It never rains in Monte Carlo, non piove mai a Montecarlo, si diceva ai tempi in cui il regno di Grace era la gemma della Côte d’Azur; ma da un po’ i cieli azzurri del Principato sembrano essersi rannuvolati. Se nei mesi scorsi è stata la salute della Princesse Charlène a tenere alta l’attenzione, oggi il problema riguarda direttamente il Prince Souverain, che è risultato positivo al test covid.
(Ph: Daniel Leal/Getty Images)
Albert II aveva già contratto la malattia nel marzo 2020, primo dei sovrani ad essere contagiato, e ora ha conquistato il poco invidiabile primato di essere il primo sovrano a riammalarsi. Ieri avrebbe dovuto presenziare a New York allo Stony Brook Gala per il suo impegno nella protezione degli oceani, ma ha dovuto rinunciare. Come la gran parte dei vaccinati non ha sintomi e le sue condizioni non destano preoccupazioni, è in isolamento e continua il suo lavoro da remoto, in contatto costante con i membri del suo Gabinetto, il Governo, e i collaboratori più stretti.
Stando così le cose mi sembra scontato che il principe resterà in isolamento anche a Pasqua, e se sono vere le voci che volevano Charlène partita dal Principato poco dopo il suo ritorno – sarebbe stata vista imbarcarsi su un volo privato il 21 marzo, destinazione sconosciuta – per i due gemelli Jacques e Gabriella si prospettano giorni poco allegri. In attesa che smetta di piovere su Montecarlo.
Dicesi archetipo il primo esemplare che diventa modello, cui uniformarsi o con cui confrontarsi. Esempio: HRH The Prince of Wales è l’archetipo dell’ultrasettantenne in attesa di contratto a tempo indeterminato. La parola viene dal greco ἀρχέτυπον, composta da ἀρχε- (prefisso che indica principio, primato, comando) e τύπος (modello). Ora so cosa pensando: s’era detto che avremmo parlato di cultura, e finalmente Lady Violet s’è decisa. Sì e no, perché questa storia con la cultura c’entra così così.
Giunge dalla West Coast la notizia che Meghan, Duchessa di Sussex, il mese scorso ha chiesto presso l’ufficio responsabile di depositare la parola “archetypes” scelta come titolo per una serie di podcast, oggetto di un contratto milionario con Spotify, di cui però ancora si è sentita una parola. L’idea di mettere il copyright, cioè inibire l’uso o in alternativa farselo pagare, a un neologismo, ad esempio archewell che è il nome della loro fondazione avrebbe un senso. Ma quella di fare lo stesso con una parola di uso comune – archetype compare nella lingua inglese più o meno all’epoca di Shakespeare, alla metà del Cinquecento – oscilla tra il geniale e lo spudorato. Se poi volessimo fare una riflessione seria – ma breve breve, non preoccupatevi – mi viene in mente che questa mossa spiega più di mille parole la natura della sua relazione con la regalità: non ne conosce la natura né l’importanza storico istituzionali, probabilmente non le capisce e sicuramente non le interessano.
O forse è il tentativo di dotarsi di un’allure mitologica, non potendo incarnare l’archetipo della statunitense sposata ad un royal (c’era già Grace) né dell’attrice sposata a un royal (sempre Grace) né della divorziata sposata a un royal (Letizia) né dell’afroamericana sposata ad un royal (Angela del Liechtenstein) né tantomeno della sposa reale in cattivi rapporti con la famiglia d’origine e/o l’acquisita, il cui archetipo si rintraccia tranquillamente nell’Iliade, autentico archetipo dei poemi epici ed eroici
Però questa tenzone sulle parole è affascinante; ricordate quando la Regina proibì l’uso di royal nel brand Sussexroyal e Harry ribatté che tale termine non era nella disponibilità della nonna? O di quando i duchi sottolinearono la loro dedizione al service, il servizio, citato dalla Regina come scopo e impegno di tutta la vita? Bene, ora è la volta di archtypes, uno scontro tra Montecito/resto del mondo che non sfigurerebbe sulle pagine della Settimana Enigmistica.
E pensare che noi da quasi cinquant’anni usiamo la supercàzzola senza versare un centesimo a nessuno. Semplicemente così, come fosse Antani.
