E vissero tutti felici e contenti

Mentre ieri eravamo distratti dal birthday party norvegese, altrove accadeva una cosa interessante. Questo “altrove” è Schloss Berleburg, aristocraticissima residenza del casato Sayn-Wittgenstein-Berleburg, cui per matrimonio appartiene la principessa Benedikte di Danimarca, sorella minore della regina Margrethe. La notizia è che ieri è stato battezzato il principino che dovrebbe ereditare il casato, protagonista prima ancora di nascere di una storia da romanzo.

(Ph: Karl Anton Koenigs)

Provo a sintetizzare: tutto comincia col quinto principe, Gustav Albrecht, gentiluomo di appassionata fede nazista, il quale all’alba della seconda guerra mondiale decide che titolo e beni di famiglia potranno essere trasferiti a un eventuale erede solo se questi sposerà una donna che abbia tre caratteristiche per lui imprescindibili: dovrà essere aristocratica, protestante, e pure ariana. Poi va in guerra, dove fa almeno una cosa buona: finisce disperso in azione in Bielorussia e non torna a casa – cioè nel castello di Berleburg – dove resta il primogenito Richard con la madre un fratello e tre sorelle. Nel 1944, quando il padre scompare, Richard ha solo dieci anni, e il caso vuole che proprio quell’anno nasca la fanciulla che sposerà: Benedikte, secondogenita di Frederik e Ingrid, che tre anni dopo sarebbero saliti al trono di Danimarca. Quando viene il momento, benché non ci sia ancora una dichiarazione di morte di Gustav Albrecht, il matrimonio osserva tutte le caratteristiche richieste: Benedikte è addirittura di sangue reale, sicuramente ariana e pure luterana.

(Ph: Karl Anton Koenigs)

Primo figlio della coppia è un maschietto, Gustav, e il suo arrivo spinge la famiglia a chiedere la dichiarazione di morte presunta del quinto principe, cosa che avviene a novembre 1969. Richard è ufficialmente il sesto principe, la famiglia cresce – negli anni arrivano due bambine – e tutto procede. All’alba del nuovo millennio iniziano a suonare campane a nozze: viene annunciato il fidanzamento tra il trentaduenne Gustav e Elvire Pasté de Rochefort, aristocratica francese che potrebbe rispondere alle caratteristiche richieste dall’adorabile nonno. Ma qualche mese dopo badabam! Il matrimonio viene annullato. Forse Gustav è già innamorato di un’altra. Quest’altra è Carina Axelsson; modella (vera, è comparsa pure su Vogue) e poi scrittrice. Il cognome scandinavo le viene dal padre svedese, ma lei è nata negli USA, e sua madre è messicana. Dunque non è puramente ariana (succede), non è aristocratica (succede molto spesso) ed è pure cattolica (allora lo fate apposta!). I due vivono insieme, lei è considerata parte della famiglia – tiene a battesimo Athena, unica figlia femmina del principe Joachim e dunque nipote della regina Margrethe II – ma la decisione su un eventuale matrimonio è in stand by. La situazione inizia a cambiare nel 2017 quando muore Richard, capo della casata, marito di Benedikte e padre di Gustav. Come in ogni romanzo che si rispetti compare pure un secondo cugino che cerca di fare il colpaccio spodestando l’erede legittimo ma inadempiente. A quel punto si decide di ricorrere alla legge, contestando il testamento in tribunale. Che dà ragione ai ricorrenti: i vincoli imposti dal nazista non sono validi, e Gustav può ottenere quanto gli spetta. Finalmente l’anno scorso i due attempati ma tenaci innamorati si sposano. Il 3 giugno le nozze civili, il 4 quelle religiose; un appuntamento che Lady Violet si perse essendo ricoverata in ospedale.

