A Royal Calendar – 25 giugno 1900 (parte seconda)

La crisi politica indiana provoca un’emergenza umanitaria, e Lady Edwina percorre il paese in lungo e in largo per portare aiuto alle popolazioni sconvolte dalla guerra civile. Lo fa contando su una nuova forza: alle soglie dei cinquant’anni la viceregina è di nuovo innamorata.

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Lui è Jawaharlal Nehru, il capo del Partito del Congresso, una figura chiave. La relazione, forse solo platonica, è a conoscenza di molti, a partire dal marito di lei, che però continua a considerare preziosa l’opera della moglie, e continua a stimare e a fidarsi di Nehru e del suo mentore Gandhi. I rapporti peggiorano invece con Jinnah, che alle naturali freddezza e arroganza somma ora i sospetti sui reali rapporti tra i vicesovrani e il Partito del Congresso. Mountbatten si convince che è necessario fare presto, ma neanche la concessione dell’indipendenza serve a  calmare gli animi.

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La situazione, già disperata, raggiunge il punto più grave il 30 gennaio 1948, con l’uccisione di Gandhi. Il vicerè è tra i primi ad arrivare sul luogo della tragedia e riesce a calmare la rabbia montante contro i musulmani, incolpati dell’assassinio, affermando che l’omicida non è un islamico ma un indù. Rivelerà poi di avere inventato lì per lì una cosa che poi si scoprirà incredibilmente vera.

Lord Mountbatten resta in India fino al 1950, non più vicerè ma governatore, per assicurare che la transizione sia il meno cruenta possibile, ma con scarso successo. Tutta l’operazione in patria viene considerata un fallimento, e a lui viene imputato di non essere stato in grado di mediare ma anzi di aver  spinto per una soluzione rapida che – peraltro – era stata favorita dallo stesso Primo Ministro Attlee.

Chiusa la parentesi indiana Mountbatten, che è stato creato Earl of Burma, torna in Inghilterra.  Riprende il suo posto nella Royal Navy e nel 1955 diventa Primo Lord dell’Ammiragliato, lo stesso ruolo raggiunto da suo padre, lo stesso ruolo cui il padre aveva dovuto rinunciare. Dickie non deve rinunciare a nulla, anzi si gode la definitiva consacrazione della sua famiglia: l’amato nipote Philip, il figlio maschio che lui non ha avuto e che ha seguito i suoi passi nella Royal Navy, ha sposato l’erede al trono Elisabetta (e si dice sia stato proprio Lord Louis a favorire il primo incontro tra i due, durante una visita della Royal Family alla scuola navale di Darthmout).

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La prima foto che ritrae insieme l’adolescente Elizabeth col giovane Philip, cadetto di Marina

Elisabetta sale al trono alla morte del padre nel 1952, e considera lo zio Dickie, dal 1953 suo aiutante di campo, un punto di riferimento e un prezioso consigliere per gli affari di stato e per la vita coniugale, appesantita dalla complessità del ruolo di lei e dalle infedeltà di lui.

La carriera di Lord Mountbatten raggiunge il vertice: a luglio del 1958 è Capo si Stato Maggiore della Difesa e poco tempo dopo Comandante in Capo delle Forze Armate, ma la vita personale subisce una grave perdita: Edwina muore nel 1960 per una crisi cardiaca durante uno dei suoi  viaggi in Oriente. Il loro era stato un matrimonio non felice, ma un sodalizio efficace.

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Dickie non è solo, ha due figlie che gli hanno dato ben dieci nipoti; a loro se ne aggiunge un altro diciamo “adottivo” è il giovane Charles, futuro principe di Galles, che lo considera il nonno che non ha mai avuto (il nonno paterno era morto prima della sua nascita, e quello materno quando aveva solo tre anni).

Il pensionamento dalla marina avviene nel 1965, Dickie si divide tra i nipoti, gli amici scelti soprattutto tra le teste coronate, alcuni patronati di cui assume la presidenza, il ruolo di consigliere discreto per la Royal Family.

