Royal chic shock e boh – Festa! (parte terza)

Salutiamo il 2024, diamo il benvenuto al 2025, e chiudiamo la rassegna sulle visite di stato che hanno animato il mese di dicembre con quella che ci riguarda più da vicino: Felipe e Letizia di Spagna ospiti del nostro Paese. Il 10 dicembre i sovrani sbarcano a Roma, e la Reina in total white piazza il suo primo assist.

Il completo pantaloni bianco è uno dei marchi di fabbrica di Letizia, che ha passato anche alle sue figlie; come dimenticare il tailleur Armani con cui fu annunciato il fidanzamento ufficiale con Felipe? Aggiungiamo che il suo fisico sottile la aiuta, perché riescono a donarle anche i capi di non particolare accuratezza sartoriale (che a Lady Violet, per dire, starebbero un orrore). Come accade spesso la Reina ha utilizzato un brand low cost, lo spagnolissimo Mango per giacca e pantaloni, arricchiti dallo splendido cappotto, quello sì cuture, di Felipe Varela. Il punto di forza? Gli accessori color platino: scarpe e clutch firmati Magrit, altro brand spagnolo vicino al cuore di Letizia. Superchic.

(Ph: Casa de S.M. el Rey)

Il giorno dopo comincia la parte ufficiale con i sovrani ricevuti al Quirinale dal presidente Mattarella. Abbiamo già visto le due signore (Le foto del giorno – ¡Hola!): la Reina indossa un tailleur rosa di Carolina Herrera, Laura Mattarella un abito rosa scuro con mantella corta bordeaux, già usata in occasioni formali, come la visita in Norvegia (Il sole anche di notte); interessante l’abbinamento con l’abito, meno con le scarpe che sono più rosse. Quanto a Letizia, è difficile che qualcosa le stia male, ma il senso di questa mise francamente mi sfugge; quella giacca, con quella lunghezza e quelle maniche, fa sembrare che sia il tailleur a portare lei invece del contrario, e non succede spesso. Che vi devo dire, boh+boh.

(Ph: Casa de S.M. el Rey)

Il banchetto di stato è stata una sera black tie: signori in smoking (dunque niente decorazioni) e signore in lungo; la Reina non ha indossato alcun diadema, come fa spesso quando si trova a viaggiare in Paesi che non sono monarchie. Letizia ha scelto un abito italiano in omaggio agli ospiti, un lungo e sobrio – pure troppo! – Max Mara nero. Tocco regalchic i due bracciali di brillanti indossati su un polso solo, che fanno parte delle joyas de pasar. Al confronto Laura Mattarella risulta un po’ matronale con l’abito blu di Gattinoni, già indossato durante la visita in Svezia (Visita del Presidente Mattarella in Svezia – Gala Dinner). Chic entrambe, anche se abbiamo visto di meglio. Una parola sui signori: se il colletto rigido della camicia del Presidente mi ha un po’ delusa – preferisco sempre quello classico, tranne con il frac ovviamente – adoro quel gilet sotto lo smoking del Rey.

(Ph: Franco Origlia/Getty Images)

Il giorno seguente la scena si è spostata a Napoli, dove Felipe aveva espresso il desiderio di visitare villa Rosebery, una delle tre residenze presidenziali col Quirinale e la tenuta di Castelporziano. Letizia prima di partire aveva visitato la FAO e ha mantenuto la stessa mise: un tailleur di tweed Alberta Ferretti con cappotto abbinato. Il tailleur è bello, e personalmente nutro una certa invidia per chi può indossare cinture alte, soprattutto su tessuti corposi, ma in questo caso qualche dubbio ce l’ho. La giacca è un po’ troppo lunga e larga, e la gonna sicuramente troppo lunga. Forse la Reina, ormai convertita ai tacchi bassi, deve ricalibrare un pochino i volumi. Anche la borsa Gucci potrebbe essere portata con più convinzione e non appesa così. Insomma per me è boh.

(Ph: Casa de S.M. el Rey)

Mi piace di più col cappotto, anche se l’uso di portarlo sulle spalle, che si sta diffondendo tra le royal ladies, mi la scia perplessa. Comunque chic.

(Ph: Casa de S.M. el Rey)

Il viaggio reale si conclude a Napoli col conferimento del Dottorato di Ricerca Honoris Causa in Scienze Sociali e Statistiche al sovrano da parte dell’Università Federico II, che nel 2024 ha festeggiato 800 anni di vita. La cerimonia si è tenuta al teatro San Carlo; altro luogo ricco di memorie borboniche (fu inaugurato il 4 novembre 1737 in onore di Carlo III, re di Napoli e poi di Spagna). Anche in questo caso Letizia è arrivata con un cappotto, questa volta bianco, sulle spalle; sotto una mise composta da camicia di popeline bianca su gonna di taffettà beige . Premesso che amo a prescindere le camicie bianche, in questo caso l’insieme è un po’ troppo estivo per dicembre, l’abbinamento dei colori non mi convince, e la gonna è veramente troppo gonfia! Il tutto è firmato The 2nd Skin Co, e potete vederlo meglio qui: https://the2ndskinco.com/products/poplin-shirt-pleated-taffeta-skirt?_pos=13&_sid=9392b42de&_ss=r. A me non piace, shock.

Nel giro di pochi giorni il 24 scivola via, e al suo posto arriva il 25, celebrato a Copenaghen la primissima sera col tradizionale gala di capodanno. È anche il primo cui Frederik e Mary hanno presenziato come sovrani, e la regina ha scelto l’abito in velluto verde con scollo e maniche in pizzo, creazione della sarta e stilista Birgit Hallstein, che lavorò anche al suo abito da sposa. La mise è quella che compare nel primo ritratto ufficiale della coppia (di cui non parlammo essendo stato diffuso in aprile, durante il ricovero in ospedale di Lady Violet), e anche i gioielli scelti sono gli stessi: la parure di smeraldi, in questo caso priva del collier, che comunque si perdeva nella ricca lavorazione del pizzo. Che vi devo dire, da quando è sul trono Mary mi sembra divenuta più rigida, e questa rigidità si riflette anche sulle mise. L’abito non è brutto e ha una qualità sartoriale piuttosto alta, ma diciamo che non è il supporto adatto allo splendore degli ornamenti. Francamente boh.

Mi sembra invece che stia facendo il percorso inverso la cognata Marie, che non ho mai amato particolarmente, ma mi sembra sempre più sorridente e amabile. Per la serata ha scelto un lungo abito di velluto blu della stilista danese Rikke Gudnitz: devo dire che l’insieme, con l’importante collare dell’ordine dell’elefante, il diadema floreale che indossa dal giorno del matrimonio e le insegne finisce con l’essere assai convincente. Chic.

La medaglia d’oro va ancora una volta a lei, la principessa Benedikte. Ottant’anni di splendore fasciati in un abito di velluto melanzana, talmente splendida che le perdono anche la stola di pelliccia. Assolutamente chic.

(Ph: Getty Images)

In conclusione, due bonus: il primo è l’abito indossa da Victoria Beckham allo state banquet in onore dell’emiro del Qatar. Realizzato da sé medesima – gesto magari non elegantissimo ma scontato – è un abito in jersey stretch, con spalle importanti e arricciatura piatta sul pancino a enfatizzare i fianchi. Il modello è un suo marchio di fabbrica, realizzato in molte versioni con piccoli dettagli differenti, per cui partiamo col dire che è una buona operazione di marketing. Ciò che ho apprezzato particolarmente è la scelta di understatement: niente gioielli tranne gli orecchini, capelli raccolti in una semplice ponytail e clutch metallica. In un’occasione in cui esagerare sarebbe stato facilissimo, lei vince per sottrazione. Brava, chic! Ma la faccia di lui?

