La foto del giorno

Ho sempre desiderato avere un cane, ma ricordo esattamente quando ho deciso che ne avrei preso uno. È stato quando ho sentito la storia di una ragazzina con un leggero ritardo; i genitori gliene avevano regalato uno preso al canile perché con la sua presenza la aiutasse a diventare più responsabile, e dunque indipendente, per poi rendersi conto che la bestiola era in grado di sentire con diverse ore di anticipo l’arrivo di una crisi epilettica della piccola padrona. Mi spiegarono che alcuni cani hanno questa dote naturale, e altri possono essere addestrati se non a prevedere, sicuramente a riconoscere determinati sintomi, ad esempio le crisi glicemiche nei diabetici. Nel Regno Unito il Medical Detection Dog si occupa di addestrare gli animali a questa importante funzione, che a volte si rivela un vero salvavita. camilla medical detection dogNaturalmente l’organizzazione ha un Royal Patron, e non vi sorprendere sapere che si tratta della Duchessa di Cornovaglia, che come tutte le signore very British ama i cani (ha due jack russell) e porta a termine tutti i royal engagement, anche i meno prestigiosi, con aplomb e amabilità esemplari. Oggi ha inaugurato la nuova sede del Medical Detection Dog e al suo arrivo è stata salutata da una speciale guardia d’onore schierata. Devo dire che in questo campo non si fa mancare niente; se ricordate solo un mese fa (non ricordate? ecco il link La foto del giorno ) in visita a CleanUp UK fu ricevuta da un plotone di pulitori schierati con tanto di ponte non di spade ma di attrezzi per la pulizia.

Ieri invece Camilla ha partecipato ad una sfilata duranto la London Fashion Week per la seconda edizione del Queen Elizabeth II Award for British Design. Lo scorso anno, per il battesimo del premio era stata Sua Maestà in persona a presenziare, seduta in front row accanto a Anna Wintour ( 2018 A Royal Year – 12 mesi in 12 foto ); evidentemente quell’esperienza le è bastata. Come darle torto?

Adieu Karl

E il sole tramontò su Kaiser Karl.Karl & CarolineHa lavorato fino alla fine per la sfilata Fendi Autunno-Inverno, prevista per giovedì a Milano, ma anche fuori dalla cerchia degli intimi più d’uno s’era preoccupato non vedendolo uscire in passerella a salutare il parterre lo scorso 22 gennaio per la collezione Chanel Couture. Lagerfeld e Chanel sono una cosa sola dal 1983, 35 anni in cui grazie a lui è tornata all’antico splendore la maison che dopo la morte di Mademoiselle Coco sembrava avviata sul viale del tramonto, una signora agée e démodeée al pari di Norma Desmond. kl chanelNe ha preso i simboli, il tweed, il jersey, il matelassé, il bianco e nero, le perle, la camelia,  e li ha trasformati in icone pop, declinandoli in una serie di prodotti alla portata di (quasi) tutte, perché chiunque potesse portarsi a casa il suo tesoro griffato con la doppia C. Haute couture per pochissime, prêt-à-porter e borse per poche, bijoux per qualcuna in più, occhiali e profumi per molte; oggetti di culto anche per le nuove generazioni che hanno adorato le gonne mini, le giacche corte e i gioielli sontuosi. Un’operazione che ha tracciato la strada agli altri stilisti – uno per tutti, Tom Ford – chiamati a rinnovare maison dalla storia lunga e prestigiosa. kl ysl woolmark prize“La tradizione va maneggiata con cura in quanto può uccidere. Il rispetto non è mai stato creativo”, dirà in un’intervista a Vogue America nel 1984.

Karl nasce ad Amburgo nel 1933, o nel 1935, o nel 1938, ma insomma chi è che non si toglie qualche anno o qualche chilo? E lui a un certo punto se ne toglie addirittura 42 (di chili, non di anni), e quasi settantenne diventa ancora più punk, ancora più rock, l’icona della sua icona.

