La serata clou dell’estate monegasca è senza dubbio il gala della Croix Rouge, che quest’anno si terrà venerdì 19 luglio nella Salle des Étoiles dello Sporting di Montecarlo. Hermès ha donato una splendida Kelly rossa, che sarà messa all’asta per la raccolta fondi (poi non dite che non lo sapevate!).
(Ph: David Niviere/ABACAPRESS.COM)
Ma nel Principato c’è sempre una ragione per fare festa, e sabato scorso è stata la volta del party organizzato per i vent’anni dell’associazione Fight Aids Monaco, fondata nel 2004 dalla principessa Stéphanie a sostegno delle persone ammalate, o sieropositive, o colpite dallo stigma che ha sempre contraddistinto questa terribile malattia. Tema della serata i favolosi anni ’80, quando eravamo sicuramente giovani e forse pure felici. Con Stéphanie c’erano le due figlie Pauline Ducruet e Camille Gottlieb; assente il primogenito Louis con la moglie Marie, in attesa del secondo bebé. La principessa ha potuto contare anche sul sostegno del fratello Albert, che in queste occasioni non manca mai; un vero capofamiglia. Lady Violet, che ha sempre avuto un debole per lui – negli anni ’80, gentile sportivo e capelluto era un vero principe azzurro – lo ama particolarmente per questo.
(Ph: Frédéric Nebinger/Palais princier)
Una bella festa con molti cantanti dell’epoca, da Patrick Hernandez, il primo a sinistra (ve la ricordate Born to be alive?) alla nostra Sabrina Salerno, splendente in bianco abbracciata a Camille. Non è mancata nemmeno la riproposizione di Ouragan, la hit di Stéphanie nella sua fase cantante pop.
(Ph: Frédéric Nebinger/Palais princier)
Sul palco si è esibita la band Stars 80; ok, sono un po’ acciaccati ma è per una buona causa, e secondo me si sono anche divertiti. Non è mancata la lotteria con premi definiti prestigieux; non li ha offerti Hermès ma negozi monegaschi e sostenitori dell’associazione. Cioè non chi coglie (giustamente, per carità) l’occasione per la propria visibilità, ma chi tiene a Stéphanie e approva il suo impegno.
(Ph: Frédéric Nebinger/Palais princier)
La serata si è conclusa sulle note di L’or de nos vies, canzone scritta dalla band Kyo per l’associazione nel 2006 ed eseguita dal team Fight Aids Monaco, che ha così voluto rendere omaggio alla principessa (notare i ventagli con scritto “Stéphanie”). Ve lo dico, questo party mi è piaciuto un sacco, ci farò un pensierino per l’edizione dei 25 anni.
Dove pop sta per “popular”, popolare, in questo caso non nel senso di famoso ma di vicino al popolo. Il Principe di Galles questa sera ha assistito a Dusseldorf alla partita Inghilterra Svizzera, valevole per i quarti di finale degli Europei. I Three Lions hanno vinto ai rigori, e si giocheranno la semifinale contro la vincitrice tra Olanda e Turchia, che mentre scrivo è in testa per 1 a 0.
(Ph: EURO 2024 News Pool- ENP)
La premessa sportiva serve a introdurre una piccolissima riflessione: quando Lady Violet era giovane i membri della Royal Family giocavano principalmente a polo – era proprio una loro caratteristica – amavano gli sport equestri in generale, alcuni giocavano a tennis e comunque non mancavano a Wimbledon, e tutt’al più tifavano per il rugby, sport che ha visto i suoi natali in Albione. Passione per il calcio non pervenuta. È bastata una generazione e le cose sono cambiate completamente: il futuro re è appassionatissimo di calcio, nonché accanito tifoso dell’Aston Villa, la squadra di Birmingham. Tutte le volte che può non manca agli incontri importanti, internazionali e anche nazionali, scatenandosi nel tifo e perdendo l’aplomb in un modo che alla nonna regina accadeva solo quando correva un suo cavallo ad Ascot o in altri posti simili. Ecco, è anche attraverso cose così che avviene il processo di popolarizzazione (nel doppio senso di vicinanza al popolo ma anche di celebrità) delle famiglie reali in generale, e di quella britannica in particolare.
