Le foto del giorno -Dammi il quattro!

Sono passati solo quattro anni da quel lunedì pomeriggio, quando il piccolo Louis fu presentato al mondo tra le braccia di mamma Catherine, preoccupata che il vento freddo di quel giorno potesse far venire un raffreddore al piccolo.

Quattro anni in cui è successo di tutto: le nozze dei Sussex e il loro autoesilio, una pandemia, la morte del bisnonno, perfino una guerra in Europa. La nascita di due cugini dal lato paterno – Archie e Lilibet, figli di zio Harry – e due dal lato materno – Arthur e Grace, figli di zia Pippa. Più quattro cugini di secondo grado: Lena e Lucas Tindall, August Brooksbank, e Sienna Mapelli Mozzi.

A quattro anni Louis è una meraviglia, bello come i fratelli, e forse anche di più. Simpatico e disinvolto, fotografato dalla madre sull’anemica spiaggia del Norfolk (immagino), corre incontro al suo compleanno.

Happy birthday!

A long eternal royal birthday

Per ogni royal addicted il 21 aprile è il compleanno di Her Majesty The Queen, nata in questo giorno nel 1926. Ma se il/la royal addicted viene o vive nella Città Eterna, il 21 aprile è anche il Natale di Roma, il giorno in cui il mito fissa la fondazione dell’Urbe (nel 753 a.C.).

Questa foto fantastica riunisce insieme le due gran signore, che dividono il compleanno con altri notevolissimi personaggi.

Tralasciando i più lontani nel tempo e nello stile – da Marcantonio Bragadin a Iggy Pop – quasi due secoli prima di Her Majesty (per l’esattezza nel 1729) vedeva la luce a Stettino Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst che sposando l’inconsistente erede al trono Pietro Fëdorovič divenne Caterina di Russia, e detronizzando il medesimo consorte passò alla storia come Caterina la Grande. Governando il Paese ispirandosi all’assolutismo illuminato che tanto apprezzava ne accrebbe grandemente la potenza e il rispetto del resto d’Europa.

Restando invece nell’ambito che amiamo tanto, quello delle romantiche donne inglesi, il 21 aprile 1816 nesce a Thornton, nel West Yorkshire, Charlotte Brontë.

Maggiore delle tre sorelle – le altre erano Emily e Anne – autrici di immortali romanzi che segnano quella fase di intenso e quasi disperato romanticismo che quasi tutte le fanciulle attraversano, o almeno attraversavano ai tempi di Lady Violet. Che una volta a carnevale si vestì proprio da Jane Eyre, l’eroina del libro omonimo di Charlotte, maschera raffinatamente letteraria nelle intenzioni di una tredicenne (più o meno) rimasta praticamente incomprensibile ai più. Ci sarebbe voluto un bel tenebroso à la Rochester, ma ahimé gli adolescenti ancorché bellocci raramente sono tenebrosi.

E una deliziosa adolescente festeggia oggi in questa bella compagnia: compie quindici anni, in un regno troppo lontano da quello di Her Majesty; Isabella di Danimarca, secondogenita dei Principi Ereditari Frederik e Mary.

(Ph: Hasse Nielsen)

Occhi chiari come il padre e – a me sembra – una certa somiglianza con la nonna Margrethe da giovane, Isabella è terza nella linea di successione al trono danese dopo il padre e il fratello maggiore Christian. Sabato 30 parleremo ancora di lei in occasione della sua Cresima, che riceverà nella Chiesa del Castello di Fredensborg. La cerimonia sarà privata, ma non mancheranno le foto di rito con tutta la famiglia.

Se arrivati fin qui pensate che sia proprio il momento di una bella tazza di tè avreste ragione, perché oggi nel Regno Unito è anche il National Tea Day! Vi state chiedendo se la data è stata scelta in occasione del compleanno della Regina? La risposta è sì, si tratta di una istituzione recente, che ha visto la luce nel 2016, in occasione del novantesimo genetliaco della sovrana. Che immaginiamo avrà festeggiato deliziata entrambe le ricorrenze.