(Ph: Karl Anton Koenigs)

La coppia ha avuto subito un bimbo che molto carinamente è nato il 26 maggio, giorno del compleanno del futuro re Frederik, cugino del neopapà, e pure di Lady Violet, che non è parente ma facciamo finta. Ieri dunque il battesimo del pupo, che con una certa dose di umorismo è stato chiamato Gustav Albrecht, come il bisnonno che mai l’avrebbe voluto. Tra i padrini di battesimo l’altissimo Christian – secondo cugino del pupetto – e la graziosa Theodora di Grecia (in rosa), figlia di Anne-Marie e dunque anche lei cugina del papà.

(Ph: Karl Anton Koenigs)

Felicissima Benedikte, cui mi permetterei di fare una sola domanda: ma dopo tutti i problemi questa creatura proprio in questo catafalco la dovevate piazzare? Appunto per Lady Violet: spedire a Schloss Berleburg un cornetto di corallo.

Cinquanta+cinquanta di questi giorni

Alla fine anche questi neo cinquantenni hanno avuto la loro bella festa di compleanno, e visto che compiono gli anni a distanza di un mese circa ne hanno organizzata una sola, in un giorno speciale per entrambi: quello che ventidue anni fa ha unito le loro vite.

(Ph: Hanna Johre/NTB/PISCINA)

Festa bella e abbastanza insolita per le monarchie scandinave, che spesso celebrano queste occasioni con grande sfarzo. Loro, Haakon e Mette-Marit, hanno voluto invece qualcosa di diverso, una festa per celebrare gli eroi di tutti i giorni che rendono bella la Norvegia, come hanno ricordato nel loro discorso a due voci.

(Ph: Stian Lysberg Solum/NTB)

I principi hanno voluto con sé tante delle persone incontrate durante le visite alle diverse regioni del Paese, persone preziose per il loro lavoro e il loro impegno nella comunità. “Ci sentiamo fortunati. Grazie per aver voluto venire a festeggiare con noi. Festeggiamo la Norvegia. Festeggiamo ciò che abbiamo creato insieme. Festeggiamo ciò che possiamo essere gli uni per gli altri e per il nostro Paese” ha detto Mette-Marit secondo quanto riferisce la stampa norvegese (perdonate la traduzione automatica).

(Ph: Stian Lysberg Solum/NTB/POOL)

E si è commossa a sentire le parole del primo ministro Jonas Gahr Støre (che a sua volta festeggiava il compleanno, per lui sono 63) “Vediamo che buona squadra siete l’uno per l’altra e per il nostro Paese, quanto siete felici l’uno per l’altra, quanto date priorità alla famiglia, alla famiglia allargata e quanto siete aperti e onesti, quando la vita non scorre senza intoppi” (per la versione italiana vale quanto sopra).

Una bella festa popolare – dunque intelligentemente politica, alla fine sempre di un futuro capo di stato di tratta – con circa 400 invitati divisi in 48 tavoli, ognuno con la sua torta di compleanno.

(Ph: Hanna Johre/NTB/POOL)

E siccome lo stile – come varie altre cose – è nei dettagli, vi prego di notare il grembiule personalizzato con le iniziali dei festeggiati sotto cui campeggia il numero 50.

(Ph: Stian Lysberg Solum/NTB)

Notate anche i plaid, uno per ogni sedia, en pendant con le tovaglie. Molti ospiti li hanno usati per difendersi dall’aria frizzante della sera, e chissà se hanno potuto portarli a casa come ricordo o hanno dovuto mollarli.

Delle mise parleremo meglio nel prossimo Royal chic shock e boh, lo stile che ha ispirato la famiglia – gli ospiti erano vestiti un po’ a caso – lo definirei Ischia sul fiordo: vestitoni di sapore più o meno etnico per le signore, e molti signori senza cravatta (ma il re la portava, c’è un limite a tutto!).

