C’erano una volta i New Romantics. Moda, lifestyle e musica, il movimento nato in Inghilterra si ispirava a David Bowie, a Bryan Ferry e ai Roxy Music, imitandone il look e anche alcune caratteristiche musicali, rese più semplici e orecchiabili, insomma più pop. Il nome si trova nel verso “Like some new romantic looking for the TV sound” della canzone Planeth Earth, cantata nel 1981 dai Duran Duran, cioè i signori a destra nella foto. Sempre nel 1981 la fanciulla a sinistra diventava HRH The Princess of Wales, e il simbolo New Romantic per eccellenza, con i suoi capelli biondi, le collarette di pizzo e l’allure, invero un po’ forzata, da Cenerentola. Ecco, se non vi ricordate il delirio scatenato dai Duran Duran a Sanremo nel 1985 – e bissato due anni dopo – forse non apprezzerete particolarmente questo post.
Come è finita per la povera principessa ahimé è cosa nota, sui Duran Duran le luci si sono affievolite da un pezzo, ma oggi si riaccendono sul primo signore a destra, perché oggi per lui è un milestone birthday, come dicono loro. Simon John Charles Le Bon nasce il 27 ottobre di sessant’anni fa a Bushey, contea di Hertfordshire. Frequenta la Pinner County Grammar School, lo stesso liceo di Elton John, si avvicina al movimento punk e va a fare il volontario in un kibbutz israeliano, attività non solo benefica ma all’epoca anche piuttosto di moda. Quando rientra decide di studiare arte drammatica (all’università di Birmingham) e poco dopo partecipa quasi per caso a un provino per i Duran Duran. Andy Taylor racconta l’arrivo all’audizione di questo ragazzo alto e belloccio, viso tondo e ciuffo alla Elvis (o alla Bobbi Solo) gambe lunghe inguainate in un paio di pantaloni maculati. Rosa. La band aveva trovato il suo frontman. Alla trionfale carriera musicale Simon ne affianca una da seduttore, che si interrompe quando incontra la splendida supertop angloiraniana Yasmin Parvaneh e la sposa. Dal matrimonio nascono tre figlie: Amber (modella come la madre), Saffron (cantante come il padre) e Tallulah (attività non pervenuta). Quest’anno, a celebrare il sesto decennio del capofamiglia, è arrivato anche il primo nipotino.
L’attività musicale continua, anche se con minore intensità – e minore successo – degli anni d’oro (la band ha venduto un totale di 185 milioni di dischi), ma nella vita di Simon una passione resta sempre viva: la vela. E il Manchester United, of course.
Insomma, gli anni sono passati, e con loro il successo planetario e, immagino, anche la bellezza da putto. Ma i pantaloni rosa maculati, quelli li avrà ancora?
In un angolo della Morning Room di Clarence House, che è il salotto dove Charles e Camilla ricevono i loro ospiti per l’afternoon tea – per ultimi i sovrani d’Olanda – ma anche lo sfondo per le fotografie ufficiali dei battesimi dei piccoli Cambridge, c’è un ritratto della regina da bambina. Immediatamente sotto c’è un tavolo, su cui troneggia il ritratto di alcuni dei corgi appartenuti alla Royal Family. Oggi è stata resa nota la morte di Whisper, adottato da Sua Maestà dopo la morte del suo anziano padrone, Bill Fenwick, guardacaccia a Sandringham, e posso solo immaginare la tristezza di Her Majesty, che in aprile aveva detto addio a Willlow. L’amore reale per i Welsh Corgi Pembroke, cani gallesi da pastore, dura da 85 anni. Elizabeth e Margaret erano due bambine innamorate delle bestiole compagne di giochi dei figli del marchese di Bath, e il loro padre, all’epoca duca di York, regalò alle sue piccole Dookie. Per i 18 anni di Elizabeth arrivò Susan, che accompagnò la sua padrona anche in viaggio di nozze e fu la progenitrice della trentina di corgi che durante il lungo regno di Elizabeth hanno accompagnato i suoi passi, e sono stati spesso fotografati con lei. I più famosi probabilmente sono stati Monty, Holly e WIllow, che compaiono nel memorabile filmato con Daniel Craig/James Bond per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Londra 2012. Monty, il più anziano, che era appartenuto alla Queen Mom, morì subito dopo, Holly due anni fa e Willow lo scorso aprile. Con la scomparsa di Whisper nessun corgi corre più con le sue zampotte sui tappeti di Palazzo, a Sua Maestà resta la compagnia di Vulcan e Candy, nati dall’amore clandestino tra corgi e bassotto (in inglese dachshund) e dunque chiamati dorgi.
