La trasmissione del documentario Prince William: A Planet For Us All su ITV Television è stata l’occasione non solo per conoscere in maniera ancor più approfondita l’impegno per l’ambiente del Duca di Cambridge, ma anche per scoprire altre deliziose immagini dei suoi bambini.
Rigorosamente in tema George, impugnata una pala, è impegnato a lavorare la terra di un’aiuola rialzata. Charlotte si dedica al travaso di una piantina fiorita (o vuole strangolarla?) mentre il piccolo Louis è dispensato dal lavoro e gioca con sabbia e secchiello sulla spiaggia.
Impeccabile l’abbigliamento dei tre principini: green on green il maggiore, gonna tartan più wellies – gli stivali in gomma da pioggia tipicamente britannici – per Lottie, e maglietta a righe da perfetto marinaretto per il piccolino.
Al di qua dalla Manica invece il protagonista è lui, il più piccolo tra tutti i royal babies, che a neanche cinque mesi fa già una notevole vita di società.
Ieri è stato l’ospite d’onore al roseto dello Château de Munsbach, dove a lui è stata dedicata una nuova rosa, battezzata Prince Charles de Luxembourg. La tradizione di dare ad alcune rose il nome di membri della famiglia regnante risale al 1891, un’epoca in cui il Granducato era soprannominato “Pays des Roses”, notizia totalmente nuova per Lady Violet, e forse anche per voi.
Immagino che il sorriso adorabile e le buffe espressioni di questo delizioso pupetto abbiano incantato tutti, presenti e sudditi, finendo per distrarli dall’anniversario di ieri: i venti anni di regno del Granduca Henri, celebrati assai sobriamente. Che è in fondo il destino dei nonni, con o senza trono.
Come ogni anno, il primo martedì di ottobre a mezzogiorno in punto si riapre il Folketing, il Parlamento danese. Alla prima seduta assistono di solito il monarca con membri della famiglia reale, e anche quest’anno la tradizione è stata rispettata, benché il drappello reale fosse più ridotto del solito: assenti il principe Joachim e sua moglie Marie che al momento vivono a Parigi, dove lui ha assunto il ruolo di addetto militare all’ambasciata danese.
Al suo arrivo dunque Margrethe II ha trovato solo sua sorella Benedikte e i Principi Ereditari che l’hanno salutata col solito affetto, pur nel pieno rispetto delle norme imposte dal covid. Semplicemente elegante la sovrana, che ha riciclato un completo già visto in altre occasioni: giacca e cappello in lana carta da zucchero scuro, blusa con fiocco nella stessa tonalità, gonna grigia. Perfetto per una ottantenne ancora in piena attività.
La sorella minore Benedikte, vedova del principe tedesco Richard zu Sayn-Wittgenstein-Berleburg, è secondo Lady Violet una delle donne più chic in circolazione, ed è anche molto bella. Incidentalmente ama anche il viola, e anche questa volta non ha voluto deluderci: soprabito in tweed e un feltro deep purple impeccabilmente inclinato. Splendida.
Non saprei dire se si fosse accordata con la suocera, ma anche la futura regina ha riciclato allegramente. La scelta di Mary è caduta su una gonna plissé rosa metallizzato che si era già fatta notare lo scorso anno ai CSR Awards, più giacchino avvitato (un po’ stretto al giromanica, invero), décolletées pitonate Gianvito Rossi, e soprattutto un pillbox di velluto.
Ora diciamocelo, qualunque donna indossi un cappellino di tale iconica foggia viene immediatamente accostata alla First Lady più chic della storia, la divina Jackie, anche quando l’accostamento risulti francamente improbabile. In questo caso invece, l’idea che la bella Mary – che mi ha sempre dato l’impressione di una che studia molto, e da fanciulla frequentò una scuola di portamento – tragga ispirazione proprio da Mrs. Kennedy non è peregrina. E altre foto pubblicate in questi giorni potrebbero essere considerate una conferma, con Mary che partecipa a un concorso di dressage allo Heslegård Sportsrideklub.
Appassionata amazzone come Jackie? O magari come Lilibet? Cascherebbe bene comunque, ottima mossa.
