Dalla cronaca alla storia (dell’arte)

Sapevamo già che la Duchessa di Sussex sarebbe stata la protagonista della September Issue di Vogue UK; è tradizionalmente il numero più importante dell’anno, quello che presenta la linea editoriale per i 12 mesi seguenti. Confesso di aver pensato alla copertina, come accaduto in passato con Catherine, e prima ancora con Diana. Invece ho scoperto che quando Meghan ha ricevuto l’invito ha rilanciato proponendosi come guest editor, direttore ospite, per quel numero. Accettata la proposta, la decisione sui temi da trattare non vi sorprenderà troppo: persone in grado di generare un cambiamento nella società. All’interno due interviste della duchessa, l’una a Michelle Obama, l’altra a suo marito il duca. Il quale, secondo l’inevitabile spoiler, avrebbe dichiarato di volere solo due figli, come contributo all’equilibrio del pianeta. E speriamo che con la moglie ne avessero già parlato, e che non sia stata una sorpresa anche per lei. vogueuk sept issueIn copertina quattro file con quattro riquadri ciascuna: ci sono Greta Thumberg, Jacinda Ardern – giovane ed energica premier neozelandese – e altre signore brillanti e impegnate, tra cui le attrici Jane Fonda e Salma Hayek. Le donne ritratte però sono solo quindici, nel sedicesimo riquadro c’è uno specchio, in modo che anche chi acquista il magazine possa vedere il suo viso tra gli altri; insomma un modo per dire che chiunque può essere parte del cambiamento. La trovata è carina, ma certamente non nuova, è stata già usata varie volte su copertine di libri e riviste. E se a questo punto foste interessati a sapere chi per primo ha avuto l’idea, siete nel posto giusto.

Dobbiamo tornare indietro di oltre un secolo, nella Parigi del primo Novecento, dove un gruppo di giovani artisti sta rivoluzionando la pittura. Si chiamano Braque, Delaunay, Modigliani, Duchamp, Picabia, e naturalmente Picasso, che cinque anni prima ha scomposto in forme geometriche le figure di cinque fanciulle, prostitute a Barcellona nella calle Avignon. Sono Les demoiselles d’Avignon, con loro è nato il cubismo. Nel 1912 Picasso viene ritratto – ovviamente in stile cubista – da un giovanissimo pittore madrileno, Juan Gris; nello stesso anno Gris realizza Le lavabo, un olio su tela cui vengono aggiunti, con la tecnica del collage, frammenti di carta e di specchio.

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Juan Gris. Le lavabo, 1912. Olio e collage su tela. Collezione privata

L’idea di rendere chi guarda parte dell’opera la si deve a lui.

Sicuramente Gris conosce bene il museo più importante della sua città d’origine, il Prado, e probabilmente si è ispirato a uno dei capolavori dell’arte spagnola – e mondiale – che il museo custodisce: Las Meninas, di Diego Velázquez.

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Diego Velázquez. Las Meninas, 1656. Madrid, Museo Nacional del Prado

Nell’opera – ambientata nello studio del pittore all’interno del Real Alcázar di Madrid – sopra la testa dell’Infanta Margarita c’è uno specchio, in cui si vedono i sovrani genitori della bambina: Felipe IV e la sua seconda moglie Maria Anna d’Austria. Molti studiosi ritengono che proprio lo specchio sia il punto centrale del quadro: per la presenza del re, o per il tentativo di rendere protagonista l’osservatore, esercitato anche attraverso un complesso gioco di scorci prospettici.

All’inizio di questo post parlavamo di generare il cambiamento; è una riflessione che facciamo raramente, ma in ogni società è la cultura per prima a farlo. E l’arte, che è il suo braccio armato, influenza le nostre vite e le nostre scelte più di quanto pensiamo.

La foto del giorno – 29 luglio

Accidenti che notizia! Greta Thunberg ha annunciato che in agosto parteciperà al vertice delle Nazioni Unite per l’emergenza climatica, e ha trovato il modo per raggiungere New York a emissioni zero, in un modo perfettamente in linea con i suoi obiettivi di contenimento di ogni forma di inquinamento. Come ci va? Ce la porterà un principe (più o meno), non a bordo del suo destriero, ma di un veliero. Proprio così, a darle un passaggio sul Malizia II, una barca da regata da 60 piedi sarà Pierre Casiraghi. pierre casiraghi sailingPotreste immaginare una coppia più improbabile? E non pensate male, il veliero si chiama Malizia in ricordo di Francesco Grimaldi, capostipite della casata che regna sul Principato dal 1297. Così lo ricorda una lapide in cinque lingue – tra cui l’italiano – accanto alla statua eretta in suo onore nei pressi del Palais Princière