Giovanissimo lascia la Germania per Parigi dove si fa notare presto, e nel 1954 vince il Woolmark Prize ex equo con un ragazzo magro e timido che si chiama Yves. Yves Saint Laurent, il suo nemico amatissimo. Che diventa suo rivale anche nella passione per Jacques de Bascher, uomo di grande bellezza sublime eleganza e irresistibile charme, il grande amore di Karl scomparso troppo presto.

Dopo il premio Karl va a lavorare da Pierre Balmain, Yves da Dior, che muore all’improvviso lasciando la Maison nelle mani di quel ragazzino di soli 21 anni. Per Karl la carriera è più lenta, dopo Balmain c’è Jean Patou che muore nel 1963; è il momento di lasciare l’haute couture, riservata a poche clienti e decide di diventare stilista di prêt-à-porter, collaborando con Chloé e molti altri. Ed è qui che si rivela il carattere peculiare di Lagerfeld: capisce lo spirito del tempo e i cambiamenti che stanno avvenendo e li anticipa.

kl jacques de bascher

Il grande amore, Jacques de Bascher

Nel 1965 cinque sorelle romane cercano qualcuno che rinnovi l’immagine dell’azienda di famiglia, che lavora pellami; Franco Savorelli di Lauriano porta loro il giovane Karl: è l’inizio di una collaborazione che trasforma Fendi in uno dei marchi di moda più amati al mondo. Lagerfeld reinterpreta il concetto di pelliccia, la alleggerisce, la tinge, la mischia ad altri materiali e si guadagna così un contratto a vita, lo stesso che poi avrà da Chanel. kl fendiMolte volte l’ho visto uscire dall’atelier di via Borgognona, prima pieno e sornione come un gatto, come l’adorata Choupette – la birmana bianca che potrebbe ereditare la sua fortuna – poi magrissimo e nervoso, i capelli sempre più bianchi legati in un codino da un nastro nero, ventaglio e pantaloni di pelle, un visconte di Valmont in versione punk. E sempre, sempre, sempre con gli occhiali da sole, abitudine che lo accomuna all’imperatrice di Vogue Anna Wintour, con cui divide anche la passione per la magrezza e un certo disprezzo per le taglie non dico comode, ma perfino normali. karl-lagerfeld-kim-kardashianQualche anno fa dà della grassa ad Adele (che oggettivamente magra non è, ma che diamone!) poi per scusarsi le invia un set di borse Chanel, capirai che sforzo! Ecco, io gliele avrei mandate indietro, non prima di averle riempite di quelle belle caciotte profumate, che lui tra l’altro sempre a dieta neanche poteva mangiare. Tanto poi alla fine tocca pure a lui far buon viso alla signorina Kardashian e alle sue generose forme sempre generosamente esposte, e ci si deve fare pure una di quelle foto sempre odiate.

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Caroline fotografata da Karl

Tanto odia essere fotografato quanto invece ama stare dietro l’obiettivo; spesso crea  le campagne pubblicitarie per le collezioni che firma, ma i suoi scatti compaiono anche nelle riviste più importanti. Suoi molti dei più bei ritratti della grande amica Caroline de Monaco, una delle sue muse, donne anche diversissime tra loro che considera indispensabili per il processo creativo. Processo che non si limita alla couture, ma si espande in campi diversi tanto da essere considerato una sorta di moderno artista rinascimentale: stilista couturier, fotografo ma anche editore, imprenditore, pubblicitario, perfino attore a tempo perso. Grande appassionato e collezionista d’arte, nel 1999 apre a Parigi, in rue de Lille, la libreria 7L, specializzata in testi su arte e cultura. E naturalmente nell’opera omnia del maestro che di libri pare ne abbia addirittura trecentomila.

