Cinquanta+cinquanta di questi giorni

Alla fine anche questi neo cinquantenni hanno avuto la loro bella festa di compleanno, e visto che compiono gli anni a distanza di un mese circa ne hanno organizzata una sola, in un giorno speciale per entrambi: quello che ventidue anni fa ha unito le loro vite.

(Ph: Hanna Johre/NTB/PISCINA)

Festa bella e abbastanza insolita per le monarchie scandinave, che spesso celebrano queste occasioni con grande sfarzo. Loro, Haakon e Mette-Marit, hanno voluto invece qualcosa di diverso, una festa per celebrare gli eroi di tutti i giorni che rendono bella la Norvegia, come hanno ricordato nel loro discorso a due voci.

(Ph: Stian Lysberg Solum/NTB)

I principi hanno voluto con sé tante delle persone incontrate durante le visite alle diverse regioni del Paese, persone preziose per il loro lavoro e il loro impegno nella comunità. “Ci sentiamo fortunati. Grazie per aver voluto venire a festeggiare con noi. Festeggiamo la Norvegia. Festeggiamo ciò che abbiamo creato insieme. Festeggiamo ciò che possiamo essere gli uni per gli altri e per il nostro Paese” ha detto Mette-Marit secondo quanto riferisce la stampa norvegese (perdonate la traduzione automatica).

(Ph: Stian Lysberg Solum/NTB/POOL)

E si è commossa a sentire le parole del primo ministro Jonas Gahr Støre (che a sua volta festeggiava il compleanno, per lui sono 63) “Vediamo che buona squadra siete l’uno per l’altra e per il nostro Paese, quanto siete felici l’uno per l’altra, quanto date priorità alla famiglia, alla famiglia allargata e quanto siete aperti e onesti, quando la vita non scorre senza intoppi” (per la versione italiana vale quanto sopra).

Una bella festa popolare – dunque intelligentemente politica, alla fine sempre di un futuro capo di stato di tratta – con circa 400 invitati divisi in 48 tavoli, ognuno con la sua torta di compleanno.

(Ph: Hanna Johre/NTB/POOL)

E siccome lo stile – come varie altre cose – è nei dettagli, vi prego di notare il grembiule personalizzato con le iniziali dei festeggiati sotto cui campeggia il numero 50.

(Ph: Stian Lysberg Solum/NTB)

Notate anche i plaid, uno per ogni sedia, en pendant con le tovaglie. Molti ospiti li hanno usati per difendersi dall’aria frizzante della sera, e chissà se hanno potuto portarli a casa come ricordo o hanno dovuto mollarli.

Delle mise parleremo meglio nel prossimo Royal chic shock e boh, lo stile che ha ispirato la famiglia – gli ospiti erano vestiti un po’ a caso – lo definirei Ischia sul fiordo: vestitoni di sapore più o meno etnico per le signore, e molti signori senza cravatta (ma il re la portava, c’è un limite a tutto!).

(Ph: Hanna Johre/NTB/PISCINA)

Non pervenuto il sedicente sciamano Durek Verrett, fidanzato della principessa Märtha Louise, che è entrata dando il braccio alla signora Marit Tjessem, madre di Mette-Marit (il padre è morto da molti anni). Non credo ci fosse Marius, il figlio che la futura regina aveva avuto prima del matrimonio, ma si sa che i giovai tendono a evitare le feste dei genitori. Spero di tornare a vederlo, perché secondo me è un valore aggiunto.

(Ph: Ritzau Scanpix)

Insomma, a Lady Violet è piaciuto tutto. Soprattutto i festeggiati.

Un’altra splendida cinquantenne

Alla fine anche lei ha girato la boa del mezzo secolo: Mette-Marit, consorte del principe ereditario di Norvegia, nata Tjessem Høiby il 19 agosto 1973.

(Ph: Liv Anette Luane/Det kongelige hoff )

Quando fece la sua comparsa sulla scena reale, in pochi avrebbero scommesso su questa ragazza che arrivava all’altare da madre single, accompagnata da un bambino nato dalla relazione con un tipo non troppo raccomandabile. Ma l’aitante Haakon aveva voluto lei e lei sola, lei e nessun’altra, rendendo chiaro che avrebbe accettato il peso del trono solamente con lei a fianco. Dopo 22 anni due figli e una patologia seria, è chiaro che lui aveva ragione e gli altri torto; mentre lei con gli anni non ha perso l’aspetto della principessa del nord appena uscita da un racconto di Ibsen, coi capelli di lino antico e gli occhi color fiordaliso.

