La foto del giorno – 12 novembre

L’incombente settantesimo compleanno del principe di Galles non lascia abbastanza tempo per un Royal Calendar che richiederebbe ricerca e attenzione, ma lasciare un piccolo ricordo è un dovere e un piacere. grace before wedding Oggi avrebbe compiuto 89 anni Grace Kelly, nata nella buona società cattolica di Philadelphia, transitata attraverso una carriera nel cinema degli anni d’oro, con tanto di premio Oscar e qualifica di attrice-feticcio di Hitchcock, e divenuta sovrana di uno stato microscopico, che prima di lei conoscevano in pochi (compreso suo padre, che pensava a Monaco di Baviera) e dopo di lei non sarebbe più stato lo stesso. Una che il destino se lo portava nel nome: Grace, Sua Altezza Serenissima la Grazia, un miracolo di bellezza, di eleganza, di misura, di buoni studi e buona educazione. Una delle tre ragazze del ’29 – con lei Audrey e Jackie  – che hanno influenzato di più l’immagine femminile del ‘900, con una forza che resta immutata ancora oggi. Quante spose, reali o plebee, si sono ispirate all’abito di Helen Rose, dono della Metro-Goldwyn-Mayer? Quante hanno copiato il piccolo bouquet di mughetti che portò lei per prima? E quanti guardano ancora con tenera ammirazione quei lineamenti perfetti, poi leggermente appesantiti ma ulteriormente addolciti dal tempo che passava, in verità poco, per lei? Lady Violet di sicuro.

La foto del giorno – 27 luglio

gala croix rouge 1982

Quella di oggi Montecarlo è la sera più glamour dell’anno, stasera lo Sporting è inondato di luci per l’annuale ballo della Croce Rossa monegasca. In attesa di sapere se la famille princière parteciperà al completo, quale delle signore sarà la più elegante e quali bijoux potremo ammirare (con grande rammarico vi ricordo che questo non è un tiara ball, purtroppo) con la foto del giorno facciamo un salto nel passato. Ed ecco i Grimaldi al completo, Ranier e Grace con i figli Caroline Albert e Stéphanie al ballo del 1982, immagine struggente se si pensa che a Grace restano poche settimane di vita.

Fu una sinfonia di bianchi quella sera. Caroline, già divorziata Junot (la storia di quel matrimonio la trovate qui A Royal Calendar – 28/29 giugno 1978 ) con un abito in perfetto stile anni ’80: raso lucido quasi fosforescente, un modello esageratamente accollato con inutili maniche lunghe, un po’ troppo mortificante per la giovane principessa, alla cui esuberante bellezza però si perdona questo e altro. La diciassettenne Stéphanie in corto come all’epoca si considerava opportuno per la giovanissima età, con generosa ma elegante scollatura. E poi Grace, la cui leggendaria bellezza risulta un po’ appesantita non tanto dal passare del tempo, quanto dall’abito – più camicia da notte che abito da sera – e dalla pettinatura, che la trasforma in elegante lady di inizio secolo (il ‘900, naturalmente).

Quanto ai due cavalieri, Albert splendido con uno spencer bianco,  come gli consentivano l’età e il girovita (sappiano le mie lettrici più giovani che all’epoca di Lady Violet il principe azzurro più desiderato dalle ragazze era proprio lui, le prince heritier, dotato di modi gentili, fisico scattante e perfino un’abbondante capigliatura). Il sovrano Ranier alla soglia dei sessant’anni, in smoking con giacca bianca, come era uso presentarsi ai galà estivi. Dobbiamo ripetere che il tuxedo candido sta bene solo a Cary Grant e a James Bond?

Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte)

Il tempo passa, Diana diventa sempre più bella, sicura (almeno all’apparenza) e sofisticata. Il suo stile evolve introducendo elementi diversi, ma qualcosa rimane costante.

Indovinate? La marinaretta!