Prima o poi riprenderemo questo discorso; intanto se in questo pigro sabato di luglio vi incuriosisce sapere per chi tifano i reali, andate a leggere questo post: Tre leoni hanno sbranato undici vichinghi
Siete tra i pochissimi che non conoscono il regalo che William si è fatto – o ha ricevuto – per il suo compleanno? E Lady Violet che ci sta a fare?
Ecco qui, è stato a Wembley, al concerto di Taylor Swift con i due figli maggiori George e Charlotte. Poteva mancare il selfie? Domanda retorica, eccoli dunque con la vispa signorina che oltre a cantare ballare ed essere una fantastica performer, da sola coi suoi concerti è in grado di trainare il pil USA (non sto scherzando). Il giovanotto con loro è Travis Kelce – confesso, ho googlato – giocatore di football americano nella squadra del Kansas City (non quella di Sordi, proprio la città del Missouri), che dovrebbe essere il di lei fidanzato. Il messaggio che accompagna la foro diffusa urbi et orbi dice: Happy Bday M8! London shows are off to a splendid start (buon compleanno amico! Gli show a Londra partono veramente col piede giusto).
C’è un piccolo aggiornamento: confermata la presenza al concerto di ieri anche della Principessa delle Asturie Leonor e di sua sorella, l’Infanta Sofía. Taylor Swift si conferma come una royal star.
Probabilmente molti di voi, cari miei royal watcher, avranno visto le immagini del terzo garden party offerto dalla Royal Family a Buckingham Palace. Che si è contraddistinto soprattutto per due caratteristiche: la pioggia e la presenza dei giovani di famiglia, con l’onorevole eccezione dei diligenti Duchi di Gloucester.
A dare manforte al Principe di Galles, che rappresentava il re, tre delle sue cugine: le principesse York e Zara Tindall (con fratello Peter e marito Mike). In questo periodo si parla molto di un possibile loro coinvolgimento – più delle York, dotate di titolo reale, che di Zara, che è solo Mrs Tindall – nelle attività della Firm, data l’assenza di Catherine per malattia che va a sommarsi all’esilio dei Sussex, con le condizioni di salute del sovrano che hanno ulteriormente complicato la situazione.
E già che ci siamo, mentre King Charles riesce a coniugare le terapie con una discreta attività pubblica – e il 6 dovrebbe volare in Francia per l’ottantesimo anniversario del D Day, lo sbarco in Normandia – per la Principessa di Galles sappiamo solo che saranno i medici a stabilire quando potrà tornare al lavoro. Intanto ci sono le elezioni anticipate del Parlamento, fissate per il 4 luglio, che potrebbero interferire con l’attività della Royal Family, la quale per tradizione non partecipa ad eventi che potrebbero avere un valore politico e influenzare la scelta degli elettori, per cui vedremo come si organizzeranno.
Sotto la pioggia londinese Beatrice brillava con un abito rosso fragola di Beulah London e accessori neutri, coronata da un cerchietto ricamato di strass che non so perché mi fa pensare alle dame di epoca Tudor.
La sorella Eugenie aveva scelto il bianco, un modello un po’ arruffato con incerto orlo, di quelli che ammazzano qualunque caviglia; anche lei come sua sorella aveva in testa uno dei soliti bandeau, nel suo caso completato da un fiocco sulla nuca e indossato come un diadema. Basta con questi cosi, ridateci qualche bel cappello vi prego!.
Per fortuna che c’è Zara – un po’ Mary Poppins un po’ My Fair Lady – che questa volta ha incantato veramente tutti. Abito chemisier bianco già indossato ad Ascot, un delizioso cappello boater inclinato sulle ventitré, rosa come la clutch e le scarpe dal tacco alto e sottile. L’ideale per affondare nel prato bagnato.
E qui il colpo di genio: dei salvatacchi trasparenti. Io non li avevo mai visti, e voi? Se già non li conoscevate e pensate che potrebbero farvi comodo per qualche cena in giardino o una di quelle cerimonie che in questo periodo abbondano, li trovate online.