«Storia di Francesco Grimaldi detto Malizia. L’8 gennaio 1297, di sera, Francesco Grimaldi riesce con uno stratagemma a impadronirsi della fortezza costruita dai genovesi sulla rocca di Monaco: travestito da monaco, si fa aprire le porte e prende di sorpresa le guardie. Diventa così il primo Grimaldi a regnare su Monaco. In ricordo di questo episodio è stato soprannominato Malizia, ossia furbo

E alla moglie Beatrice, che è sempre una giornalista, una bella esclusiva mondiale, I presume!

Jackie, la donna che visse tre volte (parte prima)

Compirebbe novant’anni oggi Jacqueline Lee Bouvier, poi Kennedy, poi Onassis, per sempre Jackie. JackieNasce a Southampton, sobborgo chic di New York affacciato sull’oceano. Il padre, John Vernou Bouvier III è un fascinoso agente di cambio detto Black Jack per l’abbronzatura perenne e le numerose eccentricità; discende da un ebanista di Pont-Saint-Esprit, nel Sud della Francia, giunto a Philadelphia dopo aver combattuto nelle guerre napoleoniche. La madre, Janet Norton Lee, viene da una famiglia d’origine irlandese che fonda il suo benessere sulle proprietà immobiliari; nutre la ferma convinzione che ogni ragazza abbia bisogno di un marito, naturalmente il più ricco possibile. Nonostante la nascita di una seconda bambina, Caroline Lee (morta quest’anno, ne abbiamo parlato qui A Royal Calendar – 3 marzo 1933 ) il matrimonio non dura: Jack è un uomo dalle grandi passioni: donne, alcool, cui si aggiunge l’amore per il rischio, che gli fa rischiare anche il patrimonio in investimenti avventati, e nel 1940 arriva il divorzio.

Per la piccola Jackie, legatissima al padre – che la chiama la più bella bambina che un uomo abbia mai avuto – è un brutto colpo, ma ne rafforza il carattere e lo spirito indipendente. Fedele ai propri principi, Janet si risposa due anni dopo; questa volta lui è il petroliere Hugh Auchincloss; madre e figlie lasciano New York e vanno ad abitare in Virginia, nella grande tenuta di famiglia. Una famiglia allargata: Hugh ha tre figli da un precedente matrimonio e con Janet ne avrà altri due, una femmina e un maschio. Jackie, intelligente e sportiva, è un’ottima amazzone e un’ottima studentessa; è anche molto graziosa, anche se non bella in senso classico, ha fascino e classe. jackie debutanteNel 1947 entra in società – e viene incoronata debuttante dell’anno – poi si iscrive a Vassar, esclusivo college femminile; orgogliosa delle sue origini va a studiare un anno in Francia, tra la Sorbona e l’Università di Grenoble, poi torna negli USA e si laurea in Letteratura Francese alla George Washington University. È il 1951. Vince uno stage di un anno nella redazione di Vogue: sei mesi nella sede di New York e sei in quella di Parigi, ma rinuncia; secondo la sua biografa Barbara Leaming il direttore sarebbe contrariato dal fatto che a 22 anni non è ancora sposata: un problema in società. Oppure c’entra il fidanzamento con John G. W. Husted Jr, un giovane agente di cambio figlio di amici di famiglia; si parla di un matrimonio a giugno, ma poi Jackie ci ripensa, e mette fine all’idillio. Di nuovo nella capitale federale, trova un impiego al Washington Times-Herald dapprima è solo una receptionist part-time, ma poi ottiene un incarico da fotocronista. jackie reporter