Con una commozione mista a sollievo abbiamo visto la Regina arrivare a Westmister Abbey – sulle sue gambe, seppure con l’ausilio del bastone – per assistere alla solenne messa di suffragio in memoria dell’amato Philip.
(Ph: The Scotsman)
Era con lei in auto, e l’ha scortata fino al suo posto all’interno dell’abbazia, il figlio Andrew. Ci ha sorpreso la sua presenza? No, nei giorni scorsi è capitato di parlarne anche con qualcuno di voi, convenendo che sarebbe stato giusto così. Se dunque Lady Violet non è stata sorpresa dalla presenza del Duca di York, lo è stata invece alquanto dalla scelta dei colori. La Regina e le due signore che le sedevano più vicine – la figlia Anne e la nuora Camilla – erano tutte e tre in verde scuro. Più o meno quella tonalità nota come Edinburgh Green, strettamente associata al Duca di Edimburgo e intorno a lui variamente declinata, dalle livree dei suoi valletti alle sue auto, compresa la vettura usata a Windsor per trasportarne la salma il giorno del funerale (Le foto del giorno – L’addio).
Sul cappotto verde scuro la sovrana ha indossata una spilla con un profondo significato: è la Grima Ruby Brooch, creata dal gioielliere Andrew Grima con rubini incisi (di recupero) e oro giallo in un’astratta forma contemporanea, un dono che la regina ricevette dal marito nel 1966. L’italoinglese Grima era nato a Roma il 31 maggio 1921, dieci giorni esatti prima di Philip; trasferitosi nel Regno Unito con la famiglia, si era sposato anche lui nel 1947 con la giovane figlia di un gioielliere con cui aveva iniziato a lavorare, per poi rilevarne l’attività. Nel 1966 vinse – unico artigiano orafo nella storia del premio – il Duke of Edinburgh Prize for Elegant Design; e Philip volle donare alla moglie un pezzo della collezione premiata.
Si impone una riflessione: immagino quanti siano i gioielli legati al marito che Sua Maestà avrebbe potuto scegliere. Indossando questo, piuttosto che celebrare il loro legame, ha preferito rendere omaggio al marito e a ciò che lui ha realizzato nella sua vita. Così come la mise verde e la spilla colorata, certamente non da lutto, celebrano la vita di Philip, non la sua morte. E la stessa messa è una cerimonia di ringraziamento, per la sua vita e per tutti coloro che lo hanno avuto nella propria.
Sulla falsariga della sovrana, la Duchessa di Cornovaglia ha indossato orgogliosamente il badge dei Rifles – reggimento di fanteria, la cui uniforme è a sua volta nella stessa tonalità di verde, in questo caso ribattezzato Rifles green – di cui Camilla è Colonel in Chief, incarico “ereditato” dal suocero (Due giovanotti). La duchessa aveva indossato lo stesso badge anche al funerale di Philip, il 17 aprile dell’anno scorso (L’addio a Philip. Qualche dettaglio, qualche risposta.).
In questa atmosfera così densa di significati e di simboli entra a gamba tesa la Duchessa di Cambridge con una delle mise più clamorosamente sbagliate di sempre: un abito nero a pois bianchi accompagnato da un cappello da gaucho. A dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che il nero non fa automaticamente lutto né tanto meno sobrietà. Per fortuna c’erano George e Charlotte ad attrarre l’attenzione! Louis, che non ha ancora quattro anni, è rimasto a casa, come tutti i più piccoli tra i pronipoti di Philip ed Elizabeth.
C’erano invece tre dei cinque nipoti della Princess Royal: Savannah e Isla Phillips col padre Peter, e Mia Tindall con i genitori. A casa naturalmente i figli delle principesse York, presenti con i rispettivi mariti, i due più piccoli dei Tindall e appunto Louis.
Di Archie e Lilibet neanche parlarne, come peraltro dei genitori.
Chi c’era dunque? Tutti e quattro i figli, tutti i nipoti tranne Harry e cinque dei dodici pronipoti, i più grandi. Mi è piaciuta molto la diciottenne Lady Louise – il fratello James mi piace sempre – con un vezzoso cappellino; meno sua madre Sophie Wessex, infiocchettata come un uovo di Pasqua.
C’erano alcuni dei nipoti di Philip – che avevano partecipato anche al funerale lo scorso anno – e la sua cara amica Penny Knatchbull.
