Inizia il conto alla rovescia: c’è la prima data per uno dei royal wedding previsti per l’anno prossimo!
(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)
Alexandra del Lussemburgo sposerà il fidanzato Nicolas Bagory in aprile; sabato 22 nella capitale del Granducato la coppia si unirà civilmente, una settimana dopo, il 29, verrà celebrato il matrimonio religioso nella chiesa Saint Trophyme a Bormes-les-Mimosas, in Costa Azzurra. Quello di Alexandra sarà dunque un delizioso matrimonio provenzale, che detto così sembra più piacevole di un royal wedding lussemburghese.
Non è nota la ragione di questa scelta inconsueta su cui immagino si parlerà; Lady Violet dal canto suo già pregusta un matrimonio tra i fiori selvaggi della Francia meridionale piuttosto che tra i rigidi stucchi del Lussemburgo (che romanticismo!). Non è consueta nemmeno la settimana di distanza tra le due cerimonie, ma ci siamo già scordati le nozze a puntate tra Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi? (se volete rinfrescarvi la memoria seguite il link A Royal Calendar – 1 agosto 2015).
Siccome a me i numeri piacciono molto, non ho potuto fare a meno di notare che l’annuncio viene dato oggi, a 39 anni di distanza dal giorno in cui Caroline de Monaco sposò Stefano Casiraghi, e che la data delle nozze religiose è la stessa scelta dagli attuali Principi di Galles, che quel giorno festeggeranno i dodici anni di matrimonio. Sempre lo stesso amore per i numeri mi aveva fatto scrivere un post dedicato a tutte le coppie che si sono sposate un 29, gruppo cui a breve si iscriveranno anche Alexandra e Nicolas. Buona lettura Quante spose il 29!
Francamente ignoro se King Charles beva caffè, e nel caso se preferisca l’espresso o quella sbobba tremenda che noi definiamo caffè americano, la cui principale funzione, I presume, è quella di sturalavandini; in ognuno caso il caffè di oggi è dedicato a lui.
Che ieri ha finalmente tenuto il suo primo discorso di Natale, rivolto alla nazione per la prima volta novant’anni fa dal bisnonno George V e diventato tradizione. Prima solo radiofonico poi, dal 1957, via televisione per decisione della defunta Regina la cui presenza ancora aleggia sulla Royal Family. E Charles bene ha fatto a dedicare a lei il suo primo Christmas broadcast, scegliendo addirittura di registrarlo nella St. George’s Chapel, dove lei è sepolta con marito genitori e sorella. Un discorso anche interessantemente politico, non solo per la citazione del personale sanitario – impegnato in una battaglia per contratti e salari – ma soprattutto nella sua veste di capo della Chiesa d’Inghilterra, un aspetto che noi forse tendiamo a trascurare un po’ ma che penso avrà un ruolo importante nel suo regno. Che Charles sia particolarmente attento ai discorso interreligioso è noto da tempo, in questo caso ho trovato notevole, e non scontato, il riferimento anche agli atei.
Citazioni anche per i working royals, dai principi di Galles alla sorella Princess Royal a fratello e cognata Conti di Wessex. Non pervenuti l’impresentabile Andrew di York – recentemente anche bandito da Buckingham Palace, dove non potrà avere più il proprio ufficio, né ricevere ospiti – e i californiani Duchi di Sussex&Montecito.
Poi certo, a noi è mancata un po’ l’attesa per scoprire la spilla che avrebbe scelto la Regina, e la ricerca per scoprirne i significati nascosti, ma se sapremo riconoscere a King Charles il suo spazio e riconoscere il suo valore, non ci deluderà.
Oggi si festeggia santo Stefano, dunque permettetemi di rivolgere gli auguri di Lady Violet a tutte le Stefania e gli Stefano che vengono a sedersi sul sofà. Passando dal sacro al profano, vi ricordo che oggi nel Regno Unito è Boxing Day, per tradizione il giorno in cui iniziano i grandi saldi invernali; se dunque siete in Albione, o più semplicemente fate i vostri acquisti online, datevi una mossa, che le occasioni migliori spariscono presto!
