Si sa che la Regina Margrethe II ha sempre avuto un legame speciale con Queen Elizabeth II (immagino ricambiato, non so se con uguale passione) e che l’ha sempre considerata il suo modello. È nota anche l’autostima della sovrana danese, accompagnata da un certo autocompiacimento, entrambi naturalmente sostenuti dei regali natali, e il secondo immagino anche dal fatto di essere al momento l’unica donna titolare di trono.
Bene, esaurita la premessa, in cui Lady Violet ha elegantemente (spero) accarezzato l’augusta regina, passiamo alla notizia. Oggi Margrethe è arrivata al porto di Sønderborg, da cui ha raggiunto il castello di Graasten, per le vacanze estive. L’occasione, di per sé certo non memorabile, serve per introdurre la notizia vera e propria: questa settimana la regina supera i 51 anni e 6 mesi sul trono, essendo divenuta sovrana alla morte del padre Frederik IX il 14 gennaio 1972. D’ora in poi è ufficialmente il monarca danese dal regno più lungo, avendo superato Christian IV, che regnò dall’agosto 1596 al febbraio 1648; dunque 51 anni e 6 mesi. Siccome però le date non sono precisissime, si va così, un po’ a occhio. Non vorrei essere (troppo) acida, ma corre l’obbligo di ricordare che la grande Elizabeth ha regnato per 70 anni e 214 giorni, il che la mette al secondo posto nella speciale graduatoria dei sovrani che hanno regnato più a lungo; davanti a lei solo Le Roi Soleil, Louis XIV di Francia, che divenne re nel 1643, quando non aveva ancora compiuto cinque anni. E non vorrei essere ancora più acida con la rosea Margrethe, ma per essere considerati in questo speciale elenco bisogna aver regnato per almeno 60 anni; le mancano dunque otto anni e mezzo, che non abbiamo dubbi ella sia decisa a trascorrere saldamente seduta sul trono, relegando figlio e nuora al museo delle cere.
Siccome però la regina quando si tratta di festeggiare non si tira indietro, il 15 luglio, cioè dopo 51 anni 6 mesi e 1 giorno sul trono, ha offerto una cena nella sala dei cavalieri del castello di Koldinghus. Scelto probabilmente perché proprio Christian IV fece erigere la poderosa Torre dei Giganti, la seconda più grande della Scandinavia, che prese il nome dalle statue di 4 personaggi della mitologia grecoromana, di cui solo Ercole è sopravvissuto all’incendio che danneggiò gravemente l’edificio nel 1808.
E siccome una certa passione per la grandeur da queste parti imperversa, come centrotavola è stato usato un pezzo in argento da 190 (centonovanta) chili, donato a re Christian IX e alla consorte Louise von Hessen-Kassel (trisavoli della sovrana) per le loro nozze d’oro. Sulla parete in fondo, il ritratto di Christian IV, appena battuto da Margrethe nella gara al regno più lungo di Danimarca, e invitato ad assistere alla celebrazione della sua sconfitta.
Però ve lo dico, quanto invidio il clima danese in questi giorni.
No, non so se qualcuno la chiami Milla, o Cami, o in qualche altro modo. La storia racconta che all’epoca in cui Charles era ancora sposato i due tra di loro si chiamassero Fred e Gladys. Questa mattina, quando ho visto la foto con cui la Royal Family celebra sui social il compleanno di Camilla, il primo da Regina Consorte, a me è venuto in mente Norma.
Non nel senso della sacerdotessa protagonista dell’opera di Bellini, ma nel senso di normale. Se infatti la Norma belliniana è la casta diva, Camilla probabilmente non è casta – all’inizio della sua storia col Principe di Galles non fu ritenuta idonea proprio perché non era illibata – e sicuramente non è diva. Ma sicuramente è normale, una donna di 76 anni che non ha paura di mostrarsi ciò che è, rughe comprese. Chi legge questo blog sa che Lady Violet ha simpatia per questa signora, costretta a confrontarsi in eterno con un ideale di bellezza irresistibile e perfetta (che, a proposito di soprannomi, la chiamava rottweiler). Inutile nasconderselo, la storia del loro lungo, contrastato amore peserà un po’ sul regno dei nuovi sovrani, e ciascuno di noi ha la sua opinione, basata sulla propria natura, sul proprio vissuto e anche sulle notizie lette negli anni, non sempre corrette, va detto. Negli anni Camilla ha smesso di fumare, ha lasciato perdere la caccia alla volpe, ha portato avanti la passione per la lettura e si è impegnata nelle opere pie, guadagnandosi alfine la stima – assolutamente non scontata – della suocera, che ha voluto le fosse attribuito il titolo di Queen Consort. Per molti rimane l’altra, per altri l’altra è Diana, in una dicotomia da cui non si riesce a uscire. Con la lunga pausa di Queen Elizabeth, oggettivamente un unicum, il vizio di raccontare le donne mettendole in antagonismo le une con le altre è duro a morire: ieri Camilla e Diana, l’altro ieri la Queen Mom e Wallis Simpson, oggi Catherine e Meghan. Ciascuna obbligata ad essere perfetta, ad essere straordinaria, ad essere meglio, nessuna libera di essere sé stessa; più o meno bella, non necessariamente elegante, non per forza simpatica, perfettamente imperfetta. Magari con le rughe.
Dedicate cinque minuti di questo sabato piovoso di primavera alla visione del video sul weekend dell’incoronazione appena pubblicato dai Principi di Galles.