Penny, elegantissima contessa Mountbatten of Burma, è stata anche l’unica presente al funerale a non essere un familiare stretto. Presente in massa la famiglia della Regina, a partire dai figli della sorella Margaret, David Lord Snowdon e Lady Sarah Chatto con marito Daniel e uno dei prestantissimi figli. Tra quelli visti da Lady Violet durante la diretta: il duca di Kent con figli e nuore ma senza moglie (che non sta benissimo e non compare in pubblico da un po’) suo fratello Michael di Kent con la moglie Marie Christine – non la mia favorita tra le royal ladies – i figli e i rispettivi coniugi. L’altro cugino, il Duca di Gloucester, con la sua simpatica moglie danese, che come si può vedere raramente azzecca un cappello.
Tra i reali stranieri sorprendentemente la Reina Letizia, col marito Felipe VI, ha indovinato il colore e si è presentata in verde scuro dalla testa ai piedi, anche se la sua perplessità sui cappelli si vede tutta; questo sembra un calamaro che l’è piombato sulla testa. Verde scuro anche per Beatrix d’Olanda, e sono certa che il suo non fosse un caso, mentre la nuora Máxima accanto a Willem-Alexander appare monumentale (non è un complimento) in abito grigio e cappa nera.
In compagnia dei mariti, Mathilde del Belgio in nero con perle, Margherita di Romania in grigio troppo perla.
E poi i sovrani di Svezia: lei in blu un po’ schiacciata dal cappello, lui che sembra quell’attore con due espressioni: col sigaro e senza il sigaro. Peccato che Carl Gustav non fumi, almeno in pubblico.
Non mancava la famiglia reale greca, cui Philip apparteneva, e in rappresentanza del Granducato, da sola, Maria Teresa, in pantaloni e senza cappello; in fondo, che sarà mai, è solo una messa solenne!.
Consentitemi a questo punto una riflessione un po’ antipatica: si dice che il funerale è l’occasione sociale perfetta, si può partecipare anche senza invito. Questo per i funerali reali non è vero, ma ci siamo capiti. Poche occasioni come i funerali, però, rivelano signorilità e classe, soprattutto nelle signore, ma non solo. Ecco, in questo caso Her Majesty, Margrethe di Danimarca, Beatrix d’Olanda, anche Anne-Marie sono anni luce avanti alle parenti acquisite, per quanto giovani belle ed eleganti queste possano essere.
Sembra che il Duca di York sia intenzionato ad andare alla solenne messa in suffragio del Principe Philip, martedì prossimo a Westminster Abbey.
(Ph: Steve Parsons – WPA Pool/Getty Images)
È materia delicata, ma a me sembra difficile impedire a un figlio di partecipare a una cerimonia in memoria del padre, anche se non l’ha esattamente onorato col suo comportamento. La cerimonia avrà sicuramente una valenza pubblica, ma ne ha una familiare ugualmente importante. In ogni caso sarebbe la sua uscita definitiva dalla scena pubblica, visto che è certa la sua assenza alle celebrazioni del Platinum Jubilee, compreso l’affaccio dal balcone di Buckingham Palace dopo il Trooping the Colour, cui di solito partecipano anche i cugini di centesimo grado. Anyway vedremo, ormai manca poco.
(Ph: Jørgen Gomnæs – Det kongelige hoff)
Verrà in Italia la regina Sonja di Norvegia. La Regina Consorte il 21 aprile sarà a Venezia per l’inaugurazione di The Sámi Pavilion alla Biennale. Sámi è il nome del popolo che noi con una certa approssimazione chiamiamo Lappone, insediato in un territorio compreso tra Norvegia Finlandia e Svezia. Difficile trovare un’ambasciatrice migliore della Regina Consorte, il cui amore per l’arte e la cultura è ben noto e l’impegno in questi capi una costante della sua attività. Non può invece andare da nessuna parte il consorte Harald V, appena risultato positivo al test covid. E non manca una certa apprensione per l’ottantacinquenne sovrano, la cui salute da alcuni anni va declinano. Con lui i regnanti europei contagiati salgono a otto, si salvano solo Willem-Alexander d’Olanda e Hans Adam del Liechtenstein.
