No, non eravamo preparati, intimamente pensavamo – speravamo – che fosse eterna. Sì, in fondo un po’ ero preparata, per quanto è possibile prepararsi a una scomparsa. Sì un po’ me lo aspettavo, anche per ragioni personali (ho visto mia madre dopo la morte di papà, è sopravvissuta ventitre mesi). No, non ho scritto un coccodrillo, scriverò quello che sentirò, quando lo sentirò.
Oggi restiamo in silenzio.
No, we weren’t prepared, we intimately thought – hoped – that she was eternal. Yes, after all I was a little prepared, if it is possible to prepare for a passing. Yes, I expected it a little, also for personal reasons (I saw my mother after my father died, she survived for 23 months). No, I have not written a pre-obit, I will write what I feel, when I’ll feel. Silence now.
Buckingham Palace ha appena emesso un comunicato sullo stato di salute della Regina.
Il testo recita:
Following further evaluation this morning, The Queen’s doctors are concerned for Her Majesty’s health and have recommended she remain under medical supervision.
The Queen remains comfortable and at Balmoral.
(In seguito a nuove valutazioni nella mattinata, i medici i della Regina sono preoccupati per la salute di Sua Maestà e hanno raccomandato che rimanga sotto controllo medico. La Regina resta tranquilla a Balmoral)
Lo sapevamo e ora abbiamo anche la prova fotografia: i Cambridge si sono trasferiti nel piccolo Adelaide Cottage, all’interno del parco di Windsor, così potranno stare più vicini alla Regina (appena tornerà da Balmoral). Tra i grandi cambiamenti che la scelta comporta, c’è una nuova scuola per i principini, così George e Charlotte hanno detto addio alla Thomas’s Battersea nel centro di Londra e ieri hanno fatto il loro ingresso alla Lambrook, nel Berkshire, non lontano dalla nuova casa. Con loro anche il piccolo Louis, che a quattro anni inizia la carriera scolastica. All’ingresso bambini e genitori sono stati accolti dal preside Jonathan Perry; a lui William ha detto che i figli sono contenti e curiosi, e hanno molte domande sulla nuova scuola.
Com’è tradizione nel Regno Unito, i bambini indossano la divisa dell’istituto: scarpe e calzini blu per tutti e per i maschietti bermuda blu e camicia bianca a riquadri. Un po’ punitiva quella della povera Charlotte che, nonostante l’allegria dei quadretti di Vichy bianchi e blu, la fa sembrare un’orfanella uscita dalle pagine di Oliver Twist. La cui versione cinematografica che vidi da bambina – benché fosse un musical peraltro premiatissimo agli Oscar – fu all’origine di molti miei incubi (soprattutto la scena in cui il povero Oliver/Mark Lester chiede un altro po’ di zuppa). Mi permetto di dire che nemmeno Charlotte sembra entusiasta ma cara, tranquilla, non hai idea delle tiare che ti aspettano tra qualche anno!
Contrariamente al solito, Catherine non si è vestita in nuance con la famigliola, optando per un abito a pois color crema su fondo rame del brand britannico Rixo. A questo punto, vista la recente passione della duchessa per i pois, si rende necessario un apposito post.
A margine, molta della stampa non ha evitato una piccola polemica con i Sussex, visto che Meghan aveva recentemente dichiarato che rimanendo nel Regno Unito non avrebbe potuto accompagnare e riprendere i figli a scuola a causa del continuo assalto dei paparazzi. Che non ci sono se non convocati in occasioni speciali, tipo appunto il primo giorno di scuola.
A questo punto ai tre piccoli Cambridge direi in bocca al lupo ma dato che in inglese si dice break a leg cioè “rompiti una gamba eviterò”. Viva il lupo!
