Mini royal chic shock e boh – Royal Family, more or less

Come annunciato sto preparando il post sulle mise sfoggiate al giubileo d’oro di Carl XVI Gustaf di Svezia, ma poiché ci vuole un po’ più tempo del previsto accolgo l’invito ricevuto da alcuni di voi, di esprimermi sulle toilettes sfoggiate da signore legate alla Royal Family.

DA YORK…

(Ph: Mike Marsland/ Getty Images)

Giovedì sera the place to be a Londra era il Royal Drury Lane, storico teatro del West End, per l’evento Vogue World: London. Accompagnata dal marito Edo Mapelli Mozzi – in versione 007, con un tuxedo bianco portato con onore – Beatrice di York è arrivata con un originale cape dress a fiori con drappeggio sul busto. La trovo deliziosa. L’abito non mi convince fino in fondo ma mi piace molto il modo in cui lo indossa, amo trucco e parrucco, e perfino i guanti. E mi piace moltissimo il ricordo della nonna; l’abito è di Richard Queen, il giovane stilista britannico che fu premiato da The Queen che assistette anche alla sua sfilata, durante la London Fashion Week del 2018, ricordate? (2018 A Royal Year – 12 mesi in 12 foto). Per me davvero chic.

(Ph:Yui Mok/PA/ Getty Images)

Con sorella e cognato, ma senza marito, c’era anche Eugenie di York, in total look Fendi, creato per lei da Kim Jones. La principessa, che è diventata mamma per la seconda volta a fine maggio, ha un viso splendido, ancora più del solito. Però la scelta dell’abito non è felicissima e quel modello non è per niente facile da portare (anche se francamente poteva andare pure peggio), personalmente ho due obiezioni: il raso lucido è sempre un rischio, e in generale – parlo per esperienza personale – chi ha una figura morbida sta meglio con linee pulite. Le cose che non hanno forma peggiorano quella di chi le indossa e spesso rendono difficile anche camminare con eleganza (ma pure senza); peccato perché il colore le sta d’incanto.

Pazzesche le scarpe, in tulle ricamato con strass argento e cristalli che formano la doppia F della maison, caratterizzate dal tacco scultura in palladio a forma di F rovesciata. Ma siamo sicuri che regge? Boh, io sarei terrorizzata.

…AL SUSSEX

Intanto a Düsseldorf si sono svolti, e sono pure finiti, gli Invictus Games, che a quanto ho visto sono stati un grande successo generale, e uno personale per i Duchi di Sussex. Meghan, probabilmente memore delle critiche ricevute nella precedente edizione, ha agito di conseguenza e dato preferenza allo street fashion, pur senza lasciare nell’armadio proprio tutti le grandi firme. Il primo giorno, appena arrivata, ha scelto un vestitino nero Banana Republic, accessoriato con le amate décolleté Aquazzurra, e una cintura intrecciata di Bottega Veneta. La mise le sta bene e le dà pure un po’ quell’aria da istitutrice perfida che ha una sua letteratura, non solo nella moda. Chic.

(Ph: Tim Rooke/PA)

La cosa che ho amato di mento, ve l’ho già accennato, sono gli shorts, che la duchessa indossa abbastanza spesso. Trovo quest’insieme terribile, e pure un po’ furbetto fintopovero: sulla tutina Zara Meghan indossa un blazer Céline, mentre le ciabattine sono le Tribute di YSL . Senza fare paragoni improbabili, gli shorts stavano bene alla povera Diana, con quelle gambe, e comunque anche lei li portava per andare al mare. Così a me proprio non piacciono, men che meno con le ciabatte, ancorché firmatissime. Shock.

(Ph: Getty Images/PA)

Altro modello usato spesso di recente, e non solo agli Invictus Games, sono questi abiti a tubo, che mi sembrano assai poco donanti. Questo è di Cult Gaia – brand con sede in Florida specializzato in abiti e accessori gettonatissimi nella stagione più calda – in un colore che sul sito viene definito seamoss, che sarebbe un’alga, non esattamente il mio genere, diciamo. Interessante la lavorazione a intaglio, peccato che il tessuto sia puro polyestere, e mi fa venire caldo da qua. Tra l’altro l’abito per come è mostrato sul sito arriva pochi centimetri al di sopra delle caviglie; su Meghan in alcune foto è più lungo in altre meno, per cui probabilmente muovendosi o sedendosi risale. Boh.

