Prima o poi farò una ricerca accurata per trovare la risposta alla domanda che ogni tanto mi pongo: i royal votano? Her Majesty sono sicura di no, perché deve assicurare la propria imparzialità e non può parteggiare per alcuno, neanche nel segreto dell’urna. Secondo logica, tale principio dovrebbe valere per ogni sovrano in carica, ma probabilmente non vale per il resto della famiglia reale. Immagino che la Costituzione di ciascun paese definisca questo aspetto, ma in attesa di chiarire i miei dubbi ho trovato alcune immagini di royal elettori, che ieri hanno scelto i propri rappresentanti al Parlamento Europeo.
Dal Belgio ecco i sovrani emeriti Albert e Paola uscire dal loro seggio con la tessera elettorale in mano, ed è un vero piacere vedere la regina d’origine italiana in ottima forma, e senza bastone, dopo l’episodio ischemico della scorsa estate.
La loro secondogenita, la principessa Astrid, ha esercitato il diritto di voto insieme con il marito Lorenz d’Asburgo-Este e i tre figli minori Joachim, Luisa Maria e Laetizia Maria. Quest’ultima però, la ragazza al centro nella foto, ha appena compiuto sedici anni e dunque non ha solo accompagnato il resto della famiglia.
Questa è l’Infanta Pilar, sorella maggiore del Rey Emerito Juan Carlos di Spagna, all’uscita dal suo seggio a Madrid, anche lei in buona forma nonostante il recente intervento chirurgico. Che votare faccia bene alla salute?
Mese: Maggio 2019
Breaking News!
El Rey Emerito Juan Carlos di Spagna ha inviato una lettera al figlio Felipe, che gli è succeduto sul trono, annunciando il definitivo ritiro dalla vita pubblica a partire dal prossimo 2 giugno.
Nella stessa data, cinque anni fa, l’abdicazione in favore dell’allora principe delle Asturie.
Nella lettera inviata all’attuale sovrano, il re emerito non spiega le ragioni della sua decisione, ma sottolinea come la decisione sia stata a lungo meditata, ed è diventata definitiva qualche mese fa, in occasione del quarantesimo anniversario della Carta Costituzionale.
Immagino che nei prossimi giorni ne sapremo di più, intanto ecco il testo della lettera
Majestad, querido Felipe:
A lo largo de estos últimos años, desde mi abdicación de la Corona de España el 2 de junio de 2014, he venido desarrollando actividades institucionales con el mismo afán de servicio a España y a la Corona que inspiró mi reinado.
Ahora, cuando han transcurrido casi cinco años desde aquella fecha, creo que ha llegado el momento de pasar una nueva página en mi vida y de completar mi retirada de la vida pública.
Desde el año pasado, cuando celebré mi 80 cumpleaños, he venido madurando esta idea, que se reafirmó con motivo de la inolvidable conmemoración del 40 Aniversario de nuestra Constitución en las Cortes Generales. Un acto solemne, lleno de emoción para mí, que me hizo evocar, con orgullo y admiración, el recuerdo de tantas personas que contribuyeron a hacer posible la Transición política y renovar mi sentimiento de permanente gratitud hacia el pueblo español, verdadero artífice y principal protagonista de aquella trascendental etapa de nuestra historia reciente.
Con una firme y meditada convicción, hoy te expreso mi voluntad y deseo de dar este paso y dejar de desarrollar actividades institucionales, a partir del próximo 2 de junio.
Tomo esta decisión desde el gran cariño y orgullo de padre que por ti siento, con mi lealtad siempre.
Un grandísimo abrazo de tu padre.
Le foto del giorno – 26 maggio
Oggi ci siamo presi una pausa dal royal watching e vi proponiamo un piccolo quesito.
Indovinate che cos’hanno in comune:
Mary di Teck
Regina Consorte del Regno Unito, Imperatrice d’India, moglie di King George V, madre di King Edward VIII e King George VI, nonna di Queen Elizabeth II
Frederik André Henrik Christian
Principe Ereditario, Conte di Montpezat, futuro Re di Danimarca.
Helena Bonham Carter CBE
Attrice, candidata al Premio Oscar per il ruolo di Queen Elizabeth The Queen Mother nel film Il Discorso del Re, Commander of the Order of the British Empire
Philip Treacy
Irlandese, creatore di opere d’arte in forma di cappello, prediletto da tutte le royal ladies, prima su tutte Camilla, Duchessa di Cornovaglia
Lady Violet
Royal watcher, innamorata di Purple, affascinata da tutte le sfumature di viola, amante dei fiori con una predilezione per le peonie bianche.