Entro in punta di piedi nel vostro Natale per degli auguri speciali.
Il disegno con la renna non è opera mia – che non so disegnare – ma di un piccolo uomo che un giorno sarà Re. Il giovane George sembra davvero aver ereditato il talento artistico di nonno Charles e del bisnonno Philip, e gli orgogliosi genitori hanno scelto questa creazione del primogenito per fare gli auguri (ottima mossa, va detto).
Aspettando il primo Christmas speech di King Charles, merry Christmas!
Pos o cash? Carta di credito o moneta? Qualunque sia la vostra preferenza, in Albione il nuovo regno ha compiuto un altro passo, e anche se i Britannici di solito usano i sistemi elettronici, la Bank of England oggi ha presentato le prime banconote col volto di King Charles III.
Sono 4 tagli da 5, 10, 20 e 50 sterline e l’impianto, col re posto di 3/4 sul lato destro, è simile a quelle precedenti, contrassegnate del viso della defunta sovrana.
Vi ricordo, nel caso aveste ancora le vecchie banconote, che sono ancora in corso e spendibili. Nel caso invece ne abbiate di un tipo fuori corso (può capitare, soprattutto se mancate dal Regno Unito da qualche anno) potete cambiarle gratuitamente alla Bank of England, a Londra, dove c’è un ufficio apposito. È anche un bel posto in Threadneedle St, accanto al vecchio Stock Exchange, un edificio che porterà dritti nei film di Mary Poppins. Lady Violet non vede l’ora di vederle. E di spenderle, ovvio.
Di martedì non nel senso della trasmissione di Floris, ma in quello che causa giornata tra il frenetico e il delirante il caffè di ieri ve lo offro oggi (e speriamo non si sia raffreddato!)
È in fondo una piccola storia, ma volevo raccontarvela, compreso il momento imprevisto, perché secondo me svela piuttosto chiaramente che persona è Charles e che re sarà. Mercoledì scorso, 14 dicembre, King Charles ha assistito a Westmister Hall allo svelamento della piccola targa che ricorda il luogo dove il feretro di sua madre ha ricevuto per quattro giorni l’omaggio pubblico, prima dei solenni funerali di stato, secondo una prassi che risale alle esequie di King Edward VII nel 1910.
Nel salutare le persone presenti, il sovrano si è chinato a raccogliere il bastone caduto a una signora, un gesto se volete normale, ma certo non scontato.
Fermatevi quattro minuti, bevete un caffè e gustatevi questo piccolo video, poi mi direte se ne è valsa la pena. Per tutti gli estimatori, segnalo la presenza dell’equerry di Sua Maestà, il tenente Colonnello Johnny Thompson; ne parleremo ancora, stay tuned!
Se avete inviato i vostri auguri ai Principi di Galles, mi dispiace guastarvi la sorpresa.
Se invece come molti – a partire da Lady Violet – siete del team lo faccio domani mi rincresce dirvi che mancano soli dieci giorni a Natale. Siete dunque ancora in tempo per comprare i regali che mancano (tutti?), ma se pensavate di fare sentire la vostra vicinanza ai reali inglesi, che stanno attraversando cambiamenti e acque agitate, mi rincresce dirvi che probabilmente è troppo tardi. Grazie ai potenti mezzi della moderna comunicazione digitale, avete però la fortuna di godervi da subito la deliziosa foto con cui William Catherine e i tre figli quest’anno ringraziano per gli auguri ricevuti e/o li fanno a loro volta.
La fotografia è opera di Matt Porteous ed è stata realizzata qualche mese fa nel Norfolk, contea che ospita la casa di campagna della famiglia, e offre splendidi sfondi per le foto. Sorridenti, rilassati e in abiti casual – adoro i bambini in calzoncini – i futuri sovrani sembrano affrontare con serena determinazione questi mesi complicati, determinazione ottimamente rappresentata dal movimento verso chi guarda, che si sente raggiunto e in qualche modo compreso nella scena e invitato a partecipare. Molto rassicurante, bravi. A questo punto ci resta una sola domanda: ma quanto sono alti questi bambini?
