Il Principe Joachim del Belgio è nei guai, e purtroppo potrebbe non essere il solo.
Il giovanotto, che è figlio di Astrid e dunque nipote del re Philippe, ha pensato bene di andare a Cordoba, città della fidanzata spagnola Victoria Ortiz. Una volta in Andalusia – dove è atterrato il 24 – non solo non ha rispettato la quarantena per chi arriva dall’estero, ma ha continuato a violare le regole imposte dalla fase 2 partecipando a una festa di famiglia con 30 persone (il massimo consentito è 15). Ora il ventottenne principe è risultato positivo al coronavirus, e le autorità spagnole hanno dovuto rintracciare gli altri partecipanti all’incontro, attualmente posti tutti in quarantena. Considerando le sofferenze patite dai Belgi a causa della pandemia, e quelle degli Spagnoli, se possibile anche più gravi, avrebbe decisamente potuto evitare. Resta solo da sperare che non ci siano conseguenze né per lui né per quelli con cui è venuto in contatto.
Un tea con Lady Violet – Spose di maggio
La principessa Margaret e Tony Armstrong-Jones, 6 maggio 1960
Sofia di Grecia e Juan Carlos, poi sovrani di Spagna, 14 maggio 1962
Märtha Louise di Norvegia e Ari Behn, 24 maggio 2002
Mary Elizabeth Donaldson e Frederik, Principi Ereditari di Danimarca, 14 maggio 2004
Letizia Ortiz Rocasolano e Felipe Principe de Asturias, poi sovrani di Spagna, 22 maggio 2004
Autumn Kelly e Peter Philips, 17 maggio 2008
Meghan Markle e Harry of Wales, Duchi di Sussex, 19 maggio 2018
Lady Gabriella Windsor e Thomas Kingston, 18 maggio 2019
Tante sono state negli ultimi sessant’anni le spose reali di maggio, cui potremmo aggiungere anche Miss Pippa Middleton – che non è proprio royal, piuttosto, come diremmo oggi, congiunta – che il 20 maggio 2017 ha sposato James Matthews.
Oggi avremmo celebrato un altro royal wedding tanto atteso, che avrebbe reso HRH Beatrice of York la Signora Mapelli Mozzi. Poi sappiamo com’è andata, sono accadute cose assai più gravi, migliaia di persone non ci sono più, e sicuramente un matrimonio rinviato è l’ultimo dei problemi, ma un leggero sapore amaro Lady Violet lo prova. Sappiamo che Bea e Edo stanno trascorrendo la quarantena nell’Oxfordshire ospiti della madre di lui, Nikki Shale. Invece la madre di lei, Sarah, oggi ha affidato il suo pensiero a due tweet; in uno augura salute e amore a tutti gli sposi costretti a rinviare le nozze, nell’altro pubblica una buffa foto di Beatrice bambina, che definisce colei che le ha donato più gioia di quanta mai avesse mai potuto desiderarne.
Noi restiamo in trepidante attesa, i cappelli riposte nelle cappelliere ma pronti a essere usati!
La tazza di oggi è la Petit Point Royal Albert, prodotta dal 1932 al 2001. Il decoro evoca un ricamo a piccolo punto, che per mostrarsi in tutta la sua bellezza ha bisogno di tempo e pazienza, proprio come il matrimonio di Bea e Edo.
Un tea con Lady Violet – Domani è un altro giorno
Dopotutto domani è un altro giorno (After all, tomorrow is another day) è senz’altro la battuta più celebre di Via col vento, e una delle più conosciute dell’intera storia del cinema. La pronuncia alla fine del film la protagonista Scarlett/Rossella, dopo essere stata mollata dal rude Rhett con l’altrettanto famosa «francamente, me ne infischio» (Frankly, my dear, I don’t give a damn). La sua antagonista, la cugina – e a un certo punto anche, brevemente, cognata – Melania è morta da tempo, dopo averle soffiato il grande amore Ashley. Né sarebbe potuta andare diversamente, se come penso le due signore incarnano l’una il vecchio Sud aristocratico che soccombe al Nord, e l’altra quello che sa cambiare e adattarsi ai tempi nuovi, nel più puro spirito americano. La sorte delle due attrici è invece assai diversa: la bellissima e fragile Vivien Leigh muore nel 1967 a neanche 54 anni, annientata dalla tubercolosi e dalla fine del matrimonio con Laurence Olivier; Dame Olivia de Havilland si avvia a doppiarla, e tra un mese compirà i 104 (è nata a Tokyo da genitori britannici il 1 luglio 1916). Poche attrici rappresentano meglio di lei la Hollywood royalty; per la sua carriera, ricca di grandi ruoli e di premi, tra cui ben due Oscar, per i leggendari conflitti con la sorella minore Joan Fontaine: divise da rivalità personali familiari e di carriera, unite dall’aver vinto entrambe il premio più prestigioso, prima e finora unica coppia di sorelle.
