Il Regno Unito celebra oggi la festa del papà, ed ecco pronta la foto del Principe di Galles con i suoi tre adoranti e adorabili pupi.
(Ph: Millie Pilkington)
Coordinatissimi in royal blue, i quattro sono ritratti a Windsor, e in un posto speciale: seduti sulla panca dedicata alla defunta Regina per i suoi novant’anni. Il ritratto è opera della fotografa (e amica) Millie Pilkington, già autrice degli scatti per il quinto compleanno di Louis (Le foto del giorno – Louis & Co). Non sfuggirà al vostro occhio acuto l’indizio offerto proprio dal piccolo di casa, che indossa lo stesso pullover in entrambe le occasioni; è dunque assai probabile che questa foto sia stata preso nello stesso giorno, in una impeccabile operazione di risparmio&ottimizzazione.
Se poi posso aggiungere una piccola nota per festeggiare questo papà, mi è particolarmente piaciuta questa immagine, scattata ieri sul balcone di Buckingham Palace durante il Trooping the Colour.
William e Charlotte mostrano quel legame speciale che c’è spesso tra padri e figlie. Teneri ma non smielati, pura delizia.
Oggi si celebra il Trooping the Colour, il compleanno ufficiale del monarca britannico.
Per la prima volta il protagonista è King Charles III, e per la prima volta da decenni il sovrano prende parte al corteo a cavallo e non in carrozza; era il 1986 quando la sessantenne Queen Elizabeth per l’ultima volta partecipò in sella all’amato Burmese. A scortare il Re cavalcano con lui il Principe di Galles, la Princess Royal e il Duca di Edimburgo, mentre nella prima carrozza siedono la Regina (in rosso), la Principessa di Galles (in verde) e i suoi tre figli.
Tra novità e conferme, i cavalli sono inequivocabilmente protagonisti anche quest’anno!
Dopo la smentita della corte Hashemita – confesso, me l’ero persa – in merito alla struttura costruita proditoriamente a Tavolara, che secondo il Corriere e il suo audace giornalismo d’inchiesta avrebbe dovuto ospitare non si sa bene quale festeggiamento per il royal wedding giordano (ne avevamo accennato qui La sera dell’henné), mi stavo perdendo anche un’altra notizia. Che riguarda sempre i sovrani di Giordania e il nostro Paese.
(Ph: Instagram @queenrania)
Sabato scorso, 10 giugno, Abdullah II e Rania hanno celebrato il trentesimo anniversario delle nozze, e la regina ha postato sul suo account Instagram una bella foto di lei e del re, rilassati e sorridenti in un interno piuttosto anonimo. Lei, splendente come sempre, indossa un abito avorio con ricami di Emporio Sirenuse, brand di Positano che propone in versione luxury le tipiche creazioni della Costiera. Per festeggiare dunque la bella sovrana sceglie l’Italia, e mica solo per la mise (notate la stola che copre le braccia – l’abito è smanicato – e il top che rende più pudica la scollatura). Dopo che i sovrani sono rientrati in patria, è stato rivelato che si sono concessi qualche giorno di relax per celebrare l’anniversario e riprendersi dallo stress del matrimonio del figlio ed erede, e per farlo hanno scelto il raffinato Lefay Resort sul versante bresciano del Lago di Garda, nella cittadina di Gargnano.
(Ph: Instagram @queenrania)
Nel secondo scatto della regina compare una delicata composizione floreale, che tutti i romanticoni del globo hanno interpretato come omaggio dell’adorante marito; se invece si tratta della decorazione dell’hotel per favore non ce lo dite. Ora conosciamo la meta verso cui era diretto il volo privato su cui era stato visto imbarcarsi il sovrano, lasciando l’erede a fare il reggente (Le foto del giorno – Sposo e Reggente). Insomma, la nuova formula dei matrimoni sembra essere “a voi le nozze, a noi la luna di miele”. Mica una cattiva idea!
Domani non prendete impegni, c’è il primo Trooping del Colur di King Charles III.