Buona serata a voi, e che il weekend abbia inizio!
Questa mattina alle 04:06 l’equinozio di primavera. È dunque giunta la bella stagione, e noi ci possiamo far mancare un post primaverile? Andiamo in Olanda, patria dei fiori peggio di Sanremo, col vantaggio che lì probabilmente non canta nessuno, almeno non da sobri!
(Ph: Keukenhof)
Ieri pomeriggio la principessa Margriet, sorella minore dell’ex regina Beatrix e dunque zia dell’attuale sovrano Willem-Alexander, ha inaugurato il Keukenhof. Da 75 anni questo parco nella cittadina di Lisse – a una quarantina di chilometri da Amsterdam – diventa per un paio di mesi la capitale mondiale dei fiori, un posto da vedere assolutamente (uno dei miei sogni, in effetti, dopo che qualche hanno fa ho avuto l’occasione di visitare il londinese Chelsea Flower Show: RHS Chelsea Flower Show, la quintessenza del British lifestyle).
Quella che in origine era una torbiera inizia a cambiare aspetto all’inizio del XV secolo grazie alla contessa Jacoba van Beieren che destina l’area, allora chiamata Keukenduyn a riserva di caccia per la cucina del vicino castello di Teylingen. Successivamente, un ricco comandante della VOC – la Compagnia Olandese delle Indie Orientali – costruisce una casa di campagna che nel tempo viene ampliata fino a diventare un catello, la cui costruzione è ultimata nel 1641: è il castello di Keukenhof, circondato da un’ampia tenuta. Un paio di secoli più tardi gli architetti del paesaggio Jan David e Louis Paul Zocher, padre e figlio, ridisegnano in stile inglese i giardini del castello. È il 1857, il primo parco del Keukenhof è nato.
Nel secondo dopoguerra 20 tra i principali produttori ed esportatori di bulbi pensano di trasformare l’area in un parco primaverile che unisse il piacere di godere della natura alla possibilità di promuovere la propria attività incrementando il mercato. Nel 1950 il Keukenhof apre le porte per la prima volta; ne è madrina la giovane regina Juliana, che visita il parco con le sue figlie, tra cui la stessa Margriet.
Questo è l’anno della settantacinquesima edizione, per cui i visitatori avranno a disposizione anche una mostra con fotografie, oggetti e memorabilia che raccontano la storia di questi tre quarti di secolo in cui il Keukenhof si è affermato come una realtà turistica e imprenditoriale di prim’ordine.
La mostra sarà visitabile dal 21 marzo al 12 maggio, dalle ore 08.00 alle 19.30, compresi i festivi.
Che sia il Keukenhof o il più famoso Chelsea Flower Show, una passeggiata tra i fiori è sempre piacevole. Anzi, regale.
Oggi è l’otto marzo, giornata internazionale dedicata alle donne e ormai anche alle mimose. Vi tranquillizzo subito, non è intenzione di questo post celebrare le donne attraverso il ruolo di spose, la ragione è a un tempo più leggera e banale, e ve la spiego. Lady Violet è innamorata di un abito creato da Norman Hartnell negli anni ’50 per la giovanissima Queen Elizabeth, e lo considera un po’ il simbolo di questa giornata (qui trovate il post che gli avevamo dedicato qualche 8 marzo fa: La foto del giorno – 8 marzo). Poi qualche giorno fa mi sono imbattuta in una foto colorata a mano, che mi ha fatto nascere una curiosità.