Indovinato? Non era difficile!
Le foto del giorno – 25 maggio
Maria-Olympia di Greecia, la maggiore dei cinque figli del Diadoco Pavlos, si è laureata alla New York University, e non riesce a contenere la propria allegria.
A onor del vero bisogna dire che molte sue colleghe di corso (alla Gallatin School of Individualized Study) hanno postato immagini simili; magari non indossano il crop top, ma dopo aver visto il quasi settantenne re di Thailandia con la canottiera corta sul pancino tatuato (se ve lo siete perso, lo trovate qui Due cuori e una pagoda ) la bionda fanciulla in versione dadaumpa non può che farci sorridere.
Forse per riequilibrare la quantità di tessuto familiare, la madre Marie-Chantal si è paludata in un vestitone con abbastanza stoffa da tappezzare una poltrona, e non riesce ad evitare l’espressione che assumono tutte le madri quando si trattengono dal dirti cosa pensano, ma vogliono comunque farti sapere che non approvano.
Guardando l’ampia toga violetta di Maria-Olympia mi è tornato in mente che quando mi sono laureata, nei lontani ma favolosi anni ’80, avevo una giacca anch’essa viola, con le spalle abbondanti tanto di moda nel decennio. Però posso assicurarvi che il pancino era coperto. Anche perché era il 19 dicembre.
RHS Chelsea Flower Show, la quintessenza del British lifestyle
Il RHS Chelsea Flower Show è l’appuntamento dedicato al gardening più importante al mondo; quest’anno ne parlano tutti grazie al giardino ideato dalla Duchessa di Cambridge e presentato in compagnia dei suoi deliziosi bambini, ma la manifestazione esiste addirittura dal 1862.
Allora si chiamava Royal Horticultural Society’s Great Spring Show, e veniva allestito nel giardino della Society a Kensington; fin dall’inizio potè godere del patronage di Queen Victoria, che si adoperò per assicurare alla RHS e allo Show il favore reale più ampio possibile, coinvolgendo molte altre teste coronate.
Com’è noto nel lungo regno di Victoria, secondo solo a quello della trisnipote Elizabeth II, il paese raggiunse una serie di traguardi – dalla rivoluzione industriale alla fondazione dell’impero – che impressero profondi cambiamenti alla società e al modo in cui questa si rappresenta, definendo quello stile British così tipico ed originale che ancora oggi conosciamo e riconosciamo. E non c’è dubbio che il Chelsea Flower Show, nato in piena era vittoriana – che dal 1913 viene allestito nello spazio ampio e bellissimo che circonda il Royal Hospital Chelsea, l’ospizio dei reduci con le loro livree scarlatte – sia la quintessenza della Britishness.
Non c’è dubbio neppure che sia il sogno di tutti gli appassionati di giardinaggio; era anche il mio – che sono appassionata ma non avendo un giardino potrei dire di essere più credente che praticante – e dato che si tiene nella settimana del mio compleanno, due anni fa finalmente ho festeggiato proprio lì, bevendo champagne tra i fiori.
Considerato tradizionalmente l’inizio della Season, la stagione mondana, grazie alla presenza della sovrana e di numerosi membri della royal family, è diventato un appuntamento festoso per tutta la città: tea room bar e ristoranti offrono menù ispirati ai temi floreali, e a me è capitato di ricevere in regalo delle rose alla fine di un afternoon tea.
Organizzazione ovviamente impeccabile, i biglietti hanno prezzi diversi a seconda dell’orario d’ingresso e della durata della visita: l’area è talmente vasta e ricca di espositori che se lo scopo è procurarsi piante sementi o accessori è necessario dedicare l’intera giornata o poco meno, e fare come le numerose ladies che, cappello di paglia in testa sneakers ai piedi e mappa dello Show in mano, si dedicano al loro shopping con piglio deciso e rigore scientifico.
Le piante da fiore di ogni genere (queste sono varietà di aglio!)
o da frutto, come queste splendide fragole rampicanti, sono allestite in un grande padiglione, mentre i giardini sono naturalmente all’esterno.
La bellezza degli elementi naturali e l’originalità di molti allestimenti ne fa un’esperienza fantastica, assai godibile da chiunque.