Sempre identificata col suo personaggio più famoso, in nulla Olivia assomiglia alla dolce e remissiva Melania: e forse il suo ruolo migliore lo sostiene contro le majors, che negli anni ’30 e ’40 “possedevano” gli attori cui imponevano contratti capestro. Olivia appartiene alla Warner, che la ritiene adatta solo ai ruoli da buona, e investe principalmente su un’altra grande star, Bette Davis, la perfida per eccellenza. Il contratto però impedisce di accettare altri ruoli, ed è così che nel 1940, l’anno dopo il trionfo di Via col vento, l’attrice si ribella. Ne ricava la messa all’indice per tre anni, quando decide di intentare una causa milionaria, che segnerà per sempre la storia di Hollywood e cambierà la vita di tutti gli attori che verranno.
Se a questo punto vi state chiedendo la ragione del post, questa fotografia ve la rivela. L’ho scoperta grazie a una giovane amica mia e del blog, e ritrae la signora in bicicletta lo scorso luglio, all’indomani del compleanno numero 103. Confesso, ciò che mi colpisce non è solo l’energia e l’aplomb, ma anche l’impeccabilità. Dalla décolleté nera – sembra proprio la classica Vara Ferragamo – alla calza chiara, un must per le signore di fine Novecento, alla giacca candida quanto i capelli. Per tacere dell’eleganza con cui riesce a pedalare con la gonna. Una lezione per tutti (e tutti), ma mica lo chic, la consapevolezza di sé, cui rimanere fedeli sempre, anche se domani è un altro giorno.
Per Dame Olivia de Havilland, insignita da Her Majesty the Queen dell’Order of The British Empire nel 2017, ho scelto una vecchia tazza Spode Copeland più o meno sua coetanea. Fu un dono di nozze alla mia nonna, che si sposò nei primi anni ’20, e arrivò anche lei a 104. Io l’ho ereditata, ed è all’origine della mia piccola collezione di tazze con le rose.
Un tea con Lady Violet – Piccoli dispiaceri e grandi dolori
Oggi era previsto che i giardini di Buckingham Palace si aprissero per il terzo garden party dell’anno, ma questi appuntamenti – in cui la sovrana invita per l’afternoon tea migliaia di sudditi che si sono distinti in ogni campo – sono stati tra i primi ad essere annullati a causa dell’emergenza sanitaria. È un piccolo dispiacere per noi, che ci beiamo della vista di mise e cappellini, e signori eleganti in tight, ma posso solo immaginare il dispiacere per gli invitati di quest’anno, rimandati elegantemente all’anno prossimo. Lady Violet resta in rispettosa attesa di un invito – se non per il 2021 va bene anche il 2022 – che esaudisce uno dei suoi sogni: un royal Afternoon Tea nei giardini di Buckingham Palace, la quintessenza del British royal style.
Queen Victoria, cui dobbiamo la creazione di molti dei riti sociali contemporanei, iniziò la tradizione del garden party negli anni ’60 dell’Ottocento, dopo aver reso Buckingham Palace sua residenza ufficiale; curiosamente all’inizio veniva chiamato breakfast benché si tenesse di pomeriggio (un po’ come il ricevimento nuziale chiamato wedding breakfast, probabilmente perché si presupponeva che prima della cerimonia non si mangiasse nulla).
Quest’anno invece nulla; i reali in quarantena in varie residenze, e annullati tutti i garden party, sia i tre a Londra sia quello che si svolge a Edimburgo nei giardini di Holyroodhouse durante la Royal Week, la settimana tra giugno e luglio che la Regina trascorre in Scozia. Per stemperare un po’ la delusione, dalla Royal Household arriva la ricetta originale degli scones che si servono a Corte, e vengono gustati da Sua Maestà in persona, la trovate qui https://www.royal.uk/royal-recipe-fruit-scones
Se non conoscete questi tipici prodotti inglesi da forno, simili a piccoli panini al burro ma più sodi e leggermente dolci vi consiglio assolutamente di provarli, non può esserci afternoon tea senza scones (se poi volete una ricetta ancora più facile di quella royal, vi passo quella che faccio io). Come si mangiano? Idealmente con marmellata di fragole e clotted cream (che in Italia è quasi impossibile da trovare) o con un curd, deliziosa crema di burro e frutta acida, nella versione più famosa con il limone.
