A Royal Calendar – 9 giugno 1993

Chiedo venia, ma questa volta stavo dimenticando una data importante. Presa dalla frenesia per le nozze di Amman, che hanno acceso i riflettori anche sul matrimonio dei sovrani – sabato 10 festeggiano il trentesimo anniversario – rallegrata dalla presenza crescente sulla scena royal dei Principi Ereditari (e ormai facenti funzione, lui ha la reggenza, lei ha avuto un upgrade dopo la morte della suocera) del Liechtenstein, che celebreranno lo stesso anniversario il 3 luglio, mi ero dimenticata degli Imperatori del Giappone, anche loro sposati nel 1993, ed esattamente il 9 giugno.

(Ph: Imperial Household Agency/Getty Images)

Peccato non ci fosse il blog, perché quello è stato veramente un anno ricco, tre royal wedding in meno di un mese! Va detto che il matrimonio che all’epoca attrasse di più l’attenzione della giovane Lady Violet – che quell’estate fece da testimone per due carissime amiche – fu quello del Liechtenstein, che riunì la meglio royal gioventù. Quello giordano non passò sotto silenzio ma quasi, dato che all’epoca il ruolo di erede al trono hashemita era del principe Hassan bin Talal, fratello minore di re Hussein; Abdullah era solo un ufficiale di sangue reale, e pure Rania solo una bella giovanissima fanciulla, lontanuccia dalla clamorosa e glamourosa bellezza che poi è diventata. Il royal wedding giapponese invece sulla carta si presentava come il matrimonio dell’anno ma in verità aveva appassionato poco. Lo sposo, futuro imperatore, mancava di quel fascino da principe azzurro – anche alla lontana – che ogni fanciulla, pur se semplice spettatrice, desidererebbe. La sposa era una giovane brillante, cosmopolita, poliglotta; figlia di un diplomatico, Hisashi Owada, che tra i molti incarichi poteva vantare quello di membro del Tribunale Internazionale dell’Aja e di ambasciatore negli USA. Entrare in diplomazia era l’obiettivo della giovane Masako, con studi ad Harvard e a Oxford. Nel 1986 incontra l’erede al trono a Tokio, a un ricevimento per l’Infanta Elena di Spagna; lui resta subito colpito e inizia una corte discreta ma serrata che lei discretamente respinge. Lui si propone due volte lei due volte rifiuta, non volendo abbandonare aspirazioni professionali e libertà personale.

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Capitola il 9 dicembre 1992, giorno del suo ventinovesimo compleanno; lui l’ha convinta sottolineando che rappresentare il Paese come membro della famiglia imperiale è un’altra, alta forma di diplomazia, e promettendole di proteggerla per tutta la vita. Bisogna ammettere che è stato di parola. Una conferenza stampa il 29 gennaio 1993 presenta al mondo gli sposi. La formale cerimonia di fidanzamento (Nosai-no-Gi) si svolge il successivo 12 aprile, e sembra fatta apposta per gelare ogni entusiasmo; al posto di un giovanotto inginocchiato che tira fuori il brillante, a casa della sposa giunge il Gran Maestro di corte portando i seguenti doni: due grandi pesci che verranno aperti con un artistico taglio evocante il numero 8, apportatore di buona fortuna; cinque pezze di seta per confezionare abiti da sera per la sposa, e sei bottiglie di sake. Cin cin! L’alto funzionario offre i regali con la formula ufficiale, che recita più o meno: “Oggi il Principe Ereditario Naruhito presenta gli imperiali doni di fidanzamento per confermare il suo impegno per le nozze, col consenso dell’Imperatore e dell’Imperatrice”. Posso solo immaginare l’entusiasmo con cui Masako risponde “umilmente accetto”. Due mesi dopo, alle dieci del mattino di mercoledì 9 giugno, inizia la complessa cerimonia nuziale. In Italia è notte fonda, e il tutto viene trasmesso, se non ricordo male, da CNN. Le nozze vengono celebrate presso il santuario di Amaterasu, divinità solare e Dea madre del Giappone, all’interno del complesso imperiale. Purtroppo nulla si vede del rito, che resta celato agli occhi di chiunque. Ciò che ricordo sono gli sposi che uno alla volta raggiungono il luogo della cerimonia, vestiti con gli abiti tradizionali.

(Ph: Imperial Household Agency/Getty Images)

Masako indossa uno sull’altro una dozzina di abiti di seta pesante (pesante davvero: si parla di una quindicina di chili), la pettinatura rigida e il viso truccato di bianco non evocano troppo l’idea di una sposa felice. Gli invitati, a partire dalle famiglie, aspettano in giardino, muti spettatori di niente. Ricordò mi colpì molto che le persone presenti erano quasi tutte vestite all’occidentale; le due sorelle gemelle della sposa, età 26 anni circa, indossavano due abiti da bambola, uguali, uno rosa e uno giallo. Brutti brutti. La signora Owada invece era in kimono, e pur se di fatto non aveva assistito a nulla, si era commossa come tutte le madri delle spose (insomma, quasi tutte).

(Ph: Getty images)

Gli imperatori non sono presenti, e ricevono gli sposi a Palazzo; anche qui in abiti occidentali.

La vita matrimoniale non è stata facile per Masako, che ha sofferto moltissimo le regole imposte dalla tremenda Agenzia Imperiale, che sovrintende ogni dettaglio della loro attività ma anche la loro stessa esistenza. Ha sofferto ancora di più la pressione per fornire l’erede maschio, che non è arrivato. La coppia ha avuto una femmina, Aiko, che secondo le regole della successione non erediterà il trono. Naruhito come aveva promesso ha sempre protetto la moglie nell’inferno della depressione e l’ha sostenuta nel lungo percorso verso la guarigione. Da quando sono saliti al trono, nel 2019 compaiono spesso insieme e lei sostiene il suo ruolo con diligenza e quell’eleganza un po’ fané che è una sua caratteristica.

(Ph: Courtesy of Imperial Household Agency)

Nelle foto pubblicate per celebrare l’anniversario sono due sessantenni che dimostrano qualche anno in più, impegnati con i bachi da seta nel Momijiyama Imperial Cocoonery all’interno del Palazzo Imperiale.

In occasione dell’anniversario hanno rilasciato una breve dichiarazione: “Siamo profondamente grati di aver potuto condividere le gioie e talvolta i dolori del passato”.

Alla fine, a me sembra un matrimonio più riuscito di tanti altri.