Tra le tante immagini in cui Her Majesty tiene in mano una tazza di tè o la porta alle labbra, Lady Violet ha scelto con questa con la Regina in lilla, così è pronta un’autocelebrazione, Se avete voglia, andate a leggere (o a rileggere) Breaking News – Lady Violet sul Daily Mail!

Buon compleanno a tutte, e in alto le tazze!

Le foto del giorno – Regine in movimento

Foto odierne della prima in effetti non ci sono – quella che vi posto è del 1999, un raro bacio pubblico tra lei e Philip – ma sappiamo che oggi Her Majesty The Queen ha lasciato Windsor alla volta di Sandringham, dove domani trascorrerà il novantaseiesimo compleanno.

Sua Maestà non alloggerà nell’edificio principale della tenuta nel Norfolk, ma nel più piccolo Wood Farm, il cottage dove il Principe Consorte si era ritirato dopo l’abbandono della vita pubblica, nel 2017. Come probabilmente ricorderete, l’esplosione della pandemia aveva fatto ritenere più prudente che anche lui soggiornasse con la moglie a Windsor, dove poi è mancato esattamente un anno fa.

Nessun festeggiamento ufficiale è previsto per domani, anche se sicuramente la sovrana riceverà una valanga di auguri; lei trascorrerà la giornata in un posto probabilmente denso di ricordi felici, sentendo ancora accanto a sé le persone tanto amate.

La seconda royal lady di cui parliamo oggi ha ottant’anni di meno e non è ancora regina; lo sarà dopo suo padre, Leonor Reina de España. Se vi aspettavate di vederla con genitori, sorella, e magari la nonna Sofía alla tradizionale messa di Pasqua a Palma de Mallorca sarete rimasti delusi, perché quest’anno la tradizione non è stata rispettata. Le sorelle maggiori del Rey, Elena e Cristina, sono volate coi figli ad Abu Dhabi in visita al padre Juan Carlos ormai stabilito definitivamente negli Emirati. La Reina Emerita se ne è stata per fatti suoi a Madrid, probabilmente in compagnia della sorella Irene, e anche i sovrani sono rimasti nella capitale con le figlie. Sabato i quattro hanno visitato un centro di rifugiati ucraini, e sicuramente hanno sfruttato questi giorni di vacanza per festeggiare Paloma Rocasolano, madre della Reina Letizia, che venerdì ha compiuto 70 anni.

Oggi invece la Princesa de Asturias ha partecipato in solitaria a una giornata di studio dedicata ai giovani promossa da INCIBE, l’agenzia spagnola per la sicurezza informatica. Vestita casual con grazia, sorridente e sicura di sé, Leonor sta fugando i dubbi annidati negli spiraliformi anfratti della mente di Lady Violet, cui la fanciulla sembrava funestata da una fastidiosa timidezza che la rendeva fragile e un po’ scostante. Ora invece sta rivelando maturità ed equilibrio. Tra qualche anno diventerà la gemma più preziosa della corona spagnola e noi finiremo col convenire che Letizia magari non sarà miss simpatia ma ha probabilmente fatto un buon lavoro con la prole. Insieme con il marito, claro.

Le foto del giorno – Maundy Thursday

È il Giovedì Santo, giorno che il sovrano britannico dedica a un antico rito, la distribuzione di un obolo a cittadini anziani, per ringraziarli del lavoro svolto a fovore della comunità (qui per saperne di più La foto del giorno – 18 aprile).

La Regina, che oltre ad essere a capo della Chiesa Anglicana ha anche una fede profonda, non manca mai all’appuntamento, ma quest’anno ha dovuto rinunciare e restare a riposo, dopo aver confessato che il covid le ha lasciato un senso di malessere generale accompagnato da grande spossatezza.

L’ha impeccabilmente sostituita il Principe di Galles con la moglie Camilla, che dopo il Royal Maundy Service nella St. George’s Chapel a Windsor ha consegnato l’obolo – quest’anno costituito da monete di un conio speciale per il Platinum Jubilee – a 96 signore e 96 signori, quanti sono gli anni di vita di Sua Maestà.

Come sapete Lady Violet ama questa coppia, e dunque forse manca di obiettività, ma chiunque ricordi Charles nella sua complicata e a volte ombrosa giovinezza non può non notare che signore aperto e simpatico sia diventato.

