La foto del giorno

In vita Karl Lagerfeld aveva più volte dichiarato di non amare i funerali “processioni di lacrime e abiti neri di cattivo gusto”, e con humour nero e paradossale aveva commentato i funerali Johnny Hallyday: “Che orrore, non voglio essere seppellito. Piuttosto muoio”. Secondo la stampa francese aveva manifestato il desiderio di essere cremato e le sue ceneri, mischiate a quelle della madre e del suo grande amore Jacques de Bascher, disperse in una cerimonia privata. kl funeralNel rispetto della sua volontà la cremazione è avvenuta ieri a Nanterre, alle porte di Parigi, dove si sono riuniti gli amici e una parte importante del mondo della moda: un’affranta Caroline de Monaco con i figli Andrea e Charlotte, Inès de la Fressange, la direttrice di Vogue America Anna Wintour, la modella Natalia Vodanova, la fashion editor Carine Roitfeld, i Wertheimer, proprietari di Chanel, e Virginie Viard, che succede a Lagerfeld nella direzione creativa della maison. C’erano anche gli Arnault, a capo di LVMH, multinazionale del lusso che possiede il marchio Fendi. Non sappiamo se ci fosse l’adorata gatta Choupette, ma c’era sicuramente Sebastien Jondeau per vent’anni assistente personale e body guard. Naturalmente la gran parte dei presenti indossava Chanel per cui il defunto Karl potrà ritenersi soddisfatto: qualche lacrima c’è stata, ma “abiti neri di cattivo gusto” direi proprio di no.

P.S, Messaggio per i lettori da Lady Violet. Nel breve giro di una settimana sono scomparse tre icone che hanno influenzato in varia misura moda, stile e stili: Lee Radziwill, Karl Lagerfeld, Marella Agnelli. Dinnanzi a questa moria ci vorrebbe una redazione intera mentre io sono da sola, ma se avrete pazienza arriveranno i post anche sulle due signore. Merci.

Ricordando Henrik

A un anno dalla scomparsa del Principe Consorte di Danimarca, la sua famiglia lo ha ricordato mercoledì sera (anniversario del funerale) con un concerto nella chiesa del Palazzo di Fredensborg. henrik memorialAtmosfera commossa ma serena, come accade quando si è accettata la morte di una persona amata, e forse si è anche grati della fine delle sue sofferenze. Amabile e sorridente come sempre la regina Margrethe, che amò alla follia quell’uomo bellissimo e affascinante, con un abito nero serio quanto basta, molto ben scelto. henrik memorial 2Se non ricordo male, la sovrana per il marito osservò un mese di lutto, e in questa occasione segue la regola che vuole ci si vesta ancora di nero nell’anniversario di una scomparsa. Total black anche per la nuora numero 2, Marie, banale come sempre con pullover paillettato Michael Kors e gonna ricca con sottogonna di tulle mentre la solitamente chic nuora numero 1, Mary, abbina al giacchino di velluto una gonna tapestry della maison Rochas che francamente avrei lasciato a casa (e in ossequio alla regola di cui sopra non sarebbe neanche corretta).

Mettiamola così. Mary si è incaricata di dimostrarci che anche le persone più eleganti a volte sbagliano, chiamiamola regola del faux pas.

La serata si è conclusa con un piccolo ricevimento, una cosa che a me piace sempre: celebrare la morte con la vita. henrik memorial 5Il sito ufficiale della casa reale ha ricordato il principe scomparso con una bella galleria di immagini (accidenti se era bello!) http://kongehuset.dk/foto-video/oejebliksbilleder

Io lo ricordo a mio modo: Henrik era nato lo stesso giorno di mio padre, 11 giugno; l’anno scorso ho scelto la stessa data per far nascere Lady Violet, e uno dei post dell’esordio è dedicato proprio a Henrik. Se volete, lo trovate qui A Royal Calendar – 11 giugno 1934