Sarà perché lo stile nautical è classico ed elegante, sarà perché l’Inghilterra deve molta della sua ricchezza al dominio dei mari, sarà perché la Royal Navy è l’arma, come dire, di famiglia, ma la principessa continua spesso e volentieri a vestire alla marinara (o alla ussara?). Contagiando ahimé anche l’incintissima cognata.

E quando non è l’intero outfit, è un dettaglio, che sia il cappello o il pullover.

Il momento più impressive? La visita al Collegio Navale di Dartmouth, nel 1989 (pregasi notare il nastro che pende dal retro del copricapo). Quando si dice dress to impress.

Come Grace

La Principessa di Monaco è la prima sovrana al di fuori della Royal Family che Diana incontra appena fidanzata, e da cui riceve un sostegno affettuoso materno e non scontato. Lady Violet si è chiesta a volte se la relazione tra le due avrebbe potuto avere sviluppi di qualche sorta, ma purtroppo se questa storia fosse un film si intitolerebbe Un Matrimonio e Un Funerale. O Due Funerali.

grace diana wedding

Grace, accompagnata dal figlio Albert – probabilmente in cerca di una sposa di sangue blu per lui, ma sappiamo com’è andata a finire – è di nuovo a Londra il 29 luglio 1981, e partecipa al matrimonio tra Charles e Diana (la vedete a sinistra, con l’abito glicine).

 

 

 

 

diana funerale grace

Purtroppo poco più di un anno dopo è Diana ad andare a Monaco, e rappresenta la famiglia reale britannica ai funerali dell’incantevole ragazza di Filadelfia che diventò star a Hollywood, poi sovrana a Montecarlo, e ha concluso la sua vita sui tornanti della Turbie.

 

 

 

 

Nel 1987 i Principi di Galles sono ospiti al Festival del Cinema di Cannes, e Diana omaggia la principessa scomparsa con un abito di Catherine Walker ispirato a quella di meraviglia di chiffon azzurro che Grace, ancora Kelly, indossava in Caccia Al Ladro.

Entrambe belle, entrambe bionde, entrambe spose reali, entrambe icone del loro tempo, le due principesse saranno accomunate anche dalla fine improvvisa che arriva per entrambe a causa di un incidente stradale.

Ma la tragedia è ancora lontana, e quella che affronta la Croisette è ormai una giovane donna bella ed elegante come una diva del cinema. Forse è stata l’influenza postuma di Grace, certo è che Diana d’ora in poi errori di stile ne farà sempre meno.

Le perle

Diana e le perle, un binomio inscindibile. Che le scegliesse perché sono la gemma del suo segno zodiacale, il Cancro, perché donano luce all’incarnato o semplicemente perché le piacevano, sono rare le occasioni in cui non ne indossa.

diana perle

diana choker

Il pezzo più famoso è sicuramente il choker – o collier de chien – composto da sette fili e fermato da un centrale favoloso: un enorme zaffiro circondato di diamanti, in origine una spilla – che per forma e materiali riprende l’anello di fidanzamento – ricevuta in dono dalla Queen Mother per le nozze.

 

 

 

Altro gioiello da favola è la la Cambridge Lover’s Knot Tiara. La struttura è composta da 19 archi sormontati da diamanti; all’interno di ogni arco un fiocco, o meglio un nodo d’amore, cui è sospesa una grossa perla barocca che ondeggia col movimento. La tiara era stata ordinata nel 1913 al gioielliere londinese Garrand, che serve spesso la Royal Family, dalla Queen Mary. Il modello è quello di un diadema di proprietà di sua nonna Augusta di Hesse moglie di Adolfo duca di Cambridge, da cui il nome.

The Queen offrì la tiara alla nuora, che pare non la amasse molto a causa del peso, in occasione delle sue nozze con Charles. Mai più vista dopo la morte della principessa di recente è ricomparsa sul capo di Catherine, scelta quanto mai opportuna essendo la fanciulla la nuova Duchessa di Cambridge, oltre che moglie di William.

