Finisce aprile e porta con sé il matrimonio tra Alexandra di Lussemburgo e Nicolas Bagory. Cerimonia doppia, in due date diverse e addirittura due Paesi diversi; il Granducato di lei e la Francia di lui.
La sposa

Tutti si aspettavano di vedere la sposa con uno degli splendidi abiti di pizzo di Elie Saab dato che il couturier libanese aveva già vestito le cognate Stéphanie e Claire per le loro nozze. Alexandra fa giustamente a modo suo, sceglie Saab ma lascia da parte il pizzo in favore di un abito in satin duchesse, adattando un modello haute couture della collezione autunno inverno. L’originale ha una gonna più ampia e scenografica, che dà al tutto una proporzione diversa, anche se non sarebbe stato adatto a un matrimonio in campagna, però il modello così non mi convince.


Oltre tutto non le dona particolarmente; quei nodi dovrebbero scolpire la silhouette, invece finiscono per appesantirla. Insomma, non sembra fatto per lei, che è il peggio si possa dire di un abito couture. Graziosa l’acconciatura, che ricorda un famoso ritratto dell’imperatrice Sissi, con fiorellini tra i capelli. Il velo, trattenuto dalla tiara Chaumet con i soli diamanti, sarebbe doppio ma quello ricamato con perline e piccoli cristalli risalta poco visibile. Un grande boh.

Per le nozze civili Alexandra indossa i pantaloni, scelta più unica che rara per un royal wedding; prima di lei lo aveva fatto Charléne (Le foto del giorno – Dove eravamo rimasti) ma in quel caso i pantaloni Chanel erano così ampi e leggeri da sembrare una gonna. La sposa è bianco, anche questa scelta non scontata per le cerimonie civili: pantaloni e blusa Natan con una cappa Valentino. Mi piace l’idea, la cappa è molto bella ed è dello stesso identico bianco del completo pantaloni, anche questo particolare non scontato.

L’insieme blusa e pantaloni però, ahimé, non le dona molto, complice anche il migliorabile underwear, Vergogna eterna a chi le ha combinato i capelli in un modo che – forse la lacca, forse la pioggia sottile – non sembrano proprio freschi di shampo. Ma un’aggiustata prima delle foto ufficiali? Boh.
La madre della sposa

Lo so che state aspettando i commenti su Maria Teresa, vi conosco mascherine! Ebbene, anche lei fa l’inconsueta scelta dei pantaloni, ma fosse solo quello… Per la cerimonia religiosa come sua figlia si rivolge a Elie Saab, ma non sceglie uno di quegli abiti – magari di pizzo, magari ricamati, magari in un’elegante tonalità neutra – che pure ha indossato spesso e con successo. Stavolta no, stavolta riscopre le sue origini latinoamericane e al braccio del fratello dello sposo si presenta così: tuta nera monospalla, la scollatura sottolineata da una fascia di taffetà verde smeraldo, che forma un enorme fiore (o cavolfiore?) e poi scivola creando una sorta di stola utilizzata per coprire il braccio e la spalla nature. Non manca il tocco fetish del capello corto pettinato indietro e laccatissimo. Una Carmen Miranda senza l’ananas in testa. Shock, ma complimenti per l’audacia. Fatemi aggiungere una cosa: quelle piegazze sui pantaloni non si possono guardare; il gusto è sempre soggettivo ma l’impeccabilità dovrebbe essere scontata, soprattutto a quel livello sociale (ed economico).

Anyway, Maria Teresa sceglie i pantaloni anche per il matrimonio civile, e anche questa volta il couturier è lo stesso della figlia: Natan. Total pink in una sfumatura che cambia a seconda della luce, e blusa petalosa, piena di elementi svolazzanti. A parte tutto, lo scollo così ammazza quasi ogni collo, sicuramente il suo. A completare la mise, indossa a mo’ di stola una sciarpetta in un colorino aranciato che nulla ha a che fare col resto. Shock.
Le cognate

Benché Stéphanie non possa essere considerata una donna elegante, in questo caso non si può prescindere dal fatto che ha appena partorito, dunque le dedicheremo un occhio di riguardo. Per queste nozze opta sempre per il blu: blu notte per il cape dress della maison francese Paule Ka indossato per la cerimonia religiosa. L’abito è bello, e le sta anche bene, però. Però è un abito da sera, con tutto lo chiffon e gli sbrilluccichi non si può portare né a un matrimonio né di pomeriggio. Né men che meno a un matrimonio di pomeriggio. E poi, perché così corto? Boh.

Ancora blu, ma nella tonalità royal, per l’abito (Emporio Armani)indossato il giorno delle nozze civili. Da chemisier a vestaglietta è un attimo; magari, anche qui, sarebbe stato meglio allungare un po’ l’orlo. Bene la pochette solidale, che non sarà bellissima ma almeno è “buona”, però non basta. Shock.