Merito sicuramente di Camilla, il grande amore, che gli ha dato serenità e stabilità. Ma forse merito anche Diana, che ha notevolmente contribuito ad avvicinare i Reali alla gente comune.

La foto del giorno – Un anno

Ho aspettato fino a quest’ora, chiedendomi se fosse giusto ricordare un uomo di tale vitalità nel giorno del congedo dal mondo. Alla fine ho deciso di sì; come sanno tutti quelli che perdono una persona amata, in particolare un genitore, bisogna riorganizzare la vita intorno all’assenza, unici responsabili del modo in cui un rapporto si trasforma ed evolve, da lì in avanti.

Cercando una foto, una sola, mi ha colpito quante lo ritraggono mentre ride. E quante ce ne sono mentre ride con sua moglie. Testimonianza di un legame straordinario che ha saputo restare unico nonostante il ruolo di lei, le frustrazioni di lui, i problemi familiari e quelli istituzionali, i possibili – probabili – tradimenti e tutto ciò che una vita lunga un secolo e un matrimonio durato più di settant’anni possono aver contenuto.

Giù il cappello per Philip, il cui spirito in quest’anno non ci ha mai abbandonati. E se ne avete voglia, il piccolo ricordo di quando Philip venne in Abruzzo, che avrà trovato bello semplice e piacevole come io penso sia stato lui Filippo l’abruzzese.

The final farewell

Con una commozione mista a sollievo abbiamo visto la Regina arrivare a Westmister Abbey – sulle sue gambe, seppure con l’ausilio del bastone – per assistere alla solenne messa di suffragio in memoria dell’amato Philip.

(Ph: The Scotsman)

Era con lei in auto, e l’ha scortata fino al suo posto all’interno dell’abbazia, il figlio Andrew. Ci ha sorpreso la sua presenza? No, nei giorni scorsi è capitato di parlarne anche con qualcuno di voi, convenendo che sarebbe stato giusto così. Se dunque Lady Violet non è stata sorpresa dalla presenza del Duca di York, lo è stata invece alquanto dalla scelta dei colori. La Regina e le due signore che le sedevano più vicine – la figlia Anne e la nuora Camilla – erano tutte e tre in verde scuro. Più o meno quella tonalità nota come Edinburgh Green, strettamente associata al Duca di Edimburgo e intorno a lui variamente declinata, dalle livree dei suoi valletti alle sue auto, compresa la vettura usata a Windsor per trasportarne la salma il giorno del funerale (Le foto del giorno – L’addio).

Sul cappotto verde scuro la sovrana ha indossata una spilla con un profondo significato: è la Grima Ruby Brooch, creata dal gioielliere Andrew Grima con rubini incisi (di recupero) e oro giallo in un’astratta forma contemporanea, un dono che la regina ricevette dal marito nel 1966. L’italoinglese Grima era nato a Roma il 31 maggio 1921, dieci giorni esatti prima di Philip; trasferitosi nel Regno Unito con la famiglia, si era sposato anche lui nel 1947 con la giovane figlia di un gioielliere con cui aveva iniziato a lavorare, per poi rilevarne l’attività. Nel 1966 vinse – unico artigiano orafo nella storia del premio – il Duke of Edinburgh Prize for Elegant Design; e Philip volle donare alla moglie un pezzo della collezione premiata.

Si impone una riflessione: immagino quanti siano i gioielli legati al marito che Sua Maestà avrebbe potuto scegliere. Indossando questo, piuttosto che celebrare il loro legame, ha preferito rendere omaggio al marito e a ciò che lui ha realizzato nella sua vita. Così come la mise verde e la spilla colorata, certamente non da lutto, celebrano la vita di Philip, non la sua morte. E la stessa messa è una cerimonia di ringraziamento, per la sua vita e per tutti coloro che lo hanno avuto nella propria.

Sulla falsariga della sovrana, la Duchessa di Cornovaglia ha indossato orgogliosamente il badge dei Rifles – reggimento di fanteria, la cui uniforme è a sua volta nella stessa tonalità di verde, in questo caso ribattezzato Rifles green – di cui Camilla è Colonel in Chief, incarico “ereditato” dal suocero (Due giovanotti). La duchessa aveva indossato lo stesso badge anche al funerale di Philip, il 17 aprile dell’anno scorso (L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.).