Per oggi è tutto, vado a coccolare Purple, la mia corgina.
Con questa bella immagine Élisabeth, Duchessa di Brabante, ringrazia tutti coloro che oggi le stanno inviando gli auguri per i suoi diciassette anni. Nata ad Anderlecht il 25 ottobre 2001, prima dei quattro figli dei sovrani belgi, la principessa – dopo aver frequentato la scuola in lingua olandese a Bruxelles – sta seguendo i corsi di un prestigioso liceo internazionale in Galles. Suona il pianoforte, ama lo sport e la vita all’aria aperta ed è già impegnata nel volontariato.
Una vera fanciulla in fiore, una bellezza forse meno delicata della nonna Paola, ma molto moderna e interessante.
La Corte di Norvegia ha rilasciato un comunicato per informare che al termine di una lunga serie di accertamenti alla principessa Mette-Marit, moglie dell’erede al trono Haakon Magnus, è stata diagnosticata una forma di fibrosi polmonare cronica. Si tratta di una condizione che causa il progressivo ispessimento dei polmoni; si esclude al momento una correlazione con cause esogene, come errati stili di vita, ma non è ancora chiaro se si tratti della conseguenza di patologie autoimmuni. Mette-Marit, 45 anni, ha già avuto vari problemi di salute, legati principalmente a patologie della colonna, ma una diagnosi di questa serietà condizionerà la sua vita in un modo che ancora tutto da verificare. La principessa ha voluto rendere nota la sua patologia nella previsione di periodi di assenza forzata dalle sue attività, ma si è detta convinta che la tempestività della diagnosi sia decisiva nella gestione della malattia. Mette-Marit è in terapia presso l’Oslo University Hospital, con la supervisione di un team internazionale.
La foto del giorno divertirà molti amici di questo blog. Durante il viaggio ufficiale nel Regno Unito i sovrani d’Olanda sono stati ricevuti anche da questo signore. L’avete riconosciuto? È nato lo stesso giorno di Lady Violet, ma probabilmente non divide con lei la passione per i royals… Anche se resistere allo sguardo incantatore della regina Máxima non è semplice. E neanche al simpatico Willem-Alexander, che ha la faccia deliziata del bambino che pensava di venire sgridato e invece no. Però quel vestitino marroncino rivoluzione no dai, rompiamo i cliché.
Al termine di una giornata densa di impegni (ve ne parlerò domani) questa sera il momento più importante della real visita olandese nel Regno Unito. Come qualcuno aveva ipotizzato, la regina consorte Máxima ha tirato fuori dai forzieri quello che è forse il diadema più prezioso, certo il più adatto all’occasione: la Tiara Stuart, su cui troneggia un diamante da 40 carati. E ha sfoggiato la parure completa di orecchini e spilla – indossata come dévant de corsage – ma senza la collana. Bellissima lei e sembra molto bello anche il vestito. Non mi è piaciuta invece Catherine, con un abito del solito Alexander McQueen in un azzurro chiaro un po’ smorto, dalla foggia vagamente ani ’50, che non le dona molto. C’è una vecchia regola per questo modello: ci vuole un corpo un po’ meno esile, sennò il che drappeggia il drappeggio? Il discorso cambia per i gioielli: in testa, come già in altre occasioni, porta la Lover’s Knot Tiara, che a suo tempo la Regina aveva assegnato a Diana. La quale, non me ne vogliate, la indossava molto meglio. Al collo un altro pezzo di grande importanza: il collier nuziale della Regina Alexandra, bisnonna di Elizabeth. La notizia però è il Royal Family Order, appuntato sulla spalla sinistra. Finalmente Sua Maestà glielo ha assegnato! Quanto alla Regina, in bianco come suo solito, indossa un classico: la Girls of Great Britain and Ireland Tiara. Camilla, anche lei splendida in bianco, ha optato per la Greville. Vi suona familiare questo nome? Esatto, è parte della favolosa eredità che Mrs Greville lasciò alla sua morte alla Queen Mother, di cui fa parte anche la tiara Boucheron indossata da Eugenie alle sue nozze, dieci giorni fa.