A maggio del 1952 è a un dinner party quando Charles Bartlett, che è amico di entrambi, le presenta un giovane politico del Massachussets, John Fitgerald Kennedy. Si piacciono subito; lui è alto bello, simpatico, affascinante; si prepara a correre per un seggio al Senato e a novembre viene eletto. La storia tra loro in quei mesi è diventata seria, e probabilmente già in quella occasione Jackie riceve una proposta di matrimonio. Non saprei dirvi se lui cercasse moglie, aspetto che per un politico nell’America degli anni ’50 ha la sua importanza; sicuramente suo padre Joseph, cerca una First Lady. Il patriarca ha le idee chiare: il suo primogenito un giorno vivrà alla Casa Bianca. Poi il primogenito Joseph jr muore in guerra, e allora si concentra sul secondogenito John, che tutti chiamano Jack; cambia il figlio, non l’ambizione. Jackie prende tempo, non è sicura, poi la sua vita si incrocia con un’altra icona del Novecento (e non solo). Da questo lato dell’Atlantico, il 1952 è l’anno della morte di Re George VI, al suo posto sul trono siede ora la figlia Elizabeth. La giovane regina viene incoronata a Londra il 2 giugno 1953, e Jackie viene inviata dal suo giornale a seguire l’evento; mentre è in Inghilterra riceve una telefonata da Jack, che le rinnova la sua proposta. Questa volta accetta, e il fidanzamento viene annunciato il 25 giugno.

Riceve un anello Van Cleef&Arpels composto da un diamante di 2,88 carati abbinato a uno smeraldo di 2,84 carati, con piccole baguettes; a un certo punto verrà rimaneggiato, con l’aggiunta di altri piccoli diamanti a navette. jackie weddingLe nozze del’anno si tengono a Newport sabato 12 settembre 1953; cerimonia religiosa  nella cattolica di St.Mary’s Church con 800 invitati, che diventano 1200 al ricevimento nella tenuta di Hugh Auchincloss, il patrigno di Jackie, che l’accompagna all’altare. jackie wedding dressIn effetti anche John Bouvier è a Newport, ma non è chiaro se sia la ex moglie a proibirgli di svolgere il suo ruolo di padre della sposa, o se è lui ad essere troppo ubriaco (morirà quattro anni dopo per un tumore al fegato, probabilmente favorito dall’alcolismo). Janet sceglie anche l’abito da sposa, e impone alla figlia una creazione di Ann Lowe, famosa sarta afroamericana di New York, che non le piace e non la rispecchia: 45 metri di taffetà di seta, un corpino aderente con maniche accennate su un’ampia gonna a ruota realizzata con uno speciale plissé – specialità della Lowe – e riccamente decorata con festoni e cerchi, plissettati anche loro, scanditi da piccoli fiori di cera. jackie wedding veilIl velo antico, appartenuto alla nonna della sposa, è trattenuto sul capo da una piccola cuffietta in pizzo, un’acconciatura tipica degli anni ’50.

I primi anni di matrimonio non sono semplici, tra problemi di salute, difficoltà a concepire e i continui tradimenti di lui. Nel 1955 Jackie ha un aborto, l’anno dopo dà alla luce una bimba morta, che viene chiamata Arabella; finalmente il 27 novembre 1957 nasce Caroline (e sembra che in questa occasione si consumi il più imperdonabile dei tradimenti, tra John e Lee, sorella di Jackie). jackie jack carolineIntanto nel 1956 Jack vorrebbe affiancare come vice Adlai Stevenson nella corsa alla casa bianca, ma il partito gli preferisce il senatore del Tennessee Estes Kefauver. jackie&jackSi sa come finisce: il Presidente Eisenhower viene riconfermato; ora i Democratici hanno tre anni per trovare il candidato ideale. Il due gennaio 1960 Jack lancia la sua corsa alla Casa Bianca, ottiene la nomination e l’otto novembre, dopo un finale al cardiopalma in cui saranno decisivi i voti dell’Illinois, John Fitgerald Kennedy diventa il trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Due settimane dopo Jackie, che lo ha seguito e sostenuto durante tutta la faticosa campagna elettorale, partorisce un maschietto che viene chiamato come il padre. Dal suo letto d’ospedale la futura First Lady inizia a pianificare il suo ruolo. Negli anni il suo buon gusto innato si è evoluto in uno stile raffinato; Micol Fontana raccontava di aver avuto come cliente la moglie del giovane senatore, che aveva l’abitudine di selezionare gli abiti preferiti per poi lasciar scegliere al marito cosa acquistare. Ora farà da sola, Jackie diventerà l’immagine di una presidenza che si propone come New Frontier. Ha bisogno di uno stilista americano, e lo trova in Oleg Cassini, che la trasformerà in un’icona. jackie jack paradeIl mito di Jackie sta nascendo.

 

 

 

 

Le nozze di Louis e Marie

Ci hanno fatto aspettare a lungo ma alla fine ecco le foto! louis marie civil weddingIl modello dell’abito per le nozze civili – una tuta, in verità – lo avevamo conosciuto grazie al bozzetto, questo è il suo aspetto dal vero. Certo non è che si veda tanto, non si possono valutare né l’aspetto generale né il fitting, ma basandomi su questa sola immagine non mi dispiace. Magari è una mise adatta più a un party che a un matrimonio, però per una cerimonia civile, molto riservata, in piena estate, per una ragazza giovane dalla bellezza esotica è una scelta insolita e interessante.