Questi però sono dispiaceri piccoli piccoli se paragonati alla tragedia della pandemia, all’assenza delle vittime, allo strazio di chi ha perso qualcuno che amava. Da oggi per dieci giorni la Spagna ha dichiarato il lutto nazionale, iniziato a mezzogiorno con un minuto di silenzio in memoria dei ventisettemila scomparsi a causa del virus. Se vi capiterà di visitare la pagina web o gli account social della Casa Real troverete un nastrino nero, mentre i sovrani, accompagnati dalle figlie, a mezzogiorno si sono uniti agli Spagnoli con una breve cerimonia nei giardini della Zarzuela, davanti alla bandiera a mezz’asta. Una scena che non so perché ho trovato vagamente inquietante, con la Reina particolarmente grimildesca, la falcata inceppata dalle ballerine, Leonor annegata in una sorta di sacco e Sofía – che ha chiaramente ereditato la struttura fisica dal padre e sembra lei la maggiore – vestita come la madre, con l’aggravante di un paio di sabot con cui ciabattava un po’ https://www.youtube.com/watch?v=yXo9hRiUGfU&fbclid=
La tazza del giorno è quella con cui ieri ho preso il tea insieme con un’amica; fa parte di un set edoardiano che comprende due tazze con doppio piattino lattiera e zuccheriera (usata come porta crakers) nell’amato color violet.
A domani.
Un tea con Lady Violet – Nata oggi: The Queen Mary
In casa la chiamavano May come il mese in cui era nata, il suo nome intero era Victoria Mary Augusta Louisa Olga Pauline Claudine Agnes von Teck, la storia la conosce come Queen Mary.
Il padre appartiene alla casa di Württemberg, ma frutto di un matrimonio morganatico non trova sposa migliore di Maria Adelaide di Cambridge, membro minore della famiglia reale britannica, non particolarmente attraente né giovane (sì sposò a 33 anni, un record per l’epoca). Mary, prima dei quattro figli della coppia, nasce a Kensington Palace il 26 maggio 1867; al suo battesimo ha una madrina d’eccezione, la regina Victoria in persona, prima cugina di sua madre. May gode da subito dell’affetto della sovrana, il cui apprezzamento cresce con il maturare della fanciulla, che sempre più appare come la candidata ideale a sedere un giorno sul trono accanto al re, finché arriva il giorno proposta: il 3 dicembre 1891 la ventiquattrenne May si fidanza con Albert Victor, Duca di Clarence, primogenito dei Principi di Galles, destinato a regnare dopo la nonna e il padre. Le nozze sono fissate per il successivo 27 febbraio, ma il 14 gennaio, sei settimane dopo di fidanzamento e sei prima del matrimonio, il futuro sposo muore. Nonostante la tragedia sono in molti a tirare un sospiro di sollievo: lo stile di vita del giovane duca è tutt’altro che impeccabile, coinvolto nello scandalo di un bordello omosessuale (l’omosessualità all’epoca è fuori legge), c’è addirittura chi lo considera il misterioso Jack lo Squartatore. Al suo funerale la promessa sposa depone il suo serto nuziale di fiori sulla bara poi, fortunatamente, trova conforto nel fratello minore del defunto, George, che lo sostituirà nella successione e nel cuore della fidanzata. Si ripete quanto quattro secoli prima era accaduto a Caterina d’Aragona; ma per fortuna George non assomiglia all’antenato Henry VIII, e il matrimonio tra i due sarà felice e durerà per sempre. Nascono sei figli, due dei quali regneranno: Edward VIII e George VI. May, che da regina consorte ha scelto di usare il secondo nome, Mary, muore il 24 marzo 1953. Sul trono siede da tredici mesi la nipote Elizabeth, la cui incoronazione non viene rinviata per espresso desiderio dell’anziana sovrana.
Inutile negare che accanto alla sua storia, e alla forza del suo carattere (oltre al promesso sposo e al marito perderà tre dei sei figli, e sorvoliamo sulle nozze del primogenito con la detestata Wallis Simpson) ciò per cui Mary è costantemente ricordata è la passione che l’accompagnò per tutta la vita: i diamanti.
