News! Aggiornamento sulla principessa Haya

Lo scorso 2 settembre il Re di Giordania Abdallah II ha conferito alla sorella Haya l’incarico di Deputy Chief of Mission (Vice Capo Missione) della delegazione diplomatica giordana nel Regno Unito. haya abdallahLa decisione fa seguito al respingimento della richiesta di asilo presentata al Governo britannico dagli avvocati della principessa giordana, che si trova a Londra con i figli da quando ha lasciato il marito Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, ricchissimo e potentissimo governatore di Dubai.

In questa brutta storia l’aspetto privato si mischia inevitabilmente con quello pubblico, e non sorprende che il Regno Unito non abbia voluto rischiare di inimicarsi la potente famiglia reale degli Emirati concedendo l’asilo. Questa mossa ha l’obiettivo di garantire l’immunità ad Haya e ai suoi figli secondo la Convenzione di Ginevra, ma se non vado errata la prassi richiede comunque che il paese ospitante accetti il diplomatico indicato del paese ospitato.

A muoversi più decisamente in difesa di Haya, in patria e all’estero, è suo fratello Ali Bin Al Hussein (i due hanno in comune entrambi i genitori, mentre il Re è figlio di una donna diversa), secondo alcuni organi di stampa mediorientali il principe starebbe cercando appoggio tra Paesi e comunità del Golfo, e avrebbe già ottenuto il sostegno del Qatar. Una vicenda assai complicata, che rischia di avere un notevole impatto negli equilibri della regione.

Le foto del giorno – 7 settembre

Ieri i Principi di Monaco con i loro due bambini hanno partecipato a U Cavagnëtu  il  tradizionale picnic di fine estate che si tiene al Parc Princesse Antoinette, dove i sovrani incontrano i Monegaschi in una piacevole atmosfera conviviale. monaco picnicDeliziose le bambine nel grazioso costume tipico con la gonna a righe bianche e rosse, i colori del Principato; versione sobria dello stile bollywood per Charlène, in un insieme caftano e pantaloni molto bello, ma magari un po’ eccessivo per l’occasione (però i pantaloni seduti per terra assolutamente no). monaco picnic 2Veramente mozzafiato Albert, e non mi dite che non vi si è fermato il respiro alla sua vista; guardando i sul’orlo dei suoi pantaloni, ho capito che i sarti di Palazzo devono esse ancora in ferie, speriamo che rientrino rapidamente.

Quanto ai gemelli, Jacques sembra un po’ innervosito (comprensibile, in fondo non ha neanche cinque anni), più a suo agio Gabriella, con prendisole da spiaggia; io questa cosa dei genitori in maniche lunghe e dei figli sbracciati faccio un po’ fatica a comprenderla, sarà un limite mio. I principini sono simpatici, disinvolti e molto affettuosi, ma il modo in cui li vestono non mi piace quasi mai; in questo caso adoro i mocassini “da grande” di Jacques, ma detesto i completini firmatissimi da fighetti che spesso indossano. A me piacciono i bambini vestiti da bambini – lo so, sono un po’ old style – i pupetti griffati sono una cosa che veramente non sopporto.

E restando in tema bambini, la Corte belga ha annunciato la nascita di un maschietto, figlio di Amedeo – primogenito della principessa Astrid e maggiore tra i nipoti della regina Paola – e  della moglie Elisabetta Maria Rosboch von Wolkenstein, che ad onta del notevole nome teutonico è italiana. La coppia si è sposata a Roma cinque anni fa, e ha già una bambina. Il piccolo è venuto alla luce ieri sera a Bruxelles; ancora qualche ora e avrebbe diviso il giorno di nascita col prozio re Baldovino, che oggi avrebbe compiuto 89 anni. Non conosciamo ancora il suo nome, ma sappiamo che un giorno sarà il capo della Casa Asburgo Este.

