Li avevamo visti il 27 maggio con le due figlie celebrare, osservando un minuto di silenzio, il primo dei dieci giorni di lutto nazionale in memoria delle vittime del covid-19. Oggi hanno replicato, questa volta da soli; i sovrani di Spagna, in visita al complesso industriale di Coslada, nei pressi di Madrid, di nuovo in rispettoso silenzio nel giorno che chiude il periodo di lutto nazionale.
Da mezzanotte scomparirà anche il nastrino nero apposto su account social e sito web della Casa Real; da domani mancheranno i simboli, ma il pensiero e il ricordo ci saranno ancora. Felipe e Letizia in questi giorni non si sono risparmiati, attraversando il paese e visitando coloro – persone e istituzioni – il cui lavoro ha supportato la gestione della pandemia.
Durante il lutto nazionale la Reina è apparsa sempre in nero – magari rigato o punteggiato di bianco – con piccoli orecchini come unico gioiello. Una scelta di grande eleganza che approvo incondizionatamente, indipendentemente dal fatto che le mise possano piacermi o no. I sovrani hanno saputo dare un segnale di rispetto e vicinanza, e il rigore minimalista dello stile di Letizia è risultato perfetto. Considerando le ovvie limitazioni del momento, mi sembra la loro un’ottima gestione.
Ora spero mi perdonerete il volo pindarico, ma la visione di Letizia a lutto (e il fatto che in questi giorni sono in full immersion con The Crown) mi ha ricordato che proprio oggi, il 5 giugno 1972, andava in scena l’ultimo atto di una storia che ha scosso la solidità della Corona britannica. Nella St George’s Chapel a Windsor si celebrava il funerale di Edward VIII, colui che abdicò per amore, e l’oggetto di quell’amore era per la prima (e ultima) volta accolta come una di famiglia, seduta accanto alla nipote regina, davanti alla mai amata e spesso derisa cognata regina madre.
La magrissima, elegantissima Duchessa di Windsor – che mai potè fregiarsi del titolo HRH, Her Royal Highness – vestiva un soprabito doppio petto Givenchy.
Leggenda vuole che lo stesso monsieur Hubert restò in piedi tutta la notte prima della cerimonia per assicurarsi che il velo di chiffon fosse della lunghezza perfetta e si muovesse con grazia lasciando intravedere il viso della vedova, pettinata come sempre da Alexandre de Paris in persona.
Mi sono chiesta spesso se qualcuno abbia mai pensato a questo episodio vedendo avanzare lungo la navata della stessa chiesa Meghan Markle, anche lei americana e divorziata, vestita a sua volta Givenchy il giorno del royal wedding col principe Harry. Corsi e ricorsi storici, direbbe qualcuno.
In linea con la sobrietà dell’argomento la più semplice delle mie tazze. In porcellana bavarese con un decoro neoclassico in blu e oro, faceva parte di un servizio dono di nozze per i miei nonni materni. A me è arrivato tutto ciò che è rimasto: due tazze complete e quattro piattini da dessert.
Oggi era previsto che i giardini di Buckingham Palace si aprissero per il terzo garden party dell’anno, ma questi appuntamenti – in cui la sovrana invita per l’afternoon tea migliaia di sudditi che si sono distinti in ogni campo – sono stati tra i primi ad essere annullati a causa dell’emergenza sanitaria. È un piccolo dispiacere per noi, che ci beiamo della vista di mise e cappellini, e signori eleganti in tight, ma posso solo immaginare il dispiacere per gli invitati di quest’anno, rimandati elegantemente all’anno prossimo. Lady Violet resta in rispettosa attesa di un invito – se non per il 2021 va bene anche il 2022 – che esaudisce uno dei suoi sogni: un royal Afternoon Tea nei giardini di Buckingham Palace, la quintessenza del British royal style.
Queen Victoria, cui dobbiamo la creazione di molti dei riti sociali contemporanei, iniziò la tradizione del garden party negli anni ’60 dell’Ottocento, dopo aver reso Buckingham Palace sua residenza ufficiale; curiosamente all’inizio veniva chiamato breakfast benché si tenesse di pomeriggio (un po’ come il ricevimento nuziale chiamato wedding breakfast, probabilmente perché si presupponeva che prima della cerimonia non si mangiasse nulla).
