Ieri abbiamo di parlato di Catherine ( La foto del giorno )? Oggi parliamo di Meghan, che non sia mai le cognate litigano e poi è colpa nostra! Ebbene, oggi la Duchessa di Sussex ha visitato per la prima volta il National Theatre, di cui qualche settimana fa ha “ereditato” il patronage da Sua Maestà in persona. Il che dovrebbe chiarire quale sia al momento la posizione della sovrana nei confronti della nipote acquisita, nonostante le voci insistenti di imminente divorzio.
La duchessa era deliziosa in rosa pesca, con un completo abito+giacca del brand americano Brandon Maxwell, più scarpe Aquazzurra e clutch Carolina Herrera. Partiamo dalla fine: la clutch non è per un impegno del genere, poco formale e pure di mattina; interessante ma sbagliata. Bello lo chignon alto con riga da un lato, ma dobbiamo specificare che a un certo punto il bandeau laterale se n’è andato per i fatti suoi? No, vero? Torniamo allora alla mise, e mi perdonerete se non mi dilungo sulle scarpe con incrocio sul collo del piede e cinturino alla caviglia, che abbinate a quel pancione sono un miracolo della natura e della circolazione periferica. Il completo, dunque. Il colore le dona molto, mi piace la giacca col collo sciallato e trovo che la gonna godet si una scelta forse inconsueta ma molto azzeccata per una signora in dolce attesa.
Molto meglio della mise simile indossata un paio di settimane fa: cappottino Emporio Armani, borsa Falabella Stella McCartney, scarpe Manolo (col tallone scoperto, a gennaio) e abitino H&M (nel senso del brand svedese di streetfashion, non di Harry&Meghan); una delle sue apparizioni più ineleganti di sempre, in my humble opinion.
Oggi invece la trovo molto graziosa, con due sole obiezioni. La prima: l’insieme è un po’ troppo formale per l’occasione, sarebbe perfetto se invitata a matrimonio/comunione/battesimo. La seconda cela anche una mia preoccupazione: ma col gelo di questi giorni, i più freddi dell’anno, HRH mi va in giro solo con la giacchetta, e pure senza calze? La creatura mi si congela! Mi resta un solo dubbio, la patina lucida che si vede sulle gambe, è uno di quei prodotti di make up noto come calze spray, o il gel riscaldante che usano gli sportivi? Spero il secondo.
Il V&A – probabilmente molti di voi lo conosceranno – è il più importante museo di arti applicate del mondo, con una collezione che spazia dai cartoni preparatori per gli arazzi realizzati da Raffaello per la Cappella Sistina agli abiti della principessa Diana. Organizza mostre tra le più belle che abbia mai visto in vita mia ed eventi culturali di ogni tipo. Stephen Jones, il cappellaio matto autore di molti dei cappellini di Meghan, io l’ho conosciuto qui (a proposito di mostre, sabato inaugurano quella su Dior che a Parigi lo scorso anno ha fatto il tutto esaurito, e naturalmente ne parleremo).
Ne ricevo con discreta frequenza, con annunci di vario genere ma anche con auguri, ad esempio a Natale. Oggi mi invitano a guardare un video con le varie della lavorazione degli oggetti in porcellana realizzati per il royal wedding di Harry&Meghan. Diciamocelo tra di noi, gliene devono essere rimasti ancora tanti invenduti. Sono sorpresa? Non tanto. Confesso, li trovo bruttarelli assai.
Una delle ragioni per cui Her Majesty prolunga la permanenza invernale a Sandringham ben oltre il periodo natalizio è la consuetudine di ricordare la scomparsa del padre, morto nel sonno mentre si trovava nelle tenuta del Norfolk il 6 febbraio 1952. La regina dovrebbe rientrare a Londra proprio mercoledì prossimo, giorno che segna anche i 67 anni dall’ascesa al trono. Ieri, domenica – cappottino turchese e cappello coordinato, la Queen Mary’s Turquoise and Diamond Brooch appuntata sulla spalla sinistra – non è mancata all’appuntamento con la messa alla St.Mary Magdalene Church. Con lei la figlia Anne col marito Tim Laurence e un amico di vecchia data, Sir Jackie Stewart.