Approfittate dell’occasione per notare qualche dettaglio che magari vi era sfuggito, per sbirciare un po’ dietro le quinte (si intravvede qualcosa della loro residenza di Kensington Palace). Ma soprattutto regalatevi la possibilità di dare un’occhiata alla monarchia britannica come sarà negli anni a venire, con un vestito moderno, sempre pop, molto cool, ancora più glamour, e non piuttosto cinematografico,. A me il video è piaciuto, l’ho trovato divertente e soprattutto istruttivo, spero che anche voi possiate gradirlo. Loro sono pronti, anzi già in cammino.
Dopo aver analizzato gli abiti maschili per l’incoronazione (Coronation attire, gli abiti dell’incoronazione – Gentlemen) passiamo ad occuparci delle signore della più ristretta cerchia reale. Camilla, coprotagonista della giornata, indossava come annunciato un abito creato per lei da Bruce Oldfield in peau de soie, un raso opaco in pura seta.
Un modello con scollatura a V e maniche lunghe, con un sopragonna da cui parte un breve strascico, con un un inserto sulle spalle (che a dire il vero ricorda un po’ gli spallacci di uno zaino). L’aspetto più interessante è naturalmente la ricca decorazione a ricami in oro e argento in elegante equilibrio. Quelli in oro, all’orlo ai polsi e sulle spalle, raffigurano i fiori simbolo dei quattro paesi che formano il regno: la rosa inglese, il cardo scozzese, il narciso gallese e il trifoglio nordirlandese.
Nella parte centrale della gonna, al di sopra dell’orlo, fanno bella mostra di sé due animaletti, la cui presenza ha mandato in brodo di giuggiole ogni canaro del globo terracqueo: sono Beth e Bluebell, i due amatissimi Jack Russell presi al canile di cui la regina ha il patronage: il Battersea Dogs and Cats Home.
I ricami in argento sono più piccoli e delicati, in forma di ghirlande stilizzate con i fiori della campagna inglese tanto amata da entrambi i sovrani. Nascosti tra le volute anche cinque nomi: Tom Laura Eliza Freddy Gus Lola e Louis. Sono quelli dei due figli e dei cinque nipoti; Eliza è stata una delle damigelle al matrimonio dei Principi di Galles, mentre i tre maschi hanno aiutato la nonna durante l’incoronazione reggendole il mantello.
Quello cremisi indossato all’arrivo, detto Robe of State, è lo stesso usato da Queen Elizabeth per raggiungere Westminster Abbey, dove sarebbe stata incoronata; mentre al termine della cerimonia Camilla ha indossato un altro mantello, questa volta in velluto viola – detto Robe of Estate – creato appositamente per lei da Ede and Ravenscroft e ricamato dal Royal School of Needlework, altro patronage della regina.
(Ph: Hugo Burnand)
Oltre al monogramma di Camilla i ricami rappresentano fiori scelti per il particolare significato, come l’alchemilla, il suo preferito, che simboleggia amore e consolazione o il fiordaliso, simbolo di amore e tenerezza ma anche dotato della fondamentale capacità di attrarre api farfalle e altri insetti impollinatori; quelli stessi che compaiono per la prima volta in un ricamo di questa importanza. Non mancano il delphinium che oltre ad essere il fiore di luglio, mese di nascita della regina è anche il preferito di Charles, e il mughetto, omaggio a Queen Elizabeth che lo amava particolarmente; .
Al collo di Camilla brillavano gli enormi diamanti del Coronation Necklace, creato per Queen Victoria nel 1858 e da allora indossato da ogni regina, fosse monarca o consorte, il giorno dell’incoronazione. Quanto alla corona, una volta deciso di evitare quella indossata dalla Queen Mother per le possibili polemiche legate alla presenza del diamante Koo-i noor, considerato simbolo del passato coloniale, si è preferita quella della Queen Mary, rimuovendo quattro degli otto archi e aggiungendo i diamanti Cullinan III IV e V, parte della collezione privata di Queen Elizabeth, che tanto spesso ha indossato come spille.
Ad assistere la regina nella complessa liturgia le sue due Companions, la sorella Annabel Elliott – il cui nipotino Arthur è stato il quarto paggio di Camilla – e l’amica Lady Lansdowne (la signora con la grande spilla). A me sono piaciute molto, e mi è piaciuto particolarmente che vestissero abiti nello stile di quelli che Camilla indossa di solito; infatti sono stati creati dalla sua couturière di fiducia, Fiona Clare. Se poi vi state domandando come mai i suoi paggi avessero uniformi differenti, Lady Violet ha pronta la risposta: sono quelle dei reggimenti di cui la sovrana è Colonel-in-chief: i Grenadier Guards (con la giubba rossa) e i Rifles.
(Ph: Yui Mok – WPA POOL/Getty)
Fermiamo solo un momento la dissertazione sugli abiti; osservate le espressioni dei fratelli e della sorella del re al suo ingresso, e traete le vostre conclusioni.
Le working royals, cioè le signore che lavorano per la corona ricevendo un appannaggio, non indossavano tiara mettendo fine a un’altra lunghissima querelle che ipotizzava ne sarebbero state prive per lasciar brillare solo Camilla; la quale peraltro è arrivata a sua volta a capo scoperto e così è rimasta fin quasi alla fine, quando è stata rapidamente incoronata. Al posto della tiara le royal ladies indossavano un cerchietto con foglie, fiori, perline, cristalli e minutaglia varia. Diciamo che sulla settantaseienne Duchessa di Gloucester l’effetto era un po’ troppo girlie, e infatti la cugina Principessa Alexandra di Kent deve essersi rifiutata, e si è presentata fresca di parrucchiere e a testa nuda.