Secondo bonus Sofia di Svezia, che solitamente mi convince poco. La consorte del principe Carl Philip, in attesa del quarto bebé, ha compiuto 40 anni il 6 dicembre. Le è stato dedicato il servizio fotografico di rito, nel suo caso su Vogue Scandinavia, e a me è piaciuto molto quest’abito scultura di Søren Le Schmidt. Ora, non voglio dire che lo stilista si sia ispirato a Ferrè, o addirittura a Capucci, ma penso che se Sofia si decidesse a smettere gli abiti della principessa delle fiabe per qualcosa di più grintoso, ne guadagnerebbe solo. E noi apprezzeremo molto di più. Chic.

Buon 2025 cari lettori, vi aspetto sul sofà di Lady Violet!

Breaking News – Un corteo very posh

Sorpresona della sera! A Buckingham Palace, nel corteo che raggiunge la Ballroom per lo state banquet con i sovrani e gli augusti ospiti, tra reali e dignitari una coppia veramente inattesa, senza un’oncia di sangue di blu ma una certa autorevolezza in altri campi: i Beckham!

(Ph: Aaron Chown/PA Wire)

Lei impeccabile con quella che potrebbe essere una creazione della sua maison (sono certa che ne sapremo di più) lui con quell’eterna espressione divertita, quasi incredulo dii ciò che gli sta capitando – non ci crederete ma è la sua caratteristica che preferisco – elegantissimo in frac; e ha pure indovinato su quale bavero appuntare la decorazione!

Sappiamo che lo sport è uno dei campi di particolare interesse per l’emiro, che possiede il Paris Saint-Germain e utilizza gli eventi sportivi per dare una migliore immagine del Qatar sullo scenario internazionale.

Ma vuoi vedere che alla fine amplieranno le fila dei working royals trovando dei volontari? Nel caso, Lady Violet è disponibile.

Royal chic shock e boh – Shamanic wedding edition (parte prima)

L’ultimo weekend di agosto – solitamente segnato dal ricordo di Diana e della sua tragica morte – quest’anno ha goduto di un’aria più leggera, grazie al matrimonio norvegese che ha unito la primogenita dei sovrani, Märtha Louise, al suo fidanzato, il sedicente sciamano Durek Verrett.

(Ph: Maja Moan)

E questo è l’argomento con cui riprendiamo la nostra rubrica dopo la pausa estiva, con un post che alla fine ho diviso in due parti data l’abbondanza di materiale. Con due premesse: la prima è che è sempre difficile commentare gli abiti da sposa, scelti di solito in funzione di come una ragazza (di qualunque età) è, come si vede e come si sente. Avete notato che quelli che ci convincono sono pochissimi? Ecco. La seconda premessa è più personale: lo sposo non mi piace affatto, anzi istintivamente mi repelle proprio. Mi fa una pessima impressione e tra tanti royal consorti, maschi e femmine, visti negli anni mi sembra senz’altro il peggiore. Bene, dopo la mia dichiarazione d’amore iniziamo con la cerimonia, celebrata sabato 31 al culmine di tre giorni di festeggiamenti. La sposa è apparsa aureolata di veli e con lungo strascico come fosse una fanciulla al primo amore, e forse lei si sente davvero così, nonostante il primo matrimonio, le tre figlie, il divorzio e la tragedia del suicidio di lui.

Märtha Louise è bella, la sua è una maturità molto piacevole. Per il vestito si è rivolta ad una stilista norvegese, Tina Steffenakk Hermansen, gettonata soprattutto per gli abiti da sera, amati anche dalle signore della famiglia reale, e quelli da sposa. Ora, partendo dal presupposto che Lady Violet mai avrebbe scelto una cosa del genere – dato che l’età che avanza ha anche i suoi vantaggi, compreso quello di non vestirsi da meringa – proviamo a fare un’analisi. La linea dell’abito non è male, sottolinea i punti forti della sposa (braccia a parte) e ha delle trovate furbe, tipo la scollatura a V che slancia; avrei però evitato quei fiorellini, decoro inutile che trasforma un potenziale chic in sicuro strapaese.

Stendo un pietoso velo sul velo – addirittura dotato di calata anteriore – e sullo strascico, con laccio da polso che sarà più comodo per camminare ma non giova all’aspetto generale. Contrariamente al solito non mi dispiacciono i capelli sciolti, a stento trattenuti dalla tiara, dono del nonno per i suoi 18 anni. Che indossava anche per il primo matrimonio, e non ha portato benissimo; ma siamo certi che il marito sciamano sia in grado di contrastare qualunque superstizione. Märtha Louise ha spiegato che la tiara rappresentava qualcosa di vecchio, l’abito qualcosa di nuovo mentre qualcosa di blu era un particolare simbolo creato da Durek e ricamato all’interno. Non pervenuto il qualcosa di prestato.

Terribile l’orgiastico bouquet rosa, per non parlare dei sandali d’argento con zeppa; forse, data la lunghezza dell’orlo dei pantaloni dello sposo, sarebbero stati più adatti a lui. Shock.

Sembra che il dress code dicesse no gold, e abbiamo capito perché; l’oro è evidentemente riservato a Durek, addobbato con un finto frac con accessori dorati: dalla fusciacca in vita – che col frac non si porta, ci va un panciotto bianco – all’orrenda cravatta plastron tipo fazzolettone, con doppia piega. Un insieme che mi ha evocato il protagonista di una immortale canzone dello Zecchino d’oro del tempo che fu: il Torero Camomillo. Oro anche per il ricamo sulle maniche: il monogramma degli sposi – che compare anche sul velo della sposa – composto dalle loro iniziali più un simbolo egizio, in riferimento all’epoca in cui le loro anime si incontrarono per la prima volta. Addirittura. Shock.

(Ph: EPA)

La famiglia reale – con l’eccezione del re e del principe ereditario, sorprendentemente in smoking, e non è stata una bella sorpresa – ha optato per il bunad, l’abito tradizionale norvegese. Va detto che lo indossano spesso, ma in questo caso mi è piaciuto molto; una dichiarazione di intenti, quasi politica: noi siamo la Norvegia, e chi se ne importa delle eccentricità californiane (quest’ultima è solo la mia interpretazione). Chic.

E se eccentricità dev’essere, ci pensa la zia Astrid, sorella maggiore del re: 92 anni di buon umore. Io non so cosa sia quella cosa in testa, se fa parte del costume tradizionale o un’idea sua, ma la trovo fantastica. Allegramente chic.

Che ne avremmo viste di ogni è stato chiaro fin da giovedì 29, quando la truppa nuziale si è imbarcata alla volta di Ålesund, città nei pressi del fiordo di Geiranger, dove si sarebbe celebrato il matrimonio. Abiti casual per tutti, ma a lasciarci senza fiato è stata Mette Marit, che indossava una giacchetta con annesso bacarozzo del brand norvegese Paula. Shock, e che la festa incominci!

Le danze si sono aperte giovedì sera con un party a tema “sexy & cool”. Sarà per un velato riferimento al talamo nuziale che gli sposi si sono presentati stile pigiama party? Abbinatissimi, con due mise nello stesso tessuto rosa acceso tutto cosparso di H, sigla del brand di abiti Hést che li ha realizzati, di cui la principessa è socia.

Perché insomma, va bene due cuori e un fiordo, ma business is business (e infatti l’esclusiva è stata venduta a Hello/Hola, e credo pure a Netflix, che si sta specializzando nel pararoyal, cosa che sembra abbia fatto imbestialire re Harald). Shock+shock, anche volendo fingere di non vedere le fibbie a forma di cuore che decorano il vestito di lei.

Il secondo giorno è iniziato con l’immancabile crociera tra i fiordi – che comunque vale sempre la pena – lui cioccolatoso con pullover variegato gianduia del brand norvegese Holzweiler e sneakers Gucci, lei stile cow girl, forse in omaggio alle origini statunitensi di lui, con giacca e gonna in pelle sempre di Hést e una camicia multicolor di Bruce Glen, brand specializzato nel trattare i colori con originalità. Posso dire? Terribili ma sorprendenti, perché si sono sempre presentati piuttosto abbinati, e invece in questo caso no. Shock ma attenzione, per una volta i protagonisti non sono loro.