In questa atmosfera così densa di significati e di simboli entra a gamba tesa la Duchessa di Cambridge con una delle mise più clamorosamente sbagliate di sempre: un abito nero a pois bianchi accompagnato da un cappello da gaucho. A dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che il nero non fa automaticamente lutto né tanto meno sobrietà. Per fortuna c’erano George e Charlotte ad attrarre l’attenzione! Louis, che non ha ancora quattro anni, è rimasto a casa, come tutti i più piccoli tra i pronipoti di Philip ed Elizabeth.

C’erano invece tre dei cinque nipoti della Princess Royal: Savannah e Isla Phillips col padre Peter, e Mia Tindall con i genitori. A casa naturalmente i figli delle principesse York, presenti con i rispettivi mariti, i due più piccoli dei Tindall e appunto Louis.

Di Archie e Lilibet neanche parlarne, come peraltro dei genitori.

Chi c’era dunque? Tutti e quattro i figli, tutti i nipoti tranne Harry e cinque dei dodici pronipoti, i più grandi. Mi è piaciuta molto la diciottenne Lady Louise – il fratello James mi piace sempre – con un vezzoso cappellino; meno sua madre Sophie Wessex, infiocchettata come un uovo di Pasqua.

C’erano alcuni dei nipoti di Philip – che avevano partecipato anche al funerale lo scorso anno – e la sua cara amica Penny Knatchbull.

Penny, elegantissima contessa Mountbatten of Burma, è stata anche l’unica presente al funerale a non essere un familiare stretto. Presente in massa la famiglia della Regina, a partire dai figli della sorella Margaret, David Lord Snowdon e Lady Sarah Chatto con marito Daniel e uno dei prestantissimi figli. Tra quelli visti da Lady Violet durante la diretta: il duca di Kent con figli e nuore ma senza moglie (che non sta benissimo e non compare in pubblico da un po’) suo fratello Michael di Kent con la moglie Marie Christine – non la mia favorita tra le royal ladies – i figli e i rispettivi coniugi. L’altro cugino, il Duca di Gloucester, con la sua simpatica moglie danese, che come si può vedere raramente azzecca un cappello.

Tra i reali stranieri sorprendentemente la Reina Letizia, col marito Felipe VI, ha indovinato il colore e si è presentata in verde scuro dalla testa ai piedi, anche se la sua perplessità sui cappelli si vede tutta; questo sembra un calamaro che l’è piombato sulla testa. Verde scuro anche per Beatrix d’Olanda, e sono certa che il suo non fosse un caso, mentre la nuora Máxima accanto a Willem-Alexander appare monumentale (non è un complimento) in abito grigio e cappa nera.

In compagnia dei mariti, Mathilde del Belgio in nero con perle, Margherita di Romania in grigio troppo perla.

E poi i sovrani di Svezia: lei in blu un po’ schiacciata dal cappello, lui che sembra quell’attore con due espressioni: col sigaro e senza il sigaro. Peccato che Carl Gustav non fumi, almeno in pubblico.

Non mancava la famiglia reale greca, cui Philip apparteneva, e in rappresentanza del Granducato, da sola, Maria Teresa, in pantaloni e senza cappello; in fondo, che sarà mai, è solo una messa solenne!.

Consentitemi a questo punto una riflessione un po’ antipatica: si dice che il funerale è l’occasione sociale perfetta, si può partecipare anche senza invito. Questo per i funerali reali non è vero, ma ci siamo capiti. Poche occasioni come i funerali, però, rivelano signorilità e classe, soprattutto nelle signore, ma non solo. Ecco, in questo caso Her Majesty, Margrethe di Danimarca, Beatrix d’Olanda, anche Anne-Marie sono anni luce avanti alle parenti acquisite, per quanto giovani belle ed eleganti queste possano essere.

E così sia.

