Non c’è dubbio che la Duchessa di Cambridge si sia messa d’impegno per far dimenticare i suoi primi anni da royal, quando la chiamavano Lazy Kate, Caterina la pigra. Impegnatissima anche in questi giorni, il suo stile può essere riassunto in due parole: fiori&riciclo.
Si parte dal Norfolk, dove i Cambridge hanno la residenza di campagna: per la visita a Baby Basic, charity che aiuta le famiglie in difficoltà con neonati o bimbi piccoli, la scelta cade su un delizioso punto di verde con microfantasia stilizzata, è il Viola maxi dress di Boden, un abito in viscosa assai democratico, venduto in department stores come John Lewis (Catherine è una cliente affezionata) a un prezzo che supera di poco le cento sterline. Cerchietto in testa nel più puro Kate-style e sneakers bianche.
Secondo appuntamento sempre a favore dei più piccoli: la visita alla baby bank di Sheffield, nello Yorkshire. La duchessa ricicla l’abito bianco di Suzannah già visto a Wimbledon l’anno scorso (A Wimbledon si va in bianco), e ritorna sui suoi passi e sui suoi tacchi, con i quali sembra più a proprio agio.
In questo caso il dettaglio da notare (e imitare) è però la mascherina a piccoli fiori in tessuto Liberty firmata Amaia London, nella fantasia Pepper. Anche Lady Violet ne aveva una fatta da un’artigiana italiana, ovviamente smarrita (succede anche a voi? queste mascherine scompaiono a ritmo frenetico). Poco male, ce la faremo rifare; per l’ambiente e lo stile questo e altro!
Oggi invece Catherine ha accompagnato il marito a Barry Island nel Galles meridionale, per rendersi conto degli effetti della pandemia su turismo e attività commerciali. Anche questo abito, di Emilia Wickstead, l’avevamo già visto l’anno scorso, in uno degli eventi legati al giardino progettato dalla duchessa per il Chelsea Flower Show (Le foto del giorno – 10 settembre). E sorpresa! Anche qui a un certo punto è sbucata la mascherina in tessuto Liberty.
Promemoria di stile: sì ai fiori, se vi piacciono,; sì agli abiti chemisier grande trend di stagione; sì alle mascherine in tessuto, Liberty se possibile, ma comunque lavabili; e soprattutto sì al riciclo, che la sobrietà è sempre chic.
Hanno lo stesso nome, hanno più o meno la stessa età, festeggiano entrambe il compleanno in agosto, e entrambe hanno scelto di andare all’altare in piena estate.
La prima, Beatrice di York, è diventata Mrs Mapelli Mozzi da appena due settimane, e qualche giorno fa è stata avvistata col neomarito a zonzo nel sud della Francia a bordo di una piccola auto stipata di valigie, una giovane coppia innamorata come tante. Non ci sono fotografie, per fortuna, ma quella ancora inedita usata per i ringraziamenti ha attratto l’attenzione perché nascosto dietro lo sposo e padre si intravvede il piccolo Wolfie, calzoncini azzurri al ginocchio e camicia chiara. Anche in questo apprezzabile sobrietà nei confronti di un piccino che si troverà comunque sotto i riflettori; senza fretta, si spera.
L’altra Beatrice, Borromeo Taverna Arese, è da poco testimonial di Buccellati, collaborazione partita ovviamente un po’ sottotono causa pandemia. Un’immagine tutto sommato speculare a quella di Kitty Spencer testimonial di Bulgari, simbolo del glamour internazionale, mentre la Borromeo incarna meglio tradizione e raffinatezza dell’artigianato artistico (signore rassegnamoci, le grandi maison di gioielleria del nostro Paese puntano su bionde ed eteree fanciulle).