Iniziamo con la notizia, da prendere senza ansia: su richiesta dei medici che la seguono Her Majesty ha cancellato la riunione col Privy Council prevista per questa sera. L’incontro sarebbe avvenuto online, ma la Regina ieri ha avuto una giornata piena e si è stancata, per cui le è stato raccomandato il riposo; la riunione verrà riorganizzata.
(Ph: Jane Barlow/PA)
Ieri la sovrana ha ricevuto prima Boris Johnson e poi Liz Truss, l’uno ha rimesso l’incarico da Prime Minister, l’altra lo ha ricevuto e ha formato il nuovo governo. Lei non si è sottratta – né saprei dire se avrebbe potuto – e ha ripetuto i gesti compiuti già per tredici volte, consapevole che uno dei ruoli della monarchia è assicurare la continuità, e rassicurare il Paese mostrandosi, facendosi vedere. L’abbigliamento di Sua Maestà ha colpito molti, compresa Lady Violet, che si sarebbe aspettata la sua classica mise; abito – magari in lana pesante dato il clima scozzese – una bella spilla e l’immancabile borsetta. La borsa c’era, il resto no; allora ho fatto una piccola ricerca, da cui è emerso che anche in precedenti occasioni – ad esempio udienze di capi di governo del Commonwealth – la Regina indossava cardigan di cashmere e gonna in tartan. Che ovviamente non è un tartan qualunque, ma il Balmoral (Original): su un fondo color grigio granito linee nere e rosse si intrecciano a formare gli scacchi.
(Ph: Scottish Register of Tartans)
Questo tartan compare a metà dell’Ottocento; secondo la tradizione sarebbe stato disegnato nel 1853 dal Principe Albert, consorte di Queen Victoria, ma The Scottis Register of Tartan sottolinea che la sua origine è ancora oggetto di ricerca. Il suo indosso è riservato alla Regina, e solo lei può autorizzarne l’uso al suo entourage
Il 1853 è anche la data della posa della prima pietra da parte di Victoria per l’ampiamento del castello, voluto dal Principe Consorte, che trasformò Balmoral in una delle residenze più amate dalla coppia, e dopo la sua morte dalla regina vedova. Victoria è presente dappertutto, ma non pensavo di trovarla anche sulla parete della Drawing Room. Soprattutto non pensavo di trovare quel quadro: alla destra del camino, nonostante il riflesso si vede uno dei dipinti che la ritraggono in compagnia di John Brown; sembra l’opera di Sir Edwin Landseer Queen Victoria at Osborne, che dovrebbe trovarsi appunto a Osborne House, sull’isola di Man; questa dunque potrebbe essere una copia, che rende la cosa ancora più interessante.
Brown, già gillie di Albert (cioè una sorta di attendente che accompagnava il principe e i suoi ospiti nelle battute di caccia e di pesca) dopo la sua morte divenne un sostegno irrinunciabile per Victoria, tanto che questo insolito rapporto fece nascere varie voci. Gli stessi figli della sovrana disapprovavano, e a quanto si sa il figlio Edward VII, una volta divenuto Re, avrebbe fatto sparire le tracce della presenza di Brown. Che a sorpresa è riuscito nella più importante delle occasioni.
La foto c’è, inizia ufficialmente il premierato di Liz Truss, quarantasettenne ex Ministro degli Esteri nel Governo Johnson, eletta ieri leader del partito conservatore e da oggi Prime Minister del Regno Unito. È la terza donna a ricoprire la carica dopo Margaret Thatcher e Theresa May, ed è stata la seconda a guidare il Foreign Office.
(Ph: Jane Barlow/PA)
Come sapete, a causa dei problemi di mobilità della Regina, Truss ha ricevuto l’investitura a Balmoral piuttosto che in una sede istituzionale come Buckingham Palace (o il castello di Windsor), nell’elegante Drawing Room, arredata in una delicata tonalità di verde. Quanto a ciò che ci interessa davvero – cioè la salute di Sua Maestà, mai più fotografata da quando è arrivata nella residente scozzese, il 21 luglio – devo dire che non mi sembra troppo diversa da come l’abbiamo vista le ultime volte: molto dimagrita, si appoggia al bastone ma il caldo sorriso è quello di sempre. Piuttosto mi stupisce l’abbigliamento, letteralmente come stava per casa; non manca però la borsetta, un modello vintage con cui veniva fotografata già negli anni ’70.
