Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte)

Oggi, 1 luglio, Diana avrebbe compiuto 57 anni. Senza raccontare per la milionesima volta la sua vita, senza scavarne gli aspetti più intimi e privati, senza partecipare alle polemiche che accompagneranno questa storia per le prossime tre generazioni, Lady Violet propone un’analisi del suo stile, da goffo e giovanissimo anatroccolo a cigno pieno di glamour.

Ecco la fidanzata!

diana fidanzamento

Il mondo conosce la futura principessa di Galles il 24 febbraio 1981. La diciannovenne fanciulla indossa un tailleur azzurro scuro, comprato in fretta e furia da Harrods, camicia con fiocco a piccoli disegni e accessori neri; un insieme un po’ troppo severo per una ragazza così giovane, ulteriormente intristito dalla lunghezza della gonna e dall’assenza di tacchi, evitati per non torreggiare sul fidanzato. Ciò che all’epoca (Lady Violet c’era) destò più sensazione fu il taglio di capelli, bello e innovativo, che caratterizzò Diana fin da subito e al quale, con minime variazioni, resterà fedele tutta la vita.

Per la prima uscita ufficiale due settimane dopo la scelta va nel senso inverso, e Diana si presenta in compagnia di Charles a una serata a Goldsmiths’ Hall, a supporto della Royal Opera House, con un abito da ballo in taffetà nero firmato dagli Emmanuel, poco adatto all’occasione, e adatto ancor meno al suo abbondante décolleté, che il progressivo crollo del vestito rivela maliziosamente. Le cronache raccontano che a un certo punto la fanciulla, incapace di gestire tutta la situazione, scoppiò in lacrime e fu prontamente soccorsa da Grace de Monaco che la portò alla toilette, le asciugò gli occhi e le disse: non temere cara, d’ora in poi può solo peggiorare.

Principessa di Galles

Lady Violet confessa: non ha mai amato quell’abito, nemmeno all’epoca. Diana voleva essere una principessa delle fiabe, il suo modello era Cenerentola e a Cenerentola si ispirò.

Sketch of Lady Diana's Wedding Dress

Metri e metri e metri di taffetà avorio, pizzo antico, gonna voluminosa, corpino aderente (sempre più aderente, la ragazza dimagriva a vista d’occhio) con scollatura a V arricchita da un abbondante volant in pizzo doppiato fermato da un fiocco, maniche super gonfie – troppo pure per gli anni ’80 – che finiscono in un ulteriore fiocco che trattiene un volant da cui sbuca una cascata di pizzo. E non è finita, c’è anche un lunghissimo strascico, almeno sette metri. Purtroppo né gli stilisti, David & Elizabeth Emmanuel, né Diana che contribuisce alla creazione, né nessuna delle persone dell’entourage si preoccupano di tener presenti gli spazi della Glass Coach su cui la sposa raggiungerà la Cattedrale di Saint Paul, per cui l’abito e relativo strascico risultano troppo voluminosi e devono essere spinti dentro a forza.

diana strascico

Lady Violet ricorda ancora il momento in cui la sposa scese dalla carrozza e iniziò a salire le scale della chiesa, mentre dietro di lei le damigelle continuavano a srotolare metri e metri di tessuto bianco, come un enorme rotolo di carta da cucina, per non dir di peggio.

 

L’effetto finale fu l’abito da sposa più stropicciato della storia. Il velo, ottimo e abbondante pure quello, era tenuto fermo dalla Spencer Tiara, bellissimo diadema floreale di famiglia che no, nonostante le certezze della stampa italiana non è stato prestato a Meghan per il suo matrimonio.

diana sposa

Il bouquet oggi può sembrare esagerato, ma seguiva la regola in uso all’epoca, per cui se l’abito aveva lo strascico il bouquet doveva avere la forma a cascata.

In definitiva quello di Diana è un abito bello? Secondo Lady Violet no. E’ un abito iconico? Sicuramente sì. Non solo perché è l’abito da fiaba per eccellenza – e il destino tragico della sposa lo ammanta di fascino struggente – ma anche perché è un abito che ha fatto la storia, un punto fisso da cui comunque non si può prescindere.

Il primo passo del percorso che trasformerà Diana in uno dei personaggi più iconici del nostro tempo è compiuto.

Cappellini e collettoni

La mise indossata nel going away, cioè il momento finale del giorno delle nozze, quando gli sposi partono per la luna di miele, è il manifesto del Diana-style dei primi anni.

diana going away

Colori vivaci, in questo caso salmone, collettone alla marinara, cappellino con piume stile Robin Hood, choker di perle.

Questo modello verrà abbondantemente replicato, soprattutto in occasione delle maternità della giovane principessa, e l’insano binomio collettone (alla marinara o a volant) più cappellino solitamente addobbato con piume, o velette, o fiocchi o tutto insieme diviene una costante. E sbaglierebbe chi volesse attribuire la colpa di tali orrori alla sciagurata moda in voga negli anni ’80. Questi outfit erano brutti pure all’epoca, credetemi.

La giovane Diana anche abbigliata così non perde la sua grazia, ma è evidente che spesso gli abbinamenti risultino squilibrati, oltre che francamente eccessivi e inutili. La marinaretta, perché? La vostra Lady, che appartiene alla stessa generazione della Principessa, non ricorda di aver mai vestito alla marinara oltre i quattro anni.

Si balla!

Dopo la nascita dei figli lo stile di Diana comincia a farsi più maturo, la principessa nonostante i disturbi alimentari e psicologici che la tormentano sembra acquistare maggiore sicurezza e sceglie abiti più femminili che esaltano la sua figura alta e slanciata.

diana e travolta

A novembre 1985, durante un viaggio a Washington, si scatena alla Casa Bianca con John Travolta in versione Tony Manero che ce l’ha fatta. Niente cappellino (of course data l’occasione), niente collaretta, niente colori pastello, ma un abito di velluto blu notte firmato Victor Edelstein che la giornalista Jackie Modlinger definì “dramatic in style” e “regal in fabric”. Della Diana delle origini resta solo il choker di perle, stavolta fermato da un centrale creato da un enorme zaffiro circondato di brillanti, in origine una spilla dono di nozze della Queen Mother.

L’abito fu venduto all’asta per centomila sterline nel giugno 1997, parte di uno stock donato da Diana per un charity. L’acquirente, l’americana Maureen Dunkel, a un certo punto dichiarò bancarotta, e l’abito fu di nuovo protagonista di un’asta a Londra nel 2013, dove fu acquistato da un anonimo gentleman inglese per farne dono alla moglie, Il costo? 240.000 sterline, il più alto di sempre.

Il brutto anatroccolo si è definitivamente trasformato in cigno? Lo scopriremo nella seconda parte.

 

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