Priva dell’esuberanza di Máxima, dell’asciutto pragmatismo di Letizia, della dinamicità di Mary, dell’aristocratica signorilità di Mathilde, Mette-Marit ha comunque trovato la sua cifra fatta di dolcezza, di pacatezza, e della capacità di stare un passo indietro senza risultarne eclissata. Senza dimenticare la passione per i libri e la letteratura che divide con la Queen Consort Camilla (e ce le fa apprezzare entrambe in modo particolare).

Penso che Mette-Marit abbia avuto un valido sostegno dalla suocera Sonja, ritenuta a sua volta e a lungo inadatta a sposare l’erede al trono, donna di classe intelligenza e cultura, capace di accettare con divertita grazia anche un quasi genero sedicente sciamano, altro che ragazza madre…

Con altrettanta grazia Mette-Marit si è concessa all’inevitabile intervista sulla rivista di punta del suo Paese, nel suo caso D2, magazine di lifestyle associato al diffuso Dagens Næringsliv. La principessa ha parlato dell’età e di quello che porta con sé: la consapevolezza di non essere eterni, il desiderio di alleggerirsi di ciò che non è necessario, la necessità di perdonare, innanzi tutto sé stessi, la volontà di focalizzarsi sulla famiglia, riconoscendola come impegno principale della vita.

E della tessitura, sua grande passione, che a Lady Violet sembra cosa bellissima e volendo pure politicamente significativa. Ora non ci resta che aspettare venerdì prossimo, il 25, quando Mette-Marit e Haakon, a sua volta freschissimo cinquantenne, festeggeranno il mezzo secolo di vita nel giorno del ventiduesimo anniversario di nozze con quella che si annuncia come una bella festa di popolo. E auguri.

A Royal Calendar – 15 agosto 1950

Oggi the birthday girl è lei, Anne Elizabeth Alice Louise, da 36 anni semplicemente The Princess Royal (e vi pare poco!).

Anne nasce alle 11.50 del 15 agosto 1950 a Clarence House, amata residenza dell’allora principessa Elizabeth e del Duca di Edimburgo. Come nipote del re il suo arrivo è festeggiato da 21 colpi di cannone, come bambina nata nel dopoguerra riceve una tessera annonaria. Secondogenita con grazia e consapevolezza, la sua vita è improntata a una straordinaria normalità, che genera nei suoi confronti stima e apprezzamento sempre crescenti. In attesa del post su di lei promesso da Lady Violet, la festeggiamo con le due belle foto diffuse con gli auguri del sovrano e della Royal Family.

Happy birthday!

Happy BeaDay

Oggi Beatrice di York compie 35 anni; la prima figlia di Andrew e Sarah è nata infatti lunedì 8 agosto 1988, cioè 8/8/88 alle ore 8:18 del pomeriggio; una data in cui trionfa il numero che per molte culture è segno di grande fortuna.

(Ph: Instagram @edomapellimozzi)

Non saprei dire se la fanciulla sia stata davvero così fortunata, fino a qualche anno fa avrei avuto qualche dubbio; da un po’ penso invece che una certa fortuna l’abbia cercata e trovata. Un bel marito che mi sembra la supporti senza prevaricarla, la maternità di sangue e quella di cuore, per come ha saputo accogliere Wolfie, nato da una precedente relazione del consorte. Uno stile sempre più piacevole, e anche la frequente presenza negli appuntamenti reali di più alto profilo, a partire dai royal wedding.

Oggi mi aspettavo una certa quantità di auguri pubblici, che però non ci sono stati. Né dai sovrani, che mi sembra abbiano ristretto anche questo aspetto ai working royals, ma nemmeno dal marito Edo, che una ventina di giorni fa aveva, con la foto che vedete in alto, celebrato la moglie e il loro amore, nel terzo anniversario di matrimonio; e nemmeno dalla sorella Eugenie, che sarà alle prese col secondo pupo.

(Ph: Instagram @sarahferguson)

Per fortuna la mamma è sempre la mamma, e in serata Sarah, che affronta la convalescenza con la forza e lo humour che le sono propri, celebra con queste due deliziose foto la sua primogenita, dicendole: you’ll always be my girl.

(Ph: Instagram @sarahferguson)

Sarai sempre la mia bambina.