(Ph: Hanna Johre/NTB/PISCINA)

Non pervenuto il sedicente sciamano Durek Verrett, fidanzato della principessa Märtha Louise, che è entrata dando il braccio alla signora Marit Tjessem, madre di Mette-Marit (il padre è morto da molti anni). Non credo ci fosse Marius, il figlio che la futura regina aveva avuto prima del matrimonio, ma si sa che i giovai tendono a evitare le feste dei genitori. Spero di tornare a vederlo, perché secondo me è un valore aggiunto.

(Ph: Ritzau Scanpix)

Insomma, a Lady Violet è piaciuto tutto. Soprattutto i festeggiati.

Le foto del giorno – Chi viene chi va chi lascia e chi resta

La prima foto e la prima notizia riguardano l’Italia, anche se di riflesso: è arrivata nel nostro Paese la più giovane delle principesse olandesi, la sedicenne Ariane, pronta per iniziare il nuovo anno scolastico presso lo UWC Adriatic, sede italiana del Collegio del Mondo Unito Adriatico, che si trova a Duino sul golfo di Trieste. Una bella scelta, che rimarca gli ottimi rapporti dei reali con l’Italia; vi ricorderete che per molti anni la sede delle loro vacanze era l’Argentario, nella villa L’Elefante Felice, poi venduta.

(Ph: RVD/ZM de Koning)

Simpatica e spigliata, molto cresciuta e già molto attenta al look sulle orme di mamma Máxima (notare i pantaloni ampi la canotta marinière e la tonalità dello smalto), a me Ariane piace tanto. Le diamo un caloroso benvenuto e speriamo si trovi benissimo.

Ad andare invece sono i sovrani britannici che no, non vanno a quel paese dove qualcuno forse vorrebbe mandarli, ma hanno finalmente riprogrammato la prima visita estera da quando sono sul trono. Visiteranno gli amici/nemici francesi, compiendo quel viaggio già annunciato e poi rimandato per le tensioni sociali che di recente hanno infiammato la Francia. Il programma deve ancora essere dettagliato, di certo al momento al momento c’è la data, dal 20 al 22 settembre, e la meta, Parigi e Bordeaux. Noi restiamo in educata attesa di vedere ciò che in fondo ci interessa di più: i gioielli che sceglierà la regina e in subordine le mise della Première Dame. À bientôt.

C’è invece un po’ di confusione sull’arrivo in Europa dei Duchi di Sussex; il 7 settembre è confermata la presenza di Harry alla consegna dei premi dell’associazione WellChild, di cui ha il patronage. Poi le cose si complicano perché il giorno dopo è il primo anniversario della morte della nonna regina, e dunque potrebbe ricordarla con la famiglia – non sono previste cerimonie ufficiali – e secondo alcuni cogliere l’occasione per chiarirsi almeno con il padre, cosa che a dar retta a certe voci entrambi vorrebbero. Il 9 il principe sarà sicuramente in Germania, a Düsseldorf, per l’apertura degli Invictus Games, che si protrarranno fino al 16; qui dovrebbe essere raggiunto dalla moglie Meghan e forse dai figli, visto che il 15 Harry compirà 39 anni. Insomma altro non so, aspettiamo e speriamo.

A lasciare, per ora solo l’account Instagram, è invece Charlène de Monaco che ha appunto chiuso il suo profilo. In questi giorni sulla stampa sono uscite notizie che vorrebbero i principi sovrani insieme solo formalmente con la princesse che risiederebbe in Svizzera e comparirebbe a fianco al marito solo in determinate occasioni. Cosa ci sia di vero per ora non è dato sapere, però va detto che la coppia è appena stata in vacanza con i due figli e sembrava in buona armonia. È certo invece che questa estate il Principato è stato agitato da uno scandalo politico (e dunque economico) con protagonista il braccio destro di Albert II, che è stato prontamente allontanato. Dato il proverbiale riserbo (chiamiamolo così) che protegge le cose monegasche al momento ho capito abbastanza poco, e non saprei dire se c’entra qualcosa con la scelta di Charlène di chiudere un profilo social; l’unica cosa che mi viene in mente è che il fratello Gareth, dilagante nel Principato, possa avere avuto un qualche ruolo, ma al momento nulla so di sicuro.