Il dubbio di Lady Violet è: il tre volte campione mondiale di Formula 1 avrà dato qualche consiglio di guida al Principe Consorte?

Allora non si parlava di presunti screzi tra cognate, e non ne parleremo neanche oggi. L’argomento odierno è sintetizzato dal bollino rosso sulla foto, #HelloToKindness. Oggi infatti la pagina web del magazine Hello rivela in esclusiva che lo staff di Kensington Palace è impegnato ore e ore ogni settimana a cancellare – e a segnalare alle autorità – commenti violenti contro le duchesse. Commenti razzisti (a Meghan) e sessisti (a entrambe) che fanno delle due royal ladies uno degli obiettivi preferiti del bullismo online. Suona familiare? Purtroppo anche noi abbiamo imparato che la violenza dei leoni da tastiera, già molto grave nei confronti degli uomini, contro le donne diventa intollerabile (non vi dirò nulla di nuovo se vi rivelo che anch’io nel mio piccolissimo ho dovuto eliminare qualche commento volgare alle protagoniste dei post del blog).
I venti di guerra in Europa soffiavano sempre più forti, e lui cominciò a preoccuparsi della sorte che aspettava i più fragili, i più piccoli. Spinto dal desiderio di agire piuttosto che stare a guardare, rinunciò alle programmate vacanze di Natale in Svizzera, e partì invece per la Cecoslovacchia. Qui si mise a organizzare il trasporto nel Regno Unito di bambini in pericolo, grazie alla risoluzione della House of Commons che dopo la Notte dei Cristalli (novembre 1938) decise di accogliere rifugiati di età inferiore ai 17 anni. Tra marzo e agosto 1939 otto treni riuscirono a partire da Praga, attraversando l’Olanda per raggiungere via traghetto le sponde britanniche; 669 bambini, in gran parte ebrei, trovarono rifugio, salvezza, e in molti casi una famiglia che li accolse, magari colpita dalla fotografia che Winton scattava ai piccoli per farli conoscere. “Una tecnica commerciale sporca” la definì, e funzionò. L’ultimo treno, con 250 bambini, doveva partire il 3 settembre ma la Germania invase la Cecoslovacchia, e il treno e i suoi occupanti sparirono nel nulla. E questa è la prima parte della storia.
Ma cos’è accaduto? Due giorni fa Sua Maestà ha partecipato al Sandringham Women’s Institute Meeting, che celebrava il suo centenario. Con un cappottino doppio petto di un azzurro che evoca già la primavera, la Sapphire Chrysanthemum Brooch appuntata sulla spalla sinistra e il capo scoperto, la sovrana ha colto l’occasione per un breve discorso, estremamente pacato ma straordinariamente politico:
La Burns Night viene celebrata in tutta la Scozia da associazioni e privati, che organizzano la Burns Supper, una cena il cui protagonista è l’haggis. Il tipico insaccato fa il suo ingresso al suono delle cornamuse dopo che è stata servita una zuppa; il suo arrivo viene salutato recitando la poesia Address to a Haggis, scritta da Burns nel 1787, poi viene tagliato con una spada e servito con una purea di patate e rutabaga (una varietà di cavolo diffusa nel nord Europa). Si brinda col whisky, of course, e se sono presenti delle signore si balla. E Lady Violet si immagina queste danze col cavaliere in kilt e la dama con la fusciacca tipica (sash) sull’abito da sera (Sua Maestà indossa il Royal Stewart tartan sash annodato sulla spalla sinistra, come compete a ogni signora scozzese sposata e di rango elevato). Ma quanto sono chic?
Máxima, che prima di sposare Willem-Alexander era un’economista, partecipa come rappresentante speciale dell’ONU; William ha conversato a lungo con Sir David Attenborough sul futuro del pianeta (qui il video dell’incontro