Mary, fifty&fabulous

Oggi Mary, consorte del Principe Ereditario di Danimarca, compie cinquant’anni.

(Ph: Hasse Nielsen)

Si sa che festeggia in famiglia e con gli amici più stretti, dato che molte delle celebrazioni previste sono state annullate per la situazione sanitaria ancora a rischio. E per fortuna, mi permetto di dire, perché la quantità di manifestazioni previste avrebbe fatto impallidire pure quelle per Ramses II di ritorno dall’aver annientato gli Ittiti a Qadeš.

Ciò che ho apprezzato sopra ogni altra cosa è che alla principessa siano state intitolate due istituzioni scientifiche: l’ospedale di neonatologia e pediatria che aprirà nel 2025 e il nuovo centro scientifico dell’università di Copenaghen. E oggi sul Financial Times c’è una sua intervista.

Lo zoo di Copenaghen creeà in onore delle sue origini (Mary è nata in Tasmania) un giardino australiano, e la principessa è stata invitata con i figli minori, i gemelli undicenni Vincent e Josephine a dare inizio al progetto.

Non è mancato neppure lo svelamento di un nuovo ritratto della bella futura regina, realizzato dall’artista spagnolo Jesús Herrera Martínez, esposto al Museo Storico Nazionale del Castello di Frederiksborg a Hillerød nell’ambito di una mostra dall’originale titolo H.K.H. Kronprinsesse Mary 1972 – 2022.

(Ph: Mew)

Tutta la settimana è stata accompagnata da un diluvio di fotografie: Mary da sola, Mary col marito, Mary coi figli ma senza marito, Mary col marito ma senza uno dei figli, e via così. Mancava giusto la foto tutti tranne Mary, ma forse solo perché non ci hanno pensato. Siccome Lady Violet tiene ai suoi lettori ne ha scelta una sola per argomento, sennò il blog diventa un album di figurine Panini.

(Ph: Hasse Nielsen)

Si parte con il nuovo ritratto della coppia che un giorno regnerà sulla Danimarca: lui in alta uniforme lei con un abito azzurro stile Elsa di Frozen di Lasse Spangenberg Copenhagen e la meravigliosa parure di diamanti e rubini (Happy RubYear!), entrambi con la fascia azzurro chiaro dell’Ordine dell’Elefante, il più importante del Paese.

Poi, in cappottino rosa malva borchiato (e riciclato) all’inaugurazione di un’altra mostra, su Mary e le altre Principesse Ereditarie, dove la parure di rubini è esposta in tutto il suo splendore.

C’è anche il francobollo in costume tipico groenlandese, il cui ricavato andrà a sostegno di una organizzazione che assicura assistenza e sostegno a bambini e ragazzi in condizione di fragilità.

(Ph: Hasse Nielsen)

E poteva mancare il gruppo di famiglia in jeans e camicia bianca? Ovviamente no! Con la differenza che non sono scalzi, e i jeans li portano solo i ragazzi: il padre indossa pantaloni neri e Mary color cammello. Bravi! Ribellatevi al conformismo!

Immancabile il capitolo “foto originali”: Mary in tailleur pantalone di velluto viola (Temperley London), grazioso omaggio a Lady Violet,ritratta in ascensore. Sempre più in alto!

E la meglio di tutte: in abito Jenny Packham in un neoclassico bianco/nero accanto alla statua di una creatura orecchio teso ad ascoltare, non saprei, il rumore del mare? l’arrivo del nemico? il Festival di Sanremo? Se lo chiede perplessa anche lei.

A me Mary piace sempre, anche se a volte posa un po’, e non solo in foto. Però mi è piaciuta particolarmente questa mattina, quando è uscita a salutare con tre dei quattro mentre riceveva gli auguri in musica della banda militare.

Arrivederci al prossimo decennio per la prossima maratona di compleanno, ma Mary la rivedremo presto, tra un paio di settimane riceverà con la suocera Regina la Duchessa di Cambridge, che sarà in Danimarca il 22 e 23 febbraio in solitaria per promuovere il suo impegno in favore dei bambini.

Piccole principesse crescono!

Le foto del giorno – Tre hurrà per la Regina!