Le foto del giorno – In Spagna

E alla fine sono arrivate pure loro, le fotografie della famiglia reale spagnola, finalmente riunita a Palma de Mallorca per il soggiorno estivo. Quest’anno ai giardini della villa di Marivent, scenario di rito per questa seduta fotografica, sono stati preferiti quelli di Alfàbia, perla della Sierra de Tramontana, patrimonio dell’UNESCO.

Abiti casual, espadrillas ai piedi, scatti allegri e in movimento: ecco la nuova immagine dei reali spagnoli. La Reina indossa un abito di Adolfo Domínguez nel suo colore preferito, il rosa, ora anche pazzescamente di moda dato il successo di Barbie. Cosa che magari all’algida Letizia non farà piacerissimo, ma tant’è. Abito Mango, già indossato di recente ai premi Princesa de Girona per Leonor, che a breve inizierà il suo addestramento militare, come ogni erede al trono che si rispetti. Miniabito Ba&sh per l’infanta Sofía, a sua volta in partenza ma per il Galles dove è iscritta al liceo internazionale già frequentato dalla sorella maggiore.

Si sa che Letizia non ama molto queste occasioni, né in generale Palma de Mallorca, ma mi sembra evidente che la presenza delle figlie ormai adulte contribuisca parecchio ad allentare la tensione a volte manifestata. E chissà se nei prossimi giorni ci saranno altre occasioni di vedere la Reina e le sue figlie in vacanza. Intanto dovrebbe rientrare a Palma anche la Reina Emerita, che è andata via ieri; non per evitare la nuora, anche se Palma rimane lo scenario di uno dei più clamorosi scontri tra le due (2018 A Royal Year – 12 mesi in 12 foto).

Sofía ha raggiunto Motril, nei pressi di Granada, dove ha ricevuto Roi Philippe dei Belgi accompagnato dalla figlia minore Eléonore. È in questo centro andaluso, nella residenza estiva di Villa Astrid, che 30 anni fa morì all’improvviso Re Baudouin, la cui moglie Fabiola, come si sa, era un’aristocratica spagnola.

Ed è qui che Philippe è venuto ad onorare la memoria dello zio. Un bel gesto.

Il tempo passa

Lunedì 31 è il trentennale della morte di Roi Baudouin dei Belgi.

Trent’anni sono tanti, e i più giovani lettori del blog probabilmente neanche ricorderanno la sua figura alta e sottile, i modi cortesi ma controllati, lo sguardo gentilmente indecifrabile dietro gli occhiali. Sulle sue spalle a vent’anni era stato posto il peso di ridare dignità alla monarchia belga, uscita con le ossa rotte dalle scelte improvvide e i comportamenti scellerati del padre Léopold, che non aveva raggiunto le nefandezze dell’antenato omonimo ma non si era risparmiato, soprattutto durante la seconda guerra mondiale. Onere accettato dal giovanissimo re con cristiana rassegnazione, mi verrebbe da dire, visto che la grande fede religiosa fu una delle costanti della sua vita.

Entrambi, onere e fede religiosa, divisi poi con lei, Fabiola, con cui condivise anche il dolore dell’assenza di un figlio, tanto desiderato – anche per ragioni dinastiche – e mai arrivato. Non belli, non giovani, non dotati di particolare charme, la cifra di quella coppia era costituita da serietà, sobrietà, rigore, senso del dovere, e almeno nel mio ricordo una certa pudica dolcezza. Una coppia poco mediatica all’epoca -figuriamoci oggi! – spesso contrapposta al fascino dei principi di Liegi, Albert e Paola; più giovani, più belli e chic (soprattutto lei), più disinvolti (alla luce degli eventi recenti, soprattutto lui). E però in pubblico, le Roi e la Reine, spesso prodighi di gesti reciprocamente affettuosi in un’epoca in cui non erano frequenti, e per mano si tenevano solo i bambini.

Per ricordare Baudouin, con la sobrietà che gli sarebbe piaciuta, è stata annunciata l’apertura straordinaria – una volta al mese fino a novembre – della cripta reale che conserva le sue spoglie. La televisione belga invece domenica sera alle 20.45 gli dedicherà il documentario « Baudouin, l’héritage d’un roi » che dovrebbe essere visibile anche sul sito https://www.rtbf.be/

Nell’attesa in questo video a partire dal minuto 40′ il Re Emerito racconta quei giorni, e come accettò una successione che gli era sempre sembrata quanto meno improbabile:  https://youtu.be/g0wPJIE_gSQ

Il tempo passa, e per fortuna porta con sé anche cose belle, come i figli dell’attuale sovrano, Philippe. A conclusione delle celebrazioni per i suoi dieci anni di regno sono state diffuse queste belle immagini con la Duchessa di Brabante e il fratello Gabriel, nelle loro uniformi militari. Ecco, il tempo che passa nei prossimi anni ci offrirà in Belgio – ma anche in Svezia e poi in Norvegia – un confronto inedito, quello tra una Regina sul trono e uno spare maschio, qualcosa che ancora non abbiamo mai visto. Sarà molto, molto interessante.