(Ph: Karwai Tang/Getty Images)

Per l’ultima mise ci vuole una premessa: più invecchio più mi trovo a dare ragione a mia madre, scomparsa da 15 anni. Non sempre eh, ma più spesso di quanto avrei pensato. Ecco, mia madre, appassionata sostenitrice del beige, questa mise l’avrebbe amata. Io proprio amarla magari no, non porto il beige che è il colore che mi sta peggio (l’incarnato devo averlo preso da mio padre) però lo trovo davvero elegante. Mi piace molto l’idea dell’insieme trench+pantaloni in seta crêpe de chine di Cuyana, brand femminile e sostenibile. E se le sue gambe non esaltano i calzoncini con i pantaloni cropped va molto meglio. Poi magari non avrei messo una t-shirt bianca, e in altre foto la vita alta dei pantaloni sembra veramente troppo alta, ma da questa foto mi sembra chic. E poi la mamma è sempre la mamma.

Royal chic shock e boh – Non solo Spagna

Questa settimana la Spagna è saldamente in testa per numero e livello di eventi, ma dato che venerdì Meghan Duchessa di Sussex ha festeggiato il quarantaduesimo compleanno diamo a lei l’onore e l’onere di aprire la nostra rubrica.

Nata il 4 agosto – data che divide con due regine, la Queen Mom e Maria José – Meghan ha festeggiato con marito e amici a cena la sera prima, giovedì 3, scegliendo un lungo abito di jersey di viscosa senza spalline a fasce bianche e nere. Più che un tubino un tubone. Mi ha ricordato una famosa lampada a sospensione popolarissima negli anni ’70: un lungo tubo di tessuto elastico – credo fosse filanca – con all’interno dei cerchi metallici a dare forma. Intendiamoci, a me il bianco e nero piace, e le righe pure, ma probabilmente l’abito deve essere, se non strutturato meglio – qui la mancanza di struttura è proprio una caratteristica – almeno pensato meglio; ad esempio nella dimensione delle righe.

Per farvi capire cosa intendo ecco un frammento della sfilata Fall 1996 di Armani: naturalmente gli abiti sono realizzati in un tessuto più pesante e corposo, ma c’è grande attenzione sia alla dimensione delle righe sia alla linea del modello. Insomma stessa idea, effetto finale completamente diverso. L’abito di Meghan è firmato Posse, brand australiano che dichiara grande attenzione alla sostenibilità; il modello si chiama Theo ed è naturalmente andato subito sold out, se lo volete è in preordine per ottobre. Per il resto, amo le infradito flat, di solito mi piacciono anche le borse Cult Gaia di legno o bambù ma questa, il modello Nia, è banalotta (e troppo grande). Direi che in questa versione la duchessa, coi capelli casualmente raccolti, sembra appena uscita dalla doccia. Sorry, shock.

Il giorno prima i Sussex erano apparsi in un video dove telefonavano ai vincitori di The Responsible Technology Youth Power Fund, uno dei progetti che sostengono con la loro associazione Archewell. In questo caso la scelta era caduta su una tonalità di beige/cammello, mirabilmente abbinata ai pantaloni di Harry, e persino ai suoi capelli superstiti. Un colore che dona a pochissime, e lei non è tra queste. Il completo in maglia di Bluesalt, altro brand sostenibile questa volta californiano, si compone di pantaloni e top smanicato con un bel collo alto, che mi ha innescato un’intensa sudorazione. Ma che tempo fa a Montecito? Boh.

La settimana era iniziata con la commemorazione di Roi Baudouin a trent’anni dalla morte. Presenti a Motril, a Villa Astrida, luogo della dipartita del sovrano – con la Reina Emerita a fare gli onori di casa – due nipoti dello scomparso: il re Philippe dei Belgi, con la figlia minore Eléonore, deliziosa in bianco, e Margaretha di Liechtenstein. Che è sorella del Granduca Henri di Lussemburgo: sua madre Josephine Charlotte era sorella maggiore di Baudouin. A me Margaretha piace, l’ho incrociata una mattina a Roma in bicicletta con la sorella Astrid, divertite e sorridenti.

(Ph: Dusko Despotovic)

Mia madre l’avrebbe definita una vera signora e io sarei stata d’accordo: graziosa, sobria senza eccessi, con un bell’abito in mussola di cotone di Samantha Sung, che realizza le sue creazioni anche su misura in tessuti splendidi, naturali, di qualità (li trovate qui https://samanthasung.com/pages/style-guide-motifs. Scelta perfetta, chic.

Domenica scorsa, arrivata da poche ore a Palma de Mallorca, Letizia presenziava alla serata conclusiva del Atlàntida Mallorca Film Fest. Riproponendo un abito nero in plumetis – tessuto che adoro! – di Uterque (marchio assorbito da Massimo Dutti) con accessori dorati: clutch Malanaba e le inevitabili espadrillas. Anche se il nero non è il suo colore, chic.