(Ph: Jane Barlow/PA)
La formula ufficiale recita “Ms Truss accepted Her Majesty’s offer and kissed hands upon her appointment as Prime Minister and First Lord of the Treasury” (la Signora Truss ha accettato l’incarico di Sua Maestà e ha baciato le mani al momento della sua nomina a Primo Ministro e primo Lord del Tesoro) ma ci assicurano che il baciamano non c’è stato, è bastata una stretta di mano. Prima di Liz Truss, la regina aveva ricevuto il dimissionario Boris Johnson, che ha rimesso il mandato.
(Ph: Andrew Milligan/PA)
Entrambi i Prime Minister, entrante e uscente, erano con i rispettivi coniugi ma mentre Hugh O’Leary, marito di Liz, ha tenuto un profilo basso lasciando la scena alla moglie, Carrie Johnson ha pensato bene di accompagnare Boris con un abito lungo fucsia, con profondo spacco sulla schiena, adattissimo alla mattina, a un incontro con la Regina e alla giornata piovosa. Dobbiamo commentare?
Nei settant’anni di regno Her Majesty ha avuto quindici Prime Minister, compresa Liz Truss; in basso trovate l’elenco dei nomi. Quando Elizabeth salì sul trono guidava il governo Winston Churchill, che era un buon amico del padre George VI e fu fondamentale per lei, sostenendola nei primi passi da sovrana. Nell’elenco però compare un’altra persona che ha avuto rapporti stretti con un royal, e forse non ve lo aspettate. Gordon Brown in gioventù ebbe una relazione con Margareta di Romania, quando studiavano all’università di Edimburgo. Una relazione che entrambi hanno più volte ricordato con tenerezza e durò cinque anni. Più di quanto lui è rimasto a Downing Street. Perché si sa il potere è volatile, più dell’amore.
Winston Churchill (Conservative) fino al 1955 Anthony Eden (C) 1955/57 Harold Mcmillan (C) 1957/63 Alec Douglas-Home (C) 1963/64 Harold Wilson (Labour) 1964/70 Edward Heath (C) 1970/74 Harold Wilson (L) 1974/76) James Callaghan (L) 1978/79) Margaret Thatcher (C) 1979/90 John Major (C) 1990/97 Tony Blair (L) 1997/07 Gordon Brown (L) 2007/10 David Cameron (C) 2010/16 Theresa May (C) 2016/19 Boris Johnson (C) 2019/22 Liz Truss (C)
La Giordania sta diventando la terra dei royal wedding! Oltre ai due annunciati questa estate, quello del principe ereditario e quello della sorella Iman, ne è arrivato uno a sorpresa che vi delizierà sia se siete accaniti royal watcher sia se invece siete semplicemente romantici. Gli sposi si chiamano Ghazi e Miriam.
Per raccontare questa storia però dobbiamo fare un lungo passo indietro, e passare dalla Giordania alla Spagna, terra d’esilio di Simeon, Zar dei Bulgari. Figlio di Boris III e di Giovanna di Savoia, l’improvvisa (e forse non naturale) morte del padre lo mette sul trono a soli sei anni; un referendum popolare ce lo toglie quando ne ha nove, e da allora comincia l’esilio. Prima ad Alessandria d’Egitto dai nonni materni Vittorio Emanuele III ed Elena, poi in Spagna su invito di Francisco Franco. Qui Simeon vive gran parte della sua vita fino al 2001, quando il suo partito vince le elezioni, e lui diventa Primo Ministro di quello che era stato il suo regno.