C’è un video con i tre piccoli Cambridge che parlano con Sir David Attenborough.
Assolutamente imperdibile, correte a guardarlo! Temo però che un’amica di Lady Violet che odia i ragni ne sarà devastata, mentre un’altra secondo me ne sarà lusingata…
Alla fine la Chapel Royal di St James’s Palace è riuscita ad ospitare un royal wedding. La cappella era la sede prescelta per le nozze tra Beatrice di York ed Edoardo Mapelli Mozzi, fissate dapprincipio per il 29 maggio. Poi sapete com’è andata: il covid ha cambiato i piani, i problemi del Principe Andrew hanno probabilmente inciso più del previsto, e la coppia ha deciso per un matrimonio low profile a Windsor, presenti i nonni. Sabato 26 ad attreversare la navata della Chapel Royal per un matrimonio altrettanto intimo sono stati Timothy Vesterberg e Flora Ogilvy.
(Ph. Hugo Burnand)
La giovane sposa è figlia dell’architetto e paesaggista James Ogilvy, nato dal matrimonio della Principessa Alexandra di Kent, cugina prima della regina, con Sir Angus Ogilvy. Flora, 25 anni, è la fondatrice di Arteviste, piattaforma digitale dedicata all’arte. Lo sposo, 27 anni, è di origine svedese e lavora nella finanza. Niente tiara per questa bella sposa, ma un semplice abito di Emilia Wickstead, che dall’unica fotografia disponibile (firmata Hugo Burnand, fotografo ufficiale del matrimonio dei Cambridge) sembra molto elegante nella sua semplicità; per lui, un borghesissimo doppio petto blu. A me è piaciuto anche il bouquet, che riprende nella sua geometricità il rigore dell’abito, dall’insolita scollatura quadrata.
Per nostra fortuna, i royal wedding non finiscono mai.
Da questa sera il Belgio ha una nuova principessa reale, ma non si tratta di un lieto evento. Questa sera un tribunale ha riconosciuto a Delphine Boël il diritto di fregiarsi del titolo di Princesse, e di anteporre al proprio nome la sigla S.A.R. Son Altesse Royale.
Re Albert aveva già dovuto riconoscere nel gennaio scorso la paternità della signora, nata nel 1968 dal suo legame con Sybille de Selys Longshamps, all’epoca moglie di Jacques Boël. Spesso è accaduto che i figli illegittimi dei sovrani siano stati riconosciuti, e spesso dotati di un proprio titolo nobiliare, ma non è mai avvenuto prima che a uno di loro venisse riconosciuta la stessa dignità dei fratellastri nati all’interno del matrimonio. Oggi avviene dunque una piccola rivoluzione, dovuta, a quanto ne so, al fatto che nel 1991 è stata cambiata la norma per cui il titolo era trasmissibile solo per via maschile tra i discendenti di Re Leopold I. Da quella data invece il titolo passa a tutta la discendenza del sovrano, senza distinzione di sesso, e soprattutto senza che la nascita sia specificamente legittima. Per cui. oltre a Delphine, assumono il titolo anche i suoi figli Joséphine e Oscar.
Attesa da tutti i royal watcher italici, ieri sera è andata in onda la puntata di Ulisse il piacere della scoperta dedicata a Her Majesty The Queen. Confesso subito di non amare i programmi di Alberto Angela; non solo mi infastidisce il tono paternalistico spesso usato dal conduttore, ma non amo nemmeno il tipo di racconto prevalentemente aneddotico. E soprattutto io non ho mai, mai, scoperto qualcosa che non sapessi già, come invece promette il titolo. Ora, è vero che si tratta di una trasmissione che parla principalmente di arte e cultura, e con una laurea in storia dell’arte e qualche decennio di lavoro nel campo, è normale che io sappia qualcosa in più dello spettatore medio. Ma essendomi laureata quando era ancora in piedi il muro di Berlino, e siccome la ricerca è andata avanti anche in questi campi, sarebbe piacevole qualche notizia aggiornata, anche se non particolarmente approfondita, che non è questa la sede. Invece no, nada, niente.