Il soggiorno a Palma non è esattamente una vacanza, e non manca mai un ricevimento con le autorità locali; anche quest’anno in stile io mammeta e tu con la Reina Emerita infilata in uno dei suoi pigiami palazzo, stavolta in fantasia zebrata. Che vi devo dire, a quasi 85 anni la trovo uno spettacolo. E sicuramente rifiorita dopo la separazione di fatto. Chic. La Reina in carica invece sorprende con un abito Desigual, brand spagnolo mai usato in precedenza, della collezione disegnata da Stella Jean. Il modello in viscosa evoca il disegno degli azulejos, le tipiche mattonelle portoghesi; è fresco, leggero, estivo, e pur essendo decisamente low cost fa la sua figura. Però quelle espadrillas bianche le affogherei nel Mediterraneo. Comunque chic.

Immancabile a chiudere il soggiorno mallorquino arriva la cena di famiglia. In tutto il suo splendore Felipe, reduce dalla premiazione della Copa del Rey di vela con le sue donne, in questo caso ben cinque: moglie figlie madre più zia Irene. In questo trionfo di camicioni/caftani/vestitoni spicca Letizia in rosso, colore che le sta da dea: abito plissé Mango (già indossato) con scollo all’americana, sandali flat (Magrit) e clutch in tessuto con stampa ikat di Feel Mallorca. Chic. Graziose le ragazze, questa volta non mi piace granché la Reina Emerita: il caftano (Valeria Cotoner) ha una fantasia un po’ camicia da notte, e la borsetta Loewe è troppo da città. Ma il cellulare legato al polso è impagabile. Magari lei e la sorella Irene pensavano di partecipare a un pigiama party? Boh.

(Ph: Gisela Schober/Getty Images)

Chiusura, letteralmente, col botto: venerdì sera i sovrani di Svezia erano al Festival di Salisburgo, dove hanno incontrato la consuocera Eva O’Neill, madre del genero Paul (marito della figlia minore Madeleine) che non manca mai, anche se non so con esattezza che ruolo abbia. A volte un po’ di fortuna ci vuole, e questa volta è toccata a Silvia. Il suo abito da sera in pizzo laminato blu sarebbe stato considerato shock da Lady Violet, ma davanti a Eva in versione gianduiottone, con capello spettinato, ampio décolleté in bella vista e scarpa fetish, la regina con le sue perle, le scarpette e la pashmina mi sembra se non entusiasmante, certamente rassicurante. Silvia boh e Eva shock, ma viva la faccia e l’autostima!

Il caffè del lunedì (di martedì) – Gemelle

Siamo ancora immersi nelle atmosfere del royal wedding giordano, e ancora tutto dobbiamo raccontare sul ricevimento di gala offerto la sera delle nozze. Ho deciso intanto di dedicare questo caffè a un aspetto particolare, che sintetizzeremo con una parola: gemelle. Perché le sorelle gemelle di Re Abdullah II – Aisha e Zein – ne sono involontarie protagoniste, ma anche per qualcosa che state per scoprire.

Ora ditemi: cos’è che assolutamente ogni signora vuole evitare partecipando a un evento, un party, una soirée, soprattutto se di questa importanza? Esatto, il rischio di ritrovarsi con lo stesso abito di qualche altra invitata. Non solo per il fastidio, ma soprattutto perché la psicologia femminile innescherebbe immediatamente un meccanismo diabolico: sta meglio a lei o a me? lei è più bella, più giovane, più alta, e (soprattutto) più magra. Ecco, ad Amman l’altro giorno è successo proprio questo, e neanche una volta sola. Abbiamo già raccontato dell’abito di Reem Acra, indossato per la cerimonia dalla principessa Aisha, e al gala da Beatrice di York Va in scena il royal wedding – Gli invitati). Ebbene, non è finita.

Restiamo nell’ambito della Royal Family: Catherine indossa un abito tutto di paillettes oro rosa di Jenny Packham con decorazione di cristalli che deve piacerle molto, visto che, in verde smeraldo, l’aveva già indossato (Le foto del giorno – Royal Variety Performance). E la versione oro rosa? Sì, avevamo già visto anche questa, addosso ad un’altra royal lady particolarmente chic (Mary, fifty&fabulous). Non c’è che dire, un modello molto apprezzato! Ora voi mi direte che però la Principessa di Galles è l’unica con questa mise per le nozze giordane. Infatti non è lei la nostra protagonista, l’ho citata solo perché resto sempre piuttosto stupita da come il gusto si stia uniformando ( e per alzare un po’ la suspense).