Sul molo prima dell’imbarco compare la famiglia di principi ereditari con i due figli in comune; manca Marius, figlio di primo letto di Mette Marit, che dopo la recente storiaccia di violenza contro la fidanzata è volato in Toscana, ospite di un altro matrimonio. C’è però a sorpresa Amalie Giæver Macleod, la deliziosa ragazza del diciottenne Sverre. Mi piacciono tutti: Mette Marit ha lasciato a casa il bacarozzo, optando per un comodo pullover (Paula) su pantaloni giallo limone di Victoria Beckham, la figlia Ingrid Alexandra ha preso dal guardaroba materno la Garden Party bag Hermès e Amalie ha fatto un ottimo debutto. Chic.

Pronti all’imbarco anche i (pochi) ospiti di altre famiglie reali; ecco Constantijn e Laurentien dei Paesi Bassi. Lei mi fa pensare a Elton John – saranno gli occhiali, ma contribuiscono pure gli orecchini Angelo Moretti – indovina l’abbinamento di sfumature di rosso e bordeaux (i pantaloni sono Twinset) ma poi ci aggiunge una camicetta etnica e pure una sacca fantasia pigiama di Tiger (sì, proprio il negozio super low cost, brava Laurentien) lui sostiene comunque la moglie, che di questi tempi non è poco. Un grande boh.

E voi, siete pronti per imbarcarvi per la seconda parte?

Royal chic shock e boh – Pre Coronation party

È venerdì 5 maggio, ed è pomeriggio. Mancano poche ore all’incoronazione, reali e capi di stato sono arrivati da ogni parte della terra e King Charles li accoglie a Buckingham Palace per un ricevimento di benvenuto. Camilla non c’è, si prepara al grande giorno; anche Charles si ritirerà al termine del party mentre vari membri della Royal Family e altri reali ceneranno insieme da Oswald’s, club chic di Mayfair, .

Assente la prima dama del regno, è presente la seconda a farne le veci: la Principessa di Galles è ritratta con due signore di particolare rilievo. Alla sua sinistra la First Lady ucraina Olena Zelens’ka, in nero, con un modello francamente impossibile da decifrare, mentre Jill Biden indossa un abito a giacca Tom Ford come fosse una vestaglietta da casa. Da ciò che vedo, boh.

Catherine ha scelto per l’occasione un colore che ama tanto da averlo indossato anche il giorno in cui fu annunciato il fidanzamento con William. Un abito in crêpe di poliestere di Self Portrait in royal blue, caratterizzato da un grosso nodo ritorto sul petto, che insieme con le maniche dà a tutta la mise un’aria irrimediabilmente anni ’80. I dettagli in strass su spalle e polsini sono leziosamente ripresi sul cinturino delle slingback Aquazzurra in tinta. Il modello originale dell’abito presenta uno spacco aperto fino a mezza coscia, lo avrà mantenuto così anche lei? Boh.

Mi scuso per la qualità dell’immagine, ma i pochi scatti a figura intera di Catherine sono tutti così; in compenso la foto ci fa sbirciare la toilette di altre due signore presenti. Della Duchessa di Brabante parleremo a breve, ma sullo sfondo a sinistra si vede la sempre discreta Sophie del Liechtenstein, con un completo stampato a grandi ortensie bianche, un po’ anni ’50 un po’ Baviera, regione che in fondo le ha dato i natali. Che vi devo dire, boh.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Concludiamo il breve giro delle First ladies con la nostra, Laura Mattarella. Nell’unica fotografia disponibile, pubblicata dall’accout twitter del Quirinale, compare a sua volta a mezzobusto, il che non rende possibile un’attenta analisi della sua mise.

In linea di massima, ormai sapete che Lady Violet non ama (eufemismo) certe sfumature turchesi, celestine, acquamarina su signore che abbiano superato l’adolescenza, e si tiene a distanza da quei tessuti lucidi e rigidi, che tendono a raddoppiare i volumi (Laura se lo può permettere, io no). Inoltre eviterei accessori inutili tipo la stola messa in diagonale, che fa un po’ madre dello sposo. Molto bello il biondo dei capelli, il resto boh.

Sterziamo ora decisamente verso le monarchie; Rania è regina di Giordania da ben ventiquattro anni, ne aveva solo ventotto quando è salita sul trono col marito. Da allora ci delizia con le sue toilettes, ma questa volta non sono convinta. L’abito, che porta una firma importante nella storia della moda – Schiaparelli – non so perché mi fa pensare a don Abbondio. Saranno tutti quei bottoni? L’arricciatura così bassa, benché Rania non abbia un filo di pancetta, squilibra il baricentro dell’abito, forse per ripristinare l’equilibrio ci sarebbe voluta una signora più alta, sebbene la regina non sia certo bassa. Insomma, boh.

Di anni ne aveva solo 21 Jetsun Pema, quando ha sposato il re del Bhutan diventando la sua regina. Oggi ne ha quasi 33 (li compie il 4 giugno, compleanno che divide con la piccola Lilibet Diana), è ancora la più giovane regina regnante, ed è sempre dotata di una bellezza incantevole, di una grazia particolare e di uno stile unico, grazie anche alla raffinata eleganza degli abiti tradizionali che indossa di solito. In questo caso il color zafferano si abbina al fucsia e al lilla. Bellissima, abbinatissima al marito, sta bene perfino col tappeto. Superchic.

La Reina Letizia sceglie abilmente una maison britannica, e un colore insolito, una tonalità di verde che una volta si chiamava chartreuse, come il liquore dolciastro e appiccicaticcio che preparavamo i monaci certosini nella Grande Chartreuse. Letizia non è né dolciastra né appiccicaticcia, e l’abito – creato da Victoria Beckham evidentemente avendo in mente la stessa sottilissima silhouette che le due signore hanno in comune – le sta bene, soprattutto quel drappeggio piazzato in quel punto, ma non mi entusiasma. Certo è il manifesto di come sia cambiata la forma anche in ambienti superformali: abitino da party a bordo piscina, niente calze. Ma alla fine, boh. Con una postilla: se anche Felipe col suo metro e 97 inizia a girare con gli orli così lunghi stiamo freschi.

LONDON, ENGLAND – MAY 05: Grand Duchess Maria Teresa and Grand Duke Henri of Luxembourg attend the Coronation Reception for overseas guests at Buckingham Palace on May 05, 2023 in London, England. (Photo by Chris Jackson/Getty Images)

Menzione d’onore per Maria Teresa di Lussemburgo, che pure per un invito meno formale segna il territorio e adorna il collo con un importante gioiello Van Cleef & Arpels in diamanti e smeraldi, appartenuto alla suocera Josephine-Charlotte: è una tiara convertibile, e infatti spesso è stata usata come collier, come in questa occasione. La granduchessa per ragioni imperscrutabili è in una fase-pantaloni, tanto da indossarli anche al recente matrimonio della figlia. Anche lei, che è donna di mondo, sceglie la moda British, nel suo caso Alexander McQueen, e indossa la rivisitazione di uno smoking maschile (insomma, quasi) caratterizzato da tagli arricchiti di pizzo. Bello e fresco il viso, meravigliosa la collana, ma non mi convince, forse semplicemente non è adatto all’occasione, all’orario. O forse ci voleva un indosso più rock. Anche qui, boh.

(Ph: Samir Hussein/WireImage)

Charlène de Monaco si attovaglia – verbo non scelto a caso – con un completo pantalone azzurro pervinca, caratterizzato da un top monospalla con un lungo drappo ricamato ton sur ton, pronta per un pigiama party. Non solo non mi piace, ma non è una cosa da portare in città, figuriamoci a Buckingham Palace. Se proprio non se ne può fare a meno, va bene su una terrazza dell’Hotel De Paris, per una di quelle pubblicità patinate che mi fanno sempre convinta ad andare altrove. Shock.