Con Caroline organizza manifestazioni che restano impresse per inventiva ed eleganza; indimenticabili le sue regie del Bal de la Rose che si tiene ogni anno nel mese di marzo e i cui proventi vanno a sostegno della Fondation Princesse Grace, in favore dei bambini in difficoltà. Nel 2013, per i 150 anni della Société des Bains de Mer (la cassaforte del Principato che riunisce casinò, ristoranti, locali alla moda e gli hotel più lussuosi) Karl si inventa una serata Belle et Pop che fa sensazione come i favolosi fashion show in cui stagione dopo stagione presenta le nuove collezioni.kl bal de la roseLa capacità di guardare la moda non come un giardino incantato destinato a poche elette ma come parte vivace e attiva della società, la sua abilità nel coinvolgere persone, mondi, settori e saperi sono per me i suoi caratteri più importanti. Ma se dovessi scegliere di ricordarlo per una cosa sola sceglierei il progetto Métiers d’Art, ideato per Chanel nel 2003; una collezione annuale dedicata a far conoscere ed esaltare la squisita maestria artigianale di atelier storici parigini, come Desrues che produce bottoni, o Lesage e i suoi ricami haute couture.

Qualche anno fa, in occasione della mostra Mademoiselle Privé alla Saatchi Gallery di Londra, ho avuto l’opportunità di seguire un workshop con una deliziosa ricamatrice di Lesage che nel breve spazio di un’ora ci rivelò qualche segreto del suo mestiere, facendoci decorare con piccoli cristalli un elemento di ottone, che poi ci fu consegnato in un’elegantissima scatola.

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Ecco, se la moda in generale e l’haute couture in particolare servono a creare non solo abiti belli ma anche emozioni, Karl Lagerfeld non sarà dimenticato.

 

La foto del giorno

Meghan Markle è a New York da qualche giorno, e oggi pomeriggio parteciperà al baby shower che le sue amiche americane hanno organizzato per lei. meghan baby shower nycNegli Stati Uniti è tradizione che la futura mamma venga festeggiata, e riceva i regali per il nascituro, in un party tutto al femminile, cui la californiana Duchessa di Sussex non ha giustamente voluto rinunciare. Trattandosi di una visita privata (e non a carico dei contribuenti) Kensington Palace non ha diffuso dettagli in merito, nemmeno in relazione all’organizzazione della sicurezza. Le uniche immagini disponibili sono quelle pubblicate dal Daily Mail: Meghan – cappottone blu Victoria Bekham, capelli sciolti e coppola grigia –  esce da un edificio a Manhattan scortata da un bodyguard per salire su un SUV.

Atterrata nella Grande Mela venerdì, sabato pomeriggio ha incontrato l’amica del cuore Jessica Mulroney da Ladurée a Soho; oggi baby shower in un hotel (rimasto ignoto) nell’Upper East Side e domani si riparte. A Londra l’aspetta Harry col quale sarà in Marocco da sabato a lunedì prossimi. Fortuna che le valigie non le deve fare lei!

AGGIORNAMENTO

L’hotel che ospita il baby shower è il The Mark, 25 E 77st. Stanno arrivando molti fiori, e pure un piccolo albero di arancio. Attenzione, i fiori sono variopinti, ma le rose sono tutte rosa!

A long Lux weekend

Questi sono giorni intensi di celebrazioni gioia e addii per il Granducato del Lussemburgo.

Giovedì 14 granduchi luxI Granduchi Henri e Maria Teresa hanno festeggiato i 38 anni di matrimonio (qui il post A Royal Calendar – 14 febbraio 1981 ) e l’hanno fatto con la solita posatissima foto in stile finto informale versione descamisados peraltro ricavandola dal ritratto familiare diffuso qualche mese fa.

Sabato 16 alix ligne funeralNella cittadina belga di Belœil i sovrani con buona parte della famiglia, il principe Laurent del Belgio e membri di varie illustri casate europee hanno accompagnato nell’ultimo viaggio Alix, zia di Henri in quanto sorella del padre Jean – presente anche lui nonostante le non buone condizioni di salute – divenuta principessa de Ligne per matrimonio e morta lunedì scorso pochi mesi prima di compiere 90 anni. Complimenti a Maria Teresa per il coraggio di indossare un visone a pelli orizzontali. Corto. E pure stretto in vita da una cintura. Però la borsa di coccodrillo no dai, una bestia alla volta.

