Siete arrivati fin qui? Avete letto tutti e sette i post precedenti? Bravi! Oggi l’ultimo capitolo non dovrebbe essere una sorpresa, in fondo sono passati meno di cinque mesi. Era infatti il 19 maggio quando Harry, figlio cadetto di Charles e Diana portava all’altare la fidanzata americana Meghan, assumendo il titolo di Duke of Sussex.
Nozze nella St.George’s Chapel a Windsor, come domani, bellissimi gli sposi, emozionante la cerimonia, ma il vero coup de théâtre è l’arrivo della coppia sovrana. Per lui, perché operato poche settimane prima all’anca la sua partecipazione era in forse – e al limite ci si aspettava di vederlo appoggiarsi a un bastone – e per lei, vestita di un giallo/verde lime quasi fluo, che mai a nessuna di noi, nonostante i vari decenni di differenza, sarebbe venuto in mente di indossare, a un matrimonio poi! E invece Sua Maestà osa, vince e convince: soprabito tinta unita fermato da un unico grande alamaro, che copre e scopre un abito di seta a fiori verde viola e bianchi, tutto opera di Stewart Parvin.
Guanti bianchi, accessori neri, e un cappello really impressive – disegnato da Angela Kelly e realizzato da Stella McLaren – nella stessa tonalità del soprabito, con un ciuffo di piume viola che partono da una composizione di piccoli fiori, in cristalli e perle, sempre in verde e viola. Sulla spalla la Richmond Brooch, ennesima eredità della nonna Mary che l’aveva ricevuta nel 1893 in dono per le sue nozze col futuro re George V dalla città di Richmond.

Un gioiello composto da una serie di volute di diamanti con una perla centrale, che ha molteplici indossi: la perla può essere rimossa, oppure se ne può aggiungere un’altra come pendente; può essere spilla, essa stessa un pendente, o magari può essere indossata tra i capelli, come fece la Queen Mary. Certo che senza tale nonna lo scrigno di Her Majesty sarebbe assai più modesto!
Con questo siamo arrivati alla fine del nostro contest, e la vittoria va al blu (in varie sfumature), tallonato dal giallo.
Come sarà domani la mise di Sua Maestà? Vedremo, noi ci troviamo lì. Bye bye! 
Nozze intime e familiari, coi tocchi royal ridotti al minimo: la cerimonia si tiene nella Canongate Kirk, antica chiesa sul Royal Mile di Edimburgo, cui segue un ricevimento a Holyroodhouse, che è il Buckingham Palace della capitale scozzese; la sera precedente si festeggia in un party prenuziale a bordo del Royal Yacht Britannia, che ora è ancorato nel porto di Leith ed è aperto al pubblico sia per semplici visite, sia come location per eventi. 

Ebbene, venerdì 29 aprile 2011, alle 11.00 ora locale, nell’Abbazia di Westminster trasformata in un bosco incantato HRH William of Wales KG, secondo in linea di successione al trono britannico, impalmava Miss Catherine Middleton, sua compagna di studi alla University of St.Andrews. Delle nozze sapete tutto, ma forse non ricordate che anche in quel caso i bookmakers avevano puntato sul fatto che la nonna avrebbe scelto il blu.
Invece Sua Maestà sorprese tutti presentandosi in un delizioso giallo primula. Una creazione della fedele Angela Kelly: abito e soprabito di linea dritta, senza colletto ma con un girocollo da cui partono delle nervature a raggiera, che dal vero rivelano una sartorialità perfetta. Molto belle le scarpe, un modello che echeggia la classica Vara di Ferragamo, in un color crema perfettamente abbinato all’immancabile borsa Launer, in questo caso la Lisa.
La regina ha riutilizzato l’abito da solo per il Christmas Speech del 2013, una scelta bella e significativa visto che questo è l’anno in cui è nato il piccolo George (sul tavolo si vede la four monarchs photo, che ritrae l’attuale e le prossime tre generazioni di sovrani del Regno Unito). 

