Tutto è pronto per i Mondiali di calcio in Qatar cui la nostra Nazionale non partecipa non essendo riuscita a qualificarsi, nonostante la vittoria agli ultimi Europei (festeggiata con qualche petulanza di troppo e improbabili lezioni di protocollo).
Tra le trentadue squadre in gara numerose quelle che rappresentano monarchie: oltre ai padroni di casa, Belgio Danimarca Inghilterra Giappone Marocco Olanda Spagna, e mettiamoci pure il Galles, che non è un regno a parte ma da due mesi ha un nuovo Principe appassionato di sport in generale, e di calcio in particolare.
Mentre dunque aspettiamo di scoprire qualche reale spettatore, a partire dalla bellissima Mozah bint Nasser al-Missned, moglie numero due dello Sceicco del Qatar, dal Belgio arriva l’incoraggiamento (e non solo quello) di Roi Philippe ai Diavoli Rossi. Il sovrano non è solito a queste operazioni simpatia, e mantiene una leggera goffaggine che rende il video delizioso. It’s Devil Time!
Come festeggiate il vostro compleanno? Molti scelgono qualcosa di semplicemente piacevole: una cenetta con amici, una giornata alla spa, un weekend in un’altra città. Qualcuno si regala qualcosa di speciale, come un giro in mongolfiera o su una Ferrari. Lady Violet, sempre a caccia di esperienze originali, quest’anno se n’è andata un paio di giorni al pronto soccorso, ma il prossimo preferirebbe qualcosa di meno shocking, magari Capri.
Qualunque siano i vostri progetti, difficilmente potrete emulare King Charles III che per il settantaquattresimo compleanno, il primo da sovrano, si è regalato una lettera al Parlamento. Nella quale chiede di poter ammettere tra i Counsellors of State la sorella Anne, The Princess Royal, e il fratello Edward, Earl of Wessex. Come ricorderete, oltre al coniuge del monarca, i Counsellors sono i primi quattro maggiorenni nell’ordine di successione; in questo caso il Principe di Galles, il Duca di Sussex, il Duca di York e sua figlia Beatrice. Però Harry non risiede nel Regno Unito, come sarebbe necessario, e su Andrew stendiamo un pietoso manto. Più volte anche qui sul sofà abbiamo convenuto che Anne ed Edward sarebbero perfetti per il ruolo: indiscutibili la loro fedeltà al sovrano e l’impegno per la Corona. Insomma, potrebbe essere uno di quei casi in cui è il festeggiato a fare il regalo ad altri; in questo caso, innanzitutto al proprio Paese.
(Ph: Chris Jackson/Getty Images)
Bellissima la foto pubblicata per celebrare il compleanno del nuovo re, appoggiato ad una delle querce secolari del Windsor Grand Park, in una immagine che evoca le atmosfere della pittura inglese del Settecento. Sin dai tempi di Romolo la quercia è l’albero simbolo del re, della sua forza, della sua solidità, della sua stabilità.
Alle 11.00 il Big Ben suona 11 rintocchi e la nazione intera si ferma per due minuti in memoria e in omaggio dei caduti al servizio del Paese.
When you go home Tell them of us and say For your tomorrow We gave our today
(quando sarai a casa, parla di noi e dì: per il vostro futuro noi abbiamo offerto il nostro presente)
La Royal Family ha scelto questa frase, nota come “l’epitaffio di Kohima” per le celebrazioni per il Remembrance; quest’anno particolarmente commovente per la ragione che sappiamo, l’assenza dell’amatissima Queen Elizabeth. Che a dire il vero non c’era neanche l’anno scorso, ma ora sappiamo che non tornerà.
Molto emozionato Charles ha guidato la celebrazione per la prima volta come sovrano, ripetendo i gesti compiuti prima di lui dalla madre Elizabeth II, il nonno George VI il prozio Edward VIII e il bisnonno George V, cui si deve la creazione del monumento e l’istituzione della cerimonia.