Le foto del giorno – Sposo e Reggente

La Casa Reale Hashemita ha diffuso la foto ufficiale del gala che ha chiuso le nozze dei principi ereditari; con gli sposi, i genitori, le teste coronate in rigido ordine d’importanza, capi di stato e facenti funzione.

Foto bella e suggestiva – grazie pure allo splendido sfondo – e direi persino elegante; ma per parlare di queste mise l’appuntamento è per domenica, per un apposito chic shock e boh. Intanto guardate come spicca la Sheikha Moza in verde lime…

La seconda foto di oggi è sicuramente meno affascinante, ma più interessante sotto il profilo delle notizie. In questi giorni la Giordania ospita un meeting dei Paesi mediorietali membri di UNWTO, l’organizzazione dell’ONU che si occupa di turismo, e ieri il Segretario generale, il georgiano Zurab Pololikashvili, è stato ricevuto a Palazzo. Non da Abdullah II – il sovrano il giorno precedente è partito per un viaggio privato – ma dal Principe Ereditario Hussein, che in questo momento esercita la funzione di Reggente; dunque non quella di sposo in luna di miele, benché sia sposato da meno di una settimana. Ora, i viaggi di nozze dei reali sono sempre avvolti nel più totale riserbo, non solo per una elementare forma di rispetto ma anche per una ancor più elementare necessità di tutelarne la sicurezza. Forse ricorderete che i Principi di Galles, sposati il 29 aprile 2011, raggiunsero il resort delle Seychelles solo la mattina del 10 maggio. Tra le due date ce n’è un’altra, il 2 maggio, quella della Operation Neptune Spear, che portò all’uccisione di Osama bin Laden in Pakistan; difficile pensare che non ci fosse correlazione. Speriamo in questo caso la spiegazione sia meno cruenta, speriamo che si godano l’inizio della loro vita insieme, e restiamo in attesa di vedere una nuova elegante principessa ereditaria al lavoro.

Il caffè del lunedì (di martedì) – Gemelle

Siamo ancora immersi nelle atmosfere del royal wedding giordano, e ancora tutto dobbiamo raccontare sul ricevimento di gala offerto la sera delle nozze. Ho deciso intanto di dedicare questo caffè a un aspetto particolare, che sintetizzeremo con una parola: gemelle. Perché le sorelle gemelle di Re Abdullah II – Aisha e Zein – ne sono involontarie protagoniste, ma anche per qualcosa che state per scoprire.

Ora ditemi: cos’è che assolutamente ogni signora vuole evitare partecipando a un evento, un party, una soirée, soprattutto se di questa importanza? Esatto, il rischio di ritrovarsi con lo stesso abito di qualche altra invitata. Non solo per il fastidio, ma soprattutto perché la psicologia femminile innescherebbe immediatamente un meccanismo diabolico: sta meglio a lei o a me? lei è più bella, più giovane, più alta, e (soprattutto) più magra. Ecco, ad Amman l’altro giorno è successo proprio questo, e neanche una volta sola. Abbiamo già raccontato dell’abito di Reem Acra, indossato per la cerimonia dalla principessa Aisha, e al gala da Beatrice di York Va in scena il royal wedding – Gli invitati). Ebbene, non è finita.

Restiamo nell’ambito della Royal Family: Catherine indossa un abito tutto di paillettes oro rosa di Jenny Packham con decorazione di cristalli che deve piacerle molto, visto che, in verde smeraldo, l’aveva già indossato (Le foto del giorno – Royal Variety Performance). E la versione oro rosa? Sì, avevamo già visto anche questa, addosso ad un’altra royal lady particolarmente chic (Mary, fifty&fabulous). Non c’è che dire, un modello molto apprezzato! Ora voi mi direte che però la Principessa di Galles è l’unica con questa mise per le nozze giordane. Infatti non è lei la nostra protagonista, l’ho citata solo perché resto sempre piuttosto stupita da come il gusto si stia uniformando ( e per alzare un po’ la suspense).

Arriva Victoria di Svezia, la scelta della tiara mi commuove: l’ha ereditata dalla zia Lilian, protagonista di una delle più belle royal love story dello scorso secolo: sceglierla per un matrimonio è un pensiero molto delicato. La futura regina è una delle poche signore che può fregiarsi del Gran Cordone dell’Ordine Supremo del Rinascimento, alta onorificenza giordana, di cui porta la fascia su un abito rosa, più esattamente color wild strowberry, che sarebbe la fragolina di bosco. Un cape dress, tanto per cambiare, il modello Ginkgo del brand inglese Safiyaa.

Ci giriamo e pof!

Ecco la principessa Zein, sorella di Re Abdullah II in rosso. E cosa indossa la principessa? Esatto! Una creazione Safiyaa, il modello Ginkgo, nel suo caso color azalea red. La foto è brutta – è un fermo immagine – ma inequivocabile. Povere gemelle, ci sono cascate entrambe! Ora dite a Lady Violet, questo vestito vi ricorda qualcosa? L’avete già visto? Ve lo dico io, anzi ve lo indico, andate a guardare questo post Royal chic shock e boh – Ottobre

Anche alla cerimonia religiosa avevamo visto qualcosa di molto molto simile, indossato questa volta da Zaina, campionessa di tennis tavolo e moglie di un cugino del Re. Stessa maison, stesso stile, qualche differenza: il mantello si riduce a una striscia di tessuto che cade sulla schiena, mentre una mantellina sostituisce le maniche (tra l’altro, a quanto visto, Zaina è l’unica signora che si è presentata sbracciata alla cerimonia). Questo modello, in colore bluette, si chiama Kalika. Ma non è che abbiamo già visto anche questo? domanda retorica, il link vi svelerà l’arcano Royal chic shock e boh – Sfida tra Duchesse. E complimenti a Daniela Karnuts, creatrice e mente del brand Safiyaa, per aver creato un abito così realmente popolare.

Breaking News! – L’importanza di chiamarsi Ernesto.

Titolo un po’ scontato per una bella notizia, discretamente attesa. La Principessa Eugenie di York e il marito Jack Brooksbank hanno appena annunciato la nascita del secondogenito.

Il bimbo è nato martedì scorso 30 maggio, ed è in buona salute. Per lui sono stati scelti i nomi di Ernest George Ronnie: George in memoria del nonno paterno – il padre di Jack è deceduto a novembre del 2021 – Ronnie in memoria del maggiore Ronald Ferguson, padre di Sarah, mentre il nome principale, Ernest, celebra King George V, quadrisavolo del bambino, il cui nome completo era George Frederick Ernest Albert. Il piccolo August, due anni e quattro mesi, sembra entusiasta del nuovo ruolo di fratello maggiore.