Le foto del giorno – 6 settembre

Royal ladies impegnate in eventi culturali, con sorpresona finale. Mathilde, Regina dei Belgi, ha visitato oggi alla Biennale di Venezia il padiglione del suo Paese, che ospita la mostra Mondo Cane degli artisti Harald Thys e Jos de Gruyter. Mathilde biennale 2019Forse condizionata dall’idea nordeuropea dell’Italia perennemente assolata, si è presentata con ampio cappello di paglia e abito di organza bianco con ricami (del solito Natan) già indossato lo scorso anno a Windsor in visita a Her Majesty, dove era senz’altro più adatto; e non è mancata neanche la pioggia a guastare tanto romantico candore. Mathilde biennale 2019 2 La regina ha visitato anche il padiglione giapponese, in omaggio al nuovo imperatore, alla cui intronazione parteciperà col marito Philippe e una pletora di teste coronate, il 22 e 23 ottobre prossimi.

mary video bbNiente organza ma un abito chic as usual in nero a pois per Mary, futura regina consorte di Danimarca, che nell’ambito del Golden Day Festival ha incontrato una vera leggenda del Novecento. Guardate fino in fondo il video esclusivo del giornale danese Billed-Bladet e scoprirete chi è l’anziano signore salutato per primo. https://www.youtube.com/watch?v=MnOsprOEAlI

Lo giuro.

Questa mattina ha giurato il secondo governo Conte, secondo della legislatura, sessantaseiesimo della Repubblica. governo conte III ministri sono ventuno, di cui quattordici uomini. Per loro colore più gettonato il blu marine, orli dei pantaloni a singhiozzo, cravatte declinate in tutte le tonalità dell’azzurro; l’unico che ha scelto il rosso Roberto Speranza, Ministro della Salute, che indossa anche uno degli abiti migliori (ed è l’unico a recitare il giuramento a memoria).

Veniamo alle signore, con una necessaria premessa. Si tratta di un’occasione estremamente formale, di mattina, peraltro in un palazzo storico di maestosa, regale bellezza. Ve lo dico subito, le occasioni formali richiedono le maniche – se non al polso, comunque oltre il gomito – e le gonne, naturalmente a coprire il ginocchio. I pantaloni no, sbagliati comunque; se proprio non se ne può fare a meno, solo di gran taglio (tipo Armani, per intenderci). Non sono invece obbligatori – anzi – il nero, il blu, il bianco e nero, il bianco e blu; sono tante le possibilità tra cui spaziare: evitando magari le tinte più accese ci sono il grigio, il lavanda, il beige, il greige, i cipriati, le fantasie piccole e geometriche, il bianco perfetto in estate. E poi il verde, e tutte le tonalità dal magenta al viola, of course.ministrePaola Pisano, Ministro per l’Innovazione Tecnologica, in pantapalazzo a disegno grafico con blusa bianca dallo scollo di rara bruttezza, è chiaramente una di quelle signore che pensano che il bianco e nero sia sempre chic. Si sbaglia. E nessuna innovazione potrà sovvertire la regola che sotto il bianco ci vuole l’underwear color carne sennò, come si diceva a casa mia, fa Poveri ma belli.

Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, va sul sicuro col tailleurino blu da signora per bene degli anni ’60. Corretta la lunghezza della gonna, ma le bande bianche sulla giacca a sacchetto le tagliano a metà la figura non altissima. Non è la prima a cercare conforto nello stile Jackie, purtroppo l’effetto OVS è sempre in agguato.

Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno. È una donna che tra le prime ha assunto una carica tradizionalmente dedicata agli uomini, e si vede; la scelta del severo tailleur pantaloni rivela l’abitudine a (l’ansia di?) farsi accettare e riconoscere in ambienti maschili, e il tocco inutilmente femminile delle décolleteés peggiora il tutto. Il top bianco illumina il viso, ma l’orlo che sporge dalla giacca è quanto di meno formale ci sia, e pure brutto.

Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, evidentemente informata all’ultimo ha tirato fuori l’abito indossato a un matrimonio nella sua Ceglie Messapica. Manica ampia con taglio, modello a uovo (o a melanzana, in fondo è all’Agricoltura) percorso da tesserine svolazzanti come tanti post-it, il tutto declinato in uno chiffon bluette alla terzultima moda.