Incontra il suo destino il 27 agosto 1979. Alle 11.45 nello specchio d’acqua antistante Mullaghmore, villaggio sulla costa atlantica dell’Irlanda, l’Esercito Indipendentista Irlandese fa esplodere lo Shadow V. E’ il battello da pesca di Lord Mountbatten,  con lui a bordo ci sono la figlia Patricia, suo marito, la suocera, i due figli minori della coppia, gemelli, e un giovane marinaio. Nell’attentato muoiono sul colpo il vecchio Lord, uno dei gemelli e il marinaio; la suocera di Patricia morirà il giorno. Pur gravemente feriti, gli altri tre sopravviveranno.

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Il giorno dei solenni funerali dinnanzi alla Famiglia Reale il principe del Galles è pietrificato dal dolore. Lo nota la giovanissima figlia di un conte, che quando incontrerà il principe avrà per lui parole di ammirazione e tenerezza. La fanciulla si chiama Diana, e Charles, colpito da tanta premura, penserà di aver forse trovato la donna della sua vita. La seconda, perché la prima, grazie anche ai discreti uffici di zio Dickie, apparentemente l’ha persa. Ma questa è un’altra storia.

Lord Mountbatten viene sepolto nell’Abbazia di Romsey nello Hampshire, non lontano dalla sua residenza di Broadlands con la splendida dimora palladiana e le tante memorie familiari.

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A Royal Calendar – 25 giugno 1900 (parte prima)

Nasce a Frogmore House, nel castello di Windsor, Louis Francis Albert Victor Nicholas Mountbatten.

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Sua nonna materna è Alice, terza figlia della regina Victoria, e il piccolo è l’ultimo pronipote che l’anziana sovrana riesce a conoscere prima della morte.  Il padre è Louis di Battenberg, principe tedesco che ha scelto di vivere in Inghilterra e di arruolarsi nella Royal Navy dove fa una splendida carriera coronata nel 1912 col grado più alto: Lord dell’Ammiragliato.

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La prima guerra mondiale oppone però il Regno Unito alla Germania, e Louis è costretto ad abbandonare il suo ruolo a causa delle origini tedesche.  Il colpo è così forte da fargli decidere di recidere ogni legame col paese d’origine e di diventare completamente inglese;  come Re Giorgio V, che abbandona il casato Sassonia Coburgo Gotha e assume per sé e i suoi discendenti il nome di Windsor, Louis trasforma Battenberg in Mountbatten, e si ritira in campagna col titolo di marchese di Milford Haven.

Il figlio Louis, chiamato Dickie per distinguerlo dal padre, è bello, intelligente, spiritoso, affascinante, e dotato di una volontà di ferro veramente teutonica. È anche vanitoso, ama la bella vita, e coltiva assiduamente l’intricata serie di connessioni reali della sua famiglia; la sorella maggiore Alice sposa Andrea di Grecia (saranno i genitori di Filippo di Edimburgo), Louise il futuro re di Svezia, Gustavo Adolfo, già vedovo e padre. Una zia materna è la zarina, e cugini di primo grado lo zaveric e e le quattro sorelle che moriranno a Ekaterinburg.

Dickie accompagna il principe di Galles nei suoi viaggi alla scoperte delle colonie, e in uno di questi, a Dheli, conosce Edwina Ashley, nipote di un ricchissimo banchiere. Si sposano il 18 luglio 1922, lui diventa ricco, lei diventa royal; per loro inizia una vita fatta di case lussuose, grandi viaggi, amici importanti, come la coppia d’oro di Hollywood, Mary Pickford e Douglas Fairbanks, e il genio Charlie Chaplin. Nascono due figlie Patricia e Pamela, ma il matrimonio non è felice; lui rigido e autoritario è totalmente concentrato sulla sua carriera nella Royal Navy, dove è entrato sulle orme del  padre; lei fragile e irrequieta, sessualmente vorace e attratta da entrambi i sessi, non ama il ruolo di moglie e madre e parte spesso per lunghe fughe ai quattro angoli del globo. I ripetuti tradimenti della moglie umiliano Dickie ma in qualche modo lo affascinano e finiscono per soddisfarne l’intima natura da voyeur; i Mountbatten sono una coppia aperta, che vive in un mondo dorato dove ogni eccesso è tollerato.

