Lo giuro.

Questa mattina ha giurato il secondo governo Conte, secondo della legislatura, sessantaseiesimo della Repubblica. governo conte III ministri sono ventuno, di cui quattordici uomini. Per loro colore più gettonato il blu marine, orli dei pantaloni a singhiozzo, cravatte declinate in tutte le tonalità dell’azzurro; l’unico che ha scelto il rosso Roberto Speranza, Ministro della Salute, che indossa anche uno degli abiti migliori (ed è l’unico a recitare il giuramento a memoria).

Veniamo alle signore, con una necessaria premessa. Si tratta di un’occasione estremamente formale, di mattina, peraltro in un palazzo storico di maestosa, regale bellezza. Ve lo dico subito, le occasioni formali richiedono le maniche – se non al polso, comunque oltre il gomito – e le gonne, naturalmente a coprire il ginocchio. I pantaloni no, sbagliati comunque; se proprio non se ne può fare a meno, solo di gran taglio (tipo Armani, per intenderci). Non sono invece obbligatori – anzi – il nero, il blu, il bianco e nero, il bianco e blu; sono tante le possibilità tra cui spaziare: evitando magari le tinte più accese ci sono il grigio, il lavanda, il beige, il greige, i cipriati, le fantasie piccole e geometriche, il bianco perfetto in estate. E poi il verde, e tutte le tonalità dal magenta al viola, of course.ministrePaola Pisano, Ministro per l’Innovazione Tecnologica, in pantapalazzo a disegno grafico con blusa bianca dallo scollo di rara bruttezza, è chiaramente una di quelle signore che pensano che il bianco e nero sia sempre chic. Si sbaglia. E nessuna innovazione potrà sovvertire la regola che sotto il bianco ci vuole l’underwear color carne sennò, come si diceva a casa mia, fa Poveri ma belli.

Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, va sul sicuro col tailleurino blu da signora per bene degli anni ’60. Corretta la lunghezza della gonna, ma le bande bianche sulla giacca a sacchetto le tagliano a metà la figura non altissima. Non è la prima a cercare conforto nello stile Jackie, purtroppo l’effetto OVS è sempre in agguato.

Luciana Lamorgese, Ministro dell’Interno. È una donna che tra le prime ha assunto una carica tradizionalmente dedicata agli uomini, e si vede; la scelta del severo tailleur pantaloni rivela l’abitudine a (l’ansia di?) farsi accettare e riconoscere in ambienti maschili, e il tocco inutilmente femminile delle décolleteés peggiora il tutto. Il top bianco illumina il viso, ma l’orlo che sporge dalla giacca è quanto di meno formale ci sia, e pure brutto.

Teresa Bellanova, Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, evidentemente informata all’ultimo ha tirato fuori l’abito indossato a un matrimonio nella sua Ceglie Messapica. Manica ampia con taglio, modello a uovo (o a melanzana, in fondo è all’Agricoltura) percorso da tesserine svolazzanti come tanti post-it, il tutto declinato in uno chiffon bluette alla terzultima moda.

Elena Bonetti, Ministro delle Pari Opportunità e della Famiglia. È lombarda, insegna analisi matematica all’università, non è che mi aspettassi di vederla con una traje flamenca, ma neanche con questo abitino dall’orlo danzante completo di bolerino. Approvo il colore nude delle scarpette, ma una donna adulta e autorevole dovrebbe evitare troppi diminutivi quando si veste.

Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Non la conoscevo ma mi è già simpatica; come da manuale le crolla la piega, e a noi le braccia davanti al completo beige chiaro, la cui giacca è un compendio di errori madornali: manica troppo lunga, giromanica troppo stretto, un modello che la ingoffa e un colore che la sbatte. I pantaloni invece non sono malissimo: a volerli indossare per forza, con una giacca guru in colore scuro sarebbero andati quasi bene. Insomma, c’è da lavorarci parecchio.

Fabiana Dadone, Ministro della Pubblica Amministrazione. Vorrei proporre al nuovo governo un decreto legge che proibisca l’uso di giacche da smoking, soprattutto se con rever sciallato in raso lucido, prima delle ore 20.00. Forse presa in contropiede dalla designazione, si ispira istintivamente allo stile di chi l’ha preceduta, incupendolo: nere le scarpe, nero il tailleur, nero il top, neri gli occhiali, neri i capelli; mia cara, se il nero fosse sempre chic la fama di Lord Brummel toccherebbe a Zorro.

In sintesi, affiderei il mio parere su queste mise a Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia e delle Finanze:giuramento gualtieri

 

6 pensieri su “Lo giuro.

  1. Lady Violet, sono a metà strada fra il confusa ed il disperata.
    Ma possibile, dico, ma possibile che le nostre nuove ministre compongano un simile coacervo di orrori e/o brutture?
    Tranne la Demicheli, che, anche se non le dona granchè, per lo meno ha un vestito guardabile, le altre sono totalmente fuori luogo, ineleganti fino all’orrido, sgraziate, sformate, qualcuna addirittura esilarante a livello di caricatura, come la ministra dell’agricoltura.
    Non commento altro, sono preda di uno choc post-traumatico che non so quando mi passerà.

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    • Mi unisco al plauso per Lady Violet, sempre sagace nelle sue scelte, ma mi permetto di dissentire in toto dall’interpretazione data dalla gentile lettrice dell’espressione del ministro Gualtieri, che non mi pare per nulla da zitella acida, ma da gentiluomo perplesso che pressappoco sta pensando : ossignore, non pensavo che l’economia italiana fosse scesa così in basso da costringere le ministre a comperarsi un vestito nello store dell’Esercito della salvezza.
      Inoltre, mi perdoni la cortese lettrice, non mi piace in generale l’espressione “zitella acida” perchè mi fa pensare a tempi passati in cui una donna, se non aveva un compagno, doveva per forza essere “acida” ed insoddisfatta; per fortuna oggi non è più così.

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      • mia cara, ti confesso una cosa, l’espressione “zitella acida” non la noto quasi mai, perché non mi sembra che abbia più nessuna relazione con le donne, infatti è un’espressione che utilizzo poco, ma quando mi capita di solito è riferita a un uomo. proprio non considero le donne zitelle. poi magari sbaglio, perché è vero che le parole hanno un peso, e non tutti reagiamo nello stesso modo.

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