Dagli incredibili Cullinan, montati in due spille (oltre che sullo scettro e sulla State Imperial Crown), ai diademi più famosi, visti sul capo di Elizabeth, Diana e Catherine, fino alla tiara nuziale di Meghan.
E poi smeraldi, perle, talmente tanti, e talmente preziosi da meritare di essere trattati singolarmente.
Con questo breve post inizia una piccola serie, Un tea con Lady Violet: ogni giorno sarete invitati per un tea e due chiacchiere, ogni giorno una tazza diversa, finché non finiranno… Quella di oggi è piuttosto nota, e scommetto che molti di voi ne abbiano in casa: è il trio del mese di maggio della serie dei mesi Royal Albert. A domani!
The importance of being Victoria
Il 24 maggio 1819 nasce a Kensington Palace Alexandrina Victoria, unica figlia di Edward Duca di Kent e Strathearn – quarto figlio maschio del sovrano, George III – e di sua moglie, Victoria di Saxe-Coburg-Saalfeld. Il giorno prima che la bimba compia otto mesi muore suo padre, seguito sei giorni dopo dal nonno. Sale al trono lo zio George IV, cui dieci anni dopo succede il fratello numero 3 (il numero 2 è nel frattempo morto pure lui): William IV. Nessuno dei fratelli maggiori del padre della giovane principessa, che in famiglia chiamano Drina, lascia figli legittimi – ce ne sono parecchi illegittimi, ma ovviamente non contano – per cui alla morte dello zio William, il 20 giugno 1837, il trono spetta a lei.

Queen Victoria (1819-1901) when Princess. Sir George Hayter, olio su tela, 1832, Royal Collection Trust
Giovanissima, piccolina (non arriva al metro e mezzo) la nuova regina sceglie di farsi chiamare solo Victoria. Darà il suo nome alla prima figlia e all’epoca che inventa l’età contemporanea, e da lei discenderanno una quantità di Victorie che hanno affollato generazioni di dinastie europee. A dire il vero, nel Regno Unito l’ultima a portare il nome Victoria fu la seconda femmina e quarta dei figli di Edward VII e Alexandra, finché non è arrivata lei, Eugenie Victoria Helena di York: sembra si chiami così in onore dell’Imperatrice Eugenia e dall’augusta antenata, che furono assai legate. La sera delle sue nozze con Jack Brooksbank, Eugenie ha arricchito lo splendido abito di chiffon creato per lei da Zac Posen fermando i capelli con un paio di favolose spighe di diamanti appartenute a Queen Victoria, meno note tra i suoi gioielli, che Lady Violet ebbe l’occasione di ammirare a Windsor, esposte con abiti e accessori di quel royal wedding.
Sono note come Queen Victoria’s Wheat-Ears Brooches, un insieme di sei spighe di grano composte da 580 diamanti provenienti dalla collezione di George III. Le brooches furono commissionate nel 1830 da William IV per la moglie Adelaide, che ne fece dono alla nipote quando divenne regina. Per forma e utilizzo gioielli di questo genere erano molto popolari già alla corte di Napoleone e Joséphine, e riscossero un gran successo nelle corti europee, con le spighe spesso montate insieme a formare tiare di chiara evocazione neoclassica.
Queste brooches possono essere indossate sia tra i capelli, sia come spille; sono sempre state trasmesse da una regina all’altra, e a quanto si sa il prestito a Eugenie è stato eccezionale.
Lo scorso anno si è celebrato il bicentenario della nascita della grande Regina, il 22 gennaio prossimo si ricorderanno i 120 anni dalla morte, io spero oggi di essere riuscita ad evocarla attraverso la piccola storia di una sua proprietà, non è forse questo uno degli aspetti più affascinanti della monarchia? Se però siete curiosi di vederla in movimento, in questo post trovate un filmato d’epoca, relativo alla visita che Victoria fece a Dublino nel 1897, davvero emozionante, per me. Queen Victoria, come non l’abbiamo mai vista.