Le foto del giorno – Sempre al lavoro

Se è vero che ieri la Regina non ha partecipato al Commonwealth Day Service, come accaduto pochissime altre volte, è vero anche che come annunciato Her Majesty prosegue con i suoi impegni, in video e in presenza. Oggi pomeriggio ha ricevuto per un afternoon tea a Windsor la Governor General del Canada, Sua Eccellenza la Molto Onorevole Mary Simon, accompagnata dal marito Mr Whit Fraser.

Il Canada è una monarchia costituzionale e una democrazia parlamentare. Her Majesty The Queen Elizabeth II è la sovrana e il capo dello stato, rappresentata nel Paese dal (in questo caso dalla) Governor General. La signora Simon è la trentesima persona a ricoprire l’incarico, ma la prima autoctona; sua madre infatti era una Inuit, apparteneva cioè alla popolazione indigena delle coste artiche del continente americane (quelli che noi chiamiamo con una certa approssimazione Eschimesi).

Sua Maestà è apparsa in buona forma e in ottimo spirito, con un elegante abito a stampa paisley (il disegno cachemire), muovendosi senza l’aiuto del bastone. Ho stentato a riconoscere la spilla, indossata come d’abitudine sulla spalla sinistra, perché nelle foto sembra composta da diamanti con una perla (o un diamante) centrale. Poi l’ho trovata: è la Sapphire Jubilee Brooch: 48 zaffiri di colori e misure differenti, circondati da circa 400 diamanti, montati in oro bianco.

The Queen’s Jubilee Brooch (CNW Group/Hillberg & Berk)

Zaffiri, diamanti e oro provengono tutti dal sottosuolo canadese; gli zaffiri sono gli unici rinvenuti in Canada – nella Baia di Baffin – fino a quel momento. La Regina ha ricevuto questo splendido dono il 19 luglio 2017 dall’allora Governor General David Johnston nella sede della Canada House in Trafalgar Square, in occasione dei 150 anni dalla nascita della confederazione canadese. In quello stesso anno la sovrana festeggiava – in tono minore, va detto – i 65 anni di regno, che è appunto il giubileo di zaffiro.

La spilla è stata realizzata da Hillberg & Berg, manifattura canadese con base nella provincia di Saskatchewan, e ha una forma che evoca sia la stella del nord sia un fiocco di neve.

Lady Violet non ama particolarmente gli zaffiri, ma in questo caso potrebbe fare un’eccezione… e comunque, se non la spilla, si potrebbe avere almeno quella Royal Guard in silohuette che si vede accanto alla porta, nella prima foto? Thanks!

Le foto del giorno – Più bella e più superba che pria

Sì ha avuto il covid, sì ci siamo preoccupati tutti tanto, sì è davvero guarita. E se non ci sono bastate le immagini dell’udienza condotta via video per ricevere le credenziali di due nuovi ambasciatori (Buone notizie), questa volta Her Majesty è apparsa di persona in tutto il suo splendore, tale da oscurare anche uno dei politici più belli (e piacioni) in circolazione: Justin Trudeau, Primo Ministro canadese e dunque suo suddito.

Che è nel Regno Unito per la crisi ucraina, e oggi è stato ricevuto dalla sua regina. Un incontro vis-à-vis al castello di Windsor, dove Sua Maestà risiederà permanentemente, dopo aver abbandonato in via definitiva il mai troppo amato Buckingham Palace; un altro passo che prepara la successione. La sovrana indossa un abito con una fantasia un po’ patchwork un po’ azulejos, composta da riquadri a motivi diversi tutti declinati nelle tonalità del blu e del grigio, e a quanto si vede non ha con sé il bastone con cui l’abbiamo spesso vista di recente.

Trudeau appare giustamente deferente e pure, comprensibilmente, leggermente imbarazzato, anche se Her Majesty l’ha conosciuta da bambino; è infatti nato il giorno di Natale del 1971 durante il primo mandato da Primo Ministro del padre Pierre (i lettori meno giovani ricorderanno bene lui e soprattutto la bella e giovane moglie Margaret, protagonista del gossip di quegli anni), e la sovrana ha compiuto nel suo lungo regno una ventina di visite in Canada, il Paese in cui è stata di più. A tal proposito resta indimenticabile la cena dei Capi di Governo del Commonwealth a Malta nel 2015, quando lui esaltando il lungo regno e il l’altrettanto lunga attività al servizio del Commonwealth le dice che lei ha visto più Canada di molti Canadesi. E lei con un esemplare aplomb britannico risponde “Thank you Mr Prime Minister of Canada, for making me feel so old” (Grazie Signor Primo Ministro del Canada, per farmi sentire così vecchia!). Se ve lo foste perso, o non lo ricordate, lo trovate qui https://www.youtube.com/watch?v=8rd1v2OX6vE

