Braccia rubate all’agricoltura? Giammai!
Il Duca di Sussex dimostra di essere da bosco e da riviera, e con gli alunni della scuola (cattolica) St, Vincent di Acton, West London, oggi ha piantato alcuni alberi. E perché tra tanti membri della royal family è andato proprio lui? Sarà forse quello che se la cava meglio con la zappa? Nulla di tutto ciò, Harry è stato coinvolto per il suo ruolo di Presidente del Queen’s Commonwealth Trust. L’iniziativa odierna è stata organizzata nell’ambito delle attività del Queen’s Commonwealth Canopy, un originale progetto dedicato alla conservazione delle foreste e del patrimonio boschivo che coinvolge tutte le 53 nazioni che fanno parte del Commonwealth.
Dimenticate le scarpine scamosciate da ballerino indossate dal nostro duca, sedetevi comodi e gustatevi il breve video con la regal zappata (anche se Lady Violet ha l’impressione che l’attrezzo brandito con tanta virile sicurezza sia una pala, ma va bene lo stesso). https://www.youtube.com/watch?v=2sMlN0lhBbw
Spring is coming!
Oggi Her Majesty e laDuchessa di Cambridge hanno visitato – in una occasione che le vede insieme da sole per la prima volta – il King’s College, prestigiosa università londinese con sede sullo Strand, dove la regina ha inaugurato la nuova Bush House. La duchessa ha lasciato il cappotto nell’armadio, indossando un pesante abito di Catherine Walker in tweed melange bianco e nero con dettagli in velluto nero, con accessori ugualmente black. Capisco la scelta, data l’abitudine della sovrana di prediligere colori sgargianti le royal ladies che la accompagnano probabilmente preferiscono andare sul sicuro con tonalità neutre, onde evitare l’effetto pappagallo. Capisco pure che la loro meta era l’università, ma la nostra Catherine proprio da scolaretta si doveva vestire? Sua Maestà in total pink (nonostante lo scollo tagliato con l’accetta) quasi quasi è più fresca di lei! Insomma, arriva la primavera e tra poco le calze pesanti finiranno in fondo al cassetto. Si possono scoprire le gambe e osare colori più allegri, però lo stile girlie è sempre meglio lasciarlo alle feste in stile Grease.
Ieri Charles ha iniziato la sua visita incontrando il Governor-General Sir Emmanuel Nevic Cenac – il signore con folta capigliatura bianca a sinistra della foto, il cui ritratto è appeso sulla parete di fondo – e il Primo Ministro Allen Chastanet. Saint Lucia fa parte del Commonwealth, e dunque il capo di stato è Elizabeth the Great, of course.
Dato che i britannici in generale, e i reali in particolare, in questo campo sono imbattibili, c’è sempre il momento simpatia consistente nell’omaggio del trifoglio alla mascotte del reggimento, in questo caso il levriero irlandese (avanguardia pura!) a nome Domhnall (indovinate? classico nome irlandese! tipo quei mastini napoletani che si chiamano Gennaro). 
Se nella recente visita in Irlanda del Nord era toccato a Catherine, oggi è stato William a mettersi dietro il bancone della Brains Brewery, storica birreria di Cardiff e sponsor della Wales Rugby Union. William era nella capitale gallese per assistere al match del torneo Sei Nazioni; il Galles ha sonoramente sconfitto l’Irlanda per 25 a 7, conquistando così il Grande Slam. E mentre i gallesi lunedì si godono una giornata di festa per celebrare la vittoria, con uffici e scuole chiusi, noi che coerentemente abbiamo perso tutte le partite ci consoleremo con l’ennesimo cucchiaio di legno. Alla fine avremo un servizio da dodici!
Torta al cioccolato, due candeline azzurre più due di quei diabolici candelotti (li detesto, e sono pure dannosi perché la combustione provoca la caduta di particelle di metalli pesanti sulla torta). Sarà il look impiegatizio del principe, sarà il sottotorta di carta su vassoio d’argento, il tutto ha un’aria un po’ mesta. Per fortuna ci sono i gemelli a movimentare la scena! Soprattutto Gabriella, che sembra più aperta e allegra del fratello, e sembra anche somigliare a nonna Grace, mentre Jacques ha ripreso l’aspetto convenzionalmente teutonico della madre. In gioventù Albert era veramente il prototipo del principe azzurro, biondo, sportivo, colto, gentile. Col passare degli anni ha perso molti capelli e gran parte di quell’aura incantata, mantiene una certa piacevolezza ma è ormai più un cugino affidabile che un eroe romantico. Come il Principato su cui regna, gran parte del glamour dei tempi d’oro è evaporato, e la mogia presenza della sua sposa non aiuta. Ancora una volta, speriamo nei gemelli!
Nonostante sia noto che la puntualità è la cortesia dei rei, la Reina è arrivata con venti minuti di ritardo, attribuito all’immancabile traffico. Nell’attesa, Charles se n’è andato a sbirciare i quadri per fatti suoi, ma all’arrivo della sua ospite si è fatto trovare al suo posto nella Sainsbury Wing, ha salutato Letizia con due baci sulle guance seguiti da un baciamano, e l’ha accompagnata alla scoperta della mostra. Da parte sua la Reina, in abito Carolina Herrera a fiori stilizzati con accessori blu scuro, i capelli spettinatissimi in una coda di cavallo, ha distribuito il suo charme per ogni dove, mostrando un’ottima conoscenza sia del pittore sia della lingua inglese.
Beatrice di York è arrivata col suo boyfriend Edoardo Mapelli Mozzi, rendendo pubblico un amore nato lo scorso ottobre e finora rimasto al riparo da sguardi indiscreti. Lei indossava un raffinato abito in velluto di Azzedine Alaïa (in vendita su NET-A-PORTER per la modica cifra di 5.660 sterline) che purtroppo non le donava affatto – tanto che più di uno ha commentato che più che sul red carpet la nostra Bea era nel red carpet – con l’aggravante delle scarpe Jimmy Choo in velluto blu con borsa e calze nere.
Un impegno che deve essere stato piacevole per la duchessa che in Canada, a Toronto, ha vissuto durante i sei anni in cui ha girato Suits; e naturalmente non è mancato l’omaggio per baby Sussex di un body col simbolo nazionale, la foglia d’acero. Canadese anche la sua mise, un insieme abito più cappotto in verde bosco firmato Erdem. Ho trovato deliziosa Meghan col modello che ricorda gli anni ’60, molto adatto anche al suo stato. Poi ho visto quelle decorazioni nere luccicanti sparse in ogni dove, e tornarmi in mente l’episodio che sto per raccontarvi è stato un attimo.
Scriveva su alcune riviste che comprava la mia mamma, e fu leggendo la sua posta del cuore su Grazia che sviluppai una passione per lei, il suo garbo, l’intelligenza, lo humour. Era la metà degli anni ’70 quando ricevette la lettera di una promessa sposa che le chiedeva un parere sull’abito da indossare nel gran giorno. Non essendo più illibata, la fanciulla escludeva il bianco e si era orientata su un completo gonna a ruota più gilet (assai di moda dopo la leggendaria collezione russa di Saint Laurent del 1976) da realizzare in panno verde chiaro. Grazie all’abilità di una cugina, la nubenda pensava di movimentare la sua mise facendo ricamare sparse qua e là delle note musicali nere, che avrebbero alluso alla professione del promesso sposo, che suonava in un’orchestrina. «Cosa ne pensa?» domandava l’incauta «che effetto farebbe?» «L’effetto di un’ecatombe di mosche su un gelato al pistacchio» fu la lapidaria risposta.