E naturalmente i tocchi royal di ogni genere abbondano!
(tutte le foto si riferiscono all’edizione del 2017, e sono state scattate da me)
Le foto del giorno – 24 maggio
Lo so, oggi è il bicentenario della nascita della gran regina Victoria, ma da Italian royal watcher posso ignorare il fatto che il neopapà Duca di Sussex è a Roma, a qualche chilometro di distanza dal mio pc?
E dunque ecco qualche foto di Harry, per la prima volta in trasferta dall’arrivo di Archie, impegnato al Roma Polo Club nella Sentebale ISPS Handa Polo Cup, dedicata alla raccolta fondi per la sua fondazione che si occupa ai bambini in difficoltà a causa di AIDS e problemi mentali in Lesotho e Botswana.
Il principe ha giocato nel Sentebale St Regis team, capitanato da un suo grande amico Nacho Figueras, l’argentino campione di Polo che si presentò al matrimonio dei Duchi di Sussex senza calzini, cui evidentemente deve essere allergico, visto che non li porta neanche oggi (questa almeno è un’occasione più casual).
Se trovate Harry particolarmente in forma e rilassato il segreto c’è: è arrivato a Roma ieri mattina, e ha alloggiato a Villa Wolkonsky, la residenza dell’ambasciatore britannico Jill Morris; immaginiamo dunque che abbia dormito tranquillamente, senza neonati – per quanto deliziosi – in giro.
Volete sapere com’è finita la partita? Il team del principe ha vinto.
La foto del giorno – 23 maggio
Il Principe di Galles è in Irlanda del Nord dove ha visitato la cittadina di Armagh, considerata il cuore religioso dell’isola dato che il suo vescovado fu fondato da San Patrizio in persona. Come futuro capo della Chiesa d’Inghilterra ha incontrato il vescovo anglicano Richard Clarke, primate dalla Chiesa d’Irlanda, e il cattolico arcivescovo Eamon Martin, a sua volta primate ma per la Chiesa di Roma.
Qui li vediamo all’interno della cattolica Cattedrale di St.Patrick, e le loro espressioni chiariscono perfettamente, in my humble opinion, la differenza tra cattolici e protestanti: guardano tutti in aria, ma l’Arcivescovo Martin col piffero che lo freghi! (sorry, non ho trovato una perifrasi efficace).
Sono stati un paio di giorni intensi, che Charles ha trascorso nelle due Irlande per confrontarsi su temi che da sempre gli sono cari: l’educazione, l’ecologia e i cambiamenti climatici; e immagino si siano affrontate le conseguenze di una eventuale Brexit, dato che uno dei principali problemi è quello dei confini tra l’Irlanda del Nord e l’EIRE. Il principe era accompagnato dalla moglie Camilla, e i due hanno mostrato, come sempre quando sono insieme, l’affetto, la sintonia, la complicità che li legano.
Magari non regnerà a lungo, ma Charles sarà un buon re, e Camilla una buona regina. A me piacerebbe che ricevesse il titolo di Queen piuttosto che quello di Princess Consort come negoziato prima del matrimonio, quando si decise che per non urtare la sensibilità popolare, ancora legata alla memoria di Diana, avrebbe assunto il titolo di Duchess of Cornwall piuttosto che quello di Princess of Wales, che le spetta in quanto moglie del Prince of Wales.
Il Ducato di Cornovaglia fu istituito da Edward III nel 1337 per assicurare all’erede al trono l’autonomia economica; il titolo relativo appartiene al figlio maggiore del sovrano e suo successore, non è ereditario e finora è stato di esclusiva pertinenza maschile; la futura sovrana consorte è dunque automaticamente Duchessa di Cornovaglia a partire da Joan of Kent, che sposò Edward il Principe Nero nel 1361. Prima di Camilla, Caroline of Ansbach moglie del futuro Re George II e Mary of Teck moglie del futuro Re George V usarono espressamente il titolo Her Royal Highness The Duchess of Cornwall and Cambridge la prima e Cornwall and York la seconda entrambe per i pochi mesi intercorsi tra l’ascesa al trono dei suoceri e il momento in cui i mariti furono creati Principe di Galles.
Insomma, anche se Camilla ha preferito il titolo di Duchessa di Cornovaglia e il low profile, di fatto è anche la Principessa di Galles. Come direbbe Shakespeare:
What’s in a name? That which we call a rose,
By any other name would smell as sweet.