Senza particolari aspettative ma con una certa curiosità mi sono dunque predisposta a una full immersion di due ore e mezzo nella vita di Sua Maestà. Poco dopo l’inizio arriva il primo colpo: il conduttore parte parlando del fatto che Elizabeth alla nascita è solo la principessa di York, diventa erede apparente a 10 anni e regina 16 anni dopo. Come voi sapete, l’allora principessa accompagnata dal marito è all’inizio di un lungo viaggio in vari paesi del Commonwealth, quando durante la prima sosta in Kenia giunge la notizia della morte del padre George VI; la nuova regina deve tornare rapidamente in patria, e l’ineffabile Alberto se ne esce con: Elisabetta ripartì ancora in blue jeans! Eh? Cos’è, un tentativo di humour britannico? Dai retta a Lady Violet, ritenta.
Si parte con la biografia della Regina, nata il 26 aprile 1926. Peccato che, come tutti sanno, la data corretta è 21 aprile. Che poi è lo stesso giorno della fondazione di Roma, non è difficile dai. Voi direte che non è un errore, magari si è solo confuso. Sì, ma il programma non è live, è registrato, ogni errore può essere corretto. Certo, sarebbe necessario che il conduttore, o qualcuno della redazione – parliamo della RAI, non di Telesgurgola – se ne accorgesse.
Non manca il racconto del grande amore tra Elizabeth e Philip, con la deliziosa fotografia del loro primo incontro, scattata nel 1939 in occasione della visita dei sovrani con le figlie al Collegio Navale di Dartmouth. Voi lettori attenti sapete però che i due si erano già incontrati cinque anni prima, al matrimonio del Duca di Kent (zio paterno di lei) con Marina di Grecia e Danimarca (cugina di lui), con la piccola principessa nel ruolo di damigella (Something old, something new, something borrowed, something blue).
Qualche banalità sulle mise di Sua Maestà non ce la vogliamo mettere? Ovvio! Ecco dunque un momento gossip dedicato all’episodio in cui la Regina e l’allora Prime Minister Margaret Thatcher si ritrovarono in un’occasione ufficiale con lo stesso abito. Naturalmente ad essere uguale era solo il colore, dato che la sovrana indossa modelli creati esclusivamente per lei. Peccato veniale per carità, ma contro logica.
Qual è la grande passione di Her Majesty? I cavalli! Altri quadrupedi amati? I corgi! Ne ha avuti una trentina, giusto? Giusto! E i progenitori della dinastia di Windsor corgi sono Dookie e Jane, giusto? Sbagliato! Dookie è il primo corgi che l’allora Duca di York regala alle sue bambine nel 1933, presto raggiunto da Jane. Nascono due cuccioli, Carol e Crackers, ma i genitori e Carol muoiono negli anni della Seconda Guerra Mondiale; Crackers continua a far compagnia alla Queen Mom. I Windsor corgi discendono da Susan, che Elizabeth riceve in dono per il diciottesimo compleanno (Dog save the Queen!). Fosse per me, potrei passarci sopra, ma Purple è indignata.
Ora voi potete commentare che in fondo si tratta di piccolezze, dettagli, cose poco importanti; nel frattempo Lady Violet ha avuto un mancamento. Perché raccontando i complessi riti dell’incoronazione del 2 giugno 1953, si dice che a un certo punto l’incoronanda siede sulla sedia di Edoardo il Confessore, risalente alla fine del ‘200. Cioè due secoli e mezzo dopo la morte di Edward the Confessor, deceduto il 5 gennaio 1066. Alberto fa confusione tra lui e il re plantageneto Edward I Longshanks (gambe lunghe) che diede ordine di realizzare una sedia che poggiasse su quattro leoni accucciati, in modo da creare uno spazio per contenere la Stone of Destiny, su cui venivano incoronati i sovrani scozzesi, dopo aver annesso il regno di Scozia. La sedia anticamente era decorata con l’immagine di un re, probabilmente proprio uno dei due Edward, ma essendo l’immagine non più visibile l’equivoco ovviamente non può nascere da lì. Sarà per questo che i sempre pragmatici Britannici la chiamano direttamente Coronation Chair ed evitano ogni confusione.