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Se il matrimonio è un fallimento, la carriera militare è un successo, e grande; a quarantun anni è ammiraglio, e segue i primi passi nella Royal Navy del nipote Philip che, trascurato dai genitori, trova nello zio un solido punto di riferimento.

Scoppia la seconda guerra mondiale. Edwina abbandona ogni frivolezza e si dedica anima e corpo alla Saint John’s Ambulance Brigade, Dickie diventa comandante delle operazioni in Europa. Coraggioso ai limiti dell’eroismo, amatissimo dai suoi uomini, Churchill lo nomina capo supremo delle forze alleate nel Sud Est asiatico; ed è nelle sue mani che a Singapore il 12 agosto 1945 il Giappone consegna la resa.

Finita la guerra, un altro incarico attende Lord Mountbatten in un altro paese asiatico: dopo 25 anni torna a Dheli come vicerè dell’India. Il paese reclama l’indipendenza – che verrà concessa il 15 agosto 1947 – e bisogna sovrintendere alle operazioni di passaggio dei poteri. Quello che sulla carta potrebbe sembrare un ruolo formale, quasi notarile, si rivelerà la più difficile delle sue battaglie. L’India è una polveriera pronta ad esplodere: Jawaharlal Nehru e il Mahatma Gandhi, fautori col Partito del Congresso dell’unità del paese,  si scontrano con le intenzioni della numerosa comunità islamica guidata da Muhammad Ali Jinnah, che reclama uno stato indipendente formato da sei regioni: Punjab, Afghania, Kashmir, Indis, Sind e Balouchistan. Le iniziali dei primi cinque nomi e la desinenza del sesto formeranno il nome del nuovo stato: Pakistan.

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Il 24 marzo 1947 avviene la fastosa  cerimonia di intronizzazione; il vicerè ottiene il via libera dai maharaja, che danno il loro assenso alla trasformazione del paese in repubblica indipendente, ma Jinnah non molla. Le sommosse degenerano in scontri cruenti, è la guerra civile; si avverano i timori di re Giorgio VI e del primo ministro Attlee. Saprà Mountbatten che è un soldato ma non un politico né diplomatico, governare la situazione?

(fine prima parte)

A Royal Calendar – 22 giugno 1911

A Londra, nell’Abbazia di Westminster, viene incoronato Giorgio V.

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Nato nel 1865, secondo maschio – dopo Alberto Vittorio – dei principi di Galles Edoardo e Alessandra, diventa erede al trono dopo l’improvvisa morte del primogenito. L’anno seguente sposa la cugina Mary di Teck, che era stata promessa al fratello maggiore. Nonostante l’unione possa apparire forzata, il matrimonio si rivelerà felice, e Mary viene incoronata regina insieme con il marito.

L’abito della regina, conservato dal Royal Collection Trust, riprende le linee pulite ed eleganti di moda nel primo ‘900.

È in seta avorio con splendidi ricami allegorici realizzati in oro puro, creati per brillare sotto il sole di giugno.

 

 

A Royal Calendar – 21 giugno 1982

Nasce a Londra, al St. Mary’s Hospital di Paddington – quello dove Alexander Fleming scoprì la penicillina – William Arthur Philip Louis di Galles, Duca di Cambridge, secondo nella linea di successione al trono britannico.

Il primogenito di Charles e Diana viene alla luce alle 21.03, Cancro ascendente Sagittario. Pesa 7lb 1.5 oz, cioè kg 3,200, è bello e perfettamente sano.

Il nome lo sceglie il padre per ricordare il cugino William, erede del duca di Gloucester, morto a soli 30 anni in un incidente aereo.