Domani, 6 febbraio, Her Majesty Queen Elizabeth II celebrerà 70 anni tondi tondi seduta sul trono britannico.

Nell’attesa la sovrana si è divertita passando in rassegna un po’ degli auguri ricevuti in occasione di questo giubileo e di quelli che lo anno preceduto (conservate i biglietti di auguri dei vostri 20/30/40 anni? come vedete non siete i soli!).

Sua Maestà ha scelto di ornare il semplice abito azzurro non con una spilla ma con due, che per lei hanno un grande valore sentimentale: è la coppia di clip di diamanti e acquamarine in stile déco di Boucheron, che ricevette in dono dai genitori per il diciottesimo compleanno. Un modo per sentirli vicini, immagino, dato che il giorno in cui divenne regina è anche quello in cui perse il padre, ragion per cui evita i festeggiamenti pubblici. E domani non sarà diverso.

Naturalmente Lady Violet adora il biglietto/collage coi tappi di bottiglie, che punta sul gioco di parole tra top=il massimo e top=il tappo di bottiglia. E alzi la mano chi non si è messo a canticchiare You’re the top!

Bellissimo il ventaglio donato alla Regina Victoria dagli allora Principi di Galles, Edward e Alexandra, in occasione del suo Golden Jubilee, con le firme di familiari e persone vicine alla sovrana. Alla fine i giubilei sono un affare di famiglia.

Oggi invece Her Majesty ha ricevuto a Sandringham una rappresentanza di organizzazioni locali attive nel sociale. Stesso colore, altro modello, la Regina ha scelto di nuovo l’azzurro; molto dimagrita, aveva con sé il bastone che le abbiamo visto in qualche altra occasione ma è apparsa sorridente e in buona forma. Però non oso immaginare la consistenza di quella torta, in cui è conficcato un coltello tipo spada nella roccia.

Appuntate sulla spalla sinistra la coppia di piccole rose di diamanti, parte di un diadema ricevuto come dono di nozze – con il collier in parure – dal Nizam di Hyderabad, il sovrano di un piccolo principato indiano. Entrambi i pezzi, creati da Cartier, furono scelti dalla sposa stessa. Il collier è ancora in uso, mentre il diadema è stato smontato, le due piccole rose e la rosa più grande che ne costituiva il centro vengono ancora usate come spille, mentre il resto dei diamanti è stato usato per realizzare la Burmese Ruby tiara.

(Ph: JJ Giddens/PA)

Per non farsi mancare nulla, anche Lady Violet celebrerà il Platinum Jubilee indossando un oggettino creato (e prontamente acquistato, of course) per l’occasione: l’orologio How Majestic di Swatch.

Protetto da una delle Royal Guard, è dotato anche di un’elegante corona platinata che verrà conservata in attesa del momento giusto per l’indosso, hai visto mai… per fortuna il corgi ce l’abbiamo già!

Aggiungerò solo un piccolo dettaglio: la mise di Sua Maestà cambia colore con lo scorrere dei giorni.

Dite la verità, si poteva resistere? Oggi più che mai, God save The Queen!

Vent’anni dopo

È un anniversario importante, e – almeno pubblicamente – viene celebrato lavorando. I sovrani dei Paesi Bassi, Willem-Alexander e Máxima, festeggiano oggi le nozze di porcellana.

Sono passati vent’anni da quel freddo sabato in cui la splendente ragazza argentina, la cui famiglia aveva creato un serio problema (il padre Jorge Zorreguieta era stato ministro nel famigerato governo del Generale Videla, responsabile di migliaia di morti e sparizioni di oppositori, di cui lui si era dichiarato all’oscuro, senza comunque ottenere il permesso di partecipare alle nozze della figlia) diventava principessa, indossando uno degli abiti da sposa più belli – il più bello, per Lady Violet – firmato Valentino (ne parlammo qui A Royal Calendar – 2 febbraio 2002).