Elena Bonetti, Ministro delle Pari Opportunità e della Famiglia. È lombarda, insegna analisi matematica all’università, non è che mi aspettassi di vederla con una traje flamenca, ma neanche con questo abitino dall’orlo danzante completo di bolerino. Approvo il colore nude delle scarpette, ma una donna adulta e autorevole dovrebbe evitare troppi diminutivi quando si veste.

Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Non la conoscevo ma mi è già simpatica; come da manuale le crolla la piega, e a noi le braccia davanti al completo beige chiaro, la cui giacca è un compendio di errori madornali: manica troppo lunga, giromanica troppo stretto, un modello che la ingoffa e un colore che la sbatte. I pantaloni invece non sono malissimo: a volerli indossare per forza, con una giacca guru in colore scuro sarebbero andati quasi bene. Insomma, c’è da lavorarci parecchio.

Fabiana Dadone, Ministro della Pubblica Amministrazione. Vorrei proporre al nuovo governo un decreto legge che proibisca l’uso di giacche da smoking, soprattutto se con rever sciallato in raso lucido, prima delle ore 20.00. Forse presa in contropiede dalla designazione, si ispira istintivamente allo stile di chi l’ha preceduta, incupendolo: nere le scarpe, nero il tailleur, nero il top, neri gli occhiali, neri i capelli; mia cara, se il nero fosse sempre chic la fama di Lord Brummel toccherebbe a Zorro.

In sintesi, affiderei il mio parere su queste mise a Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze:giuramento gualtieri

 

Le foto del giorno – 4 settembre

Nel 1988 sei belle ragazze vestite tutte con la stessa semplice camicia bianca vengono fotografate su una spiaggia di Los Angeles. peter lindbergh 1988Sono modelle emergenti, si chiamano Estelle Lefébure, Karen Alexander, Rachel Williams, Linda Evangelista, Tatjana Patitz, Christy Turlington. L’anno seguente le ultime tre compariranno, con Naomi Campbell e Cindy Crawford, su una copertina di Vogue UK che apre la strada agli anni ’90, e segna un’epoca. peter-lindbergh-1990-vogue-uk.jpgL’autore è un fotografo tedesco che si fa chiamare Peter Lindbergh, e con queste immagini rivoluziona l’estetica delle foto di moda. E dei ritratti.

Nato nel 1944 in quella che sarebbe diventata la Germania Est, cresce all’Ovest, a Duisburg. Studia all’accademia delle Belle Arti di Berlino, si innamora di Van Gogh e ne segue le tracce fino ad Arles, città che non lascerà mai più, continuando a viverci parte dell’anno. Dalla pittura devia la sua attenzione sulla fotografia, negli anni ’70 fa parte della grande famiglia di Stern dove lavora con Helmut Newton; nel 1978 si trasferisce a Parigi, e qui incontra la moda e il mondo che ci gira intorno: stilisti, modelle, giornalisti. Lindbergh cambia decisamente lo stile della fashion photography e in un’epoca di trucchi e ritocchi agisce per sottrazione, libera le donne dalla schiavitù della perfezione, dal terrore del tempo che passa, alla ricerca di quella qualità indefinibile e fuori dai canoni che rende la bellezza interessante ed emozionante. Le sue immagini in bianco e nero raccontano delle storie sullo sfondo di scenari urbani o industriali; la natura stessa diventa uno sfondo quasi grafico dove si muovono le modelle che non sono più manichini da vestire. Nascono con lui e con Gianni Versace le Supermodels degli anni ’90, donne vive e vere, che non indossano solo un abito, ma comunicano l’emozione che quell’abito procura loro; e  in fondo l’essenza della moda cos’altro è se non la felicità?

I suoi lavori sono esposti nelle gallerie e nei musei, vere opere d’arte realizzate sempre su pellicola, evitando il mai amato digitale. Molti sono ritratti, campo nel quale eccelle; donne più o meno famose, più o meno giovani, più o meno belle in senso stretto, sempre attraenti, sempre affascinanti. Non a caso è il primo – e finora unico – ad aver realizzato tre edizioni del calendario Pirelli.