Finalmente oggi pomeriggio il matrimonio nella Cattedrale del Principato; un omaggio che Louis ha voluto espressamente in memoria del nonno, morto quando lui era ancora piccolo, che proprio qui sposò la sua principessa. louis marie wedding carLa sposa è arrivata a bordo di un’auto d’epoca, seduta da sola sul sedile posteriore. Francamente avrei evitato la decorazione floreale sul parafango e soprattutto quei due fiocchi che decorano mosciamente le maniglie. louis marie wedding 3Belli e molto innamorati gli sposi, niente di che l’abito di Marie: il solito modello in pizzo con gonna ampia, con l’aggravante di un corpino che schiaccia il già esile décolleté. louis marie wedding 2I capelli spettinati che sbucano alla rinfusa da sotto al velo non li commento neanche, sapete già come la penso. Ma poi, con queste temperature, non fanno ancora più caldo?

Tutti insieme appassionatamente sulle scale della chiesa: commovente la mamma dello sposo vestita da signora, abito al ginocchio e filo di perle. Pessima invece l’attuale moglie del padre dello sposo; fossi stata in lei avrei fatto un passo indietro, soprattutto se abbigliata da hostess di una linea area secondaria. louis marie weddingBrutti gli abiti delle damigelle, il colore è veramente inguardabile. Sorridenti alle spalle degli sposi gli zii di lui: c’è Albert e Caroline accanto a lui, con pamela monstre; non c’è Charlène, che ha brillato per assenza praticamente a tutti i matrimoni dei nipoti acquisiti. D’altronde è comparsa ieri sera al Gala de la Croix Rouge, sia mai prendiamo il vizio di vederla troppo. Pamele enormi anche per le due nuore di Caroline, Tatiana e Beatrice, che con un movimento repentino rischia di accecare l’incolpevole Alexandra; le vedete in alto a sinistra, mentre sempre a sinistra, subito dietro le damigelle, ci sono gli altri sposi dell’anno: Dimitri e Charlotte, in abito corto a pois. L’impressione generale è quella di un matrimonio certo non particolarmente principesco, ma allegro e sentito. Però una domanda è inevitabile: chi, e perché, ha ammassato così sui gradini lo strascico e il velo, con l’effetto di una meringa spiaccicata?

Un weekend monegasco

Come sempre durante l’estate i riflettori si accendono sul Principato, ma il weekend che ci aspetta è particolarmente ricco.

Si comincia venerdì sera col tradizionale Gala de la Croix Rouge; ai tempi di Grace era senza dubbio l’evento clou della stagione  e ha sempre il suo fascino, anche se l’allure dei tempi d’oro s’è offuscata parecchio.

gala croix rouge 1982

1982, l’ultimo ballo con Grace

È una delle occasioni cui Charlène non può sottrarsi, ed è anche una delle occasioni in cui abbandona Akris in favore di maison più blasonate, condizione necessaria ma non sufficiente a garantire il risultato; l’anno scorso, ad esempio, Atelier Versace la riempì di squame (ecco il post Breaking news! Le prime immagini del Bal de la Croix Rouge a Montecarlo ).

louis marie

(Ph. Marc Piasecki/WireImage)

Sabato la scena si sposta sulla rocca, per le nozze del primo figlio, e unico maschio, della principessa Stéphanie: Louis Ducruet impalmerà la fidanzata Marie Chevallier con una doppia cerimonia, civile e religiosa. L’esotica fanciulla ha conquistato il cuore dell’innamoratissimo Louis, ma finora le mise che le abbiamo visto indosso non sono state proprio entusiasmanti, per dir così, dunque c’è una certa curiosità per il suo abito (o meglio gli abiti) da sposa, con un piccolo colpo di scena. Nell’intervista prenuziale rilasciata a HelloMonaco (magazine e relativo sito a me finora sconosciuti, che non credo siano parte della grande famiglia di Hello ¡Hola! e riviste sorelle, anche se ne ho scoperto l’esistenza proprio sulla rivista spagnola) lo sposo ha rivelato parte del segreto più segreto di ogni matrimonio: l’abito della sposa, appunto.