Passate in rassegna le sovrane, è la volta delle principesse ereditarie, magari andrà meglio.

Uhm, forse no. Mette Marit, consorte del principe Ereditario di Norvegia, probabilmente intenzionata a mostrare il proprio supporto a King Charles, si mette addosso una cosa che sembra un pezzo di bandiera inglese. E forse è proprio quella l’ispirazione, trattandosi di un capetto Alexander McQueen, una giacca color block di una collezione 2016, che evoca il tanto amato stile militare. Noi mettiamo dei fiori nei nostri cannoni, shock.

Coppia di rosa per due principesse ereditarie: tonalità bubble gum per Victoria, futura regina di Svezia. L’abito di Roland Mouret è caratterizzato da alcuni drappeggi che non esaltano la sua linea. Molto divertenti gli accessori – scarpe Gianvito Rossi e borsa Louboutin – in pelle metallica fucsia. In fondo questa mise la rappresenta, imperfetta ma simpatica. Chic di incoraggiamento. Al contrario, Mary, futura regina consorte di Danimarca, è spesso talmente perfetta da risultare noiosetta. Rosa corallo intenso per un abito che i più attenti di voi forse avranno riconosciuto: lo indossava l’anno scorso alla cresima della figlia Isabella (Le foto del giorno – Scene di famiglia), ed è molto simile a quello indossato da Salma di Giordania al matrimonio della sorella Iman, il 12 marzo scorso (Scene da un matrimonio). Una creazione Andrew Gn, chic.

Scelgono curiosamente il nero entrambe le più giovani future regine; la ventunenne Elisabeth del Belgio indossa un abito un po’ punitivo Armani. Il modello originale è lungo alla caviglia, in questo caso è stato accorciato, e l’effetto finale ricorda una tonaca. Peccato, boh. Invece Catharina-Amalia dei Paesi Bassi, 19 anni, ha trovato una mise che le piace e le sta bene – in questo caso un tailleur pantaloni di Marina Rinaldi – e la ripropone in vari colori: fucsia una settimana prima per il Koningsdag, (Le foto del giorno – Compleanni e anniversari),nero in questa occasione. Nonostante l’accoppiata con la nonna Beatrix, anch’essa in nero, rischia di essere un po’ pesante, lei risulta perfetta per la serata, chic.

In rappresentanza dei reali senza trono loro ci sono quasi sempre, anche in virtù dell’abbondante parentela e dei legami personali. Anne Marie, nata principessa di Danimarca e diventata Regina di Grecia, è quel che si direbbe una vera signora: divide con la cognata Sophia la caratteristica di essere figlia di re e moglie di re, e si vede. Molto semplice in un completo Max Mara verde scuro, che tutto sommato rispetta il suo lutto – è rimasta vedova a gennaio – senza imporlo in società. Chic. Col figlio maggiore, il Diadoco Pavlos, e la di lui moglie Marie Chantal hanno inaugurato la modalità io mammmeta e tu, che penso vedremo spesso. Marie Chantal dal canto suo sta rafforzando il legame col mondo greco, indossando come già in altre occasioni una creazione di Mary Katrantzou, stilista ateniese che vive e lavora a Londra. Abito couture écru con maniche a campana, semplicissimo, impreziosito da una collana di grosse perle. Non sono una fan della signora, ma è indubbiamente chic.

Pronti per l’incoronazione?

Royal chic shock e boh

È domenica, ed è anche l’ultimo giorno di luglio; quale occasione migliore per una puntata della nostra rubrica sui royal look del mese?

Regno Unito

(Ph: David Ramos/Getty Images)

Partiamo dall’evento più recente, i Giochi del Commonwealth, inaugurati il 28 a Birmingham dal Principe di Galles e da sua moglie la Duchessa di Cornovaglia in rappresentanza di Sua Maestà, che se ne è andata a Balmoral iniziando le meritate vacanze. Charles e Camilla sono arrivati a bordo della celebre Aston Martin dell’erede al trono (ricordate? La usarono anche William e Catherine il giorno del matrimonio), ora alimentata da un carburante ottenuto da sottoprodotti di vino e formaggio. Caro Charles, diffondiamo questo motore così noi e la Francia diventiamo i nuovi Arabi, altro che petrolio!

(Ph: Karwai Tang/WireImage)

Quando Camilla è scesa, ha rivelato una mise veramente inattesa: ladies&gentlemen the jumpsuit, la tuta! Una creazione della fida Anna Valentine che la duchessa ha già indossato a uno degli innumerevoli eventi nel weekend del Platinum Jubilee, ma dato che le foto la ritraevano seduta non avevamo notato. Ora diciamolo, il fitting non è perfetto, il modello non mi convince del tutto, avrei evitato le scarpine décolletée in favore di un paio di stringate (anche se dopo una certa età evitiamo di criticare le scarpe, scelte magari guardando più alla comodità che all’estetica), ma questa settantacinquenne in tuta mi ha conquistato. In fondo cosa c’è di più elegante del non prendersi troppo sul serio? Chic.

Belgio

Il 21 luglio i Belgi celebrano la loro Fête Nationale nonché l’ascesa al trono di Philippe, che divenne Re in questo stesso giorno del 2013 in conseguenza dell’abdicazione del padre Albert. La giornata è iniziata col tradizionale Te Deum nella cattedrale dei Santi Michel e Gudule, alla presenza della famiglia reale al completo. Il colpo d’occhio è stato assai piacevole, con la regina e l’erede al trono vestite di due dei colori della bandiera nazionale (un tricolore a bande verticali nero giallo e rosso).

(Ph: Royalportraits Europe)

Mathilde in questa occasione sfoggia quasi sempre dei grandi cappelli di paglia e fa bene: col suo bel viso e la sua altezza le stanno un incanto (anche se questo ha una decorazione che avvolgendosi intorno alla cupola pare un serpente). E di solito, come in questo caso, sono firmati dalla belga Fabienne Delvigne. Anche per la mise si è affidata alle sua maison preferita, Natan, che ha creato per lei un abito in crêpe color giallo bouton d’or, che dovrebbe essere il ranuncolo, ma in francese fa un altro effetto. L’abito è “un modèle cape drapé de façon asymétrique” caratterizzato da un dettaglio un po’ drappeggio e un po’ mantella. L’effetto è un po’ pasticciato, né va meglio col fitting.

Sulla spalla sinistra a sottolineare il drappeggio c’è una grande spilla composta di foglie dorate, en pendant con gli orecchini, entrambi firmati Natan. Data l’importanza dell’occasione, non sarebbe stato meglio sfoggiare qualche gioia de famille? Boh.

(Ph: Utrecht Robin)

La Duchessa di Brabante ha fatto una scelta più moderna, adatta ai suoi vent’anni, e ha optato per un abito rosso in viscosa di Victoria Beckham. Sarà perché non ho più vent’anni da vari decenni, ma non mi fa impazzire, ha una lunghezza strana che le allunga un po’ troppo il busto; e mi sembra che anche il cerchietto sia fuori scala, rendendo tutto un po’ disarmonico. Lei è graziosa come sempre, ma in questo caso boh.

La giornata è proseguita con l’inevitabile parata militare, ottima occasione per ammirare le altre royal ladies. La principessa Astrid assiste alla parata indossando l’uniforme di Colonnello della Composante Médicale dell’Esercito e non compare in questa foto, ma penso (spero) che avrà evitato di parlare al cellulare come il fratello minore Laurent, cui potremmo presentare la nostra Presidente del Senato, ormai decadente, che alla parata del 2 giugno leggeva l’ipad masticando la gomma americana. Torniamo alle mise, che è meglio. La moglie di Laurent, quella santa donna della principessa Claire, è una bella signora non particolarmente elegante anche se questa volta è vestita meglio del solito, o almeno meno peggio. Non brutto ma un po’ moscetto l’abito grigio a ramages viola, abbinato a un cerchietto dello stesso colore che sembra fatto con la fascia dell’Ordine di Leopoldo. Ma che senso ha quella clutch arancione? Boh.