Due piccoli dettagli: sulla spallina del Re c’è ancora il monogramma della Regina, e lo stesso per William. La fotografia del re viene dal post dell’account twitter della Royal Family, e compare insieme con quelle dei sovrani precedenti tranne Edward VIII; dimenticanza, necessità di composizione delle immagini o intento preciso? Chissà.
Dal palazzo del Foreign Office hanno assistito alla cerimonia la Regina Consorte e la Principessa di Galles (balcone centrale), i Duchi di Gloucester e la Contessa di Wessex (a sinistra), il Duca di Kent e l’ammiraglio Tim Laurence (a destra); era annunciata anche la presenza della principessa Alexandra di Kent, che però non ho visto. Riflettevo sul fatto che i Duchi di Kent (1935) e Gloucester (1944) sono gli unici due nati prima della fine del secondo conflitto mondiale; anche questo un piccolo segno dei tempi.
Commossa la Queen Consort, forse anche per la corona deposta per la prima volta in suo nome. Camilla ha replicato il cappello con veletta indossato al funerale della suocera, e il soprabito che portava alla Veglia dei Principi a Londra. Alla sua sinistra Catherine con un nuovo cappotto di Catherine Walker e un cappello Philip Treacy, una sorta di sombrero da lutto che sembra pure troppo grande per lei. Esagerati anche gli orecchini, appartenuti a Diana ma troppo importanti per la mattina.
Sobria La Contessa di Wessex, secondo me la più elegante, che fa una scelta delicatamente significativa: il suo Catherine Walker è il soprabito prestato alla figlia Louise per la veglia degli otto nipoti alla salma della nonna. Al marito Prince Edward il compito di salutare alla fine della sfilata la Poppy Legion, il variopinto gruppo d veterani che non mancano mai. E se vi state chiedendo quali veterani, dato che i reduci della Seconda Guerra devono essere ormai pochini, non pensate solo a loro: il 2022 è anche il quarantesimo anniversario della guerra delle Falkland, che durò solo sei settimane ma causò 255 morti e 777 feriti tra i Britannici (e 649 morti e 1068 feriti tra gli Argentini).
Ieri sera come ogni anno la Royal Albert Hall ha ospitato il Festival of Remembrance. Eleganti le signore, tradizionalmente in nero; a me è piaciuta molto Camilla, mentre la mise di Catherine sarà oggetto del caffè di domattina.
A molti di coi non sarà sfuggita la presenza dell’aitantissimo equerry del re, il maggiore-promosso-tenente-colonnello Johnny Thompson. Anche di lui parleremo, spero presto.
Ieri, 11 novembre, il Regno Unito celebra il Remembrance Day. L’undicesimo giorno dell’undicesimo mese, alle undici del mattino, quando fu firmato l’armistizio che metteva fine alla Grande guerra. Questa sera la Royal Family partecipa al British Legion’s Festival of Remembrance alla Royal Albert Hall, e domani a nome dell’intera nazione offrirà il proprio omaggio al Cenotaph, monumento nel centro di Londra in memoria dei caduti. I primi giorni di novembre sono quelli del ricordo, ancora più sentito quest’anno, a sole nove settimane dalla scomparsa di Queen Elizabeth.
Nei pressi di Westminster Abbey da 94 anni viene allestito il Field of Remembrance, dove lasciare un pensiero, una preghiera, un papavero, che nel Regno Unito è fiore dei caduti. E quest’anno nell’area del Women’s Royal Army Corp tra i tanti ricordi c’era questo, in memoria della Regina, che durante l’ultima guerra servì come ausiliaria: il sottotenente Elizabeth A(lexandra) M(ary) Windsor. La dedica spiega molte cose dei Britannici, e della devozione che avevano per lei: “one of us” una di noi. Riposi in pace Vostra Maestà, il dovere è compiuto.
A inaugurare il Remembrance Field quest’anno è stata un’altra regina, anche se solo consorte; Camilla ha depositato una piccola croce col suo monogramma, che dopo essere stato presentato nei giorni scorsi (La foto del giorno – Queen Camilla ha il monogramma), viene usato per la prima volta.