Prima è arrivato il baby shower, che sarebbe un party pre nascita dove le amiche della puerpera la salutano portando regali per il nascituro, forse un po’ abusato cinematograficamente ma con l’indubbio vantaggio di non disturbare nelle prime settimane la neomamma col pupo. Ora, proveniente da non so dove, è giunto sulle rive del Mediterraneo il gender reveal cioè una sorta di happening dove il genere del bebè in arrivo viene rumorosamente rivelato. Se il baby shower è sicuramente di provenienza USA da dove venga questa nuova moda mi è ignoto, dato che il cattivo gusto è più diffuso della cellulite. Attenzione, per gender reveal non si intende un piccolo garbato ricevimento, dove magari alle persone invitate venga a un certo punto offerto un pasticcino con glassa azzurra o rosa. Il web è percorso da immagini di fuochi d’artificio, aerei che fanno acrobazie sputando fumo, accensione di luminarie sul palazzo dove vivono i futuri genitori precedute da un conto alla rovescia come quello per l’albero di Natale al Rockfeller Center. Addirittura in Brasile è stato versato del colorante in un fiume, genialata finita con gli autori denunciati per il danno ambientale.
Ora è il turno di Monsieur e Madame Ducruet: su Instagram hanno postato un breve filmato dove si vede un gruppetto di persone riunite all’esterno di una casa, deliziato dall’arrivo del cane della coppia, l’incolpevole Pancake che corre con dei palloncini legati al collare.
La notizia è dunque che a Montecarlo sta arrivando una bambina, una compagna di giochi da femmine per India Casiraghi, unica bimba tra i nipotini di Caroline che al momento, e ancora per poco, è l’unica dei tre figli di Rainier e Grace ad essere già nonna.
La futura grand-mère Stephanie mi sembra leggermente perplessa, ma credo che le passerà presto, avendone viste di ogni. Ora aspettiamo il nome!
Poteva Lady Violet mancare di raccontare la prima della Scala, evento supermondano che mischia politica, cultura, eleganza e milanesità? Domanda retorica, soprattutto davanti al quel palco reale affollato come un tram all’ora di punta.
(Ph: Filippo Attili/Ufficio Stampa/LaPresse)
Affollamento che rende impossibile vedere bene alcune mise, a partire da quella della First Daughter Laura Mattarella, in monospalla grigio piombo che sembra bello ed elegante, in una parola chic.
Ursula von der Leyen
(Ph: Pietro D’Aprano/Getty Images)
Padre ministro e imprenditore, marito barone, la Presidente della Commissione Europea anche vestita da sera non perde lo stile Burda tanto amato nella buona società teutonica. Abito blu – definito originalmente European blue in riferimento alla bandiera dell’unione – con corpetto luminoso di paillettes e gonna opaca in seta. Notate gli accorgimenti: vita alta e pannello incrociato sui fianchi rendono il tutto più donante; e vogliamo ricordare che la signora ha 64 anni e ben sette figli? Ma la borsa dove l’avrà lasciata? Boh.
Giorgia Meloni
L’aspettavano al varco – gli esami sociali sono assai più difficili da superare di quelli politici – e lei se l’è cavata cono onore. Consentitemi una digressione, la faccio oggi così non ci pensiamo più. La (il, lo) Presidente del Consiglio ha uno dei fisici più difficili da vestire, perché non è solo piccolina, è anche brevilinea, cioè gli arti sono leggermente più corti rispetto al tronco. Si può dimagrire o ingrassare, si possono spianare le rughe o gonfiare gli zigomi, si può perfino cambiare il colore degli occhi (citofonare Carlucci), ma sulla morfologia corporea non si può agire, così è e così resta, dunque eviterei di sottolineare ogni volta che non sembra Grace Kelly. Naturalmente si possono scegliere bene gli abiti, cosa che finora secondo me non le è riuscita appieno perché le giacche indossate, benché Armani, non donano alla sua struttura fisica. Poi si potrebbe intervenire sul portamento, ma temo non abbia tempo di camminare coi libri in testa per i corridoi di Palazzo Chigi.