Volendo, si sarebbe potuto parlare di Edward the Confessor, santo della chiesa Cattolica (canonizzato da Alessando III nel 1161) e Patrono d’Inghilterra finché non fu spodestato da St George. O di Edward I, che rientrando dall’ottava crociata e attraversando l’Italia ebbe un ruolo anche in alcune questioni del nostro Paese. O della Coronation Chair, il cui primo utilizzo certo in una incoronazione risale al 1399, per Henry IV.
…Con la mia cassa ancora con il nastro rosa E non vorrei aver sbagliato la mia spesa O la mia sposa…
(Ph. Foto: Victor Ericsson/Kungl. Hovstaterna)
I lettori ultracinquantenni e gli appassionati avranno riconosciuto un frammento del testo di Con il nastro rosa, celebre canzone di Battisti-Mogol dall’album Una giornata uggiosa del 1980.
Vi chiederete cosa c’entra con la foto, in effetti nulla, ma volevo attirare la vostra attenzione sul nastrino rosa che Victoria di Svezia ha appuntato su una blusa, rosa anche questa. Il mese di ottobre che si affaccia è ancora una volta dedicato alla prevenzione del tumore al seno; la futura regina di Svezia sostiene da alcuni anni la campagna pink ribbon, finalizzata alla sensibilizzazione e alla raccolta fondi. Lady Violet, come probabilmente tutti voi, ha conosciuto molte donne che si sono ammalate di cancro al seno. Alcune non ci sono più, molte altre sono guarite, e la percentuale delle guarigioni aumenta di anno in anno. La prevenzione è fondamentale, i controlli sono decisivi. Fatelo, facciamolo, ricordatelo alle donne che amate.
Questo post è dedicato a di Donatella e Paki, mai dimenticate.
Domani sera, mercoledì 30, il programma Ulisse di Alberto Angela sarà dedicato a LEI, Her Majesty Queen Elizabeth II (RAI Uno, ore 21.25). Il 15 novembre invece l’appuntamento è con Netflix per la quarta, attesissima stagione di The Crown. Al centro della narrazione sarà il matrimonio dei Principi di Galles, e da ciò che si è visto nel trailer Emma Corrin, che interpreta Diana, indosserà una fedele riproduzione dell’iconico wedding dress di Lady Di.
Nel frattempo voci danno sua Maestà infuriata con lo staff di Sandringham, che si rifiuterebbe di sottoporsi alle rigide norme anti-covid; lavorando per due ultranovantenni il personale dovrebbe restare lontano dalla propria famiglia per quattro settimane. Per la prima volta dopo 33 anni si prospetta dunque per la Regina un Natale a Windsor con qualche membro della famiglia; pochi, se entrerà in vigore la regola del sei che limita a tale numero i partecipanti a un party, anche domestico. I Sussex possono dunque starsene tranquilli nella magione californiana. Harry&Meghan si sono affrettati a smentire le voci girate ieri, che li volevano protagonisti di una specie di reality; francamente ne saremmo sollevati anche se molti, me compresa, dubitano che Netflix abbia sborsato una cifra così alta solo per una serie di programmi prodotti dalla coppia, senza nulla di più personale. Staremo a vedere, la situazione è in costate evoluzione per cui notizie e voci si alternano freneticamente. È certa invece l’imminente uscita di Battle of Brothers (in vendita dal 15 ottobre), dello storico e biografo reale Robert Lacey, che promette di rivelare tutti i retroscena dell’ormai celebre Sandringham Summit, in cui si decisero i termini dell’uscita dalla scena reale di Sussex.
Quando la realtà supera la fantasia. Avete presente il favoloso regalo che il piccolo George di Cambridge ha ricevuto in regalo qualche giorno fa da Sir David Attenborough? Il dente fossile di squalo della specie estinta Carcharocles megalodon rinvenuto dal celebre naturalista a Malta negli anni ’60? (Le foto del giorno – Natura in blu)?
