito sfoggia il colore che sarà ovunque nei prossimi mesi, il rosso. Abito e cintura Carolina Herrera, borsa Horizon Givenchy, scarpe Christian Louboutin. Il rosso è assai di moda, il monocolore pure, il monocolore con un elemento a contrasto ancor di più, e le scarpe bianche, anche se so che molti allibiranno, sono un vero must, proposte da tutti gli stilisti .Eppure la mise non mi convince, c’è qualcosa che boh. Voi che ne pensate?

Diana e le altre, quando la favola diventa tragedia

Premessa: sto meditando sull’argomento royal del momento, il libro scritto da Charles Spencer sulla sorella Diana e le rivelazioni che ne stanno scaturendo. Me l’avete chiesto, non intendo sottrarmi ma devo riflettere per evitare le approssimazioni e le banalità che vado leggendo.

Oggi parliamo di una particolare categoria di regine, quelle incoronate dalle passerelle.

In principio furono le mannequin, flessuose fanciulle alte e sottili che in atelier o in passerella mostravano eleganti mise alle signore. Il modo in cui venivano chiamate identificava il loro ruolo e anche un po’ la percezione che se ne aveva: mannequin, manichini.

(Ph: Patrick Demarchelier per la copertina del centenario di Vogue, Aprile 1992)

Poi venne Gianni (Versace) che amava i bei vestiti indossati da donne belle e “vere”, alte e sottili sì ma non scheletriche, anzi meglio se dotate di belle forme. Non è un caso se fu lui a creare la Diana post Royal Family, arricchendo la bellezza e la classe della principessa di un gusto contemporaneo con quel tocco di glamour che mancava. A match made in Heaven, un incontro voluto dal cielo, e al cielo sarebbero tornati insieme, morendo a 47 giorni di distanza, come nessuno avrebbe immaginato mai.

(Ph: Tim Graham/Getty Images)

Per indossare la sua moda Versace si inventò le Supermodel, quelle che noi chiamavamo Top Model. Scelse le più belle, le più eleganti, le più sfrontate, le più istrioniche. Naomi, Claudia, Linda, Elle, Carla, Christy, Yasmeen, Helena, Karen, Tatiana, Kate; e naturalmente Stephanie e Cindy.

(Ph: Richard Avedon per Versace)

Stephanie Seymour nasce a San Diego nel 1968; bellissima, sofisticata, dolce e algida al tempo stesso. Prima della coppia calciatore-showgirl c’era quella supermodel-artista, meglio se maledetto. Stephanie ventunenne sposa il chitarrista Tommy Andrews, ha un figlio, divorzia e inizia una relazione con Axel Rose, frontman della band Guns ‘N Roses, che la lascia accusandola di averlo tradito. Stephanie mette la testa a posto e sposa Peter Brant, imprenditore e filantropo. Nascono tre figli ma nel 2021 la tragedia, il secondogenito Henry muore per un’overdose a 24 anni, pochi giorni prima di entrare in un rehab per disintossicarsi.

(Ph: Matt Baron/BEI/Shutterstock) Henry è il primo a sinistra

Cindy Crawford nasce in Illinois nel 1966; in passerella è più calda e comunicativa della collega e diventa famosissima per la bellezza raffinatamente aggressiva e il neo, meravigliosa imperfezione strategicamente piazzata vicino alle labbra. A 25 anni fa il colpaccio e sposa Richard Gere, addirittura più famoso di lei. Non è cosa, in quattro anni il matrimonio finisce. Cindy impalma il suo grande amore Rande Gerber, imprenditore pure lui, meno potente e paludato ma più giovane e belloccio di Peter Brant. Cindy e Rande hanno due figli, Presley e Kaia; entrambi fanno i modelli, ma solo lei ne fa una carriera. Ieri, 20 settembre, Presley muore nel rehab dov’era andato a curarsi la depressione condita da attacchi di panico e dipendenze.

(Ph: Getty Images)

Non so perché questa storia mi abbia tanto colpita, forse perché più invecchio meno posso sopportare la morte dei giovani. Qualunque giovane, qualunque morte, in qualunque parte della terra. La scomparsa in copia carbone di questi due ragazzi sembra volerci dire qualcosa che non riusciamo a capire fino in fondo ma che in fondo sappiamo già. Che la gloria passa e la vita resta, col suo carico di problemi e dolori. Che il danaro è un problema per chi non ce l’ha, ma non può risolvere tutto. Che la “perfezione” di certe situazioni che dal di fuori sembrano ideali ha un prezzo spesso pagato dai più fragili. O forse noi guardiamo vite privilegiate se non con la segreta speranza di poterle imitare almeno con l’idea che qualcosa di più di meglio – in termini di bellezza, glamour, denaro, vacanze in luoghi splendidi, frequentazioni che sembrano interessanti, più delle nostre – esiste, e dunque magari potrebbe, chissà, accadere anche a noi. E quando arriva la tragedia, l’empatia per il dolore e la consapevolezza dell’incosistenza dei sogni sono costrette a convivere.

«Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni e la nostra vita è circondata da un sonno»: William Shakespeare, La Tempesta

Breaking news – Un lutto dopo l’altro

È appena giunta un’altra triste notizia dalla Corte di Norvegia. La principessa Astrid, sorella maggiore del defunto fe Harald, è deceduta oggi a Oslo all’età di 94 anni.

Solo otto giorni fa la Corte aveva pubblicato le sue immagini in lutto davanti al feretro del fratello, ed era apparsa comprensibilmente provata.

Quando l’amore e la morte camminano abbracciati.

Le foto del giorno – Futuro e passato

Oggi ho scelto due fotografie che nella loro totale diversità raccontano della vita della morte.

Nella prima George di Galles si mostra pronto per entrare a Eton. Ciuffo ribelle domato, frac di ordinanza e il sorriso che si ha solo a quell’età, in precario equilibrio tra timidezza e sfrontatezza. Poco sappiamo di questo giovanotto che avrà comunque un ruolo nella storia, ma possiamo già dire che sembra aver ereditato la struttura longilinea di nonna Diana e appare dotato di una certa naturale eleganza che più che al padre o al nonno mi fa pensare al bisnonno
Philip. E speriamo che il passare degli anni gli regali l’elegante disinvoltura e il sense of humour, magari con qualche gaffe in meno.

(Ph: Det kongelige hoff)

La seconda chiude un cerchio e stringe il cuore. Sonja di Norvegia, in un lutto composto che si comprende dolorosissimo, dinnanzi alla bara del marito Harald, deceduto il 28 agosto, il cui funerale di stato sarà celebrato domani. La regina appare pietrificata, e confesso una certa ritrosia a intromettermi nel suo dolore, annullata dalla consapevolezza che in questo momento nulla possa toccarla.

(Ph: Takk for et godt liv)

Tra le corone che fanno compagnia alla salma del re c’è la sua, di fiori banchi. Sul nastro candido cinque parole: Takk for et godt liv, grazie per una vita meravigliosa.