(Ph: Instagram @nicole.coste)

C’è invece altro che potrebbe aver irritato (eufemismo anche questo) Charlène, e lo vedete rappresentato in queste immagini: ieri, 24 agosto, ha compiuto vent’anni Alexandre Coste, figlio naturale poi riconosciuto da Albert, nato dalla relazione con l’allora hostess di origine togolese Nicole Coste. La quale invece il suo profilo Instagram lo tiene ben aperto, e ci ha postato le foto del party di compleanno del figlio, cui era presente anche il padre principe, seduto tra madre e figlio.

(Ph: Instagram @nicole.coste)

E la torta era quanto di più principesco e monegasco si potesse immaginare. Io ci avrei visto bene la scritta hic manebimus optime, e chi vuole capire capisca.

Un’altra splendida cinquantenne

Alla fine anche lei ha girato la boa del mezzo secolo: Mette-Marit, consorte del principe ereditario di Norvegia, nata Tjessem Høiby il 19 agosto 1973.

(Ph: Liv Anette Luane/Det kongelige hoff )

Quando fece la sua comparsa sulla scena reale, in pochi avrebbero scommesso su questa ragazza che arrivava all’altare da madre single, accompagnata da un bambino nato dalla relazione con un tipo non troppo raccomandabile. Ma l’aitante Haakon aveva voluto lei e lei sola, lei e nessun’altra, rendendo chiaro che avrebbe accettato il peso del trono solamente con lei a fianco. Dopo 22 anni due figli e una patologia seria, è chiaro che lui aveva ragione e gli altri torto; mentre lei con gli anni non ha perso l’aspetto della principessa del nord appena uscita da un racconto di Ibsen, coi capelli di lino antico e gli occhi color fiordaliso.

Priva dell’esuberanza di Máxima, dell’asciutto pragmatismo di Letizia, della dinamicità di Mary, dell’aristocratica signorilità di Mathilde, Mette-Marit ha comunque trovato la sua cifra fatta di dolcezza, di pacatezza, e della capacità di stare un passo indietro senza risultarne eclissata. Senza dimenticare la passione per i libri e la letteratura che divide con la Queen Consort Camilla (e ce le fa apprezzare entrambe in modo particolare).

Penso che Mette-Marit abbia avuto un valido sostegno dalla suocera Sonja, ritenuta a sua volta e a lungo inadatta a sposare l’erede al trono, donna di classe intelligenza e cultura, capace di accettare con divertita grazia anche un quasi genero sedicente sciamano, altro che ragazza madre…

Con altrettanta grazia Mette-Marit si è concessa all’inevitabile intervista sulla rivista di punta del suo Paese, nel suo caso D2, magazine di lifestyle associato al diffuso Dagens Næringsliv. La principessa ha parlato dell’età e di quello che porta con sé: la consapevolezza di non essere eterni, il desiderio di alleggerirsi di ciò che non è necessario, la necessità di perdonare, innanzi tutto sé stessi, la volontà di focalizzarsi sulla famiglia, riconoscendola come impegno principale della vita.

E della tessitura, sua grande passione, che a Lady Violet sembra cosa bellissima e volendo pure politicamente significativa. Ora non ci resta che aspettare venerdì prossimo, il 25, quando Mette-Marit e Haakon, a sua volta freschissimo cinquantenne, festeggeranno il mezzo secolo di vita nel giorno del ventiduesimo anniversario di nozze con quella che si annuncia come una bella festa di popolo. E auguri.