La foto del giorno – Quarantene
Come sta andando il royal lockdown nel Regno Unito? Her Majesty The Queen si è ritirata a Windsor, dove rimarrà a tempo indeterminato in compagnia del marito Duca di Edimburgo – con uno staff ridotto al minimo sindacale – ma non si fa mancare la cavalcata quotidiana nel grande parco del castello. Il Principe di Galles e consorte sono ancora in Scozia, nella residenza di Birkhall; molto attivi sul web, rispettano rigorosamente il lockdown non solo a causa del pregresso contagio di lui, ma anche perché entrambi sono in una fascia d’età a rischio. I Cambridge sono coi pargoli ad Anmer Hall, la casa di campagna del Norfolk, i Sussex in California con pupo e suocera. The Princess Royal nella sua residenza di Gatcombe Park nel Gloucestershire, col marito; con lei dovrebbero essere la figlia Zara con marito e figlie, mentre mancano notizie dell’altro figlio, il neoseparato Peter Phillips. Anche i Wessex sono nella residenza abituale – Bagshot Park, nel Surrey – con i figli adolescenti Louise e James. E gli York? Andrew è nella residenza abituale nella tenuta di Windsor Castle, il Royal Lodge. Con lui la figlia minore Eugenie e il marito Jack – attivissimi nel volontariato in questa fase di emergenza – e non sorprendentemente c’è anche la ex moglie Sarah.
La quale, forte dell’esperienza da scrittrice per l’infanzia, ha deciso di deliziare i piccoli sudditi della suocera con la narrazione di storie e favole. Location ideale delle sue bucoliche performance il giardino del Lodge dove Sarah appare, col consueto sprezzo del ridicolo, coronata di fiori come un’attempata Primavera botticelliana. Intervistata in proposito, si è detta comprensibilmente assai dispiaciuta dal rinvio delle nozze della primogenita Beatrice, svelando un piccolo mistero. Si riteneva che gli sposi promessi Bea e Edo, che non si vedono dall’inizio della pandemia, fossero chiusi insieme nel piccolo appartamento che lei occupa a St. James’s Palace, invece Fergie ha rivelato che la coppia sta passando la quarantena nella casa di campagna della madre di lui, Nikki Shale, amica di vecchia data degli York. E probabilmente preparativi per le nozze continuano.
Da questa parte della Manica Lady Violet è lieta di annunciare il proprio rientro a casa, dopo essere rimasta bloccata per due mesi e mezzo in Abruzzo. A causa di una connessione limitata, anche il blog ha potuto essere aggiornato con minore frequenza, ma ora siamo finalmente pronti a ripartire, stay tuned!
La foto del giorno Le api regine
Oggi è la giornata mondiale delle api, creature indispensabili per l’ecosistema, e non è mancato il royal sostegno a questa nobile causa.
La Duchessa di Cornovaglia – di cui certo non si può dire che stia approfittando del lockdown per non lavorare, e mantiene piena la sua agenda, pur se in maniera virtuale – è stata appena nominata Presidente di Bees for Development, organizzazione che promuove una apicoltura sostenibile. E oggi non ha fatto mancare un suo intervento, diffuso via social. Camilla produce lei stessa una piccola quantità di miele grazie un alveare nella sua proprietà nel Wiltshire.
Il miele, in quantità limitatissima (e a un prezzo adeguatamente elevato), viene venduto in esclusiva da Fortnum&Mason, e il ricavato destinato a progetti di solidarietà.
In Svezia la futura regina Victoria ha portato i due figli Estelle e Oscar a conoscere da vicino le api negli alveari del parco della residenza di Haga, che furono un dono di nozze per lei e Daniel.
Nel suo piccolo, anche Lady Violet sostiene l’apicoltura: nei giorni delle quarantena rigorosa ha festeggiato il compleanno di una delle nipoti, adorate ma irraggiungibili, regalandoke l’adozione di un alveare per un anno.
Le foto del giorno – Festeggiate con Máxima!
Oggi Máxima dei Paesi Bassi compie 49 anni e, forse ispirata da quanto accaduto per il compleanno di Elizabeth II lo scorso 21 aprile, ha deciso di rendere pubblica una ricetta di famiglia per festeggiare con lei.
Anzi – con tutto il rispetto – ha fatto di più, perché si è messa lei stessa in cucina e ha preparato questi dolcetti di cui si dichiara ghiotta.
Si chiamano alfajores al dulce de leche e si tratta in pratica di una coppia di biscotti, farciti col classico dulce de leche argentino e poi rotolati nel cocco.
Una cosa del genere la facevano anche le zie di un mio cugino, cuoche di paese brave e raffinatissime; in quel caso però i biscotti erano più piccoli, farciti di crema al burro e rotolati nella granella di mandorle. E si chiamavano assai opportunamente deliziose.
Solo Máxima invece può festeggiare in monospalla di lamé bronzo, lunghi orecchini (di diamanti?) spettinata il giusto e col vassoio in mano.