Il 20 gennaio 1962 Simeon aveva sposato a Madrid la spagnola Margarita Gómez-Acebo y Cejuela, e a Madrid il 2 dicembre dello stesso anno nasce il primo dei cinque figli della coppia: Kardam, Principe di Tărnovo. Sarebbe l’erede al trono, se ce ne fosse ancora uno; ma il giovanotto ha i piedi per terra, studia e si laurea in economia agraria negli USA, alla Penn University. Nel luglio del 1996 sposa la sua fidanzata spagnola, Miriam Ungría y López, figlia del presidente onorario del Collegio Araldico di Spagna e delle Indie. Miriam è laureata in storia dell’arte, poi ha seguito corsi di gemmologia e gioielleria, ed è diventata designer di gioielli.
Nascono due figli, Boris e Beltrán; pur onorando gli obblighi legati al rango la coppia conduce un’esistenza tutto sommato semplice a Madrid. Purtroppo certe storie non hanno lieto fine: come nel film Il sorpasso, il giorno di ferragosto del 2008 i Principi di Tărnovo restano vittime di un gravissimo incidente nella capitale spagnola. Lei viene ricoverata con un gomito fratturato e varie contusioni, ma lui ha subito un trauma cranico. A gennaio 2009, pur rimanendo seria, la sua situazione sembra migliorata e viene dimesso. Kardam affronta complesse terapie convenzionali e sperimentali che sembrano funzionare, ma si aggrava nuovamente ed entra in coma. Non si sveglierà più. Muore il 7 aprile 2015, poco meno di sette anni dopo l’incidente. Miriam ha cinquantadue anni e due figli adolescenti; tutti e tre hanno passato un lungo periodo tra il limbo e l’inferno.
Si trasferiscono a Londra, lei si butta nel lavoro con rinnovata energia. Nel 2017 le sue creazioni sono protagoniste di due mostre; una per la prima volta in terra bulgara, l’altra in Giordania, alla Jordan National Gallery of Fine Arts, col supporto della famiglia reale hashemita. Non sappiamo se la scintilla sia scoccata in quella occasione, né sappiamo alcunché di questa love story, vissuta nel riserbo più assoluto e venuta alla luce solo ieri, quando un comunicato ufficiale della Corte ha dato l’annuncio. Miriam, Principessa vedova di Tărnovo è ora Maryam al Ghazi. In un’intima cerimonia ad Amman, alla presenza del Re di Giordania, ha sposato il Principe Ghazi bin Muhammad. La sposa ha compiuto 59 anni il 2 settembre, lo sposo ne ha tre di meno, è divorziato e ha quattro figli. Suo padre era il Principe Muhammad bin Talal, fratello minore del compianto Re Hussein, padre dell’attuale sovrano, che è dunque suo primo cugino. Ghazi varie volte ha esercitato le funzioni di reggente per il re, ed è una persona davvero interessante. Laureato in filosofia, ha studiato a Princeton e a Cambridge. Ha ricevuto il dottorato in filosofia islamica all’università egiziana di Al-Azhar con una tesi sull’amore nel sacro Corano, e nel 1993 aveva ricevuto il PhD in letteratura medioevale e moderna con una tesi dal titolo What is Falling in Love? A Study of the Literary Archetype of Love (Che cos’è l’innamoramento? Uno studio sull’archetipo letterario dell’amore. E noi siamo ancora fermi ad Alberoni…)
Ghazi è noto anche in Occidente per il grande impegnato dedicato al dialogo interreligioso; è l’autore di A common word, documento sottoscritto da 138 leader religiosi islamici che è diventato la pietra miliare del dialogo tra cristiani e musulmani. Conferma di questo impegno è forse anche il fatto che la sposa non si è convertita all’Islam.
