Ecco qui: presente, futuro prossimo e futuro remoto della monarchia britannica nella foto che in molti aspettavamo.
(Ph: Hugo Burnand)
Il Re, il Principe Ereditario e il suo erede. Charles, William e George. Il primo è stato incoronato, il secondo gli ha giurato fedeltà lealtà e dedizione compiendo il gesto più semplice e commovente dell’intera cerimonia: il bacio sulla guancia, gesto consueto e privato, ricevuto con un pizzico di pudore e quel ringraziamento sussurrato: thank you William. Il terzo ha aiutato il nonno, col mantello e con l’impegno, concentrato e tenero.
Miei cari royal watcher andate a dormire tranquilli: abbiamo anni, decenni davanti a noi.
(Ph: Hugo Burnand)
Questa sera sono state diffuse due immagini, la seconda è questa, con i sovrani, le due Queen’s Companions e gli otto paggi. Interessante la posizione di George rispetto agli altri. Poteva essere diversamente?
Dopo aver analizzato gli abiti maschili per l’incoronazione (Coronation attire, gli abiti dell’incoronazione – Gentlemen) passiamo ad occuparci delle signore della più ristretta cerchia reale. Camilla, coprotagonista della giornata, indossava come annunciato un abito creato per lei da Bruce Oldfield in peau de soie, un raso opaco in pura seta.
Un modello con scollatura a V e maniche lunghe, con un sopragonna da cui parte un breve strascico, con un un inserto sulle spalle (che a dire il vero ricorda un po’ gli spallacci di uno zaino). L’aspetto più interessante è naturalmente la ricca decorazione a ricami in oro e argento in elegante equilibrio. Quelli in oro, all’orlo ai polsi e sulle spalle, raffigurano i fiori simbolo dei quattro paesi che formano il regno: la rosa inglese, il cardo scozzese, il narciso gallese e il trifoglio nordirlandese.
Nella parte centrale della gonna, al di sopra dell’orlo, fanno bella mostra di sé due animaletti, la cui presenza ha mandato in brodo di giuggiole ogni canaro del globo terracqueo: sono Beth e Bluebell, i due amatissimi Jack Russell presi al canile di cui la regina ha il patronage: il Battersea Dogs and Cats Home.
I ricami in argento sono più piccoli e delicati, in forma di ghirlande stilizzate con i fiori della campagna inglese tanto amata da entrambi i sovrani. Nascosti tra le volute anche cinque nomi: Tom Laura Eliza Freddy Gus Lola e Louis. Sono quelli dei due figli e dei cinque nipoti; Eliza è stata una delle damigelle al matrimonio dei Principi di Galles, mentre i tre maschi hanno aiutato la nonna durante l’incoronazione reggendole il mantello.
Quello cremisi indossato all’arrivo, detto Robe of State, è lo stesso usato da Queen Elizabeth per raggiungere Westminster Abbey, dove sarebbe stata incoronata; mentre al termine della cerimonia Camilla ha indossato un altro mantello, questa volta in velluto viola – detto Robe of Estate – creato appositamente per lei da Ede and Ravenscroft e ricamato dal Royal School of Needlework, altro patronage della regina.
(Ph: Hugo Burnand)
Oltre al monogramma di Camilla i ricami rappresentano fiori scelti per il particolare significato, come l’alchemilla, il suo preferito, che simboleggia amore e consolazione o il fiordaliso, simbolo di amore e tenerezza ma anche dotato della fondamentale capacità di attrarre api farfalle e altri insetti impollinatori; quelli stessi che compaiono per la prima volta in un ricamo di questa importanza. Non mancano il delphinium che oltre ad essere il fiore di luglio, mese di nascita della regina è anche il preferito di Charles, e il mughetto, omaggio a Queen Elizabeth che lo amava particolarmente; .
Al collo di Camilla brillavano gli enormi diamanti del Coronation Necklace, creato per Queen Victoria nel 1858 e da allora indossato da ogni regina, fosse monarca o consorte, il giorno dell’incoronazione. Quanto alla corona, una volta deciso di evitare quella indossata dalla Queen Mother per le possibili polemiche legate alla presenza del diamante Koo-i noor, considerato simbolo del passato coloniale, si è preferita quella della Queen Mary, rimuovendo quattro degli otto archi e aggiungendo i diamanti Cullinan III IV e V, parte della collezione privata di Queen Elizabeth, che tanto spesso ha indossato come spille.
Ad assistere la regina nella complessa liturgia le sue due Companions, la sorella Annabel Elliott – il cui nipotino Arthur è stato il quarto paggio di Camilla – e l’amica Lady Lansdowne (la signora con la grande spilla). A me sono piaciute molto, e mi è piaciuto particolarmente che vestissero abiti nello stile di quelli che Camilla indossa di solito; infatti sono stati creati dalla sua couturière di fiducia, Fiona Clare. Se poi vi state domandando come mai i suoi paggi avessero uniformi differenti, Lady Violet ha pronta la risposta: sono quelle dei reggimenti di cui la sovrana è Colonel-in-chief: i Grenadier Guards (con la giubba rossa) e i Rifles.
(Ph: Yui Mok – WPA POOL/Getty)
Fermiamo solo un momento la dissertazione sugli abiti; osservate le espressioni dei fratelli e della sorella del re al suo ingresso, e traete le vostre conclusioni.
Le working royals, cioè le signore che lavorano per la corona ricevendo un appannaggio, non indossavano tiara mettendo fine a un’altra lunghissima querelle che ipotizzava ne sarebbero state prive per lasciar brillare solo Camilla; la quale peraltro è arrivata a sua volta a capo scoperto e così è rimasta fin quasi alla fine, quando è stata rapidamente incoronata. Al posto della tiara le royal ladies indossavano un cerchietto con foglie, fiori, perline, cristalli e minutaglia varia. Diciamo che sulla settantaseienne Duchessa di Gloucester l’effetto era un po’ troppo girlie, e infatti la cugina Principessa Alexandra di Kent deve essersi rifiutata, e si è presentata fresca di parrucchiere e a testa nuda.
La Princess Royal ha dribblato il rischio assumendo il ruolo di Gold-Stick-in-Waiting, antica figura di provata lealtà a guardia del sovrano. Infatti Anne, indossata l’uniforme di gala dei Blues and Royals, ha cavalcato dietro la carrozza che trasportava fratello e cognata beccandosi un’acquazzone, cosa che avrà sicuramente preferito ai fiori in testa. Nell’abbazia ha aggiunto il mantello di velluto verde dello scozzese Order of the Thistle, e ha confessato lei stessa il sollievo per non dover pensare a cosa indossare.