Questa Beatrice qui oggi festeggia i cinque di matrimonio con Pierre Casiraghi, allietati da due bambini – Stefano e Francesco, nomi de famille – biondi e bellissimi come i genitori. Contrariamente alla sua omonima britannica però, le sue nozze furono tutto tranne che low profile: una settimana di festeggiamenti tra le due cerimonie: il 25 luglio le nozze civili a Monaco nel Palais princier chez lo zio di lui, il 1 agosto quelle religiose alle Isole Borromee, proprietà della famiglia di lei. Pronti per un ripasso? A Royal Calendar – 1 agosto 2015
Oggi è il 25 luglio, il giorgio di San Giacomo Maggiore. Apostolo con il fratello Giovanni, fu decapitato per ordine di Erode Agrippa I nell’anno 42; secondo la tradizione la sua salma fu trafugata e trasportata fin sulle coste della Galizia. Il sepolcro con i suoi resti sarebbe stato scoperto nell’anno 830 in seguito all’apparizione di una stella, per cui il luogo fu chiamato campus stellae “campo della stella”, da cui deriva il nome attuale, Santiago de Compostela.
Per celebrare uno dei patroni di Spagna oggi anche Los Reyes hanno raggiunto il santuario; visita inusuale, dato che i sovrani sono solitamente presenti solo nell’anno santo giacobeo (cioè quello in cui il 25 luglio cade di domenica). Ripetendo il gesto del 2014 Felipe VI accompagnato da Letizia, ha presentato al Santo la ofrenda nacional; entrambe occasioni straordinarie: se allora El Rey era appena asceso al trono, oggi la ragione è la pandemia da covid-19, e il tour che i sovrani stanno compiendo in tutte le regioni del Paese per manifestare apprezzamento e vicinanza ai cittadini. Naturalmente celebrazioni ridotte al minimo, massima sobrietà e mascherine d’ordinanza; ma l’anno prossimo ci rifaremo: il 2021 sarà il primo anno santo giacobeo del regno di Felipe.
Quanto alla mise della Reina, ne parleremo domani; torna la rubrica domenicale Royal chic shock e boh, mica vorrete mancare? Andate a leggere qui Royal chic shock e boh
P.S. per le lettrici e i lettori di Pistoia, evviva San Iacopo e il suo mantello rosso!
Ragazze e ragazzi di tutte le età, date retta a zia Violet, quest’anno, per essere veramente ma veramente cool, la parola è una sola: cultura. Se l’influencer più famosa del mondo si fa fotografare agli Uffizi davanti alla Venere del Botticelli, e poi raddoppia con una foto al MArTa, il Museo Archeologico di Taranto, la crème dell’aristocrazia inglese non è certo da meno, e in questo contest tra fanciulle bionde cala il jolly.
Ladies & Gentlemen, ecco a voi Lady Kitty Spencer con il classico sfondo dei Fori. Non si offenda la deliziosa Chiara, ma qui stiamo parlando della nipote di un’icona planetaria del Novecento, nonché cugina di un futuro Re: Lady Kitty è la figlia maggiore di Charles Spencer, nono Conte e fratello della compianta Diana. Lady Kitty adora il Bel Paese – incidentalmente, è anche testimonial di due importantissimi italici brand: Bulgari e Dolce&Gabbana – e ora su IG ha finito per diventare anche testimonial della Città Eterna, quella profana e naturalmente quella sacra.
E mica solo Roma! Lady Kitty ha esplorato anche i dintorni, da Castel Gandolfo a Nemi, dove non si è negata nemmeno il classico fragolino. Sempre con una mise made in Italy, of course.
Vi ricordo inoltre che nella capitale, fino al 30 agosto le Scuderie del Quirinale ospitano la grande mostra dedicata a Raffaello nel cinquecentenario della morte, quando vi ricapita? Se poi volete qualcosa di speciale, Lady Violet vi consiglia il Cimitero Acattolico: un posto incantato – pure abbastanza fresco – e totalmente diverso dal resto della città. Vi sono sepolti gli scrittori romantici Keats e Shelley, Gramsci, e anche Camilleri (e Carlo Emilio Gadda).