Insomma ci è già simpatico, simpatia che ci fa perdonare i pantaloni con l’orlo à la Albert (de Monaco) e i sottostanti stivaletti. Semplice ed elegante la sposa con un abito color madreperla, il modello Valentina della maison spagnola Cortana. Un classico della maison; in seta blu e in versione cocktail, lo ha indossato anche la Reina Letizia nel 2016, alla festa per i quarant’anni del quotidiano El Pais.
Lady Violet confessa, da quando è arrivata la notizia continua a sentire la voce di Venditti che canta che fantastica storia è la vita!
Da ragazzina vidi un film, una storia d’amore e morte durante la guerra dei cento anni, con Anjelica Huston – figlia di John, che del film era regista – e Assi Dayan, figlio del generale Moshe (che invece col film non c’entrava nulla). Più della trama mi è rimasto in mente il titolo, Di pari paso con l’amore e la morte, e si è riaffacciato scrivendo queste poche righe. In questa fine estate ci sono alcuni importanti anniversari di morti reali – il 31 agosto erano 25 anni dalla scomparsa di Diana, il 14 settembre saranno 40 da quella di Grace – e c’è quello di oggi, altrettanto reale. Dove l’aggettivo reale non deriva da rex, relativo al re e a ciò che gli gira intorno ma da res, ciò che esiste davvero.
E nella nostra storia è esistito davvero il 3 settembre 1982, quando a Palermo morirono sotto i colpi di un agguato mafioso il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie Emanuela Setti Carraro. L’agente di scorta Domenico Russo si spense giorni dopo, per le ferite riportate. I Dalla Chiesa erano a bordo dell’auto di lei, e ricordo che all’epoca molti giornali stranieri sottolinearono come il Generale avesse cercato di difendere la moglie col suo corpo. Ultimo gesto eroicamente naturale di un uomo che aveva vissuto con rigore e sobrietà un eroismo che a tutti pareva tale tranne che a lui. Mio padre lo aveva conosciuto, e ricordo durante i funerali trasmessi in televisione una lacrima che scivolava sotto i suoi occhiali e rotolava lenta sulla sua guancia. Il Generale e la crocerossina, come in un romanzo, di pari passo con l’amore e la morte. Al netto degli aspetti storici politici e criminali, tragicamente intrecciati, mi piace pensare che dopo tanti anni sia rimasta splendente la memoria di un amore. Quell’amore che abbiamo raccontato qui (La foto del giorno – 3 settembre)
Per me la giornata è iniziata con una brutta notizia poi rivelatasi infondata, per cui oggi ho deciso di dare la precedenza alle notizie belle. Compie 52 anni la Regina di Giordania, e festeggia pubblicando una splendida fotografia che la ritrae tra sei giovani, il futuro della monarchia hashemita. Oltre ai quattro figli Hussein, Iman, Salma e Hashem ci sono i fidanzati dei due maggiori: Jameel promesso sposo di Iman e Rajwa futura sposa di Hussein e dunque futura sovrana.
Prego notare la perfetta disposizione, con i due nuovi ingressi accanto a Rania. Tutti in abiti casual ma accuratamente coordinati, in una palette di tinte neutre accesa da tocchi blu (indossati dai due personaggi più importanti, l’attuale regina e il futuro re). Per essere precisi, quello della sovrana è “Aegean Blue”, colore della blusa Triora, della colombiana Silvia Tcherassi, mentre la futura regina sceglie la semplicità di uno chemisier écru (Rosetta Getty). Confesso, sono sempre più affascinata dal simbolismo di alcune mise, e non escludo di dedicare all’argomento qualche post.
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Nei giorni scorsi la Corte aveva pubblicato alcuni ritratti della bella sovrana, presentata più come una donna impegnata che come figura istituzionale ieratica e distante. E tanto per confermare quanto appena detto Rania ricicla tutte le mise: dall’abito blu a quello rosso e nero ispirato alla tradizione, al completo Erdem color senape, tonalità rischiosa che porta con classe. Peccato per la posa da giornale di moda, ma d’altro canto io non amo nemmeno le foto a braccia conserte che – sarà il periodo – mi ricordano tanto i santini elettorali.
