La foto del giorno – Una giornata particolare

La foto di oggi non può essere che questa. Che tanto per cambiare, col rischio di essere noiosi, è perfetta.

Abbiamo detto molte volte che l’Accession Day, il giorno che segna la sua ascesa al trono, è per la Regina innanzi tutto quello che della morte del padre amatissimo. Un’occasione da trascorrere nell’intimità di Sandringham – dove George VI si spense nel sonno nelle prime ore del 6 febbraio 1952 – tra riserbo e ricordi. Questo però è un anniversario particolare: settant’anni sul trono, unica tra i sovrani inglesi. Meglio di lei nel mondo solo Louis XIV, le Roi Soleil, che regno per 72 anni e 110 giorni, Rama IX di Thailandia (70 anni e 126 giorni) e Johann II del Liechtenstein (70 anni e 91 giorni) ma scommetto che scalerà ancora qualche posizione.

È un’occasione che mischia il pubblico al privato, com’è nella natura della vita di un sovrano, e The Queen non si è sottratta. Il risultato è lo scatto perfetto diffuso oggi: in una sala di Sandringham – foderata di boiserie, quintessenza di ogni elegante dimora nella campagna inglese – la Regina è seduta in una poltrona nei toni del beige che avrebbe deliziato mia madre. Accanto a lei un ritratto di George VI, scattata dal fotografo Baron (al secolo Stirling Henry Nahum) in occasione delle nozze d’argento dei suoi genitori, nel 1948. Il re è affacciato a una finestra di Buckingham Palace, e accanto a lui – ciliegina sulla coda – c’è uno degli adorati corgi (che tanto per cambiare volta la schiena alla camera, come fa sempre la mia Purple). Davanti alla sovrana c’è la red box, la famosa valigetta in pelle rossa con i documenti che riceve ogni giorno dal Governo e dall’ufficio per il Commonwealth, tranne gli unici due giorni l’anno in cui è ufficialmente in vacanza: Natale e Pasqua. In favoloso contrasto con quel rosso squillante l’abito scelto da Her Majesty, in una modernissima tonalità di verde lime. Sulla spalla sinistra brillano discretamente due foglie d’edera; non saprei dire se sono state scelte per il significato della pianta – fedeltà e tenacia – ma sicuramente lo sono state in quanto anch’esse le furono donate dai genitori per il ventunesimo compleanno. Le clips facevano parte della ricchissima eredità Greville che la Regina Madre ricevette nel 1942; create da Cartier in due momenti diversi, la prima fu realizzata prima del 1930, e nel 1937 aggiunta la seconda. Il proverbiale sorriso e l’altrettanto proverbiale rossetto completano l’opera. Una meraviglia.

Giunti alla fine di questa giornata particolare consentitemi una riflessione. Ho pensato a lungo come affrontare il post di oggi, e come me immagino anche altri che per lavoro o per diletto si trovano a parlare e a scrivere di royals. Si trattava di raccontare una storia già nota, raccontata mille volte (in piccolo anche da noi: A Royal Calendar – 6 febbraio 1952), e dunque ho pensato di cercare qualche dettaglio che fosse ancora sconosciuto ai più, o almeno poco noto. Poi è arrivata Her Majesty, e ci ha pensato a lei. Non a ripetere ciò che in qualche modo già si sapeva, ma a raccontare l’essenza della regalità, l’attualità della storia, il senso di accettare un impegno che non si è scelto, la capacità di tenere insieme con forza e grazia l’istituzione la nazione e la famiglia. Insomma, ha deciso lei. E noi entusiasti abbiamo obbedito.

Mamma scrive, Charles risponde

A poche ore dalla lettera scritta da Her Majesty in occasione dei 70 anni della sua ascesa al trono, arriva la risposta del figlio Charles, il Principe di Galles.

Che, unendosi a tutti coloro che festeggiano questa straordinaria giornata, sottolinea l’eccezionale impegno profuso da Her Majesty The Queen al servizio della Nazione e del Commonwealth per sette decenni. E si dice onorato, insieme con la moglie, del desiderio della madre (definita proprio così, mother) di attribuire a Camilla il titolo di Queen Consort in riconoscimento del lavoro svolto per il Paese, e del supporto offerto alla Regina e allo stesso Charles.

L’auspicio di Her Majesty, che la Duchessa di Cornovaglia venga – quando sarà il momento – chiamata col titolo che spetta alla moglie del Re bypassando quello di Princess Consort su cui si era chiuso l’accordo in occasione delle loro nozze, è stato un vero coup de théâtre, anche se la nomina di Camilla a Royal Lady dell’Ordine della Giarrettiera (Breaking News! – La prima notizia dell’anno!) faceva prevedere qualcosa del genere.

Lady Violet confessa di ammirare The Queen oggi più che mai, non solo per il gesto in sé, ma anche per la capacità che ha avuto, compiendolo, di distogliere l’attenzione da sé e di riportarla sulla monarchia, e dunque sul Paese che essa rappresenta. Una operazione di grande intelligenza familiare e politica, e di profonda consapevolezza istituzionale che la rende ancora una volta, ancora di più, l’icona stessa della regalità.

Well done Ma’am, well done.