Se arrivate a questo punto voi, care amiche, state pensando che le perle siano belle ma un po’ noiose, e che non avendo lo scrigno della Principessa di Galles siano in definitiva più adatte a vostra madre – o a vostra nonna – che a voi, la vostra Lady Violet è qui per convincervi che siete in errore. E allora su, correte a recuperare quella collana lunga lunga che tenete nel cassetto, un giro – o due – intorno al collo e via.

diana perle lunghe

Troppo banale? Allora questa è la soluzione, abito di un tessuto pesante, tipo il velluto, profonda scollatura sulla schiena e una cascata di perle. Anche se Lady Violet eviterebbe di infiocchettarsi il derrière.

diana perle sulla schiena

Ma alla fine della fiera, gioielli royal a parte, le perle più clamorose mai indossate da Diana sono quelle che punteggiano l’Elvis Dress.

diana elvis dress

Nel 1989 la principessa ordina a Catherine Walker una mise per il viaggio ufficiale a Hong Kong. Il risultato è un lungo abito lineare in seta bianca, senza spalline, completato da un bolero dal collo rialzato, che è il motivo per cui la principessa lo chiamava Elvis (in confidenza, quando Lady Violet ha visto l’abito – in una mostra al Victoria&Albert Museum – si è chiesta come facesse Diana a sedersi). Anyway, la principessa appare così abbigliata ai British Fashion Awards dove è guest star; il successo è immediato e planetario.

Alla soglia degli anni Novanta il matrimonio reale è finito, ma è nata una stella, e sta meditando vendetta…

Il resto lo scoprirete nell’ultima parte, stay tuned!

 

Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte)

Oggi, 1 luglio, Diana avrebbe compiuto 57 anni. Senza raccontare per la milionesima volta la sua vita, senza scavarne gli aspetti più intimi e privati, senza partecipare alle polemiche che accompagneranno questa storia per le prossime tre generazioni, Lady Violet propone un’analisi del suo stile, da goffo e giovanissimo anatroccolo a cigno pieno di glamour.

Ecco la fidanzata!

diana fidanzamento

Il mondo conosce la futura principessa di Galles il 24 febbraio 1981. La diciannovenne fanciulla indossa un tailleur azzurro scuro, comprato in fretta e furia da Harrods, camicia con fiocco a piccoli disegni e accessori neri; un insieme un po’ troppo severo per una ragazza così giovane, ulteriormente intristito dalla lunghezza della gonna e dall’assenza di tacchi, evitati per non torreggiare sul fidanzato. Ciò che all’epoca (Lady Violet c’era) destò più sensazione fu il taglio di capelli, bello e innovativo, che caratterizzò Diana fin da subito e al quale, con minime variazioni, resterà fedele tutta la vita.

Per la prima uscita ufficiale due settimane dopo la scelta va nel senso inverso, e Diana si presenta in compagnia di Charles a una serata a Goldsmiths’ Hall, a supporto della Royal Opera House, con un abito da ballo in taffetà nero firmato dagli Emmanuel, poco adatto all’occasione, e adatto ancor meno al suo abbondante décolleté, che il progressivo crollo del vestito rivela maliziosamente. Le cronache raccontano che a un certo punto la fanciulla, incapace di gestire tutta la situazione, scoppiò in lacrime e fu prontamente soccorsa da Grace de Monaco che la portò alla toilette, le asciugò gli occhi e le disse: non temere cara, d’ora in poi può solo peggiorare.

Principessa di Galles

Lady Violet confessa: non ha mai amato quell’abito, nemmeno all’epoca. Diana voleva essere una principessa delle fiabe, il suo modello era Cenerentola e a Cenerentola si ispirò.