(Ph: Pietro D’Aprano/Getty Images)
Per la prima alla Scala – per lei una prima assoluta – ha scelto ancora Armani, e non ha sbagliato: abito in velluto midnight blue con cappa en pendant e spalle scoperte. Scelta interessante in senso sia simbolico sia reale: lo sguardo che si concentra nella parte alta del corpo lo fa sembrare piùallungato. Ottima la scelta dei gioielli, piccoli e preziosi: mi sono piaciuti in particolare gli orecchini scuri; migliorabile, molto, la pettinatura e in generale i capelli, a partire dal colore. Chic di incoraggiamento. Belloccio ma grossie (termine che mia madre usava per evitare termini meno eleganti) il compagno Andrea Giambruno; quelli sotto lo smoking sono mocassini? Shock!
Laura La Russa
(Ph: Gian Mattia D’Alberto/LaPresse)
Di Laura De Cicco in La Russa so poco, a parte la passione per i nomi esotici appioppati ai figli: Kocis, Apache (il primo e più noto dei La Russa Boys, Geronimo, è figlio di moglie precedente). Ora scopro che oltre a non avere molto gusto per gli abiti, non ha neanche un pettine. Pronto il regalo di Natale! Sullo smoking di lui stendiamo un orbace. Shock.
Chiara Bazoli
(Ph: Pietro D’Aprano/Getty Images)
La compagna del Sindaco Sala (purtroppo non ho trovato una foto che li ritraesse insieme mostrando adeguatamente la sua mise), figlia del Presidente Emerito di Intesa San Paolo, è bresciana, ma ai miei occhi è la sintesi della milanesità. E per il rito che ogni anno celebra Milano sceglie il piacentino Giorgio Armani (Armani Privé per la precisione) che della città meneghina è diventato il re. Come per Laura Mattarella è un monospalla grigio piombo, ma l’effetto finale è piuttosto diverso. Bellissimo il tessuto sottilissimo con fitti ricami e cristalli che genera un vedo-non vedo (io vedo) elegante ma non necessario. Non la mia mise preferita, ma chic.
Federica Corsini
Giornalista RAI e consorte del neoministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, segue lo stile del capo di governo, e dunque in qualche modo capo del coniuge: abito blu notte con cappa abbinata. Di suo ci aggiunge la seta pesante e lucida, la cascata di cristalli in caduta libera dal collo, la manicona arricciata, che la rendono matronale. Purtroppo la smania di tenere per mano il marito accentua la differenza di altezza tra i due, e fa effetto BiancaFede e Gennarolo. Ma perché? Boh.
Cristina Parodi
La First Lady di Bergamo, già popolare giornalista televisiva, è giunta da sola. Di lei qualcuno – non ricordo chi, e mi dispiace – disse che segue la moda, ma non l’anticipa mai. A conferma di ciò, indossa un capedress, modello che imperversa da quattro anni buoni. Non è tutto, l’abito è del brand CRIDA Milano, dietro cui c’è, indovinate un po’? Lei stessa (CRI) e l’amica del cuore (DA Daniela Palazzi). Tra lei, la mise e l’operazione di marketing do boh, perché a Natale siamo tutti più buoni.
Alessandra Mastronardi
(Ph: IPA/Fotogramma)
Dimostrazione plastica del concetto di abito che indossa la donna. La graziosa attrice punta su Armani Privé; l’abito è favoloso, forse il più bello, ma portarlo ci vuole altro, e parlo non di fisico, ma di temperamento, così, francamente, boh.
Roberto Bolle
(Ph: IPA/Fotogramma)
Dimostrazione plastica del concetto opposto; come chi ha una grande personalità e il senso del teatro può indossare qualunque cosa, mantello compreso, senza sembrare ridicolo ma al contrario molto, molto chic. Dimenticavo, il fisico aiuta!