La fotografia, di proprietà del Royal Collection Trust, ritrae la principessa Alice, terzogenita e seconda figlia femmina di Queen Victoria, che il 1 luglio 1862 andò sposa a Luigi IV d’Assia. Pochi mesi prima delle nozze era morto il Principe Consorte, Albert, per cui la cerimonia fu celebrata in forma privatissima nella sala da pranzo di Osborne House, amata residenza sull’isola di Wight. Alice morì di difterite sedici anni dopo, appena trentacinquenne, ma fece in tempo ad avere sette figli tra cui Victoria, nonna di Philip Duca di Edimburgo e Alice, ultima zarina di Russia col nome di Alexandra. Ma veramente la principessa si sposò in giallo? In effetti no, le spennellature color mimosa sono una licenza dell’ignoto ritoccatore; Alice adottò l’abito bianco secondo la moda lanciata dalla madre, ma ormai la suggestione era creata. Dunque mi sono chiesta se ci fossero state spose, se non reali almeno famose, andate all’altare in abiti color mimosa. Qualcosa c’è, anche se al contrario un articolo che mi è capitato di leggere di recente sottolineava come le spose reali tendano a scegliere il bianco anche al secondo matrimonio. Così hanno fatto le divorziate Letizia e Meghan, che nonostante il proprio passato – ma in ossequio al protocollo – si sono presentate all’altare aureolate di veli; la Duchessa di Sussex addirittura col velo anche davanti a coprire il viso, cosa che generò qualche commento diciamo sorpreso. In bianco ma corto anche la Princess Royal per le sue nozze con Tim Laurence, e l’attuale Queen Consort, che per la cerimonia civile a Windsor che la unì a Charles indossava abito soprabito e cappello che forse non erano candidi ma nelle fotografie lo sembravano. Per la benedizione del pomeriggio Camilla si cambiò indossando una mise colorata; un insieme grigio con tocchi dorati, non proprio giallo ma quasi (A Royal Calendar – 9 aprile 2005).
Il giallo oro è protagonista dell’abito con cui l’incantevole Jetsun Pema è diventata Regina del Bhutan il 13 ottobre 2011, e a dire il vero è presente anche nel vestito del re. Ciò non stupisce dato l’ovvio legame tra l’oro e la regalità, e in alcune culture orientali il giallo in ogni sua sfumatura è espressamente riservato al sovrano.
Volendo restare in compagnia del giallo oro, il più clamoroso wedding dress è senza dubbio quello di Olga di Grecia, andata sposa il 27 settembre 2008 sull’isola di Patmos a Aimone di Savoia Aosta. Prada creò per lei un abito pieno di rimandi alla cultura ellenica, un meraviglioso inno alla luce color oro pallido con acconciature di spighe come Demetra e bouquet di foglie di ulivo come Atena.
Uscendo dall’ambito reale non possiamo che incrociare la sposa seriale Liz Taylor, dea dagli occhi viola e ostinata dea del matrimonio, essendo andata all’altare per ben otto volte, con sette uomini diversi. Meglio di lei a Hollywood solo Zsa Zsa Gabor, che raggiunse quota nove. Dopo aver impalmato nel 1950 Nicky Hilton (in classico abito bianco, in fondo aveva solo 18 anni), Michael Wilding nel 1952 con un abito da sciura colorato (ma non si sa come, le foto sono solo in bianco e nero) con ampio collo e polsi in organza bianca; Mike Todd nel 1957 (abito a mezze maniche con cappuccio, secondo alcuni azzurro chiaro ma anche qui solo foto in bianco e nero); nel 1959 Eddie Fisher, scippato all’amica Debbie Reynolds (secondo me l’abito più bello, anche lui col cappuccio in chiffon verde oliva); Liz è pronta per la cinquina. Arriva a Roma per interpretare la femme fatale per antonomasia, Cleopatra, e incontra l’amour fou. Lui è un fascinosissimo attore gallese, Richard Burton; nel film è Marco Antonio. L’amore divampato tra la regina egizia e il triumviro romano viene replicato sotto il sole rovente del litorale laziale. Liz e Dick sono entrambi sposati, but who cares? Lui le chiede di sposarlo a gennaio a Toronto, le leggi canadesi pongono una serie di ostacoli ma come si sa omnia vincit amor e finalmente i due riescono a coronare; è il 15 marzo 1964 a Montreal, lei ha ottenuto il divorzio da Fisher solo nove giorni prima.