Arriva Victoria di Svezia, la scelta della tiara mi commuove: l’ha ereditata dalla zia Lilian, protagonista di una delle più belle royal love story dello scorso secolo: sceglierla per un matrimonio è un pensiero molto delicato. La futura regina è una delle poche signore che può fregiarsi del Gran Cordone dell’Ordine Supremo del Rinascimento, alta onorificenza giordana, di cui porta la fascia su un abito rosa, più esattamente color wild strowberry, che sarebbe la fragolina di bosco. Un cape dress, tanto per cambiare, il modello Ginkgo del brand inglese Safiyaa.

Ci giriamo e pof!

Ecco la principessa Zein, sorella di Re Abdullah II in rosso. E cosa indossa la principessa? Esatto! Una creazione Safiyaa, il modello Ginkgo, nel suo caso color azalea red. La foto è brutta – è un fermo immagine – ma inequivocabile. Povere gemelle, ci sono cascate entrambe! Ora dite a Lady Violet, questo vestito vi ricorda qualcosa? L’avete già visto? Ve lo dico io, anzi ve lo indico, andate a guardare questo post Royal chic shock e boh – Ottobre

Anche alla cerimonia religiosa avevamo visto qualcosa di molto molto simile, indossato questa volta da Zaina, campionessa di tennis tavolo e moglie di un cugino del Re. Stessa maison, stesso stile, qualche differenza: il mantello si riduce a una striscia di tessuto che cade sulla schiena, mentre una mantellina sostituisce le maniche (tra l’altro, a quanto visto, Zaina è l’unica signora che si è presentata sbracciata alla cerimonia). Questo modello, in colore bluette, si chiama Kalika. Ma non è che abbiamo già visto anche questo? domanda retorica, il link vi svelerà l’arcano Royal chic shock e boh – Sfida tra Duchesse. E complimenti a Daniela Karnuts, creatrice e mente del brand Safiyaa, per aver creato un abito così realmente popolare.

Breaking News – Vengo, non vengo, vengo!

Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: “Michele vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”.

(Era il 1978 e Nanni Moretti usciva col suo Ecce bombo, contenente un compendio di frasi buone per tutte le occasioni)

Ebbene, dopo aver tranquillamente ignorato la deadline, che fissava la risposta entro il 3 aprile, finalmente i Sussex hanno svelato l’arcano in merito all’incoronazione di King Charles, il prossimo 6 maggio. Insomma, vanno o non vanno? Vanno e non vanno. Cioè lui va – ma sarà “a fairly quick trip” un viaggio veloce – lei resta a casa a Montecito coi pupi, e festeggerà il quarto compleanno di Archie.

Archiviata questa parentesi, siamo pronti per la prossima operaria letteraria/radiofonica/televisiva: giro, vedo gente, mi muovo, faccio delle cose…

Il caffè del lunedì – Il Re del foro

Notizia seria, o quantomeno ufficiale: è stato reso noto il logo dell’incoronazione di King Charles III.

Contrariamente a quanto accaduto per gli ultimi giubilei della defunta Regina non è il frutto di un concorso indetto tra i più giovani, ma la creazione del designer Sir Jony Ive con il suo collettivo LoveFrom.

Realizzato nei colori della bandiera, il disegno ha al centro la St Edward’s Crown, con cui il Re verrà incoronato, composta con i fiori che rappresentano i quattro Paesi che formano il Regno unito: la rosa d’Inghilterra, il cardo di Scozia, il narciso del Galles e il trifoglio dell’Irlanda del Nord. L’autore ha dichiarato di aver tratto ispirazione dal ben noto amore del Re per il pianeta e dal suo profondo interesse per la natura; racconta del “felice ottimismo della primavera” e celebra l’inizio di una nuova era. La delicatezza di queste forme naturali contribuisce a creare un emblema che vuol coniugare la grande importanza di questa straordinaria occasione con la gioia per un uovo inizio mentre si stempera il dolore del lutto.

Sir Jony Ive attualmente è il Rettore del Royal College of Art. Una delle personalità più notevoli del design britannico, è stato Chief Design Officer alla Apple, e ha ricevuto innumerevoli premi nella sua carriera, tra cui la Benjamin Franklin Medal della Royal Society of Arts e la Professor Stephen Hawking Fellowship dalla Cambridge Union Society. Nel 2019 ha fondato LoveFrom, che riunisce designer, artisti, scrittori musicisti, filmmaker e ingegneri, e ha sedi a Londra e a San Francisco. Designer e collettivo avevano già collaborato con Charles, allora Principe di Galles, nella realizzazione del logo per Terra Carta, iniziativa per i mercati sostenibili, lanciata a Davos nel 2020.

Esaurita la seria ufficialità dedichiamoci a una piccola, faceta parentesi. Impegnato in incontri con le varie comunità che compongono il regno, Charles ha visitato quella bengalese nella zona est di Londra ed è stato ricevuto nella moschea. Qui come richiesto si è tolto le scarpe rivelando un bel buco nel calzino.