La Princess Royal ha dribblato il rischio assumendo il ruolo di Gold-Stick-in-Waiting, antica figura di provata lealtà a guardia del sovrano. Infatti Anne, indossata l’uniforme di gala dei Blues and Royals, ha cavalcato dietro la carrozza che trasportava fratello e cognata beccandosi un’acquazzone, cosa che avrà sicuramente preferito ai fiori in testa. Nell’abbazia ha aggiunto il mantello di velluto verde dello scozzese Order of the Thistle, e ha confessato lei stessa il sollievo per non dover pensare a cosa indossare.
La Duchessa di Edimburgo invece il cerchietto se l’è messo, asimmetrico, opera di Jane Taylor, composto da foglie di raso e cristalli Swarovski con piccoli elementi in argento. Sophie non ha pescato nei forzieri reali, ma ha indossato gioielli che immagino di sua proprietà: orecchini in diamanti e zaffiri con bracciale en pendant della maison londinese Graff, famosa per la qualità delle sue pietre.
(Ph: Instagram @jtmillinery)
Sotto il mantello la duchessa indossa una creazione couture di Suzannah London: un abito in seta avorio con un breve strascico che, come la parte alta del corpino, è ricamato in punto irlandese ad opera di Jenny King Embrodery. Il soggetto, i fiori della campagna inglese ispirati al lavoro della ceramista Rachel Dein.
(Ph: Suzannah London)
Personalmente lo trovo un po’ carico, ma francamente chi si è mai vestita per un’incoronazione? E poi Sophie, con la sua grazia, indossa bene quasi tutto.
In questa fotografia si apprezzano meglio gli abiti delle signore e, cerchietto a parte, questa volta ho trovato molto elegante la Duchessa di Gloucester, con un abito di linea semplice con collo montante e quelli sembrano bottoni. Sembrano, perché in effetti sono tre spille di diamanti, eredità di Queen Mary. Al collo una favolosa doppia rivière di grossi diamanti eredità della suocera Alice, da cui pende una croce, anch’essa di diamanti, anch’essa eredità di Queen Mary. Ah, la fortuna di avere avuto una nonna innamorata dei gioielli, la mia era terziaria francescana…
Come accade spesso, se non sempre, ad attirare gran parte dell’attenzione è stata però la Principessa di Galles. Per lei un abito Alexander McQueen che ha causato un piccolo giallo: mentre nella foto ufficiale a Buckingham Palace lo scollo appare una V che si arrotonda verso le spalle, durante la cerimonia sembra invece un semplice girocollo. L’arcano è stato svelato da Alastair Bruce, illustre commentatore di Sky: durante la cerimonia, e fino al saluto sul balcone, l’abito era completato da una mantellina per proteggerlo dal peso del cordone e dal collare del Royal Victoria Order. L’ipotesi è suffragata dal fatto che tra l’affaccio al balcone e il ritratto ufficiale sono passati pochi minuti, non sufficienti a cambiare vestito – come pure ipotizzato – ma abbastanza per rimuovere la mantellina e indossare il collier, il favoloso Festoon Necklace, fatto realizzare nel 1950 da King George VI per la giovane figlia Elizabeth.
Alle orecchie di Catherine gli orecchini in diamanti e perle appartenuti a Diana; non credo assolutamente che volesse evocare la presenza della defunta principessa, penso al limite sia gesto di affetto verso il marito.
L’abito, in seta avorio, è decorato allo scollo (compresa la mantellina) ai polsi e all’orlo da un ricco ricamo in argento che come per Camilla rappresenta i quattro fiori simbolo del regno – rosa, cardo, narciso e trifoglio – in fondo è o non è la futura regina? Sul capo né tiara né coroncina di fiori, ma anche lei come Sophie un cerchietto di foglie con argento e cristalli, anche se più d’impatto: il ranking si vede anche in questi dettagli. A me ha ricordato il quadro di Jacques-Louis David che ritrae l’incoronazione di Napoleone – sarebbe il colmo! – ma potrebbe essere anche ispirato alle damigelle delle matrimonio della defunta Regina, o a un ritratto della giovane Queen Victoria. La cosa interessante è che Sarah Burton, fashion director di Alexander McQueen lo ha realizzato in collaborazione con la modista Jess Collett, e lei ha iniziato la sua attività 25 anni fa grazie a un prestito del Prince’s Trust. Alla fine tutto torna.
Anche l’incolpevole Charlotte è stata abbigliata con abito, mantello più mantellina in seta avorio, e dagli stessi stilisti della madre: Alexander McQueen e Jess Collett per il cerchietto. Deliziosa as usual, ma il tutto mi fa un po’ effetto orfanella.
La mattina dopo l’incoronazione sulla tomba del milite ignoto – che come sapete si trova sul pavimento all’ingresso di Westminster Abbey – su incarico della Regina è stato deposto un bouquet. Non uno qualunque, lo stesso che portava Elizabeth Il il 2 giugno 1953, quando fu lei ad essere incoronata. Come dicevamo, cose così le fanno solo loro, e solo loro le sanno fare.
Premessa: cose così le fanno solo loro, e solo loro le sanno fare. Avvertenza: vi aspettano diversi post sull’incoronazione, perché gli spunti sono tanti, il materiale tantissimo e il tempo poco; d’altra parte, quando ci ricapita? Iniziamo dunque, esaminando gli abiti indossati dai signori della Royal Family, re in testa.
E cominciamo proprio dalla testa, anzi ancora più su, dalla corona. O meglio dalle corone, perché sabato ne abbiamo viste tre. Al momento dell’incoronazione sul capo di Charles è stata posta la St. Edward’s Crown, poi sostituita dalla Imperial State Crown. La prima, usata esclusivamente per le incoronazioni -la rivedremo in testa a William – risale alla metà del XVII secolo, la seconda, che invece compare anche in altre cerimonie come l’annuale apertura del Parlamento, è stata realizzata nel 1937 per l’incoronazione di George VI.