Se invece la vostra meta è la Puglia, date retta alla Chiara e non perdetevi il MArTa: meravigliosi reperti archeologici e una collezione di gioielli di età ellenistica tra cui brilla, è il caso di dirlo, un diadema in oro con elementi tremblant.
Buone vacanze, e ricordatevi che c’è nulla di più chic, né di più rivoluzionario, dell’amore per l’arte.
Giornatona oggi per due dei gentlemen Mountbatten-Wisdsor.
Come sapete il biondo George oggi compie sette anni, e li festeggia nello splendore degli scatti di mamma Catherine. Qui è in versione combat con tshirt camouflage, ciuffo ribelle e diastema d’ordinanza. Che seduttore!
Pure lui però tende a scomparire – e diciamolo, nessuno riuscirebbe ad raggiungere la stessa vertiginosa altezza – davanti al bisnonno, che ora mi sa che ha preso gusto nelle uscite a sorpresa.
L’occasione di oggi: il trasferimento del ruolo di Colonel-in-Chief del reggimento The Rifles alla nuora Camilla. Che in ossequio al necessario distanziamento si trovava direttamente a Highrove, più o meno centocinquanta chilometri di distanza da Windsor, dove ancora si trovano i suoceri (che raggiungeranno presto l’amata residenza scozzese di Balmoral).
Basta guardarlo, e ogni altro commento è francamente superfluo.
Archiviamo il matrimonio dei signori Mapelli Mozzi con qualche altra foto che forse non avete visto, una piccola riflessione e un ringraziamento. Partiamo proprio da questo, Lady Violet vi ringrazia dal profondo del cuore: siete stati tantissimi!
È stato un royal wedding totalmente diverso da quelli cui abbiamo assistito negli ultimi anni e che – guai paterni a parte – in fondo ci aspettavamo anche in questa occasione. Magari un po’ più piccolo, magari meno trionfale. E invece no. Beatrice – che, diciamocelo, è sempre stata considerata la più sfigata dei cugini – si è inventata qualcosa di totalmente nuovo, riuscendo così a dribblare con grande classe una serie di difficoltà che rischiavano di respingerla nel ruolo di eterno anatroccolo sempre in attesa di diventare cigno. Io ne sono rimasta deliziata, e oggi raccontando il tutto a un’anziana signora non avvezza a navigare i mari del web ho usato quattro parole.
La prima è, ovviamente, sorpresa. Per la comparsa della pandemia che ha costretto al rinvio, per la data infine scelta – veramente a sorpresa, sembra che non lo sapessero nemmeno all’interno della Royal Family – per il tono riservato, per l’abito della sposa, per la sua tiara. E lo vogliamo dire? Sorpresa piacevolissima nel vedere nonno Philip in perfetta forma – alla faccia delle voci che lo vogliono defunto una volta al mese – dritto come un fuso e con quell’aria sorniona che lo rende irresistibile da settant’anni abbondanti. Che ci ha voluto a sua volta riservare una sorpresa: non si è messo il tight, ma un semplice completo scuro, con una bella cravatta regimental. Io me lo immagino, come mio padre davanti allo smoking: no eh, stavolta non me lo metto! Sorpresa anche per la spilla scelta da Her Majesty: a forma di rosa con diamanti, di cui poco si sa: è stata vista solo dopo il 2012, e potrebbe dunque essere un dono ricevuto in occasione del Diamond Jubilee. Oltre alla sorpresa il mistero!