Domani immagini e approfondimenti sulla visita, con particolare attenzione a tiare&co.
L’annuncio ufficiale non c’è ancora stato ma la notizia sembra confermata. Queste due bellissime signore, Caroline e Carole, ritratte nei giorni gloriosi del loro splendore, sono diventate nonne di un pupone del peso di kg 4.450 (accidenti, più di Lady Violet!). Il bimbo è il primo nato dalla coppia formata da Charlotte Casiraghi (figlia di Caroline) e Dimitri Rassam (figlio di Carole), però ha già un fratellino – Gabriel, figlio di Charlotte e Gad Elmaleh – e una sorellina, Daria, dal precedente matrimonio de padre. Insomma, i monegaschi avranno un po’ perso per strada il glamour di nonna Grace, ma non l’abitudine a riprodursi intensamente.
Restiamo in attesa di vedere le foto, perché se il piccolo ha ripreso i geni delle nonne sarà un vero spettacolo!
Nel 1968 Catherine Deneuve ha 25 anni, e recita in Mayerling, drammone storico che racconta la scioccante fine dell’Arciduca Rodolfo d’Asburgo – erede al tono d’Austria e unico figlio maschio dell’imperatore Franz Joseph e di sua moglie Elizabeth, universalmente nota come Sissi – che nel 1889 morì, forse suicida, nel casino di caccia di Mayerling appunto, insieme alla giovanissima amante Maria von Vetsera. Nel film Catherine è Maria, Omar Sharif è Rodolfo, e gli imperatori sono interpretati da James Mason e Ava Gardner. Catherine nasce da due attori nella Parigi occupata dai tedeschi; non ha la regalità del sangue, ma a voler considerare quella dello charme, è senza dubbio una regina. Comincia a lavorare prestissimo seguendo le orme la sorella Françoise Dorléac, maggiore di un anno e mezzo, attrice e modella per Dior. Per scongiurare possibili confusioni Catherine sceglie di assumere il cognome della madre, e diventa Deneuve. Le due sorelle bruciano le tappe: mentre Françoise a 22 anni gira il capolavoro di Truffaut La calda amante, e due anni più tardi Cul-de-sac di Roman Polanski, Catherine incontra il regista Roger Vadim, marito divorziato di Brigitte Bardot. Lui la dirige nel dimenticabile Il vizio e la virtù, ma prima di lasciarla per Jane Fonda, che diverrà la sua terza moglie, ha il tempo di fare per lei due cose fondamentali: le dà il primo figlio, Christian, e la spedisce da Carita, mitico regno della bellezza nel Fauburg St. Honoré dove le due sorelle spagnole Rosy e Maria trasformano una ragazza brunetta e graziosa come tante nell’icona assoluta della bionditudine che conosciamo da quasi sessant’anni.
È il 1967, Catherine grazie a Buñuel diventa Belle de jour, considerata una delle migliori interpretazioni nella storia del cinema, e le due sorelle girano insieme il delizioso Les Demoiselle de Rochefort; ma il 26 giugno Françoise ha un incidente sulla strada per l’aeroporto di Nizza, l’auto su cui si trova si ribalta e prende fuoco, lei muore. Ha solo 25 anni. Intanto Catherine ha sposato un fotografo inglese, David Bailey, e deve incontrare la Regina. Contatta un giovane couturier considerato l’erede di Dior: Yves Saint Laurent; è l’inizio di un’amicizia che durerà tutta la vita. Gli abiti di Saint Laurent contribuiscono, con le ballerine Roger Vivier, a definire l’immagine di Séverine, la belle de jour, e lui vestirà la sua musa anche in altri film: La chamade, La mia droga si chiama Julie,Notte sulla città e Miriam si sveglia a mezzanotte. L’attrice recita col gotha dei registi: Truffaut, Lelouch, Chabrol, Risi, Bolognini, Ferreri, Tony Scott, de Oliveira, von Trier, ed è tuttora attiva. Vince due César, per L’ultimo metro (premiata anche col David di Donatello) e Indocina, per cui ottiene la nomination all’Oscar. Archiviato il matrimonio con Bailey ha una lunga relazione con Marcello Mastroianni, da cui nasce la figlia Chiara. Dalla rottura riserbo assoluto, nulla più si sa della sua vita privata, nonostante i nomi di uomini più o meno famosi che spesso vengono accostati al suo. Non si tira indietro però quando si tratta di impegnarsi in prima persona – è stata ambasciatore dell’UNESCO e volto per campagne di Amnesty e per la lotta all’AIDS – e non teme di prendere posizioni anche scomode, dalla rivelazione di un aborto illegale nel ’71, all’aperto sostegno alla causa LGBT, alle recenti critiche al movimento #metoo. Anticonformista senza sbandieramenti, fedele ai suoi vizi senza pentimenti – difficile vederla senza sigaretta tra le dita – gli anni hanno appena scalfito la sua bellezza ma le hanno donato un’ironia capace di stemperare la timidezza E alla fine si è anche seduta sul trono, improbabile regina britannica abbondantemente drappeggiata in un tartan sgargiante. A chi si sarà ispirata?