Dopo un’infanzia complessa per il ruolo di futuro re e il disastroso matrimonio dei genitori, segnata dalla tragica morte della madre, oggi William ha trovato la stabilità e, sembra, la felicità, con la moglie Catherine; è un figlio affettuoso, ha un bellissimo rapporto col fratello Harry ed è padre orgoglioso di tre bimbi deliziosi.

Happy birthday your highness, the best is yet to come!

A Royal Calendar – 14 giugno 1894

Marie-Adélaïde_Grand_Duchess_of_Luxembourg-359x381

Nasce nel Castello di Berg in Lussemburgo, durante il regno del nonno Adolfo I – primo granduca indipendente dai  Paesi Bassi – la Granduchessa  Marie-Adélaïde. E’ la prima di sei femmine, e la legge viene cambiata per consentirle di regnare. Ha appena diciotto anni quando diventa la prima donna a salire sul trono del granducato e il primo sovrano nato in terra lussemburghese. E’una  cattolica devota ed è decisa a dare al suo regno un’impronta forte, sostenuta dalle profonde convinzioni politiche e sociali, che la portano a rifiutarsi di firmare, il giorno stesso dell’incoronazione una legge volta a ridurre l’influenza del clero nell’istruzione.

sei principesse lussemburghesi

E’un sovrano molto attivo ma nel giro di due anni cambia tutto :  a pochi giorni dallo scoppio della prima guerra mondiale la Germania invade il granducato. L’atteggiamento della sovrana nei confronti dell’invasore non è chiaro; si racconta del suo tentativo di bloccare l’invasione bloccando la strada con la propria auto, ma al termine della guerra Marie-Adélaïde è accusata di essere stata troppo compiacente con l’invasore.

Stretta tra le spinte repubblicane di parte dei suoi sudditi e il rischio di annessione da parte della Francia o del Belgio nel 1919 abdica in favore della sorella Charlotte (nonna dell’attuale sovrano) salvando così sia l’indipendenza del paese sia la monarchia e la casa regnante.

A soli 25 anni Marie-Adélaïde, che non si è sposata, decide di entrare in convento e  viene in Italia. Prima  a Modena  tra le Carmelitane di Modena e poi a Roma, tra le Piccole Sorelle dei Poveri.  La sua fragile salute non le lascia scampo, e muore per un’influenza a nemmeno trent’anni. Dal 1947 riposa nella cripta dei granduchi nella cattedrale di Lussemburgo.

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Maria Teresa, consorte dell’attuale Granduca, con la Marie-Adélaïde Tiara

Durante il breve e travagliato regno il gioiello che Marie-Adélaïde preferisce è la tiara ereditata dalla nonna di cui porta il nome : un disegno classico in cui tralci di foglie e bacche di diamanti portano al grande zaffiro centrale di taglio cushion, removibile. Un modello che, non vi sorprenderà, qualcuno chiama «ciclope».

 

 

 

A Royal Calendar – 13 giugno 2015

Il principe Carl Philip sposa Sofia Hellqvist. wedding carl sofia

Con il matrimonio la borghese Sofia diventa principessa di Svezia e Duchessa di Värmland, ma ha rischiato di diventare addirittura regina.

Quando nasce, nel 1979, Carl Philip Edmund Bertil, è il secondogenito dei sovrani ma diventa principe ereditario scavalcando la primogenita Victoria. Pochi mesi dopo però entra in vigore il nuovo Atto di Successione approvato dal Parlamento e Victoria recupera i suoi diritti di nascita. Retrocesso da futuro re a figlio cadetto Carl Philip cresce bello come sua madre e sciupafemmine come suo padre, alternando gli impegni reali alla passione per le auto veloci e a un certo interesse per grafica e design. Trova anche la ragazza giusta, Emma Pernald, graziosa, beneducata, di buona famiglia e grande amica della sorella minore Madeleine. Il legame dura dieci anni, ma non regge quando sulla scena arriva Sofia. Starlette televisiva, modella fotografica ma non esattamente di moda, un mix vincente di capelli scuri e occhi azzurri. È il grande amore. Sofia mette in atto la sua strategia di avvicinamento a palazzo, allunga gli orli, copre i tatuaggi e si dedica alle opere pie, che si sa, a una probabile futura suocera è una cosa che fa sempre piacere. La fanciulla dimostra intelligenza e tenacia e alla fine vince la sua partita. Il fidanzamento è annunciato a giugno del 2014 e il matrimonio celebrato esattamente un anno dopo nella Cappella del Palazzo Reale a Stoccolma. E sono nozze realpopolari, in cui la colonna sonora di Sister Act sostituisce Händel.