Antefatto: sposando Jared Kushner, il 25 ottobre 2009, Ivanka Trump ne ha abbracciato la religione convertendosi all’ebraismo (sembra che i di lui genitori, ortodossi, si rifiutassero di incontrarla). Dopo aver partecipato al royal wedding giordano – non erano alla cerimonia, ma nel truppone della festa serale – nel weekend appena trascorso la coppia ha celebrato il Bat Mitzvah di Arabella, la maggiore dei loro tre figli. Ora, sfortunatamente Lady Violet non ha mai partecipato a feste ebraiche, per cui non saprebbe stabilire la congruità dell’abbigliamento, ma in fondo quale madre non festeggerebbe un appuntamento così importante per la prole vestita da Cleopatra?
(Ph: Munoz via Instagram @ivankatrump)
E passi se padre e fratellini della festeggiata sono abbigliati come il piccolo Jacques a spasso per Montecarlo, le ragazze hanno diritto a divertirsi. A dire il vero tra le foto pubblicate dalla ex First Daughter ce n’è anche una in cui la famigliola indossa abiti meno…meno…insomma meno, ma dubito che Ivanka si sarebbe presentata in sinagoga col braccio nudo.
(Ph: Munoz via Instagram @ivankatrump)
Anyway l’argomento del post non è questo, ma l’abito color verde acqua, il modello Lotus Lady di Jenny Packham: l’avete già visto? Magari in un altro colore? Magari addosso a una bella donna dai capelli castani, in un contesto completamente diverso? Provate a indovinare e controllate la soluzione qui: La foto del giorno – C+C e qui Royal chic shock e boh – Ottobre 2021
Avevate indovinato? lady Violet pensa proprio di sì.
Jetsun Pena, trentatreenne Regina Consorte del Bhutan, è in attesa del terzo bebè. Che nascerà all’inizio dell’autunno, giusto in tempo per festeggiare il dodicesimo anniversario di matrimonio dei sovrani, sposati dal 13 ottobre 2011. La coppia ha già due figli, due maschi: l’erede al trono Jigme Namgyel Wangchuck, sette anni, e il principe Jigme Ugyen Wangchuck, che di anni ne ha tre. Questa volta sarà una bambina?
A Lady Violet piacerebbe molto una principessa! Non ci resta che aspettare, e inviare buoni auspici come chiedono i futuri genitori.
…e mi sono detta che no, di Angelica Sedara ce n’è una e una soltanto. E non solo per la bellezza irripetibile della giovane Claudia, o per quell’abito disegnato da Piero Tosi e realizzato della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni. E nemmeno per il sontuoso sfondo di palazzo Valguarnera Gangi, assai più scenografico delle scure geometrie di Amman. È che proprio, semplicemente, a me l’abito non piace. Non mi piace perché sembra una meringa con ciuffi di panna, ma soprattutto non mi piace addosso a Rajwa. Non perché le stia male, anzi, ma perché – almeno per l’idea che mi sono fatta di lei – non la rappresenta, né personalmente né culturalmente, la banalizza. L’abito Dolce & Gabbana Alta Moda nasce con una sorta di cappuccio che copre testa e spalle conferendogli un certo senso; così secondo me non ne ha. Shock.
La madre della sposa è solitamente una delle protagoniste del matrimonio; in questo caso Azza Al Sudairi, madre di Rajwa, ha accolto e gestito con grazia l’inevitabile declassamento, lasciando le luci alla ribalta ovviamente alla figlia e poi a consuocera, sovrane e principesse varie. È anche l’unica che non si è cambiata per il banchetto di gala; lei e il marito hanno mantenuto lo stesso abbigliamento della cerimonia, ma non saprei dire perché. La signora ha dunque sfruttato al massimo la sua mise, una creazione couture di Georges Hobeika, stilista libanese – categoria che sta andando fortissimo, e non solo in questo matrimonio – in doppio crêpe in un’elegante punto di lilla. Ho pescato nel web il bozzetto dell’abito, l’immagine non è granché ma può aiutare a farvi un’idea del modello. Io la trovo elegante, molto. Chic.