Va detto che il doppio fidanzamento in famiglia è stato gestito molto bene, dando la precedenza a Iman, il cui matrimonio per forza di cose avrà minore risonanza di quello del fratello. Le nozze dei futuri dovrani dovrebbero svolgersi – secondo quanto la stessa Rania ha anticipato – la prossima estate, e sarà interessante vedere come Rajwa gestirà il suo ruolo da crown-princess-in-coming, una novità in Giordania. A due settimane dall’annuncio è ancora alta l’attenzione per questo fidanzamento inatteso, arrivato come quegli spettacoli pirotecnici che illuminano il cielo d’estate D’altronde il matrimonio di un erede al trono è sempre un evento speciale, soprattutto quando gli altri sono tutti accasati, o troppo giovani per pensarci.
Se Rania ha deciso di includere la futura nuora nelle celebrazioni per il suo compleanno può farlo anche Lady Violet; a gentile richiesta ecco dunque una breve rassegna delle mise sfoggiate nel gran giorno dalla neofidanzata e dalla futura suocera.
(Ph: PPE/Nieboer)
Per la cerimonia ufficiale Rajwa ha optato per la tradizione indossando un abaya, quella sorta di caftano lungo con le maniche, spesso nero, con cui le donne mediorientali coprono gli abiti. Quello scelto è della collezione 2013 del brand libanese Orient499, specializzato in prodotti artigianali. La cintura dorata sembra proprio quella vista sulla Regina alla Festa dell’Indipendenza giordana nel 2019, un prestito o un regalo alla futura nuora? Ai piedi di Rajwa delle Chanel che decisamente non la slanciano. Qui apriamo una piccola parentesi; si è già iniziato a discutere garbatamente sull’altezza dei due sposi. Lei sembra leggermente più alta di lui, ma i sovrani hashemiti non sono noti per l’altezza: Hussein, nonno dello sposo, veniva chiamato il piccolo re, e nemmeno il padre Abdullah II svetta. La moglie è più alta di lui e porta i tacchi senza problemi, confermando dunque ciò che si diceva quando io ero ragazzina, che cioè gli uomini davvero sicuri di sé non si sentono umiliati dall’altezza delle loro compagne e anzi amano i tacchi alti che ne sottolineano la bellezza. Rania ha dunque scelto delle scarpine in pelle argentata, le Dior D, e la borsa Darling di Bottega Veneta in lucertola grigio chiaro, ad accessoriare l’abito in crêpe nero firmato Andrew GN, il cui punto focale sono le tre luminose decorazioni sul corpetto. Il nero è una scelta insolita per questa occasione, che ha però il merito di far risaltare la giovane promessa sposa.
Molte delle lettrici di questo blog hanno amato particolarmente l’abito blu plissé indossato da Rajwa in un’altra foto. È il modello Brennie di Costarellos, un modello midi in georgette lurex di poliestere, che trovate in vendita a circa 900 euro. Sarebbe interessante una immagine a figura intera, ma sicuramente la fanciulla lo indossa con grazia.
Furbetta la terza mise: anche qui un abito midi, bianco, accollato con maniche gonfie e cintura gioiello. Non che mi piaccia alla follia, ma non si può non notare che sia dello stesso stilista scelto dalla futura suocera: Andrew gn, couturier di origine sinogiapponese che ha studiato alla prestigiosa Central Saint Martins a Londra e alla Domus Academy a Milano, e ha lavorato a Parigi per Emmanuel Ungaro. I lettori più attenti – o dotati di migliore memoria – ricorderanno forse un’altra sua creazione, l’abito color corallo indossato da Mary di Danimarca alla cresima della figlia Isabella, a fine aprile (Le foto del giorno – Scene di famiglia). Neanche in quel caso avevamo gridato al miracolo, ma è evidente che si tratti di un royal must have, almeno per quest’anno.