Va in scena il royal wedding – Gli invitati

Dopo gli sposi e la cerimonia che li ha uniti in questa straordinaria giornata, ecco gli ospiti di particolare importanza, il cui arrivo alle nozze abbiamo potuto apprezzare grazie alla perfetta organizzazione e all’accoglienza che i sovrani hanno riservato ad ognuno. Un affascinante mix di Oriente e Occidente, di favolose toilettes e abiti già visti, di costumi tradizionali e creazioni couture. E pure qualche incidente, per fortuna solo sfiorato: con la Principessa Muna, seconda moglie del defunto Re Hussein e madre dell’attuale sovrano, sono arrivate le figlie gemelle, Aisha e Zein.

Zein, la signora bruna coi capelli corti, indossa un abito verde bosco di Carolina Herrera con borsetta Bulgari mentre la sorella Aisha, la signora bionda, ha scelto un elegante abito beige di Reem Acra. Che oplà, poche ore dopo è comparso uguale uguale addosso a Beatrice di York. Per fortuna che era la cena di gala e Aisha si era cambiata! Va detto che l’abito sta molto bene a entrambe, nonostante tra le due royal ladies ci siano ben vent’anni di differenza, 55 contro 35. La sintesi tra Oriente e Occidente è compiuta.

Della mise serale di Beatrice parleremo prossimamente, per la cerimonia Mrs Mapellli Mozzi aveva scelto un’altra toilette che a me è piaciuta molto: un abito di Needle & Thread, in polyestere riciclato come le paillettes che lo decorano; il riciclo è ormai la nuova frontiera del lusso. Il modello è caratterizzato da una morbida linea ad A che Beatrice ha reso più aderente con una cintura nera, en pendant col fiocco che trattiene i capelli. Rispettato il dress code: abito scuro per gli uomini e lungo da giorno per le signore, senza tiara (ma non temete, più tardi c’è stato spazio anche per loro).

La presenza di Edo e Bea è stata un po’ una sorpresa, data la partecipazione – confermata a poche ore dal matrimonio – dei Principi di Galles in rappresentanza della Corona. Grande attesa per vedere Catherine all’opera sullo scenario internazionale nel suo nuovo ruolo, e soprattutto per vederla abbigliata per l’occasione. Non ha deluso, anzi ha messo a segno pure un bel colpo, scegliendo lo stesso couturier che firmava l’abito della sposa, Elie Saab. Abito rosa antico (molto antico) collo alto, maniche lunghe, linea flou. Il ricamo è molto raffinato, lei è sicuramente bella, gli orecchini sono tanto ma non stonano, non si è messa nemmeno un fiocco in testa, come hanno fatto altre, ma se dovessi dirvi che mi ha conquistata mentirei. Un incanto che non mi ha catturata.

Molto interessante per me osservare gli ospiti mediorientali: donne in generale molto belle e molto curate (a volte troppo) alcune vestite all’occidentale altre secondo la tradizione, altre ancora mischiando gli stili. Ad esempio, ho trovato elegante la Principessa Basma bint Talal, zia del sovrano. Per noi tanto oro indossato di pomeriggio sarebbe troppo, ma l’abito è molto bello e lei, compagna di studi di Anne The Princess Royal porta assai bene i suoi 72 anni.

Ugualmente interessanti le interazioni, tenendo naturalmente presente che non conosciamo tutti e ignoriamo la profondità dei rapporti; ho notato ad esempio i signori sauditi non baciare la regina, né le signore il re; e colpisce il fatto che praticamente nessuno fa il curtsy ai sovrani. Rimedia Mary di Danimarca, che si produce come sempre in una riverenza profondissima, pure troppo. La principessa danese, accompagnata dal marito con la sua tradizionale andatura caracollante (mi aspetto sempre che affibbi qualche pacca sulle spalla, e raramente resto delusa) ha riproposto un abito Erdem, francamente non il mio preferito, peggiorato dal fiocco azzurro tra i capelli, da attempata adolescente; la salvano le scarpe, che qui non si vedono ma sono le celeberrime Hangisi di Manolo Blahnik, rese immortali dalla Carrie Bradshaw di Sex and the city.

Dalla Scandinavia con furore altri due eredi al trono: il povero Haakon di Norvegia giunto, come annunciato, solo soletto e dunque passato praticamente inosservato. Victoria di Svezia in un maxi dress a fiorellini del brand svedese byMalina all’occorrenza utilizzabile anche come camicia da notte.

Altra coppia di eredi che stiamo vedendo spesso sono Alois e Sophie del Liechtenstein; come i sovrani giordani, stanno per festeggiare i trent’anni di matrimonio (il 3 luglio). Lei mi piace moltissimo anche in questa sobria versione in pizzo blu – l’abito è il modello Julianna di Diane von Furstenberg – arricchita dagli zaffiri di famiglia, E che falcata!

Presente anche qualche erede al trono non ancora accoppiato e dunque in compagnia del genitore sovrano come la duchessa di Brabante scortata dal padre, Roi Philippe. La deliziosa fanciulla sembra aver ereditato la passione per i cape dress della madre, ma il suo, di Essentiel Antwerp, ha il pregio di essere più allegro e leggero, meno matronale. In mano Elisabeth ha una clutch di Armani, modello La Prima, altro must di famiglia.

(Ph: Patrick Van Katwijk/Getty Images)

Nonostante la sua presenza fosse stata annunciata, non s’è vista un’altra giovane erede al trono: Catharina-Amalia farà la sua comparsa solo al ricevimento serale lasciando la cerimonia nuziale ai genitori. Máxima ripropone un abito di Luisa Beccaria, che addosso a lei perde l’eleganza rarefatta e romantica del brand per assumere un’aria quasi flamenca; non mi ha convinta. Non so se fosse successo qualcosa, ma i sovrani mi sembravano piuttosto immusoniti, e c’è stato anche un siparietto al momento di salutare Abdullah II che dal basso del suo metro e 60 (più o meno) si è alzato sulle punte dei piedi ridendo davanti all’altissima e sempre taccatissima Máxima.