Couturier libanese – il celebratissimo Elie Saab, che ha vestito la sposa per il rito nuziale – anche per la Regina Rania. L’abito viene dalla collezione couture primavera estate di quest’anno, che si ispira alla Thailandia e alla sua opulenza; è stato rimaneggiato per adattarlo alla bisogna, ad esempio aggiungendo le maniche assenti nell’originale. Benché mi piaccia lo spirito etnico il risultato non mi convince, il colore non dona particolarmente alla sovrana e il tutto mi sembra un po’ pasticciato, forse anche a causa dei capelli sciolti, che non sono mai una grande scelta per le occasioni formali. Notevole la Arabic Scroll Tiara, che nelle volute contiene una lode ad Allah, ma per il resto boh.
Scommetto che alla Sheikha Moza del Qatar non capita mai di aprire l’armadio e non trovare nulla da mettersi. Forse le è successo, poi il marito le ha comprato direttamente la Maison Valentino e voilà. Per il banchetto di gala, il suo abito in un favoloso color lime – Valentino ça va sans dire – rilegge il modello base aggiungendo lunghe maniche e un elegante cappuccio. Avendo il capo coperto, Moza non ha indossato sopra il diadema come invece ha fatto la sovrana malese (con un risultato non particolarmente apprezzabile). No, lei il diadema se l’è messo in vita: una cintura di diamanti e smeraldi. Considerando l’attuale girovita di Lady Violet, ci vorrebbe l’intera Colombia. Strachic.
Ecco con il marito la Regina Azizah Aminah Maimunah Iskandariah di Malesia. L’abito tradizionale ha il suo fascino, il colore è notevole, ma la tiara messa sul capo velato… vogliamo dire che il mix tra culture non funziona sempre? Shock.
Parliamo di regine? Eccola! Máxima dei Paesi Bassi raramente si perde eventi di alto profilo come questo. Fa una scelta molto interessante optando per il brand indopakistano Mahpara Khan: un abito sbrilluccicosissimo, talmente tanto da oscurare lo splendore della tiara Stuart, la più importante del forziere olandese (più un’altra chilata di diamanti, hai visto mai, più la clutch argento Dior). Secondo me messi insieme così i vari elementi finiscono per annullarsi, boh. Con lei e il marito al banchetto di gala c’è anche la figlia Catharina-Amalia che il raffinato, cerebrale Jan Taminiau ha vestito come una di quelle bambole che si tenevano sul comò, effetto aggravato dalla parure di rubini con la tiara che evoca un pavone. A parte tutto, veramente troppo per una ragazza di neanche vent’anni, shock.
Altra futura regina presente, Elisabeth del Belgio, più disinvolta della collega olandese forse per carattere, ma forse pure per la madre che, almeno in pubblico, dilaga meno. Però devo confessare una piccola delusione: la fanciulla ha sfoggiato un abito Armani Privé che sarebbe stato da mille e una notte, ma qualche notte se l’è persa per strada. Mi spiego: la collezione si ispira ai rombi, compresi quelli dell’abito di Arlecchino; il modello in questione in origine è nero con i rombi di colori diversi (potete vederlo qui, dal minuto 14’35 https://www.youtube.com/watch?v=dPIcV8NN6l4); realizzato in questa tonalità di blu, che imperversa in ogni dove, ed estesa anche alla clutch, sempre Armani, modello La Prima (a Bruxelles evidentemente ne hanno una collezione) perde parecchio fascino.
E forse è troppo importante per una ragazza così giovane. La Duchessa di Brabante al compimento del diciottesimo anno – o forse del ventunesimo, non è chiaro -, ha ricevuto in dono una tiara tutta per sé, appartenuta all’aristocratica famiglia britannica Vestey e acquistata dai genitori per lei. Personalmente non mi piace troppo, ma soprattutto trovo che non le doni. Insomma, nonostante il genio di re Giorgio, boh.
Amo questa donna, Sophie del Liechtenstein, la amo. Adoro il suo abito, un modello quasi sportivo – la maison, Carolina Herrera, lo definisce Floral Trench (in seta pura, basta col polyestere!) – reso da sera aggiungendo volume alla gonna. Poi forse un’occasione del genere avrebbe richiesto qualcosa di più formale, ma a me piace da pazzi, e lo trovo molto adatto a lei. Bellissima anche la tiara, la Kinsky a palmette (o a caprifoglio), uno dei diademi del Liechtenstein che sono molto pochi ma molto buoni. Chic.