La mise preferita da Lady Violet è la più informale, utilizzata per le foto dei due fidanzati nello stile noi due verso il domani. Una semplice camicia bianca di cotone (c’è qualcosa di più eternamente chic?) con una bella gonna lunga in seta in una fantasia astratta che sembra dipinta ad acquerello. Entrambi i capi sono di Sara Roka, brand made in Italy che prende il nome dalla sua designer, di origine canadese. Le sue creazioni mi danno una grande allegria, mi ricordano un po’ i tessuti di Positano e i camicioni che belle signore abbronzate con grandi collane di corallo portavano in estate. Made in Italy anche le scarpe, delle slingback Valentino, il modello Vlogo, che non solo hanno un colore splendido, ma mi sembrano molto più chic delle Chanel.
Queste fotografie hanno attirato una grande attenzione; più che per la mise, per gli orecchini che brillano alle orecchie della futura sposa. Sono i favolosi Plumage della linea Magnipheasant del gioielliere londinese Stephen Webster. Realizzati con diamanti bianchi e gialli per la Regina Rania, che li ha prestati alla futura nuora. E non sono i soli, anche gli orecchini che Rajwa indossa oggi – due diamanti montati su cerchi di oro rosa – sono un prestito della futura suocera.
Ladies&Gentlemen, ho l’impressione che ci aspettino mesi assai interessanti.
C’era una volta un principe. Era bello, alto e con gli occhi blu, come un vero principe delle fiabe.
Suo nonno, morto prima che lui nascesse, era il re. Dopo di lui divenne re uno zio, e poi un altro zio. Quando nacque era quarto in linea di successione, dopo le cugine Lilibet e Margot e suo padre Henry. Siccome era un principe moderno, visto che difficilmente sarebbe diventato re, volle seguire la sua strada: andò all’università e poi, invece di seguire la carriera militare come è abitudine per i principi, scelse quella diplomatica. E un giorno a Tokio incontrò la sua Cenerentola, a una festa, vestita da squaw, mentre lui era Lone Ranger. Le chiese di ballare; cominciò così. Lei si chiamava Zsuzsi Starkloff, era ungherese, era una modella ed era il volto di Revlon in Giappone. Era anche un po’ più grande di lui, era divorziata e madre. La famiglia del principe non la considerava la sposa ideale, ma loro potevano vivere il loro amore dall’altra parte del mondo, e questo bastava; affittarono una casa sull’oceano, dove lui le preparava la colazione ogni mattina. Un giorno sarebbero riusciti a convincere la famiglia di lui, e a sposarsi.
Quel giorno non venne mai. Quel principe così bello così gentile così sportivo così innamorato amava anche volare, e un giorno salì su uno degli adorati aerei, e volò via.
William Andrew Henry Frederick, primogenito dei duchi di Gloucester morì il 28 agosto 1972 durante una gara di volo a Wolverhampton; aveva solo trent’anni. Zsuzsi è morta nel maggio 2020 in Colorado, dove viveva da tempo. Aveva 83 anni. Al collo portava ancora la catenina con l’anello da mignolo di William, che lui le aveva dato tanti anni prima. Per i quarantotto anni che gli è sopravvissuta, ha pensato a lui, il suo grande amore, ogni giorno.
Ogni tanto mi torna alla mente questa storia, e quel principe che voleva una vita normale ed ebbe una morte tragica. Volevo ricordarlo nel cinquantesimo anniversario della scomparsa. La sua vita l’avevamo raccontata qui A Royal Calendar – 28 agosto 1972.
Solo a lei, allo sposo no, perché oggi Maria Laura d’Asburgo-Este compie 34 anni; un compleanno speciale, visto che tra quindici giorni, il 10 settembre, sposerà il suo William Isvy. Sarà l’occasione per festeggiare gioiosamente anche nonna Paola, Regina Emerita dei Belgi, che il giorno dopo di anni ne compirà 85 (è nata l’undici settembre 1937 a Forte dei Marmi).
