Una Londra grigia e piovosa oggi rifulgeva dello splendore oro e rosso dell’Opening of Parliament.
Naturalmente l’appuntamento era particolarmente atteso per la complessa situazione politica che verte intorno a Brexit, e altrettanto naturalmente noi tralasceremo il coté politico, anche perché – nonostante anche oggi nel discorso letto da Sua Maestà si dia per scontata l’uscita il prossimo 31 ottobre – l’impressione è che le cose siano molto meno scontate, e certezze non ve ne siano. Quel che è certo invece è il modo in cui il Paese, attraverso la Corona, si mette in scena e si rappresenta: magnifico.
La Regina è arrivata a bordo della Diamond Jubilee State Coach, accompagnata dal Principe di Galles e dalla Duchessa di Cornovaglia.
Camilla – seduta accanto alla suocera, che sembra apprezzarne sempre di più la compagnia – sfolgorante in bianco, in ossequio al dress code.
Sfolgorio ottenuto col fondamentale apporto della favolosa Greville Tiara, il cui raffinatissimo intreccio si ispira a un favo.
Da parte sua Queen Elizabeth II non ha indossato la Imperial State Crown, che è stata portata su un cuscino e sistemata accanto al suo trono, ma è rimasta per tutta la cerimonia col più leggero George IV State Diadem.
È solo la terza volta che accade in 67 anni di regno, e sembra che la ragione sia dovuta al peso della corona, che supera il chilo: la stessa sovrana spiegò in un’altra occasione che oltre alla difficoltà di tenere sulla testa un peso del genere, leggere il testo del discorso assai arduo, essendo impossibile piegare il collo.
Per il resto c’era tutto, compresi il lungo mantello purpureo bordato d’ermellino, il collier di diamanti dell’Incoronazione, e il collare del Most Noble Order of the Garter con il Marlborough Great George, un pendente in oro e smalto incrostato di diamanti, anch’esso indossato spesso a partire dall’Incoronazione.
Poi c’è sempre chi ha la tiara di famiglia, e l’occasione per mettersela, eppure sembra sempre una ragazzina con un abito fatto con la fodera e il bisogno urgente di un parrucchiere (e siamo state pure buone, che non oso immaginare come avrebbe commentato la vera Lady Violet, dall’alto del suo edoardiano splendore).
C’è chi sghignazza scompostamente e chi lavora, come questo cane antiterrorismo, mantenendo un aplomb canino, ma davvero regale. Tutto il resto è Pomp and Circumstance.
E su questo Sua Maestà e i suoi sudditi sono imbattibili.
Dell’importanza del gesto, compiuto da colui che un giorno sarà a capo della Chiesa Anglicana abbiamo già detto, dell’impegno del principe per il dialogo interreligioso anche; per saperne di più in calce trovate il link per il bell’articolo (in inglese) scritto da Charles per l’Osservatore Romano.
Dove, godendo di un panorama mozzafiato, ha conversato anche col Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster Cathedral (che è la cattedrale cattolica di Londra, da confondere con l’anglicana Westminster Abbey) e Presidente della Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles.
Magari non avrei piazzato il tavolo col guest book sotto il simbolo del memento mori, ma mi sembra che il futuro sovrano l’abbia presa bene; per fortuna un tocco di humour aiuta sempre! 
Quando sembra che la regola sia la divisione, c’è qualcuno che lavora per unire.
Tutta in azzurro profondo, il cappellino addobbato da ricca vegetazione, ha incantato ugualmente adulti anziani e scolari della scuola locale, e ha reagito deliziata alla bambina che le ha gridato: You’re the best Queen in the world!
Semplice, quello che il capo dello stato fa spesso in giro per il mondo: celebrare il Made in Italy. In questo caso, la stazione di Gammel Strand, realizzata da società italiane. E poteva mancare un selfie? Domanda retorica, certo che no, ma per Lady Violet è sempre una delizia il modo in cui signore e signori un po’ agé si prestano a questi usi moderni, con grande disinvoltura è un sorriso che ha sempre una sfumatura ironica (nel caso di Mattarella anche sorniona).
Accompagnato dalla figlia Laura, il Presidente è stato ricevuto a colazione dalla regina Margrethe, che ha così ricambiato l’invito al Quirinale di due anni fa, quando venne a Roma per i 50 anni di Det Danske Instituts (l’Istituto Danese) nel nostro paese.
Superando la commozione che mi coglie nel vedere finalmente una immagine autenticamente autunnale, non si può non notare l’impeccabile cappotto scuro del Presidente (che sembra sia assai freddoloso) contrapposto a quello panna della figlia, che se non erro ha già indossato, dall’inutilmente punitiva forma a sacchetto, e assolutamente troppo corto.