Oggi Máxima ha partecipato a un incontro su educazione e stabilità finanziaria, materia che la vede particolarmente impegnata anche per conto dell’ONU; ieri invece i sovrani sono apparsi in una trasmissione televisiva che celebra i 20 anni di Oranje Fonds, la più grande e importante fondazione che opera nel sociale in Olanda, il cui patronage vent’anni fa uno dei regali di nozze agli sposi

Le riprese sono state fatte nella residenza dei sovrani, il palazzo Huis ten Bosch all’Aja, la cui ristrutturazione è stata assai criticata sia per il costo esorbitante (si parla di 63 milioni di euro!) sia per il gusto, diciamo eclettico, della decorazione; la sala che si vede nelle immagini è quella detta del DNA. Prima della ristrutturazione era una più banale sala verde, poi è stata decorata dall’artista anglo-olandese Jacob van der Beugel: “La complessa struttura di decine di migliaia di mattoni che riveste le pareti ha un significato. Il ritmo delle pietre riflette frammenti del DNA degli abitanti della casa” si legge sul sito dell’Agenzia che si occupa degli immobili di interesse pubblico (rijksvastgoedbedrijf.nl).

In vent’anni Willem-Alexander e Máxima hanno avuto tre figlie; entrambi hanno perso il padre – lui otto mesi dopo il matrimonio, lei cinque anni fa – e diviso anche il dolore crudo di un’altra scomparsa: per lui il fratello Friso, deceduto nel 2013 per le conseguenze di un incidente di sci, per lei la sorella Inés, morta suicida nel 2018. Regnano sugli Olandesi dal 30 aprile 2013; lui col passare del tempo somiglia sempre più a Henry VIII, lei per fortuna ha ben salda la testa sul collo, ed è un irresistibile mix di eccentricità e pragmatismo.

Complice la situazione generale e qualche scivolone – come la vacanza nella loro villa in Grecia in piena pandemia, conclusa precipitosamente dopo un diluvio di critiche (Le foto del giorno – Coppie reali) – da diversi mesi hanno assunto un profilo più basso: nessun festeggiamento per i cinquant’anni della regina, il 17 maggio scorso, celebrazioni pubbliche ridotte allo stretto indispensabile per la maggiore età dell’erede al trono Catarina-Amalia, il 7 dicembre. La coppia reale ha reso noto che quest’anno non ci sarà nemmeno la tradizionale photocall a Lech, sulle Alpi austriache, dove la famiglia trascorre alcuni giorni di vacanza sugli sci ogni inverno, sia per la situazione generale ancora incerta, sia perché le due figlie maggiori studiano all’estero.

Ma diciamocelo, non vediamo l’ora di scoprire i prossimi vent’anni.

La memoria dei giusti

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa al comando del Maresciallo Ivan Konev entrarono ad Auschwitz liberando i sopravvissuti e rivelando al mondo – a chi non sapeva e a chi fingeva di non sapere – il nudo orrore della verità. Nel 2005, in occasione dei sessant’anni da quel giorno, l’Assemblea Generale dell’ONU stabilì che ogni 27 gennaio venisse celebrata la memoria. Memoria delle vittime, innanzi tutto, e memoria dei carnefici, memoria e consapevolezza per tutti, monito che ciò che è stato potrebbe un giorno essere ancora. Memoria da celebrare anche quella dei giusti, di chi non si piegò, di chi, anche a rischio della propria vita, si oppose e cercò di agire.

In questo giorno e in questo luogo mi sarebbe piaciuto ricordare Alice di Battenberg, madre del Duca di Edimburgo e dunque suocera della Regina, personaggio affascinante come pochi, per me, che merita peò di essere studiato con attenzione. Negli anni bui della guerra Alice – madre di un ufficiale della Royal Navy ma anche suocera di uomini vicini a Hitler – prestò senza risparmiarsi aiuto alla popolazione ateniese; tra gli altri, ospitò e protesse una donna ebrea, Rachel Cohen, e i due figli che erano rimasti con lei. Per questo, lo Yad Vashem l’ha inserita tra The Righteous Among the Nations, i Giusti tra le Nazioni. Nel 1994 Philip e la sorella Sophie piantarono un albero in memoria della madre, le cui spoglie riposano a Gerusalemme.

(Ph: Yad Vashem)

Molti, dicevamo, sono stati quelli che cercarono di opporsi, con atti clamorosamente eroici o più in sordina, sempre però con lo straordinario coraggio necessario a opporsi all’orrore. Tra i tanti, qualche anno fa raccontammo la bellissima storia di Sir Nicholas Wilton, lo trovate qui: La foto del giorno – 27 gennaio e se volete potete approfondire questa sera seguendo su Focus (canale 35) il documentario dedicato a lui.