Ci pensa mammà

La regina dell’estate è lei, Camilla di Borbone Due Sicilie née Crociani, una di quelle donne che ti distraggono con il leggiadro aspetto bambolabionda e piazzano tutti i colpi che vogliono. Ora, Madame – o meglio Sua Altezza Reale la Duchessa di Castro – ha due figliuole, bionde e belline, beneducate e istruite, praticamente mogli ideali per molti, soprattutto se questi molti hanno/avranno ruoli socioeconomici di primo piano.

(Ph: Instagram @camilladebourbon)

Magari è solo una piccola malizia estiva quella che legge nella sua chiamiamola dinamicità degli inviti anche un progetto a lungo termine per la realizzazione delle sue creature, sta di fatto che la cronaca rosa abbonda di foto dal ritiro tropezienne dei Borbone, di cui peraltro la stessa Camilla è generosa dispensatrice attraverso il suo account Instragram, da seguire assolutamente. Le immagini più recenti ritraggono la famiglia con ospiti illustri: Laurent e Claire del Belgio con i tre figli. Distogliendo la nostra attenzione dalle impressionanti margheritone in materiale indefinibile che segnano l’ingresso della maison, dedichiamola alle due coppie che sorridono all’obiettivo. I due signori gemelli diversi in pantaloni bianchi e camicia blu, le due signore con mise agli antipodi: la principessa belga semplicissima ed elegante in palette neutra, l’italiana tutta in tiro in un completo stile Raffaella Carrà degli anni d’oro, coi pantaloni a zampetta a celare la probabile presenza di supertacchi.

(Ph: Instagram @camilladebourbon)

Stessa differenza tra i ragazzi – o meglio le ragazze – con Louise francescana in camicione e sandali flat e le due Marie tirate a lucido e pronte per una serata; Maria Carolina addirittura in miniabito sbrilluccicoso da disco anni ’80.

(Ph: Instagram @camilladebourbon)

Tra tutte, la foto che preferisco è l’ultima, caratterizzata da un interessante metamessaggio: Camilla e Laurent al centro in primo piano, fiancheggiati dai figli; i rispettivi coniugi in seconda fila quasi in castigo, col Duca di Castro che si sforza con poco successo di fingere indifferenza, mentre la principessa belga sorride serenamente, probabilmente lieta di aver piazzato anche se per poco l’ingombrante marito.

(Ph: Instagram @camilladebourbon)

A questo punto un solo interrogativo si muove pigro nella testa di Lady Violet: ma le principesse di Borbone girano in casa con la borsetta come The Queen buonanima? Brave, puntare in alto, sempre.

Giovedì gnocchi! Constantine-Alexios

Lo abbiamo visto protagonista di una coppia a sorpresa (Le coppie dell’estate) vi siete incuriosite, e allora approfondiamo un pochino; eccolo con un’altra delle sue donne, la nonna Anne-Marie, fotografati in vacanza a Spetses a luglio.

(Ph: Instagram @mariechantal22)

Constantine-Alexios è il secondo figlio – ma primo maschio – di Pavlos e Marie Chantal, lui Diadoco degli Elleni, lei socialite miliardaria. Prima di lui l’unica femmina Maria-Olympia, dopo di lui altri tre bei ragazzi, tutti con nome doppio. Sembra che Constantine-Alexios sia chiamato Tino dagli intimi, noi non siamo intimi ma ce lo chiamiamo lo stesso per amor di brevità. Tino nasce a New York il 29 ottobre 1998 (solo un giorno prima della mia adorata nipote2), ma viene battezzato a Londra, e tra i suoi padrini conta il sedicenne Prince William. Ha quattro anni quando i genitori decidono di trasferirsi nella capitale britannica, perché nonostante impegni e legami (Pavlos lavora nella finanza USA) desiderano che i figli ricevano un’istruzione europea. Poi torneranno a fissare come prima residenza New York, ma nel corso degli anni continueranno a vivere sui due lati dell’Atlantico. Negli anni del liceo Tino frequenta il Wellington College nel Berkshire, poi manifesta l’intenzione di studiare presso una delle prestigiose università statunitensi, e l’anno scorso si è laureato alla Georgetown University prestigiosissimo ateneo con sede a Washington DC, con un BA in Inglese.