La Duchessa di Edimburgo invece il cerchietto se l’è messo, asimmetrico, opera di Jane Taylor, composto da foglie di raso e cristalli Swarovski con piccoli elementi in argento. Sophie non ha pescato nei forzieri reali, ma ha indossato gioielli che immagino di sua proprietà: orecchini in diamanti e zaffiri con bracciale en pendant della maison londinese Graff, famosa per la qualità delle sue pietre.
(Ph: Instagram @jtmillinery)
Sotto il mantello la duchessa indossa una creazione couture di Suzannah London: un abito in seta avorio con un breve strascico che, come la parte alta del corpino, è ricamato in punto irlandese ad opera di Jenny King Embrodery. Il soggetto, i fiori della campagna inglese ispirati al lavoro della ceramista Rachel Dein.
(Ph: Suzannah London)
Personalmente lo trovo un po’ carico, ma francamente chi si è mai vestita per un’incoronazione? E poi Sophie, con la sua grazia, indossa bene quasi tutto.
In questa fotografia si apprezzano meglio gli abiti delle signore e, cerchietto a parte, questa volta ho trovato molto elegante la Duchessa di Gloucester, con un abito di linea semplice con collo montante e quelli sembrano bottoni. Sembrano, perché in effetti sono tre spille di diamanti, eredità di Queen Mary. Al collo una favolosa doppia rivière di grossi diamanti eredità della suocera Alice, da cui pende una croce, anch’essa di diamanti, anch’essa eredità di Queen Mary. Ah, la fortuna di avere avuto una nonna innamorata dei gioielli, la mia era terziaria francescana…
Come accade spesso, se non sempre, ad attirare gran parte dell’attenzione è stata però la Principessa di Galles. Per lei un abito Alexander McQueen che ha causato un piccolo giallo: mentre nella foto ufficiale a Buckingham Palace lo scollo appare una V che si arrotonda verso le spalle, durante la cerimonia sembra invece un semplice girocollo. L’arcano è stato svelato da Alastair Bruce, illustre commentatore di Sky: durante la cerimonia, e fino al saluto sul balcone, l’abito era completato da una mantellina per proteggerlo dal peso del cordone e dal collare del Royal Victoria Order. L’ipotesi è suffragata dal fatto che tra l’affaccio al balcone e il ritratto ufficiale sono passati pochi minuti, non sufficienti a cambiare vestito – come pure ipotizzato – ma abbastanza per rimuovere la mantellina e indossare il collier, il favoloso Festoon Necklace, fatto realizzare nel 1950 da King George VI per la giovane figlia Elizabeth.
Alle orecchie di Catherine gli orecchini in diamanti e perle appartenuti a Diana; non credo assolutamente che volesse evocare la presenza della defunta principessa, penso al limite sia gesto di affetto verso il marito.
L’abito, in seta avorio, è decorato allo scollo (compresa la mantellina) ai polsi e all’orlo da un ricco ricamo in argento che come per Camilla rappresenta i quattro fiori simbolo del regno – rosa, cardo, narciso e trifoglio – in fondo è o non è la futura regina? Sul capo né tiara né coroncina di fiori, ma anche lei come Sophie un cerchietto di foglie con argento e cristalli, anche se più d’impatto: il ranking si vede anche in questi dettagli. A me ha ricordato il quadro di Jacques-Louis David che ritrae l’incoronazione di Napoleone – sarebbe il colmo! – ma potrebbe essere anche ispirato alle damigelle delle matrimonio della defunta Regina, o a un ritratto della giovane Queen Victoria. La cosa interessante è che Sarah Burton, fashion director di Alexander McQueen lo ha realizzato in collaborazione con la modista Jess Collett, e lei ha iniziato la sua attività 25 anni fa grazie a un prestito del Prince’s Trust. Alla fine tutto torna.
Anche l’incolpevole Charlotte è stata abbigliata con abito, mantello più mantellina in seta avorio, e dagli stessi stilisti della madre: Alexander McQueen e Jess Collett per il cerchietto. Deliziosa as usual, ma il tutto mi fa un po’ effetto orfanella.
La mattina dopo l’incoronazione sulla tomba del milite ignoto – che come sapete si trova sul pavimento all’ingresso di Westminster Abbey – su incarico della Regina è stato deposto un bouquet. Non uno qualunque, lo stesso che portava Elizabeth Il il 2 giugno 1953, quando fu lei ad essere incoronata. Come dicevamo, cose così le fanno solo loro, e solo loro le sanno fare.
Pensavate che per oggi avessimo finito, e invece no! Perché oggi pomeriggio i giardini di Buckingham Palace si sono aperti per il primo garden party della stagione, uno di quegli eventi cui Lady Violet sogna da una vita di essere invitata. Presenti i sovrani – con Camilla che ripropone una delle sue mise primaverili meno convincenti – e i Duchi di Edimburgo. Anche Sophie tira fuori dall’armadio qualcosa che avevamo già visto, riproponendo per intero la mise indossata l’anno scorso al Troping the Colour; con un pensiero alla defunta suocera, credo. Presenti anche gli inossidabili Duchi di Gloucester, con la duchessa sempre allegramente inelegante, e perfino l’ottantasettenne Duca di Kent.
Entusiasti come sempre gli invitati, che immaginiamo non abbiano fatto un plissé neanche quando, convinti di andare a prendere il tè con i sovrani, si sono ritrovati a fare il serpentone come all’aeroporto. Ah, il britannico aplomb!
Tra gli invitati anche Lionel Richie, accompagnato dalla bella fidanzata Lisa Parigi. Reduce dal fastosissimo matrimonio della figlia Sofia (e direi pure da un lifting ugualmente poco discreto) l’artista è sembrato assai felice di incontrare il Re, per il quale si esibirà domenica, nel concertone a Windsor.
Se siete curiosi di sapere cosa si mangia in questi casi, ecco qui: mini (o meglio, micro) crostatine di pastafrolla con crema e lamponi. Deliziose, spero solo non siano contate perché questa vanno giù a dozzine, come le uova.
Insomma amici cari, teniamo duro che ormai pochi giorni ed è fatta. Un unico dubbio mi resta, ma perché i royal gentlemen a questo appuntamento portano sempre l’ombrello anche se non sembra essercene bisogno?
Via gli ombrelli, date un paio di occhiali da sole a quest’uomo!