Tra i suoi ultimi ritratti, quelli delle quindici donne sulla copertina dell’edizione di Vogue UK curata dalla Duchessa di Sussex. meghan peter lindberghÈ morto ieri, 3 settembre, a Parigi.

La foto del giorno – 28 agosto

La foto si riferisce all’incontro avvenuto il 29 maggio 2015 a Buckingham Palace, ma la riproponiamo oggi dato che entrambi sono stati i protagonisti di una complessa giornata.

queen elizabeth mattarella

(Ph. quirinale.it)

La nostra attenzione era tutta assorbita dalla crisi politica e dall’eventuale formazione di un nuovo Governo, quando dal Regno Unito è arrivata la notizia che la Regina aveva ricevuto richiesta formale di sospensione dei lavori del Parlamento per cinque settimane, concedendola. Personalmente è stato un vero shock – l’idea di un Parlamento sospeso a richiesta è francamente difficile da accettare – ma è necessario rendersi conto che la sovrana non consentirebbe mai qualcosa di estraneo all’ordinamento del paese, dunque evidentemente questa ipotesi è contemplata. Per farsi un’idea più compiuta bisognerebbe conoscerebbe il diritto costituzionale britannico, e non è il mio caso, quindi non resta che seguire l’evolvere della situazione, cercando di informarsi accuratamente. Sospendiamo dunque ogni giudizio e restiamo a vedere; intanto oggi il Royal Correspondent Nicholas Witchell durante la trasmissione BBC News at Five, ha affermato che Her Majesty deve essersi sentita boxed in (incastrata) immaginando di non avere altra scelta che agire in ossequio alle indicazioni del suo Governo. Durante tutto il suo lungo regno infatti non è mai venuta meno a questo principio, e pur vivendolo come una costrizione, ha ritenuto di non avere altra scelta.

Mentre qualcuno parla dei piani di evacuazione della Royal Family se la situazione dovesse diventare troppo pericolosa, e qualcun altro ricorda il comportamento dei genitori della Regina, rimasti a Londra coi loro sudditi durante il Blitz, noi continuiamo a sperare nel ritorno della politica.

Prince Albert the Great

Se dico Albertopolis voi a cosa pensate?

A una città del Mediterraneo antico, come Adrianopolis, Antinoopolis, Alexandroupolis? O magari una del Brasile, come Florianópolis? Nulla di tutto ciò. Anche se una città c’entra naturalmente, e probabilmente ci siete anche stati. albertopolisAlbertopolis è il termine coniato nella Londra vittoriana, negli anni immediatamente successivi alla Grande Esposizione del 1851, quando il Principe Consorte convinse la Royal Commission ad acquistare coi proventi dell’Esposizione un’ampia area compresa tra il Royal Borough of Kensington and Chelsea e la City of Westmister. È la zona di South Kensington, dove sicuramente siete passati se siete stati a Londra, non fosse altro che per entrare da Harrods.

È un’area ricchissima di istituzioni culturali e di ricerca: il Natural History Museum, l’Imperial College, la Royal Geographical Society, il Science Museum – solo per nominarne alcuni – e naturalmente quelli che portano il nome del principe:

royal albert hall

(Ph. royalalberthall.com)

la Royal Albert Hall, meravigliosa sala da concerti,

vam-rodin

Rodin nella Galleria delle Sculture (Ph. vam.ac.uk)

il Victoria&Albert Museum, il museo di arti applicate più importante del mondo,

albert memorial

(Ph. Picasa)

l’Albert Memorial, che la regina dedicò alla memoria del marito, morto ad appena 42 anni nel 1861.

Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della cugina e coetanea Victoria dal 10 febbraio 1840, era nato nel Castello di Rosenau – nell’attuale Baviera – il 26 agosto 1819; oggi è dunque il bicentenario della sua nascita. Che naturalmente ha meno risalto di quello della moglie, nonostante la grande capacità del principe di influenzare, e in qualche modo plasmare, la società e la cultura vittoriane. Albertopolis mi fa sempre pensare all’Addizione Erculea con cui Ercole I ridisegnò Ferrara, se non a Pienza, la città creata ex novo sul borgo di Corsignano dalla visione di Enea Silvio Piccolomini (Papa Pio II), e dal genio dell’architetto Bernardo Rossellino.