Nello stesso giorno la principessa Alexandra, quarta dei cinque figli della coppia e unica femmina, ha compiuto 28 anni. princesse-alexandra-09_800_thumbNel nuovo ritratto diffuso per l’occasione la principessa appare graziosa come non mai. Ora, fermo restando che deve decidere per sé e qualunque cosa sceglierà per la sua vita andrà bene, confesso che il suo royal wedding me lo sogno proprio. Lei che percorre la navata al braccio del padre in alta uniforme, ancora belloccio e sicuramente commosso, la madre che si scatena tra mise e cappelli, le due cognate… insomma noi siamo qui che aspettiamo fiduciose.

Lunedì 18 grande-duchesse-heritiereCompleanno anche per la Granduchessa Ereditaria, e per lei sono 35. Stéphanie per me è un mistero; a sei anni e mezzo dalle nozze col principe Guillaume non ha avuto eredi, e questo naturalmente è un argomento delicato da trattare in punta di piedi. Non sembra però aver trovato il suo ruolo, e quando presenzia a qualche evento non si capisce mai se sia a disagio, o annoiata, o entrambe le cose, o nessuna delle due; per non parlare delle scelte di stile, compresi i mollettoni per i capelli. Al funerale dell’anziano padre, un mese fa, era veramente stravolta, poi è scomparsa. Stéphanie reagisci, fallo per noi, che non ce la faremmo a reggere un’altra principessa triste!

Bambini

Bambini 1. Oscar pompieriIl piccolo Oscar, anni tre, figlio minore della principessa ereditaria di Svezia Victoria, è andato con papà Daniel a visitare una caserma dei pompieri nella zona sud di Stoccolma. Salire sul camion rosso, suonare la campanella, capire cosa succede quando scatta l’emergenza: un’esperienza che avrebbe fatto impazzire qualunque bambino. Oscar pompieri 2E infatti l’espressione felice e soddisfatta di Oscar è inequivocabile. Insomma, quasi. Ma lui è così, sempre serio, magari un po’ timido. Però che vi devo dire, io per questo bambino che ti guarda e un po’ ti sfida con quell’espressione ci vuole ben altro per convincermi ho proprio un debole.

Bambini 2. albert tumori infantili 2Ieri, 15 febbraio, era la giornata dedicata ai tumori infantili e alle malattie rare. La sofferenza di un bambino è ingiusta, insopportabile, indimenticabile. Tanti anni fa la mia amichetta del cuore si ammalò di osteosarcoma, io avevo sette anni e anche se non sapevo tutto, non capivo tutto, vedevo la luce spegnersi nei suoi occhi, mentre una grande tristezza soffocava ogni cosa. Oggi per fortuna tanti bambini guariscono perfettamente, ma tanto c’è ancora da fare, tanta ricerca,  tante terapie, tanta assistenza ai piccoli malati e alle loro famiglie. palais princier orangeA Monaco il Palazzo del Principe si è tinto di arancione per la quarta marcia simbolica della Fondation Flavien, che lotta contro i tumori pediatrici in memoria di un bimbo che non è riuscito a guarire. Il colore amato da Flavien era proprio l’arancione, e ora è diventato il simbolo della battaglia di suo padre e di tutti coloro che lo sostengono. albert tumori infantiliIn Albert II forse manca quell’allure cui la sua famiglia ci aveva abituati, magari è privo del glamour caratteristico di madre e sorella, sicuramente insieme ai capelli ha perso la bellezza apollinea che aveva da ragazzo, però sembra una brava persona, molto down-to-earth, e sa trasmettere empatia e calore umano. Anche in fotografie un po’ così.

 

La foto del giorno – 16 febbraio

Non so quante foto del genere abbiamo pubblicato, anche prima che Lady Violet si affacciasse sul web, ma ogni volta che ne vediamo una – pur se sfuocata come questa – c’è quel brivido di ammirato stupore che si inerpica su per la schiena. E dunque vale la pena anche oggi ammirare questa gran signora che sfida la foschia mattutina di Windsor per fare una passeggiata a cavallo, scortata dal figlio Andrew (che martedì compie 59 anni). riding queenHer Majesty lunedì è tornata a Londra dalla lunga pausa invernale trascorsa a Sandringham, e giovedì ha visitato l’edificio che fu la prima sede del GCHQ (Government Communications Headquarters), cioè l’agenzia governativa per sicurezza, spionaggio e controspionaggio, nell’ambito delle comunicazioni. Assai curiosamente, l’edificio si chiama Watergate House, come quello del famoso scandalo americano che costò a Nixon presidenza e reputazione (che potremmo dire fu una storiaccia basata proprio sulle comunicazioni). Altrettanto curiosamente, l’attuale Direttore dell’Agenzia di cognome fa Fleming, come il creatore della spia per eccellenza, James Bond.