A Royal Calendar – 22 maggio 2004
Otto giorni dopo i “colleghi” danesi, vanno all’altare loro: Felipe de Borbón y Grecia, erede al trono di Spagna, e Letizia Ortiz Rocasolano, giornalista televisiva rampante e divorziata. Per fortuna il primo matrimonio era stato solo civile, dunque nessun impedimento per il rito religioso nella cattedrale della Almudena. Il periodo del fidanzamento viene funestato dall’attacco terroristico alla stazione di Atocha, e in memoria delle vittime la mattina delle nozze un ufficiale dell’esercito, scortato da due militi della Guardia Real, depone al Bosque de los Ausentes, il memoriale della tragedia, una corona di fiori da parte degli sposi con la dedica Siempre en nuestra memoria, Felipe y Letizia.
La cerimonia è fissata alle 11.00, e nel quarto d’ora precedente la famiglia reale attraversa in corteo la Plaza de Armeria, che separa la Cattedrale dal Palazzo reale.
La Infanta Cristina, la minore delle due figlie dei sovrani, indossa una abito giallo oro con pardessous in pizzo grigio – i cui trafori consentono di vedere agevolmente i numerosi difetti del sottostante vestito – con una pamela di paglia che sarebbe stata bene sulle spiagge della Versilia negli anni ’60, più scarpe di faille marrone, chissà perché. La salva dal disastro solo la sua bellezza (e quella del marito).
L’Infanta Elena, la sorella maggiore, è meno bella ma ha sposato un uomo di gran gusto, che conosce e ama la moda. La sua mise è un capolavoro di moderna Hispanidad: un completo Christian Lacroix Haute Couture in seta rosa con pizzo e ricami avorio, col tocco scenografico della lunga mantilla nera sorretta da un’altissima peineta. Se proprio vogliamo trovare un difetto, non avrei messo la collana.
Mantilla e peineta anche per la Reina Sofía, elegante in abito lungo di raso champagne con ricami ton sur ton, firmato Margarita Nuez. Accompagna lo sposo, madre e madrina de boda secondo l’uso ispanico. Lui bello come il sole ed emozionato, non sa ancora che sta per passare un antipatico quarto d’ora, perché appena entrati in chiesa su Madrid si scatena un diluvio, così forte che la sposa non riesce ad arrivare. E dunque Felipe, contrariamente a quanto accade nei matrimoni reali dove i tempi sono rigidamente organizzati, è costretto ad aspettare in piedi da solo davanti all’altare, vivendo anche lui quella situazione che imbarazza ogni sposo.
E quando la sposa finalmente arriva al braccio del padre sembra davvero un po’ affogare dentro un abito che appare piuttosto pesante. Lo ha creato il decano dei couturier spagnoli, Manuel Pertegaz, che all’epoca ha 86 anni e veste Letizia con un modello in seta intessuta con un filo d’argento: gonna a trapezio caratterizzata da un ricco ricamo con simboli araldici che ne accentua la linea e prosegue a bordare lo strascico a corolla, che raggiunge i quattro metri e mezzo; il corpetto si apre in un ampio collo che resta dritto ma troppo scostato dal viso della sposa, con l’interno a sua volta ricamato, in contrasto con la relativa semplicità del resto.
Anche i polsini sono ricamati, ma la loro lunghezza contribuisce a creare quella sensazione di un abito troppo grande per una sposa così minuta (e tanto più bassa dello sposo; Letizia porta scarpe di Pura Lopez ricoperte dello stesso tessuto dell’abito, che non hanno ancora i tacchi altissimi che le diventeranno abituali). In testa un velo triangolare in tulle di seta ricamato con spighe e i gigli dei Borbone, dono di nozze di Felipe; per fermarlo Sofía presta alla sposa la Prussian Diamond Tiara che lei stessa ha indossato per le sue nozze quarantadue anni prima. Il disegno grecizzante rimanda alla famiglia ellenica della Reina, anche se il diadema ha un’origine prussiana, essendo stato il dono di nozze del Kaiser alla figlia Victoria Louise che nel 1913 sposò Ernst August von Hannover. La figlia della coppia, Frederika, ricevette in dono la tiara per il matrimonio con Paolo di Grecia per poi donarla a sua volta alla primogenita Sofia. Un gioiello importante e ricco di simboli che secondo me non donava particolarmente alla sposa, accentuando con le sue linee geometriche la spigolosità del viso di Letizia, all’epoca dotata ancora del naso originale.