La coppia si era conosciuta nel 2003 al Gran Premio del Canada di Formula 1 a Montreal, città natale della sposa, e lei non aveva capito chi fosse lui; lo scoprì alcune settimane dopo grazie a una trasmissione tv. Le loro nozze, il 17 maggio 2008 nella St.George’s Chapel a Windsor, presentarono alcune caratteristiche notevoli, dalla vendita dell’esclusiva al magazine Hello (sembra per la bella cifra di £500.000) – cosa che fece andare su tutte le furie la nonna – alla presenza di Miss Catherine Middleton, fidanzata non ancora ufficiale del principe William che nemmeno c’era, essendo andato a un altro matrimonio in Kenya.
Nove anni dopo le nozze dei Conti di Wessex, Sua Maestà replica un’acconciatura simile, anche se più modesta: un bandeau composto da piccole piume nelle tonalità del grigio e del bronzo, in pendant con la sua mise. Che è una delle peggiori mai indossate da Her Majesty (e mai create da Angela Kelly): un abito in pesante tessuto damascato bordato di passamaneria color bronzo, completato da un soprabito nello stesso tessuto che, chiuso fino alla vita, spara come raramente si vede. Gli accessori neri riescono nella difficile missione di peggiorare il tutto. E non c’è nemmeno una bella spilla da ammirare, solo due fili di perle e orecchini coordinati.
La Regina Margrethe II, nonostante i problemi di salute, la recente vedovanza (e la forma del cappello) risplende in un completo color fiordaliso – bello il colore, bellissimo il taglio – con accessori grigio perla. chic.
La regina Sonja in bianco e nero è così perfetta che non sfigura neanche davanti all’alta uniforme con decorazioni dei suoi due cavalieri. chic e basta.
Infagottata in una palandrana che mortifica la sua bellezza, sarebbe facile censurare l’apparizione della futura mamma. Poi lo sguardo scivola su quelle pantofole nere, che si immaginano ripiene di piedi gonfi, e allora direi né chic né shock né boh, che va bene pure se in momenti del genere si decide di non essere impeccabili (e tanti auguri). Sua madre Caroline è un’altra di quelle (poche) royal ladies elegante a prescindere, ma in questo caso il completo non mi fa impazzire, e avrei evitato soprattutto quei sandali così alti, che nelle varie immagini della serata si vede quanto la costringano a una posizione innaturale e faticosa. E poi proprio stavolta, che la figlia è in scarpe flat… boh.
Anche perché, diciamo la verità, la presenza di quel marito valorizza qualunque outfit.
Nozze in tono leggermente minore rispetto alle altre, non a Londra ma a Windsor, nella St.George’s Chapel, e non di mattina come le altre, ma di pomeriggio. Particolare il dress code, non osservato solo dalla Regina Madre (ma a 99 anni tutto è concesso!).
Alle signore è richiesto l’abito lungo da giorno, senza cappello, e Sua Maestà appare vestita di lilla dalla testa ai piedi, guanti e scarpine compresi: una lunga tunica ricamata da cui spunta una gonna in plissé soleil di chiffon in tinta unita, con una stola dello stesso tessuto. Lady Violet confessa, il modello non la convince, è un po’ tutto troppo: troppo lunga la tunica, troppo ricca la gonna, francamente inutile la stola, però il colore le sta d’incanto, e il total lilac è strepitoso.
Cinque anni esatti dopo le nozze del secolo tra Charles e Diana si replica col terzogenito della Regina e la sua rossa e scatenata fidanzata: stesso mese di luglio, stesse carrozze, stessi abiti in colori brillanti, stessi cappelli ottimi e abbondanti; cambia la chiesa – lì la cattedrale di St.Paul, qui Westminster Abbey – e tutti quei dettagli che fanno la differenza tra the heir and the spare, l’erede al trono e il cadetto. La mise indossata da Sua Maestà, in un bellissimo color fiordaliso, è probabilmente una delle sue migliori e rappresenta un punto di svolta nel suo stile. Dopo quel cappello nulla sarà più lo stesso.
Il pezzo più straordinario dell’insieme è però il cappello: Philip Somerville crea un modello saucer (termine che in inglese identifica il piattino sotto tazza ma anche il disco volante). La sua comparsa cancella tutti i turbanti, i caschetti, le cuffiette indossate dalla Regina fino a quel momento; d’ora in poi la regal testa cambia aspetto per sempre.