Il prossimo anno questa splendida signora raggiungerà i 50, non vedo l’ora di vedere cosa si inventerà, mi aspetto festeggiamenti clamorosi.
PS se vi incuriosisce la ricetta degli alfajores, che è quella della madre della regina, la trovate qui https://www.facebook.com/280838772065151/posts/1640154519466896/
The lady with the lamp
Questa è la storia di un piccolo gioiello e di una grande donna (anzi due).
Nel 1855 Queen Victoria ha 36 anni, regna da 18, è sposata con Albert da 15 e ha dato alla luce otto dei suoi nove figli. Florence Nightingale di anni ne ha 35, non ha marito né figli – né mai li avrà – ed è una delle menti più brillanti della società vittoriana, la più incruenta delle rivoluzionarie.
La prima invia alla seconda una spilla in oro, diamanti e smalti, che sul retro reca la scritta “To Miss Florence Nightingale, as a mark of esteem and gratitude for her devotion towards the Queen’s brave soldiers, from Victoria R. 1855” (A Miss Florence Nightingale, in segno di stima e gratitudine per la dedizione nei confronti dei coraggiosi soldati della Regina da Victoria R.). La spilla, oggi nota come “Nightingale Jewel”, è stata disegnata dal Principe Consorte ed è conservata al National Army Museum. Più che un omaggio prezioso va considerato una medaglia, conferita dalla sovrana alla suddita che si è distinta in guerra. La guerra è quella di Crimea, che i Britannici – alleati di Francia, Impero Ottomano e Regno di Sardegna – combattono contro l’impero Russo, e Florence, donna colta nata in una famiglia ricca e altolocata, avrebbe dovuto essere in qualunque posto tranne lì. Invece lei parte con un gruppo di infermiere volontarie e arriva su un teatro di guerra dove i soldati vengono decimati più che dai colpi del nemico dalle malattie e dalla terrificante mancanza di igiene. Florence resta in Turchia tre anni, dal 1854 al ’57, ponendo le basi della moderna attività infermieristica che basa non sull’incertezza empirica ma sul rigore della scienza.
Nata duecento anni fa, il 12 maggio 1820, in quella Firenze che le regala il nome, Florence rifiuta il ruolo tradizionalmente riservato alle fanciulle della sua condizione preferendo lo studio al matrimonio e alla vita di società. Diventare infermiera è la sua passione, e una missione quasi religiosa, ma realizzare il suo desiderio non è semplice, dato che le infermiere all’epoca erano poco più di sguattere, una vita umile e pesante, non certo adatta a una signorina della buona società. Figlia di un famoso epidemiologo – e nipote di un altrettanto celebre abolizionista – decisa e caparbia, studia materie insolite per una ragazza dell’epoca, a partire dalla matematica, che poi le sarà di grande aiuto per applicare le regole della statistica al suo campo. Quando a Londra inizia a lavorare con i più disperati tra gli ultimi si rende conto della necessità di rivoluzionare l’assistenza ai malati, e se ne convince dopo un viaggio in Germania, dove conosce un approccio al nursing assai più efficiente ed efficace. Conosce Sidney Herbert, Ministro della Guerra, che le consente la missione in Crimea. Qui diventa the lady with the lamp, la signora che di notte percorre le corsie degli ospedali da campo per assistere i soldati feriti, e qui elabora i principi dell’assistenza infermieristica, i cui capisaldi prevedono innanzi tutto un ambiente salubre, pulito aerato e illuminato, con acqua fresca e fogne efficienti, cui abbinare calore dieta sana e silenzio.
Rientrata a Londra inizia proprio su invito della Regina una intensa attività didattica fondando la scuola per infermiere che ancora esiste e portal il suo nome. Nel 1865 il Regno Unito ha grazie a lei le sue prime infermiere professionali.
È anche una pioniera nel campo della statistica applicata alla sanità, è lei a inventare il celebre istogramma circolare, o ragnatela, che le consente di diventare la prima donna membro della Royal Statistical Society; sarà anche la prima a ricevere dalla sovrana l’Order of Merit.
Muore novantenne nel 1910, nove anni dopo Victoria.
In suo onore il giorno della sua nascita è diventato la giornata internazionale dell’infermiere; centodieci anni dopo la sua scomparsa il Principe di Galles, bis-bisnipote di Queen Victoria, dedica a Florence Nightingale l’ospedale Covid-19 di Londra.