(Ph: Instagram @greek_royal)

A vent’anni si è anche divertito a fare il modello, fotografato da Nikolai von Bismarck per il volume The Dior Sessions realizzato per raccogliere fondi a favore della ricerca per i tumori infantili. Diciamo che nella foto da seduto più che un principe greco-danese ricorda Lucky Luciano, ma avercene!

Non è chiaro se parli il greco, penso di no se non in forma elementare, e anzi qualche anno fa c’era stata una polemica sull’ignoranza della lingua da parte dei figli del Diadoco. Con la morte del nonno, ultimo sovrano di Grecia, la famiglia potrebbe andare incontro a qualche cambiamento, come hanno sostenuto Pavlos e il fratello Nikolaos nella recente intervista a Sophia Papaioannou sulla rete televisiva greca ERT. Ciò riguarda la distribuzione dei titoli, ma anche la cittadinanza greca, che la famiglia vorrebbe ma la costituzione al momento non consente.

(Ph: Instagram @mariechantal22)

E c’è da dire che i Greci sono sempre infastiditi quando nei consessi internazionali ai vari membri della famiglia vengono attribuiti titoli e predicati reali. Noi avremmo una situazione simile, ma considerando la quantità di parrucchieri e fruttaroli di Campo de fiori (tipico e ormai costosissimo mercato romano) che chiamano contessa e principessa le loro clienti, direi che abbiamo un atteggiamento più easy. Tino al momento ha per certo la cittadinanza USA, dove è nato, e i suoi titoli sono comunque riconosciuti in Danimarca, patria della nonna Anne Marie. Tutto ciò premesso, da quello che si sa la sua vita non è troppo diversa da quelli dei giovani della sua età, soprattutto quelli appartenenti a famiglia di un certo rango sociale ed economico. Sappiamo che ama molto la musica e suona la chitarra; ignoriamo cosa farà da grande, ma i suoi genitori hanno sempre affermato che i figli saranno liberi di scegliere la strada che vogliono, certi del loro sostegno. Per ora si gode l’amore per Poppy Delenvigne, ed avendo Lady Violet un temperamento tardoromantico (definizione del professore di Storia dell’Arte del liceo) non può che guardare questa storia con simpatia.

(Ph: Allthingsamalia), sott

Ma riguardando la foto della sua partecipazione alla festa per la maggiore età di Ingrid Alexandra di Norvegia, elegantissimo in compagnia della sorella Maria-Olympia, non possiamo che dire Tino, facce sogna’!

Giovedì gnocchi! Arthur

A gentile, divertita (e insistente) richiesta riprendiamo una delle prime rubriche del blog. E se col caldo estivo gli gnocchi risultano un po’ pesanti non temete, Lady Violet è qui per proporvi quelli più adatti alla stagione.

(Ph: Christopher Pledger )

Il primo è lui, Arthur Chatto, figlio minore di Lady Sarah Armstrong Jones e di suo marito Daniel. La nonna materna era la principessa Margaret, e dunque lui ha sangue di purissimo blu a scorrergli nelle robuste vene. Non è neanche lontanissimo dal trono anche se difficilmente ci si siederà: nell’ordine di successione occupa il posto numero trenta.

(Ph: Indigo/Getty Images)

Nato il 5 febbraio 1999, da bambino ha frequentato la Westminster Cathedral Choir School, blasonata scuola (cattolica) per studenti dai 4 ai 13 anni (vi ricordo che la Westminster Cathedral è la cattedrale cattolica di Londra; da non confondere con l’anglicana Westminster Abbey). A 10 anni Arthur è diventato Page of Honour per la prozia Regina, ha poi frequentato Eton come molti dei suoi cugini, a partire da William e Harry (nella foto insieme a Natale 2008) poi è andato a studiare geografia alla University of Edinburgh.