A onor del vero non si tratta del classico buco sul pollicione, ma di una sfilatura che si è allargata partendo dalla cucitura. Non sappiamo che fine abbia fatto il valet de chambre responsabile del mancato controllo della real biancheria, certo è che l’incidente può anche aver imbarazzato il sovrano, ma lo ha reso più simpatico. Insomma l’operazione Charles uno di noi procede speditamente. A meno che…

A meno che il Re non abbia voluto offrire un ramoscello d’ulivo ai Sussex imitando la nuora Meghan, che il 5 marzo 2019 si presentò a Buckingham Palace, all’incontro per celebrare i 50 anni dall’investitura del suocero a Prince of Wales, con un vistoso buco nella calza. Evidentemente ignara che è sempre raccomandabile portare un secondo paio di calze in borsetta, perché non si sa mai (grazie mamma!). Immagino però che quando si a casa mia si parlava di principe del foro non ci si riferisse a questo. Caffè.

Il caffè del lunedì – De-Spare-to

Cari lettori, al momento questo blog è deSPAREto. Sicuramente non acquisterò il libro autobiografico (per procura) del Duca di Sussex, quindi probabilmente non lo leggerò. E dunque non lo commenterò, men che meno sulla base degli stralci pubblicati dai vari giornali che hanno già, naturalmente, una posizione precostituita e dunque li usano per sostenere le proprie tesi. Per tacere della versione spagnola uscita per errore nel paese iberico, e in qualche caso perfino ritradotta in inglese. Non temano gli appassionati alla vicenda, immagino che della materia parleremo ancora a lungo, per ora dedico al protagonista della vicenda una frase di Flaiano, mio illustre conterraneo e nume tutelare: afflitto da un complesso di parità. Non si sente inferiore a nessuno.

Cogliamo l’occasione per fare gli auguri a Catherine, nel suo primo compleanno come Principessa di Galles. La ricorrenza giunge in un momento diciamo così turbolento, e non è nemmeno il primo; se ricordate tre anni fa il gran rifiuto dei Sussex con l’annuncio a sorpresa del loro passo indietro avvenne negli stessi giorni, esattamente l’otto gennaio. Evidentemente questi sono giorni propizi per loro, e pazienza se si oscurerà qualche compleanno, in fondo l’annuncio della prima gravidanza della duchessa non fu annunciata al matrimonio della cugina Eugenie di York? In fondo, prendendo a prestito altre parole da Flaiano, certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.

Buona giornata, è l’ora del caffè.

A family Christmas

Con l’inizio di dicembre il clima natalizio raggiunge l’acme, col suo carico di buoni sentimenti dolci e untuosi come il cibo del periodo. Lady Violet non si sottrae e manifesta tutto il suo entusiasmo per il cappotto della Principessa di Galles, a Boston col marito per la consegna degli Earthshot Prize. Dopo aver meritato il mio sdegno, tacito ma non per questo meno netto, per aver attraversato in tacchi alti (e sottili!) il parquet dove i cestisti del Boston Celtics hanno affrontato e battuto i Miami Heats, ieri Catherine ha meritato il mio plauso con un bel cappotto – né cappottino né cappottone – di Alexander McQueen: color cioccolato, doppio petto, proporzioni perfette. Bella la sciarpa ton-sur-ton così come gli stivali in suede Gianvito Rossi; non so come sia davvero il completo arancio di Gabriela Hearst – pullover a collo alto e gonna – indossato sotto, ma tanto si vede poco.

Ieri però per la Royal Family era il giorno di un importante appuntamento, quello alla Royal Albert Hall per l’annuale Royal Variety Performance, cui di solito assiste qualcuno piazzato molto in alto sulla piramide reale. Quest’anno per la prima volta è toccato ai Wessex; probabile dimostrazione dei piani che ha per loro King Charles, anche se del titolo di Duchi di Edimburgo non c’è traccia. Unfotunately la graziosa Sophie è incappata in uno di quegli incidenti di stile che capitano a tutti, ma se le tue foto hanno vasta circolazione è un po’ peggio. Per lei un abito di pizzo plissé Erdem, modello bello e raffinato ma purtroppo unflattering, assai poco donante.

Per me invece Natale è anche il film che lo rappresenta; nel mio caso, essendo appassionata del genere e pure abruzzese, è senza dubbio alcuno Parenti serpenti di Monicelli. Sono dunque nella invidiabile posizione di poter allegramente bypassare il biopic, documentario, storia della buona notte o quel che è, che Netflix dedica ai Duchi di Sussex, annunciato con l’understatement che contraddistingue la coppia proprio nei giorni in cui il fratello di lui e cognato di lei, con la moglie cognata di entrambi, è negli USA, per la prima volta dal 2014.