(Ph: AFP
La terza è quella posta sul capo di Camilla, già usata nel 1911 per l’incoronazione di Queen Mary. In tutti e tre i casi le corone sono state adattate alle nuove teste che avrebbero cinto, e come potete immaginare i berretti di velluto viola sono stati sostituiti. Sapete chi ha lavorato per riadattare questi storici pezzi insieme ai gioiellieri Mark Appleby e Martin Swift di Mappin and Webb? Lady Violet è qui per rivelarvelo. È stato Philip Treacy, re dei cappellai britannici, autore di quasi tutti i copricapi della nuova regina e anche di quelli di molte signore presenti. Treacy ha lavorato in collaborazione anche con Ede and Ravenscroft, il più antico laboratorio di sartoria del regno (fondato nel 1689), specializzato in abiti cerimoniali, che ha creato la tunica indossata dal re (e vari altri capi).
Contrariamente a quanto si pensava non ha indossato l’uniforme militare; come previsto, Charles non è apparso in polpe, con calzoni al ginocchio e calze di seta come il nonno George VI. Ma alla giubba indossata dal nonno nel 1937 è ispirata la casacca color cremisi con dettagli dorati che abbiamo solo intravisto, indossata su pantaloni dell’alta uniforme della Royal Navy che hanno anch’essi banda dorata sul lato esterno. La tunica è realizzata con il raso usato per i mantelli dell’Order of the Bath, una scelta interessante visto che il “bagno” cui si riferisce il nome dell’ordine è quello cui in epoca medioevale si sottoponevano per purificarsi coloro che stavano per essere creati cavalieri. Sotto, una camicia in seta con colletto alla coreana realizzata da Turnbull & Asser, camiciai di fiducia. Ai piedi un paio di scarpe in vernice nera con grossa fibbia dorata realizzate da Gaziano&Garling; effetto finale un po’ Gianduia (il personaggio della commedia dell’arte) ma vestirsi da incoronando non dev’essere facile.
All’arrivo a Westminster Abbey il re indossava un mantello di velluto cremisi, detto Robe of State, che è lo stesso indossato dal nonno George VI.
Una volta incoronato il sovrano ha indossato un’altra tunica; uguale il modello, diverso il colore. In questo caso viola, in accordo con il viola del secondo mantello, detto detto Robe of Estate; anche questo indossato nel 1937 dal nonno. Il re del riciclo!
Quando sono apparsi i primi working royals con i mantelli degli ordini cui appartengono l’ho trovata una mossa geniale: ha dato al tutto un tocco veramente royal, distinguendo nel contempo chi lo indossava, e dunque sarebbe stato anche sul balcone, e chi no. Andrew il mantello sì (concessione del fratello, perché la madre glielo aveva vietato), ma balcone no. Mantello sì ma balcone no anche per Michael di Kent, però lui è il classico cugino che si invita a pranzo quando si scopre che sennò si è in 13 a tavola. William, l’unico a giurare inginocchiandosi davanti al Re, ha indossato dunque il mantello in velluto di seta blu dell’Order of the Garther con il collare fermato dai fiocchi di seta bianca; sotto l’alta uniforme delle Irish Guards, come già al suo matrimonio.
I due fratelli del Re, Edward Duca di Edimburgo e Andrew Duca di York erano vestiti allo stesso modo: sotto il tight, sopra il mantello dell’Order of the Garter. E qui finisce la somiglianza, perché come sappiamo uno fa parte del gruppo A, l’altro del gruppo B.
A indossare il collare e la stella dell’Order of Garter erano anche due ex Primi Ministri, entrambi cavalieri dell’ordine: John Major e Tony Blair (che proprio il 6 maggio ha compiuto 70 anni).
Morning suit senza mantello – altrimenti gli sarebbe toccato quello del Royal Victorian Order, unico cui appartiene – per il Duca di Sussex, che indossava un tight di Dior, come si è affrettata a farci sapere la maison. Non saprei dire se gli sia stato offerto o lo abbia acquistato, è pratica comune delle maison postare le fotografie di reali che indossano le proprie creazioni, e i reali di solito pagano tutto. Ma le condizioni dell’abito, con una quantità di pieghe indecente, non mi sembra un’ottima pubblicità. A meno che non sia una citazione dell’abito della nubenda di Diana, la sposa più stazzonata della storia.
Come suo padre anche il principe George, secondo in linea di successione, ha avuto un ruolo speciale: è stato uno dei quattro paggi d’onore del nonno. Per lui e i suoi colleghi una lunga giubba scarlatta con polsi di velluto blu, camicia in seta bianca, panciotto dorato e lunghi pantaloni neri con banda, dorata pure quella. È una uniforme creata durante il regno dei Queen Elizabeth, e rimodernata per l’occasione. Last but not least l’adorabile Louis, per la prima volta impegnato in una occasione ufficiale. Per lui una tunica Hainsworth Garter Blue Doeskin con piccoli ricami in nero al collo, alle maniche e sul davanti; i pantaloni neri con banda blu e soprattutto lunghi, mai visti su di lui in occasioni formali. Sembra che la Duchessa di Edimburgo Sophie abbia manifestato a Catherine il suo stupore mentre la famiglia era schierata sul balcone di Buckingham Palace. Ma con tutte le smorfie, gli sbadigli, i balletti, non è certo per i pantaloni che ricorderemo Louis all’incoronazione!