Il monogramma di King Charles III lo conosciamo già da un mesetto e mezzo (La foto del giorno – La cifra di un re); ora è stato reso pubblico anche quello della Queen Consort, che la sovrana ha scelto tra varie proposte.
Sotto il simbolo della corona, la C di Camilla si intreccia alla R di Regina (in latino), in un disegno creato dal professor Ewan Clayton, calligrafo membro del consiglio accademico della Royal Drawing School, in collaborazione con Timothy Noad del College of Arms, il collegio araldico britannico. Il monogramma è strettamente personale e comparirà su molti oggetti della Queen Consort, dalla carta intestata alla croce che Camilla deporrà giovedì al Field of Remembrance, che ogni anno a Westminster Abbey ricorda il sacrificio dei caduti in guerra.
Lady Violet approva, gli svolazzi di questo monogramma fanno da contraltare perfetto al rigore di quello scelto da Charles; mi ricorda un po’ la carrozza di Cenerentola, anche se lei mi sembra piuttosto lontana dai personaggi delle fiabe. Questa moderna Cinderella sarà incoronata col suo principe ora diventato re, il prossimo 6 maggio.
Qualche anno – o decennio – fa Halloween aveva preso piede anche qui, e le nipoti di Lady Violet, che oggi hanno 30 e 24 anni, festeggiavano assai convinte. Poi l’entusiasmo è andato scemando, forse perché non essendo una tradizione particolarmente sentita da noi la vendita dei prodotti correlati non ha dato i risultati sperati, per cui si è preferito concentrarsi direttamente sul Natale. A noi rimane l’omaggio ai defunti nei cimiteri – appuntamento dolce e doloroso, che io manco quasi tutti gli anni – e qualche piatto a base di melagrana, mentre Halloween resta un’occasione divertente per i bambini e per gli amanti delle feste tout-court mentre lentamente se ne torna sull’altra costa dell’Atlantico. Infatti il materiale fotografico odierno ci viene gentilmente fornito da quei royals che hanno un rapporto più o meno stretto con gli USA.
A partire dal Principato di Monaco, il cui Principe Regnante è figlio dell’americana Grace Kelly. La sua consorte Charlène è sudafricana, e francamente non saprei quanto la festa dei morti sia popolare in quel Paese, ma la Princesse, nonostante il malfunzionamento di Instagram, è riuscita a postare una foto dei suoi gemelli in perfetto costume halloweenesco: Jacques è un vampiro stile Dracula, Gabriella una streghetta/zucca, la versione di femminile di Jack O’Lantern. Li trovo francamente adorabili.
Dalla Florida dove vive con la famiglia si fa viva anche Madeleine di Svezia, che non manca mai questo appuntamento. Deliziosa la minore dei suoi figli, Adrienne, vestita da unicorno; impeccabile la streghetta Leonore, mentre Nicolas sceglie la tenuta da Top Gun (negli USA Halloween è un po’ come il nostro carnevale, dunque le maschere non i limitano al mondo horror). Se i bambini non sono particolarmente spaventosi, ecco intervenire i genitori, abbigliati probabilmente da hippy. Orrore puro.
E i royals americani per eccellenza, i Mountbatten-Windsor? A Montecito tutto tace, né news né foto; se dovesse sbucare qualcosa aggiorneremo.
Compie oggi 21 Elisabeth, Duchessa di Brabante e futura regina dei Belgio, e la Casa reale pubblica in suo onore due fotografie scattate a metà settembre nel castello di Laeken, quando la fanciulla era ancora in patria; oggi festeggia a Oxford, dove segue i corsi di Storia e Politica al Lincoln College.
(Ph: Bas Bogaerts)
Anche i genitori in questi giorni sono all’estero, impegnati in una visita di stato in Lituania (oggi nella capitale Vilnius hanno visitato la chiesa di San Michele, che ospita le tombe di molti membri della famiglia Sapieha, cui apparteneva la nonna materna della Reine).