Oltre alla coppia olandese, e il già citato Philippe dei Belgi, presenti in ordine sparso altri sovrani, regnanti o emeriti: visto e riconosciuto il sultano malese con la moglie e il sultano del Brunei accompagnato da uno dei figli minori, Abdul Mateen. Non è l’erede al trono – ma mai dire mai – però il giovinotto, invero piuttosto belloccio, è una mezza star di Instagram (che insomma, puoi essere pure un principe ereditario, ma se non regni sui social non sei nessuno).

Accompagnata non dal marito ma da una delle di lui sorelle, la principessa (il titolo è Ashi) Euphelma, ecco Jetsun Pema Regina del Bhutan. E sorpresa! Abbiamo scoperto un colore che non le dona tanto. Siamo innamorati da sempre della love story tra i sovrani, che ha portato il Re a rinunciare alla poligamia dedicandosi solo a lei, ma la tradizione del Paese è diversa. Il Quarto Re Drago, padre dell’attuale monarca, ha sposato quattro donne: Euphelma e il Re hanno in comune il padre ma madre diversa. Però le quattro mogli sono sorelle tra loro, dunque i vari figli nati sono fratelli e cugini. Non bastasse, Euphelma ha sposato un fratello minore della Regina. Anche le signore del Bhutan sono interessate alla moda, e per questo matrimonio hanno abbinato agli abiti tradizionali due clutch firmatissime: Louboutin per la regina, Dior per la principessa.

(Ph: Patrick Van Katwijk/Getty Images)

Entrata super scenografica per la Sheikha Moza bint Nasser, madre dell’emiro del Qatar. Il suo lungo soprabito rosa e nero, ispirato alla secessione viennese – in particolare all’architetto Josef Hoffman – mi ricordava qualcosa, e infatti ecco qui Valentino collezione haute couture autunno inverno 1989 https://www.youtube.com/watch?v=X65UeiSOXlA

Valentino vintage (ne ha una vera collezione) anche per la Reina Emerita Sofía, giunta a rappresentare la Spagna in compagnia dell’acciaccatissimo Juan Carlos, proveniente però da Abu Dhabi, dove ormai risiede. L’abito rosa a balze è stato indossato dalla Reina per i 60 anni di Carl Gustav di Svezia, nel 2006; la spilla invece fu vista la prima volta al battesimo del figlio Felipe, 55 anni fa.

Nessun Grimaldi presente per Monaco, qualcuno ha inviato anche membri di secondo piano; gesto non particolarmente rispettoso, trattandosi del matrimonio di futuri sovrani, ma tant’è. Dal Lussemburgo c’era il minore dei figli dei Granduchi Sébastien; dal Giappone è arrivata Hisako, Principessa Takamado – il marito, scomparso vent’anni fa, era cugino dell’Imperatore Emerito Akihito – con la maggiore delle figlie, Tsuguko. La Principessa Takamado è una donna di grande cultura e dinamismo, sicuramente la più “moderna” delle molte principesse giapponesi. Poi certo, questo damascato blu è un po’ fuori moda, ma non è facile vestire in uno stile così diverso dal proprio. E vi prego di notare la clutch a forma di civetta della figlia.

Ultime degli ospiti ad arrivare Jill Biden con la figlia Ashley, cui chiederei: se il dress code prevede il lungo, perché midi? La First Lady invece rispetta le regole: Reem Acra anche per lei – la stilista libanese è piuttosto popolare negli USA – un caftano color ostrica non particolarmente donante.

Nell’attesa di parlarvi della cena di gala mi è venuta un’idea: che ne dite di sfruttare le tantissime immagini delle signore giordane, più che per ammirane le mise per cercare di definire le intricate parentele all’interno della famiglia reale? Palesatevi!

Va in scena il royal wedding – La cerimonia

Mi sono resa conto di avere titolato molti post sui royal wedding Scene da un matrimonio, espressione diventata popolare dall’omonimo, pall… noiosissimo film di Ingmar Bergman. Dunque questa volta si cambia! E andiamo a raccontare questo royal wedding di giugno.

L’appuntamento è per il pomeriggio di giovedì 1 a Zahar Palace, edificio eretto nel 1957 e da allora sede di molti eventi reali, come il matrimonio tra gli attuali sovrani, che il 10 giugno celebreranno il trentesimo anniversario. Alle 16.00 arrivano il Re e la Regina per dare il benvenuto ai 140 ospiti accuratamente selezionati: familiari, teste coronate e capi di stato. Lui molto emozionato, dimostra un po’ più dei suoi 61 anni; lei bellissima come sempre, con un trucco che resta impeccabile nonostante il caldo e gli almeno 200 baci ricevuti sulle guance levigate.

La prima sorpresa è la sua mise: ci si aspettava qualcosa di clamoroso, fastoso, magari ispirato alla tradizione mediorientale, invece Rania si presenta sobria, austera, quasi monacale. E in nero. Ora non fissatevi col colore, vi prometto a breve un post su colori e matrimoni. Per le nozze del primogenito la regina sceglie un abito Dior Haute Couture con corpino aderente e gonna svasata; sola decorazione un ricamo écru sugli alti polsini, il collo montante e la schiena; ricamo che viene riproposto anche sulla clutch. Oltre a tutto il resto, una lezione di fitting.

Iniziano ad arrivare gli invitati: la Principessa Muna, nonna inglese dello sposo, sceglie il lilla, che coi capelli bianchi è una meraviglia.

Stesso colore per Azza Al Sudairi, madre della sposa, in compagnia del marito e della famiglia saudita. Lei ha i capelli coperti da un velo all’uso del suo Paese. Entrambi i padri degli sposi parteciperanno attivamente al rito islamico, mentre le due madri seguiranno la cerimonia sedute vicine.

Riconosco solo qualche appartenente alla famiglia reale giordana, molti sono giovani, cugini dello sposo. Non c’è l’ultima moglie del defunto re, la Regina Noor, ma probabilmente ci sono i suoi figli, che non conosco. Col marito Ghazi bin Muhammad, cugino del Re, arriva in elegante caftano verde acido la spagnola Maryam al Ghazi, già principessa di Tărnovo per aver sposato il principe Kardam di Bulgaria, deceduto dopo anni di sofferenza in conseguenza di un incidente automobilistico. La sua rinascita dopo la tragedia l’abbiamo raccontata qui Che fantastica storia. Sicuramente non c’è Haya, sorellastra del sovrano, né il marito Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai, da cui è fuggita e sta divorziando tra problemi e pericoli.