La seconda parola non può che essere famiglia. Beatrice ed Edo si sono sposati nella chiesetta vicino casa, dove lei e sua sorella ricevettero la Cresima quindici anni fa e la sua bisnonna fu vegliata prima dei funerali di stato (il rito è stato officiato da Martin Poll, cappellano di Windsor, assistito da Paul Wright, sub-diacono della Chapel Royal). Tutto alla presenza della sola famiglia: il padre ha accompagnato la sposa all’altare – i due si sono preparati trascorrendo insieme una parte di quarantena – dove l’aspettava lo sposo assistito dal suo best man, il figlio Wolfie di quattro anni. Le due madri hanno letto due poesie scelte dagli sposi: il sonetto 116 di Shakespeare e I carry you in my heart by E.E. Cummings (oltre alla Prima Lettera ai Corinzi, 13, 1-13; è il brano sulla carità, gettonatissimo nei matrimoni). Poi un piccolo rinfresco nel giardino della casa di famiglia, il Royal Lodge, seguito in serata da un altro piccolo ricevimento per pochissimi amici. Insomma, se è vero che la famiglia è di solito un elemento centrale in ogni matrimonio, in questo ha avuto una funzione fondamentale che potremmo riassumere così: il padre ha creato un (enorme) problema, la nonna l’ha risolto. Regalando alla nipote, privata di un royal wedding tradizionale, il matrimonio più regale, facendo per lei cose mai fatte per nessun’altra: le ha prestato la sua tiara nuziale, e uno dei suoi abiti di gala.
La terza parola: eleganza. Alla fine Beatrice era elegante? Secondo me moltissimo, perché ha interpretato il concetto nel modo più sottile: non essere alla moda, ma essere unica. Poi siamo d’accordo che il modello dell’abito rendeva di più nella versione originale, che le maniche a palloncino c’entravano poco o niente e che abbinate alla scollatura quadrata evocavano pericolosamente il dirndl tirolese. E capisco che un’interpretazione ortodossa della tiara fringe avrebbe richiesto i capelli raccolti in un’acconciatura comme il faut, ma secondo me ciò ha trasferito l’attenzione dall’abito alla sposa, dal significante al significato. Cosa assai elegante e direi quasi rivoluzionaria, dato che la società occidentale contemporanea tende a deviare l’attenzione dalle persone alle cose; un modo che forse solo la pandemia ha iniziato a mettere globalmente in discussione. Ma poi l’eleganza del riciclo! La nostra Bea, oltre a tutto il resto, ha riciclato pure le scarpe, indossando quelle di Valentino che completavano la mise delle nozze dei cugini Cambridge. Molto chic, color champagne in una pelle lavorata con effetto diamanté. Furba, oltre che elegante, dato che così ha evitato anche uno dei drammi più angosciosi per ogni sposa: scarpe nuove da tenere ai piedi una giornata intera. A questo punto sorge un dubbio: sappiamo cosa Beatrice avesse di vecchio e di prestato, immaginiamo che come si fa di solito qualcosa di blu, magari un fiocchetto, fosse cucito all’interno dell’abito. Ma di nuovo, alla fine, cosa indossava? Forse il velo, sul quale invero non si ha alcuna informazione. Estremamente elegante anche il tema scelto, che sembra sia stato il giardino segreto, incarnazione perfetta di un matrimonio se non proprio segreto, sicuramente riservato. Se poi avessero eseguito anche brani da Il matrimonio segreto di Cimarosa avremmo raggiunto davvero la perfezione!
L’ultima parola è simbolo. Le nozze sono un rito di passaggio, dunque un momento fortemente simbolico. La regalità lo è altrettanto, e a me sembra che questo royal wedding sia riuscito a fare una sintesi molto efficace tra i due sistemi simbolici. Su un giornale britannico ho letto un commento che condivido assai: si può interpretare questo matrimonio come la dimostrazione dell’essenza della regalità, che non è ostentazione, lusso, glamour, ma atemporalità, rigore, rispetto per la tradizione e capacità, attraverso questa, di guidare un cambiamento. E naturalmente rispetto delle regole: oltre al distanziamento, sappiamo che durante il rito non sono stati cantati gli inni, parte integrante della liturgia anglicana, e al loro posto eseguite delle musiche, e così l’inno nazionale è stato suonato ma non cantato. Naturalmente anche Beatrice ha replicato uno dei gesti di più alto valore simbolico ripetuto da tutte le royal brides a partire dalla Queen Mother nel 1923, e il suo bouquet è stato deposto sulla tomba del Milite Ignoto, a Westmister Abbey.
God save the Queen, e pure le sue nipoti.