(Ph: Bas Bogaerts)
Un compleanno festeggiato sul filo della lontananza, la forza degli affetti e l’unità della famiglia: per questi ritratti Elisabeth ha saccheggiato l’armadio materno scegliendo oltre a un paio di orecchini un top firmato Natan che l’allora principessa Matilde aveva indossato nel 2009.
Guardando gli scatti, a Lady Violet sono tornate in mente immagini simili, i ritratti per il quarantesimo compleanno della madre Mathilde, allora anche lei Duchessa di Brabante, in quanto moglie dell’erede al trono belga; sarebbe divenuta Regina Consorte sei mesi dopo
(Ph: Michel Gronemberger)(Ph: Michel Gronemberger)
Somigliano madre e figlia? Nei tratti della deliziosa Elisabeth a me sembra di vedere incrociarsi la dolcezza di Mathilde, la delicatezza della bisnonna Astrid, ma anche il brio di nonna Paola; il risultato è una bellezza moderna, una ragazza che sembra intelligente, brillante, volitiva, e mi piace sempre di più. Ci attendono lunghi anni soddisfatti da royal watcher; è una promessa e anche un po’ una minaccia.
Prendiamoci una pausa dalle vicende politiche italiche; le mise della (anzi del, come preferisce essere chiamata) Presidente del Consiglio e delle altre signore coinvolte hanno scatenato un’accesa discussione cui non ci sottrarremo. Oggi vi propongo invece una fotografia in cui mi sono imbattuta navigando nel web, e mi ha colpita. In queste settimane moltissime donne sono scese in strade per manifestare in favore delle donne iraniane; a Washington c’erano anche loro, che con quel Paese hanno un legame speciale: le discendenti dell’ultimo Shah, quel Mohammad Reza Pahlavi che il 16 gennaio dovette abbandonare il suo Paese per poi morire al Cairo un anno e mezzo dopo.
Lo Shah si sposò tre volte: la prima con Fawzia, Principessa d’Egitto, da cui ebbe solo una figlia femmina, Shahnaz; la seconda fu la sterile e infelice Soraya Esfandiary Bakhtiari, e la loro storia, che fece versare oceani di lacrime alle fanciulle degli anni ’50, l’abbiamo raccontata qui: A Royal Calendar – 12 febbraio 1951 (prima parte). Alla fine arrivò la giovanissima Farah Diba, che gli diede quattro figli – e l’agognato principe ereditario – e fu ringraziata col titolo (e la corona) di Shahbanu, Imperatrice. Il loro primogenito è l’erede al trono e attuale capo della casata, Sua Altezza Imperiale Reza Pahlavi, che vive in esilio addirittura da prima del resto della famiglia, dato che allo scoppio della rivoluzione si trovava all’estero per l’addestramento da pilota militare, e non gli fu permesso di rientrare. Nel 1986 ha sposato Yasmine Etemad-Amini, anche lei iraniana esiliata (nella foto la seconda da sinistra) da cui ha avuto tre figlie: la trentenne Noor (al centro), Iman, 29 anni (la prima a sinistra) e Farah, che ha 18 anni e il nome della nonna, e chiude la fila. Accanto a lei Farahnaz, secondogenita dello Shah e della Shahbanu. Gli altri due figli della coppia, il principe Ali-Reza e la principessa Leila sono morti suicidi a dieci anni di distanza. Lui doveva compiere 45 anni e stava per diventare padre; la figlia Iryana è nata sei mesi dopo. Si dice che non si sia mai ripreso dalla morte della sorella minore Leila, suicida nella sua camera d’albergo a Londra ad appena 31 anni. Testimonianza della sofferenza imposta dall’esilio, che si legge ancora oggi sul viso scavato di Farahnaz. La generazione giovane sembra invece meno tormentata e più equilibrata, ma sempre legata alle origini; le principesse mostrano la bandiera dell’Iran imperiale, col simbolo del leone che brandisce una scimitarra davanti al sole.