Sovrani e compleanni

Compie oggi 82 anni il Re di Norvegia, Harald V. Harald vTerzo e ultimo dei figli dell’allora principe ereditario Olav e di sua moglie Märtha di Svezia arriva dopo due femmine, Ragnhild e Astrid. Harald è uno dei numerosi discendenti della regina Victoria (la nonna paterna Maud era figlia di Edward VII), dunque è cugino di Her Majesty; e sembra essere stata proprio lei a sbloccare una situazione che ne aveva tormentato la giovinezza e rischiava di avere conseguenze anche sul regno: il suo amore con la borghese Sonja Haraldsen. Se sia stata davvero Elizabeth a persuadere Olav o no, il matrimonio si fece, è stabile e ancora felice dopo cinquant’anni, e Sonjia è un’ottima regina, amatissima dai Norvegesi. La storia di questo amore contrastato la trovate nei link in fondo, io qui voglio ricordarvi il bellissimo discorso sull’umanità e l’accoglienza fatto dal re  il 1 settembre 2016, perfetto, efficace e assai politico nella sua semplicità. https://www.youtube.com/watch?v=QYvPdBw7Dsg

Di anni ne ha compiuti 74, il 14 febbraio, Hans Adam II, sovrano del piccolissimo (e ricchissimo) Liechtenstein. hans adam bdayTra le famiglie regnanti europee sono senz’altro i più riservati, si vedono raramente, e anche queste immagini dei festeggiamenti nel castello della capitale Vaduz sono state diffuse con parsimonia. Ora lo so cosa state pensando, che come festa di compleanno voi avevate in mente qualcosa di diverso, ma che ne sappiamo noi? Magari la sera avevano organizzato un pigiama party con mojito a fiumi!

Con lui sono la moglie Marie e il principe ereditario Alois, che tra l’altro è l’unico della sua generazione (ha compiuto 50 anni lo scorso giugno) ad aver portato all’altare una fanciulla di sangue reale: la duchessa Sophie in Baviera. E a proposito di matrimoni, il fratello Maximillian è sposato dal 2000 con una signora panamense di colore, ed è stata lei la prima afroamericana a entrare in una famiglia regnante. Mentre dell’unica sorella, Tatiana, si parlava come di una buona candidata per Felipe di Spagna, prima che sulla scena comparisse Letizia. Insomma, c’è parecchio da raccontare… Io li trovo simpatici e ne sono incuriosita, però certo tre giacche brutte così tutte insieme è difficile trovarle.

I post su Harald e Sonja li trovate qui:

Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima)

Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda)

,

La foto del giorno

Ho sempre desiderato avere un cane, ma ricordo esattamente quando ho deciso che ne avrei preso uno. È stato quando ho sentito la storia di una ragazzina con un leggero ritardo; i genitori gliene avevano regalato uno preso al canile perché con la sua presenza la aiutasse a diventare più responsabile, e dunque indipendente, per poi rendersi conto che la bestiola era in grado di sentire con diverse ore di anticipo l’arrivo di una crisi epilettica della piccola padrona. Mi spiegarono che alcuni cani hanno questa dote naturale, e altri possono essere addestrati se non a prevedere, sicuramente a riconoscere determinati sintomi, ad esempio le crisi glicemiche nei diabetici. Nel Regno Unito il Medical Detection Dog si occupa di addestrare gli animali a questa importante funzione, che a volte si rivela un vero salvavita. camilla medical detection dogNaturalmente l’organizzazione ha un Royal Patron, e non vi sorprendere sapere che si tratta della Duchessa di Cornovaglia, che come tutte le signore very British ama i cani (ha due jack russell) e porta a termine tutti i royal engagement, anche i meno prestigiosi, con aplomb e amabilità esemplari. Oggi ha inaugurato la nuova sede del Medical Detection Dog e al suo arrivo è stata salutata da una speciale guardia d’onore schierata. Devo dire che in questo campo non si fa mancare niente; se ricordate solo un mese fa (non ricordate? ecco il link La foto del giorno ) in visita a CleanUp UK fu ricevuta da un plotone di pulitori schierati con tanto di ponte non di spade ma di attrezzi per la pulizia.

Ieri invece Camilla ha partecipato ad una sfilata duranto la London Fashion Week per la seconda edizione del Queen Elizabeth II Award for British Design. Lo scorso anno, per il battesimo del premio era stata Sua Maestà in persona a presenziare, seduta in front row accanto a Anna Wintour ( 2018 A Royal Year – 12 mesi in 12 foto ); evidentemente quell’esperienza le è bastata. Come darle torto?