Se vi foste persi il post sulla mise della sposa lo trovate qui Here comes the bride!
Parliamo finalmente del nostro argomento preferito: la mise della sposa.
La tiara è la Queen Mary’s Fringe, che la nonna della Regina si fece realizzare nel 1919 dal gioielliere Garrard by E. Wolff&Co. usando dei diamanti provenienti da un altra diadema/collier, dono ricevuto da Queen Victoria per le nozze e indossato quel giorno, il 6 luglio 1893.
Il modello a raggiera, detto fringe cioè “a frange” divenne molto popolare nella seconda metà dell’Ottocento, quando la Russia, la sua cultura e il suo stile esotico divennero di gran moda. Il fringe deriva infatti dal kokoshnik, tipico copricapo femminile russo, e divenne popolarissimo presso le corti di tutta Europa, talmente apprezzato che spesso in famiglia se trova più di un esemplare. Questa tiara infatti è spesso confusa con quella appartenuta alla Regina Consorte Adelaide e indossata anche da Queen Victoria, che ora viene utilizzata esclusivamente come collana. Ma Sua Maestà ne ha ancora un’altra, di linea più compatta e priva delle punte che separano gli elementi, appartenuta alla bisnonna regina Alexandra, sorella della zarina Maria Feodorovna.
Una delle ragioni della grande popolarità del modello sta anche della facilità con cui può passare dalla versione tiara a quella collier; poi certo bisogna maneggiare con cura, perché accadde proprio all’allora Princess Elizabeth di andare all’altare con la struttura della tiara spaccata a metà e risaldata in tutta fretta. Anche la royal bride dell’anno scorso, Lady Gabriella Windsor, ha fermato il suo velo con una fringe, la Kent City of London, dono di nozze alla nonna Marina (anche lei all’altare con una fringe, prestito della madre russa), così come Tatiana Santo Domingo per il matrimonio religioso con Andrea Casiraghi a Gstaad, nel 2014. Anche in quel caso matrimonio in forma privata, sposa in fringe.
Prima di Beatrice e dopo Her Majesty solo un’altra royal bride è andata all’altare con la Queen Mary’s Fringe tiara: la Princess Royal, Anne, il 14 novembre 1973, quando sposò Mark Phillips.
L’abito era forse l’elemento più atteso, ed è stato sicuramente il vero coup de théâtre. Smontando ogni speculazione, smentendo ogni previsione, Beatrice ha sposato Edoardo con un vestito appartenuto alla nonna.
Opera di Norman Hartnell, che oltre ad aver creato il White Wardrobe per la Queen Mother quando era Queen Consort, oltre all’abito dell’incoronazione per Her Majesty, realizzò anche gli abiti da sposa per entrambe le figlie di George VI, Elizabeth nel 1947 e Margaret nel 1960. Proprio agli anni ’60 risale quello indossato da Beatrice, in Peau De Soie avorio con scollatura quadrata sottolineata da una fascia di cristalli. Il busto e i fianchi sono delineati da altri cristalli disposti in lunghe file che terminano con un elemento a forma di diamante, da cui si aprono le pieghe della gonna.
La Regina ha indossato l’abito per la State Opening of the Parliament nel 1966 (o 1967) dopo averlo sfoggiato alla prima di Lawrence d’Arabia, il 10 dicembre 1962.
Sembra però che questa mise abbia debuttato in Italia, il 4 maggio 1961 durante la visita di stato; un omaggio all’origine dello sposo? Mi piace pensare di sì.
Mi è tornato in mente di aver visto l’abito dal vivo esposto a Buckingham Palace. Non nella celebre mostra Fashioning a Reign del 2016 che celebrava i 90 anni della sovrana, ma nella Dress for the occasion, allestita nel 2006 per i reali 80. Vestito bello, non bellissimo, nello stile dell’ultimo Hartnell, alla ricerca di un equilibrio tra la pomposità regale e le linee pulite degli anni ’60.