(Ph: Getty Images)
E finalmente eccolo, il famoso abito giallo: corto, di chiffon, con maniche abbondanti (pure troppo) creato dalla costumista di Cleopatra, Irene Sharaff. Inizia la fase che io chiamo trionfale e accompagnerà la diva per il resto della vita: mise ridondanti che spesso esaltano il fiorente décolleté però non valorizzano troppo la sua voluttuosa ma non slanciatissima figura. Come acconciatura un treccione inondato di fiori più adatto ad una sposa più giovane; per fortuna c’è ad attirare l’attenzione il sontuoso dono di nozze dello sposo: una spilla Bulgari con un grosso smeraldo circondato di diamanti. Lui d’altronde una volta disse della moglie: “l’unica cosa che Elizabeth sa dire in italiano è Bulgari”. Nel 1974 il matrimonio è finito – ma per lei quello durato più a lungo – l’anno dopo ci riprovano e il 10 ottobre si risposano in Botswana; lei indossa un leggero caftano multicolore da figlia dei fiori. Questa volta dura solo nove mesi, ma Liz non è donna da restare nubile a lungo e il 4 dicembre 1976 sposa John Warner, avvocato e senatore repubblicano della Virginia. Matrimonio invernale con abito di cachemire viola sotto un cappotto di tweed e pelliccia con turbante abbinato. Nel 1982 il divorzio, cui seguono nove anni di singletudine fino al 6 ottobre 1991, data dell’ultimo, improbabile matrimonio.
A un passo dai 60 anni Liz sposa Larry Fortensky, un operaio edile di vent’anni più giovane conosciuto mentre entrambi combattevano la dipendenza da alcol (più lei) e droga (più lui) ricoverati al Betty Ford Center. Un giovanotto cui si poteva perdonare molto, ma non la pettinatura. Nozze celebrate nel Neverland Ranch di Michael Jackson, grande amico della sposa e maestro di cerimonie. Anche questa volta Liz sceglie il giallo in una tonalità chiarissima, Valentino (sì proprio lui, il perfido) le dona un abito tutto balze da bella del sud, modello zia di Scarlett O’Hara. La coppia divorzia il 31 ottobre 1996. Otto e sto.
Ultimo della serie è uno degli abiti che da bambina mi piacque di più: il 30 giugno 1970 la giovanissima, famosissima, originalissima Caterina Caselli sposa il suo produttore musicale, Piero Sugar. Con lui smetterà di cantare ma scoverà una gran quantità di talenti che hanno deliziato le nostre orecchie negli ultimi cinquant’anni. Per lei un lo stile folk, allora pazzescamente di moda: abito in pizzo giallo su camicia d’organza bianca, più cappello a tesa ampia. Delizioso.
Non ve l’aspettavate eh? Io no di sicuro, e invece…
E invece Mathilde dei Belgi, in missione in solitaria per conto dell’ONU in Costa d’Avorio, mostra insospettabili doti di footballeuse (non so se esista questa parola, ma mi piace) nel corso di un evento organizzato ieri allo stadio Laurent Pokou a San Pedro. Qui la Reine ha incontrato l’ex calciatore Bakari Koné – che ha giocato anche in Europa, nell’Olympique di Marsiglia – la campionessa olimpica di taekwondo Ruth Gbagbi e altri atleti ivoriani, per confrontarsi sui molteplici benefici dello sport, che spaziano dalla salute alla socializzazione. Non posso non ammirare lo stile della calciata di Sa Majesté, e anche come i pantaloni assecondano il movimento. Ora chi glielo dice a Édouard Vermeulen, aristocratico stilista di Natan, che a noi Mathilde piace più così che con molte sue arzigogolate creazioni?
Le foto di oggi arrivano da Albione e dalla sua Royal Family, che come una nave della sua gloriosa marina governa la tempesta e mantiene la rotta.
