La fine di un’era – 22 gennaio 1901

Dopo un regno lungo 63 anni e mezzo, dopo essersi affacciata sul nuovo secolo, muore nell’amata Osborne House sull’isola di Wight HM Queen Victoria Empress of India. Centoventi anni dopo i suoi pronipoti siedono su molti troni europei – Norvegia, Svezia, Danimarca, Spagna, oltre naturalmente al Regno Unito – e il suo sangue continua a tingere di blu le più aristocratiche vene. Se il termine vittoriano evoca qualcosa di vecchio, bigotto e un po’ polveroso, la nostra modernità è modellata su molti dei suoi lasciti: dall’albero di Natale alla sposa in bianco, dall’anestesia durante il parto ai video (se volete vedere Sua Maestà in movimento, in uno dei primissimi filmati della storia, questo è il post: Queen Victoria, come non l’abbiamo mai vista.

La grande regina si spegne il giorno prima dell’ottantesimo anniversario della morte del padre, il Duca di Kent e Strathearn, e 11 mesi prima del quarantesimo della scomparsa dell’amatissimo marito Albert. Il loro era stato un matrimonio d’amore, e la vedovanza precipita la sovrana in un dolore che non trova pace; Victoria impone il lutto stretto a corte – lei vestirà di nero per tutta la vita – e non lo limita agli abiti ma lo estende anche agli ornamenti.

È con lei che si affermala mourning jewellery, i gioielli da lutto; i più classici sono i locket, quei ciondoli che si aprono rivelando da un lato un piccolo ritratto, dall’altro una ciocca di capelli, come in quello appartenuto proprio alla sovrana, con fotografia e capelli del consorte. Il ciondolo in oro è decorato sul fronte da un ovale di onice profilato di bianco, su cui brilla una stella a sei punte di diamanti; sulla cornice corre una frase in tedesco, realizzata in smalto blu, che il catalogo del Royal Collection Trust traduce approssimativamente: l’anima pura si innalza verso il Signore. Sul retro un’incisione, anch’essa in tedesco, che reca i nomi dei coniugi e la data della morte di lui: 14 dicembre 1861.

I locket vengono sospesi a nastri di velluto – ovviamente nero – o agganciati a collane, bracciali spille; almeno fino al 1880 per essere ammessi a Corte devono essere neri anche quelli. La mourning jewellery diventa di gran moda anche tra chi non ha perso alcun parente; le pietre nere però non si trovano con facilità.

Per la sovrana si usa il jet (in italiano giaietto): che non è un minerale ma una lignite, cioè un carbone fossile; ha un colore intenso e brillante, ma rischia di scheggiarsi durante la lavorazione, ed è dunque piuttosto costoso. I gioielli da lutto vengono dunque realizzati con varie pietre nere, più o meno belle: onice, ematite, tectite; in aiuto di chi non può permettersi neanche quelle, arrivano ingegno e tecnica, in forma di perle di vetro.

Belle, lucide, leggere e facili da usare in splendide creazioni. Prodotte in serie hanno anche prezzi assai ragionevoli: è la rivoluzione industriale, bellezze, altra gemma preziosa sulla corona di Her Majesty.

Senza volerlo, e senza neanche immaginarlo, a Queen Victoria spetta dunque di diritto un posto anche nella storia della bigiotteria. E senza voler essere impertinente, in fondo ha anticipato i Gothic Punk di un secolo.

Se però preferite qualcosa di più chiaro e luminoso, seguite il link The importance of being Victoria

The importance of being Victoria

Il 24 maggio 1819 nasce a Kensington Palace Alexandrina Victoria, unica figlia di Edward Duca di Kent e Strathearn – quarto figlio maschio del sovrano, George III – e di sua moglie, Victoria di Saxe-Coburg-Saalfeld. Il giorno prima che la bimba compia otto mesi muore suo padre, seguito sei giorni dopo dal nonno. Sale al trono lo zio George IV, cui dieci anni dopo succede il fratello numero 3 (il numero 2 è nel frattempo morto pure lui): William IV. Nessuno dei fratelli maggiori del padre della giovane principessa, che in famiglia chiamano Drina, lascia figli legittimi – ce ne sono parecchi illegittimi, ma ovviamente non contano – per cui alla morte dello zio William, il 20 giugno 1837, il trono spetta a lei.