scarpe sofiaNel giorno in cui entra nella famiglia reale la sposa dichiara quello che sarà il suo manifesto stilistico da principessa: chignon bassi e pesanti, trucco che enfatizza gli occhi, abiti classici da rasentare la noia, poca innovazione, nessun guizzo, tranne che nelle scarpe. Quelle delle nozze rivelano un plateau a forma di cuore, quelle romantique!

Più interessante invece la scelta della tiara con pietre colorate, anche se piazzata singolarmente male sul regal capino: palmette di diamanti sovrastate da smeraldi . È il regalo dei sovrani alla nuora; una collana, dono thailandese alla regina, che viene rispedita a Bangkok perché sia trasformata in diadema in tutta segretezza.

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Ritorno agli anni ’80 per il bouquet, con rose crema evidentemente coordinate all’orgastica decorazione floreale, ma che con abito e tiara ci azzeccano poco o niente. Nota romantica, la presenza di un rametto di mirto, sacro a Venere, che viene dal famoso cespuglio piantato in origine dalla Regina Vittoria, presente nei bouquet di tutte le royal brides inglesi. Quando Margaret di Connaught, nipote della grande regina, va sposa a Gustavo di Svezia (sono i nonni dell’attuale sovrano) porta con sé una talea del cespuglio della nonna, e trasferisce la tradizione alle spose reali svedesi.

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Menzione d’onore alle Case Reali Scandinave che organizzano i matrimoni nel pomeriggio con un dress code che prevede uniforme o frac per gli uomini, abiti da sera e tiare per le signore, decorazioni per tutti.

A Royal Calendar – 12 giugno 1901

 

Nasce a Londra Norman Hartnell. Non appartiene ad alcuna famiglia reale, ma è l’uomo che ha inventato  il royal style più iconico che c’è.

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Completati gli studi inizia una brillante carriera realizzando per signore e signore della high society favolose creazioni ispirate alle opere d’arte studiate a Cambridge. Suo l’abito da sposa di Barbara Cartland, ma suo soprattutto l’abito con cui nel 1935 Alice Montagu Douglas Scott  va a nozze col Duca di Gloucester. Oltre a quello della sposa, disegna anche i vestiti per le damigelle, tra cui due bambine di nome Elizabeth e Margaret, figlie dei Duchi di York.

La regina Mary apprezza molto e il sarto viene incaricato di creare alcuni degli abiti per l’incoronazione di Giorgio VI, tra cui quelli per le due principesse. Per fornirgli l’ispirazione necessaria re Giorgio VI gli fa visitare la galleria dei ritratti eseguiti da Winterhalter, ed lì che nasce l’idea di tornare a usare le crinoline, che caratterizzano lo stile della Regina Madre prima e di sua figlia Elisabetta II poi.

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La giovane regina Vittoria ritratta da Winterhalter nel 1843

Nel 1938 arriva un incarico particolarmente importante: Elizabeth, moglie di Giorgio VI deve accompagnare il marito in un viaggio in Francia. Il nazismo è in espansione, tirano venti di guerra, e il viaggio ed è necessario per cementare le relazioni tra le due nazioni. Tutto è pronto, ma cinque giorni prima della partenza la madre della sovrana muore.