(E per fortuna ci sono i gradini)

Royal chic shock e boh – Belgium special edition

L’evento della settimana, anche solo per la quantità di mise sfoggiate, è senz’altro la Fête Nationale belga, celebrata come d’abitudine il 21 luglio e quest’anno arricchita dal decennale del regno Philippe e di sua moglie Mathilde. La quale ha scelto quasi tutte le due toilettes in uno dei colori della bandiera: rosso giallo e nero.

La sera del 20 il tradizionale concerto ha aperto i festeggiamenti, con la Reine che più fedele a sé stessa di così non avrebbe potuto: Mathilde ha indossato un cape dress di Natan. Ve lo dico, a me stavolta piace, un sacco. Amo la tonalità di giallo limone, e la levità della seta che rende l’abito morbido e leggero, con un bel movimento, cioè esattamente l’opposto della rigidità quasi marmorea che caratterizza spesso il modello. Bella l’accoppiata con gli accessori oro (Dior i sandali, Diane von Furstenberg la minaudière, cioè la borsetta in metallo che sembra un piccolo scrigno). Notevoli anche gli orecchini a forma di sole, creazione della maison romana Percossi Papi, che realizza sia gioielli preziosi sia pezzi non preziosi (ma ugualmente costosetti) per il cinema. Chic.

Chi l’avrebbe detto? Lady Violet si sta innamorando della principessa Astrid, che compiuti i 60 (il 5 giugno dell’anno scorso) ha dato una bella sterzata al suo look e si è buttata sul colore. Per il concerto serale ha sfoggiato una delle allegre gonne di Lunatica Milano (se amate il genere vi consiglio un giro sul sito o sull’account IG), rigorosamente abbinata col nero. Allegramente chic.

(Ph: Laurie Dieffembacq)

Venerdì 21 è il gran giorno, e le celebrazioni iniziano con il Te Deum in cattedrale. la mise di Mathilde è il manifesto delle sue scelte di stile in dieci anni di regno e ventitré da membro della famiglia reale belga. Colori accesi, in questo caso rosso bandiera, e gli stilisti, entrambi belgi, che con maggior frequenza l’accompagnano: Natan per l’abito e le scarpe con inserti in pvc – altro sua grande classico – e Fabienne Delvigne per l’ampio cappello e la clutch. La sovrana è splendida splendente, qui potete vederla a figura intera; Una festa da 10!, ma l’abito ha parecchi difetti, come potete notare nella foto che ho scelto. Il drappeggio sul pancino è spesso rischioso, e in più questo attraversa il corpo in un modo che non mi convince, le maniche sono piene di grinze e stendiamo un mantello sull’underwear. Domanda. è accettabile una creazione couture così? Boh.

Stesso omaggio allo stile belga lo fa la futura regina Elisabeth, che come sua madre sceglie Natan per l’abito giallo e Fabienne Delvigne per il meraviglioso cappello in autentico panama, ma realizzato in questa forma floppy. Lei preferisce un paio di sandali Gianvito Rossi, e noi apprezziamo sempre questi inserimenti italici. L’abito è stato un po’ criticato, ma a me il gioco di tagli orizzontali piace, o almeno mi convince dalle foto che ho visto. Il cappello è veramente grande, e le copre un po’ troppo il viso, che in un’occasione del genere i cittadini vorrebbero forse vedere meglio ma insomma, la fanciulla non ha ancora 22 anni, si farà. Chic.