Se volete, potete unirvi al progetto I Remember Wall dello Yad Vashem; inserendo il vostro nome verrete abbinati casualmente a una vittima della Shoah, che verrà ricordata anche attraverso di voi https://iremember.yadvashem.org/

Fin de la historia

C’era una volta un paese baciato dal sole, dove viveva una principessa bionda e bella come quasi tutte le principesse nei libri di favole della nostra infanzia. Probabilmente la sua vita non era tanto diversa da quella di noi altre bambine degli anni 60: un po’ di regole, un po’ di coccole, i giochi con la sorella maggiore, i dispetti del fratello minore, magari il contrario.

Lo studio, gli sport. Lei arriva fino alle Olimpiadi, che per molti moderni reali hanno preso il posto degli antichi tornei.

Forse anche la principessa cercava il suo principe azzurro, o forse no, eppure lo trovò. Su un campo sportivo ovviamente, un campo di pallamano. Un vero príncipe encantador: altissimo, bellissimo, sportivissimo. Gli mancava solo il titolo, ma tanto quello ce lo avrebbe messo lei.

Successe però una cosa strana: in ogni favola che si rispetti il bacio del principe risveglia la fanciulla, in questo caso invece l’addormentò. E da quel momento, come preda di un incantesimo triste ma anche un po’ irritante, lei non vide. O finse di non vedere. O si convinse di non avere visto. E che nessun altro potesse vedere, capire, parlare.

Eppure il loro matrimonio era stato uno dei più belli, tanto erano belli loro, lui in tight sorridente e scanzonato come un divo del cinema, lei emozionata in uno splendido abito che Lorenzo Caprile aveva creato apposta, il capo biondo coronato da uno dei più preziosi diademi di famiglia, dalle eleganti linee floreali.

Il padre di lei, il Re, li fece Duchi di Palma de Mallorca, un titolo che a Lady Violet ha sempre evocato Totò Imperatore di Capri, e forse una ragione c’era.

Nacquero quattro figli, tutti naturalmente bellissimi biondissimi e sportivissimi come i genitori.

A questo punto nelle favole arriverebbe il cattivo che tenta di distruggere la felicità dei protagonisti, in questo caso invece hanno fatto tutto da soli; scompaginando il racconto, imbrogliando le carte e non solo quelle. Lui con sfacciata disinvoltura gestisce i conti e scambia mail con señoras y chicas, lei fa finta di niente – e in fondo sono fatti suoi – ma probabilmente non usa altrettanto sobrio distacco in altri meno personali e più rischiosi campi.

I giudici si sono pronunciati in favore di lei e tanto a noi deve bastare, anche se le perplessità sul suo operato sono ancora tante. Dubbi sulla colpevolezza di lui invece non ce ne sono, e l’uomo baciato dalla dea fortuna che in vita ha avuto tutto prova anche l’esperienza del carcere. Rischiando di portarsi dietro nel disastro non solo la moglie ma la stessa monarchia, traballante come il vecchio re, che alla fine ritiene più opportuno mollare tutto e andarsene ad Abu Dhabi.

La coppia perde il titolo, lui sposta la sua residenza nelle patrie galere, lei resta all’estero dove a lungo, prudentemente, la famiglia ha vissuto, prima a Washington poi a Ginevra.

Finché un grigio giorno di gennaio il bel campione sportivo, promosso duca e poi declassato a galeotto, viene beccato mano nella mano con un’altra, avvocata quarantenne conosciuta nello studio legale dove lavora mentre termina di scontare la sua pena. E con la (mancanza di) classe che si è ahimé rivelata suo tratto distintivo dice qualcosa tipo: sono cose che capitano.

A lei purtroppo è capitato lui, e le è costato la faccia il titolo e buona parte dei legami familiari.