(Ph: Maison du Grand-Duc / Emanuele Scorcelletti)
È arrivata a 66 anni – li compie oggi – la Granduchessa Maria Teresa di Lussemburgo, che ha scelto per l’occasione la foto che compare sulla copertina di Luxembourg Féminin. In gran forma, liftata e filtrata a modino, indossa un’allegra giacca tapisserie. Maria Teresa è molto attiva nella difesa della condizione femminile, e Dio sa se ce n’è bisogno, ora ancor più del solito, dato che le donne in guerra sono spesso un preciso obiettivo. Suo marito Henri non festeggia con lei: è andato a Dubai, dove ha visitato il padiglione lussemburghese; dopo 41 anni di matrimonio, cinque figli e altrettanti nipoti ci sta, e poi il dovere viene prima di tutto. Magari festeggeranno insieme il compleanno di lui, il 16 aprile. Magari.
Save the date, e non prendete impegni per martedi 29; è il giorno in cui si celebrerà la solenne cerimonia di suffragio in memoria del Duca di Edimburgo, a poco meno di un anno dalla scomparsa. Il rito, a Service of Thanksgiving, un ringraziamento per la vita di Philip, si terrà a Westminster Abbey, dove iniziò la sua vita di consorte reale.
Non è chiaro se sarà presente l’ostracizzato Duca di York – molti pensano di no – mentre è certo che non ci sarà il Duca di Sussex, che però viaggerà dalla California alla vecchia Europa un paio di settimane dopo per gli Invictus Games, previsti dal 16 al 22 aprile a L’Aja, in Olanda.
Quel giorno si uniranno a Queen Elizabeth e alla Royal Family Margrethe di Danimarca, Carl Gustav e Silvia di Svezia, Harald e Sonja di Norvegia, Willem-Alexander Máxima e Beatrix d’Olanda, Philippe e Mathilde del Belgio, Felipe e Letizia di Spagna. Cui potrebbero aggiungersi i Granduchi del Lussemburgo, che non hanno ancora confermato, e membri della famiglia reale greca, cui Philip apparteneva.
Non mancheranno i rappresentanti delle tante associazioni sportive e sociali da lui presiedute, probabilmente i nipoti tedeschi, sicuramente gli amici.
Non sarà il funerale di stato, che lui non voleva, ma un momento in cui chi lo amato e stimato lo ricorderà con affetto, celebrerà la sua vita straordinaria, e farà sentire la sua vicinanza alla moglie e alla famiglia. Che poi è quello che conta e quello che serve; e tutti voi, miei lettori, che oggi avete ricordato un padre amato e perduto, lo sapete bene.
Se è vero che ieri la Regina non ha partecipato al Commonwealth Day Service, come accaduto pochissime altre volte, è vero anche che come annunciato Her Majesty prosegue con i suoi impegni, in video e in presenza. Oggi pomeriggio ha ricevuto per un afternoon tea a Windsor la Governor General del Canada, Sua Eccellenza la Molto Onorevole Mary Simon, accompagnata dal marito Mr Whit Fraser.
Il Canada è una monarchia costituzionale e una democrazia parlamentare. Her Majesty The Queen Elizabeth II è la sovrana e il capo dello stato, rappresentata nel Paese dal (in questo caso dalla) Governor General. La signora Simon è la trentesima persona a ricoprire l’incarico, ma la prima autoctona; sua madre infatti era una Inuit, apparteneva cioè alla popolazione indigena delle coste artiche del continente americane (quelli che noi chiamiamo con una certa approssimazione Eschimesi).
Sua Maestà è apparsa in buona forma e in ottimo spirito, con un elegante abito a stampa paisley (il disegno cachemire), muovendosi senza l’aiuto del bastone. Ho stentato a riconoscere la spilla, indossata come d’abitudine sulla spalla sinistra, perché nelle foto sembra composta da diamanti con una perla (o un diamante) centrale. Poi l’ho trovata: è la Sapphire Jubilee Brooch: 48 zaffiri di colori e misure differenti, circondati da circa 400 diamanti, montati in oro bianco.