Adieu Karl

E il sole tramontò su Kaiser Karl.Karl & CarolineHa lavorato fino alla fine per la sfilata Fendi Autunno-Inverno, prevista per giovedì a Milano, ma anche fuori dalla cerchia degli intimi più d’uno s’era preoccupato non vedendolo uscire in passerella a salutare il parterre lo scorso 22 gennaio per la collezione Chanel Couture. Lagerfeld e Chanel sono una cosa sola dal 1983, 35 anni in cui grazie a lui è tornata all’antico splendore la maison che dopo la morte di Mademoiselle Coco sembrava avviata sul viale del tramonto, una signora agée e démodeée al pari di Norma Desmond. kl chanelNe ha preso i simboli, il tweed, il jersey, il matelassé, il bianco e nero, le perle, la camelia,  e li ha trasformati in icone pop, declinandoli in una serie di prodotti alla portata di (quasi) tutte, perché chiunque potesse portarsi a casa il suo tesoro griffato con la doppia C. Haute couture per pochissime, prêt-à-porter e borse per poche, bijoux per qualcuna in più, occhiali e profumi per molte; oggetti di culto anche per le nuove generazioni che hanno adorato le gonne mini, le giacche corte e i gioielli sontuosi. Un’operazione che ha tracciato la strada agli altri stilisti – uno per tutti, Tom Ford – chiamati a rinnovare maison dalla storia lunga e prestigiosa. kl ysl woolmark prize“La tradizione va maneggiata con cura in quanto può uccidere. Il rispetto non è mai stato creativo”, dirà in un’intervista a Vogue America nel 1984.

Karl nasce ad Amburgo nel 1933, o nel 1935, o nel 1938, ma insomma chi è che non si toglie qualche anno o qualche chilo? E lui a un certo punto se ne toglie addirittura 42 (di chili, non di anni), e quasi settantenne diventa ancora più punk, ancora più rock, l’icona della sua icona.

Giovanissimo lascia la Germania per Parigi dove si fa notare presto, e nel 1954 vince il Woolmark Prize ex equo con un ragazzo magro e timido che si chiama Yves. Yves Saint Laurent, il suo nemico amatissimo. Che diventa suo rivale anche nella passione per Jacques de Bascher, uomo di grande bellezza sublime eleganza e irresistibile charme, il grande amore di Karl scomparso troppo presto.

Dopo il premio Karl va a lavorare da Pierre Balmain, Yves da Dior, che muore all’improvviso lasciando la Maison nelle mani di quel ragazzino di soli 21 anni. Per Karl la carriera è più lenta, dopo Balmain c’è Jean Patou che muore nel 1963; è il momento di lasciare l’haute couture, riservata a poche clienti e decide di diventare stilista di prêt-à-porter, collaborando con Chloé e molti altri. Ed è qui che si rivela il carattere peculiare di Lagerfeld: capisce lo spirito del tempo e i cambiamenti che stanno avvenendo e li anticipa.

kl jacques de bascher

Il grande amore, Jacques de Bascher

Nel 1965 cinque sorelle romane cercano qualcuno che rinnovi l’immagine dell’azienda di famiglia, che lavora pellami; Franco Savorelli di Lauriano porta loro il giovane Karl: è l’inizio di una collaborazione che trasforma Fendi in uno dei marchi di moda più amati al mondo. Lagerfeld reinterpreta il concetto di pelliccia, la alleggerisce, la tinge, la mischia ad altri materiali e si guadagna così un contratto a vita, lo stesso che poi avrà da Chanel. kl fendiMolte volte l’ho visto uscire dall’atelier di via Borgognona, prima pieno e sornione come un gatto, come l’adorata Choupette – la birmana bianca che potrebbe ereditare la sua fortuna – poi magrissimo e nervoso, i capelli sempre più bianchi legati in un codino da un nastro nero, ventaglio e pantaloni di pelle, un visconte di Valmont in versione punk. E sempre, sempre, sempre con gli occhiali da sole, abitudine che lo accomuna all’imperatrice di Vogue Anna Wintour, con cui divide anche la passione per la magrezza e un certo disprezzo per le taglie non dico comode, ma perfino normali. karl-lagerfeld-kim-kardashianQualche anno fa dà della grassa ad Adele (che oggettivamente magra non è, ma che diamone!) poi per scusarsi le invia un set di borse Chanel, capirai che sforzo! Ecco, io gliele avrei mandate indietro, non prima di averle riempite di quelle belle caciotte profumate, che lui tra l’altro sempre a dieta neanche poteva mangiare. Tanto poi alla fine tocca pure a lui far buon viso alla signorina Kardashian e alle sue generose forme sempre generosamente esposte, e ci si deve fare pure una di quelle foto sempre odiate.