Oltre a rivelare alcuni aneddoti sui problemi che il padre aveva con la tecnologia, la regina ha scoperto che nei messaggi in codice tra il Governo e lo staff di Palazzo relativi ad alcuni viaggi ufficiali, come la visita in Sud Africa del 1947, lei era identificata come 2519 e sua sorella Margaret 6101. Nel corso della visita Sua Maestà ha incontrato anche Ruth Bourne, che faceva parte del team di Bletchey Park, passato alla storia per aver risolto il problema macchina Enigma, usata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale per i messaggi cifrati e considerata inviolabile.

Questa storia è raccontata – in modo romanzato e impreciso – nel film The Imitation Game, incentrato sulla figura principale del team, il matematico Alan Turing. Del quale, nel corso della visita, Her Majesty ha detto: ” He was an amazing man with his brain and everything”, che sembra in fondo una cosa un po’ banale ma non lo è, per niente. Perché Alan Turing, il genio che aveva contribuito alla vittoria degli AngloAmericani, nel 1952 fu accusato di essere omosessuale e arrestato, proprio nel momento in cui il Parlamento discuteva dell’abrogazione del reato di omosessualità. Turing fu condannato e messo davanti al dilemma se passare due anni di carcere o sottoporsi a castrazione chimica tramite l’assunzione di estrogeni. Scelse la seconda, ma i cambiamenti nel suo corpo, la conseguente depressione – e immagino anche l’umiliazione per un trattamento del genere – lo portarono al suicidio. Ci sono voluti 55 anni perché il Governo, col Premier Gordon Brown, si scusasse ufficialmente, ammettendo un comportamento omofobo. Nel 2013 Sua Maestà ha concesso a Turing il perdono postumo e la riabilitazione. Dal che si comprende quanto importante sia quella breve frase pronunciata giovedì, e che gran capo di stato lei sia. Questo però noi lo sapevamo già!

La foto del giorno

Sì, parliamo d’amore. diana & boysForse qualcuno di voi ricorderà questa foto: è il 1993 e la Principessa di Galles, già separata dal marito, porta con sé i figli in una delle sue visite a Passage Charity. L’organizzazione – la principale del Regno Unito – si occupa di fornire aiuto e supporto agli homeless, con l’assistenza a quanti vivono per strada, ma anche con progetti che mirano a intervenire per evitare tale condizione. Nel biennio 2017/18 sono stati in 2651 a ricevere il sostegno dell’organizzazione, grazie soprattutto al lavoro di 450 volontari, che prestano la loro opera 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno.

Da ieri il Duca di Cambridge, che in questi 25 anni ha continuato a visitare di tanto in tanto Passage Charity, ne è diventato Royal Patron; per celebrare l’occasione si è unito ai volontari della mensa, aiutando a servire agli ospiti il pasto che prima aveva contribuito a cucinare: spaghetti alla bolognese.

Sì, parliamo d’amore. Per tutti gli amati e perduti, per la propria comunità, per gli altri in difficoltà. E pure per il ragù, dalle indubbie doti taumaturgiche. Però, Your Royal Highness, mica si offende se non lo assaggio?

Once you go white…

Se fossimo persone banali e amassimo le battute scontate diremmo che questa è la settimana in cui le nuore di Charles vanno in bianco, ma ovviamente non lo siamo e dunque evitiamo. Sta di fatto però che dopo l’exploit di Catherine ai BAFTA (non mi dite che ve lo siete perso, in caso correte qui A Royal Goddess ) anche Meghan ieri è arrivata in total white al Natural History Museum per The Wider Earth, una serata speciale per i 210 anni dalla nascita di Charles Darwin. meghan nhm 2Ve lo dico subito, a me il bianco in inverno piace moltissimo, in particolare se al cappotto si abbina un pullover a colto alto, e dunque la duchessa non poteva rendermi più felice. Confesso che invece non amo la tipologia di abiti che continua a indossare in questa fase della gravidanza: cadono male e segnano tanto, cosa che a me darebbe fastidio; però se lei è comoda e a suo agio va bene così. Questo è Calvin Klein, probabilmente adattato per lei partendo dal modello base presente nella collezione Resort 2019, che è molto aderente e lungo alla caviglia.