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Queen Victoria (1819-1901) when Princess. Sir George Hayter, olio su tela, 1832, Royal Collection Trust

Giovanissima, piccolina (non arriva al metro e mezzo) la nuova regina sceglie di farsi chiamare solo Victoria. Darà il suo nome alla prima figlia e all’epoca che inventa l’età contemporanea, e da lei discenderanno una quantità di Victorie che hanno affollato generazioni di dinastie europee. A dire il vero, nel Regno Unito l’ultima a portare il nome Victoria fu la seconda femmina e quarta dei figli di Edward VII e Alexandra, finché non è arrivata lei, Eugenie Victoria Helena di York: sembra si chiami così in onore dell’Imperatrice Eugenia e dall’augusta antenata, che furono assai legate. La sera delle sue nozze con Jack Brooksbank, Eugenie ha arricchito lo splendido abito di chiffon creato per lei da Zac Posen fermando i capelli con un paio di favolose spighe di diamanti appartenute a Queen Victoria, meno note tra i suoi gioielli, che Lady Violet ebbe l’occasione di ammirare a Windsor, esposte con abiti e accessori di quel royal wedding. queen-victoria-wheat-ear-broochesSono note come Queen Victoria’s Wheat-Ears Brooches, un insieme di sei spighe di grano composte da 580 diamanti provenienti dalla collezione di George III. Le brooches furono commissionate nel 1830 da William IV per la moglie Adelaide, che ne fece dono alla nipote quando divenne regina. Per forma e utilizzo gioielli di questo genere erano molto popolari già alla corte di Napoleone e Joséphine, e riscossero un gran successo nelle corti europee, con le spighe spesso montate insieme a formare tiare di chiara evocazione neoclassica.

Queste brooches possono essere indossate sia tra i capelli, sia come spille; sono sempre state trasmesse da una regina all’altra, e a quanto si sa il prestito a Eugenie è stato eccezionale.

Lo scorso anno si è celebrato il bicentenario della nascita della grande Regina, il 22 gennaio prossimo si ricorderanno i 120 anni dalla morte, io spero oggi di essere riuscita ad evocarla attraverso la piccola storia di una sua proprietà, non è forse questo uno degli aspetti più affascinanti della monarchia? Se però siete curiosi di vederla in movimento, in questo post trovate un filmato d’epoca, relativo alla visita che Victoria fece a Dublino nel 1897, davvero emozionante, per me. Queen Victoria, come non l’abbiamo mai vista.

The lady with the lamp

Questa è la storia di un piccolo gioiello e di una grande donna (anzi due).

Nel 1855 Queen Victoria ha 36 anni, regna da 18, è sposata con Albert da 15 e ha dato alla luce otto dei suoi nove figli. Florence Nightingale di anni ne ha 35, non ha marito né figli – né mai li avrà – ed è una delle menti più brillanti della società vittoriana, la più incruenta delle rivoluzionarie.

La prima invia alla seconda una spilla in oro, diamanti e smalti, che sul retro reca la scritta “To Miss Florence Nightingale, as a mark of esteem and gratitude for her devotion towards the Queen’s brave soldiers, from Victoria R. 1855” (A Miss Florence Nightingale, in segno di stima e gratitudine per la dedizione nei confronti dei coraggiosi soldati della Regina da Victoria R.). La spilla, oggi nota come “Nightingale Jewel”, è stata disegnata dal Principe Consorte ed è conservata al National Army Museum. Più che un omaggio prezioso va considerato una medaglia, conferita dalla sovrana alla suddita che si è distinta in guerra. La guerra è quella di Crimea, che i Britannici – alleati di Francia, Impero Ottomano e Regno di Sardegna – combattono contro l’impero Russo, e Florence, donna colta nata in una famiglia ricca e altolocata, avrebbe dovuto essere in qualunque posto tranne lì. Invece lei parte con un gruppo di infermiere volontarie e arriva su un teatro di guerra dove i soldati vengono decimati più che dai colpi del nemico dalle malattie e dalla terrificante mancanza di igiene. Florence resta in Turchia tre anni, dal 1854 al ’57, ponendo le basi della moderna attività infermieristica che basa non sull’incertezza empirica ma sul rigore della scienza.BRAND_THC_BSFC_178893_SFM_000_2997_15_20150113_00_HDNata duecento anni fa, il 12 maggio 1820, in quella Firenze che le regala il nome, Florence rifiuta il ruolo tradizionalmente riservato alle fanciulle della sua condizione preferendo lo studio al matrimonio e alla vita di società. Diventare infermiera è la sua passione, e una missione quasi religiosa, ma realizzare il suo desiderio non è semplice, dato che le infermiere all’epoca erano poco più di sguattere, una vita umile e pesante, non certo adatta a una signorina della buona società. Figlia di un famoso epidemiologo – e nipote di un altrettanto celebre abolizionista – decisa e caparbia, studia materie insolite per una ragazza dell’epoca, a partire dalla matematica, che poi le sarà di grande aiuto per applicare le regole della statistica al suo campo. Quando a Londra inizia a lavorare con i più disperati tra gli ultimi si rende conto della necessità di rivoluzionare l’assistenza ai malati, e se ne convince dopo un viaggio in Germania, dove conosce un approccio al nursing assai più efficiente ed efficace. Conosce Sidney Herbert, Ministro della Guerra, che le consente la missione in Crimea. Qui diventa the lady with the lamp, la signora che di notte percorre le corsie degli ospedali da campo per assistere i soldati feriti, e qui elabora i principi dell’assistenza infermieristica, i cui capisaldi prevedono innanzi tutto un ambiente salubre, pulito aerato e illuminato, con acqua fresca e fogne efficienti, cui abbinare calore dieta sana e silenzio.