Alessandra Repini Artom
(Ph: Stefano Guindani)
Animatrice col marito del cenacolo Artom, la signora è reduce dalla presentazione negli USA di The Italian Lady opera che si propone quale “vademecum dello stile e il glamour delle donne italiane” nonché “guida perfetta per chi ama l’inconfondibile lifestyle”. Chissà a che pagina sarà scritto che dopo gli anta, almeno nelle occasioni formali, sarebbe il caso di limitare l’accesso al proprio décolleté? Anyway, la mise è firmata Curiel, e non saprei dire se il modello preveda proprio una spallina scesa, o se sia un incidente di percorso. Underwear, se presente, migliorabile. Il colore è splendido, il resto shock.
Liliana Segre
Menzione d’onore per lei, che sopra al completo Armani con quei bellissimi pantaloni fluidi sfida ogni scaramanzia infilandosi un piumino di velluto viola, che qualcuno si affrettato a definire aubergine melanzana. Bella, elegante, sorridente, sobria ma col tocco vezzoso della borsetta di perline. Eternamente chic.
La trasferta bostoniana per la consegna degli Earthshot Prize è stata l’occasione per numerosi incontri che i Principi di Galles hanno condotto sia insieme sia in solitaria. E così venerdì 2 dicembre, aspettando la cerimonia finale, mentre Catherine era a Harvard per un progetto dedicato all’infanzia, William ha visitato la JFK Library accolto da Caroline Kennedy accompagnata dai due figli minori, Tatiana e Jack. Visita in qualche modo obbligata, visto che lo stesso principe ha dichiarato che il Moonshot (cioè il programma spaziale) del presidente Kennedy è tra gli elementi che hanno ispirato il progetto dei premi Earthshot; la natura degli incontranti però ha senz’altro distratto l’attenzione dall’incontro.
Due predestinati: lui futuro re, lei principessa americana, nati in un privilegio che ha presentato presto il conto. Lui ha dovuto adattarsi da subito ad un futuro già scritto, lei ha avuto qualche difficoltà a costruirsi il suo, dalla rinuncia a lavorare come fotoreporter visto che finiva per attirare l’attenzione e diventare lei la notizia, al ritiro dalla corsa al Senato al posto di Hillary Clinton, per la violenta campagna di stampa che la accusava di avere nient’altro da offrire che il proprio nome. Lui già da bambino vive l’infelicità del matrimonio dei genitori, e ha solo quindici anni quando segue il feretro della madre. Lei di anni ne compie sei il 27 novembre 1963, due giorni dopo il funerale del padre, probabilmente troppo piccola per percepire i problemi del matrimonio di Jack e Jackie. Genitori amati ma ingombranti, lui figlio della principessa del popolo che ancora scatena deliri di devozione, lei della coppia d’oro della White House, i giovani belli colti eleganti Kennedy. Difficile immaginare due madri che più delle loro abbiano segnato la loro epoca e influenzato lo stile (più quella di lei) e il costume (più quella di lui).
Jacqueline Kennedy Onassis morì due mesi prima di compiere 65 anni, Caroline li ha compiuti da pochi giorni; ora si trova dunque in quella particolare condizione di aver superato l’età della morte di entrambi i genitori, per cui si comincia a guardarli quasi come se i figli diventassero loro; riflessione che fece un giorno in maniera profonda e complessa Mario Calabresi. Non credo che Caroline voglia diventare la matriarca dei Kennedy, ruolo scomodo come pochi altri, ma penso che voglia invecchiare serenamente, libera forse definitivamente dall’essere figlia della donna più chic del pianeta. William è più “fortunato” dato che i paragoni con la madre Diana hanno naturalmente dei limiti; al momento mi sembra più sotto pressione la moglie, novella Princess of Wales dopo cotanta (che però, come abbiamo già notato, si è presentata con i tacchi alti alla partita dei Boston Celtics; in questo caso Kennedy batte Windsor).