Una piccola curiosità: il nome completo della Croce Rossa Internazionale è Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (i paesi islamici leggevano nella croce romana un simbolo del cristianesimo, mentre come sapete è la bandiera svizzera in negativo). All’epoca dello Shah, fu aggiunto anche quel simbolo: Leone e Sole Rosso.
E una piccola riflessione: nell’assai improbabile caso di una restaurazione monarchica, sul trono del Pavone dopo suo padre Reza siederebbe Noor. Che sarebbe un bel segnale per le donne iraniane, e per gli uomini.
È fatta, l’Italia ha un esecutivo in più – il sessantottesimo della Repubblica – e un soffitto di cristallo in meno, visto che per la prima volta a capo del governo c’è una donna.
Noi però qui non parliamo di politica e rivendichiamo il nostro diritto alla leggerezza, per cui Lady Violet vi propone oggi una special edition della rubrica domenicale; via con chic shock e boh!
La donna del giorno che finora non ha sbagliato nulla, la Presidente Giorgia Meloni, inciampa per la prima volta sul colore ella sua mise. Nera. Tinta ormai sdoganata per qualunque ora e qualunque occasione (matrimoni a parte), ma coi suoi trascorsi e l’incombente centenario della marcia su Roma io avrei evitato. Per fortuna non è orbace. Qualcuno invero sostiene che il colore non fosse nero ma un blu scurissimo. Amici, quando parliamo di simboli ciò che sembra nero è nero. Il completo pantaloni Armani – con camicia abbinata – è molto bello, e lo sarebbe di più se fosse della sua misura, invece mi sembra che tiri un po’. I pantaloni e la lunghezza della giacca non la slanciano, per cui King Giorgio dovrà inventarsi qualcosa di diverso. Boh.
Maria Elisabetta Alberti maritata CasellatiMinistro per le Riforme. Confesso il mio pregiudizio nei confronti di colei che da seconda carica dello stato rappresentò l’Italia all’intronazione dell’Imperatore del Giappone presentandosi in pantaloni al formalissimo gala dinner. Evidentemente si sente più a suo agio in pantaloni, e per questa importante occasione ha riciclato un tailleur già visto, tipico del suo stile e probabile opera della stessa mano. La grande spilla è un’altra costante delle sue mise, data l’ora avrei evitato gli orecchini chandelier. Boh.
Alessandra Locatelli Ministro per la Disabilità. In bianco anche lei, il suo completo riesce ad essere più brutto perfino del nome del ministero che le è stato assegnato. Vince a mani basse il premio per la peggiore mise della giornata: completo stile cugina povera di Mara Venier, giacca doppiopetto su pantalone troppo corto che svela scarpine e calze bianche ormai relegate alla prima comunione. Mi astengo sull’aspetto della sua chioma. Shock. Con lei gli altri ministri della Lega, capitanati da Calderoli in spezzato, ma perché? L’abito di Giorgetti mi spinge a una riflessione: speriamo che il ministero al Made in Italy faccia tornare di moda i sarti. Per tutti una preghiera: toglietevi spilline con Alberto da Giussano, cravatte verdi e elmi con le corna; da ministri non rappresentate più solo una parte, ma l’intera nazione. Shock
Eugenia Maria Roccella Ministro per Famiglia, Natalità e Pari Opportunità. Per lei un completo pantaloni banalotto e nero (ti pareva!) blusa a disegni cravatta con bordi a contrasto, tacco basso, caschetto ultrapratico castano trumeau, sguardo severo un po’ sdegnoso e un po’ scocciato. Direi che l’aspetto è il suo lato migliore. Boh, e mi fermo qui.