Delizioso l’ingresso di Iman, prima figlia dei sovrani: meno di tre mesi fa la sposa era lei. Per le nozze del fratello indossa un bell’abito beige di Ashi Studio, maison fondata dal saudita Mohamed Ashi, ormai un punto di riferimento dell’Arab style. La madre le rivolge uno sguardo ammirato e orgoglioso; Rania dev’essere una di quelle donne che sono un toccasana per l’autostima dei figli. Se invece siete come Lady Violet, avrete rivolto uno sguardo sorpreso e desolato al copritermosifone in legno finto antico.

Poco prima delle 17.00 è la volta dello sposo. Indossa un’uniforme che non gli da un’aria troppo marziale, ricca com’è di fregi e greche, frizzi e lazzi, ispirata a quella indossata dal padre per il suo matrimonio. In occasione delle nozze, il principe ha ricevuto dal padre la spada hashemita, copia di quella forgiata nel 1916 per Abdullah I, primo re della dinastia e bisnonno dell’attuale sovrano (con la revoca del mandato britannico, la Giordania ha ottenuto l’indipendenza il 25 maggio 1946). Realizzata col ferro estratto nei pressi del castello di Ajiloun, reca inciso un versetto del Corano: “se Dio ti protegge non sarai mai sconfitto”. A Lady Violet, non particolarmente amante delle armi, sembra soprattutto un po’ lunga per il proprietario. Poi è vero che esiste tutta una mitologia riguardante spade e sciabole, spesso dotate di nome proprio (Excalibur, Durlindana); storie affascinanti che magari un giorno racconteremo, ma oggi più che mai pensiamo all’amore, non alla guerra.

Mentre Hussein raggiunge il suo posto, arriva a palazzo la Rolls Royce Phantom V realizzata nel 1968 per la regina Zein Al-Sharaf, nonna del sovrano. A bordo c’è Rajwa, accompagnata da Salma, sorella minore dello sposo; Iman le aspetta sulla porta.

Le due principesse, vestite in modo totalmente differente (la più giovane indossa un abito azzurro di Stella McCartney) svolgono il ruolo di damigelle della sposa, che al suo apparire rivela infine il segreto meglio mantenuto di ogni matrimonio: l’abito nuziale. In questo caso accompagnato da una deliziosa sorpresa: sarà il fratello minore dello sposo, il principe Hashem, diciotto anni di tenerezza e goffaggine, ad accompagnare la quasi cognata e il suo voluminoso strascico all’altare (in senso figurato naturalmente, non ci sono altari nel rito islamico).

A creare l’abito con cui Miss Rajwa Al Safi diventa sua Altezza Reale la Principessa Ereditaria di Giordania è stato incaricato il libanese Elie Saab, già autore di altri celebri wedding dress in uno stile inconfondibile, principalmente in pizzo. In questo caso niente pizzo, ma un modello in crêpe con due punti di forza: il primo è lo scollo asimmetrico sottolineato dal drappeggio in diagonale che scolpisce l’abito addosso alla sposa. So che le asimmetrie non piacciono molto, e dunque non tutti approveranno: personalmente le adoro, trovo che la linea geometrica si adatti meravigliosamente alla figura alta e slanciata di Rajwa, e anche alla sua natura razionale di architetto. Tra l’altro, il web ha prontamente fornito una immagine di Rania, in cui indossa esattamente lo stesso scollo in un abito, sempre di Saab, del 2001.

Secondo punto di forza il sontuoso strascico che parte dalla vita, quasi fosse una sopragonna, aggiungendo volume e importanza. La decorazione tridimensionale è composta da 550 petali che formano dei fiori, in parte applicati anche sul velo in tulle di seta. Sei chili (!) di perline e cristalli completano l’abito, immagino contribuendo a renderlo piuttosto pesante e difficile da manovrare. Inoltre la sposa, probabilmente per non sovrastare il suo sposo, indossa delle babbucce rasoterra che ne ingoffano ulteriormente la camminata.

Questo secondo me è il vero limite di quest’abito, che peraltro mi è piaciuto molto: il sensazionale primo impatto si è un po’ perso col movimento, anche a causa del percorso accidentato – gira a destra, a sinistra, sali le scale, scendi le scale, passa sotto l’arco – che sposa e accompagnatore hanno dovuto compiere per raggiungere il gazebo dove si sarebbe svolta la cerimonia. In certi momenti sembrava di assistere a Giochi senza frontiere (se siete troppo giovani, beati voi e googlate). Insomma, diciamo un modello adatto più alla lineare sontuosità di una cattedrale. Un pensiero di comprensione e stima per le due povere quasi cognate costrette a inseguire la sposa pancia a terra cercando di tenere sotto controllo quello tsunami di tessuto.

Sui capelli bruni di Rajwa, separati da una scriminatura centrale e sciolti sulle spalle – insomma una spettinatura – brilla una nuova, inedita tiara di diamanti, che lei indossa come un cerchietto, e resta staccata dal velo, lasciando visibile uno spicchio di capelli. La tiara, con gli orecchini in abbinamento, è una creazione del gioielliere francese Fred. Lateralmente si vedono degli elementi di calligrafia araba a formare le parole “Rajwatum min Allah” cioè “una preghiera esaudita da Dio” frase pronunciata – e pure pubblicata su Instagram – dalla regina Rania in riferimento alla futura nuora.

La cerimonia è officiata dal dr Ahmed Al Khalaileh, imam di corte. Non conoscendo il rito islamico, mi ha colpito il fatto che la sposa non parli, per lei parla il padre. Meno male che almeno firma!

Particolare lo scambio delle fedi: gli sposi sono arrivati indossando l’anello all’anulare destro, poi se lo sono sfilato a vicenda e infilato a sinistra. Segue casto bacio sulle guance, accolto con gratitudine da chi ancora ricorda il royal wedding kiss meno elegante di sempre (do you remember? tenete a mente questo matrimonio, c’è un elemento di cui parleremo a breve Royal chic shock e boh – 1986 Royal wedding edition). Dopo il brevissimo rito, tocca agli sposi ricevere auguri (e baci) dagli ospiti; ho notato che Rajwa non ha fatto il curtsy a nessuno, neanche ai sovrani in carica.