Questa immagine ci piace particolarmente, perché c’è LUI ma ci siamo pure NOI. La squadra degli atleti paralimpici della difesa che agli Invictus Games a Sidney si sta comportando benissimo, e porterà a casa un bel gruzzoletto di medaglie. Per seguirli c’è una pagina facebook, da cui viene questa immagine.
Molto materiale questa settimana! Andate a leggere e date il vostro parere.
Meghan, Duchessa di Sussex
Tra l’annuncio della gravidanza e il tour in Oceania l’attenzione di tutti si è fissata su di lei, e lei non ha deluso mostrando il suo bel sorriso, la sua notevole empatia, la grande affinità con il marito e una serie di mise che mettevano in mostra il pancino. Molti abiti nelle predilette tonalità scure, soprattutto l’amato blu, alcuni dei quali già visti; il migliore secondo me quello di Roskanda con banda azzurra all’orlo, grafico e romantico allo stesso tempo. Chic. Qualcun altro mi è piaciuto meno, come quella specie di wrap dress firmato di Dion Lee indossato a Melbourne, soprattutto quando, portato con il classico trench Martin Grant, il pannello svolazzante dell’abito con conseguente spacco ballerino rendeva l’insieme troppo arruffato. In questo caso, shock.
Qualche dubbio sul cape dress indossato per il ricevimento ufficiale alle Fiji. È il modello Ginkgo della maison Safiyaa, in un blu che è un omaggio all’Oceano Pacifico, come compare sulla bandiera del Paese ospite. Abito bello e regale, ma tende a renderla una colonna, e non è un complimento, boh.
Très chic invece il trench abbinato a un semplice abito nero di Club Monaco nonostante le ballerine (la fanciulla è pur sempre incinta, quindi può) e soprattutto al tubino bianco Karen Gee indossato per incontrare il Governor-General d’Australia e sua moglie, Sir Peter e Lady Cosgrove.
Ancora chic l’abito nero con bottoncini bianchi di Emilia Wickstead (un po’ troppo lungo per lei) con cui Meghan ha partecipato alla cerimonia all’ANZAC Memorial, abbinato al cappellino Philip Treacy che abbiamo visto il giorno del suo compleanno al matrimonio di amici nel Surrey (ve lo ricordate? Un matrimonio e un compleanno ).
Un grande boh invece per l’abito lungo a righe sui toni del caffè, anche questo Martin Grant, indossato per la mattina di yoga e surf sulla famosa Bondi Beach.
Però migliora decisamente con l’aggiunta della collana di fiori!
Assolutamente shock l’abito verde marcio Brandon Maxwell. Brutta la lunghezza, brutto il colore, brutto il modello, insomma brutto. Poi per fortuna la duchessa sfoggiava un braccialetto e un paio di orecchini di diamanti a forma di farfalla appartenuti a Diana che hanno attirato l’attenzione distraendola dalla mise.
E shock pure le varie giacche oversize indossate in più occasioni, abbinate sempre a pantaloni skinny neri. Modelli vecchi che non donano affatto alla struttura esile di Meghan. Con quella bianca gessata, di L’Agence, oltre ai pantaloni skinny abbiamo pure le solite scarpine décolletés Acquazzurra col fiocchetto sul tallone. Accoppiata letale. Non migliorata affatto, anzi, dalla tracolla bicolore Oroton. Un’altra giacca, in un tristanzuolo principe di galles (omaggio al suocero?) è firmata addirittura da Serena Williams, la dea del tennis che secondo me dovrebbe continuare a impugnare la racchetta lasciando stare ago e filo.