Alberto come un principe rinascimentale? Forse è un paragone eccessivo, ma certo l’età vittoriana ebbe in Inghilterra, almeno nella forma delle arti, un impatto non tanto lontano da quello che il Rinascimento ebbe in Italia. albert prince consortPer celebrare il bicentenario del Principe Consorte è stato reso disponibile online un imponente archivio con migliaia di documenti, notizie e immagini che lo riguardano, praticamente il paradiso per storici e appassionati. Lo trovate qui https://bit.ly/2zaGcSH

Le foto del giorno – 26 agosto

Era appena iniziato maggio, aspettavamo tutti la nascita di Baby Sussex, quando dalla lontana Thailandia arrivava la notizia che Re Vajiralongkorn, Rama X, aveva sposato la bella Suthida Tidjai, già hostess della Thai, poi promossa generale tra le guardie del corpo del re, di cui era la compagna già da qualche tempo (qui il post Una nuova regina! ).

A 67 anni il re era al suo quarto matrimonio: la prima – e unica di sangue blu – è stata sua cugina Soamsavali, sposata nel 1977, da cui ha avuto una figlia. Poi è stato il turno di Sujarinee, professione attrice: con lei il matrimonio dura solo dal 1994 al ’96 e conclude una relazione che va avanti da almeno quindici anni, durante i quali nascono cinque figli; quattro sono maschi, ma l’allora principe ereditario li disconosce e ora vivono negli USA insieme alla madre, mentre l’unica femmina, Sirivannavari torna (forse non di sua volontà) a Bangkok col padre, e sogna una carriera nella moda (l’abbiamo conosciuta, ricordate? Royal chic shock e boh ). Col nuovo millennio arriva Srirasmi, donna bellissima, di umili origini e volontà di ferro; il loro matrimonio dura ben 13 anni, nasce l’erede al trono Dipangkorn Rasmjoti, ma nel 2014 arriva un altro divorzio, accompagnato da accuse di scandali e reati vari che coinvolgono anche la famiglia della principessa: otto suoi parenti vengono imprigionati, lei è allontanata dalla corte e privata di ogni titolo. thai king august weddingA maggio infine è il turno di Suthida: non fa in tempo a sedersi sul trono che dopo appena tre mesi le tocca sedersi accanto al marito mentre un’altra donna striscia a terra davanti a lui, che la riconosce come sua moglie. La sposa si chiama Sineenat, ha 34 anni, è un’ex infermiera promossa generale pure lei; non avrà il titolo di regina ma quello di Consorte Reale.

Oggi sono state diffuse le fotografie ufficiali: dopo quasi novant’anni la corte Thai ripristina la poligamia. Per ora le mogli sono solo due, ma chi può sapere cosa avverrà in futuro? thai king new wife 4D’altronde del re tutto si può dire, tranne che non abbia molte donne ai suoi piedi.

Le foto del giorno – 25 agosto

Lo so, state per dirmi che la Regina in macchina per la messa domenicale non è (più) una notizia, ma siete proprio sicuri? Eccola stamattina, smagliante in rosa acceso (ma quanto le dona questo colore?) alla volta della Crathie Kirk, nei pressi del Balmoral Castle, accompagnata dalla coppia che un giorno occuperà il suo posto: i Duchi di Cambridge. the queen-cambridges-balmoralNon è la prima volta che accade – stesso equipaggio lo scorso anno, esattamente nella stessa occasione: l’ultima domenica d’agosto a Balmoral – ma quest’anno ci sono vari elementi di tensione a turbare le vacanze di Sua Maestà. Innanzi tutto la Brexit, con il Primo Ministro Johnson che sta pensando addirittura alla scelta eversiva di chiudere il Parlamento per cinque settimane, onde evitare che le sue decisioni vengano inficiate da quella sciocca pratica a nome democrazia.