Caroline-de-Monaco-photo-Karl-Lagerfeld

Caroline fotografata da Karl

Tanto odia essere fotografato quanto invece ama stare dietro l’obiettivo; spesso crea  le campagne pubblicitarie per le collezioni che firma, ma i suoi scatti compaiono anche nelle riviste più importanti. Suoi molti dei più bei ritratti della grande amica Caroline de Monaco, una delle sue muse, donne anche diversissime tra loro che considera indispensabili per il processo creativo. Processo che non si limita alla couture, ma si espande in campi diversi tanto da essere considerato una sorta di moderno artista rinascimentale: stilista couturier, fotografo ma anche editore, imprenditore, pubblicitario, perfino attore a tempo perso. Grande appassionato e collezionista d’arte, nel 1999 apre a Parigi, in rue de Lille, la libreria 7L, specializzata in testi su arte e cultura. E naturalmente nell’opera omnia del maestro che di libri pare ne abbia addirittura trecentomila.

Con Caroline organizza manifestazioni che restano impresse per inventiva ed eleganza; indimenticabili le sue regie del Bal de la Rose che si tiene ogni anno nel mese di marzo e i cui proventi vanno a sostegno della Fondation Princesse Grace, in favore dei bambini in difficoltà. Nel 2013, per i 150 anni della Société des Bains de Mer (la cassaforte del Principato che riunisce casinò, ristoranti, locali alla moda e gli hotel più lussuosi) Karl si inventa una serata Belle et Pop che fa sensazione come i favolosi fashion show in cui stagione dopo stagione presenta le nuove collezioni.kl bal de la roseLa capacità di guardare la moda non come un giardino incantato destinato a poche elette ma come parte vivace e attiva della società, la sua abilità nel coinvolgere persone, mondi, settori e saperi sono per me i suoi caratteri più importanti. Ma se dovessi scegliere di ricordarlo per una cosa sola sceglierei il progetto Métiers d’Art, ideato per Chanel nel 2003; una collezione annuale dedicata a far conoscere ed esaltare la squisita maestria artigianale di atelier storici parigini, come Desrues che produce bottoni, o Lesage e i suoi ricami haute couture.

Qualche anno fa, in occasione della mostra Mademoiselle Privé alla Saatchi Gallery di Londra, ho avuto l’opportunità di seguire un workshop con una deliziosa ricamatrice di Lesage che nel breve spazio di un’ora ci rivelò qualche segreto del suo mestiere, facendoci decorare con piccoli cristalli un elemento di ottone, che poi ci fu consegnato in un’elegantissima scatola.

dav

Ecco, se la moda in generale e l’haute couture in particolare servono a creare non solo abiti belli ma anche emozioni, Karl Lagerfeld non sarà dimenticato.

 

La foto del giorno

Meghan Markle è a New York da qualche giorno, e oggi pomeriggio parteciperà al baby shower che le sue amiche americane hanno organizzato per lei. meghan baby shower nycNegli Stati Uniti è tradizione che la futura mamma venga festeggiata, e riceva i regali per il nascituro, in un party tutto al femminile, cui la californiana Duchessa di Sussex non ha giustamente voluto rinunciare. Trattandosi di una visita privata (e non a carico dei contribuenti) Kensington Palace non ha diffuso dettagli in merito, nemmeno in relazione all’organizzazione della sicurezza. Le uniche immagini disponibili sono quelle pubblicate dal Daily Mail: Meghan – cappottone blu Victoria Bekham, capelli sciolti e coppola grigia –  esce da un edificio a Manhattan scortata da un bodyguard per salire su un SUV.

Atterrata nella Grande Mela venerdì, sabato pomeriggio ha incontrato l’amica del cuore Jessica Mulroney da Ladurée a Soho; oggi baby shower in un hotel (rimasto ignoto) nell’Upper East Side e domani si riparte. A Londra l’aspetta Harry col quale sarà in Marocco da sabato a lunedì prossimi. Fortuna che le valigie non le deve fare lei!

AGGIORNAMENTO

L’hotel che ospita il baby shower è il The Mark, 25 E 77st. Stanno arrivando molti fiori, e pure un piccolo albero di arancio. Attenzione, i fiori sono variopinti, ma le rose sono tutte rosa!

A long Lux weekend

Questi sono giorni intensi di celebrazioni gioia e addii per il Granducato del Lussemburgo.