Il cappotto invece è Amanda Wakeley, già visto il 12 marzo dell’anno scorso nel primo impegno ufficiale con la Royal Family, il Commonwealth Service a Westminster Abbey. Avendo a suo tempo trovato bruttissimo quell’inserto in vita che chiude il cappottino creando un’impressionante serie di grinze e difetti, lo preferisco senz’altro aperto (mia opinione personale, da curvy: va bene che la magrezza è ormai un valore assoluto, ma se a una molto magra mettete qualcosa di molto dritto e stretto, rischia di sembrare un cerino). Meghan nhm 3Applausi a scena aperta per borsa e scarpe in camoscio oliva, tutto Ralph Lauren. La vera difficoltà nell’accessoriare il bianco è infatti trovare il colore giusto: meglio evitare nero e blu e orientarsi sui metallici (in estate e la sera), i colori brillanti o i neutri; ecco tra i neutri questa tonalità è perfetta.

Ora Lady Violet attende con ansia l’arrivo di Baby Sussex, e il momento in cui Harry indosserà qualcosa di diverso da sti vestitucci blu striminziti e cincischiati.

P.S. la pancia è a punta, mia madre avrebbe detto che è maschio.

 

Una foto al volo!

Scusate, non ho resistito. camilla liverpoolCamilla, in visita a Liverpool con Charles, posa davanti all’opera For All Liverpool’s Liver Bird creata dallo street artist Paul Curtis (e potremmo dire che ne diventa parte!). Il murale si trova a Jamaica St., nel Baltic Triangle; già zona industriale della città, oggi è il quartiere dei creativi dove si mischiano start up innovative, giovani artisti, e negozi trendy.

 

La foto del giorno

Il Principe di Galles e sua moglie sono in visita a Liverpool, dove hanno incontrato il presidente della Repubblica d’Irlanda Michael Higgins – che sembra uscito da un’opera di Tolkien e invece è un poeta – e la first Lady Sabina Coyne. charles camilla liverpoolIl principe e il presidente sono uniti nel patronage dell’Istituto di Studi Irlandesi della Liverpool University, cui entrambi riconoscono un ruolo importante nelle relazioni sociali e culturali tra i due paesi. Immaginiamo poi che l’incontro avesse anche una valenza più squisitamente politica, dato che la questione della frontiera tra l’Ulster e la Repubblica d’Irlanda è uno dei problemi principali della Brexit.

Osservando le due coppie simpaticamente assortite, tutti coloro che mi conoscono – e anche chi non mi conosce, ma considerando che Lady Violet ha un cane che si chiama Purple ha indovinato la passione per il viola in ogni sua sfumatura – devo confessare una cosa che vi sorprenderà: tra le due signore oggi preferisco Camilla. La linea morbida del suo cappotto funziona meglio del doppio petto di Sabina (nonostante la bella tonalità ametista), il colore illumina sia l’incarnato sia i capelli biondi, gli accessori neri riprendono il ricamo sui polsi e sono il  giusto mix tra stile e comodità. Menzione d’onore all’abilità di entrambe nello scegliere il perfetto underwear, cosa non scontata, che spesso rovina l’aspetto di signore anche molto più giovani e graziose.

Il tocco di classe della mise di Camilla è naturalmente rappresentato dal marito abbigliato in nuance; questo sì che è chic, altro che il recente, piuttosto ridicolo uso di abbinare il colore della cravatta alla mise della moglie. Dilettanti!

Però mi sorge un dubbio: la scelta di quel colore, universalmente noto come royal blue, sarà mica un messaggio politico ai repubblicanissimi ospiti?