Se ovunque vadano entrambi si portano dietro il peso del passato, questa volta guardarli mi ha invece fatto pensare al futuro. Per lui si è trattato del primo viaggio all’estero dopo aver assunto il nuovo ruolo, e mi sembra che se la sia cavata onorevolmente; lei, dopo essere stata ambasciatore in Giappone, nominata dal Presidente Obama, svolge ora il medesimo incarico in Australia. Dove, come sapete, capo di stato è il padre di lui, King Charles.
Tre mesi fa, in occasione della morte della Regina, Caroline aveva rilasciato una dichiarazione per celebrarne la forza, la grazia, la devozione al servizio del suo popolo.
Magari ricordando quel giorno a Runnymede, un anno e mezzo dopo la morte del padre, quando quella regina inaugurò il Kennedy Memorial, e Prince Philip teneva per mano il piccolo John, coetaneo del figlio Andrew.
Intrecci affascinanti, che ci ricordano come la storia sia sempre fatta dalle donne e dagli uomini.
Con l’inizio di dicembre il clima natalizio raggiunge l’acme, col suo carico di buoni sentimenti dolci e untuosi come il cibo del periodo. Lady Violet non si sottrae e manifesta tutto il suo entusiasmo per il cappotto della Principessa di Galles, a Boston col marito per la consegna degli Earthshot Prize. Dopo aver meritato il mio sdegno, tacito ma non per questo meno netto, per aver attraversato in tacchi alti (e sottili!) il parquet dove i cestisti del Boston Celtics hanno affrontato e battuto i Miami Heats, ieri Catherine ha meritato il mio plauso con un bel cappotto – né cappottino né cappottone – di Alexander McQueen: color cioccolato, doppio petto, proporzioni perfette. Bella la sciarpa ton-sur-ton così come gli stivali in suede Gianvito Rossi; non so come sia davvero il completo arancio di Gabriela Hearst – pullover a collo alto e gonna – indossato sotto, ma tanto si vede poco.
Ieri però per la Royal Family era il giorno di un importante appuntamento, quello alla Royal Albert Hall per l’annuale Royal Variety Performance, cui di solito assiste qualcuno piazzato molto in alto sulla piramide reale. Quest’anno per la prima volta è toccato ai Wessex; probabile dimostrazione dei piani che ha per loro King Charles, anche se del titolo di Duchi di Edimburgo non c’è traccia. Unfotunately la graziosa Sophie è incappata in uno di quegli incidenti di stile che capitano a tutti, ma se le tue foto hanno vasta circolazione è un po’ peggio. Per lei un abito di pizzo plissé Erdem, modello bello e raffinato ma purtroppo unflattering, assai poco donante.
Per me invece Natale è anche il film che lo rappresenta; nel mio caso, essendo appassionata del genere e pure abruzzese, è senza dubbio alcuno Parenti serpenti di Monicelli. Sono dunque nella invidiabile posizione di poter allegramente bypassare il biopic, documentario, storia della buona notte o quel che è, che Netflix dedica ai Duchi di Sussex, annunciato con l’understatement che contraddistingue la coppia proprio nei giorni in cui il fratello di lui e cognato di lei, con la moglie cognata di entrambi, è negli USA, per la prima volta dal 2014.
Proprio il momento giusto per lanciare il glorioso programma, on line da giovedì 8 dicembre. Le fotografie che compaiono nel trailer – molte belle, quasi tutte in bianco e nero – raccontano la storia di un grande amore, del tipo noi due contro il resto del mondo – tipo la nazionale di Maradona – una narrazione dal tocco disneyano dove non manca neanche la foto dei parenti ingrugnati.
Britannici mediamente molto adirati per l’inopportuna – ma opportunissima – coincidenza.
Lady Violet si chiede se tutta questa attenzione sia causata dal desiderio di conoscere più profondamente la coppia o dalla coincidenza di cui sopra.
Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, tanto per citare don Alessandro Manzoni, uno che di matrimoni contrastati aveva una discreta esperienza. E li raccontava senz’altro meglio.