Proprio il momento giusto per lanciare il glorioso programma, on line da giovedì 8 dicembre. Le fotografie che compaiono nel trailer – molte belle, quasi tutte in bianco e nero – raccontano la storia di un grande amore, del tipo noi due contro il resto del mondo – tipo la nazionale di Maradona – una narrazione dal tocco disneyano dove non manca neanche la foto dei parenti ingrugnati.

Britannici mediamente molto adirati per l’inopportuna – ma opportunissima – coincidenza.

Lady Violet si chiede se tutta questa attenzione sia causata dal desiderio di conoscere più profondamente la coppia o dalla coincidenza di cui sopra.

Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, tanto per citare don Alessandro Manzoni, uno che di matrimoni contrastati aveva una discreta esperienza. E li raccontava senz’altro meglio.

Ritratti (parte seconda)

Adoro le coincidenze. Cos’altro può essere se non una coincidenza il fatto che la sera di sabato 1 ottobre viene diffusa la fotografia che ritrae insieme i nuovi Sovrani e i nuovi Principi di Galles, e un paio di giorni dopo dall’entourage dei Sussex di foto ne arrivano ben due? È una coincidenza incredibile. Oppure è incredibile che sia una coincidenza, a voi l’ardua sentenza.

Entrambe le immagini sono state scattate il 5 settembre, dunque avant le déluge, prima della morte di Her Majesty. I duchi erano a Manchester per prendere parte all’One Young World summit for youth leaders; l’autore di entrambe è il fotografo e amico Misan Harriman.

(Ph: Misan Harriman)

Nella prima foto Meghan è ripresa di fronte e Harry di tre quarti, in pratica la soluzione contraria a quella scelta da Charles Camilla William e Catherine come esaminato nel post precedente: Ritratti (parte prima). Qui è lei in primo piano, lei il punto focale, lei a rappresentare forza e determinazione (e potere); guarda in camera decisa, le gambe leggermente divaricate a trovare stabilità ed equilibrio come i soggetti di certi quadri antichi. Anche la mise scelta contribuisce ad affermare la sua potenza: un completo rosso, il colore più potente che c’è, con pantaloni e sciarpa al collo – non annodata a fiocco, ma lasciata cadere, quasi a evocare una cravatta – firmato Another Tomorrow, brand americano con la mission di creare una moda etica e sostenibile. Anche i gioielli vanno nella stessa direzione: gli orecchini e l’anello sono di Tabayer, maison di gioie che si ispirano a forme antiche, con una valenza quasi talismanica, e soprattutto realizzate (in Italia) con materiali provenienti da fonti certificate per rifiutare lo sfruttamento dei minatori. Un piccolo dettaglio: Meghan porta l’anello all’indice, che è il dito che mostra la direzione; dunque tradizionalmente indica determinazione, decisione, perfino temerarietà. Sarà un caso che molta stampa anglosassone ha sottolineato la similitudine di un’altra donna – anch’essa americana, in grado di esercitare grande potere, almeno sul proprio uomo?

Harry, come spesso accade nei loro ritratti, è in secondo piano, anche se questa volta sfoggia un sorrisetto sornione. O imbarazzato. O entrambi. C’è poi un dettaglio veramente interessante, oserei direi quasi caravaggesco. Il suo braccio sinistro è illuminato da un raggio di luce che lo trasforma in una sorta di freccia, e porta l’occhio a notare il dettaglio della mano – con fede nuziale in bella vista – che si intreccia a quella della moglie in un gesto che ormai li contraddistingue, una sorta di marchio di fabbrica del brand Sussex.

La seconda foto è completamente diversa per l’uso del bianco e nero e per la posa dei due, di profilo, mentre guardano verso il sol dell’avvenire, o più semplicemente verso il palco su cui stano per salire. Stessa occasione, stessa mise, impatto totalmente diverso.

(Ph: Misan Harriman)

Meghan è sempre in primo piano (anche per una banale questione di altezza); le mani sempre intrecciate, lo sguardo tenero e fiducioso, quasi ingenuo, un po’ stile ho visto la Madonna. Un’immagine sicuramente meno audace della precedente, ma non per questo più modesta, anzi. Mi ha fatto pensare immediatamente ai ritratti di profilo delle coppie reali, così comuni e così ricchi di storia. Probabilmente anche voi state pensando al celeberrimo doppio ritratto del Duca di Urbino e di sua moglie Battista Sforza; il dittico, realizzato da Piero della Francesca intorno al 1470 – Battista morì giovanissima nel 1472 – è esposto alla Galleria degli Uffizi (dove una visita, parafrasando un famoso film, è sempre una buona idea).