(Ph; Dirk Alexander)

Occhi puntati anche quest’anno sulla neocognata, Delphine Boël divenuta Principessa Delphine del Belgio dopo essere stata riconosciuta dal padre naturale, il Re Emerito Albert II. Delphine è un’artista e, forse anche per il suo complicato vissuto, usa queste occasioni per lanciare messaggi su ciò che le sta cuore. Se l’anno scorso era la cultura africana (Le foto del giorno – Principessa di ruolo), quest’anno il tema scelto è, inevitabilmente, la pace. Il suo robemanteau è una creazione del giovane stilista belga Pol Vogels. L’idea non è particolarmente originale (già me la vedo Miranda Priestly dire: una colomba? per la pace? avanguardia pura!), il modello ha dettagli interessanti, come la cintura a pieghe, ma spalle e maniche sono terribili. Come le scarpe col plateau e taccone che sembrano proprio la versione bianca delle Mary Jane Morobé indossate l’anno scorso. Shock.

Le celebrazioni per la festa nazionale erano iniziate la sera prima con un concerto dell’orchestra nazionale con la violinista Stella Chen. Presenti i sovrani e la principessa Astrid accompagnata dal marito Lorenz d’Austria-Este, che nonostante non sia un adone direi che appare come il migliore dei quattro. Tolto il re, che sembra una versione vecchia di Mattarella (nonostante abbia vent’anni di meno) neanche le signore brillano. La Reine Mathilde indossa un monospalla del belga Dries van Noten, stilista cerebralmente innovativo, che però la rende matronale, ed è banalizzato dalle scarpine dorate; insomma più che un rock una quadriglia. Astrid sfoggia un kimono firmato Essentiel Antwerp. Ora, il kimono è un capo che può essere di uno chic unico, col vantaggio di essere no size no age, cioè sta bene a qualunque età e a qualunque taglia, più stile di vita che capo di abbigliamento, e anche follemente di moda. L’unico rischio è che sbagliando modello, o materiale, o taglia, può sembrare una vestaglia. Appunto. Shock.

Monaco

Come annunciato, venerdì 8 luglio la Salle des Étoils dello Sporting-Montecarlo ha ospitato il Bal de la Rose, previsto per marzo e rinviato causa pandemia. E come previsto, Charlène brillava per la sua assenza. Dieci giorni dopo, lunedì 18, è stata la volta del Gala de la Croix Rouge che, smessi i fasti (fastosissimi) del passato è ridotto a un concerto sulla piazza del Casino, preceduto da un cocktail dînatoire – che mi sa tanto di aperitivo cenato – in terrazza.

L’incertezza nel tono della soirée si è drammaticamente ripetuta nell’abbigliamento dei padroni di casa: la rediviva Charlène era in un abito gran sera Prada, in un bellissimo color azzurro/glicine, con un pannello a fare da strascico. Mentre Albert II, che nell’occasione celebrava i suoi primi quarant’anni da Presidente della Croce Rossa monegasca, ha scelto un look tricolore, metà marinaretto alla Querelle de Brest (chi di voi ricorda il film di Fassbinder con Brad Davis?) metà atleta – va bene, diciamo tecnico – alle olimpiadi, vestito coi colori della bandiera. Che peraltro non è la sua, ma forse tutto in bianco e rosso sarebbe stato troppo pure per lui. Lei chic, lui buontempone.

Con loro la nipotina Camille Gottlieb, figlia minore della principessa Stéphanie, responsabile della sezione giovanile della Croix Rouge. La fanciulla, ventiquattro anni compiuti qualche giorno prima, sta evidentemente ancora cercando il proprio stile, ma mi sento di poter dire che l’abito Red Valentino non le rende un buon servizio, a meno che Camille non pensasse di andare a un ballo mascherato, per cui ha puntato tutto sull’Egyptian Revival e si è vestita da Joan Collins ne La regina delle Piramidi. Che però non aveva la cofana à la Moira. Sorry, shock.

Letteralmente tutta un’altra musica venerdì 8 luglio per il Bal de la Rose.

Qui la padrona di casa da quarant’anni è Caroline (dopo la morte di Grace, il 14 settembre 1982, ai due figli maggiori furono conferiti i più importanti incarichi della madre, per cui a Albert toccò la Croce Rossa e a Caroline la Fondation Princesse Grace, cui vanno i proventi del ballo).

Tema della serata i ruggenti anni Venti, maestro di cerimonie Christian Louboutin, abbigliato con un bizzarro completo percorso da nastri e coccarde, e in testa un fez en pendant. Shock (ma divertente)

(Ph: Pierre Villard / SBM)

In Chanel, ça va sans dire, Caroline, con un abito dalla gonna che si arriccia in un palloncino, per poi scendere alla caviglia. Una mise un po’ scura, un po’ cupa, rattristata dall’acconciatura – mia madre l’avrebbe definita “un quadro antico” – ma per me sempre chic, con menzione speciale per gli splendidi gioielli déco, a partire dalla spilla.

Presenti tutti e quattro i suoi figli con relativi partner, è stata la piccola Alexandra ad attirare su di sé tutti gli sguardi grazie al ricchissimo abito in tulle di Giambattista Valli, declinato nei colori del Principato, bianco e rosso. Con i suoi 23 anni Alexandra è comunque una delizia, ma che c’entra questa meringa fragola e panna con gli anni Venti? Boh. In compenso, se il ricamo sulla scarpa del suo boyfriend Ben-Sylvester Strautmann rappresenta un corgi, Lady Violet approva deliziata

(Ph: Pierre Villard / SBM)

Scelta opposta per la sorella Charlotte, che ha sublimato la propria magrezza in un abito Chanel, bianco e leggero, che avrebbe potuto essere creato direttamente da Mademoiselle Coco con le sue sapienti manine. Frange, fiocco nero, scarpine bicolore, non manca niente. Per me la più chic.

(Ph: Pierre Villard / SBM)

Chanel sta a Charlotte come Dior a Beatrice Borromeo, e infatti la bionda moglie di Pierre Casiraghi ha scelto una mise della celebre maison: un abito grigio a ramages ton sur ton con un piccolo strascico. Guardando l’insieme gli anni ’20 non sono la prima cosa che mi viene in mente – tra l’altro Christian Dior aprì la sua maison solo nel 1946 – però è sicuramente chic.

(Ph: Pierre Villard / SBM)

Last but not least Tatiana Santo Domingo, che aspetta il quarto figlio dal marito Andrea Casiraghi. Per accogliere il pancino ha scelto un abito Temperley London in paillettes color cipria, che sicuramente rimanda agli anni folli più della cascata di capelli sciolti, più stile Veronica Lake. A me è piaciuta, chic.

(Ph: Pierre Villard / SBM)

Al contrario dei pantaloni di marito e cognato, la cui lunghezza ormai surclassa quella dei pantaloni di zio Albert. Che pazienza…

Le foto del giorno – Sorelle, cugine, cognate

Con la Regina e il Principe Consorte sempre in quarantena volontaria a causa dell’età (nel Regno Unito la situazione sanitaria si sta facendo di nuovo seria) per fortuna le nipoti della coppia, dirette o acquisite, forniscono abbastanza materiale per le chiacchiere sul sofà di Lady Violet. La quale in questi giorni desidererebbe assai un viaggetto in Albione, prima meta Windsor Castle dove da giovedì 24 fino al 22 novembre sarà esposto l’abito da sposa di Beatrice. Senza la Fringe Tiara di nonna, ma con le scarpette firmate Valentino.