Quest’anno invece nulla; i reali in quarantena in varie residenze, e annullati tutti i garden party, sia i tre a Londra sia quello che si svolge a Edimburgo nei giardini di Holyroodhouse durante la Royal Week, la settimana tra giugno e luglio che la Regina trascorre in Scozia. Per stemperare un po’ la delusione, dalla Royal Household arriva la ricetta originale degli scones che si servono a Corte, e vengono gustati da Sua Maestà in persona, la trovate qui
Se non conoscete questi tipici prodotti inglesi da forno, simili a piccoli panini al burro ma più sodi e leggermente dolci vi consiglio assolutamente di provarli, non può esserci afternoon tea senza scones (se poi volete una ricetta ancora più facile di quella royal, vi passo quella che faccio io). Come si mangiano? Idealmente con marmellata di fragole e clotted cream (che in Italia è quasi impossibile da trovare) o con un curd, deliziosa crema di burro e frutta acida, nella versione più famosa con il limone.
Questi però sono dispiaceri piccoli piccoli se paragonati alla tragedia della pandemia, all’assenza delle vittime, allo strazio di chi ha perso qualcuno che amava. Da oggi per dieci giorni la Spagna ha dichiarato il lutto nazionale, iniziato a mezzogiorno con un minuto di silenzio in memoria dei ventisettemila scomparsi a causa del virus. Se vi capiterà di visitare la pagina web o gli account social della Casa Real troverete un nastrino nero, mentre i sovrani, accompagnati dalle figlie, a mezzogiorno si sono uniti agli Spagnoli con una breve cerimonia nei giardini della Zarzuela, davanti alla bandiera a mezz’asta. Una scena che non so perché ho trovato vagamente inquietante, con la Reina particolarmente grimildesca, la falcata inceppata dalle ballerine, Leonor annegata in una sorta di sacco e Sofía – che ha chiaramente ereditato la struttura fisica dal padre e sembra lei la maggiore – vestita come la madre, con l’aggravante di un paio di sabot con cui ciabattava un po’
A domani.
E a proposito di rinvii, che fine faranno le nozze di Beatrice? Si terranno lo stesso il 29 maggio, anche se il ricevimento nei giardini di Buckingham Palace è stato annullato? L’ultima voce è che le regole adottate dalla Chiesa d’Inghilterra prevedano che i matrimoni siano celebrati alla presenza dei soli sposi e di una coppia di testimoni. Più intimo di così!
Se el Rey sceglie un principe di galles primaverile ma un po’ tristino, e ci abbina una cravattina e l’inevitabile mocassino con nappina, la Reina per contrasto goes big e direttamente dagli anni ’80 tira fuori un vestito in raso a fiori stilizzati con maniconi drappeggiati che avrebbe fatto la gioia di Pamela Bellwood, l’immortale – ancorché morta, e pure male, nel serial – Claudia di Dynasty (se negli anni ’80 non eravate nati, googlate). L’abito è di Maje Paris, e sul sito lo trovate ancora, in saldo, a 195 euro. Penso che glielo lascerò.
In linea con il look modernariato l’acconciatura a boccolo pieno; ma non pensate all’hair wrap dyson o ad altre diavolerie moderne. Questi si facevano con grossi bigodini messi in verticale, e avevano la caratteristica di crollare a metà serata, per cui entravi Gilda e uscivi Morticia. Speriamo che Letizia sia stata salvata in tempo, e sia sparita a bordo del suo coche.
Le figlie ieri sono invece rimaste a casa, e i sovrani hanno viaggiato da soli in Andalusia; durante la visita al
Non possiamo liquidare il Valentine’s Day 2020 senza un’ultima foto, che arriva anch’essa dalla Spagna. Ieri è uscito dal carcere per il suo secondo permesso di sei giorni Iñaki Urdangarin, che come sempre ha trovato da attenderlo sua moglie, l’infanta Cristina, e con lei ha raggiunto la casa della madre, dove trascorrerà questi giorni. Di loro si potrebbe parlare a lungo: lui ha commesso dei reati odiosi – e pure stupidi – lei forse pure, anche se è stata scagionata; hanno arrecato un danno enorme alla famiglia e alla Spagna, hanno distribuito imbarazzo vergogna e dolore. L’unica cosa che non si può dire è che lei non lo ami, spero ricambiata, e che non gli sia rimasta accanto nel bene e nel male, anche se il male lo hanno causato loro. Non voglio dire che ciò la riscatti, ma a me fa una certa impressione, e mi fa riflettere.