Sketch of Lady Diana's Wedding Dress

Metri e metri e metri di taffetà avorio, pizzo antico, gonna voluminosa, corpino aderente (sempre più aderente, la ragazza dimagriva a vista d’occhio) con scollatura a V arricchita da un abbondante volant in pizzo doppiato fermato da un fiocco, maniche super gonfie – troppo pure per gli anni ’80 – che finiscono in un ulteriore fiocco che trattiene un volant da cui sbuca una cascata di pizzo. E non è finita, c’è anche un lunghissimo strascico, almeno sette metri. Purtroppo né gli stilisti, David & Elizabeth Emmanuel, né Diana che contribuisce alla creazione, né nessuna delle persone dell’entourage si preoccupano di tener presenti gli spazi della Glass Coach su cui la sposa raggiungerà la Cattedrale di Saint Paul, per cui l’abito e relativo strascico risultano troppo voluminosi e devono essere spinti dentro a forza.

diana strascico

Lady Violet ricorda ancora il momento in cui la sposa scese dalla carrozza e iniziò a salire le scale della chiesa, mentre dietro di lei le damigelle continuavano a srotolare metri e metri di tessuto bianco, come un enorme rotolo di carta da cucina, per non dir di peggio.

 

L’effetto finale fu l’abito da sposa più stropicciato della storia. Il velo, ottimo e abbondante pure quello, era tenuto fermo dalla Spencer Tiara, bellissimo diadema floreale di famiglia che no, nonostante le certezze della stampa italiana non è stato prestato a Meghan per il suo matrimonio.

diana sposa

Il bouquet oggi può sembrare esagerato, ma seguiva la regola in uso all’epoca, per cui se l’abito aveva lo strascico il bouquet doveva avere la forma a cascata.

In definitiva quello di Diana è un abito bello? Secondo Lady Violet no. E’ un abito iconico? Sicuramente sì. Non solo perché è l’abito da fiaba per eccellenza – e il destino tragico della sposa lo ammanta di fascino struggente – ma anche perché è un abito che ha fatto la storia, un punto fisso da cui comunque non si può prescindere.

Il primo passo del percorso che trasformerà Diana in uno dei personaggi più iconici del nostro tempo è compiuto.

Cappellini e collettoni

La mise indossata nel going away, cioè il momento finale del giorno delle nozze, quando gli sposi partono per la luna di miele, è il manifesto del Diana-style dei primi anni.

diana going away

Colori vivaci, in questo caso salmone, collettone alla marinara, cappellino con piume stile Robin Hood, choker di perle.

Questo modello verrà abbondantemente replicato, soprattutto in occasione delle maternità della giovane principessa, e l’insano binomio collettone (alla marinara o a volant) più cappellino solitamente addobbato con piume, o velette, o fiocchi o tutto insieme diviene una costante. E sbaglierebbe chi volesse attribuire la colpa di tali orrori alla sciagurata moda in voga negli anni ’80. Questi outfit erano brutti pure all’epoca, credetemi.

La giovane Diana anche abbigliata così non perde la sua grazia, ma è evidente che spesso gli abbinamenti risultino squilibrati, oltre che francamente eccessivi e inutili. La marinaretta, perché? La vostra Lady, che appartiene alla stessa generazione della Principessa, non ricorda di aver mai vestito alla marinara oltre i quattro anni.

Si balla!

Dopo la nascita dei figli lo stile di Diana comincia a farsi più maturo, la principessa nonostante i disturbi alimentari e psicologici che la tormentano sembra acquistare maggiore sicurezza e sceglie abiti più femminili che esaltano la sua figura alta e slanciata.

diana e travolta

A novembre 1985, durante un viaggio a Washington, si scatena alla Casa Bianca con John Travolta in versione Tony Manero che ce l’ha fatta. Niente cappellino (of course data l’occasione), niente collaretta, niente colori pastello, ma un abito di velluto blu notte firmato Victor Edelstein che la giornalista Jackie Modlinger definì “dramatic in style” e “regal in fabric”. Della Diana delle origini resta solo il choker di perle, stavolta fermato da un centrale creato da un enorme zaffiro circondato di brillanti, in origine una spilla dono di nozze della Queen Mother.