Giovedì 14 granduchi luxI Granduchi Henri e Maria Teresa hanno festeggiato i 38 anni di matrimonio (qui il post A Royal Calendar – 14 febbraio 1981 ) e l’hanno fatto con la solita posatissima foto in stile finto informale versione descamisados peraltro ricavandola dal ritratto familiare diffuso qualche mese fa.

Sabato 16 alix ligne funeralNella cittadina belga di Belœil i sovrani con buona parte della famiglia, il principe Laurent del Belgio e membri di varie illustri casate europee hanno accompagnato nell’ultimo viaggio Alix, zia di Henri in quanto sorella del padre Jean – presente anche lui nonostante le non buone condizioni di salute – divenuta principessa de Ligne per matrimonio e morta lunedì scorso pochi mesi prima di compiere 90 anni. Complimenti a Maria Teresa per il coraggio di indossare un visone a pelli orizzontali. Corto. E pure stretto in vita da una cintura. Però la borsa di coccodrillo no dai, una bestia alla volta.

Nello stesso giorno la principessa Alexandra, quarta dei cinque figli della coppia e unica femmina, ha compiuto 28 anni. princesse-alexandra-09_800_thumbNel nuovo ritratto diffuso per l’occasione la principessa appare graziosa come non mai. Ora, fermo restando che deve decidere per sé e qualunque cosa sceglierà per la sua vita andrà bene, confesso che il suo royal wedding me lo sogno proprio. Lei che percorre la navata al braccio del padre in alta uniforme, ancora belloccio e sicuramente commosso, la madre che si scatena tra mise e cappelli, le due cognate… insomma noi siamo qui che aspettiamo fiduciose.

Lunedì 18 grande-duchesse-heritiereCompleanno anche per la Granduchessa Ereditaria, e per lei sono 35. Stéphanie per me è un mistero; a sei anni e mezzo dalle nozze col principe Guillaume non ha avuto eredi, e questo naturalmente è un argomento delicato da trattare in punta di piedi. Non sembra però aver trovato il suo ruolo, e quando presenzia a qualche evento non si capisce mai se sia a disagio, o annoiata, o entrambe le cose, o nessuna delle due; per non parlare delle scelte di stile, compresi i mollettoni per i capelli. Al funerale dell’anziano padre, un mese fa, era veramente stravolta, poi è scomparsa. Stéphanie reagisci, fallo per noi, che non ce la faremmo a reggere un’altra principessa triste!

Bambini

Bambini 1. Oscar pompieriIl piccolo Oscar, anni tre, figlio minore della principessa ereditaria di Svezia Victoria, è andato con papà Daniel a visitare una caserma dei pompieri nella zona sud di Stoccolma. Salire sul camion rosso, suonare la campanella, capire cosa succede quando scatta l’emergenza: un’esperienza che avrebbe fatto impazzire qualunque bambino. Oscar pompieri 2E infatti l’espressione felice e soddisfatta di Oscar è inequivocabile. Insomma, quasi. Ma lui è così, sempre serio, magari un po’ timido. Però che vi devo dire, io per questo bambino che ti guarda e un po’ ti sfida con quell’espressione ci vuole ben altro per convincermi ho proprio un debole.

Bambini 2. albert tumori infantili 2Ieri, 15 febbraio, era la giornata dedicata ai tumori infantili e alle malattie rare. La sofferenza di un bambino è ingiusta, insopportabile, indimenticabile. Tanti anni fa la mia amichetta del cuore si ammalò di osteosarcoma, io avevo sette anni e anche se non sapevo tutto, non capivo tutto, vedevo la luce spegnersi nei suoi occhi, mentre una grande tristezza soffocava ogni cosa. Oggi per fortuna tanti bambini guariscono perfettamente, ma tanto c’è ancora da fare, tanta ricerca,  tante terapie, tanta assistenza ai piccoli malati e alle loro famiglie. palais princier orangeA Monaco il Palazzo del Principe si è tinto di arancione per la quarta marcia simbolica della Fondation Flavien, che lotta contro i tumori pediatrici in memoria di un bimbo che non è riuscito a guarire. Il colore amato da Flavien era proprio l’arancione, e ora è diventato il simbolo della battaglia di suo padre e di tutti coloro che lo sostengono. albert tumori infantiliIn Albert II forse manca quell’allure cui la sua famiglia ci aveva abituati, magari è privo del glamour caratteristico di madre e sorella, sicuramente insieme ai capelli ha perso la bellezza apollinea che aveva da ragazzo, però sembra una brava persona, molto down-to-earth, e sa trasmettere empatia e calore umano. Anche in fotografie un po’ così.