Seguendo la classica tradizione della Royal Family, anche per i signori Mapelli Mozzi è stata creata una piccola linea di oggetti commemorativi.

La classica mug, un portapillole, la tovaglietta da tè, e poi una confezione di shortbread (gli squisiti biscottini al burro scozzesi,) un sacchetto di tartufi alla fragola, una decorazione natalizia che riproduce la rosa bianca di York e una il cardo scozzese, il cui legame con gli sposi francamente mi sfugge (in fondo il link al royal collection shop, dove potrete vedere tutto e volendo anche acquistare).

Deliziosa la decorazione della mug: oltre a data e luogo inseriti in un ovale dorato, ci sono le iniziali degli sposi all’interno di una ghirlanda di fiori: rose, mughetti, il cardo di Scozia, trattenuti dalla rosa di York. E se sopra la B di Beatrice c’è ovviamente una corona, la E di Edoardo è coronata da un’ape, che non è il simbolo della sua casata ma il nomignolo della moglie.

Anche la sorella minore di Beatrice, Eugenie, ha destato l’attenzione dei royal watchers quando qualche giorno fa è stata fotografata per le strade di Nottingh Hill con un’amica. Ora tutti si chiedono se le forme arrotondate sotto l’abito a fiori siano l’indizio dell’arrivo di un bebè. Nel caso, Lady Violet vota femmina, ma pensa che comunque sarà un gran giorno quando le giovani donne potranno mettere su qualche chilo senza che si pensi automaticamente a una gravidanza. Materia di una delle tre domande (quando ti laurei? quando ti sposi? quando fai un bambino?) da non fare. Mai.

Chi bambini ne ha già, come la cugina acquisita Catherine, è in questo periodo particolarmente impegnata, sia coi suoi sia con quelli altrui. Se la settimana scorsa è stata fotografata col piccolo Louis a passeggio lungo il Tamigi per mostrare al pupo le barche, ieri ha incontrato a Battersea Park genitori e figli di varie associazioni, per uno scambio di opinioni ed esperienze in questi tempi di covid.

Tshirt bianca (il Nadalia top di Ralph Lauren), pantaloni low cost Marks&Spencer e un paio di candide Superga, la duchessa ha al collo una catenina d’oro con tre piccoli ciondoli, su ciascuno dei quali è incisa una lettera, l’iniziale del nome dei figli G,C, L. Semplice e chic.

Sicuramente meno semplice ma altrettanto chic la cognata Meghan, che dalle rive del Pacifico è apparsa insieme al marito durante lo speciale televisivo Time100 che celebra le cento personalità più influenti dell’anno. Ciò di cui si parla dopo questa apparizione non è però la sua mise – camicia in seta cioccolato Victoria Beckham, pantaloni neri, décolletées Manolo e bracciale Cartier – ma il fatto che durante il loro intervento i Duchi di Sussex abbiano preso decisamente posizione sulle prossime presidenziali, contro Trump e a favore di Biden. Un comportamento che ha fatto storcere il naso a molti sudditi di Sua Maestà, avvezzi alla tradizionale neutralità della Royal Family. Dato che Lady Violet è nella mailing list del Partito Democratico USA, sarete tempestivamente avvisati se arriveranno inviti al voto da parte loro.

https://www.royalcollectionshop.co.uk/chinaware/collection/princess-beatrice-and-mr-edoardo-mapelli-mozzi-royal-wedding.html

Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte seconda)

Oggi festeggiamo così il compleanno del Duca di Cambridge. Happy birthday!

Il 29 aprile 2011 è il gran giorno e una marea di ospiti, coronati e no, riempie le gotiche navate di Westmister Abbey.

Le colorate2011 royal wedding the queenNon potevamo che cominciare col gruppo che annovera una delle protagoniste della giornata oltre alla sposa (e alla sorella della sposa che conquista sul campo, retrospettivamente, l’attenzione del mondo). Her Majesty sceglie il giallo primula, a quanto pare il suo fiore preferito: un soprabito semplice ma di gran linea grazie alle nervature che partono dal collo privo di colletto. Scarpe e borsa in un beige chiarissimo al posto dei tradizionali nero o bianco; se proprio devo trovare un difetto, la corona del cappello è leggermente troppo alta, ma sono certa che di corone lei se ne intenda più di me. E poi ci pensa la favolosa True Lover’s Knot Brooch (perfetto pure il nome!) a riequilibrare i volumi. Royal chic.2011 royal wedding camillaLa Duchessa di Cornovaglia ha spalle larghe e sangue freddo, e affronta con l’ironico garbo che le è proprio anche il ruolo di matrigna, in un giorno in cui la donna che l’ha preceduta è naturalmente – e giustamente – nei pensieri di tutti. Per tenere un low profile opta per un cappello di Philip Treacy già indossato in altre occasioni ma poi incerta sul colore da scegliere per non sembrare troppo la madre dello sposo – ma neanche una che passa per caso – finisce col non scegliere. La sua sarta di fiducia Anna Valentine le confeziona un capetto diviso in due da un ricamo dorato: grigio-azzurro nella parte superiore rosa-beige in quella inferiore caratterizzata da una girandola di pieghe piatte. Ricordo che all’epoca qualcuno disse che ricordava un pandoro; peccato, le scarpe metallizzate di Jimmy Choo sono così belle! Boh.2011 royal wedding anneThe Princess Royal, zia dello sposo, opta per una redingote tapisserie (in francese sembra meno brutto) in fredde tonalità erbario – viola, grigio lavanda, verde lime – con gonna e polsini viola. Fino a un certo punto indovina gli accessori, scarpe e borsa, poi si piazza in testa quel cappellino che, come insegnerà a breve colei che sta per diventare sua nipote, va inclinato sulle ventitré, non piazzato in capo come un coperchio. Mi duole informarvi che tutte le volte che ha riciclato la mise, il cappello l’ha messo così, è proprio convinta. Convintamente shock. 2011 royal wedding spainNon ho visto una fotografia dei reali spagnoli presenti al matrimonio in cui non appaiano tutti e tre insieme come una moderna Triade Capitolina. Da un lato Sofía-Giunone in uno dei suoi classici tailleur di Margherita Nuez in lucida seta pesante color lavanda con grandi bottoni-pompon. Avrei evitato le scarpe spuntate e sostituito il piccolo fascinator con un cappello, ma lei è una vera regina, ed è quello che conta. Dall’altro lato Letizia-Minerva in un bellissimo abito cipriato dell’inevitabile Felipe Varela, lo stile anni ruggenti  è sottolineato dalla cloche con veletta che però più che a Zelda (Fitgerald) la fa assomigliare a Holly (Hobbie); saranno i boccoli? Diciamo la verità, alla corte spagnola i cappelli si portano poco e si amano ancor meno, per cui troppo bene è andata. Anche in questo caso non amo la scarpa spuntata, comunque assai più sobria di molte altre. In mezzo a loro Felipe-Giove fa sempre la sua figura. Chic cumulativo. 2011 royal wedding victoriaVictoria di Svezia è sposata da dieci mesi e ha quella gloriosa, luminosa bellezza di molte fanciulle da poco maritate. Sceglie il total color buttandosi sul melone, e si inguaina in un abito di una taglia in meno. Inadatti e francamente brutti i sandali, fantastica la pamela in paglia ton sur ton (della svedese Britta von Koenigsegg), ma come le è saltato in mente di vestirsi per un party in terrazza? Boh.