Scena 1: bello come un attore (vabbè quasi), elegante in uno smoking con la giacca in velluto blu notte lasciata aperta con nonchalance, l’occhio ceruleo appena velato di malinconia – a me francamente non sembra, ma facciamo come se, lo storytelling viene meglio – il Principe di Galles è arrivato questa sera alla consegna dei premi BAFTAS (praticamente gli Oscar britannici) di cui è presidente. Naturalmente senza la consorte Catherine, che continua la sua lunga convalescenza. Sorridente, disinvolto, ha salutato quelli che conosceva e anche quelli che non conosceva, casomai ce ne fosse qualcuno, ma in questi casi si fa così. Ha porto le scuse per l’assenza della consorte, rassicurato sulle sue condizioni e accettato con grazia gli auguri di pronta guarigione per lei, il padre, e magari pure la ex zia. Bravo, non ci aspettavamo nulla di diverso, mi sembra sempre più il connubio riuscito tra l’elegante contegno paterno e la calda socievolezza materna. Magari gli mancheranno il carisma di nonna o i modi scanzonati di nonno, ma insomma accontentiamoci che non è poco; ha pure confessato di non avere visto il film Barbie!
Ma quant’è tenero con Cate Blanchett? Alla fine sempre di una Cate si tratta…
(Ph: Mark Cuthbert/GettyImages)
Scena 2: spostiamoci a Sandringham, dove ancora una volta i sovrani sono stati fotografati mentre raggiungevano la chiesa di St. Mary Magdalene per la funzione domenicale. Mi direte che avevo postato la stessa fotografia la settimana scorsa, e pure due settimane fa; certo, infatti la notizia è proprio che il re continua a fare la stessa vita di sempre, ed è un’ottima notizia. Spero di poter continuare a postare la stessa immagine finché non ce ne sarà più bisogno e la malattia sarà solo un brutto ricordo. In compenso oggi pioveva, e non sono sicura che Charles si ripari col famoso ombrello di bambù e seta creato per lui da Mario Talarico; dev’essere uno di quelli che gli non apre gli ombrelli belli sotto la pioggia, sennò si bagnano!
Ieri era il 14 febbraio, San Valentino, festa degli innamorati dei fiorai e dei cioccolatai. Quest’anno è capitato che la zuccherosa ricorrenza coincidesse col ben più austero Mercoledì delle Ceneri, per cui abbiamo preferito tenere un profilo basso. Anche perché, diciamolo, tutta questa voglia di festeggiare probabilmente non l’avevano neanche molti royals. Ma chi lo ha detto che l’unico amore da celebrare è quello tra una coppia? E infatti… Infatti The Queen Consort ieri ha omaggiato l’amore per Shakespeare; passione sua, del suo augusto sposo, e di gran parte dei Britannici (e pure di Lady Violet, ma non conta). Ieri dunque Camilla ha partecipato alla serata in onore del Bardo organizzata da Gyles Brandreth, scrittore, giornalista, presentatore televisivo, politico e molte altre cose (l’ultima la scoprirete in fondo al post).
(Ph: royal.uk)
Parterre de rois e de reines per la sovrana, accolta da una squadra di grandi attrici. Da sinistra in prima fila: Virginia McKenna, Sian Phillips (prima moglie di Peter O’Toole), Judi Dench e Vanessa Redgrave accanto alla regina, e poi Penelope Keith e Patricia Routledge. Dietro in piedi, sempre da sinistra: Joanna Lumley, Floella Benjamin, Twiggy Lawson (ricordate la celeberrima, sottilissima modella degli anni’60?), Harriet Walter, Penelope Wilton, Maureen Lipman.
(Ph: royal.uk)
C’erano anche i signori: Freddie Fox con le ginocchia semipiegate davanti a Alex Jennings (il Duca di Windsor nelle prime serie di The Crown), Jeremy Irons, Brian Cox (anche lui ha interpretato un re: era Agamennone in Troy), Tom Courtenay, Peter Egan, Robert Lindsay, Martin Jarvis, Simon Russell Beale, Robert Powell (lo storico Gesù di Zeffirelli), Samuel West (anche lui ha recitato in The Crown, terza serie: era Sir Anthony Blunt, storico dell’arte e spia russa).
(Ph: Getty Images)
Ho l’impressione che sia stata una gran bella serata, cui anche Lady Violet avrebbe partecipato volentieri, magari solo per sbirciare. E il padrone di casa ha fatto un regalo particolare alla regale ospite. Gyles Brandreth è famoso anche per gli originali (a volte bizzarri) pullover – ne ha pure con corone e corgi per gli eventi reali – tanto da fondare un proprio brand col designer George Hostler, Ieri ha donato a Camilla una coppia di pullover per lei e Charles, con un bel cuore rosso per stare al caldo in queste fredde notti invernali.