Chiunque abbia partecipato a una manifestazione come una parata militare (ok. immagino che tra voi non siano tantissimi) sa che perché tutto funzioni a puntino c’è bisogno di provare parecchio, e la prova finale è sempre in strada, sul luogo previsto per la manifestazione. Lady Violet partecipò in gioventù a una parata per la festa della Repubblica nel gruppo delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa; fu un’esperienza molto divertente, a tratti surreale. La prova per le via della città si fa naturalmente di notte, ed ecco cosa succedeva nel centro di Londra alcune ore fa.
(Ph: James Manning/PA Wire)
Al centro della scena l’imponente, ingombrante e assai poco maneggevole Gold State Coach che verrà usata dopo l’incoronazione, quando Charles e Camilla torneranno a Buckingham Palace; per raggiungere Westminster Abbey i sovrani saliranno invece sulla Diamond Jubilee State Coach.
(Ph: Getty Images)
Realizzata in Australia per celebrare i 60 anni di regno di Queen Elizabeth è molto più confortevole dell’altra, con aria condizionata, finestrini elettrici, e un ottimo sistema di ammortizzazione (viaggiare in carrozza non è così piacevole come si potrebbe pensare, c’è bisogno di una certa pratica e di uno stomaco di ferro). La decorazione usa il linguaggio dei simboli ma con una certa sobrietà: sul tetto troneggia – mai termine fu più adatto – una corona intagliata nel legno di quercia della HMS Victory, vascello protagonista della battaglia di Trafalgar, che riportò in patria il corpo di Nelson. All’interno sono inseriti frammenti di materiali diversi dalla più disparata provenienza ma particolarmente significativi per la storia britannica; c’è anche un pezzetto del melo grazie al quale Sir Isaac Newton scoprì la legge di gravità (l’albero esiste ancora e si trova nel giardino di Woolsthorpe Manor, la sua residenza nel Lincolnshire).
(Ph: HM Queen Elizabeth II)
Il corteo reale partirà da Buckingham Palace alle 10.20 (11.20 in Italia), la cerimonia di incoronazione inizierà alle 11.00 (mezzogiorno da noi) e durerà un paio d’ore, poi King Charles III e Queen Camilla faranno il tragitto inverso, questa volta a bordo della Gold State Coach. La carrozza era stata commissionata per matrimonio e incoronazione di King George III, nel 1761, ma fu terminata solo l’anno seguente, per cui fece il suo debutto nel 1762, il giorno dell’opening of Parliament. A partire da quella di William IV nel 1831 è stata usata per tutte le incoronazioni.
Realizzata in legno ricoperto di foglia d’oro è caratterizzata da una ricchissima decorazione, opera di un team di artisti che spesso lavoravano insieme: il progetto è dell’architetto William Chambers, i pannelli dipinti con soggetti mitologici del pittore fiorentino Giovanni Battista Cipriani mentre le sculture di Joseph Wilton. Sul tetto della carrozza tre cherubini, simbolo di Inghilterra, Scozia e Irlanda, reggono alcune delle insegne regali (in inglese Regalia) usate durante l’incoronazione, compresa la St. Edward’s Crown. Accanto a ciascuna delle quattro ruote c’è la statua di un tritone, simbolo del potere imperiale del Paese, ottenuto grazie al dominio dei mari. I due tritoni davanti soffiano nella buccina, la conchiglia usata come tromba che è uno dei loro attributi, i due sul lato posteriore della carrozza reggono il tridente, come Poseidone.
A causa del suo peso – 4 tonnellate – ha bisogno di essere trainata da otto cavalli, e può comunque marciare solo a passo d’uomo.
La State Jubilee di tonnellate ne pesa 2,75, ed è trainata da 6 cavalli; in entrambi i casi saranno impiegati quelli della razza Windsor Grey. I cavalli viaggiano a coppie, ciascuna con un solo conducente, che monta il cavallo di sinistra. Credo che qualcuno me ne avesse chiesto la ragione durante i funerali di Her Majesty, ma nella frenesia del momento forse non ho risposto. La presenza di un postiglione solo per ogni coppia di cavalli è legata alla tradizione militare, soprattutto all’artiglieria a cavallo, quando uno dei due animali trasportava l’uomo e l’altro il materiale. Ovviamente il cavaliere è a sinistra perché è da quel lato che si monta in sella.
(Ph: James Whatling)
Soldati, cavalli e cavalieri non sono i soli a dover provare; oggi è toccato anche alla royal family: a Westminster Abbey sono arrivati il Re, i Principi di Galles con i tre figli (e l’espressione di Charlotte è tutto un programma). Non mancava la Regina con i suoi nipoti, che avranno il ruolo di paggi e reggeranno il suo manto, incarico che George svolgerà per il nonno.
È il primo giorno di maggio; inizia un nuovo mese e inizia anche la settimana dell’incoronazione di King Charles e Queen Camilla. Finora ne abbiamo parlato poco perché le informazioni abbondano dappertutto, sito e account social della Royal Family diffondono notizie a getto continuo che vengono ampiamente riprese da organi di stampa, blog e pagine varie. Proviamo a dire qualcosa, se non di nuovo, almeno di meno noto? Come sapete io sono affascinata dai simboli e qui non mancano. Partiamo dalla data: non credo sia stata presa in considerazione la concomitanza col quarto compleanno del nipotino Archie, ma la circostanza potrebbe addirittura creare un legame speciale tra nonno e nipote. Immagino che l’inizio di maggio fosse per molte ragioni l’opzione migliore e la decisione ha sicuramente coinvolto una serie di istituzioni, ma scommetto che la simbologia di questi giorni abbia deliziato Charles. Riprendiamo in mano l’invito, ricevuto da molti, anche se non da tutti quelli che se lo aspettavano.
Creato da Andrew Jamieson, disegnatore esperto in illustrazioni araldiche, il cartoncino (stampato su carta riciclata of course) è un compendio di simboli davvero affascinanti. Un po’ dappertutto si trovano i fiori dei quattro Paesi che formano il Regno Unito: la rosa d’Inghilterra, il cardo di Scozia, il narciso giallo del Galles e il trifoglio d’Irlanda. Nella parte superiore gli stemmi del Re e della Regina, chiamata per la prima volta ufficialmente Queen Camilla e non Queen Consort. Da notare che i due stemmi si equivalgono per dimensione e posizione, il che probabilmente allude all’intenzione di Charles quasi di “dividere” il regno con la moglie. Sopra gli stemmi sono dei rami di biancospino, ciascuno composto da tre fiori: l’utilizzo del tre, ripetuto anche altrove, indica che Charles è il terzo sovrano a portare quel nome. Il biancospino è protagonista di un’antica leggenda inglese che vede Giuseppe d’Arimatea raggiungere la Britannia. A Glastonbury egli piantò in terra il suo bastone da cui fiorì un biancospino (un ibrido presente solo in quell’area). Lì accanto il santo fondò la prima chiesa cristiana d’Inghilterra. Il biancospino fioriva ogni vigilia di Natale, e il giorno seguente un ramo veniva offerto in dono ai sovrani.