Una piccola, piccolissima riflessione. Mentre nel Regno Unito le ore del Coronation Weekend scorrono – oggi è stato il giorno del grande concerto a Windsor e degli street party in città paesi e comunità varie – mentre qui da noi l’eco tende ad affievolirsi (non temete, ne parleremo ancora a lungo) vi racconto una delle mie sensazioni nell’assistere a quella incredibile cerimonia. Per essere in tema, benché naturalmente fossi a casa, ieri ho indossato questa spilla. Trifari, popolarissimo brand di bijoux americani (ovviamente fondato da un italiano) aveva proposto già negli anni Quaranta una spilla a forma di corona, disegnata da Alfred Philippe, suo designer di punta. Si pensò di riproporla nel 1953 in occasione dell’incoronazione di Queen Elizabeth insieme ad altri soggetti allegorici, come la spada.
Osservando la complessa liturgia della cerimonia di Westminster Abbey ho ripensato alla Regina. Non alla donna matura che ho conosciuto nella mia gioventù, né alla formidabile anziana degli ultimi anni. Nemmeno alla sua scomparsa e a quell’altra straordinaria liturgia celebrata coi suoi funerali. Ho pensato invece alla sua incoronazione, a cui ovviamente non avevo assistito; e ho realizzato che in fondo mi mancava qualcosa. Ieri ho rimesso a posto i pezzi, le tante tantissime immagini, le fotografie, i filmati visti in tutti questi anni in cui lei è stata sempre una presenza discreta. Ecco, ora so come funziona un’incoronazione, ho scoperto il significato di alcuni simboli, imparato cose che non sapevo. Ora il cerchio è chiuso.
È il primo giorno di maggio; inizia un nuovo mese e inizia anche la settimana dell’incoronazione di King Charles e Queen Camilla. Finora ne abbiamo parlato poco perché le informazioni abbondano dappertutto, sito e account social della Royal Family diffondono notizie a getto continuo che vengono ampiamente riprese da organi di stampa, blog e pagine varie. Proviamo a dire qualcosa, se non di nuovo, almeno di meno noto? Come sapete io sono affascinata dai simboli e qui non mancano. Partiamo dalla data: non credo sia stata presa in considerazione la concomitanza col quarto compleanno del nipotino Archie, ma la circostanza potrebbe addirittura creare un legame speciale tra nonno e nipote. Immagino che l’inizio di maggio fosse per molte ragioni l’opzione migliore e la decisione ha sicuramente coinvolto una serie di istituzioni, ma scommetto che la simbologia di questi giorni abbia deliziato Charles. Riprendiamo in mano l’invito, ricevuto da molti, anche se non da tutti quelli che se lo aspettavano.
Creato da Andrew Jamieson, disegnatore esperto in illustrazioni araldiche, il cartoncino (stampato su carta riciclata of course) è un compendio di simboli davvero affascinanti. Un po’ dappertutto si trovano i fiori dei quattro Paesi che formano il Regno Unito: la rosa d’Inghilterra, il cardo di Scozia, il narciso giallo del Galles e il trifoglio d’Irlanda. Nella parte superiore gli stemmi del Re e della Regina, chiamata per la prima volta ufficialmente Queen Camilla e non Queen Consort. Da notare che i due stemmi si equivalgono per dimensione e posizione, il che probabilmente allude all’intenzione di Charles quasi di “dividere” il regno con la moglie. Sopra gli stemmi sono dei rami di biancospino, ciascuno composto da tre fiori: l’utilizzo del tre, ripetuto anche altrove, indica che Charles è il terzo sovrano a portare quel nome. Il biancospino è protagonista di un’antica leggenda inglese che vede Giuseppe d’Arimatea raggiungere la Britannia. A Glastonbury egli piantò in terra il suo bastone da cui fiorì un biancospino (un ibrido presente solo in quell’area). Lì accanto il santo fondò la prima chiesa cristiana d’Inghilterra. Il biancospino fioriva ogni vigilia di Natale, e il giorno seguente un ramo veniva offerto in dono ai sovrani.
In mezzo ai fiori si trovano anche tre animali: accanto al leone, simbolo della regalità inglese e all’unicorno, simbolo scozzese c’è un nontiscordardime, probabilmente dedicato al ricordo di Elizabeth e Philip, Duca di Edimburgo, (il terzo animale è il cinghiale, presente nello stemma di Camilla). La memoria della defunta regina torna anche in altri elementi: sotto lo stemma di Charles si vede un rametto di rosmarino, e anche questo è un simbolo del ricordo; nella corona funebre che il Re depose sul feretro della madre c’era un rametto di questa pianta. Tra i due stemmi c’è una C, che è l’iniziale di Charles, di Camilla, e pure di Coronation; all’interno un ramo di mughetti, il fiore preferito della Regina (Lady Violet dovrà aggiornare il post Ladycameron giorno 8 – Le primule della Regina). Al suo funerale, la nuora Sophie l’ha onorata con un soprabito realizzato da Suzannah London e ricamato con mughetti. Non mancano neanche le fragole che Elizabeth adorava.
L’immagine che però più di tutte ha attirato l’attenzione è al centro in basso: il Green Man. Presente in molti edifici, anche religiosi, dell’Europa centro-settentrionale, compresa Westminster Abbey, è il classico esempio di elementi pagani assimilati dal Cristianesimo.