L’abito originale è stato rimodellato per Beatrice: aggiunte delle piccole maniche d’organza, tolte le sottogonne e aggiunta all’orlo una fascia orizzontale.
E qui cascò l’asino, perché il restyling è opera dei fidati stilisti di Sua Maestà, Angela Kelly e Stuart Parvin, e quest’ultimo è il creatore dell’abito da sposa di Zara Phillips, che presentava lo stesso incomprensibile orlo. Ma è una fissazione!
Cosa pensa Lady Violet del vestito? Punto primo: le maniche. Erano necessarie, perché nessuna sposa reale, soprattutto se principessa di sangue, si presenterebbe in chiesa sbracciata; non si fa e basta, Enzo Miccio se ne faccia una ragione. Solo che il modello nasce con due bretelle cui è difficile agganciare alcunché. La scelta dell’organza mi sembra assolutamente corretta vista la pesantezza del tessuto del vestito, ma francamente avrei preferito una manica più aderente e magari lunga fino a sfiorare il gomito, che tutto sommato avrebbe evocato la verticalità della decorazione.
Della fascia (non è una balza, che è pieghettata o arricciata) abbiamo già detto, escludo che sia servita ad allungare l’abito dato che Beatrice è poco più alta della nonna – se ci fate caso, la decorazione arriva grosso modo alla stessa altezza del fianco per entrambe – oltre al fatto che togliendo le sottogonne l’abito diventa ovviamente più lungo (e dato che neanche lo sposo è altissimo tendo a escludere che Beatrice abbia usato tacchi vertiginosi). In sintesi: se l’abito fosse stato creato proprio per questo matrimonio non l’avrei apprezzato, anche perché una decorazione di cristalli così importante per un matrimonio in campagna, per di più di mattina (e in piena estate) non è la scelta più adatta. Ma ciò che rende le nozze di Beatrice uniche e speciali è questo mix straordinario e inedito di regalità contrapposta a una familiare intimità, per cui alla fine mi piace tutto: sia l’abito riciclato (che è pure una scelta assai ecologica!), sia la tiara portata sui capelli selvaggiamente sciolti, sia il delicato bouquet di fiori – composto da rose color porcellana e rosa antico, come i fiori di pisello odoroso, gelsomino e il rametto di mirto tradizione di tutte le royal brides inglesi – tenuto insieme dal più rustico dei materiali, la juta.
Questo matrimonio è davvero one of a kind: nulla ha in comune con gli altri royal wedding – né di serie A né di serie B – e neanche con i classici country wedding tipicamente inglesi, che tanto amiamo quando li leggiamo nei libri di Jane Austen o li vediamo al cinema (in film spesso tratti dai libri di Jane Austen).
È il primo royal wedding eclettico a memoria d’uomo. Anzi, di Lady.
Lo so, speravamo di vedere almeno oggi qualche fotografia del matrimonio di Beatrice ed Edo. Purtroppo sono passate le 22.30 e nulla è uscito, dunque dobbiamo aspettare e sperare. Però ho pensato di non far tramontare la giornata senza una piccola notizia su Her Majesty, che con oggi siede sul trono di St James da esattamente 25.000 giorni. Tanti ne sono trascorsi infatti da quel 6 febbraio 1952, quando la morte del padre George VI la rese Regina.
E proprio al padre apparteneva la spada con cui ieri ha investito del cavalierato l’eroe di guerra (e di fund rasing) Capitano Tom Moore. Non perdete il video della cerimonia, adoro il momento in cui con vezzosa praticità appoggia la borsetta sul trono sistemato all’aperto. E abbiamo almeno la possibilità di vedere la sua mise, la stessa indossata per assistere al matrimonio della nipote: molto bello il soprabito movimentato da gruppi di pieghe che partono dalle tasche.
Sir Tom, che vuole continuare ad essere chiamato Capitano, alla domanda di un giornalista se fosse nervoso ha risposto: no, so che lei l’ha già fatto altre volte. Dio salvi la Regina e lo humour britannico!