(Ph: Justin Goff/UK Press/Getty Images)

Parallelamente ha iniziato a lavorare come personal trainer grazie alla sua passione per l’attività fisica, passione che non abbiamo dubbi avrà trasmesso ai suoi (e alle sue) clienti. Lady Violet, che odia l’attività fisica, potrebbe esaminare la possibilità di ricredersi… Come molti della sua generazione, Arthur è particolarmente sensibile alle questioni ambientali, e un paladino degli oceani. Amante dello sport e della vita all’aria aperta, ha però confessato di aver guardato The Crown su Netflix; dunque abbiamo qualcosa in comune!

Nell’agosto 2020 ha fatto parte del più giovane equipaggio a vincere la GB Row Challenge, una dura gara di canottaggio intorno alla costa britannica, che fruttò la non enorme cifra di 21.500 sterline da donare in beneficenza; in partenza il beneficiario avrebbe dovuto essere Just One Ocean, per la tutela degli oceani, ma il dilagare della pandemia convinse gli atleti a girare la somma alla British Red Cross.

(Ph: Shutterstock)

Una volta a terra, dopo 38 giorni e migliaia di miglia in mare il baldo Arthur fu visto abbracciare con foga la sua ragazza, Lizzie Friend, conosciuta all’università. Da cui si deduce che nelle università scozzesi si fanno dei gran begli acchiappi; vi ricordate una certa Miss Catherine Middleton a St Andrews? Girls (and boys) prendete nota, e lasciate Oxford e Cambridge agli stolti che vanno all’università solo per studiare. Da qualche mese è diventato più difficile seguire le sue vicende – e i suoi allenamenti, di cui era assai generoso – in quanto Arthur ha chiuso il suo profilo Instagram.

(Ph: Karwai Tang/Getty Images)

Ciò è accaduto dopo la reazione, entusiastica al limite del delirante, alla sua apparizione ai funerali della prozia Elizabeth con l’uniforme dei Royal Marines. Un po’ di controllo, cribbio! Il giovanotto è così giovane, e così generoso di sé (almeno in foto) che non mancherà occasione di tornare a guardare i suoi torniti bicipiti e la tartaruga addominale.

Solo per motivarsi a fare sport, ovvio.

Le foto di oggi, cioè di ieri – Sangue blu, sangue color carbone

Le foto che vi propongo si riferiscono a ieri, ma le ho viste tardi, e volevo avere il tempo per scrivere qualcosa di adeguato. Ieri era l’otto agosto, giornata lieta per vari aspetti – uno per tutto il compleanno di Beatrice di York – ma che a me riserva sempre almeno qualche minuto di riflessione.

L’otto agosto 1956 avvenne la più grave sciagura mineraria belga, a Marcinelle. Morirono 262 minatori, duecentosessantadue. 136 erano italiani, e di questi 60 abruzzesi, come me. Erano in Belgio per sfamare sé stessi e le loro famiglie, certo, ma anche per tutti noialtri Italiani. Nel decennio 1946/56 più di 140mila nostri connazionali andarono a lavorare nelle miniere belghe, protagonisti di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva l’invio di forza lavoro in cambio di carbone, di cui noi eravamo privi e ci serviva per rilanciare il Paese dopo la guerra: 200 chili di carbone al giorno per ogni minatore (sì, anche noi siamo emigrati, fenomeno come si vede assai complesso e dai contorni non sempre chiari ai più).

Per quei 60 miei corregionali, e anche per ragioni familiari su cui ora non mi dilungherò, penso che nelle mie vene scorra sicuramente un po’ di carbone (sarà per quello che ho sempre caldo?), per cui ho accolto con una certa commozione queste immagini, che mostrano la Reina Paola, l’italienne, presente alla cerimonia commemorativa insieme col ministro degli Esteri Tajani.