Nel 2011 il Regno Unito è retto da un governo di coalizione, e il Prime Minister David Cameron ha un vice: Nick Clegg, leader dei Lib Dem. I due arrivano al royal wedding accompagnati dalle rispettive signore: Sam Cam (come viene chiamata Samantha Cameron) indossa un Burberry color ottanio cui abbina coraggiosamente una stola arancio carico (e pure lei sandali con tacco e plateau altissimi, evidentemente molto di moda ma ugualmente orrendi). Passa alla storia per aver trascurato il dress code sostituendo il cappello con dei fermaglietti da adolescente, gesto davvero poco elegante. Miriam González Durántez passa alla storia e basta. È una bella signora, un’avvocata importante e la moglie del vicepremier. È anche spagnola, e decide di sottolineare la sua origine con la sua impressionante mise in seta grigia doppiata in nero tulle point d’esprit, coronandosi con un orgiastico fiore rosso. Ora per carità va bene tutto, tranne un abito che segna così rivelando l’underwear. Shock+shock, in coalizione.

Ladies in blue 2011 royal wedding carolePremessa: è un colore che mi piace solo nelle tonalità scure, non amo molte delle sfumature più chiare (soprattutto i turchesi), in più lo trovo un po’ scontato in questo contesto, troppo rassicurante. Ma se Carole Middleton – madre della sposa, in procinto di entrare nella royal family – ha bisogno di essere rassicurata (anche se non sembra una che si spaventa facilmente) noi l’approviamo senz’altro. I rumors raccontano che avrebbe dovuto indossare una mise di Lindka Cierach, ma a poche settimane dal matrimonio Carole cambia idea preferendo puntare su Catherine Walker, tra l’altro una delle Maison preferite dalla defunta Diana. Il risultato è un completo in azzurro ghiaccio: abito più pardessous con alamari; Jane Corbett crea a corredo un cappello saucer (parola che indica sia il piattino sotto tazza sia il disco volante) nella stessa tonalità e con gli stessi dettagli; perfetti gli accessori chiari. Mrs Middleton è senz’altro una bella donna in splendida forma, ma non ha movenze particolarmente eleganti (tende a tenere le gambe troppo discoste, caratteristica sottolineata dagli abiti spesso troppo corti); in questo caso poi non mi piace il cappello piazzato così sulla testa, coi capelli in uno stile troppo casual. Carole stavolta ti trovo relativamente chic, ma pensa a uno chignon. 2011 royal wedding eugenieDi Eugenie di York in blu si possono dire molte cose, ma certo non che sia scontata. La principessa, all’epoca appena ventunenne, per le nozze del cugino si rivolge a Vivienne Weswood che per i due party serali le fornisce due splendidi abiti che ne sottolineano meravigliosamente la silhouette a clessidra. Poi impazzisce, e per l’occasione più importante barda la povera Eugenie con una gonna turchese dalla forma incerta più un bustier infiocchettato in fantasia assortita. Pure Philip Treacy ci mette del suo, e piazza sul capino dell’incolpevole fanciulla un cappellino à la Robin Hood, con fiori viola (grazie, ma non era il caso), piume grigie e una punta tra gli occhi che se non è diventata strabica quel giorno è al sicuro per sempre. Un look che evoca le sorellastre di Cenerentola del film Disney e la perseguiterà per anni. Shock.

Mathilde, non ancora regina dei Belgi e Sophie Winkleman già Lady Frederick Windsor (nuora di Michael di Kent) si rivolgono entrambe ad Armani, si vede e devo dire purtroppo: almeno fino alla vita sono vestite praticamente uguali, con l’aggravante del cappello Philip Treacy che se non è identico poco ci manca. La mise della bionda Mathilde è un tailleur con gonna a corolla in una seta turchese che più che lucida è proprio catarifrangente e lei, non contenta dello scivolone di King Giorgio, aggiunge quelle che sembrano le tristi scarpe ortopediche cui erano condannate le vittime della polio. E dire che indossa anche la Laurel Wreath Tiara come collier. Shock. Più sobria la bruna Sophie: il suo è un completo abito e soprabito in tessuto opaco blu scuro, ma ormai il guaio è fatto. Boh. 2011 royal wedding margretheHo già detto che non mi piace il turchese? L’ho detto. Ma come si fa a non amare Margrethe II di Danimarca? E in quante potremmo indossare quel cappellino senza sembrare un teletubby? Adoro le mani in tasca, avrei evitato le scarpe di quel colore, peggiorate da una borsetta nera (giuro!). Però c’è il tocco di classe la sua spilla preferita, quella a forma di margherita – che la rappresenta e che indossava anche al suo matrimonio – appuntata sul bavero. Né chic né shock né boh, unica. 2011 royal wedding maria teresaPremio peggior fitting di tutto il royal wedding a Maria Teresa del Lussemburgo, con un tailleur azzurro polvere che non sarebbe neanche bruttissimo, ma ha le maniche un po’ strette e soprattutto è stropicciato in modo intollerabile. Il gran cappello di paglia è piuttosto banale e la schiaccia ancora di più, sugli accessori stenderei un velo pietoso; francamente l’unica cosa che salvo è il marito. Shock. 2011 royal wedding beckhamLei non è una royal lady ma merita una menzione speciale. Victoria Beckham abbondantemente incinta arriva caracollando sui 16 centimetri di tacco delle Daffodile di Christian Louboutin, mettendo in serio pericolo la creatura. L’abito è una sua creazione per la stagione seguente, ma allungato e allargato per adattarsi all’occasione assume ahimé le dimensioni di una tenda canadese. In precario equilibrio sulla fronte un altro Philip Treacy, e abbiamo capito che questa non è la più riuscita delle sue collezioni. L’espressione di gioiosa letizia è tipica della signora, mica come il marito che banalmente sorride. Se non vi fate distrarre dallo sguardo malandrino di David, noterete che s’è appuntato la decorazione dalla parte sbagliata. Noi lo perdoniamo ma la moglie, così high-profile, non se n’è accorta? Shock.

Non è ancora finita, a breve un altro post dedicato ai numerosissimi ospiti dei Duchi di Cambridge al loro matrimonio. Intanto, se volete, il post sul party prenuziale lo trovate qui Royal chic shock e boh – 2011 Royal wedding edition (parte prima)

Royal chic shock e boh – Sfida tra Duchesse

Tutta di verde mi voglio vestire, tutta di verde per Santo Giovanni. cambridges in eireHo i miei dubbi sul fatto che la Duchessa di Cambridge sia un’appassionata di D’Annunzio e del suo dramma pastorale La Figlia di Iorio, però pure lei tutta di verde s’è voluta vestire, nel suo caso per Santo Patrizio. E nel primo dei tre giorni di visita in Irlanda, la scorsa settimana, s’è presentata così: cappotto verde bosco (Catherine Walker, molto bello), scarpe in suède verde oliva Gianvito Rossi, clutch verde bandiera (è il modello Dora di LK Bennet). Solo il bandeau che trattiene i capelli è nero, si vede che verde non l’ha trovato. Catherine in Alessandra RichUna volta tolto il soprabito, ecco la pièce de résistance: abito Alessandra Rich in fantasia green on green. C’è di tutto: colletto a listino, corpino a pieghe, bottoni gioiello, maniche a sbuffo, polsino monstre. Sostituite la gonna con un paio di jodhpurs et voilà, pronta l’uniforme per il Palio di Siena del fantino di una nuova contrada: il ramarro. Catherine in The Vampire-s-WifePer il ricevimento serale la scelta cade su questo abitino in lamé color coleottero, con vezzosi volant, che rende inutilmente eleganti le Manolo di velluto (verde, of course). Eppure il brand avrebbe dovuto metterla sul chi va là: si chiama The Vampire’s Wife. Chic il cappotto, ma tutto il resto è shock, senza speranza.meghan in greenVerde semaforo per la Duchessa di Sussex alla cerimonia del Commonwealth Day, che di fatto dà il via alla sua nuova vita lontano dalla Corte. Metà Robin Hood metà Poison Ivy, la nemica di Batman, Meghan si è fatta infilare dalla perfida Emilia Wickstead in un abitino pieno di grinze che le evidenzia non solo l’underwear ma anche i difetti che non ha, e culmina in una mezza mantella avvoltolata al collo tipo Isadora Duncan (che per l’appunto finì strangolata). In testa un baschetto con orgia di tulle rigido di William Chambers, che sarebbe stato meglio lasciargli. Si prega notare la fodera della giacca di lui, en pendant con la mise di lei. Shock

Nel blu dipinto di blu

È molto amato e ricchissimo di tonalità, è anche il colore dell’anno, dunque non è strano che le due cognate abbiano scelto mise in blu, sebbene nuance e modelli non potrebbero essere più diversi. Tubino turchese Victoria Beckham per Meghan alla prima uscita ufficiale nel Regno Unito après le déluge (ma sotto il diluvio). Ne abbiamo già parlato ( Le foto del giorno – Meg is back ) l’abito non è male ma non la valorizza, è troppo stretto e muovendosi si arriccia e sale, oltre ad essere una scelta abbastanza strana per l’occasione, gli Endeavour Fund Awards, in pieno inverno. Insomma, non mi convince.