Infine arriva lo scarno comunicato ufficiale in cui la Infanta Cristina e Iñaki Urdangarin annunciano che hanno deciso di comune accordo di “interrumpir su relación matrimonial”; lui è a Vitoria dove ha ottenuto di scontare pena, lei probabilmente a casa a Ginevra, con la figlia minore Irene. E immaginiamo che la madre Sofía non le farà mancare il suo sostegno ancora una volta.

Irene, la pace, e Sofia, la saggezza, sono ottime compagne sempre, soprattutto in momenti di crisi come questo. E chissà, magari la saggezza ricorderà a Cristina ciò che diceva in situazioni del genere una signora davvero saggia: mia cara, in fondo è sempre uno che hai conosciuto per strada.

Le foto del giorno – Ritorno a Sandringham

Tra due settimane esatte, domenica 6 febbraio, Her Majesty The Queen festeggerà i settant’anni sul trono, unico sovrano britannico a raggiungere lo straordinario traguardo.

Il 6 febbraio 1952 è il giorno che probabilmente più di tutti gli altri le cambiò la vita (qui una breve storia A Royal Calendar – 6 febbraio 1952) ma è anche quello in cui perse l’amatissimo padre. Una data dolce e amara, celebrata di solito nella tenuta di Sandringham, dove George VI si spense, e dove la Regina ama trascorrere il periodo natalizio, prolungando di solito la sua permanenza fino al 6 febbraio.

(Ph: Terry Harris)

Questo però è un anno particolare per molti aspetti: il giubileo, la pandemia, e non ultima la scomparsa del consorte Philip. Sua Maestà ha dunque deciso di rimanere a Windsor per le feste di fine anno, celebrando il Natale con un gruppo ristretto di familiari, e solo oggi si è trasferita nella tenuta del Norfolk. Eccezionalmente ha viaggiato in elicottero, raggiungendo poi in auto la destinazione finale. Che questa volta non è l’edificio principale, ma il più modesto Wood Farm, un cottage all’interno della tenuta spesso usato da vari membri della Royal Family prima che Philip lo eleggesse a sua dimora stabile, trascorrendovi gli ultimi anni di vita, assistito dal suo staff e visitato dalla famiglia e dagli amici.

Il Platinum Jubilee si avvicina a grandi passi, e sicuramente l’attenzione dei più è rivolta a quest’evento straordinario, ma Lady Violet non può fare a meno di notare la grazia ostinata con cui Elizabeth continua in ogni occasione a ricordare Philip, denudando i suoi sentimenti come forse mai nella sua lunga vita.

True love lasts forever.

Le foto del giorno – Il gran giorno di Ingrid Alexandra

Alla fine le salve di cannone sono state sparate dalla fortezza Akershus in suo onore, e Ingrid Alexandra è stata festeggiata al meglio che le condizioni attuali consentissero. Molti gli auguri istituzionali: il Presidente del Parlamento, il Capo del Governo e quello della Suprema Corte; e poi la Chiesa di Norvegia, le Forze Armate, il Corpo Diplomatico, le amministrazioni locali, enti e associazioni varie.

(Ph: Lise Åserud/NTB)

In costume tipico i rappresentanti del Parlamento Sami, la minoranza etnica lappone, che hanno portato in dono alla principessa una borsa in pelle di renna con dettagli in peltro e un set di gioielli artigianali.

So cosa state pensando: una teoria di incontri non divertentissima, ma confidiamo che la fanciulla abbia avuto – o avrà – un party selvaggio anche se privato, come più o meno tutti i coetanei.

(Ph: Kimm Saatvedt, Det kongelige hoff)

Non è mancato, naturalmente, un bel ritratto col nonno e il padre, passato presente e futuro della Corona di Norvegia, ma devo dire che a me è piaciuto particolarmente quello con tutta la famiglia: i nonni paterni Harald e Sonja, dietro di loro il fratello minore Sverre Magnus; i genitori Haakon e Mette-Marit, la nonna materna Marit Tjessem e il fratello maggiore Marius Borg Høiby, nato da una precedente relazione di Mette-Marit e dunque non compreso nella linea di successione. Belli belli.

Re Harald e la signora Tjessem sono stati anche padrino e madrina al battesimo di Ingrid Alexandra, celebrato il 17 aprile 2004, e con loro la zia paterna Märtha Louise, e ben tre principi ereditari: Frederik di Danimarca, Victoria di Svezia, e Felipe che nel frattempo si è seduto sul trono di Spagna. Inviando i suoi auguri, Frederik ha rivelato che il monogramma della neomaggiorenne fu un dono della regina danese Margrethe II, che lo disegnò apposta per la piccola.