La Regina Emerita era accompagnata da due cavalieri d’eccezione, due splendidi ragazzi: i nipoti Nicolas (con gli occhiali) e Aymeric, figli del terzogenito principe Laurent. Anche se non si direbbe i due giovanotti sono gemelli; anche loro fanno parte del nutrito gruppo di principi che quest’anno compiono diciotto anni, nel loro caso, il 13 dicembre. È il primo evento ufficiale per i due principi, una scelta splendida e non solo per il sangue italiano che scorre nelle loro vene.

Il luogo della tragedia, il Bois du Cazier, è nel Patrimonio Mondiale UNESCO. La memoria è importante, la memoria è fondamentale per costruire giorni nuovi, ed è giusto che i giovani ne siano protagonisti.

Happy BeaDay

Oggi Beatrice di York compie 35 anni; la prima figlia di Andrew e Sarah è nata infatti lunedì 8 agosto 1988, cioè 8/8/88 alle ore 8:18 del pomeriggio; una data in cui trionfa il numero che per molte culture è segno di grande fortuna.

(Ph: Instagram @edomapellimozzi)

Non saprei dire se la fanciulla sia stata davvero così fortunata, fino a qualche anno fa avrei avuto qualche dubbio; da un po’ penso invece che una certa fortuna l’abbia cercata e trovata. Un bel marito che mi sembra la supporti senza prevaricarla, la maternità di sangue e quella di cuore, per come ha saputo accogliere Wolfie, nato da una precedente relazione del consorte. Uno stile sempre più piacevole, e anche la frequente presenza negli appuntamenti reali di più alto profilo, a partire dai royal wedding.

Oggi mi aspettavo una certa quantità di auguri pubblici, che però non ci sono stati. Né dai sovrani, che mi sembra abbiano ristretto anche questo aspetto ai working royals, ma nemmeno dal marito Edo, che una ventina di giorni fa aveva, con la foto che vedete in alto, celebrato la moglie e il loro amore, nel terzo anniversario di matrimonio; e nemmeno dalla sorella Eugenie, che sarà alle prese col secondo pupo.

(Ph: Instagram @sarahferguson)

Per fortuna la mamma è sempre la mamma, e in serata Sarah, che affronta la convalescenza con la forza e lo humour che le sono propri, celebra con queste due deliziose foto la sua primogenita, dicendole: you’ll always be my girl.

(Ph: Instagram @sarahferguson)

Sarai sempre la mia bambina.

Il caffè del lunedì – Quasi un anno

Ho visto queste foto qualche giorno fa e da allora non smetto di pensarci.

Sono state scattate giovedì scorso alle prove per il Royal Edinburgh Military Tattoo, evento che è un po’ spettacolo un po’ parata militare, tradizionale appuntamento del festival internazionale che ogni estate accende la capitale scozzese per tre settimane.

Ci pensavo soprattutto perché questa è la prima estate senza The Queen, periodo che la famiglia trascorre in parte proprio in Scozia, gravitando intorno a Balmoral, il luogo dove Lei ha chiuso gli occhi. Tutti abbiamo ammirato Anne in quella occasione. Chi la conosceva meno è rimasto colpito dalla compostezza, dalla solidità, e anche da una certa dolcezza, inattesa perché mai mostrata; chi già la apprezzava ha ricevuto la conferma delle sue sensazioni.

In questi giorni in Scozia Anne fa quello che ha sempre fatto: rappresenta instancabile The Firm, con garbo e rigore. Oggi sono 333 giorni dalla morte di Queen Elizabeth, domani saranno 11 mesi. Nell’attesa del primo anniversario, e delle cerimonie pubbliche che lo accompagneranno, in privato cosa fa Anne, nonna madre moglie sorella, e ancora figlia?

Fa quello che fanno sempre le donne: rimette insieme i pezzi, e li tiene insieme.