The Queen’s Jubilee Brooch (CNW Group/Hillberg & Berk)
Zaffiri, diamanti e oro provengono tutti dal sottosuolo canadese; gli zaffiri sono gli unici rinvenuti in Canada – nella Baia di Baffin – fino a quel momento. La Regina ha ricevuto questo splendido dono il 19 luglio 2017 dall’allora Governor General David Johnston nella sede della Canada House in Trafalgar Square, in occasione dei 150 anni dalla nascita della confederazione canadese. In quello stesso anno la sovrana festeggiava – in tono minore, va detto – i 65 anni di regno, che è appunto il giubileo di zaffiro.
La spilla è stata realizzata da Hillberg & Berg, manifattura canadese con base nella provincia di Saskatchewan, e ha una forma che evoca sia la stella del nord sia un fiocco di neve.
Lady Violet non ama particolarmente gli zaffiri, ma in questo caso potrebbe fare un’eccezione… e comunque, se non la spilla, si potrebbe avere almeno quella Royal Guard in silohuette che si vede accanto alla porta, nella prima foto? Thanks!
Fermi tutti! Con un comunicato ufficiale oggi il Palais princier annuncia il ritorno della Principessa Charlène a Monaco.
Secondo il comunicato, il miglioramento delle condizioni della principessa ha fatto sì che la coppia sovrana, in accordo con i medici, decidesse per il rientro. Charlène potrà dunque continuare la sua convalescenza in famiglia. Saranno necessarie alcune settimane per farla ristabilire completamente, dopo di che la consorte di Albert II potrà riprendere gradualmente le funzioni ufficiali cui tiene tanto (lo dice il comunicato eh, non Lady Violet). In questo periodo di convalescenza, Charlène avrà bisogno di calma e serenità – e i figli pure – per cui si chiede discrezione e rispetto.
Albert II compirà 64 anni lunedì 14 e questa svolta, se non proprio un regalo di compleanno, è almeno un modo per alleggerire la tensione, e ripristinare quell’atmosfera di serenità almeno apparente cui la defunta Grace dedicò gran parte della sua vita da princesse. Se poi ci sarà anche l’happy end, ce lo dirà il tempo.
Lunedì 14 è il secondo del mese di marzo, e come da tradizione nel Regno Unito e nei Paesi aderenti si celebrerà il Commonwealth Day. La liturgia prevede una cerimonia solenne a Westminster Abbey (alle 14.00 ora locale) cui partecipa gran parte della Royal Family guidata dalla Regina. Ma lunedì no.
Nonostante questo sia l’anno in cui Sua Maestà festeggia il Platinum Jubilee, lei non ci sarà, e a presiedere la cerimonia sarà il figlio ed erede Charles, Principe di Galles. Che sarà accompagnato dalla moglie Duchessa di Cornovaglia, dai Duchi di Cambridge e dalla Principessa Alexandra di Kent, cugina prima della sovrana. Nessun problema, si affrettano a precisare da Buckingham Palace, Her Majesty onorerà tutti gli altri impegni della settimana, comprese udienze in video in presenza. È probabile che su questa scelta abbia influito anche la decisione di trasferirsi in pianta stabile a Windsor – che dista un’oretta di macchina da Londra – e poi la Regina non deve affaticarsi per giungere in perfetta forma a un appuntamento cui siamo certi tenga particolarmente: la solenne messa di suffragio in memoria dell’amato Philip, che si terrà sempre a Westminster Abbey martedì 29. Cui, è notizia appena giunta, non parteciperà il nipote Harry, intenzionato a non muoversi dalla California. Non saprei dire per Her Majesty e per la Royal Family, ma penso che noi ce ne faremo tranquillamente una ragione.
Sì ha avuto il covid, sì ci siamo preoccupati tutti tanto, sì è davvero guarita. E se non ci sono bastate le immagini dell’udienza condotta via video per ricevere le credenziali di due nuovi ambasciatori (Buone notizie), questa volta Her Majesty è apparsa di persona in tutto il suo splendore, tale da oscurare anche uno dei politici più belli (e piacioni) in circolazione: Justin Trudeau, Primo Ministro canadese e dunque suo suddito.
Che è nel Regno Unito per la crisi ucraina, e oggi è stato ricevuto dalla sua regina. Un incontro vis-à-vis al castello di Windsor, dove Sua Maestà risiederà permanentemente, dopo aver abbandonato in via definitiva il mai troppo amato Buckingham Palace; un altro passo che prepara la successione. La sovrana indossa un abito con una fantasia un po’ patchwork un po’ azulejos, composta da riquadri a motivi diversi tutti declinati nelle tonalità del blu e del grigio, e a quanto si vede non ha con sé il bastone con cui l’abbiamo spesso vista di recente.