Tra le tante le immagini pubblicate per festeggiare la giovanissima principessa, a me sono piaciute davvero molto queste inedite, pubblicate dalla rivista spagnola seguite il link! https://www.hola.com/realeza/casa_noruega/galeria/20220121203261/ingrid-alexandra-de-noruega-imagenes-familiares/1/

Ingrid Alexandra è maggiorenne!

Anche oggi si festeggia un royal compleanno, e questo è un po’ più importante degli altri: compie 18 anni Ingrid Alexandra, seconda nella linea di successione norvegese dopo il padre Haakon.

(Ph: Ida Bjørvik/Det kongelige hoff)

I festeggiamenti previsti – salve di cannone, celebrazioni organizzate dal Governo e naturalmente una cena di gala in cui la fanciulla avrebbe indossato la sua prima tiara – sono stati rinviati a causa del rimontare della pandemia, intanto oggi la fanciulla ha partecipato, come semplice osservatrice in ossequio alla Costituzione, al Consiglio di Stato presieduto dal nonno

Nei giorni scorsi Ingrid Alexandra – che da oggi all’occorrenza può assumere il ruolo di reggente per il sovrano – ha compiuto alcuni passi fondamentali, iniziando così la strada che un giorno la porterà sul trono: ha visitato una base aerea militare e sorvolato buona parte del Paese a bordo di un F-16, e ha soprattutto ricevuto il suo ufficio a Palazzo Reale. Ieri, ricalcando le orme del padre alla stessa età, aveva visitato il Parlamento, il Governo e la Corte Suprema, per conoscere direttamente le tre istituzioni statali che esercitano le tre diverse funzioni: legislativa, esecutiva e giudiziaria. Il Palazzo ha specificato che nei prossimi anni l’occupazione principale della principessa sarà lo studio, cui man mano verranno abbinati impegni ufficiali.

La deliziosa Ingrid Alexandra sembra a Lady Violet un riuscito mix tra la delicatezza dei lineamenti materni e i colori caldi del padre; per le sue prime uscite istituzionali ha scelto di puntare sul rigore e la pulizia del bianco e nero, e ci è piaciuta moltissimo. Confesso che con l’età e la zianza (sono innamorata zia di due ragazze poco più grandi) vedere queste giovani donne affacciarsi per le prime volte a una vita adulta che sarà sicuramente impegnativa, divise tra grande determinazione e piccole insicurezze mi intenerisce, e sempre mi sorge una curiosità: come sarà stata Her Majesty The Queen alla loro età?

Happy birthday, joyeux anniversaire!

Compie oggi 57 anni Sophie, Contessa di Wessex, moglie del Principe Edward e dunque nuora della Regina, secondo la vulgata la preferita tra le quattro che i figli hanno portato a Sua Maestà.

Ricorrenza celebrata con un understatement che sfiora l’indifferenza, tant’è che solo l’account twitter della sovrana le ha fatto pubblici auguri con questa deliziosa foto in cui coccola un cucciolo di labrador, che diventerà un cane-guida per non vedenti. Tra persone che sgomitano per stare in prima fila mettersi in mostra e farsi notare – nel mondo intero come nella Royal Family – la grazia, l’eleganza e il pragmatismo con cui Sophie si muove lontano dai riflettori sono incantevoli.