Di cui resta naturalmente da scoprire il modello, ma conosciamo la creatrice: Mademoiselle Pauline Ducruet, stilista alle prime armi e sorella di (anche figlia di e nipote di, ma qui non è importante). E dopo aver assegnato a una delle future cognate l’incarico principale, Marie ha assoldato l’altra, Camille, tra le sue damigelle. Insomma, non avrà la leggendaria bellezza di nonna Grace né lo stile ultrachic di zia Caroline, ma la futura Madame Ducruet dimostra di essere già una donna di mondo.

 

P.S. In questi giorni Albert II è in Sudafrica (meta del viaggio che faranno in autunno i Duchi di Sussex) e ha partecipato ai Rhino Conservations Award, per la protezione del rinoceronte (attività in cui Harry è molto impegnato, ma con un’altra organizzazione). Albe’ mo non ti ci mettere pure tu eh.

Le foto del giorno – 23 luglio

Pomeriggio ecologico per il Duca di Sussex, che nel castello di Windsor ha ricevuto Dame Jane Goodhall, la famosa etologa inglese che ha dedicato quarant’anni della sua vita allo studio degli scimpanzé in Tanzania. harry & jane goodhall 2Un pomeriggio dedicato a Roots & Shoots, il programma di educazione alla sostenibilità rivolto soprattutto alle giovani generazioni per promuovere l’idea che Ogni essere vivente è importante. Ognuno ha un ruolo da svolgere. Ogni individuo fa la differenza. Parlando ai ragazzi intervenuti, provenienti da vari continenti, Harry ha citato  un insegnamento ricevuto dalla nonna regina: a volte le situazioni sembrano troppo complicate e i problemi troppo grandi, ma non è una ragione per non agire: migliaia di piccole azioni possono fare la differenza e innescare il cambiamento.

Il duca ha anche affrontato il tema della quantità spropositata di plastica usta per confezioni e imballaggi, argomento che sta molto a cuore anche al padre Charles (e dovremmo iniziare a rifletterci anche noi se già non lo facciamo). harry & jane goodhallIn conclusione, foto di gruppo con deliziosa mascotte: Bella la Cockapoo, incrocio tra cocker spaniel e barboncino.

A proposito di compleanni…

Il 15 ottobre prossimo Sarah Duchessa di York compirà sessant’anni, e già si rincorrono le voci di un party favoloso, ricchissimo di glamour e affollatissimo di vip. Forse per prepararsi all’evento, la duchessa ieri era a Capri dove ha partecipato alla festa per i sessanta di un vecchio amico, il miliardario canadese Lawrence Stroll. Festa a tema, in stile Grande Gatsby. sarah charlestonE Sarah si è diligentemente vestita da Zelda: abito nero variamente frangiato, nastrino di passamaneria sulla fronte a trattenere gli sciolti capelli infuocati, lungo bocchino nero tenuto tra le mani guantate – guanti oltre il gomito eh – insieme alla clutch. Ma le infradito sono un omaggio ai famosi sandali capresi? sarah charleston 2Sarah ha il raro dono di sembrare sempre allegramente improbabile, che sia vestita Chanel (ma chi ce l’ha vista mai?) o charleston. Però diciamocelo, il party si è svolto a Villa Lysis dunque poteva andare anche peggio, poteva essere in stile Fasti di Tiberio. A questo punto però il dubbio mi assale: la sua sarà ispirata all’Inghilterra dei Tudor?

La foto del giorno – 20 luglio

Mettetevi nei miei panni, invero comodi e ovviamente assai stilosi: mettete insieme le origini abruzzesi e la passione per il tricot, e immaginate la mia reazione quando, in un pigro pomeriggio di mezza estate, mi appare l’immagine dell’adorato Prince Charles tra pecore e lana. Prince Wales Visits WoolcoolAvrà deciso di emulare il prozio Edward VIII che notoriamente amava il knitting? Colui che dopo l’abdicazione divenne il Duca di Windsor amava infatti tricottare, e realizzava dei capetti per l’adorata Wallis (che con lo stile che si ritrovava chissà quanto avrà gradito).

Nulla di tutto ciò: ieri il Principe di Galles ha visitato WoolCool, azienda inglese che si occupa sì di lana, ma riciclandola a lavorandola per realizzare imballi termostabili, destinati all’industria farmaceutica o al mondo del food (ad esempio le buste per il trasporto dei surgelati, per intenderci).

Avrei però un’obiezione: le pecore messe in quell’ordine, verde-bianco-arancio, evocano la bandiera irlandese; a un inglese, e pure principe, non si fa!