Concluso il Commonwealth Day Service, Catherine è stata la padrona di casa del ricevimento per Place2be, associazione che si occupa del benessere mentale dei ragazzi. Un gala a Buckingham Palace, per il quale la duchessa ha riciclato un abito royal blue di Jenny Packham, già indossato durante il viaggio in India nel 2016. Il colore è bello e le dona moltissimo, ma preferivo la versione originale (a destra) con stola ricamata sulle spalle. Il modello gonna fluttuante con corpetto ricamato è banalotto, nonostante il tocco glam delle Romy Jimmy Choo (gliele abbiamo viste qualche giorno fa La foto del giorno – 26 febbraio ). Le duchesse pareggiano: boh e boh.

Rosso di sera bel tempo si spera

Il popolare detto si adatta perfettamente alla terza mise di Meg, indossata alla Royal Albert Hall per il Mountbatten Festival of Music, anche qui en pendant con la giubba del consorte, alla sua ultima uscita come Captain General dei Royal Marines. Sembra davvero che l’idea che ha ispirato la duchessa in questi ultimi impegni sia stata dress to impress: colori brillanti (finalmente) e abiti sicuramente scenografici. Che non vuol dire eleganti né, soprattutto, di gran linea. Questo, del brand londinese Safiyaa, è l’ennesimo con cappa incorporata – un modello che ormai sopporto solo nelle arciconfraternite della processione del Venerdì Santo (se ci sarà) – ha una mantellina dalla forma interessante che purtroppo finisce in una inutile striscia di tessuto sulla schiena. Didascalico l’uso di accessori in tinta, eccessivo e non raffinatissimo il trucco. Che dirvi? Boh. catherine in redRosso, più profondo e meno squillante, anche per Kate, che al a cerimonia a Westminster Abbey per il Commonwealth Day ricicla il cappotto indossato alla messa di Natale del 2018 ( Christmas at Sandringham ). La linea princesse le dona molto, il  colore pure, e gli accessori in una nuance più scura sono perfetti. Tutto come avevamo già visto, con due importanti differenze. La prima è il cappellino che sostituisce il bandeau (brava, comincia ad annoiare) e le calze, nella tonalità della sua carnagione (bravissima! quindi ci leggi!). Anche William fa un piccolo sforzo e abbina la cravatta alla mise della moglie, e nel farlo cita i colori della bandiera. Assolutamente chic

Il meglio del meglio

Splendido il colore, bellissima la forma, delizioso il tocco di viola. Molto bello lo chignon, perfetto l’indosso inclinato sull’occhio destro. Il cappellino sfoggiato al Commonwealth Day è pura perfezione e Sally Ann Provan, che ne è la creatrice, si è appena piazzata tra i modisti del mio personale empireo.

Il peggio del peggio

Ma benedetta ragazza che t’è saltato in testa? come t’è venuto in mente di paludarti con questo coso?  Totalmente informe il modello che quell’orrendo colore (color tanè pare e non è avrebbe detto mia madre, e mio padre color can che fugge) riesce perfino a peggiorare. Il brand da cui esce cotanto orrore è Preen by Thornton Bregazzi; ignoro come (e soprattutto perché) sia stato scelto, a meno che l’attività di testimonial dei Sussex sia già iniziata.

Pratically perfect in every way the queen in blockCome e più di Mary Poppins. Lei che distribuisce decorazioni per una volta ne ha ricevuta una, la prima Medaglia d’Oro per Servizio del Most Venerable Order of the Hospital of St. John of Jerusalem, di cui peraltro è Sovrano; la medaglia le è stata consegnata a Buckingham Palace dal Lord Prior dell’ordine, il professor Mark Compton. E lei l’ha ricevuta con un abito pazzesco, un color block amaranto e violetto. Tre fili di perle, una duette déco di diamanti alta sulla spalla sinistra e pedalare. Notare il dettaglio della stufetta elettrica piazzata dentro il camino, un classico delle residenze reali. Sipario. Anzi, curtain.

 

Le foto del giorno – Meg is back

Rispettando il calendario degli impegni diffuso qualche giorno fa, questa sera i Duchi di Sussex hanno partecipato agli Endeavour Fund Awards, e tutto si può dire della duchessa tranne che non sappia how to dress to impress. 25593526-8079797-image-a-177_1583437667642Meghan è arrivata in tubino turchese firmato Victoria Beckham, non particolarmente adatto all’occasione ma adattissimo a farla risplendere, dunque direi che di scelta vincente si tratta (e questa foto sotto la pioggia è favolosa). 25592286-8079797-image-m-73_1583435485707Pesantino ma piuttosto hollywoodiano il trucco, personalmente a me non piace granché, mentre i commentatori si stanno dividendo in due fazioni sulla silhouette della duchessa: gli uni ammirati dal recupero post parto, gli altri insospettiti dalla presenza da un accenno di panino. Che Archie stia per diventare un big brother? I Duchi – che oggi hanno pranzato all’hotel Goring, vicino a Buckingham Palace, dove la Regina di solito invita il suo staff per il party natalizio e Catherine trascorse l’ultima notte come Miss Middleton – sono apparsi felici e molto sorridenti.  25596386-8079797-The_royal_appeared_radiant_at_the_award_s_ceremony_in_the_Victor-a-353_1583443426586In definitiva mi sembra che la transizione da royal a celeb sia già a buon punto, come dimostra questa foto: lui con la mano tra quelle di lei, che tiene le gambe elegantemente, ma poco regalmente, accavallate. Siamo solo all’inizio, in my humble opinion. 

 

Le foto del giorno – 7 novembre

Domenica nel Regno Unito si celebra il Remembrance Day, in onore dei caduti per la patria, e in questi giorni le cerimonie di ricordo e suffragio si moltiplicano. Oggi a Westminster Abbey il Field of Remembrance ha potuto contare sulla presenza dei Duchi di Sussex, che hanno piantato delle piccole croci tra i papaveri di carta, in memoria di chi ha compiuto il sacrificio supremo.meghan remembrance field 2Lui ha indossato la bella frockcoat uniform dei Blues and Royals, uno dei reggimenti dell’Household Division; la stessa del suo matrimonio un anno e mezzo fa.

Lei in blu scuro: calottina in velluto Philip Treacy – nella solita forma a goccia che tanto le piace – col tocco vezzoso di una veletta a trama larga, trecce sparse sull’affannoso petto e un cappotto bouclé fermato in vita da una cinturina; un’altra delle sue fissazioni che in questo caso le regala due taglie e un’aria un po’ provvisoria. meghan remembrance field 3Completano il look gli stivali neri Victoria Beckham e un ventaglio di ciglia finte, ottime e abbondanti. Posso dire che le trovo piuttosto ridicole, inadatte all’occasione, e pure alla veletta?

Insomma sorry, ma abbiamo visto di meglio.