L’abito fu venduto all’asta per centomila sterline nel giugno 1997, parte di uno stock donato da Diana per un charity. L’acquirente, l’americana Maureen Dunkel, a un certo punto dichiarò bancarotta, e l’abito fu di nuovo protagonista di un’asta a Londra nel 2013, dove fu acquistato da un anonimo gentleman inglese per farne dono alla moglie, Il costo? 240.000 sterline, il più alto di sempre.

Il brutto anatroccolo si è definitivamente trasformato in cigno? Lo scopriremo nella seconda parte.

 

A Royal Calendar – 28/29 giugno 1978

Va a nozze la principessa più bella e famosa, sua Altezza Serenissima Caroline Louise Marguerite de Monaco.

caroline junot balcone

caroline charles

Caroline è giovanissima, libera, spensierata. Non ha la bellezza algida di sua madre, ma una più carnale e mediterranea. Per lei i genitori non hanno mai fatto mistero di desiderare un matrimonio importante, e nel 1977 i giornali di mezzo mondo impazziscono davanti alle foto che la ritraggono con lo scapolo d’oro del Gotha: il Principe di Galles. Charles probabilmente non resta indifferente davanti a cotanta grazia ma lei, già insofferente delle regole di casa Grimaldi, non ci pensa proprio a diventare una Windsor. E poi ha il cuore già impegnato. Si è infatti innamorata alla follia di un uomo d’affari parigino che ha quasi il doppio dei suoi anni e tracce impercettibili di sangue blu: Philippe Junot. Ranieri e Grace dapprima negano loro consenso, ma nel pieno dell’estate una provvidenziale paparazzo si trova a passare vicino allo yacht  dove la giovane principessa amoreggia in topless col maturo innamorato.

caroline junot fidanzamentoPer stroncare ogni possibile scandalo il fidanzamento ufficiale viene annunciato il 25 agosto. Caroline è deliziosa, il viso ancora tondo dell’adolescenza, e sembra una bambina accanto al fidanzato e alla splendida mamma (che per la cronaca indossa un abito Yves Saint Laurent, uno dei capi di punta di quell’anno).

 

 

caroline junot civilePreceduto da una serata di gala con gli immancabili fuochi pirotecnici, il matrimonio civile si tiene il mercoledì 28 nel Palazzo del Principe. La sposa e sua madre si sono affidate alla Maison Dior, all’epoca retta saldamente dalle mani classiche ed eleganti di Marc Bohan. Per le nozze civili la sposa indossa un semplicissimo abito color azzurro ghiaccio con pillbox coordinato.

Il giorno dopo nella Cattedrale di Notre-Dame-Immaculée le nozze religiose.

 

La sposa arriva dal vicino Palazzo al braccio del padre; l’abito bianco, accollato e virginale, ha maniche al polso e una ricca gonna in pizzo. Un velo leggero nasconde il viso della giovane sposa, una volta sollevato rivelerà l’elemento che è rimasto nella memoria generale: un’acconciatura di fiori (opera del mitico Alexandre) che ci porta dritti dritti nella saga di Star Trek in compagnia della principessa Leia.

caroline junot grace

La Principessa Sovrana Grace, una delle donne più chic della sua epoca, appare un po’ ingoffata da un abito giallo canarino con cappellone, inutile sciarpa, e una lunghezza che ammazzerebbe qualunque caviglia.

Il matrimonio, come forse ricorderete, durò pochissimo. Nel giro di due anni la coppia era già scoppiata e il divorzio arrivò rapido, sull’onda di un’altra paparazzata che ritraeva Junot a bordo piscina con la it-girl del momento, la costaricana Gianina Facio, oggi signora Ridley Scott.

Altri due anni e la luce di Grace si spegne sul principato, poi per Caroline verrà Casiraghi, la felicità e tragedia, ma questa è un’altra storia. Anzi, molte.