Trudeau appare giustamente deferente e pure, comprensibilmente, leggermente imbarazzato, anche se Her Majesty l’ha conosciuta da bambino; è infatti nato il giorno di Natale del 1971 durante il primo mandato da Primo Ministro del padre Pierre (i lettori meno giovani ricorderanno bene lui e soprattutto la bella e giovane moglie Margaret, protagonista del gossip di quegli anni), e la sovrana ha compiuto nel suo lungo regno una ventina di visite in Canada, il Paese in cui è stata di più. A tal proposito resta indimenticabile la cena dei Capi di Governo del Commonwealth a Malta nel 2015, quando lui esaltando il lungo regno e il l’altrettanto lunga attività al servizio del Commonwealth le dice che lei ha visto più Canada di molti Canadesi. E lei con un esemplare aplomb britannico risponde “Thank you Mr Prime Minister of Canada, for making me feel so old” (Grazie Signor Primo Ministro del Canada, per farmi sentire così vecchia!). Se ve lo foste perso, o non lo ricordate, lo trovate qui https://www.youtube.com/watch?v=8rd1v2OX6vE
Fotografie come quelle di oggi piacciono particolarmente a Lady Violet perché consentono di sbirciare tra gli ambienti dove la sovrana vive. Oggi è in un salotto con divani e poltrone in toni neutri su una moquette rosso scuro; boiserie in stile gotico color crema e un bel camino in ghisa sullo sfondo. Accanto a lei un tavolino con un gran mazzo di fiori azzurri e gialli, un riferimento alla bandiera ucraina? Sotto si vedono – rigorosamente vuoti che si impolverano da mori’ – due di quei portariviste in tondino di ferro, tanto popolari negli anni ’50/60; sono sicura che c’erano anche a casa vostra (o dai nonni), non dite di no! Sul tavolo oggetti vari – libri, ciotoline – e due foto incorniciate. Una si vede francamente troppo poco, l’altra è quella famosa il cui lei e Philip sono circondati dai pronipoti.
Che all’epoca – il 2018 – erano sette, ora sono diventati dodici. Cuore di (bis)nonna!
Oggi c’è un bisogno disperato di buone notizie, e Lady Violet è lieta di averne.
Benché non ci siano dichiarazioni in proposito se è vero ciò che diceva Dame Agatha (Christie), che tre indizi fanno una prova, possiamo affermare che Her Majesty non ha più covid. Primo indizio: l’attività della Royal Family è proseguita as usual; ad esempio sabato il Royal Collection Trust ha pubblicato il primo ritratto fotografico di Elizabeth da regina, realizzato esattamente 70 anni prima, a venti giorni di distanza dalla morte di George VI. E la Duchessa di Cambridge ha addirittura compiuto una visita all’estero (a Copenaghen Crescono le principesse), segno che Sua Maestà, se non già guarita, era comunque in condizioni soddisfacenti.
Secondo indizio: oggi la sovrana ha concesso udienza via video – lei a Windsor loro a Buckingham Palace – a due nuovi ambasciatori presso il Regno Unito, che le hanno presentato le loro credenziali: Sua Eccellenza Mr. Carles Jordana Madero, Ambasciatore di Andorra e Sua Eccellenza Mr. Kedella Younous Hamidi, Ambasciatore del Chad, nell’abito tradizionale del suo Paese.
Terzo indizio: non ci sono immagini ma c’è la notizia: Her Majesty ha dedicato la scorsa domenica a fare la nonna e la bisnonna: sono infatti andate a trovarla Catherine e Beatrice di York, comprese di prole. E questa secondo me è la prova regina (notate il raffinato gioco di parole!) perché difficilmente l’avrebbero messa a contatto con dei bambini, tra cui la piccola Sienna di soli cinque mesi, e d’altro canto lei doveva sentirsi abbastanza bene da vedersi intorno non uno non due non tre ma ben quattro bambini.
Anche il Principe di Galles e la moglie si sono negativizzati e hanno ripreso le loro attività: oggi hanno visitato Southend-on-Sea, presentando le Lettere Patenti che concedono alla città dell’Essex il passaggio dallo status di town a quello più importante di city.