La giornata inizierà con la cerimonia civile che sarà celebrata nella salle des mariages dell’hôtel de Ville, l’elegante municipio di Bruxelles sulla Grand Place. Gli invitati, solo le famiglie degli sposi e pochi intimi, saranno accolti da 24 cadetti della polizia cittadina. Testimoni per lei le due sorelle Luisa Maria e Laetizia Maria, per lui la sorella e il fratello.
Alle 14.30 la cerimonia religiosa alla presenza di circa 500 invitati, celebrata dal cardinal Jozef De Kesel. Sarà un rito con disparità di culto, visto che lo sposo è di religione ebraica.
Il luogo scelto è la Cattedrale dei Santi Michel e Gudule, sede di molti matrimoni della famiglia reale belga. Per limitarsi ai più recenti, si sono sposati qui i nonni della sposa Albert e Paola (il 2 luglio 1959), i prozii Baudouin e Fabiola (15 dicembre 1960) e entrambi gli zii: Philippe con Mathilde il 4 dicembre 1999 e Laurent con Claire il 12 aprile 2003. Mentre i genitori e il fratello maggiore di Maria Laura hanno fatto scelte diverse: Astrid e Lorenz sono convolati a nozze il 22 settembre 1984 sempre a Bruxelles, ma nella chiesa del Grand Sablon, mentre Amedeo ha impalmato l’italianissima Elisabetta (Lili) Rosboch von Wolkenstein a Roma, a Santa Maria in Trastevere, il 5 luglio 2014.
Maria Laura sceglierà di indossare il velo antico della famiglia Ruffo, come già la nonna Paola, la madre Astrid e le zie Mathilde e Claire? E indosserà una tiara? La madre e la nonna fermarono il velo con un’acconciatura floreale, Mathilde e dopo di lei Lili hanno ricevuto in prestito il bandeau della regina Elisabeth, dal raffinato disegno déco
A Claire è toccato un gioiello tutto per lei, una delicata tiara di diamanti dono di suoceri. Fabiola indossava l’imponente Tiara delle Nove Province, ma lei con quelle nozze diventava regina. E naturalmente la sposa ha a disposizione anche la tiara Savoia Aosta, di proprietà della famiglia paterna.
Lady Violet non può nascondere una certa curiosità per l’abito da sposa. Maria Laura non è una bellezza classica ma è molto moderna, e potrebbe davvero sorprenderci. Fatte le debite proporzioni, la vedo fare una scelta simile a quella della prozia Fabiola, che si rivolse al re dei couturier, il suo connazionale Cristobal Balenciaga; il risultato fu un abito che ha un posto di diritto nell’ambito dell’Haute Couture.
Scelta couture anche per la nonna Paola, che optò per la raffinatezza dell’artigianato made in Italy (anche se ancora non si chiamava così); a realizzare il suo sobrio abito in seta fu una famosa sarta napoletana, che memorie familiari mi dicono fosse Concetta Buonanno.
Édouard Vermeulen, con la sua Maison Natan, è l’autore degli abiti delle zie Mathilde e Claire; molto più riuscito il secondo che il primo, a mio avviso, ma troppo classici entrambi per Maura Laura, credo.
La cognata Lili per il suo matrimonio romano è andata sul sicuro scegliendo la sublime eleganza della Maison Valentino, e un leggero velo di point d’ésprit bordato di pizzo Chantilly invece del più pesante velo di famiglia.
Quello che francamente mi sento di escludere è che Maria Laura prenda ispirazione dalla madre. Il suo abito creato dal belga Louis Mies (niente a che vedere con van der Rohe), con quelle maniche così anni ottanta, faceva sembrare minimal anche quello di Diana.