Fotografie come quelle di oggi piacciono particolarmente a Lady Violet perché consentono di sbirciare tra gli ambienti dove la sovrana vive. Oggi è in un salotto con divani e poltrone in toni neutri su una moquette rosso scuro; boiserie in stile gotico color crema e un bel camino in ghisa sullo sfondo. Accanto a lei un tavolino con un gran mazzo di fiori azzurri e gialli, un riferimento alla bandiera ucraina? Sotto si vedono – rigorosamente vuoti che si impolverano da mori’ – due di quei portariviste in tondino di ferro, tanto popolari negli anni ’50/60; sono sicura che c’erano anche a casa vostra (o dai nonni), non dite di no! Sul tavolo oggetti vari – libri, ciotoline – e due foto incorniciate. Una si vede francamente troppo poco, l’altra è quella famosa il cui lei e Philip sono circondati dai pronipoti.

Che all’epoca – il 2018 – erano sette, ora sono diventati dodici. Cuore di (bis)nonna!

Ekecheirìa

Oggi, 4 marzo, si sono aperte a Pechino le Paralimpiadi invernali. Oggi dunque nella Grecia antica (che per ovvie ragioni celebrava solo le Olimpiadi estive) sarebbe stata la giornata dedicata a ‘Εκεχειρία, Ekecheirìa, letteralmente il trattenere le mani. La tregua olimpica.

“Personificazione della pace degli dèi, che veniva proclamata durante la celebrazione delle quattro feste nazionali, subito dopo l’apertura dei giochi, per proteggere i partecipanti. Era rappresentata in atto di incoronare Iphitos nel tempio di Zeus ad Olimpia” si legge nell’Enciclopedia dell’Arte Antica Treccani. Iphitos, in greco ‘Ιϕιτος, italianizzato Ifito è il mitico re di Elea, colui che codificò le gare sportive dedicate a Zeus a Olimpia, città peloponnesiaca nella regione dell’Elide, di cui Elea era capitale. Secondo la tradizione a Olimpia si conservava il documento che istituiva la tregua sacra, stabilita da Ifito e da Licurgo, grande legislatore di Sparta, altra importante città del Peloponneso, capitale della Laconia.

I giochi sono parte integrante parte della cultura e della religiosità greca già nelle epoche minoica e micenea – ricordate l’Iliade, i giochi in onore di Patroclo morto? – un modo per onorare gli dei, i defunti, i sovrani. Pratica antica e diffusa in tutta la Grecia, ma è da Olimpia che viene il primo elenco dei vincitori di cui si abbia notizia, stilato nel 776 a.C.; dunque la nascita dei giochi olimpici viene fatta risalire a quella data, per convenzione il 22 luglio (che per completezza di informazione è anche il compleanno di George di Cambridge).

I giochi si svolgevano a Olimpia ogni quattro anni in occasione delle feste olimpie, le più antiche delle quattro grandi feste della nazione greca; c’erano poi le istmie in onore di Posidone, biennali; le nemee, anch’esse biennali, in onore di Zeus; le pizie, in onore di Apollo Pizio, seconde per importanza solo alle olimpiche e come quelle quadriennali. I giochi olimpici erano dapprima riservati ad atleti (e spettatori) dell’Elide, la partecipazione si estese poi all’intero Peloponneso, alla Grecia continentale, alle colonie orientali e occidentali, e nacque di conseguenza l’idea della tregua olimpica. I giochi duravano cinque giorni: il primo era dedicato ai riti religiosi e all’esame di fanciulli e puledri, che partecipavano il secondo giorno a gare dedicate esclusivamente a loro, cui non partecipavano gli adulti. Che invece gareggiavano terzo e quarto giorno; in origine erano solo gare di corsa – ancora oggi chi visita il sito di Olimpia si fa una corsetta nello stadio, compresa Lady Violet da giovane – si aggiunsero poi la lotta, il pugilato, il pentatlon, la corsa a cavallo e con le quadriga, il pancrazio (un misto di lotta e pugilato) e l’oplitodromia una corsa nella quale gli atleti non erano nudi come nelle altre gare, ma come gli opliti (i soldati di fanteria) indossavano elmo, schinieri e il pesante scudo che dava il nome ai soldati, l’oplon. Il quinto giorno si premiavano i vincitori; incoronati con serti di olivo, rientravano nelle città di provenienza su carri trainati da cavalli bianchi; grandemente onorati pubblicamente e talvolta persino ritratti in statue.