Famiglia middle-class con antenati irlandesi e gallesi non priva di qualche goccia di sangue blu, e una lontanissima parentela col marito grazie alla comune discendenza dal Re Henry IV; il padre Christopher commerciante in pneumatici, la madre Mary segretaria. Anche Sophie, nata a Oxford il 20 gennaio 1965 e cresciuta nel Kent, studia da segretaria, per poi iniziare una carriera nelle pubbliche relazioni, che culmina con la nascita di un’agenzia tutta sua, la RJH, in società con Murray Harkin. Incontra la prima volta Edward nel 1987, lo rivede nel 1993 e poco dopo inizia a frequentarlo. Il fidanzamento viene annunciato il 6 gennaio 1999, il matrimonio il 19 giugno dello stesso anno a Windsor, nella St George’s Chapel. Dopo il matrimonio la neo Contessa di Wessex pensa di continuare a lavorare, ma incappa in uno scivolone: si mormora che il legame con la Royal Family la metta in una condizione privilegiata anche nel lavoro, per cui viene convocata da un sedicente principe arabo con la promessa di un ricchissimo contratto. Senonché il “principe arabo” altri non è che Mazher Mahmood, giornalista del News of the World che la spinge a qualche commento inopportuno, soprattutto sull’allora Prime Minister Tony Blair e la di lui moglie Cherie. Finisce così la carriera nelle PR e inizia quella da membro attivo della RF.

Nel 2001 perde il figlio che stava aspettando, il primo, per una gravidanza extrauterina. Due anni dopo dà prematuramente alla luce Louise con un intervento d’urgenza a causa di un distacco di placenta che mette madre e bimba a rischio di vita; nel 2007 nasce il figlio James. Forsa anche a causa delle dolorose esperienze personali promuove spesso la salute femminile – di recente ha denunciato lo stigma sulla menopausa – ma sempre con pacatezza e pragmatismo, senza effetti speciali e soprattutto senza sfruttare l’occasione per mettersi al centro della scena. Sarà per questo che quando la monarchia incrocia sulla rotta un iceberg – come quello rappresentato dall’ex ufficiale della Royal Navy Duca di York – rischiando di trasformarsi nel Titanic si guardi a lei come scialuppa di salvataggio.

Lady Violet la invidia molto perché ha rappresentato la Regina nella stragrande maggioranza dei royal wedding degli ultimi vent’anni abbondanti, e a tal proposito ci sentiamo di proporre una petizione: date una tiara a questa donna!

Che già le è toccato sposarsi con un orrendo set di perle – disegnato dallo sposo, lo sciagurato, e presto sparito (il set, non lo sposo) – e con un diadema che si ritiene composto dagli elementi di un circlet appartenuto alla Regina Victoria, ma il cui aspetto non è proprio così convincente, e poi gliene hanno prestato qualche altro, di solito con acquamarina. Ora ci sembra arrivato il momento di un upgrade, se l’è guadagnato sul campo.

Il low profile va bene per la vita, non per i gioielli reali!

Divide con la Contessa di Wessex il giorno del compleanno Sua Maestà Mathilde, Regina Consorte dei Belgi.

Per la Reine oggi sono 49; l’anno prossimo sarà festa grande ma per oggi, e solo per oggi, al secondo posto mettiamo lei.

Le foto del giorno – Margrethe&friend

Confesso, il dettaglio mi era sfuggito, ma rimedio subito, chiudendo così, almeno per ora, i cinquant’anni di Margrethe sul trono di Danimarca.

La pandemia ha spinto la sovrana a rimandare a tempi migliori – sanitari e meteorologici – le celebrazioni del Giubileo d’oro; sappiamo che è stata adeguatamente festeggiata in famiglia con una cena a sorpresa, e pur se ridotti al minimo non sono mancati momenti pubblici, a partire dalla cerimonia tenuta al Parlamento danese. C’è stata anche una seduta speciale del Consiglio di Stato, e poi la sovrana ha ricevuto una delegazione di membri civili e militari della sua corte.

E qui il delizioso dettaglio che Lady Violet ha notato in ritardo. Che non è la medaglia commemorativa del Giubileo che hanno tutti appuntata sul petto, né l’eleganza della Regina tutta in grigio, né il fatto che indossi la spilla a forma di margherita, il gioiello che più la rappresenta e che l’ha accompagnata in tutti i momenti importanti della vita.

Ma lei, la sua adorata cagnolina, comodamente seduta sulle gambe della sua padrona. Cagnolina che non è di razza danese, come qualcuno potrebbe con logica ironia pensare, ma un più maneggevole bassotto. Anzi, una bassottina, di nome Tilia. Che compare spesso insieme a Margrethe e alla famiglia reale, ma che io sappia mai in un’occasione di tale importanza.

Va bene i diamanti, ma la verità è che dogs are a queen’s best friends!