Rientrata a Londra inizia proprio su invito della Regina una intensa attività didattica fondando la scuola per infermiere che ancora esiste e portal il suo nome. Nel 1865 il Regno Unito ha grazie a lei le sue prime infermiere professionali.cover-art-NightingaleÈ anche una pioniera nel campo della statistica applicata alla sanità, è lei a inventare il celebre istogramma circolare, o ragnatela, che le consente di diventare la prima donna membro della Royal Statistical Society; sarà anche la prima a ricevere dalla sovrana l’Order of Merit.

Muore novantenne nel 1910, nove anni dopo Victoria. 

In suo onore il giorno della sua nascita è diventato la giornata internazionale dell’infermiere; centodieci anni dopo la sua scomparsa il Principe di Galles, bis-bisnipote di Queen Victoria, dedica a Florence Nightingale l’ospedale Covid-19 di Londra. 

Ladycameron giorno 8 – Le primule della Regina

Se mai vi foste chiesti qual è il fiore preferito di Her Majesty Queen Elizabeth II voilà, ecco a voi la risposta, è la primula!

Come lo sappiamo? Tre anni fa la sovrana ha inviato un messaggio di auguri alla trasmissione radio Gardener’s Question Time, giunta al settantesimo anno di programmazione. In quella occasione avvenne la rivelazione, fatta da John Anderson, giardiniere di Frogmore House a Windsor, dove il messaggio fu registrato. primuleLe primule spuntano nei prati all’inizio della primavera; Shakespeare in The Winter’s Tale le chiama «pallide primule che muoiono nubili» riferendosi al fatto che fiorendo quando gli insetti sono ancora pochi spesso non vengono impollinate. Come tutto ciò che annuncia la rinascita della natura nella bella stagione sono diventate augurio di buona fortuna, e in Inghilterra vengono offerte come porte-bonheur, così come in Francia accade coi mughetti ( Ladycameron giorno 2 – I mughetti di Grace ).  Si racconta che quando il Primo Ministro Benjamin Disraeli presentò a Queen Victoria la Corona delle Indie, lei volle ricambiare con un mazzolino di primule, come augurio di fortuna (in effetti si dice che per trasformarli in un potente talismano questi fiori vadano tenuti stretti al petto con un uovo di cristallo di rocca, ma in questo caso non indagheremo oltre). the queen engagement

Se in fitoterapia si usano per migliorare la circolazione e calmare i battiti del cuore, nel linguaggio dei fiori sono sinonimo di giovinezza, tenera amicizia e primo amore.

Nell’unica fotografia in circolazione dell’annuncio del fidanzamento con Philip  che non sia in bianco e nero, l’abito della giovanissima principessa è di un delicato giallo primula. Immagino che la fotografia sia stata colorata in un secondo tempo e non saprei dire se si tratti del colore originale – l’abito non era esposto nella mostra Fashioning a Reign, rganizzata a Buckingham Palace per i 90 anni di Her Majesty – ma è una singolare circostanza, poiché non v’è dubbio che Elizabeth sia il ritratto della giovinezza e della felicità, accanto al suo primo amore.

Il giallo primula è d’altronde una tonalità che la regina ama e indossa con una certa frequenza; l’ha scelta anche il 29 aprile 2011 per un altro royal wedding, quello tra il nipote William e Catherine Middleton. Una scelta sottile e piena di significati. Perfetta, as usual. the queen w&c royal wedding

Prince Albert the Great

Se dico Albertopolis voi a cosa pensate?

A una città del Mediterraneo antico, come Adrianopolis, Antinoopolis, Alexandroupolis? O magari una del Brasile, come Florianópolis? Nulla di tutto ciò. Anche se una città c’entra naturalmente, e probabilmente ci siete anche stati. albertopolisAlbertopolis è il termine coniato nella Londra vittoriana, negli anni immediatamente successivi alla Grande Esposizione del 1851, quando il Principe Consorte convinse la Royal Commission ad acquistare coi proventi dell’Esposizione un’ampia area compresa tra il Royal Borough of Kensington and Chelsea e la City of Westmister. È la zona di South Kensington, dove sicuramente siete passati se siete stati a Londra, non fosse altro che per entrare da Harrods.