Simbolo di rinascita dopo un lungo inverno – e i mesi del lutto – di nuovi inizi, di fecondità, sul cartoncino d’invito è rappresentato composto da foglie di quercia – simbolo di forza e di regalità, l’albero inglese per eccellenza (nel suo legno riposa anche la Regina) – di edera, simbolo di fedeltà, e ancora fiori di biancospino, simbolo di speranza e buona fortuna. Altro aspetto interessante, la presenza di alcune ghiande. Sebbene spesso presenti nella rappresentazione del Green Man, potrebbero anche riferirsi a Catherine, nel cui stemma personale, creato in occasione del matrimonio, compaiono tre ghiande, a rappresentare lei, la sorella e il fratello (se vi ricordate la sposa indossava degli orecchini di diamanti a forma di ghianda, dono di nozze dei genitori)
Il nome Green Man viene coniato in un articolo del 1939 da Lady Raglan, studiosa di tradizioni popolari, e qui la cosa si fa interessante perché l’autrice ipotizza che anticamente il Green Man fosse figura centrale delle celebrazioni di May Day, il Primo Maggio, nell’Europa centrale e settentrionale. Il fatto che il Green Man fosse solitamente rappresentato con ghiande e biancospino, simboli di fertilità in epoca medioevale, ne rinforza l’associazione con la primavera. Lady Raglan propone una correlazione con Jack in the Green, figura del folklore inglese che dalla metà del diciottesimo secolo compare nel corteo di May Day. Sebbene non esattamente sovrapponibili, sono entrambi spiriti precristiani della natura e della fertilità. Molte tradizioni popolari in Inghilterra risalgono all’epoca celtica, quando l’anno era diviso in quattro feste principali. Beltane, “il fuoco di Bel”, segnava l’inizio della bella stagione salutato con l’accensione di falò. La tradizione continua nei secoli, e la notte di Beltane – il 30 aprile – lascia il posto al May Day. Giorno di allegria e danze intorno al maypole, l’albero di maggio. Le celebrazioni del May Day vengono bandite dai Puritani di Oliver Cromwell, che prendono il potere nel 1645 dopo aver sconfitto King Charles I, poi giustiziato. E chi ripristinò il May Day, riportando il maypole in ogni città paese e villaggio? Un altro Carlo, King Charles II, The Merry Monarch, che celebrò anche questa restaurazione facendo erigere un albero di maggio di ben 40 metri nello Strand, nel centro di Londra. Quante favolose coincidenze!
Qualcuno si chiede se le citazioni del paganesimo siano eccessive. Mi sento di tranquillizzarvi: Charles è ben consapevole che accettando la corona accetta anche il ruolo di Capo della Chiesa d’Inghilterra, il che tra l’altro rende questa incoronazione diversa da quelle degli altri sovrani. Tra i tanti aspetti del complesso cerimoniale mi piace citarne uno: in testa alla processione regale ci sarà la Cross of Wales, realizzata per volere di Charles quando era ancora Prince of Wales come dono per la Chiesa Anglicana Gallese.
(Ph: Christopher Furlong/Getty Images)
Lo scorso 21 aprile il Papa ha inviato al Re un dono particolare di immenso significato: due frammenti della Vera Croce che, disposti a forma di croce, sono stati inseriti nella Cross of Wales. Dopo l’incoronazione questa raggiungerà il Galles, dove potrà essere usata da Anglicani e Cattolici, nel segno di quell’ecumenismo che tanto sta a cuore al nuovo sovrano. Si può immaginare un modo migliore per iniziare il nuovo regno?
Mancano poco più di due settimane al 6 maggio, giorno in cui King Charles III e Queen Camilla verranno incoronati a Westminster Abbey, e l’attesa cresce un po’ ovunque. Ma mentre da noi l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla presenza dei Sussex, finalmente soddisfatta il 12 aprile dalla notizia che Harry ci sarà ma Meghan no (Breaking News – Vengo, non vengo, vengo!), nel Regno Unito in molti hanno aspettato e sperato inutilmente di ricevere il raffinato cartoncino. E più d’uno di quelli rimasti a bocca asciutta ha manifestato, elegantemente ma anche meno, il disappunto per non essere stato invitato. Come David Manners, undicesimo Duca di Rutland, che non ha mancato di sottolineare che famiglie come la sua sostengono la Corona da un migliaio di anni, more or less.
(Ph: Instagram @indiahicksstyle)
Poi c’è lei, Lady Pamela Hicks. Figlia minore di Lord Mountbatten, cugina in primo grado di Prince Philip e in terzo di Queen Elizabeth, per via della comune discendenza da Queen Victoria, di cui è la più anziana pronipote ancora in vita; ed è anche una delle due damigelle al matrimonio di Elizabeth e Philip (l’altra è la principessa Alexandra di Kent) ad essere ancora tra noi. Una vita sempre accanto alla Royal Family: come dama di compagnia Pamela faceva parte del seguito di Elizabeth durante il famoso viaggio in Kenia che la vide partire principessa e tornare regina. Queen Elizabeth tiene a battesimo Edwina, prima figlia di Pamela e del celeberrimo interior designer David Hicks; Prince Philip gli altri due, Ashley e India, a sua volta damigella alle nozze tra Charles e Diana. Insomma, un legame strettissimo e solidissimo. In questi giorni sono arrivate a casa Hicks un paio di telefonate da Buckingham Palace, che la nipote, la quindicenne Domino, prende come scherzi di qualche bontempone. Ieri, 19 aprile, Lady Pamela compie 94 anni. Arriva una terza chiamata cui risponde la figlia India: è davvero Buckingham Palace, uno dei segretari privati del re che presenta le scuse del sovrano per il mancato invito, spiegando che si è deciso di ridurre drasticamente gli invitati, dagli 8000 di Queen Elizabeth a 1000, con l’obiettivo di non pesare troppo sulle finanze statali. Charles invia un messaggio e di grande affetto con le proprie scuse, consapevole di poter offendere molti. Pamela – cui probabilmente non sarebbe dispiaciuto essere una dei pochi ad aver partecipato a tre incoronazioni, comprese quelle di George VI il 12 maggio 1937 e di Queen Elizabeth, il 2 giugno 1953 – non si offende affatto, e trova anzi “very very sensible”, molto saggia davvero, la scelta di basare gli inviti su meritocracy not aristocracy. E aggiunge che osserverà con molte interesse le vicende di questo nuovo regno. Noblesse oblige, e buon compleanno.