Una volto rimosso il pardessous, la nostra First Daughter ha rivelato una mise blu scurissimo, che infelicemente abbinata a quella della sovrana – e al corretto abito paterno – dà al tutto un’aria un po’ funerea, appena stemperata dagli ori dello sfondo (e dai capelli bianche di due dei presenti). Proviamo a indovinare, avrà voluto ispirarsi al Principe Danese par excellence, il tormentato e solitamente nerovestito Amleto?
Non è dato saperlo. È invece certo che con loro ci fossero due dei tre figli della sorella Stéphanie: la piccola di casa Camille e
Mi chiedo francamente come starebbe addosso a una donna con meno classe, e la perplessità sul vestirsi da Spennacchiotto (il nemico giurato di Superpippo) resta tutta. Quando pensavo di aver visto abbastanza, m’è caduto lo sguardo sulle scarpe bimateriche – quasi un’evocazione delle ghette – di Albert, e ho rivalutato il plumage dell’augusta sorella.
Piume anche per la giovane Camille, che ha riciclato l’abito indossato al party nuziale del fratello; ma quanto somiglia a nonna Grace in questa foto? Al confronto delle signore Grimaldi l’esotica Marie è in tono assai minore, con un abito che le starà bene tra trent’anni (e che potrebbe piacere alle amanti del marrone in ogni sua nuance, consorteria cui mi onoro di non appartenere).
Totalmente diversi l’impegno e il look di Charlotte Casiraghi, ora Madame Rassam, che a Milano ha presentato il libro Arcipelago di passioni, scritto a quattro mani col suo professore Robert Maggiori e appeno uscito in Italia. La passione di Charlotte è la filosofia, di cui ha parlato anche con Massimo Gramellini (!) ospite della trasmissione Le parole della settimana. Magrissima e in total black come una novella musa esistenzialista, a me piace molto anche la frangia, che le è stata piuttosto criticata. Pignoli! Con quello che si vede in giro…
Una scelta interessante ma declinata non sempre felicemente. Si inizia con un capo già visto, l’abito-camicia azzurro intenso indossato già lo scorso anno durante il tour in Oceania. In quel caso la duchessa era in dolce attesa, in questo è mamma da poco, ed evidentemente il taglio di quest’abito è abbastanza confortevole; il problema è l’ostinazione a indossare la cintura, che esalta la disarmonia tra tronco robusto e squadrato, gambe sottilissime praticamente senza polpacci, e testa piuttosto piccola. Questo è comunque uno di quelli che le sta meglio, anche grazie al colore. Peccato per le espadrillas nere en pendant coi boccoli sparsi sull’affannoso petto. Boh.
Per l’ultimo degli impegni prima di ripartire un altro riciclo, questa volta sentimentale: per incontrare Graca Machel, vedova di Nelson Mandela, Meghan indossa lo stesso abito di Nonie con cui lo scorso anno visitò la mostra organizzata al Mandela Centre di Londra per il centenario della nascita di Madiba. Il modello che evoca più il trench che la camicia a me piace, il colore le sta d’incanto, discreto l’abbinamento con le scarpe Stuart Weizman, ma l’abito è stretto, e l’escamotage di allacciare la cintura sotto il seno aiuta fino a un certo punto. Perché ostinarsi a indossare qualcosa che non è della tua taglia? Boh.
In visita alla più antica moschea del Sudafrica la povera duchessa viene risucchiata dentro una vasta palandrana che ha riportato alla mia memoria di bambina degli anni ’60 quei miei coetanei cui i crudeli genitori compravano capi “in crescenza”, dato che non esistendo fast fashion gli abiti dovevano almeno tre/quattro anni. In questo caso il tutto è, se possibile, peggiorato dalla ballerina flat. Shock.
Anche Harry è un po’ perplesso, chemisier o chemise de nuit? Boh.
Lady Violet approva, se taglio e lunghezza sono giusti, anche un midi dress (questo è di Aritzia) slancia, e anche con le scarpe piatte (in un color paprika che è uno dei trend di stagione). Chic.
Se non è lo chemisier è la vestaglietta; in cotone a disegni etnici del brand africano (del Malawi) Mayamiko, che le dona poco e perde il carattere africasual causa sottoveste in bella vista.
O in una versione inutilmente ricca de wrap dress, con l’aggiunta di volant all’orlo, dell’amato (da lei) brand Canadese Club Monaco. Ma tanto tutti gli occhi erano per Archie! Boh+boh.
In questo viaggio la Duchessa di Sussex ha riciclato parecchio, forse nell’intento di smorzare le polemiche sulle spese, e ciò è sicuramente apprezzabile; però eventuali cambi taglia – che sono assolutamente normali nel corso della vita, e in questo caso pure dovuti alla più felice delle ragioni – finiscono per inficiare un po’ il risultato. E fingiamo di non vedere quelle décolletées nere sotto un prendisole. Shock.
L’ultimo riciclo è la tuta nera di Everlane, indossata durante la preparazione della September issue di Vogue UK: un capo che costa solo 100 sterline, ed è probabilmente la migliore delle mise indossate durante questo viaggio. Chic.