Mentre siamo concentrati sulla salute di un sovrano seduto sul trono da pochi mesi, allargando lo sguardo ne troviamo un altro che ieri ha celebrato il giubileo d’argento.
È il 7 febbraio 1999 quando, abbastanza a sorpresa, Abdullah sostituisce il padre sul trono di Giordania. Hussein, il “piccolo re”, quando muore ha solo 63 anni ma soffre da tempo di un linfoma non Hodgkin, per il quale si sottopone ciclicamente a terapie negli USA. Durante l’ultimo ricovero diventa evidente che non c’è più nulla da fare e lui torna a morire in patria. Ricordo che ogni Paese che veniva sorvolato dall’aereo reale faceva alzare dei caccia per scortarlo in segno di rispetto; non so se sia pratica comune, ma mi sembrò molto bello, e bello mi sembra ancora. Avvicinandosi la fine il sovrano aveva fatto cambiare la costituzione rimuovendo dal ruolo di principe ereditario il fratello minore Hassan – accusato di aver abusato del ruolo di plenipotenziario durante l’assenza del sovrano – sostituendolo con il figlio Abdullah. Che è stato probabilmente il principe ereditario dalla carriera più breve, almeno della storia recente: 14 giorni, dal 24 gennaio al 9 febbraio. Accanto a lui diventa regina la moglie Rania, giovanissima – appena 28 anni – e bellissima. Nel tempo è diventata anche elegantissima, distinguendosi per il sostegno alle donne e il contrasto alla discriminazione sessuale, aspetto che la fa molto apprezzare in occidente, un po’ meno dai più integralisti del suo Paese e del mondo arabo.
Ieri dunque nella corte del palazzo Raghadan l’importante ricorrenza è stata celebrata con una sobria cerimonia, cui non saprei dire se seguiranno altri festeggiamenti. La situazione nell’area come si sa è assai delicata, e infatti oggi il sovrano è partito per un tour che toccherà USA, Canada, Francia e Germania per caldeggiare il cessate il fuoco nella striscia di Gaza.
Il tutto si è svolto alla presenza della famiglia reale quasi al completo: manca il figlio minore Hashem ma ci sono i principi ereditari ad aprire la fila. Dopo di loro la madre del Re, Muna, le figlie dei sovrani Iman (senza il marito) e Salma, il principe Faisal (fratello minore di Abdullah) con la moglie, e la principessa Alia, primogenita del defunto re. Dopo di lei una coppia che abbiamo già conosciuto; il principe Ghazi, cugino di Abdallah, con la moglie Maryam, la spagnola Miriam Ungría y López, vedova del principe Kardam di Bulgaria (Che fantastica storia). La signora rischia di diventare anche suocera reale, dato che si parla con insistenza di un flirt tra il figlio Boris e Catharina-Amalia d’Olanda, che a Madrid è di casa. Avrete notato che a parte il suo cappottino azzurro quello cammello di Muna le royal ladies sono vestite di nero. Se fossimo in occidente direi che, come uso in molte famiglie, ci si veste a lutto in onore del defunto nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa.
Ora, è vero che nel mondo islamico il nero non è il colore del lutto, ma è anche vero che ai funerali di Hussein le donne di famiglia erano in nero con il capo coperto da un velo bianco. Ulteriore conferma viene dalla immagine che ritrae i sovrani sulla tomba del defunto re; la regina è appunto in nero, con lo splendido cappotto Dior, il capo coperto da un velo bianco.
Come ha fatto per tutti i 24 anni precedenti, come le figlie che si intravvedono dietro di lei.
Dopo di loro, arrivano anche i principi ereditari, che devo dire finora non hanno goduto di particolare visibilità, soprattutto lei; ha la stessa età che aveva la suocera quando divenne regina, ma penso che la dolce Rajwa dovrà armarsi di santa pazienza.