Piccola nota autoreferenziale: per illustrare il post ho inserito una foto recente di Lady Pamela, la stola di chiffon fermata da spilla che anche Lady Violet possiede. Non coralli e perle, ma opera di Kenneth Jay Lane, celebre creatore americano di bijoux. Qui trovate la storia del mio innamoramento per lui Jackie, Kenneth e la collana dei sogni
Altissima densità di royal compleanni nel weekend appena passato: ben tre monarchi più due altezze reali, curiosamente figli di due dei tre sovrani festeggiati, peraltro cugini tra loro. Più un’outsider, che scoprirete continuando a leggere. Procediamo in ordine rigidamente cronologico: sabato 15 Philippe, Rei dei Belgi, ha compiuto 63 anni; il primogenito di Albert II e Paola è nato a Bruxelles il 15 aprile 1960, nove mesi e tredici giorni dopo il matrimonio dei suoi genitori. Quest’anno festeggerà anche i dieci anni sul trono, è infatti divenuto re nel luglio 2013, in conseguenza dell’abdicazione di suo padre. Philippe è appena rientrato da un breve viaggio nella Guyana francese, dove insieme col figlio Gabriel ha assistito al lancio della sonda JUICE per l’esplorazione del pianeta Giove e dove probabilmente è stata scattata questa fotografia. Anche se in effetti quello che ospita la base dell’ESA, l’ente spaziale europeo cui appartiene il progetto, è un paese caraibico direi che lo sfondo esotico ha quell’aria stile la mia Africa, che dona quasi a tutti. Impagabile l’humour belga che accompagna la foto: “c’è un compleanno nell’aria”. Spazio-aria, irresistibile.
(Ph: Frédéric Andrieu)
Domenica ha compiuto 83 anni Margrethe II di Danimarca, reduce da un importante intervento alla schiena, che non si è negata i festeggiamenti e i bagni di folla che tanto ama. Al posto del tristanzuolo ritratto scattato per l’occasione, pubblichiamo con piacere la foto che la mostra al balcone del palazzo di Amalienborg, mentre riceve l’omaggio dei Danesi circondata da tutti e otto i nipoti. Dati gli ultimi eventi e le polemiche che ne sono inevitabilmente seguite, mi sembra una scena bella assai.
(Ph: Billed Bladet)
Un giorno due compleanni alla corte lussemburghese: il Granduca Henri – che di Roi Philippe è cugino primo – ha compiuto ieri 68 anni, e il minore dei suoi figli, il principe Sébastien, 31. Lo sappiamo, il Granducato si prepara al matrimonio di Alexandra, unica figlia e unica sorella dei festeggiati, per cui la giornata di domenica è dedicata a loro, ma poi tutti pronti per le nozze. Alexandra sposerà il fidanzato Nicolas Bagory con due cerimonie: quella civile sabato alle 15:30 all’Hôtel de Ville de Luxembourg mentre quella religiosa sarà celebrata il sabato seguente, il 29 (che è anche il dodicesimo anniversario dei Principi di Galles) in Provenza. E sono certa che molte lettrici non aspettino che di vedere l’elegante padre accompagnare la figlia all’altare. Trattenete l’ansia, che ormai manca pochissimo!
(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)
L’ultimo compleanno reale è quello della deliziosa Eléonore, ultima dei quattro figli dei sovrani belgi, Philippe e Mathilde. La fanciulla compie 15 anni, e sta fiorendo sotto i nostri occhi, circostanza che intenerisce il cuore di Lady Violet, zia di due ragazze più grandi ma ugualmente deliziose. Studentessa del Collegio del Sacro Cuore, scuola cattolica di Tervuren, Eléonore suona il violino e pratica vari sport, tra cui l’aïkido. Durante la pandemia – come altri reali – si è impegnata telefonando alle persone sole e preparando dolci per chi era in difficoltà. Posa nel parco del palazzo di Laeken con una camicia di Zara che le sta una meraviglia. E sì, direi che tra le nipoti è quella che somiglia di più a nonna Paola, nei lineamenti e nel modo di porsi.
(Ph: Bas Bogaerts)(Ph: Bas Bogaerts)
L’outsider è una signora che non è membro di una famiglia reale, ma ha rapporti talmente stretti con la Royal Family da essere stata una dei trenta invitati a partecipare alle esequie di Prince Philip, celebrate esattamente due anni fa, il 17 aprile 2021.
Tra i compleanni di ieri c’è anche il suo, Penelope Knatchbull, nata a Londra il 16 aprile 1953 da Marian e Reginald Eastwood, macellaio che aveva fatto fortuna (molta) con la catena di ristoranti Angus Steakhouse. Ottimi studi, tra cui la London School of Economics, poi il 20 ottobre 1979 il matrimonio con Norton Knatchbull, pronipote di Queen Victoria e nipote di Lord Mountbatten, scomparso nell’attentato dell’IRA solo due mesi premi con la nonna paterna e un fratellino dello sposo. Best man il Principe di Galles, cugino in secondo grado di Norton. La coppia fissa la residenza a Broadlands, residenza palladiana nell’Hampshire dove la Regina e Philip trascorsero parte della luna di miele. Nascono tre figli: prima Nicholas, poi Alexandra – tenuti a battesimo rispettivamente da Charles e Diana – e infine Leonora. Una vita dorata cui non mancano tragedie e drammi: a cinque anni la figlia minore muore per un tumore infantile mentre il figlio maggiore crescendo ha seri problemi di tossicodipendenza, tanto che il padre minaccia di diseredarlo. Infine la ciliegina sulla torta: il marito la lascia dopo trent’anni di matrimonio e va a vivere alle Bahamas con un’altra donna. Lei riesce a tenere tutto sotto controllo; non abbandona la residenza avita – anzi, sostituisce il marito negli incarichi legati al suo rango – anche perché nel parco è sepolta la sua bambina.