In mezzo ai fiori si trovano anche tre animali: accanto al leone, simbolo della regalità inglese e all’unicorno, simbolo scozzese c’è un nontiscordardime, probabilmente dedicato al ricordo di Elizabeth e Philip, Duca di Edimburgo, (il terzo animale è il cinghiale, presente nello stemma di Camilla). La memoria della defunta regina torna anche in altri elementi: sotto lo stemma di Charles si vede un rametto di rosmarino, e anche questo è un simbolo del ricordo; nella corona funebre che il Re depose sul feretro della madre c’era un rametto di questa pianta. Tra i due stemmi c’è una C, che è l’iniziale di Charles, di Camilla, e pure di Coronation; all’interno un ramo di mughetti, il fiore preferito della Regina (Lady Violet dovrà aggiornare il post Ladycameron giorno 8 – Le primule della Regina). Al suo funerale, la nuora Sophie l’ha onorata con un soprabito realizzato da Suzannah London e ricamato con mughetti. Non mancano neanche le fragole che Elizabeth adorava.
L’immagine che però più di tutte ha attirato l’attenzione è al centro in basso: il Green Man. Presente in molti edifici, anche religiosi, dell’Europa centro-settentrionale, compresa Westminster Abbey, è il classico esempio di elementi pagani assimilati dal Cristianesimo.
Simbolo di rinascita dopo un lungo inverno – e i mesi del lutto – di nuovi inizi, di fecondità, sul cartoncino d’invito è rappresentato composto da foglie di quercia – simbolo di forza e di regalità, l’albero inglese per eccellenza (nel suo legno riposa anche la Regina) – di edera, simbolo di fedeltà, e ancora fiori di biancospino, simbolo di speranza e buona fortuna. Altro aspetto interessante, la presenza di alcune ghiande. Sebbene spesso presenti nella rappresentazione del Green Man, potrebbero anche riferirsi a Catherine, nel cui stemma personale, creato in occasione del matrimonio, compaiono tre ghiande, a rappresentare lei, la sorella e il fratello (se vi ricordate la sposa indossava degli orecchini di diamanti a forma di ghianda, dono di nozze dei genitori)
Il nome Green Man viene coniato in un articolo del 1939 da Lady Raglan, studiosa di tradizioni popolari, e qui la cosa si fa interessante perché l’autrice ipotizza che anticamente il Green Man fosse figura centrale delle celebrazioni di May Day, il Primo Maggio, nell’Europa centrale e settentrionale. Il fatto che il Green Man fosse solitamente rappresentato con ghiande e biancospino, simboli di fertilità in epoca medioevale, ne rinforza l’associazione con la primavera. Lady Raglan propone una correlazione con Jack in the Green, figura del folklore inglese che dalla metà del diciottesimo secolo compare nel corteo di May Day. Sebbene non esattamente sovrapponibili, sono entrambi spiriti precristiani della natura e della fertilità. Molte tradizioni popolari in Inghilterra risalgono all’epoca celtica, quando l’anno era diviso in quattro feste principali. Beltane, “il fuoco di Bel”, segnava l’inizio della bella stagione salutato con l’accensione di falò. La tradizione continua nei secoli, e la notte di Beltane – il 30 aprile – lascia il posto al May Day. Giorno di allegria e danze intorno al maypole, l’albero di maggio. Le celebrazioni del May Day vengono bandite dai Puritani di Oliver Cromwell, che prendono il potere nel 1645 dopo aver sconfitto King Charles I, poi giustiziato. E chi ripristinò il May Day, riportando il maypole in ogni città paese e villaggio? Un altro Carlo, King Charles II, The Merry Monarch, che celebrò anche questa restaurazione facendo erigere un albero di maggio di ben 40 metri nello Strand, nel centro di Londra. Quante favolose coincidenze!
Qualcuno si chiede se le citazioni del paganesimo siano eccessive. Mi sento di tranquillizzarvi: Charles è ben consapevole che accettando la corona accetta anche il ruolo di Capo della Chiesa d’Inghilterra, il che tra l’altro rende questa incoronazione diversa da quelle degli altri sovrani. Tra i tanti aspetti del complesso cerimoniale mi piace citarne uno: in testa alla processione regale ci sarà la Cross of Wales, realizzata per volere di Charles quando era ancora Prince of Wales come dono per la Chiesa Anglicana Gallese.
(Ph: Christopher Furlong/Getty Images)
Lo scorso 21 aprile il Papa ha inviato al Re un dono particolare di immenso significato: due frammenti della Vera Croce che, disposti a forma di croce, sono stati inseriti nella Cross of Wales. Dopo l’incoronazione questa raggiungerà il Galles, dove potrà essere usata da Anglicani e Cattolici, nel segno di quell’ecumenismo che tanto sta a cuore al nuovo sovrano. Si può immaginare un modo migliore per iniziare il nuovo regno?
Oggi è Pasqua, e sullo scenario royal questo di solito vuol dire due cose: la messa nella cattedrale di Palma de Mallorca per la famiglia reale spagnola e la funzione nella St George’s Chapel a Windsor per la Royal Family.
Dimenticate la prima: quest’anno i sovrani sono rimasti a Madrid, e ieri sera sono stati visti con le figlie Leonor e Sofía per le vie di Chinchón, nei pressi della capitale, dove da 60 anni si svolge una sacra rappresentazione (di solito preferisco non pubblicare foto con bambini, ma questa è stata postata sull’account Twitter della Casa Real). A inizio della settimana El Rey, da solo, era volato a Palma a visitare la madre, che se n’è andata alle Baleari con la sorella Irene di Grecia. L’infanta Elena invece è volata ad Abu Dhabi per trascorrere la Pasqua col padre, El Rey Emerito Juan Carlos, e il figlio Felipe de Marichalar, che si è trasferito negli Emirati da un paio di mesi. Insomma, tutti separati appassionatamente.