Temo che Frederik e Mary di Danimarca si siano avviati a diventare i nuovi eredi di lungo corso, dopo che il decano del gruppo, Charles, si è infine sistemato sul trono. Lei mantiene sempre bellezza ed eleganza, ma mi sembra con un filo di noia. Per il royal wedding giordano non si è sforzata più di tanto: oltre alla mise per la cerimonia ha riutilizzato anche quella per il banchetto di gala; un abito che lo stilista danese Jesper Høvring aveva creato per lei nel 2010, per le nozze di Victoria di Svezia, e già rimaneggiato in precedenza. In questo caso è stato aggiunto del pizzo che copre il corpino e scende dalla spalla. Tra l’altro è l’unica a portare un monospalla, forse sarebbe stato più indicato qualcosa con le maniche, come hanno fatto tutte le altre invitate. A me non piace molto, quindi boh, ma se ha trascurato il dress code sarebbe decisamente shock. La tiara è quella edoardiana con piccoli rubini e spinelli che sembra si sia comprata da sé (e pagata pure poco, meno di diecimila euro).
Della Principessa di Galles abbiamo già notato la coazione a ripetere le mise. Noiosetto l’abito Jenny Packham visto e rivisto, che sta discretamente con la fascia del Royal Victorian Order ma fa a cazzotti con nastro giallo del Royal Family Order. Poi certo, la Lover’s Knot Tiara è un pezzo che ha fatto la storia, e gli orecchini sono se possibile ancora più belli, ma trovo il tutto poco entusiasmante. Boh.
Abbiamo discusso un po’ sulla gaffe sfiorata da Beatrice di York, che al banchetto di gala indossava lo stesso abito della principessa Aisha, zia dello sposo; e più in particolare come mai, avendo già visto il suo abito indossata da un’altra, se lo è messo lo stesso. Probabilmente davvero non aveva portato altro, e penso che avesse scelto quel modello di Reem Acra perché la decorazione evoca la forma della tiara York, diadema nuziale della madre Sarah, che non si vedeva più da molti anni. L’abito non mi fa impazzire, la tiara nemmeno, ed è messa un po’ storta. Boh.
Victoria di Svezia invece si è ritrovata al banchetto di gala con la principessa Zein vestita proprio con lo stesso identico abito – il modello Gingko di Safiyaa – diverso solo per il colore. Ne valeva la pena? Per un abito di polyestere che gira da anni? Boh. (nel caso vi fosse sfuggito, questo è il post, sugli abiti indossati da più royal ladies Il caffè del lunedì (di martedì) – Gemelle).
Last but not least, e pure in retrospettiva, la Reina Emerita di Spagna, che ha tirato fuori dall’armadio un abito grigio perla senza infamia e senza lode, completandolo con il set di rubini Van Cleef & Arpels, ricevuto in dono da Niarchos per le nozze con Juan Carlos. Considerando l’infelicità di quel matrimonio, francamente per un ricevimento nuziale avrei scelto altro, e la mise non mi entusiasma, quindi boh, Ma lei, a 84 anni, è uno splendore.
Con Doña Sofía compaiono nella fotografia la regina bhutanese Jetsun Pema con la cognata Ashi Euphelma. Per una volta vedere l’abito tradizionale da dietro è interessante, anche se in un colore che fa un po’ Barbie Bhutan. Però quel rosa baby potrebbe contenere un metamessaggio: non ci sono conferme ufficiali, ma la regina ha colto l’occasione della trasferta giordana per una breve vacanza con i due figli. E in alcune foto, con un abito BA&SH sembra proprio in dolce attesa.
In questo lustro è successo di tutto, allegria e gioie, tristezza e dolori, problemi e speranze. Siamo andati in giro mascherati, abbiamo raccontato storie e criticato abiti. A volte abbiamo dovuto dire addio; qualcuno affrontato insieme, qualcun altro più personale vissuto in privato.