 

La foto del giorno – 16 febbraio

Non so quante foto del genere abbiamo pubblicato, anche prima che Lady Violet si affacciasse sul web, ma ogni volta che ne vediamo una – pur se sfuocata come questa – c’è quel brivido di ammirato stupore che si inerpica su per la schiena. E dunque vale la pena anche oggi ammirare questa gran signora che sfida la foschia mattutina di Windsor per fare una passeggiata a cavallo, scortata dal figlio Andrew (che martedì compie 59 anni). riding queenHer Majesty lunedì è tornata a Londra dalla lunga pausa invernale trascorsa a Sandringham, e giovedì ha visitato l’edificio che fu la prima sede del GCHQ (Government Communications Headquarters), cioè l’agenzia governativa per sicurezza, spionaggio e controspionaggio, nell’ambito delle comunicazioni. Assai curiosamente, l’edificio si chiama Watergate House, come quello del famoso scandalo americano che costò a Nixon presidenza e reputazione (che potremmo dire fu una storiaccia basata proprio sulle comunicazioni). Altrettanto curiosamente, l’attuale Direttore dell’Agenzia di cognome fa Fleming, come il creatore della spia per eccellenza, James Bond.

Oltre a rivelare alcuni aneddoti sui problemi che il padre aveva con la tecnologia, la regina ha scoperto che nei messaggi in codice tra il Governo e lo staff di Palazzo relativi ad alcuni viaggi ufficiali, come la visita in Sud Africa del 1947, lei era identificata come 2519 e sua sorella Margaret 6101. Nel corso della visita Sua Maestà ha incontrato anche Ruth Bourne, che faceva parte del team di Bletchey Park, passato alla storia per aver risolto il problema macchina Enigma, usata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale per i messaggi cifrati e considerata inviolabile.

Questa storia è raccontata – in modo romanzato e impreciso – nel film The Imitation Game, incentrato sulla figura principale del team, il matematico Alan Turing. Del quale, nel corso della visita, Her Majesty ha detto: ” He was an amazing man with his brain and everything”, che sembra in fondo una cosa un po’ banale ma non lo è, per niente. Perché Alan Turing, il genio che aveva contribuito alla vittoria degli AngloAmericani, nel 1952 fu accusato di essere omosessuale e arrestato, proprio nel momento in cui il Parlamento discuteva dell’abrogazione del reato di omosessualità. Turing fu condannato e messo davanti al dilemma se passare due anni di carcere o sottoporsi a castrazione chimica tramite l’assunzione di estrogeni. Scelse la seconda, ma i cambiamenti nel suo corpo, la conseguente depressione – e immagino anche l’umiliazione per un trattamento del genere – lo portarono al suicidio. Ci sono voluti 55 anni perché il Governo, col Premier Gordon Brown, si scusasse ufficialmente, ammettendo un comportamento omofobo. Nel 2013 Sua Maestà ha concesso a Turing il perdono postumo e la riabilitazione. Dal che si comprende quanto importante sia quella breve frase pronunciata giovedì, e che gran capo di stato lei sia. Questo però noi lo sapevamo già!

La foto del giorno

Sì, parliamo d’amore. diana & boysForse qualcuno di voi ricorderà questa foto: è il 1993 e la Principessa di Galles, già separata dal marito, porta con sé i figli in una delle sue visite a Passage Charity. L’organizzazione – la principale del Regno Unito – si occupa di fornire aiuto e supporto agli homeless, con l’assistenza a quanti vivono per strada, ma anche con progetti che mirano a intervenire per evitare tale condizione. Nel biennio 2017/18 sono stati in 2651 a ricevere il sostegno dell’organizzazione, grazie soprattutto al lavoro di 450 volontari, che prestano la loro opera 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno.

Da ieri il Duca di Cambridge, che in questi 25 anni ha continuato a visitare di tanto in tanto Passage Charity, ne è diventato Royal Patron; per celebrare l’occasione si è unito ai volontari della mensa, aiutando a servire agli ospiti il pasto che prima aveva contribuito a cucinare: spaghetti alla bolognese.

Sì, parliamo d’amore. Per tutti gli amati e perduti, per la propria comunità, per gli altri in difficoltà. E pure per il ragù, dalle indubbie doti taumaturgiche. Però, Your Royal Highness, mica si offende se non lo assaggio?