Ebbene, il Governo maltese ne chiede la restituzione. Il Ministro della Cultura Jose Herrera ha dichiarato che il reperto dovrebbe essere esposto in un museo del suo Paese, e ha promesso di avviare rapidamente le pratiche per la restituzione. Va ricordato che Malta è stata colonia britannica fino al 1964, e per i successivi dieci anni Elizabeth II ha continuato ad esserne Capo di Stato, è dunque probabile che all’epoca del rinvenimento portare nel Regno Unito un reperto fossile non avesse conseguenze. D’altra parte i Britanniic hanno una lunga consuetudine in tal senso; basti pensare ai celebri Elgin Marbles, che altro non sono se non buona parte della decorazione del Partenone. Acquistati in loco da Lord Elgin all’inizio dell’Ottocento, quando Atene faceva parte dell’Impero Ottomano, i Marmi (esposti al Britih Museum) sono da decenni al centro di una querelle col Governo Greco che ne chiede, finora senza successo, la restituzione.
Lady Violet trova francamente odiosa l’idea di togliere un regalo a un bambino, ancorché futuro re, ma probabilmente a La Valletta pensano di poter usare la popolarità planetaria della Royal Family per promuovere il territorio. Comprensibile, ma molto antipatico. D’altronde si dirà che dall’altra sponda dell’Atlantico – anzi, da quella del Pacifico – c’è già qualcuno impegnato nell’autopromozione grazie alla popolarità della Royal Family, ed è proprio da lì che oggi arriva una notizia francamente sconcertante. Il ricchissimo accordo concluso con Netflix dai Duchi di Sussex comprenderebbe anche una sorta di reality show, con le telecamere a seguire la coppia per tre mesi. Pensavo fosse Obama, invece era Kardashian.
Giovedì pomeriggio Sir David Attenborough è andato a presentare il suo ultimo film A Life on our Planet al Duca di Cambridge, e i due, opportunamente avvolti in plaid dall’elegante tartan, si sono goduti la proiezione allestita non già banalmente in un cinema ma nel giardino di Kensington Palace. La produzione aveva dotato i due di sedia da regista coi rispettivi nomi, che Wills e Sir David si sono scambiati, prontamente fotografati dalla duchessa.
Il duca di Cambridge ha spesso confidato il suo profondo amore per l’ambiente e la sua tutela, che la paternità ha trasformato in impegno. E proprio i suoi tre pargoli sono stati i grandi protagonisti dell’incontro; appassionati anche loro, secondo mamma Catherine, di natura e di tutto ciò che la racconta, a partire dai film documentari del grande regista.
Tutti vestiti coordinati in una serie di sfumature di blu, compreso Attenborough, belli da sembrare finti, divertiti e a proprio agio, quanto possono esserlo bambini di quell’età con un estraneo. Il quale però li ha conquistati con un dono veramente leggendario: il dente fossile di uno squalo rinvenuto durante un viaggio a Malta alla fine degli anni ’60.
Lo squalo apparteneva alla specie, ora estinta, dei Carcharocles megalodon; “megalodon” in greco antico significa appunto “grande dente” caratteristica dell’enorme animale che misurava una decina di metri. Non immaginate anche voi George portare a scuola il dentone per la felicità dei compagni di classe (e l’orgoglio di nonno Charles)? Il titolare del regalo, il settenne erede dell’erede dell’erede, ormai ha conquistato i pantaloni lunghi cui abbina la regina del tempo libero maschile, la camicia button down (cioè quella col colletto fermato da due bottoncini).
Il piccolo Louis ha ereditato dal fratello maggiore camicia a quadretti, polo melange, e calzoncini; Lady Violet adora il dettaglio dei calzettoni che non raggiungono il ginocchio, tormento di ogni pupetto/a dotato/a di polpaccetti torniti (sì, è autobiografico). Casual chic per Charlotte (in Zara) e per la mamma, con uno chemisier in denim di Gabriela Hearst, dal bel modello che evoca gli anni ’50 (ma non fatevi confondere dall’apparente semplicità, è un capo made n Italy che costa quasi 1500 euro).