Rispettata invece la tradizione oltremanica, considerando che oggi è un giorno veramente speciale: la prima Pasqua del regno di Charles III, che è anche il Capo della Chiesa Anglicana e questa mattina ha partecipato alla funzione pasquale a Windsor. Con lui Queen Camilla, i Wales con tutti e tre i figli, compreso Louis e le sue smorfie irresistibili, e praticamente tutta la Royal Family con l’eccezione di Lady Louise Windsor, figlia dei Duchi di Edimburgo.
Presente la duchessa Sophie, in una mise un po’ troppo pesante per l’occasione: cappotto color lampone Catherine Walker, stivaloni di suède e cappello Philip Treacy. Anche la borsa di Sophie Habsurg, rigida e un po’ troppo grande, contribuisce a creare un’idea di pesantezza.
Non mancano Eugenie col suo delizioso pancione avvolto in un abito Whistles, né la sobrietà quasi monacale di Beatrice (in Emilia Wickstead) in stridente contrasto con l’allegria un po’ caciarona dei Tindall, con Zara accollatissima e scosciatissima in shocking (molto) pink (Jane Atelier).
Le signore più importanti del regno scelgono una nuance simile: la Principessa di Galles tira fuori dall’armadio il cappotto blu – all’epoca definito sapphire, zaffiro – creato per lei da Catherine Walker e già indossato l’anno scorso per il Commonwealth Day; allora manifestai alcune perplessità che mi restano tutte, aggravate dal nuovo pillbox di Lock & Co. piazzato in testa come un tegame.
Con l’aggravante della recidiva: Catherine possiede questo cappello anche in verde e lo ha indossato per la parata di San Patrizio del 2022. Sia il cappotto sia il cappello sono stati oggetto dei nostri commenti nello stesso post, questo: Royal chic shock e boh – Ricominciamo.
Ladies&Gentlemen attenti al dettaglio: per la prima volta da quando Catherine è entrata nella Royal Family dodici anni fa le vediamo le unghie smaltate di rosso invece del solito pallido nude. Senza essere melodrammatici, qualcosa che si avvicina molto a una rivoluzione.
I sovrani ci perdoneranno se di loro parliamo per ultimi, ma meritano particolare attenzione perché per loro questo è un giorno speciale: non solo Pasqua, ma anche anniversario di matrimonio, il diciottesimo.
Sarà per questo che Camilla ha scelto una mise creata da Anna Valentine, che con la socia di allora, Antonia Robinson, creò entrambi gli abiti indossati quel giorno, per la cerimonia civile e la benedizione religiosa (A Royal Calendar – 9 aprile 2005)? In testa, come allora, una creazione di Philip Treacy, che resta il suo modista di fiducia (anche se in questo caso non mi convince). Sulla spalla brilla una spilla di diamanti dal grande valore simbolico: un nodo, evidente allusione a unione, legame, unità. Non solo, questa è la spilla indossata da Camilla esattamente sette mesi fa, il 9 settembre, rientrando a Londra il giorno dopo quello della morte di Queen Elizabeth. La sua prima spilla da regina; ah, la forza dei simboli!
A questo punto forse vi chiederete come mai alle spalle di Charles e Camilla, accanto alla Princess Royal, ci sia non il marito Tim Laurence (lo si vede un po’ più indietro) ma il Duca di York, ormai bandito dalle prime file, e pure dalle seconde. Immagino che la risposta sia nella data: il 9 aprile è anche il giorno in cui due anni fa se ne andò Philip, The Duke of Edinburgh. E Lady Violet pensa non sia un caso che Anne abbia scelto per la sua mise il bianco, il più primaverile dei colori associati al lutto, pur abbinandolo al blu. Piccoli segni, grandi significati.
Oggi per King Charles è il primo Maundy Thursday, alla lettera il Giovedì della lavanda dei piedi, il Giovedì Santo.
Seguendo un’antica tradizione, il Re ha distribuito un obolo a 74 donne e 74 uomini – il numero si riferisce agli anni del sovrano – che si sono distinti per il servizio alla propria comunità; quest’anno quella della Cattedrale di York. I prescelti hanno ricevuto due sacchetti, uno di pelle rossa e l’altro bianca, contenenti monete di nuovo conio.
Nel sacchetto bianco ci sono varie monetine di diverso valore, a raggiungere i 74 pence; nel sacchetto rosso invece la moneta da 5 sterline che celebra i 75 anni del Re (li compirà il 14 novembre prossimo) e una moneta da 50 pence: mezza sterlina.
Si tratta di una cerimonia molto antica: la prima distribuzione di cui si abbia notizia risale a King John, Giovanni Senzaterra, nel 1210 a Knaresborough, North Yorkshire.
Oggi segna una prima volta anche per Camilla, finalmente chiamata semplicemente Queen e non Queen Consort. Un altro piccolo passo è compiuto, e un mese dall’incoronazione mi sembra quanto mai opportuno.
Nonostante al loro arrivo siano stati contestati da un gruppetto di persone, presto soverchiate dagli assai più numerosi astanti festanti, mi sembra che i sovrani si siano goduti questo debutto ricco di significato. Sorridente la regina in un primaverile bianco e blu; tutto elegante, tutto già visto – secondo il suo stile improntato alla sobrietà – compresa la splendida spilla di cristallo di rocca e diamanti, nel più elegante dei disegni déco. Apparteneva alla Regina Madre, ultima Queen Consort prima di lei.
Oggi è il primo giorno di primavera, ed è anche il compleanno della mia cagnetta, la corgi Purple, per cui lo consideriamo festivo: pronta la rubrica domenicale con le mise della scorsa settimana!
Settimana iniziata con uno degli appuntamenti più importanti del real calendario britannico, il Commonwealth Day, tradizionalmente celebrato il secondo lunedì di marzo. Quest’anno ancora più importante del solito perché è il primo del regno di King Charles III e perché accende l’attenzione su Westminster Abbey, che fra sette settimane ospiterà la solenne incoronazione del Re e di Queen Camilla.
E Camilla va sul sicuro, riciclando la mise royal blue indossata per la prima volta da sovrana alla visita ufficiale di un capo di stato estero (il presidente del Sudafrica, lo scorso novembre): abito e soprabito Fiona Clare Couture, cappello in tinta Philip Treacy, clutch Tosca in pelle nera di Launer, il fornitore preferito della defunta Regina.