Mercoledì 29 luglio 1981 buona parte del mondo si ferma, anzi si siede davanti alla tv per godersi il matrimonio del secolo, quello tra il Principe di Galles e Lady Diana Spencer. Sua Maestà, madre dello sposo, è in azzurro cielo, con scarpe avorio e guanti glacés.
È una giunchiglia di diamanti creata da Cartier nel 1953 per esaltare la favolosa pietra centrale: un diamante rosa di 23.6 carati, considerato il più bello del mondo. Questo gioiello prende il nome dal Dr John Williamson, ingegnere canadese proprietario di una miniera in Tanzania, dove fu trovata la straordinaria pietra, che il Dr. Williamson donò alla allora principessa Elizabeth per le sue nozze con Philip Mountbatten nel 1947.
Il pomeriggio la coppia riceve una speciale benedizione religiosa nella St.George’s Chapel. La Regina è in bianco (tanto la sposa non lo è!) e giallo chiaro e accessori neri.
Primo matrimonio in famiglia quello di Anne, The Princess Royal, che il 14 novembre 1973 sposa a Westminster Abbey il capitano Mark Phillips. Anne indossa un abito molto interessante ispirato all’epoca Tudor come quello della damigella, che è sua cugina Sarah, figlia di Margaret.
Sua Maestà opta per il royal blu: Norman Hartnell disegna per lei un due pezzi abito+soprabito decorato da file di rombi. In testa una creazione di Simone Mirman; anche questo modello riecheggia le cuffie delle signore alla corte di Enrico VIII, arricchito di pizzo nelle tonalità dal royal blu al viola. Confesso: all’epoca del matrimonio col mio gusto di bambina avevo trovato brutto il completo e bruttissimo il cappello, poi ho avuto occasione di vedere il tutto dal vero nella esposizione organizzata a Buckingham Palace nel 2016, per celebrare i 90 anni della sovrana, e mi sono in parte ricreduta. Soprattutto mi ha colpita la perfezione sartoriale, e mi affascina il gioco di rimandi simbolici: il richiamo all’epoca in cui la monarchia inglese si impose alla pari con quelle di tutta Europa, la stessa tonalità scelta, il blu reale, e perfino la decorazione a rombi (in inglese diamonds) allude al prestigio della regalità.
Densa di significati, come spesso avviene, anche la spilla scelta per l’occasione: La Dorset Bow Brooch, che la Regina Mary ricevette in dono dal marito il giorno delle nozze, e sua nipote Elizabeth indossò per il battesimo del piccolo Charles.
In questo caso Her Majesty è in total green. Una scelta che non saprei dire se fosse un richiamo al Natale imminente, o se avesse deciso di vestirsi di verde speranza, dato che la Regina ribattezzò il ’92 annus horribilis a causa del gran numero di guai, dalla fine del matrimonio tra i Principi di Galles all’incendio che devastò Windsor Castle
(sia come sia, questa tonalità sta tornando di moda, prendete nota!). Verde pure nella spilla: la Round Cambridge Emerald Brooch: uno smeraldo cabochon circondato da diamanti, più un pendente staccabile formato da un altro smeraldo con taglio a pera. Un pezzo appartenuto alla Duchessa di Teck, madre della Regina Mary, e usato insieme ad altri gioielli in diamanti e smeraldi, creati per il Dehli Durbar, cioè l’incoronazione dai sovrani inglesi a imperatori dell’India, cui Mary presenziò col marito George V nel 1911.
Letizia però ha vinto a mani basse quando al suo gazebo s’è presentata una delegazione di harleysti, gli appassionati di Harley-Davidson, il cui gruppo madrileno collabora con la Croce Rossa. Caso o preveggenza, la mise della Reina era perfetta per l’incontro – pantaloni di pelle Uterque, scarpe Magrit con quel tocco di pvc che le piace tanto, cappottino rosa Atos Lombardini ad ammorbidire il tutto – aggiungi sei motociclisti, tre di qua tre di là, ed ecco assegnato il premio The Rockest Royal Picture Of The Year.