È un’area ricchissima di istituzioni culturali e di ricerca: il Natural History Museum, l’Imperial College, la Royal Geographical Society, il Science Museum – solo per nominarne alcuni – e naturalmente quelli che portano il nome del principe:

royal albert hall

(Ph. royalalberthall.com)

la Royal Albert Hall, meravigliosa sala da concerti,

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Rodin nella Galleria delle Sculture (Ph. vam.ac.uk)

il Victoria&Albert Museum, il museo di arti applicate più importante del mondo,

albert memorial

(Ph. Picasa)

l’Albert Memorial, che la regina dedicò alla memoria del marito, morto ad appena 42 anni nel 1861.

Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della cugina e coetanea Victoria dal 10 febbraio 1840, era nato nel Castello di Rosenau – nell’attuale Baviera – il 26 agosto 1819; oggi è dunque il bicentenario della sua nascita. Che naturalmente ha meno risalto di quello della moglie, nonostante la grande capacità del principe di influenzare, e in qualche modo plasmare, la società e la cultura vittoriane. Albertopolis mi fa sempre pensare all’Addizione Erculea con cui Ercole I ridisegnò Ferrara, se non a Pienza, la città creata ex novo sul borgo di Corsignano dalla visione di Enea Silvio Piccolomini (Papa Pio II), e dal genio dell’architetto Bernardo Rossellino.

Alberto come un principe rinascimentale? Forse è un paragone eccessivo, ma certo l’età vittoriana ebbe in Inghilterra, almeno nella forma delle arti, un impatto non tanto lontano da quello che il Rinascimento ebbe in Italia. albert prince consortPer celebrare il bicentenario del Principe Consorte è stato reso disponibile online un imponente archivio con migliaia di documenti, notizie e immagini che lo riguardano, praticamente il paradiso per storici e appassionati. Lo trovate qui https://bit.ly/2zaGcSH

Le foto del giorno – 18 luglio

Oggi Sua Maestà ha visitato Queen Victoria’s Palace, la grande mostra allestita a Buckingham Palace per il bicentenario della nascita della Regina Victoria. queen victoria exhibitionÈ ormai una tradizione consolidata l’apertura al pubblico durante i due mesi estivi che la regina passa a Balmoral, e la visita del palazzo è arricchita da esposizioni sempre assai interessanti. Quella di quest’anno però ha un significato particolare, perché fu proprio Victoria a fare di Buckingham Palace la sua residenza, trasformandolo nel centro della monarchia britannica.

Dal 20 luglio al 29 settembre si potrà conoscere meglio la vita della grande sovrana attraverso una serie di oggetti a lei appartenuti, dal trono dorato commissionato nel 1837, agli strumenti musicali, agli abiti; c’è persino un cofanetto dove la regina custodiva i dentini caduti ai figli! victoria exhibition tableNotevoli anche le ricostruzioni; dalla tavola sontuosa allestita nella State Dining Room, al magnifico ballo organizzato nel 1856 per la fine della guerra di Crimea. Per quest’ultimo si è usata la tecnica teatrale del Pepper’s Ghost, e l’effetto sembra davvero magico, potete averne un assaggio qui https://twitter.com/i/status/1151528968530608128

Il video della visita di Her Majesty lo trovate qui, non perdetelo. https://www.youtube.com/watch?v=ALW4vN6Gs8k

Queen Victoria, come non l’abbiamo mai vista.

Il 2019 è il bicentenario della nascita della Regina Victoria, e se ne parlerà a lungo.victoria ireland 1900 Mostre, film, libri, ritratti, la sovrana è e sarà presente in tutti i modi possibili, ma questo video è una chicca assoluta. Bryony Dixon, curatrice del British Film Institute al MOMA, il Museum of Modern Art di New York, ha rinvenuto un filmato che mostra la regina nel suo ultimo viaggio in Irlanda, nell’anno precedente la morte. Victoria in carrozza riceve l’omaggio degli Irlandesi, e in particolare una grande corbeille di fiori da due ragazze, dimostrandosi molto più amabile, molto meno distante e ieratica di quanto potessimo immaginare e… porta occhiali da sole!

Da non perdere assolutamente, trovate il filmato nel link; la parte dedicata alla sovrana parte al minuto 1:45

https://www.moma.org/magazine/articles/70