«Come l’acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come l’oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri giochi» (Pindaro, Olimpica I, 1)I giochi olimpici furono celebrati per più di mille anni fino a quando Teodosio li vietò, nel 393 d.C. In epoca classica l’importanza di Olimpia era tale che fu dotata di un nuovo grande tempio, arricchito da una delle sette meraviglie del mondo antico: una statua crisoelefantina (cioè di avorio e oro) alta dodici metri, opera del più grande scultore dell’epoca, Fidia, che ad Atene aveva appena ultimato il Partenone. Statua oggi scomparsa, come del resto quello spirito olimpico che avrebbe imposto la tregua, la pace.

In questi giorni bui ho pensato a lungo se questo blog potesse avere un significato e una funzione, oltre ad aggiornarvi sulle vicende reali, sicuramente ridotte e necessariamente sobrie. Oggi avrei potuto parlare dei reali olimpionici, che abbondano e a volte si sono anche distinti, come Costantino di Grecia, oro nella vela a Roma 1960. O degli amori reali nati alle olimpiadi, da Carl Gustav e Silvia di Svezia a Frederik e Mary di Danimarca. Ho fatto una scelta diversa, e questo vorrei fare nei prossimi giorni, parlare un po’ di arte e di cultura; un po’ di bellezza in tanto orrore. Aspetto la vostra opinione.

Buone notizie

Oggi c’è un bisogno disperato di buone notizie, e Lady Violet è lieta di averne.

Benché non ci siano dichiarazioni in proposito se è vero ciò che diceva Dame Agatha (Christie), che tre indizi fanno una prova, possiamo affermare che Her Majesty non ha più covid. Primo indizio: l’attività della Royal Family è proseguita as usual; ad esempio sabato il Royal Collection Trust ha pubblicato il primo ritratto fotografico di Elizabeth da regina, realizzato esattamente 70 anni prima, a venti giorni di distanza dalla morte di George VI. E la Duchessa di Cambridge ha addirittura compiuto una visita all’estero (a Copenaghen Crescono le principesse), segno che Sua Maestà, se non già guarita, era comunque in condizioni soddisfacenti.

Secondo indizio: oggi la sovrana ha concesso udienza via video – lei a Windsor loro a Buckingham Palace – a due nuovi ambasciatori presso il Regno Unito, che le hanno presentato le loro credenziali: Sua Eccellenza Mr. Carles Jordana Madero, Ambasciatore di Andorra e Sua Eccellenza Mr. Kedella Younous Hamidi, Ambasciatore del Chad, nell’abito tradizionale del suo Paese.

Terzo indizio: non ci sono immagini ma c’è la notizia: Her Majesty ha dedicato la scorsa domenica a fare la nonna e la bisnonna: sono infatti andate a trovarla Catherine e Beatrice di York, comprese di prole. E questa secondo me è la prova regina (notate il raffinato gioco di parole!) perché difficilmente l’avrebbero messa a contatto con dei bambini, tra cui la piccola Sienna di soli cinque mesi, e d’altro canto lei doveva sentirsi abbastanza bene da vedersi intorno non uno non due non tre ma ben quattro bambini.

Anche il Principe di Galles e la moglie si sono negativizzati e hanno ripreso le loro attività: oggi hanno visitato Southend-on-Sea, presentando le Lettere Patenti che concedono alla città dell’Essex il passaggio dallo status di town a quello più importante di city.

Per oggi possiamo accontentarci.