Ma attenzione ai dettagli, e qui ce n’è uno notevole: Camilla ha appuntato sulla spalla la spilla con zaffiro e diamanti che abbiamo conosciuto con Queen Elizabeth. Non è la spilla dono di nozze di Albert alla moglie Queen Victoria, ma la Russian Sapphire Cluster acquistata dalla Queen Mary nel 1934, con ogni probabilità appartenuta all’Imperatrice di Russia Maria Feodorovna. La defunta sovrana la indossò relativamente spesso, la prima volta nel 2014, durante la visita a Vaticano di Papa Francesco. Ottima scelta, tutta l’importanza di un bel gioiello di famiglia senza sovrapporsi al ricordo ancora troppo presente della Regina. Chic.
Restando sul tema spilla, il giorno seguente al Commonwealth Day la regina ha visitato la Elmhurst Ballet School a Birmingham. Indossava il cappotto blu che le abbiamo visto spesso quest’anno illuminato dalla Ballerine Bouton d’or di Van Cleef & Arpels, in oro giallo con diamanti turchesi e lapislazzuli; la trovate sul sito della maison a 88500 (ottantottomilacinquecento) euro. Camilla ha una bella collezione di gioielli VC&A – tra cui il bracciale Vintage Alhambra con i quadrifogli in agata blu che indossa sempre al polso destro – studiando i suoi gioielli per un post che vi proporrò prossimamente ho scoperto che questa ballerina non è nemmeno l’unica. Chic.
Prima volta come Princess of Wales per Catherine, che decide di osare. Troppo. La sua scelta cade su un tailleur Erdem, il modello Ottoman, in anteprima dalla prossima collezione autunnale. Giacchina monopetto avvitata con baschina – in inglese questo modello si chiama peplum, anche se è difficile immaginare qualcosa di più diverso dalle eleganti tuniche della Grecia classica – su una gonna midi che a metà coscia si apre in una svasatura. Il tessuto è un crêpe di viscosa e poliestere con lavorazione jacquard, e l’unica cosa che mi è piaciuta è la fantasia al negativo che si intravedeva nella gonna mossa dal vento. In testa un ampio cappello opera di Sean Barrett, che ha disegnato molti copricapi anche per teatro film e serie tv, da Shakespeare in love a Downton Abbey. Nonostante a me piaccia, trovo che c’entri poco col tailleur ed è anche di un altro blu, che più che alla mise di lei si intona alla cravatta di lui. Almeno va d’accordo con qualcosa! Trovo poi che la linea anni ’50 non esalti la figura sottile di Catherine, e il tutto la invecchia un po’. Shock.
(Ph: Mark Cuthbert/UK Press via Getty Images)
Venerdì 17 i Principi di Galles hanno celebrato il giorno di San Patrizio con le Irish Guards, di cui Catherine è da poco divenuta Colonel. Bypassando la tradizione che l’ha vista sempre vestita di verde, colore simbolo d’Irlanda, questa volta ha scelto una tonalità di ottanio chiaro e brillante. L’idea è interessante, la realizzazione meno. Sotto il cappellino molto vezzoso e poco militaresco (Jane Taylor) un cappottino lungo e strettissimo (Catherine Walker) che mi fa pensare al vezzo di Wallis Simpson, la quale non voleva tasche a rovinare la linea filiforme; considerando che il modello mi piace poco e il colore per niente non posso approvare, nonostante la stampa britannica si sia precipitata a sottolineare che il colore non è sbagliato perché sarebbe lo stesso del pennacchio che il reggimento porta sul colbacco di pelo. Shock.
Titolo nuovo anzi nuovissimo per Sophie, divenuta Duchess of Edinburgh solo tre giorni prima, che per il suo debutto ufficiale sceglie l’avorio. Premessa 1: le bionde in bianco stanno sempre bene; premessa 2: non amo i pillbox bianchi, mi fanno pensare alle vecchie cuffiette delle infermiere. In questo caso, contrariamente a Catherine, il cappello (Jane Taylor) è della stessa nuance del bel cappotto Proenza Schouler, che però su di lei non mi convince fino in fondo: un po’ troppo lungo e “rigido”, con le tasche molto grandi. Altra cosa che non amo i dettagli neri – i bottoni in parte nascosti, il fiocco del cappello – sul bianco, a casa mia si diceva effetto listato a lutto. Bella la borsa rigida Valextra, modello Isis. Brutta (e inutile) la spilla moderna appuntata sulla spalla, romantici gli orecchini: sono quelli che indossava alle sue nozze, dono del marito che li aveva disegnati personalmente. In sintesi, molte cose mi piacciono, altre no; dunque boh.
L’unica a non avere un titolo nuovo è anche l’unica ad avere sangue reale nelle vene: Anne, che nel 1987 ha avuto il titolo di Princess Royal e se lo terrà a vita. La adoro. Autentica regina del riciclo, Anne sfodera un cappottino che mischia il grigio al verde, abbinato a un cappello più chiaro modello trilby (che sarebbe tipo un borsalino con la tesa più stretta). Mise già vista in precedenza, sicuramente in qualche scorsa edizione delle corse di Cheltenham e se non ricordo male a una messa di Natale. Semplice, rigorosa, essenziale, sportiva insomma come è lei, col tocco della spilla circolare che ferma il bavero del colletto. L’ho già detto che la adoro? Chic.
Dopo questo profluvio di colori freddi, tra il blu il bianco e il verde, ci vuole un colpo di colore, e a correre in nostro soccorso è la solitamente austera Reina Letizia, che compiuti i cinquant’anni sta rivelando un’inattesa anima pink.
Giovedì 16 ha partecipato ad un evento dedicato alle malattie rare a Santiago de Compostela, in Galizia indossando un abito chemisier in taffetà di poliestere fucsia di Roberto Verino, in vendita a un prezzo democratico (lo trovate sul sito a 395 euro). Il fatto che il designer sia galiziano è la ciliegina sulla torta. Fucsia anche le scarpe, un paio di slingback stampa cocco di Carolina Herrera. Mi piace moltissimo, chic.
Mi convince meno il look total red sfoggiato il giorno prima con i nuovi ambasciatori del brand Spagna chiamati a diffondere le eccellenze del Paese. La Reina indossa un abito midi rosso, che è il colore nazionale, con il colletto a un fiocco, che si ama o si odia. Lady Violet lo ama, ma in questa occasione non è troppo convinta. Tra l’altro l’abito è stato acquistato nel 2021 da Poète, brand che non esiste più. Per favorire la diffusione della Spagna nel mondo non sarebbe stato meglio scegliere qualcuno ancora in attività? Boh.