Il viaggio viene posticipato di tre settimane ma non può essere cancellato. Gli abiti pronti non sono adatti alla regina in lutto, ma nemmeno il nero lo è.

 

 

portrait-of-Queen-Mother-in norman hartnell by cecil beaton

Ed ecco il colpo il genio, la sovrana vestirà di bianco, alla moda delle regine francesi. In pochi giorni viene preparata una serie di lunghi abiti bianchi leggeri, eterei, romantici, capaci di far sembrare Elizabeth, piccolina e paffutella, più sottile e slanciata. La regina sale a bordo del treno reale in nero, quando ne scende in terra francese è in bianco, e regge tra le mani un vezzoso parasole per proteggersi dal sole di luglio.

Successo planetario e nascita di un legame che durerà quarant’anni, tutto il tempo che a lui resta da vivere. Fino al giorno della morte, a Windsor nel 1979, Hartnell è il responsabile del guardaroba della Regina Madre. Ma suoi sono anche gli abiti da sposa di entrambe le principesse, e soprattutto il sontuoso vestito con cui Elisabetta viene incoronata il 2 giugno 1953, ricamato con i simboli della Gran Bretagna e del Commonwealth.

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Per i suoi servigi alla Corona verrà creato cavaliere nel 1977. Noto principalmente per il suo ruolo nella definizione del royal style del XX secolo,  va ricordato anche come creatore di prêt-à-porter ante litteram. Negli anni ’40 infatti disegna varie collezioni da vendere nei department stores, oltre alle uniformi per British Red Cross  e Women’s Royal Army Corps.

 

A Royal Calendar – 11 giugno 1934

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Nasce a Talence, Gironda, Henri Marie Jean André Conte de Laborde de Monpezat, che dopo le nozze con Margrethe, erede al trono danese, diventa Sua Altezza Reale il Principe Henrik di Danimarca.

I due si incontrano a Londra nel 1965, durante una cena organizzata da amici comuni. Lei studia alla London School of Economics, viene da un piccolo paese europeo,  è una ragazza vivace e intelligente, un po’ complessata per la notevole altezza.  Lui, cresciuto in Indocina, è un giovane diplomatico colto e raffinato, parla francese, inglese, cinese e vietnamita. E’ più alto di lei e molto, molto bello.  L’amore nasce in fretta, complice il relativo anonimato della vita londinese, e il 10 giugno 1967 arrivano le fastose nozze nella cattedrale di Copenaghen alla presenza delle teste coronate di tutta Europa. Cinque anni e due figli dopo Margrethe sale al trono, alla morte dell’amatissimo padre Federico IX.

La regina e il marito condividono interessi intellettuali, come l’amore per la letteratura francese  (traducono in danese Simone de Beauvoir), e qualche crisi coniugale. All’inizio degli anni ’80 sono praticamente separati in casa, anche se “casa” in questo caso è l’immenso palazzo di Amalienborg.
Il principe consorte comincia lentamente ad estraniarsi dalla moglie e dalla vita di corte, si mormora di qualche liason, passa lunghi mesi in viaggio o nel suo castello a Caix.
Henrik  accetta sempre meno quello che considera  un ruolo di secondo piano – non ritiene consono al suo status il titolo di Principe Consorte invece che quello di Re – e non nasconde l’amarezza per i difficili rapporti coi danesi, che gli rimproverano l’amore tutto francese per la grandeur, le spese, la natura sanguigna che si manifesta anche con salaci ironie sui sudditi della moglie.

Gli ultimi anni sono tormentati da una demenza senile che a volte mette in difficoltà la stessa regina, ma illuminati dalla presenza dei nipoti, per i quali è un nonno affettuoso.

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Il principe muore a Copenaghen il 13 febbraio 2018. Il suo ultimo desiderio viene esaudito: non sarà sepolto accanto alla moglie nella cattedrale di Roskilde, come tutti i sovrani danesi. Viene invece cremato; parte delle sue ceneri sono sparse in mare, parte interrate nel giardino privato del castello di Fredensborg.