Questo tipo di ritratto si afferma nel Quattrocento e ha alcun caratteri di grande interesse. La visione di profilo intanto ha il vantaggio di mettere in ombra eventuali difetti (Federico aveva perso l’occhio destro in un torneo) ma soprattutto semplifica la espressioni e annulla le emozioni, consegnando alla persona ritratta tutta la ieraticità del potere. Prende ispirazione dalla medaglistica antica, che raffigurando il monarca di profilo, più che rappresentarne i tratti somatici lo trasformava nell’essenza del potere regale. Tutti i sovrani a capo di Paesi monarchici che compaiono ancora oggi sulle monete sono ovviamente ritratti di profilo, e spesso la stessa scelta si fa per i francobolli. Chissà, magari i Sussex si sono ispirati ai nonni.

A proposito di monete, hanno iniziato a girare gli esempi delle monete di nuovo conio con King Charles III; (alcuni anche ironici, con le orecchie che sporgono). Secondo la tradizione – che vuole che ogni sovrano mostri il profilo opposto a quello del suo predecessore – mentre Elizabeth compariva mostrando il lato destro del volto, il nuovo re mostra il lato sinistro. Proprio come Harry e Meghan.

Ladies in black

Mentre continua l’omaggio dei sudditi, che restano in fila per molte ore pur di porgere l’ultimo saluto alla sovrana, ci si prepara ai solenni funerali di stato di lunedì. Nell’attesa torniamo indietro di qualche giorno, a quello della processione che ha portato il corpo della Regina da Buckingham Palace a Westminster Hall, per esaminare brevemente le mise delle royal ladies; potrebbero essere un anticipo di ciò che vedremo. Come sapete, la tradizione britannica vuole che siano gli uomini a seguire il corteo funebre, e così è stato anche questa volta, con l’eccezione della Princess Royal, che ha accompagnato sua madre accanto a fratelli e nipoti.

Il resto della Royal Family, schierata e in gramaglie, ha accolto il feretro.

La Regina Consorte

Camilla indossava uno dei vari abiti realizzati su misura per lei da Fiona Clare; semplice, elegante, accessoriato con scarpe scollate – abbastanza comode da accogliere il dito che la neoregina si è fratturato nei giorni scorsi – e un cappello nero che non le avevo mai visto. Ad attirare l’attenzione è però la spilla appuntata sul vestito, particolare per soggetto e dimensioni.

(Ph: Getty Images)

Non è di provenienza reale ma un dono che il defunto padre Bruce Shand le fece prima ancora che lei entrasse a far parte della Royal Family. Rappresenta un insetto stecco, molto comune alle nostre latitudini; contrariamente a quanto accade per altri – farfalle, api, libellule – non ha per noi una particolare valenza simbolica, ma per Camilla deve avere un significato particolare, probabilmente legato all’idea di vita dopo la morte o di rinascita. Infatti ha spesso indossato questa spilla in altre occasioni legate al ricordo (di suo padre ma non solo), o funebri, come il funerale di Lady Soames, la più giovane dei cinque figli di Winston Churchill morta nel 2014.

La contessa di Wessex

(Ph: Getty Images)

Sophie era particolarmente legata alla Regina, un legame probabilmente divenuto più stretto dopo la morte di sua madre, e il suo dolore in questi giorni è composto ma palpabile. Mercoledì ha indossato un vestito midi Chloé che sembra quasi un abito talare, impressione rafforzata dalla sobria calottina in crêpe di JT Millinery, e soprattutto dalla piccola croce al collo che dal giorno della morte della sovrana non si è mei tolta. Una scelta imitata il giorno dopo a Sandringham dalla nipote acquisita Catherine, quando col marito Wiliam ha incontrato le persone radunate fuori dalla residenza reale del Norfolk.

La principessa di Galles

(Ph: Mark Stewart/Avalon)

Molto compresa nel suo dolore e nel suo nuovo ruolo, Catherine ha optato per un cappotto nero Catherine Walker, un modello che ha già indossato più corto e color crema (Le foto del giorno – 7 giugno). Alle orecchie gli orecchini di perle che il gioielliere Collingwood donò in occasione delle sue nozze a Diana, cui apparteneva anche il braccialetto di perle che si intravvedeva al suo polso destro. Sulla spalla un gioiello di dimensioni importanti, la spilla a forma di foglia con tre grandi perle che risaltano sul pavé di diamanti. Un prestito della Regina, che l’ha indossata poche volte, una delle quali la visita nella Corea del Sud, nel 1999. Un giusto equilibrio tra l’omaggio alla sovrana e quello alla precedente Princess of Wales.