Abbiamo detto fucsia? e fucsia sia. Elisabeth del Belgio, accompagnata dalla madre Mathilde ha compiuto un viaggio in Egitto sulle orme della trisavola di cui porta il nome, che appassionata di egittologia nel febbraio 1923 assistette all’apertura della tomba di Thutankhamon. Madre e figlia hanno dato la preferenza ad abiti pratici e semplici, ma per l’inaugurazione della mostra dedicata all’avventura archeologica della defunta sovrana hanno scelto qualcosa di più glam. Per Elisabeth un completo Emporio Armani composto da giacchina e pantaloni in cady tecnico, più grandi orecchini dello stesso colore e dello stesso brand. Il modello della blusa, che riprende l’idea dei cape dress materni mi impensierisce un poco, ma voglio fare un atto di fede. Deliziosa Mathilde con un grazioso abito in sangallo avorio firmato Natan che ogni tanto – piuttosto raramente – indovina la creazione di una mise. Chic+chic.
Per un finale col botto ci vuole Máxima; sorridente come sempre, più spettinata del solito, visita la ROSE Academy all’Aja. Completo pantaloni Joseph in un colore tra l’arancione e il ruggine, stivaletti Gianvito Rossi in un marrone bronzato, orecchini con pietre multicolori, probabilmente un regalo per i 48 anni. E in mano una mini borsa sfrangiata di rafia. A marzo. Con completo di lana. No dai. Shock.
Reduce dal covid, che l’ha contagiata per la seconda volta a un anno esatto dalla prima, la Queen Consort è tornata al lavoro, e oggi ha fatto un’incursione nel mondo della moda visitando la JCA London Fashion Academy nella sede di Hanover Square, nel cuore della Londra più chic.
L’accompagnava il fondatore, Jimmy Choo, che peraltro deve molta della sua fama nel Regno Unito alla defunta Diana. D’altra parte si sa che molte storie, come molti amori, non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. E in questi giorni si parla con insistenza di un altro stilista diviso tra le due mogli di Charles; secondo alcune fonti Bruce Oldfield sarebbe stato incaricato di creare l’abito per l’incoronazione. Quello di lei, perché lui dovrebbe indossare l’uniforme, avendo rinunciato, sembra, a presentarsi in polpe (cioè con calzoni al ginocchio e calze di seta) come invece fece suo nonno George VI nel 1937.
Anche se oggi la sovrana indossava il cappotto Anna Valentine che ha esordito a a Natale (December/January chic shock e boh) Oldfield ha già fornito a Camilla alcune pregevoli mise (e ad essere sinceri anche alcune non altrettanto pregevoli), e tra quelle create per Diana qualcuna si è ritagliato un posto nella storia della moda.
Ieri, con l’abito che completa il cappotto – arricchito da una favolosa spilla a forma di corona – la regina in compagnia del re ha aperto le porte della sua residenza di Clarence House per il secondo anniversario della sua Riding Room che, nata su Instagram durante la pandemia, è diventata prima un sito (https://royalreadingroom.uk) e ora un ente di beneficenza con lo scopo di promuovere la lettura e l’amore per i libri nel Regno Unito e nel mondo intero. Nel suo discorso Camilla si è espressa con decisione sulla querelle che ha appena investito l’incolpevole Roald Dahl, accusato di usare termini non politicamente corretti come brutto e grasso.
“Per favore, restate fedeli alla vostra vocazione, liberi da chi vorrebbe frenare la libertà di espressione e porre limiti all’immaginazione!” Enough said, abbiamo detto abbastanza.
Molte royal ladies – e molte di quelle che ho trovato interessanti – questa settimana hanno indossato il rosso, perciò che ne dite di dedicare la nostra rubrica a questo splendido colore? Let’s start!
The Princess of Wales
Un inizio col botto: per il lancio della campagna Shaping Us, che promuove il benessere dei più piccoli, dalla gravidanza ai cinque anni d’età, Catherine arriva nella sede dei premi BAFTA – di cui William è presidente – con un completo clamoroso. Una creazione Alexander McQueen in crêpe di lana con giacca asimmetrica e pantaloni dalla linea leggermente a zampa. Rossi anche gli accessori: décolleté Gianvito Rossi e clutch con inutile fiocco di Miu Miu. Purtroppo Catherine non resiste e sceglie un paio di orecchini di bigiotteria di una bruttezza rara, come ahimé spesso le accade. Anyway, chic.
The Queen Consort
(Ph: Getty Images)
Dallo scorso anno la Camilla è Colonello dei Grenadier Guards (carica onorifica in cui ha sostituito quello scriteriato del cognato Andrew) e martedì 31 gennaio ha compiuto il primo atto in tale veste, visitando Lille Barracks ad Aldershot, nella contea di Hampshire. Probabilmente in onore alla giubba scarlatta dei granatieri ha scelto a sua volta il rosso in una tonalità che le dona particolarmente. Il cappotto di Fiona Clare Couture mi sembra familiare ma non saprei dire se lo abbia già indossato, dato che il modello ormai è diventato il suo segno distintivo e ne ha una collezione. Già vista invece la bella borsa Coco HandleChanel, nera come gli stivali. Nessuna spilla in questa occasione per la Queen Consort, ma due monili che porta praticamente sempre: il bracciale Vintage Alhambra di Van Cleef & Arpels, con i cinque quadrifogli in agata blu, e collier Apollo di Kiki McDonough, con un topazio blu centrale e cinque piccoli diamanti; è assai probabile che il numero cinque che si ripete sia nel bracciale sia nella collana si riferisca ai suoi cinque nipotini. Nonna e regina, chic.
Olandesi in tour
(Ph: RVD)
La settimana appena trascorsa ha visto il debutto di Catharina-Amalia, futura regina dei Paesi Bassi, al seguito dei genitori in un lungo viaggio ufficiale della durata di ben due settimane. Meta le Antille Olandesi, definizione con cui noi indichiamo genericamente un insieme di territori che nel corso degli anni hanno mutato il loro status, pur rimanendo parte del Regno dei Paesi Bassi. Innumerevoli – e non sempre logiche – le mise indossate dalle due signore, ma loro sono così e noi così le prendiamo. Lunedì 30, quarto giorno del tour, i reali arrivano ad Aruba, e la regina sceglie il rosso. L’abito è Natan, il modello Jenny in crêpe di seta, e rappresenta un po’ l’evoluzione del solito cape dress. Mi piace molto l’abbinamento con accessori bordeaux, soprattutto la classica clutch JigeHermès; non altrettanto le scarpe con inserti in pvc – queste sono le Plexi di Gianvito Rossi – ma Máxima le adora, e tanto basta, Rosso per il grande cappello Fabienne Delvigne opportunamente riproposto, e rosso anche, soprattutto, per i gioielli, a partire dalla favolosa spilla parte della parure di diamanti e rubini detta Pauwenstaart, a coda di pavone. Chic. Accanto a tale dispiegamento di regale glamour la povera Amalia infilata in un completo in lino Max Mara sembra in pigiama, o peggio nell’uniforme dei deportati alla Cayenna (che sta pure da quelle parti). Shock.