E ho sempre sperato che il polsino della giacca arrotolato fosse finito con Miami Vice.
Máxima, Regina Consorte d’Olanda
Tra due giorni la rutilante Máxima incontrerà a Londra la Regina delle Regine, e non vediamo l’ora di sbalordirci per le sue mise, perché credetemi, Máxima oscilla sempre tra vette di sublime e abissi di raccapriccio, ma lo sbalordimento non manca mai. Nella scorsa settimana si è prodotta in alcuni capetti che non possono passare sotto silenzio tipo questo, firmato dall’inevitabile Natan. Bella la blusa in un moderno rosso rubino e passabile il cappello ricoperto di tulle, data la stagione il tartan per la gonna sarebbe anche una scelta adeguata, ma perché quella balza con l’arricciatura sghimbescia, che taglia a metà la figura ed evidenzia il pancino pure a chi non ce l’ha? Boh.
In un’altra occasione la regina abbandona la moda belga in favore di quella indiana e per aprire la One World Young Conference sceglie quest’abito firmato Saloni. Modello pasticciatissimo, pieno di rouches che si inseguono per ogni dove increspando un tessuto dalla fantasia indefinibile. Ulteriormente peggiorato, ove mai fosse possibile, dalla calze nere semiopache. Shock, ma solo perché manca un’opzione ulteriore.
Il top però era stato già raggiunto all’inizio della settimana, quando Máxima aveva accompagnato il marito in visita a Schouwen-Duiveland e Tholen nella provincia dello Zeeland. Probabilmente intenzionata a stendere l’oblio sulla sua origine argentina trasformandosi in una perfetta olandesina, la regina ha chiesto aiuto a Claes Iversen e ha sfoderato un gonnellone che avrebbe fatto la gioia di ogni bambola di panno uscita dalla torinese gloriosa fabbrica Lenci. Data rigidità e trasparenza il tessuto sembrerebbe essere organza, attraversata da bande di passamaneria e floreali a rilievo. In bilico il cappellino rosso che stride un po’ con l’azzurro della blusa, ma tanto a quel punto chi ci fa più caso? Shock. Però almeno è divertente.
Chic shock e boh in ordine sparso
Settimana intensa per la Reina Letizia, prima a Roma per la FAO (in tubino rosso Carolina Herrera) e poi per il Premio Princesa de Asturias. Di nuovo in rosso Carolina Herrera per l’incontro con i dieci premiati, in nero Armani un po’ moscio, per fortuna risollevato dai gioielli di famiglia (di Vittoria Eugenia) per la sera del concerto. O infine nella versione che preferisco: camicia maschile pantaloni gessati e brogue, tanto con quel marito fuori misura manco il tacco 12 è risolutivo. Sempre, assolutamente, chic.
Un grande boh invece per la mise indossata la sera del Premio: scarpe peep toe (tremende) e abito Felipe Varela. So che molti non saranno d’accordo, ma a me non piace. C’è sicuramente un gran lavoro artigianale nell’intricato ricamo e va riconosciuto, ma il disegno a rosoni della gonna è eccessivo, ed è pure troppo in basso, creando uno squilibrio con il corpetto. Inoltre, considerando che il Re è in abito blu e non in abito da sera, mi sembra veramente eccessivo.
Impegnate a New York due delle signore e signorine del Principato, al Gala dei Princess Grace Awards. Volgarotta la pur graziosa Pauline, abbigliata da starlette in uno stile che sua nonna, vera star di Hollywood, aborriva. Boh di incoraggiamento per la giovane età.
Quanto alla zia Charlène, principessa in carica, che dire? Avrà scelto il completo Ralph Lauren guardando Cara Delevigne al royal wedding? (qui Chic Shock e Boh Royal Wedding Edition ) Ora, senza voler prendere in considerazione i 15 anni di differenza, per il boyish look ci vogliono l’opportunità e soprattutto il giusto atteggiamento (attitude), sennò il rischio Charlot è in agguato. Shock, che non bastano i capelli biondi – e manco l’assonanza del nome – per diventare Marlene.