(Ph: lesoir.be)

Secondo atto delle celebrazioni, l’inevitabile parata militare, cui assistono anche fratello e sorelle del re con le rispettive famiglie. Come sempre, Astrid è in uniforme, e il fratello Laurent pure. La moglie di Laurent, Claire, a me piace, anche se non sempre – in verità quasi mai -apprezzo le sue scelte in fatto di abiti. In questa occasione indossa un bel cappello a incorniciare il bel viso, in un color bois de rose uguale a quello dei pantaloni, abbinati a una blusa rosa cipria. Ora, a parte che non sono sicura che i pantaloni siano adatti a queste occasioni (in Italia sì, ma è una repubblica, nel Regno Unito ad esempio assolutamente no), il problema qui sono i volumi: cappello importante, pantaloni larghi, blusa con ampio volant, cinturone, fibbione. Non sarà troppo? Boh.

Da qualche anno c’è anche Delphine, figlia naturale di re Albert II, che da quando è stata riconosciuta partecipa a tutti gli eventi della famiglia. Delphine è un’artista, e coglie spesso occasione per indossare le sue creazioni, realizzate con tessuti dipinti da lei o tratti dalle sue opere. In questo caso criticatissima perché l’abito, oltre alla genuina bruttezza, sembra copiare il modello di quello color smeraldo, firmato Andrew Gn, indossato dalla principessa di Galles all’ultimo Trooping the Colour (Royal chic shock e boh – Trooping the Colour (and more). Che dire? Non è che se fosse una creazione originale sarebbe meno brutto. Discreto il cappello, tremende le scarpe con altissimo plateau – altro suo marchio di fabbrica – ma quegli sbuffi di raso in fondo alle maniche, perché? Veramente, ma veramente shock.

Dopo la parata qualcuno sarà andato a riposare ma non Roi Philippe e la sua famiglia, impegnati a dimostrare il significato dell’espressione “working royals” anche se in Belgio probabilmente non si usa. È il momento della visita alla festa organizzata a Warandepark, che sarebbe il parco reale, dove i reali hanno visitato lo stand della difesa. A sorpresa le signore sono in verde, tra l’altro nella stessa sfumatura: la Duchessa di Brabante ha un maxidress di maglia, bello e piuttosto difficile da portare, del brand The Kooples, molto popolare tra i giovanissimi e dunque finora sconosciuto aLady Violet. Perfetta la clutch nello stesso identico punto di verde, rubata a mamma e firmata Fabienne Delvigne. Chic.

La Reine, meticolosamente abbinata alla figlia minore, punta invece su uno chemisier che pare tanto una vestaglietta, del brand Bernadette, belga di Anversa. Mia opinione personale: se proprio uno non può evitare e vuole indossare una vestaglietta allora lo faccia fino in fondo, abbinando magari un paio di sandali, o scarpine come quelle di Eléonore (o snickers, ma capisco che non è il caso), le slingback dorate con le calze opache no dai. Boh.

Si finisce la sera, altra festa in piazza aperta a tutti, con uno spettacolo sons et lumières che una cara amica del blog ha avuto la fortuna di vedere e mi ha descritto in toni entusiastici, veramente superbo. Sul palco i magnifici 6: mi sono piaciuti molto i tre uomini un blazer blu senza cravatta. Menzione d’onore alla piccola di casa Eléonore, che ha solo 15 anni ed è assolutamente incantevole.

Per la serata entrambe le principesse hanno scelto Diane von Furstenberg, Eléonore è ancora troppo giovane e più che ammirarla incantati per ora non faremo. Elisabeth indossa un monospalla nero con stampa a rose azzurre, fiore che non esiste in natura e Lady Violet detesta. Una mise che è piaciuta a molti, ma io non sono tra questi; mi sembra anche che abbia un taglio strano, non mi piace lo spacco così e sembra quasi non sia la sua taglia. Si vede poco, ma bellissima la clutch di cristalli neri Armani, un po’ banalotti gli orecchini bijoux di Carolina Herrera. Fiori su fiori? Avanguardia pura! direbbe Miranda Priestly; io dico boh (ma intendo shock, proprio non mi piace)

Altra royal lady, altro monospalla. La Reine è alta e ha gambe lunghe e sottili per cui in pantaloni sta bene, ma il top mi perplime un po’: una blusa modello poncho, over, con lunghe frange, che lascia un braccio nudo; una creazione Carolina Herrera, che Mathilde ha già indossato ma che io continuo a trovare senza senso. Però il bianco e nero funziona quasi sempre, apprezzo molto il bracciale bicolore in resina Angela Caputi, e Mathilde sembra più giovane. Boh, e ci rivediamo tra dieci anni!

La foto del giorno – Ci sono anch’io!