Claire ha praticamente tutto: bellezza, altezza, marito innamorato e aristocratico, famiglia d’origine molto benestante; l’unica cosa che le manca è lo chic. Per la cerimonia religiosa sceglie un abito di Zahir Murad rosso (colore sconsigliato per i matrimoni) con le spalle totalmente scoperte (non adatto a cerimonie in chiesa) in un leggerissimo chiffon percorso ricamato con cristalli (da sera, non da pomeriggio). Insomma, ne avesse indovinata una. Per di più, nemmeno le dona troppo, shock.

La settimana scorsa si era presentata con un vestitone giallo di Diane von Fursteberg, il modello Gigi in cotone con inserti di pizzo, molto adatto a giardinaggio e gite fuori porta. Inutilmente chic le scarpe Dior modello J’Adore. Che vi devo dire, almeno è coerente, non ci prende mai; shock.
La made dello sposo

Dopo aver definitivamente compreso che questa signora è la madre di Nicolas, e che probabilmente è vedova, passiamo alla sua mise scelta per la cerimonia religiosa, quando ha accompagnato il figlio all’altare. Madame Bagory indossa un abito in pizzo color crema foderato di azzurro. Non mi piace particolarmente, il celestino così è una scelta banalotta, ma fatemi dire una cosa: alla fine è l’unica ad avere (quasi) indovinato cosa indossare a un matrimonio in lungo, di pomeriggio, in Provenza. Avrei però evitato quella pettinatura da adolescente, boh.

Questa foto, scattata subito dopo il matrimonio civile all’hôtel de ville di Lussemburgo, è l’unico dove si vede bene la sua mise. Molti di noi sono cresciuti con l’idea dello chic francese; questo è vero per l’haute couture, o per le parigine, ma le signore della provincia francese tanto chic non sono. Questo abito sembra fatto dalla sartina sotto casa; francamente lo trovo terribile, sarebbe stato meglio senza quella sopragonna e senza le maniche listate a lutto. Shock, per tacere del bianco usato così abbondantemente. Ma a questo dedicheremo magari un post a parte.














