Se il Paese piange, la famiglia non ride: non si placano le polemiche su un eventuale coinvolgimento del Duca di York nell’affaire Epstein; l’impressione è che si sia solo all’inizio, e che Andrew potrebbe passare qualche guaio serio. Al confronto, le polemiche per le spese e i comportamenti ipocritamente ecologici dei Duchi di Sussex – invero rinfocolate da certa stampa – praticamente scompaiono.

E allora la Firm fa il suo mestiere, e si riunisce quasi al completo per dare una bella dimostrazione di unità e normalità. charles-camilla-balmoralEcco i Duchi di Rothesay – titolo scozzese di Charles&Camilla –  e Anne con marito figlio e nuora. anne&family balmoralArriva anche Edward con le sue donne, Sophie e Louise (ma James dov’è?) wessex balmoralMancano invece quelli che sono nell’occhio del ciclone: Andrew, i Sussex, e anche Zara Tindall, di recente assai criticata per essere sul libro paga di un certo Dr. Hon, imprenditore di Hong Kong interessato a frequentare l’élite britannica grazie ai buoni e costosi uffici della nipote della sovrana (e in passato pure di Sarah di di York, cosa che ahimé non ci stupisce).

Mancano, come sempre in queste occasioni, i bambini, che pure sono in Scozia con i genitori; e a questo proposito vi raccomando la lettura del commento di un carissimo amico di Lady Violet sull’episodio che vi ho accennato qualche giorno fa, protagonista un’anchor woman americana che ha ironizzato sulla passione per il ballo del piccolo George. Un pezzo bello e quanto mai opportuno, scritto con necessaria passione e affilata ironia. Lo trovate qui https://laninalapimpa.wordpress.com/2019/08/25/go-into-your-dance/

 

Due addii

Mercoledì 21 è morta ad Amman la principessa Dina bint ‘Abd al-Hamid, prima delle quattro mogli di Re Hussein di Giordania e madre della maggiore dei suoi figli, la principessa Alia. Donna notevole, bella e colta, nata al Cairo nel 1929, dopo essersi laureata in Inghilterra insegnava all’università della capitale egiziana quando sposò il giovanissimo re hashemita, suo lontano cugino. Era il 1955, l’anno seguente il matrimonio era già finito, a causa delle insanabili divergenze tra i coniugi (e tra Dina e la suocera, che esercitava grande influenza sul figlio appena ventenne, e probabilmente temeva di venire oscurata dalla nuora). Col divorzio perse il titolo di regina ma mantenne il trattamento di Altezza Reale, anche quando si risposò con un dirigente dell’OLP più giovane di lei di 13 anni, di cui ottenne la liberazione con un’efficace azione diplomatica quando anni dopo fu arrestato dagli Israeliani. Princess Dina of Jordan funeralQuesta donna così interessante, madre di una figlia femmina, secondo l’uso islamico è stata accompagnata nel suo ultimo viaggio dai soli uomini della famiglia, in testa il figliastro Re Abd Allah. È una cosa che mi ha colpito molto: armonizzare l’aspetto privato e quello pubblico del lutto non è sempre facile, e forse neanche possibile.

Nello stesso giorno, giovedì 22, in Olanda si sono celebrate le esequie della principessa Christina. Di lei abbiamo parlato in occasione della scomparsa ( La foto del giorno – 16 agosto ); per suo espresso desiderio al suo funerale banditi gli abiti neri, e tutti i partecipanti (i figli, le tre sorelle e i nipoti) portavano un fiore. funeral-of-princess-christinaSulla bara un cuscino dei girasoli che amava tanto; gerbere gialle per i figli Nicolás Juliana e Bernardo funeral-of-princess-christina-childrenfiori sugli abiti delle tre sorelle: la ex regina Beatrix, Irene e Margriet col marito Pieter van Vollenhoven) funeral-of-princess-christina-sistersgerbere colorate per i tanti nipoti; sui volti di tutti un dolore grande anche se composto, ma in un clima sereno, alleggerito dalla cupa formalità del nero.

Armonizzare l’aspetto privato e quello pubblico del lutto, dicevamo; in questo caso ci ha pensato Christina, il suo ultimo regalo alle persone amate.