(Ph: Fiona Hanson/PA Images/Getty Images)

Interessante la scelta del cappello, un, pillbox di JT Millinery con veletta. Sembra che le royal ladies al funerale di stato copriranno il viso con un velo, come accadde settant’anni fa per la cerimonia di addio a George VI. Allora si trattava del classico velo da lutto, vedremo lunedì se la tradizione sarà rispettata, o se verrà interpretata in modo più moderno e, passatemi il termine, vezzoso.

La Duchessa di Sussex

(Ph: Tim Rooke/Shutterstock)

Veletta anche per Meghan, che indossa un berretto di Stephen Jones, decano dei modisti inglesi chic – suoi molti di cappelli di Diana – cui la duchessa si è rivolta per le ultime uscite inglesi, scelta che ha tutta la approvazione di Lady Violet, per quello che vale. Il cappotto invece è Givenchy Couture riciclato; lo ha indossato la prima volta al Remembrance Sunday del 2018.

(Ph: Ray Tang/Getty Images)

Alle orecchie piccoli orecchini di diamanti e perle, che la Regina le donò nel giugno 2018, qualche settimana dopo le nozze. Molto brava a non aggiungere altro (unica eccezione, probabilmente l’orologio e/o il bracciale, entrambi Cartier, appartenuti a Diana) e a portare i guanti.

The (once) Fab Four

Mentre il feretro di Queen Elizabeth lascia per sempre Balmoral alla volta di Edimburgo, noi facciamo brevemente il punto sulle ultime ventiquattr’ore. Nonostante l’importanza della cerimonia con cui sabato mattina Charles è diventato King Charles III, ciò di cui tutti hanno finito per parlare è rappresentato in questa foto: i due figli del nuovo sovrano e le loro mogli nuovamente insieme, a Windsor.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Le due coppie sono uscite dai cancelli del maniero per salutare i presenti e ammirare i fiori lasciati in omaggio alla regina scomparsa. Catherine, neo Principessa di Galles, dritta come un fuso e affilata come un rasoio, procede con passo da bersagliere. La cognata Meghan, che rimane Duchessa di Sussex – e rimane overseas, come ha amabilmente sottolineato il suocero nel suo discorso – appare meno sicura, infagottata nel vestitone nero. Non è strano, in fondo l’una è nel suo ambiente, l’altra no. Tra loro i rispettivi mariti, vicini e distanti. Bravi, un gesto che andava compiuto, anche se non credo che cambi qualcosa, almeno per il momento. Confesso che guardandoli più che i Fab Four mi vengono in mente i Neri per caso.

(Ph: Jonathan Brady/POOL/AFP/ Getty Images)

Come di diceva, l’evento clou della giornata è stata la proclamazione del nuovo Re in una cerimonia dal sapore antico per la prima volta trasmessa in televisione. King Charles non ha nascosto né l’emozione né la tensione, evidenti soprattutto al momento della firma, ostacolata dall’improvvida presenza di un paio di oggetti da scrittoio che hanno impavidamente sfidato le ire reali. D’altronde il primo discorso del sovrano ha fatto cadere il velo di impeccabile, algido controllo che era stato la cifra della monarchia britannica finora. Bisogna marcare da subito le differenze col monarca precedente, e la comunicazione è il primo passo; non credo che si tornerà indietro.

(Ph: Victoria Jones/PA)

King Charles ha anche mostrato per la prima volta – in forma di spilla appuntata sulla cravatta – il suo monogramma, che reca l’iniziale del nome intrecciata alla R di Rex, in latino. Lo vedremo presto sostituire ER (Elizabeth Regina) su passaporti, banconote, monete, francobolli, cassette postali, alcune livree e uniformi.

(Ph: Jeff J Mitchell/Getty Images)

Stessa evidente commozione a Balmoral, dove la sorella e i fratelli del re, con coniugi e figli, hanno partecipato ad una funzione privata nella vicina Crathie Kirk fermandosi poi a salutare e a ringraziare i presenti per la vicinanza, il rispetto, l’affetto, i fiori. Mai li avevamo visti manifestare così apertamente le proprie emozioni; commossa la solitamente controllata Anne, contrito l’arrogante Andrew – molto affettuoso con le figlie – angosciato il tenero Edward, sconvolta la moglie Sophie. Guardate il video; vederli allontanarsi insieme, abbracciati (minuto 3’30) è davvero toccante. https://videos.dailymail.co.uk/video/mol/2022/09/10/2970358429742485038/480x270_MP4_2970358429742485038.mp4

Confermate data e ora dei solenni funerali di stato di Queen Elizabeth II; saranno celebrati lunedì 19 alle 11:00 (le 12:00 in Italia) a Westminster Abbey, alla presenza dei potenti della terra.

Il calendario completo lo trovate qui: The day after