Sin da piccoli, anche non avessimo fatto il classico, abbiamo sentito ripetere fino alla noia ubi maior minor cessat, a indicare che in presenza di qualcuno più importante chi lo è meno perde la propria rilevanza. In questa situazione si è ritrovato suo malgrado il povero Felix, figlio cadetto del figlio cadetto della regina di Danimarca.

(Ph: Kongehuset)

Nato il 22 luglio 2002, Felix Henrik Valdemar Christian è il minore dei due nati dal primo matrimonio del principe Joachim con Alexandra Manley. Dopo il divorzio, Alexandra è stata creata Contessa di Frederiksborg. Passano un po’ di anni, e pure Felix, il fratello Nikolai, e con loro Henrik e Athena, figli del secondo matrimonio paterno, sono stati retrocessi al grado di conti, senza nemmeno bisogno di divorziare (anche perché sono tutti ragazzi). E precisiamo che il titolo comitale arriva dal nonno Henrik, nato Henri de Laborde de Monpezat, sennò non gli toccava manco quello.

Per colmo di sventura, il giorno dell’undicesimo compleanno il povero Felix ha ricevuto in regalo la nascita del futuro sovrano del Regno Unito, George di Galles (se siete tra quei tre che non hanno visto il suo ritratto di compleanno lo trovate qui Dieci anni!). Insomma, il biondo e simpatico Felix sembra il protagonista di una favola di Andersen alla rovescia, una specie di Benjamin Button-sen, un cigno retrocesso a brutto anatroccolo; non si fa!

Lady Violet può fare poco, ma questo post è tutto per lui, brillante studente della Copenaghen Business School. E se decidessimo di riprendere la rubrica giovedì gnocchi un posto gli spetterebbe di diritto, che ne dite?

Dieci anni!

E anche per George oggi sono dieci!

(Ph: Millie Pilkington)

Confesso di non aver realizzato prima che Philippe è diventato Re dei Belgi il giorno prima della nascita di George di Galles, che quando arrivò tra noi era George di Cambridge. Sarà un buon segno? Penso di sì, speriamo, e per entrambi.

Intanto ecco a voi il giovanotto nello splendore del primo compleanno a due cifre, ritratto qualche giorno fa a Windsor da Millie Pilkington, fotografa di fiducia della famiglia.

Il principe è molto cresciuto,sembra anche più sicuro e disinvolto, e mi pare evidente abbia preso la lunghezza delle gambe da nonna Diana. Ci pensate che tra pochi anni inizieremo a parlare dei suoi amori? Non vedo l’ora.

Una festa da 10!

Festa grande, ma veramente grande, in Belgio, che in un colpo solo celebra la Fête Nationale e i dieci anni sul trono di Roi Philippe, divenuto sovrano del Paese il 21 luglio 2013, in seguito all’abdicazione del padre Albert II.

Prendere nota: abdicare nel giorno della festa nazionale consente la perfetta ottimizzazione di ogni cosa e probabilmente pure un certo risparmio, una scelta molto saggia. Il Re emerito, in fondo anche lui protagonista della giornata, con la sua presenza ha rassicurato sulle sue condizioni di salute dopo il ricovero in ospedale di qualche settimana fa a causa di una disidratazione. Con lui la Regina Emerita, la nostra Paola, anche lei un po’ malconcia ma indomita, insomma due bastoni e una capanna.

Entrambi amorevolmente assisiti dal re figlio e dai bei nipoti. Dalle foto che ho visto mi sembra sia proprio la famiglia a emergere in queste celebrazioni: una famiglia reale che naturalmente incarna la nazione, ma propone anche un modello di regalità più semplice e moderno.

Ecco la Reine e l’erede vestite in giallo e rosso, col nero i colori della bandiera; tra loro deliziosa Eléonore, che ha un’età in cui può ancora fare come vuole, e lo fa bene. Mentre il re con i figli maschi accogliere il saluto dei belgi all’arrivo in cattedrale per il Te Deum.

Famiglia protagonista, e un po’ di emozione per la Reine – che non teme mai di far vedere le sue lacrime – anche alla parata militare, dove tra i soldati hanno sfilato i due figli maggiori dei sovrani.

Molto concentrato il ventenne Gabriel, più sorridente e sicura di sé Elisabeth, Duchessa di Brabante e futura regina, una ragazza che ci darà molte soddisfazioni.

Lady Violet, e le mise? Chiederete voi. Nessun timore, ne parleremo diffusamente domenica: della giornata di oggi e anche del ballo di ieri, che ha aperto le celebrazioni. Á bientôt!