Non potevamo che cominciare col gruppo che annovera una delle protagoniste della giornata oltre alla sposa (e alla sorella della sposa che conquista sul campo, retrospettivamente, l’attenzione del mondo). Her Majesty sceglie il giallo primula, a quanto pare il suo fiore preferito: un soprabito semplice ma di gran linea grazie alle nervature che partono dal collo privo di colletto. Scarpe e borsa in un beige chiarissimo al posto dei tradizionali nero o bianco; se proprio devo trovare un difetto, la corona del cappello è leggermente troppo alta, ma sono certa che di corone lei se ne intenda più di me. E poi ci pensa la favolosa True Lover’s Knot Brooch (perfetto pure il nome!) a riequilibrare i volumi. Royal chic.
The Princess Royal, zia dello sposo, opta per una redingote tapisserie (in francese sembra meno brutto) in fredde tonalità erbario – viola, grigio lavanda, verde lime – con gonna e polsini viola. Fino a un certo punto indovina gli accessori, scarpe e borsa, poi si piazza in testa quel cappellino che, come insegnerà a breve colei che sta per diventare sua nipote, va inclinato sulle ventitré, non piazzato in capo come un coperchio. Mi duole informarvi che tutte le volte che ha riciclato la mise, il cappello l’ha messo così, è proprio convinta. Convintamente shock.
Non ho visto una fotografia dei reali spagnoli presenti al matrimonio in cui non appaiano tutti e tre insieme come una moderna Triade Capitolina. Da un lato Sofía-Giunone in uno dei suoi classici tailleur di Margherita Nuez in lucida seta pesante color lavanda con grandi bottoni-pompon. Avrei evitato le scarpe spuntate e sostituito il piccolo fascinator con un cappello, ma lei è una vera regina, ed è quello che conta. Dall’altro lato Letizia-Minerva in un bellissimo abito cipriato dell’inevitabile Felipe Varela, lo stile anni ruggenti è sottolineato dalla cloche con veletta che però più che a Zelda (Fitgerald) la fa assomigliare a Holly (Hobbie); saranno i boccoli? Diciamo la verità, alla corte spagnola i cappelli si portano poco e si amano ancor meno, per cui troppo bene è andata. Anche in questo caso non amo la scarpa spuntata, comunque assai più sobria di molte altre. In mezzo a loro Felipe-Giove fa sempre la sua figura. Chic cumulativo.
Victoria di Svezia è sposata da dieci mesi e ha quella gloriosa, luminosa bellezza di molte fanciulle da poco maritate. Sceglie il total color buttandosi sul melone, e si inguaina in un abito di una taglia in meno. Inadatti e francamente brutti i sandali, fantastica la pamela in paglia ton sur ton (della svedese Britta von Koenigsegg), ma come le è saltato in mente di vestirsi per un party in terrazza? Boh.
Premessa: è un colore che mi piace solo nelle tonalità scure, non amo molte delle sfumature più chiare (soprattutto i turchesi), in più lo trovo un po’ scontato in questo contesto, troppo rassicurante. Ma se Carole Middleton – madre della sposa, in procinto di entrare nella royal family – ha bisogno di essere rassicurata (anche se non sembra una che si spaventa facilmente) noi l’approviamo senz’altro. I rumors raccontano che avrebbe dovuto indossare una mise di Lindka Cierach, ma a poche settimane dal matrimonio Carole cambia idea preferendo puntare su Catherine Walker, tra l’altro una delle Maison preferite dalla defunta Diana. Il risultato è un completo in azzurro ghiaccio: abito più pardessous con alamari; Jane Corbett crea a corredo un cappello saucer (parola che indica sia il piattino sotto tazza sia il disco volante) nella stessa tonalità e con gli stessi dettagli; perfetti gli accessori chiari. Mrs Middleton è senz’altro una bella donna in splendida forma, ma non ha movenze particolarmente eleganti (tende a tenere le gambe troppo discoste, caratteristica sottolineata dagli abiti spesso troppo corti); in questo caso poi non mi piace il cappello piazzato così sulla testa, coi capelli in uno stile troppo casual. Carole stavolta ti trovo relativamente chic, ma pensa a uno chignon.
Di Eugenie di York in blu si possono dire molte cose, ma certo non che sia scontata. La principessa, all’epoca appena ventunenne, per le nozze del cugino si rivolge a Vivienne Weswood che per i due party serali le fornisce due splendidi abiti che ne sottolineano meravigliosamente la silhouette a clessidra. Poi impazzisce, e per l’occasione più importante barda la povera Eugenie con una gonna turchese dalla forma incerta più un bustier infiocchettato in fantasia assortita. Pure Philip Treacy ci mette del suo, e piazza sul capino dell’incolpevole fanciulla un cappellino à la Robin Hood, con fiori viola (grazie, ma non era il caso), piume grigie e una punta tra gli occhi che se non è diventata strabica quel giorno è al sicuro per sempre. Un look che evoca le sorellastre di Cenerentola del film Disney e la perseguiterà per anni. Shock.
Ho già detto che non mi piace il turchese? L’ho detto. Ma come si fa a non amare Margrethe II di Danimarca? E in quante potremmo indossare quel cappellino senza sembrare un teletubby? Adoro le mani in tasca, avrei evitato le scarpe di quel colore, peggiorate da una borsetta nera (giuro!). Però c’è il tocco di classe la sua spilla preferita, quella a forma di margherita – che la rappresenta e che indossava anche al suo matrimonio – appuntata sul bavero. Né chic né shock né boh, unica.
Premio peggior fitting di tutto il royal wedding a Maria Teresa del Lussemburgo, con un tailleur azzurro polvere che non sarebbe neanche bruttissimo, ma ha le maniche un po’ strette e soprattutto è stropicciato in modo intollerabile. Il gran cappello di paglia è piuttosto banale e la schiaccia ancora di più, sugli accessori stenderei un velo pietoso; francamente l’unica cosa che salvo è il marito. Shock.
Lei non è una royal lady ma merita una menzione speciale. Victoria Beckham abbondantemente incinta arriva caracollando sui 16 centimetri di tacco delle Daffodile di Christian Louboutin, mettendo in serio pericolo la creatura. L’abito è una sua creazione per la stagione seguente, ma allungato e allargato per adattarsi all’occasione assume ahimé le dimensioni di una tenda canadese. In precario equilibrio sulla fronte un altro Philip Treacy, e abbiamo capito che questa non è la più riuscita delle sue collezioni. L’espressione di gioiosa letizia è tipica della signora, mica come il marito che banalmente sorride. Se non vi fate distrarre dallo sguardo malandrino di David, noterete che s’è appuntato la decorazione dalla parte sbagliata. Noi lo perdoniamo ma la moglie, così high-profile, non se n’è accorta? Shock.
Fatemelo dire, poche cose riempiono di tenera felicità come l’immagine del neopadre fuori dalla maternità, e il commosso Guillaume non fa eccezione.
Causa Covid-19 invece i nonni sono rimasti a casa, condividendo via web l’emozione e la gioia della nascita, e incontrando per la prima volta il nipotino.
Che per loro è il quinto, anche se da erede dell’erede avrà a corte – se non in famiglia – un ruolo particolare.
Una breve nota di costume per concludere; in questi due mesi Lady Violet ha omesso di postare le decine di immagini con i royal impegnati nelle loro attività non di persona ma in collegamento. In questo caso lo facciamo assai volentieri, una domanda però resta senza risposta: perché in alcune corti le postazioni sono sistemate su tavoli coperti dalla tovaglia? Mistero.