La festa continua – anzi, comincia – bisogna spostarsi a Al Husseiniya Palace; gli sposi lo fanno accompagnati da un corteo che si chiama Red Motorcade: a bordo di una jeep bianca (la stessa usata per le loro nozze dai sovrani) sono scortati da veicoli rossi, 8 jeep e 11 motociclette, nel loro prima bagno di folla da sposati. Io ho molto apprezzato i sidecar, e l’entusiasmo dei giovani volontari della fondazione del principe ereditario che tutti intutati hanno formato una simpatica e imperfetta bandiera

Arrivati a destinazione l’inevitabile, interminabile spettacolo a base di canti e danze tipici, culminato col taglio della torta. A sette piani (torna il numero sette, di particolare valenza simbolica per la Giordania), decorata con cascate di fiori azzurri.

In quel momento la tv di stato inquadra due cantanti: di mezz’età, con pancetta e giacca grigia come i capelli. Uguali. Due gemelli, praticamente Al e Bano. Felicità, forse un panino, no bicchieri di vino e al prossimo post, dedicato agli ospiti!

Breaking News! – Ci siamo

Ci siamo, oggi è il giorno del royal wedding giordano, sicuramente il più importante dell’anno, riguardando un futuro sovrano. Tra gli ospiti alla fine saranno presenti anche i Principi di Galles, nel loro primo impegno del genere. Per Catherine un ritorno, avendo lei vissuto in Giordania alcuni anni da bambina, al seguito dei genitori che lavoravano per British Airways.

Se volete seguire la cerimonia, vi lascio qualche link: https://www.jrtv.gov.jo/ https://www.almamlakatv.com/ https://www.youtube.com/watch?v=eszlP_jAvAg

Appuntamento alle 16.00ora di Amman, le 15.00 in Italia.

Ci aspetta un lungo weekend ricco di commenti, tenendo presente che c’è anche la Festa della Repubblica; Lady Violet si è già legata al sofà come l’Alfieri alla sedia. Volli, sempre volli, fortissimamente volli!

Le foto del giorno – Cent’anni di Ranieritudine

Alle sei del mattino del 31 maggio 1923 a Monaco vede la luce il secondogenito della principessa Charlotte, figlia illegittima poi legittimata da Louis II, accasata con Pierre de Polignac, ramo cadetto ma nobiltà antica.

La coppia, sposata nel 1920, ha già una figlia, Antoinette; l’arrivo del principino mette al sicuro la successione e dunque il trono del Principato, che in assenza di un erede legittimo e monegasco perderebbe la sua indipendenza diventando francese. Il piccolo principe, battezzato Rainier Louis Henri Maxence Bertrand, salverà la reputazione di Monaco durante la guerra andando a combattere dalla parte giusta, e salirà al trono alla morte del nonno, il 9 maggio 1949. Nel corso del suo regno diventerà l’immagine stessa del Principato, cui cambierà faccia, e sublimerà una vita già straordinaria sposando la donna più bella ed elegante.

Abbiamo spesso riflettuto sul fatto che lo charme che aveva Monaco negli anni della nostra gioventù è tramontato da quel dì, e queste foto me ne sembrano la conferma.

Oggi, centenario della nascita di Rainier III, hanno avuto inizio le celebrazioni con una serie di iniziative: l’inaugurazione di una mostra, uno Chemin des Sculptures (il principe si dilettava nella scultura in ferro) e una sfilata di auto d’epoca, di cui era appassionato collezionista.

Una festa di popolo, anche un po’ paesana. Lady Violet è un po’ perplessa, soprattutto dalle palandrane rosse indossate a un certo punto.

Eloquente lo sguardo tra cognate, un classico di ogni riunione familiare.

Personalmente ho adorato il bimbo di Charlotte con annesso strofinaccio-in-capo.

E la classe di Caroline, in auto con la nipotina India, entrambe in occhiali scuri, riporta un po’ di quel glamour ormai latitante.

Il caffè del lunedì – Sacro profano e polar

Sacro

Giovedì 25 la Infanta Sofía ha ricevuto la Cresima. A Madrid, nella parrocchia della Asunción de Nuestra Señora de Aravaca, con i suoi compagni di scuola. Con Sofía c’erano naturalmente i genitori, la sorella Leonor fresca di diploma, e tre nonni su quattro: la Reina Emerita, Paloma Rocasolano e Jesus Ortiz, genitori di Letizia. Assente Juan Carlos, che è rimasto ad Abu Dhabi, c’era però la seconda moglie di Ortiz, a dimostrazione di come le famiglie allargate siano ormai sdoganate dappertutto e ad ogni livello.

Le immagini raccontano una cerimonia gioiosa e sicuramente meno formale dei nostri tempi a partire dagli abiti: con le signore tutte nella paletta del rosa – ormai il colore ufficiale a Palazzo – mi ha fatto una certa sensazione vedere la cresimanda col pancino semiscoperto. Confesso che lì per lì mi era sembrata una di quelle cose da ragazzina, un po’ cheap, invece sono andata a cercare ed è una bella tuta in doppio crêpe di polyester del brand spagnolo Caryo (ecco il link https://cayrowoman.com/mono-petunia/).

Mi ha colpito anche Letizia, in espadrillas – è iniziata la stagione! – pantaloni e blusa. Insomma, dalla mia cresima, con madre e madrina in tailleur e cappello, è passata un’era geologica. Sofía ha avuto come padrino suo padre, ma tutto il gruppetto si è prodotto in grandi abbracci, baci e manifestazioni di affetto varie.

Festeggiata a parte, la foto che mi è piaciuta di più è questo, col nonno che omaggia la nipote.

Profano

Profano, ma non privo di una sua laica sacralità, il GP di Formula 1 a Montecarlo: circuito cittadino, pubblico delle grandi (e medie) occasioni, mondanità a mille. Famille princière ottima e abbondante sparsa per ogni dove sia per le qualificazioni sia per la gara vera e propria.

Avvistati Andrea a Tatiana con tutti e tre i figli, Charlotte con marito e figlio maggiore, Pierre e Beatrice da soli, Alexandra con fidanzato, i neo genitori Louis e Marie Ducruet. Come da manuale, Charlotte griffata Chanel – con un abito indossato l’anno scorso nella vicina Cannes da penelope Cruz – Beatrice griffata Dior, le altre a gusto proprio. Vi segnalo Tatiana, di origine colombiana, con un abito della conterranea Johanna Ortiz, già incontrata di recente, ad esempio indosso a Meghan (Le foto del giorno – Tre principesse e una regina)

Triste come un pomeriggio di pioggia la povera Charlène, cui non bastano le strisce arcobaleno nell’abito Akris per riacquistare il sorriso, che compare sul suo volto solo davanti ai suoi gemelli. La Princesse ha scurito i capelli, una scelta che mi perplime abbastanza; non mi sembra che doni troppo al suo incarnato, e in fotografia viene scurissimo, non particolarmente donante.