Siete venuti a sedervi in tanti sul sofà, ormai quasi un milione. Per me sono stati tutti incontri belli, piacevoli, divertenti, a volte anche impegnativi. Grazie a quelli che vengono sempre a far visita a Lady Violet, a chi passa spesso, a chi è capitato qualche volta, oggi si festeggia!
Chiedo venia, ma questa volta stavo dimenticando una data importante. Presa dalla frenesia per le nozze di Amman, che hanno acceso i riflettori anche sul matrimonio dei sovrani – sabato 10 festeggiano il trentesimo anniversario – rallegrata dalla presenza crescente sulla scena royal dei Principi Ereditari (e ormai facenti funzione, lui ha la reggenza, lei ha avuto un upgrade dopo la morte della suocera) del Liechtenstein, che celebreranno lo stesso anniversario il 3 luglio, mi ero dimenticata degli Imperatori del Giappone, anche loro sposati nel 1993, ed esattamente il 9 giugno.
(Ph: Imperial Household Agency/Getty Images)
Peccato non ci fosse il blog, perché quello è stato veramente un anno ricco, tre royal wedding in meno di un mese! Va detto che il matrimonio che all’epoca attrasse di più l’attenzione della giovane Lady Violet – che quell’estate fece da testimone per due carissime amiche – fu quello del Liechtenstein, che riunì la meglio royal gioventù. Quello giordano non passò sotto silenzio ma quasi, dato che all’epoca il ruolo di erede al trono hashemita era del principe Hassan bin Talal, fratello minore di re Hussein; Abdullah era solo un ufficiale di sangue reale, e pure Rania solo una bella giovanissima fanciulla, lontanuccia dalla clamorosa e glamourosa bellezza che poi è diventata. Il royal wedding giapponese invece sulla carta si presentava come il matrimonio dell’anno ma in verità aveva appassionato poco. Lo sposo, futuro imperatore, mancava di quel fascino da principe azzurro – anche alla lontana – che ogni fanciulla, pur se semplice spettatrice, desidererebbe. La sposa era una giovane brillante, cosmopolita, poliglotta; figlia di un diplomatico, Hisashi Owada, che tra i molti incarichi poteva vantare quello di membro del Tribunale Internazionale dell’Aja e di ambasciatore negli USA. Entrare in diplomazia era l’obiettivo della giovane Masako, con studi ad Harvard e a Oxford. Nel 1986 incontra l’erede al trono a Tokio, a un ricevimento per l’Infanta Elena di Spagna; lui resta subito colpito e inizia una corte discreta ma serrata che lei discretamente respinge. Lui si propone due volte lei due volte rifiuta, non volendo abbandonare aspirazioni professionali e libertà personale.
(Ph: POOL/Getty Images)
Capitola il 9 dicembre 1992, giorno del suo ventinovesimo compleanno; lui l’ha convinta sottolineando che rappresentare il Paese come membro della famiglia imperiale è un’altra, alta forma di diplomazia, e promettendole di proteggerla per tutta la vita. Bisogna ammettere che è stato di parola. Una conferenza stampa il 29 gennaio 1993 presenta al mondo gli sposi. La formale cerimonia di fidanzamento (Nosai-no-Gi) si svolge il successivo 12 aprile, e sembra fatta apposta per gelare ogni entusiasmo; al posto di un giovanotto inginocchiato che tira fuori il brillante, a casa della sposa giunge il Gran Maestro di corte portando i seguenti doni: due grandi pesci che verranno aperti con un artistico taglio evocante il numero 8, apportatore di buona fortuna; cinque pezze di seta per confezionare abiti da sera per la sposa, e sei bottiglie di sake. Cin cin! L’alto funzionario offre i regali con la formula ufficiale, che recita più o meno: “Oggi il Principe Ereditario Naruhito presenta gli imperiali doni di fidanzamento per confermare il suo impegno per le nozze, col consenso dell’Imperatore e dell’Imperatrice”. Posso solo immaginare l’entusiasmo con cui Masako risponde “umilmente accetto”. Due mesi dopo, alle dieci del mattino di mercoledì 9 giugno, inizia la complessa cerimonia nuziale. In Italia è notte fonda, e il tutto viene trasmesso, se non ricordo male, da CNN. Le nozze vengono celebrate presso il santuario di Amaterasu, divinità solare e Dea madre del Giappone, all’interno del complesso imperiale. Purtroppo nulla si vede del rito, che resta celato agli occhi di chiunque. Ciò che ricordo sono gli sposi che uno alla volta raggiungono il luogo della cerimonia, vestiti con gli abiti tradizionali.