Dia retta a Lady Violet,  Your Royal Highness, mandi le sue misure, che con certe amiche mie fate del tricot le facciamo un pullover in vera lana di pecora abruzzese, magari tinta col Montepulciano. Montepulciano d’Abruzzo, of course.

Piccole principesse crescono

Veramente a vista d’occhio crescono le principesse olandesi, ritratte con i genitori nella tradizionale sessione fotografica estiva, davanti al palazzo Huis ten Bosch dell’Aja, oggetto di una recente, profondissima e costosissima ristrutturazione. orange girls 2Sembrano più grandi della loro età – 12 anni Ariane, 14 Alexia e 15 e mezzo l’erede al trono Catharina-Amalia – e sono già altissime, cosa che non sorprende considerando l’altezza di entrambi i genitori. orange girlsIn effetti la primogenita sembra aver già superato il ragguardevole metro e 78 materno, come si vede nella foto in stile Tutti insieme appassionatamente, posa che dev’essere proprio una delle loro favorite, dato che non mancano mai di riproporla ad ogni nuovo ritratto familiare. Ed è interessante come già da ora si riesce ad intuire qualcosa della loro personalità: Catharina-Amalia la futura regina, Alexia la diva, Ariane la piccola di casa (e, ci scommetterei, la cocca di papà). Tutto piacevole e simpatico come sempre quando si parla della famiglia reale olandese, peccato per quella gonna baiadera della regina, che interrompe la romanticità bucolica degli abiti a fiorellini indossati dalle ragazze con un tocco à la Carmen Miranda. Máxima, come si fa a non amarla?

Assai più grande e definitivamente sbocciata Eugenie di York, che compare in questo post non tanto per l’abito a fiori di Alice&Olivia, che ne sottolinea la vita sottile e il décolleté – fiorente anch’esso – ma per l’attività umanitaria in cui è sempre più impegnata. eugenie anti-slavery eventDue anni fa la principessa ha fondato con l’amica Julia de Boinville The Anti-Slavery Collective contro ogni forma di moderna schiavitù, e qualche giorno fa ha accompagnato  a Westminster Abbey John Cotton Richmond, Ambassador-at-Large per la lotta al traffico di esseri umani del Dipartimento di Stato USA. eugenie anti-slavery event 2Insieme hanno visitato la tomba di William Wilberforce, l’uomo grazie al quale nel 1807 la House of Commons decretò l’abolizione del commercio degli schiavi. Il 26 luglio 1833 Wilberforce riuscì nel progetto più ambizioso: l’abolizione della schiavitù nelle colonie britanniche; morì tre giorni dopo e da allora riposa nel transetto nord dell’Abbazia. Lady Violet non può nascondere la propria ammirazione per Eugenie, che ha scelto di impegnarsi con serena determinazione in un campo brutto sporco e cattivo.

Le foto del giorno – 15 luglio

Sarà per la concomitanza con altri eventi, anche sportivi – primo fra tutti la finale maschile del torneo di Wimbledon – sarà perché è una disciplina che conosciamo poco e capiamo ancora meno, ma la vittoria dell’Inghilterra nel Campionato Mondiale di cricket da noi è passata praticamente sotto silenzio. Fieri ed entusiasti invece gli Inglesi, soprattutto considerando che non era mai accaduto; tra i primi a congratularsi col team che ha sconfitto la Nuova Zelanda il Principe di Galles e la Duchessa di Cornovaglia, che per festeggiare hanno inviato una bella torta. cricket cakeNon saprei dirvi quali siano le parti edibili, né quale il sapore, ma vi assicuro che trattasi di vero cibo, tanto che il commento affidato ai social è stato “sembra quasi brutto mangiarla… quasi!”. Camilla in CornwallForse per celebrare la storica vittoria Camilla, oggi in Cornovaglia col marito, ha indossato un abitino dello stesso azzurro dell’uniforme dei neocampioni (ma i giocatori di cricket non vestivano tutti di bianco?). Il modello a nervature che si aprono in piccole pieghe le dona davvero tanto, ma attenti il dettaglio, perché qui scatta il momento dress like a princess! Guardate la borsa della duchessa, in iuta col manico di bambù (usato perfino da Gucci per una creazione supericonica del 1957): posso assicurarvi che ce n’è una uguale in ogni casa dove si lavora all’uncinetto. Dunque si parte per la caccia al tesoro! E se non la trovaste potreste sempre farvela, ora che questo grande classico estivo ha anche il sigillo reale.