Il giorno seguente la famiglia sbarca a Curaçao, e le due signore coordinano le loro mise scegliendo un rosso/arancio molto caraibico. La regina indossa un completo low cost firmato Massimo Dutti: giacca monopetto e morbidi pantaloni crop che con la sua altezza può mettersi tranquillamente, con sottogiacca nude e accessori nei colori della terra. Amalia osa pantaloni di lino bianco – che indossa spesso in questo viaggio e devo dire quasi sempre impeccabilmente – e blusa rossa. Non mi dispiacciono né mi fanno impazzire, dunque boh per le mise ma chic per il colore perfettamente coordinato e per i bouquet, abbinatissimi pure loro.
(Ph: Curacao Chronicle)
Giovedì 2 è un giorno speciale per i sovrani: il ventunesimo anniversario di matrimonio, e i locali fanno loro dono di un lucchetto da agganciare ad una installazione artistica; dal trono a Moccia è un attimo! Più fortunata la figlia che riceve invece un intero ponte; d’ora in poi porterà il suo nome. Questa è una di quelle occasioni uno di cui non si capisce il dress code: Willem-Alexander senza giacca né cravatta ricorda quei film degli anni ’60 in cui i mariti al lavoro in città nel fine settimana raggiungevano le mogli al mare con la prole. Máxima invece è vestita come se dovesse andare a una prima comunione: cappellino fiorato a calotta Fabiene Delvigne, abito giallo limone con accessori pitone (tutto Natan), perfino i guanti. Molto meno formale Catharina-Amalia in pantaloni di lino rosso, blusa fiorata di Isabel Marant, borsetta Natan dall’armadio materno e scarpine nudeGianvito Rossi. Francamente li trovo tremendi, shock. In questo viaggio abbiamo iniziato a conoscere la giovanissima principessa d’Orange. Le sue mise ci convincono? Non sempre. La fanciulla ha volumi importanti – altissima, forme morbide, un bel viso pieno, chioma abbondante – che secondo Lady Violet dovrebbero essere armonizzati meglio: nell’ultimo caso i pantaloni sono troppo stretti, la blusa troppo striminzita, le scarpine troppo da città. Ma in fondo ha solo ha solo 19 anni e tanto tempo per divertirsi a sperimentare.
Les Girls
(Ph: Instagram @queenrania)
Anche i reali hashemiti sono in viaggio di lavoro, e accompagnati dal principe ereditario sono volati negli USA. La First Lady e la Regina si sono fatte ritrarre insieme, un po’ Millie e Melody, le nipotine di Minnie, un po’ Laverne &Shirley (se siete troppo giovani e non sapete di cosa stia parlando, beati voi e non vi resta che googlare). Innanzi tutto consentitemi una piccola considerazione: tra le due signore ci sono circa vent’anni di differenza, ma Jill regge il confronto senza problemi. Per lei total red: abito Brandon Maxwell e scarpe Marion Parke, Rania sceglie invece il total blue: dress Elie Saab con borsa SicilyDolce e Gabbana e scarpe Gianvito Rossi, gettonatissimo questa settimana. Un filo stucchevoli ma chic.
La Reine Mathilde
Non è proprio rosso, o meglio non solo rosso, ma capirete che non potevo privarvi di tale spettacolo. Il 31 gennaio i sovrani belgi hanno ricevuto le Autorità del Paese per gli auguri per il nuovo anno, (tassativamente proibiti da febbraio in poi). La Reine ha sfoggiato una mise color block: parte superiore del corpino e maniche rosso scuro, il resto rosa shocking. Nemmeno il leggendario aplomb di Sa Majesté le Roi riesce a camuffare la sua perplessità; quanto a me vi dico una cosa sola; perfino Natan si è affrettato a dichiarare che non è opera sua. Quasi quasi preferisco il completino animalier della cognata Astrid con gonna da ballerina in chiffon Ho detto quasi. Shock+shock, così non litigano.
Rossi terziari
(Ph: Instagram @queenrania)
Le ultime due mise di oggi con tutta evidenza non sono rose, ma siccome desidero parlarvene lo stesso potrei sottolineare come i loro colori siano composti anche dal rosso, che è un colore primario (e spero che apprezzerete questa arrampicata sugli specchi per cambiare argomento). La prima mise la indossa Queen Rania in uno degli appuntamenti americani. Mentirei se negassi di essere stata attratta da quel favoloso tocco di ciclamino, ma ciò che mi ha convinta è l’idea che qualcosa di particolare possa trasformare interamente il look, per cui qui una lunga sciarpa accende il classico completo gonna nera/camicia bianca Replicabile sempre e da chiunque, ma attenzione all’effetto cameriera di bar/ristorante/tea room. Indagando meglio ho scoperto che quella non è una sciarpa, ma un drappo variamente cucito alla camicia, per cui francamente non mi piace (oltre alla mia naturale avversione per il raso lucido, soprattutto di giorno, che rischia di farci sembrare un pacco regalo e ingrassa pure). Per cui la camicia è shock, ma l’idea di un accessorio così chiaramente protagonista è chic.
(Ph: PPE/Nieboer)
Nessun dubbio invece per la mise di Máxima, in compagnia di una costernata Amalia, in un lungo punitivo caftano verde menta Essentiel Antwerp che la invecchia un po’ troppo, boh. A movimentare l’ultima sera a Curaçao pensa la regina, che per partecipare al Tumba Festival sceglie questo monospalla a strisce diagonali marroni e rosa con fioccone/tovagliolo. Accessoriato con ciabattoni che neanche al castello delle cerimonie, con l’aggravante che questi sono Gianvito Rossi. L’abito è coraggiosamente firmato Natan, che questa volta ha almeno indovinato il nome del modello, chiamandolo Odia. Vostra Maestà, ricordatevi quello che povero blog sa da tempo: Natan vi odia! Shock.