(Ph: Imperial Household Agency/Getty Images)
Masako indossa uno sull’altro una dozzina di abiti di seta pesante (pesante davvero: si parla di una quindicina di chili), la pettinatura rigida e il viso truccato di bianco non evocano troppo l’idea di una sposa felice. Gli invitati, a partire dalle famiglie, aspettano in giardino, muti spettatori di niente. Ricordò mi colpì molto che le persone presenti erano quasi tutte vestite all’occidentale; le due sorelle gemelle della sposa, età 26 anni circa, indossavano due abiti da bambola, uguali, uno rosa e uno giallo. Brutti brutti. La signora Owada invece era in kimono, e pur se di fatto non aveva assistito a nulla, si era commossa come tutte le madri delle spose (insomma, quasi tutte).
(Ph: Getty images)
Gli imperatori non sono presenti, e ricevono gli sposi a Palazzo; anche qui in abiti occidentali.
La vita matrimoniale non è stata facile per Masako, che ha sofferto moltissimo le regole imposte dalla tremenda Agenzia Imperiale, che sovrintende ogni dettaglio della loro attività ma anche la loro stessa esistenza. Ha sofferto ancora di più la pressione per fornire l’erede maschio, che non è arrivato. La coppia ha avuto una femmina, Aiko, che secondo le regole della successione non erediterà il trono. Naruhito come aveva promesso ha sempre protetto la moglie nell’inferno della depressione e l’ha sostenuta nel lungo percorso verso la guarigione. Da quando sono saliti al trono, nel 2019 compaiono spesso insieme e lei sostiene il suo ruolo con diligenza e quell’eleganza un po’ fané che è una sua caratteristica.
(Ph: Courtesy of Imperial Household Agency)
Nelle foto pubblicate per celebrare l’anniversario sono due sessantenni che dimostrano qualche anno in più, impegnati con i bachi da seta nel Momijiyama Imperial Cocoonery all’interno del Palazzo Imperiale.
In occasione dell’anniversario hanno rilasciato una breve dichiarazione: “Siamo profondamente grati di aver potuto condividere le gioie e talvolta i dolori del passato”.
Alla fine, a me sembra un matrimonio più riuscito di tanti altri.
La Casa Reale Hashemita ha diffuso la foto ufficiale del gala che ha chiuso le nozze dei principi ereditari; con gli sposi, i genitori, le teste coronate in rigido ordine d’importanza, capi di stato e facenti funzione.
Foto bella e suggestiva – grazie pure allo splendido sfondo – e direi persino elegante; ma per parlare di queste mise l’appuntamento è per domenica, per un apposito chic shock e boh. Intanto guardate come spicca la Sheikha Moza in verde lime…
La seconda foto di oggi è sicuramente meno affascinante, ma più interessante sotto il profilo delle notizie. In questi giorni la Giordania ospita un meeting dei Paesi mediorietali membri di UNWTO, l’organizzazione dell’ONU che si occupa di turismo, e ieri il Segretario generale, il georgiano Zurab Pololikashvili, è stato ricevuto a Palazzo. Non da Abdullah II – il sovrano il giorno precedente è partito per un viaggio privato – ma dal Principe Ereditario Hussein, che in questo momento esercita la funzione di Reggente; dunque non quella di sposo in luna di miele, benché sia sposato da meno di una settimana. Ora, i viaggi di nozze dei reali sono sempre avvolti nel più totale riserbo, non solo per una elementare forma di rispetto ma anche per una ancor più elementare necessità di tutelarne la sicurezza. Forse ricorderete che i Principi di Galles, sposati il 29 aprile 2011, raggiunsero il resort delle Seychelles solo la mattina del 10 maggio. Tra le due date ce n’è un’altra, il 2 maggio, quella della Operation Neptune Spear, che portò all’uccisione di Osama bin Laden in Pakistan; difficile pensare che non ci fosse correlazione. Speriamo in questo caso la spiegazione sia meno cruenta, speriamo che si godano l’inizio della loro vita insieme, e restiamo in attesa di vedere una nuova elegante principessa ereditaria al lavoro.