Daniela Garnero ex Santanché Ministro per il Turismo. Confesso che mi ha stupito in negativo, perché molto si può dire di lei tranne che non tenga al suo aspetto. Sceglie un completo gessato imparentato alla lontanissima con quelli da manager: pantaloni skinny su décolleté con tacco 12 dorato e giacca troppo grande, più blusa bianca con fiocco lasciato pendere tipo cravatta (a proposito di simboli maschili) e capelli sciolti sul viso come un’adolescente degli anni ’70. Non ho la foto quindi vi dovete fidare: all’arrivo la neoministra portava una di quelle famose borse di quella famosissima maison francese che ama tanto. Attenta, che il ministro del Made in Italy te la sequestra! Shock.
Anna Maria Bernini Ministro per l’Università e la Ricerca. Anche lei come da manuale in completo pantaloni nero e camicia bianca; ma nel suo caso va detto che è fedele al suo stile. Affronta con passo sicuro i sampietrini di piazza del Quirinale, per poi cadere sul post cretino sui social. Che vi devo dire? Da chic a boh è un battito d’ali o una story su Instagram.
Marina Elvira Calderone Ministro per il Lavoro e le Politiche Sociali. Difficilissimo trovare una sua immagine, ma l’ho vista giurare e mi è piaciuta. Anche per lei completo pantalone nero con blusa in tinta e caschetto biondo: semplice, essenziale. A cercare il pelo nell’uovo una giacca monopetto le avrebbe donato di più, e i collier girocollo non slanciano particolarmente, ma mi sembra uno di quei casi in cui la mise descrive perfettamente chi la indossa. Chic d’incoraggiamento.
E i signori? Tolta la sublime ieraticità del Presidente Mattarella, tolti i ministri di cui già abbiamo detto, , tolti anche quelli – il Ministro dell’Interno Piantedosi, quello della Giustizia Nordio – la cui autorevolezza sopperisce anche a qualche peccato di stile, gli altri dimostrano plasticamente che una cravatta sbagliata rovina qualunque vestito, un fitting sbagliato qualunque uomo.
Menzione a parte per Andrea Abodi Ministro per lo Sport, che indovina la cravatta ma ci piazza un abito grigio chiaro. Colore senz’altro adatto alla mattina, ma lo eviterei per un giuramento al Quirinale; perfetto invece per le riunioni all’Aniene. I Romani sanno di cosa parlo, per tutti gli altri: esclusivo circolo sportivo, ancora precluso alle donne (è in atto una furiosa discussione), dove lo sport è un pretesto per meeting tra i rappresentanti dell’upper class nostrana. Sull’Aniene sospendo il giudizio, ma il ministro è shock, senza pietà.
Era un sabato di sole quel 20 ottobre di dieci anni fa, quando l’erede al trono lussemburghese, Guillaume, portava all’altare la contessa belga Stéphanie de Lannoy.
(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)
L’allegria di quel giorno era venata da una leggera malinconia per l’assenza della madre della sposa, scomparsa solo otto settimane prima. E una certa malinconia sembrava avvolgere questa coppia, spesso un po’ a disagio negli eventi pubblici, lui goffo, lei trascurata (come dimenticare i capelli fermati coi mollettoni di plastica, o i tristi completini sintetici?). E la domanda sempre sussurrata: perché non hanno figli?
Poi è arrivato il piccolo Charles a riempire di felicità i genitori e di allegria tutti quelli che si imbattono in loro. Sono passati dieci anni da quello che fu l’ultimo matrimonio di un principe ereditario – il prossimo si svolgerà in Giordania – e la gioia sembra essere diventata la cifra di questa coppia, che oggi festeggia le nozze d’alluminio aspettando il secondo figlio. Nelle fotografie diffuse dalla Corte Guillaume e Stéphanie sono ripresi nelle strade del Lussemburgo, lui con le tempie ingrigite, lei col pancino arrotondato per l’incipiente gravidanza (il bebè è atteso per aprile), mostrando una gloriosa normalità non priva di fascino.
(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)
E poi, come dimenticare che le loro nozze sono passate alla storia come il royal wedding col fagiano? Correte a riguardare le immagini (e le mise) di quel giorno: A Royal Calendar – 20 ottobre 2012