Non va meglio al gala serale, in compagnia di reali malesi, in cui sprofonda in un abitone monospalla – che sta diventando per lei come il rosa per Letizia – firmato Valentino. Speriamo sia solo una fase.

Polar

(Ph: Christine Olsson/TT)

Prima o poi bisognerà andarci a questo Polarpriset, che assegna premi in campo musicale, con una messa inscena che Sanremo sembra una recita all’oratorio. Ci andrei anche solo per vedere Victoria, che memore di un incredibile abito di tulle rosa indossato prepandemia (Le foto del giorno – 12 giugno) quest’anno ha raddoppiato con un monospalla (pure lei!) giallo limone di H&M veramente notevole. Ed è stata pure fortunata con l’abbinamento del bouquet!

e per finire un piccolo gossip

Finiamo con un piccolo gossip, dedicato ai quei tre di voi che se lo fossero perso. Dopo aver imèerversato al festival di Cannes, le principessine di Borbone Due Sicilie si sono spostate a Monaco per la F1. Maria Carolina (al centro, in grigio) ha pubblicato su Instagram questo scatto che la mostra in compagnia della sorella Maria Chiara (a destra, in azzurro) e alcuni amici, tra cui Christian di Danimarca (tra le due, in giacca beige e capelli a carciofo). Love story in vista? Lady Violet non ha dubbi che la madre della fanciulle, la Duchessa di Castro Camilla nata Crociani, metterà in campo qualunque cosa per sistemare le sue creature al meglio, ma va detto che il padre Carlo fu tra i padrini della sorellina di Christian, Josephine. I semi sono stati già piantati, se poi fioriranno noi saremo qui a goderci lo spettacolo.

Royal chic shock e boh – Coronation edition (parte seconda)

Dal viola al rosa

(Ph: Jacob King – PA Images/Getty Images)

Abbiamo concluso la prima parte di questo post con l’adorabile Lady Louise Windsor, abbigliata in una sinfonia di tonalità tra l’azzurro pallido e il lilla: Royal chic shock e boh – Coronation edition (parte prima), riprendiamo la narrazione con un colore che casualmente è anche il preferito di Lady Violet. E partiamo da una signora che spesso si piazza sul podio delle più eleganti: Mary, Principessa Ereditaria di Danimarca. Lei è l’unica ad avere scelto una tonalità così piena e satura, così profonda da sembrare quasi blu, come potete notare dal confronto tra le due fotografie. La prima ha anche il vantaggio di farvi apprezzare gli splendidi gioielli di diamanti e turchesi, spilla e orecchini, appartenuti a Margaret di Connaught – nipote di Queen Victoria e bisnonna del marito di Mary, Frederik – la principessa li ha ricevuti in dono dalla suocera l’anno scorso, per il cinquantesimo compleanno.

(Ph: Stuart C. Wilson/Getty Images)

Come molte royal ladies ha scelto uno stilista del proprio Paese, in questo caso il danese Søren Le Schmidt. Che ha svelato un piccolo gossip: il robe-manteau in crêpe di lana annodato in vita, con collo sciallato, era stato realizzato qualche anno fa per un evento completamente diverso (che non è stato rivelato) poi saltato a causa della pandemia; trattasi dunque di vero e proprio riciclo, ma come si dice in questi casi, fa la sua figura. Per la gioia di Lady Violet sono viola anche gli accessori, a partire dalle amatissime Gianvito 105, di Gianvito Rossi in camoscio, alla clutch Carlend Copenaghen in una sfumatura un po’ così, al copricapo con veletta, di Jane Taylor. Chic.

Jetsun Pema

Possiamo dire qualcosa che non abbiamo già detto? Esistono aggettivi nuovi per descrivere la bellezza, la grazia, l’eleganza dell’incantevole regina del Bhutan? Non capisco nulla di armocromia, ma mi sembra che non esista colore che non doni al suo incarnato; in questo caso questo lilla freddo è sublime. Per aggiungere un brivido di dissenso dirò che non mi piace la borsetta, tutto il resto chic.

Sophie del Liechtenstein

(Ph: Joe Giddens – PA Images/Getty Images)

Sophie è l’unica consorte – del principe ereditario, attuale reggente, del Liechtenstein – di sangue veramente blu, talmente blu da poter aspirare direttamente al trono britannico (è nella linea di successione che discende dagli Stuart, antagonista di quella regnante); oltre a ciò, attraverso una zia materna è anche imparentata con gli Spencer-Churchill. Ad onta di tutto questo blu, sceglie un colore favoloso, che vira dall’orchidea al bouganville a seconda della luce. Non sono riuscita a trovare traccia del creatore di tale perfetta mise – sembra che la signora prediliga sempre il su misura – ma solo quella del cappellaio: Philip Treacy. Boccoletti a parte la trovo perfetta, a partire dalle scarpe nude perfettamente abbinate al suo incarnato. Chic.

Beatrice di York

La maggiore delle figlie di Andrew e Sarah è una di quelle fanciulle che fioriscono appieno dopo le nozze. Da quando è diventata Mrs Mapelli Mozzi è – o sembra – rilassata, soddisfatta, in una parola felice, e anche il suo stile ne ha giovato. Poi arriva il giorno più importante dell’anno, magari pure del decennio, e lei si presenta così, come se andasse a un matrimonio in tono minore. Abito hot pink di Beulah London, il cui merito principale è chiamarsi Sienna, come la bimba di Beatrice; e sì, somiglia molto a quello indossato da Mary di Danimarca al ricevimento del giorno prima (Royal chic shock e boh – Pre Coronation party) e a quello di Salma di Giordania al matrimonio della sorella (Scene da un matrimonio). Accessori color nude graziosi ma non memorabili, e soprattutto un’acconciatura composta da un bandeau di dimensioni veramente eccessive, il modello Graziana di Emily London, con veletta removibile e fortunatamente rimossa. Molto belli gli orecchini di Garrard in rubellite e zaffiri rosa, ma nelle foto non risaltano. Che dirvi, boh.