Siamo ancora immersi nelle atmosfere del royal wedding giordano, e ancora tutto dobbiamo raccontare sul ricevimento di gala offerto la sera delle nozze. Ho deciso intanto di dedicare questo caffè a un aspetto particolare, che sintetizzeremo con una parola: gemelle. Perché le sorelle gemelle di Re Abdullah II – Aisha e Zein – ne sono involontarie protagoniste, ma anche per qualcosa che state per scoprire.
Ora ditemi: cos’è che assolutamente ogni signora vuole evitare partecipando a un evento, un party, una soirée, soprattutto se di questa importanza? Esatto, il rischio di ritrovarsi con lo stesso abito di qualche altra invitata. Non solo per il fastidio, ma soprattutto perché la psicologia femminile innescherebbe immediatamente un meccanismo diabolico: sta meglio a lei o a me? lei è più bella, più giovane, più alta, e (soprattutto) più magra. Ecco, ad Amman l’altro giorno è successo proprio questo, e neanche una volta sola. Abbiamo già raccontato dell’abito di Reem Acra, indossato per la cerimonia dalla principessa Aisha, e al gala da Beatrice di York Va in scena il royal wedding – Gli invitati). Ebbene, non è finita.
Restiamo nell’ambito della Royal Family: Catherine indossa un abito tutto di paillettes oro rosa di Jenny Packham con decorazione di cristalli che deve piacerle molto, visto che, in verde smeraldo, l’aveva già indossato (Le foto del giorno – Royal Variety Performance). E la versione oro rosa? Sì, avevamo già visto anche questa, addosso ad un’altra royal lady particolarmente chic (Mary, fifty&fabulous). Non c’è che dire, un modello molto apprezzato! Ora voi mi direte che però la Principessa di Galles è l’unica con questa mise per le nozze giordane. Infatti non è lei la nostra protagonista, l’ho citata solo perché resto sempre piuttosto stupita da come il gusto si stia uniformando ( e per alzare un po’ la suspense).
Arriva Victoria di Svezia, la scelta della tiara mi commuove: l’ha ereditata dalla zia Lilian, protagonista di una delle più belle royal love story dello scorso secolo: sceglierla per un matrimonio è un pensiero molto delicato. La futura regina è una delle poche signore che può fregiarsi del Gran Cordone dell’Ordine Supremo del Rinascimento, alta onorificenza giordana, di cui porta la fascia su un abito rosa, più esattamente color wild strowberry, che sarebbe la fragolina di bosco. Un cape dress, tanto per cambiare, il modello Ginkgo del brand inglese Safiyaa.
Ci giriamo e pof!
Ecco la principessa Zein, sorella di Re Abdullah II in rosso. E cosa indossa la principessa? Esatto! Una creazione Safiyaa, il modello Ginkgo, nel suo caso color azalea red. La foto è brutta – è un fermo immagine – ma inequivocabile. Povere gemelle, ci sono cascate entrambe! Ora dite a Lady Violet, questo vestito vi ricorda qualcosa? L’avete già visto? Ve lo dico io, anzi ve lo indico, andate a guardare questo post Royal chic shock e boh – Ottobre
Anche alla cerimonia religiosa avevamo visto qualcosa di molto molto simile, indossato questa volta da Zaina, campionessa di tennis tavolo e moglie di un cugino del Re. Stessa maison, stesso stile, qualche differenza: il mantello si riduce a una striscia di tessuto che cade sulla schiena, mentre una mantellina sostituisce le maniche (tra l’altro, a quanto visto, Zaina è l’unica signora che si è presentata sbracciata alla cerimonia). Questo modello, in colore bluette, si chiama Kalika. Ma non è che abbiamo già visto anche questo? domanda retorica, il link vi svelerà l’arcano Royal chic shock e boh – Sfida tra Duchesse. E complimenti a Daniela Karnuts, creatrice e mente del brand Safiyaa, per aver creato un abito così realmente popolare.