La boda real resta nella memoria anche (soprattutto?) per una serie di episodi.
Caroline de Monaco arriva in chiesa sola soletta. Che fine ha fatto il marito Ernst August? La versione ufficiale parla di un malore, voci insistenti parlano di libagioni eccessive alla cena prenuziale. Bello il cappello, ma la giacca un po’ grande accentua il tono mesto (tutto Chanel, ça va sans dire).
Clotilde Coureau è da poco entrata in casa Savoia ed è diventata mamma. In una delle prime uscite da principessa indossa un completo indefinibile per forma colore tessuto e applicazioni (quelle sulla schiena sono ali?). Peccato, avrebbe potuto distrarre l’attenzione dal suocero Vittorio Emanuele, che tira uno sganassone al cugino Amedeo d’Aosta, reo di avere avuto un posto migliore del suo (essendo cugino di Sofía viene incluso nel gruppo-famiglia), ma fondamentalmente reo di pretendere al trono d’Italia.
Pacificamente parte della famiglia ovviamente i Reali di Grecia, con Marie-Chantal gloriosamente incinta che inalbera un cappello da sogno; non potendo esagerare con l’abito esagera col copricapo, brava!
A proposito di cappelli, a me piace questo (lui è uno dei principi di Bulgaria, Kubrat, con moglie Carla); la mise invece è veramente terribile.
Chi tanto e chi niente: Rania di Giordania arriva da sola, meravigliosamente vestita Givenchy. Però è in lungo e senza cappello, e tanti saluti al dress code.
La famiglia della sposa, mamma Paloma e sorelle Telma ed Erika, vanno da Felipe Varela che le veste in nuance ma tutte uguali. Temevano di non essere riconosciute? 
E sì, c’era anche lui.
La foto del giorno – 22 maggio
I reali belgi posano con la giuria del Concours musical international Reine Élisabeth, ovvero: come non fare una foto ufficiale.
Ritratti in una sala del Palazzo Reale possiamo ammirare il principe Laurent (terzo da sinistra) nel suo tipico mood sacco di patate (e non è neanche al suo peggio, perché in un’altra foto sembra che si metta le dita nel naso), la regina Mathilde col sorriso fisso, il re Philippe che guarda in tralice e ridacchia come se avesse rubato la merenda a qualcuno, la principessa Astrid cui devono aver detto che in foto si viene meglio di tre quarti, ma ha un po’ esagerato. Però fa pendant col primo signore della seconda fila, che si è messo proprio di profilo. Forse per ammirare le bolle psichedeliche dalla signora poco lontano? Mistero.
Due cuori e una pagoda
Questo mese si è aperto con la notizia delle nozze del Re di Thailandia con la bella generalessa a capo della sua scorta, Suthida Tidjai (ne abbiamo parlato qui Una nuova regina! ) giusto in tempo perché lei potesse partecipare alla lunga (tre giorni) e complessa cerimonia d’incoronazione.
La coppia reale ha appena rilasciato una serie di fotografie della nuova regina con tutte le divise militari possibili, qualcuna really impressive, tipo questa col colbacco – ma come fanno col caldo umido del Sudest Asiatico? – oltre a una serie con entrambi i coniugi, abbinatissimi nelle loro uniformi (immagino siano pertinenti ai diversi corpi militari, che però non sono in grado di specificare).
Rosso, il grande classico della regalità; a parità di giacca, senz’altro meglio questa toque del colbacco.
Evidente anche Queen Suthida concorda con me sulla toque, e la ripropone in questa versione black&white, che si porta sempre ed è sempre chic. Intanto lei si è messa sotto braccio.
Sportivi con la tuta da pilota, lei sorridente e comunicativa, lui sempre ingrugnito e molto compreso nel suo ruolo.
E finalmente nello splendore degli abiti formali. Lei è veramente bella, lui magari meno, ma comunque meglio assai che nella versione ultracasual diffusa un po’ di tempo fa, con la coppia – non ancora marito e moglie – in partenza da un aeroporto tedesco. Per quale ragione il re e la sua compagna, entrambi col pancino lietamente all’aria, abbiano ritenuto che il cane avesse invece bisogno del cappottino, è cosa che sfugge ai più. 