Lady Gabriella Windsor

(Ph: Getty Images)

Altra royal lady – figlia di Michael, fratello minore del Duca di Kent – altra sfumatura intensa di rosa. Qui facciamo presto: mi piace il robe-manteau (di Catherine Walker) mi piace molto il punto di rosa, mi piace moltissimo il cappello (di Philip Treacy). Avrei evitato le calze rinforzate, molto care anche a sua madre Marie Christine, una delle signore del circuito reale che Lady Violet ama di meno (eufemismo). Interessante notare come Gabriella fosse in compagnia non del marito, ma del fratello, Lord Frederick: la mannaia degli inviti di King Charles si è abbattuta su vari consorti, ritenuti evidentemente non strettamente necessari. Chic.

Letizia di Spagna

Lo so, lo so che stavate aspettando il commento sulla Reina, e potrebbe mai Lady Violet deludervi? Prima di cominciare una premessa in tre punti: 1) Letizia ha un fisico e anche un modo di porsi che difficilmente la rendono inelegante; 2) non le piacciono i cappelli e non li porta quasi mai, se non costretta. Le manca proprio quel mix di autoconvincimento ed ironia che sotto un cappello aiutano molto; 3) ha sviluppato una sorprendente passione per il rosa. Mescolate tutto e avrete la mise di oggi. Rinverdendo i fasti di Alexis, la cattiva di Dynasty, si infila in un tailleurino rosa intenso di Carolina Herrera – disegnato dal giovanissimo direttore creativo Wes Gordon, che firma anche gli accessori – con baschina a pieghe e pure un ampio ricamo ton sur ton, cui si aggiunge una pencil skirt affilata come un rasoio. Il pezzo forte è naturalmente il cappello, una creazione della maison madrilena Balel, creatura di Isabel Terroso che, dopo aver lavorato per un decennio come ingegnere ha deciso di dedicarsi alla sua passione per la modisteria (e se vi fate un giro sul sito https://balel.es/ vi renderete conto che i suoi modelli non sono facilissimi da portare); insomma questa volta, abbastanza stranamente per una donna così forte e volitiva, è la mise che porta lei, ed oscura pure i preziosi orecchini, che fanno parte delle joyas de pasar, i preziosi gioielli di famiglia che solo la regina può indossare (con qualche eccezione) Un grande boh.

Mathilde dei Belgi

(Ph: Getty Images)

Se Letizia è Alexis, Mathilde è Krystle, alta e bionda, bella e buona. E noiosa. Eppure neanche la seconda signora Carrington avrebbe replicato l’ennesimo cape dress, per di più rosa confetto. Esca con le mani in alto chi ha convinto la Reine che questo è un modello passe-partout, da indossare in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Questa volta sembra non sia Natan, e qualcuno ha avanzato l’ipotesi che possa essere un Armani Privé. Non ci credo neanche se il signor Giorgio me lo cuce davanti, anche perché il fitting è veramente, veramente terribile. Sicuramente Armani è invece la borsetta, il modello La Prima. Non mi piace neanche il cappello a disco volante (Philip Treacy). Shock.

Brigitte Macron

(Ph: Ben Stansall/Getty Images)

Tenero color cipria per la première Dame, in total look Vuitton, la maison che la veste quasi sempre in questi anni all’Eliseo. Abito più cappottino in stile militare, con accompagnamento di borsetta pendula e stiletti con punte sadomaso. La mise è bella, ma lei è veramente inelegante, ha sempre un atteggiamento poco chic, spesso abbarbicata al marito – qui in nero con cravattone, mi sa che s’è confuso col funerale di Lilibet buonanima – sempre col muso. Terribile il colore dell’incarnato, che risalta negativamente con la delicatezza del rosa cipria. L’abbronzatura così invecchia molto, non solo perché rovina la pelle ma perché assai di moda vari decenni fa. Peccato, perché il completo mi piace. Boh.

Vediamoci chiaro

(Ph: Jeff Spicer/Getty Images)

Siamo in dirittura d’arrivo, econcludiamo con le signore che hanno scelto tonalità chiare, chiarissime, fino al bianco. A partire da Mette Marit di Norvegia, in una mise che quanto a chiarezza fa a gara con il suo diafano incarnato. La sua salute, si sa, non è perfetta, per cui vederla ci dà sempre un brivido di gioia. In più, a quasi 50 anni, mantiene l’aspetto delicato della principessa di una saga nordica. Mi piace sempre con me si veste? No, questa volta ad esempio l’abito dello stilista di origine norvegese Peter Dundas, appena vivacizzato dal delicato ramages che sale sulla gonna la ingoffa un po’. Jane Taylor, che le ha creato un cappellino molto simile a quello realizzato per Mary non si è sforzata troppo; insomma, boh.

Charlène de Monaco

(Ph: Karwai Tang/Getty Images)

Ma perché? Quale forma di perversione può spingere qualcuno – rimasto rigorosamente anonimo – a conciare così una povera donna? Troppo lungo, troppo chiaro, troppo vecchio stile – a partire da quei bottoncini di perline a formare un fiorellino, che non si vedevano più dagli anni ’70 – per niente donante, inutilmente arricchito da quella stola appesa, metà profeta Elia metà caposala. E neanche il cappellino di Philip Treacy fa il suo lavoro. Strashock.

Máxima dei Paesi Bassi

Bianco latte per la regina olandese, che questa volta ha veramente indovinato: per lei un abito Jan Taminiau di linea semplice che ha il suo punto di forza nella raffinata lavorazione a intaglio che incornicia il collo e definisce le spalle. Magari avrei preferito per lei qualcosa di più strutturato, ma a me è piaciuta. Molto bello il cappello Philip Treacy, corrette le scarpe nude: le solite Gianvito 105 ormai avete capito che le hanno tutte. Da notare la clutch: è di un brand assai esclusivo: VBHLuxury, produzione italianissima e distribuzione internazionale. Dove VBH non sono che lei iniziali del fondatore, quel Vernon Bruce Hoeksema, semplicemente Bruce, ex modello americano, da anni discreto compagno dell’imperatore Valentino. Chic.

Rania di Giordania

Solitamente elegante, questa volta non so cosa le sia successo. Inguainata (troppo) in un abito couture color canarino morente della designer australiana Tamara Ralph con un fiocco-mantellina sulle spalle, e soprattutto un cappellino (Noel Stewart)piazzato in testa nella più ridicola delle posizioni, per di più coi capelli sciolti. Tremendi gli accessori bianchi (clutch Knot Bottega Veneta, altro oggetto ad alto gradimento royal, scarpe Jimmy Choo). Non approvo nemmeno suo marito il Re in abito blu (perfino Mattarella portava il tight). Shock, però magari al matrimonio del figlio recupera!