(Ph: Antony Jones/Getty Images)
Può sempre contare sull’amicizia e il supporto reale; la sua amicizia con Philip fa nascere rumors e pettegolezzi, sempre smontati dalla vicinanza che la regina in persona dimostra a Penny. Nei circoli reali la chiamano “and also”, cioè e anche, perché viene sempre aggiunta agli inviti fatti dalla Royal Family:…and also Penny. Ieri questa elegante signora ha compiuto settant’anni, che le auguriamo pieni di serenità; vedremo tra pochi giorni se comparirà tra gli invitati all’incoronazione di Charles e Camilla, cui parteciperanno reali, aristocratici, autorità… and also Penny?
Ieri Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano i sovrani emeriti dei Belgi, Albert e Paola, e non si può negare che le poche foto dell’evento destino una certa simpatica tenerezza. Tre ultraottantenni, nessuno dei quali in fondo nato per la vita che lo aspettava.
Il più anziano, Albert – che il 6 giugno compirà 89 anni – è l’ultimo dei tre figli di Re Leopoldo III e della Regina Astrid che muore in un tragico incidente quando lui ha quattordici mesi. Alla nascita riceve il titolo di Prince de Liège: è il cadetto, lo spare, e non è destinato al trono su cui nel 1951 sale il fratello maggiore Baudouin, appena ventenne. Dieci anni dopo il Re trova la sua Regina, ma dal loro matrimonio purtroppo non nascono figli; il sovrano prende sotto la sua ala, come suo erede, il nipote Philippe ma la sua morte improvvisa nel 1993 mette sul trono Albert, che a 59 anni è considerato una scelta migliore del figlio poco più che trentenne. A volte tocca davvero allo spare.
Neanche sua moglie, la bella Paola, avrebbe dovuto diventare regina. Nata a Forte dei Marmi l’undici settembre 1937 è l’ultima dei sette figli del principe Fulco Ruffo di Calabria, asso dell’aviazione ed eroe della prima guerra mondiale nella squadriglia di Francesco Baracca. Dopo la maturità classica la fanciulla diventa una delle protagoniste della vita mondana della capitale: sta nascendo la dolce vita. Nel 1958 muore un papa (Pio XII) e se ne fa un altro (Giovanni XXIII). Per partecipare alle cerimonie per l’incoronazione di Papa Roncalli, il 4 novembre, arriva dal Belgio il giovane Principe di Liegi, che unendo il sacro al profano non si nega le feste più esclusive della capitale. Le cronache di allora lo vogliono invaghito della bellissima Mirta Barberini Colona di Sciarra, ma poi, complice una serata all’ambasciata del Belgio, nasce l’idillio con Paola. Il papa vorrebbe sposarli in Vaticano, ma Baudouin insiste per Bruxelles, e così il 2 luglio 1959 il Belgio ha una nuova princesse. Nove mesi e qualche giorno dopo nasce il primogenito della coppia, Philippe, cui seguono Astrid e Laurent. Paola è bellissima, elegantissima, ammiratissima, ma anche infelicissima. La rigida società belga non la ama particolarmente trovandola troppo moderna, troppo frizzante, troppo italienne e neanche il matrimonio va benissimo: la crisi del settimo anno arriva davvero. Non mancano tradimenti reciproci, ma molti anni dopo si scoprirà che lui ha avuto una lunga relazione adulterina con la baronessa Sybille de Selys Longchamps, da cui nel 1968 nasce una bimba: Delphine. Il divorzio sembra sempre più vicino, ma nel frattempo diventa evidente che la Reina Fabiola non diventerà mai madre, per cui la corona toccherà ad Albert e alla sua discendenza. Il religiosissimo Baudouin mette le cose in chiaro: in caso di divorzio Albert perderà ogni diritto al trono, in favore del figlio Philippe, che è ancora un bambino; Paola perderà direttamente i figli, sacrificio per lei insopportabile. Alla metà degli anni ’70 il divorzio sembra inevitabile, e invece rientra. Nel 1993 Albert e Paola salgono al trono, sei anni dopo una biografia non autorizzata della regina rivela l’esistenza di Délphine, un momento non facile, ma la rottura non arriva mai. Una volta libera dal peso del trono – Albert ha abdicato nel 2013 – la coppia si mostra sempre più unita col passare degli anni, ciascuno il sostegno – anche fisico, gli acciacchi non li hanno certo risparmiati – dell’altra.
Se guardando la foto vi state chiedendo se Paola abbia ancora il privilegio del bianco, la risposta è sì, ma probabilmente non lo ha usato trattandosi di una udienza privata, non di un atto solenne. E ricordiamo che è appunto un privilegio, non un obbligo; molto più corretto presentarsi in nero, soprattutto se senza il capo coperto – per questo tipo di incontro non è più richiesto – e senza fronzoli.
Quanto a Papa Francesco, mi perdonerete se non conosco così bene la sua biografia, ma sono ragionevolmente certa che il figlio di immigrati italiani – piemontesi e liguri – nato del barrio di Flores a Buenos Aires, diplomato perito chimico, che prima di prendere i voti lavorò come uomo delle pulizie e buttafuori, difficilmente pensasse di sedere un giorno sul trono di Pietro.
Non sappiamo cosa, lui e loro, si siano detti, ma a vederli insieme sembrano tre bei vecchi che non nascondono le loro fragilità, anzi le mostrano serenamente e da queste traggono nuova forza. Lui probabilmente avrà un posto nella storia, loro probabilmente no, anche se il riconoscimento della figlia illegittima ha aperto un’altra porta. Il resto è tutto da scrivere.