Difficile capire che temperatura ci fosse oggi a Madrid, dove alle Cortes si è celebrata la solenne inaugurazione della XIV legislatura.
Cappotto rigidamente abbottonato per El Rey, mentre Pedro Sanchez indossa un completo blu che sembra anche piuttosto leggero (notate il baciamano di Felipe a Pilar Llop, Presidente del Senato).
Cappotti uguali, secondo un trend consolidato, per le due figlie: blu scuro, sobri, quasi monacali. Le scarpe diverse (meglio il mocassino scollato di Sofía delle Mary Jane rosse un po’ troppo bambinesche di Leonor) fanno sperare in abiti diversi; speranza che fortunatamente non viene delusa.
Tolto il cappotto, Leonor rivela un tailleur di tweed rosso, che la giovanissima principessa ha indossato a Barcellona nelli scorso novembre; Sofía invece un abito con fantasia grafica, effetto fughe nere su mattonelle bianche. Quanto alla Reina, dovremo accontentarci dei favolosi orecchini di perle e diamanti.
La sera in cui Vanessa Redgrave viene al mondo, il 30 gennaio 1937, suo padre Michael sta recitando nell’
Doña Maria del Pilar Alfonsa Juana Victoria Luisa Ignacia de Todos los Santos (cioè quelli rimasti), Duchessa di Badajoz, nata a Cannes il 30 luglio 1936, era la sorella maggiore del Rey Emerito (che accompagnò in chiesa il giorno del matrimonio del nipote Felipe, inalberando un favoloso cappello fucsia). Vedova da molti anni di Luis Gómez-Acebo, da cui aveva avuto cinque figli, era una signora volitiva dal bel profilo borbonico, appassionata di sport, a lungo presidente della Federazione Equestre Internazionale e membro del Comitato Olimpico. È morta l’otto gennaio per un carcinoma intestinale contro cui lottava da un po’, e secondo il suo desiderio è stata sepolta accanto al marito nel cimitero madrileno di San Isidro. Oggi una solenne cerimonia in suo suffragio si è tenuta all’Escorial, alla presenza dei sovrani in carica e di quelli emeriti, parenti e vari
All’arrivo Felipe e Letizia, dopo aver salutato un assai commosso Juan Carlos, non hanno potuto o voluto fare a meno di ignorare platealmente le due sorelle di lui, Elena e Cristina. Atteggiamento previsto da molti e reso ancora più evidente dal saluto che i sovrani hanno rivolto a Beatrix, sistemata accanto alle due Infante. Forse sarebbe stato meglio trovare un’altra soluzione?
Mai come in questo caso vale il detto sic transit gloria mundi.
Il Ministro della Difesa solitamente tiene un discorso in cui sintetizza le attività dell’anno precedente, traccia un disegno della situazione attuale e presenta gli impegni che attendono i militari iberici nei prossimi mesi.
Per tradizione le signore indossano un abito lungo da giorno, e la Reina Letizia ha accompagnato un Felipe piuttosto imbronciato indossando un lungo robe manteau blu cobalto. Bello nelle sue linee pulite e ben strutturato, con l’unico dettaglio di un solo bottone gioiello.
Avrei evitato in un’occasione cosi formale il messy bun (leggi: chignon spettinato), e devo ammettere che quando ho visto il colore ho avuto un brivido. Perché temo che – complice la scelta di Pantone, di rendere il classic blue colore del 2020 – i prossimi mesi annegheranno nella rassicurante banalità di tale colore, che sarà esibito come se avesse la forza della rivoluzione piuttosto che la tranquillità della tradizione.
Padre e figlia mimetizzati tra la folla – per quanto possa mimetizzarsi un signore alto quasi due metri – in una versione casual che dona assai a entrambi, soprattutto a Leonor, per una volta senza uno di quei vestitucci da petite fille aux allumette. E finalmente papà non la tiene per mano. Cambiamenti in vista alla Corte de España?