A Royal Calendar – 11 giugno 1934

nozze margrethe

Nasce a Talence, Gironda, Henri Marie Jean André Conte de Laborde de Monpezat, che dopo le nozze con Margrethe, erede al trono danese, diventa Sua Altezza Reale il Principe Henrik di Danimarca.

I due si incontrano a Londra nel 1965, durante una cena organizzata da amici comuni. Lei studia alla London School of Economics, viene da un piccolo paese europeo,  è una ragazza vivace e intelligente, un po’ complessata per la notevole altezza.  Lui, cresciuto in Indocina, è un giovane diplomatico colto e raffinato, parla francese, inglese, cinese e vietnamita. E’ più alto di lei e molto, molto bello.  L’amore nasce in fretta, complice il relativo anonimato della vita londinese, e il 10 giugno 1967 arrivano le fastose nozze nella cattedrale di Copenaghen alla presenza delle teste coronate di tutta Europa. Cinque anni e due figli dopo Margrethe sale al trono, alla morte dell’amatissimo padre Federico IX.

La regina e il marito condividono interessi intellettuali, come l’amore per la letteratura francese  (traducono in danese Simone de Beauvoir), e qualche crisi coniugale. All’inizio degli anni ’80 sono praticamente separati in casa, anche se “casa” in questo caso è l’immenso palazzo di Amalienborg.
Il principe consorte comincia lentamente ad estraniarsi dalla moglie e dalla vita di corte, si mormora di qualche liason, passa lunghi mesi in viaggio o nel suo castello a Caix.
Henrik  accetta sempre meno quello che considera  un ruolo di secondo piano – non ritiene consono al suo status il titolo di Principe Consorte invece che quello di Re – e non nasconde l’amarezza per i difficili rapporti coi danesi, che gli rimproverano l’amore tutto francese per la grandeur, le spese, la natura sanguigna che si manifesta anche con salaci ironie sui sudditi della moglie.

Gli ultimi anni sono tormentati da una demenza senile che a volte mette in difficoltà la stessa regina, ma illuminati dalla presenza dei nipoti, per i quali è un nonno affettuoso.

nonno henrik

Il principe muore a Copenaghen il 13 febbraio 2018. Il suo ultimo desiderio viene esaudito: non sarà sepolto accanto alla moglie nella cattedrale di Roskilde, come tutti i sovrani danesi. Viene invece cremato; parte delle sue ceneri sono sparse in mare, parte interrate nel giardino privato del castello di Fredensborg.

 

Jackie, Kenneth e la collana dei sogni

Immaginate una bambina che sotto l’ombrellone su una spiaggia medioadriatica sfoglia la rivista appena acquistata dalla mamma. Immaginate che quella bambina si imbatta nella fotografia della donna più chic, più glam, e probabilmente pure più ricca dell’epoca (siamo all’inizio degli anni ’70), già vedova dell’uomo più importante della terra. Immaginate che la bambina resti incantata dalla favolosa collana che l’elegante signora ha sfoggiato ad un gran gala a New York, e poi immaginate la stessa bambina con gli occhi sbarrati leggere che quella collana è falsa. Sì falsa, come quelle con cui gioca lei. Insomma, quasi.  E allora la bambina affascinata si legge tutta la storia, e la storia è questa. Cinque anni dopo l’assassinio del presidente a Dallas, la First Widow Jackie sposa Aristotele Onassis, ricchissimo e chiacchieratissimo armatore greco, che la ricopre di gioielli da favola. Tra questi la collana incriminata, enormi zaffiri rubini e smeraldi contornati di diamanti a formare  un disegno  indianeggiante. Il valore è enorme, ma l’aspetto è un po’, come dire, too much, e allora Jackie invita a casa il suo amico Kenneth Jay Lane, geniale e talentuoso creatore di bijoux, e gli chiede di fargliene una falsa, meno impegnativa e più divertente. Kenneth accetta commentando con deliziosa perfidia che non è certo di riuscire a replicare dei cabochon così brutti, e propone a Jackie di risparmiare sull’ingente spesa necessaria per la creazione del modello, consentendogli di inserire la collana in collezione. Jackie accetta, ed è così che nasce una prima serie di Jackie Necklaces, realizzate in varie versioni in cui i cabochon originari vengono sostituiti da pietre naturali come l’occhio di tigre, o resine chimiche che imitano corallo, turchese, lapislazuli, giada, diventando in breve famose e desideratissime.

E a volte, quando s’incontrano, Jackie sussurra all’orecchio di Kenneth: “l’altro giorno ho visto la nostra collana in Dynasty!”.

Ma la storia non è finita, e continua al di qua dell’oceano. Perché mentre gli anni passano la bambina cresce, e ogni tanto ripensa a quella collana, e un giorno la trova per caso in un piccolo negozio romano che oggi non c’è più, e decide di fare un lavoro che non le piace pur di comprarsela, e al termine di un anno un po’ pesante se la porta a casa finalmente, nella versione con l’occhio di tigre. E non è ancora finita, perché grazie alla collana la non più bambina troverà una splendida amica, e tramite lei conoscerà lo stesso Kenneth  Lane, e New York, e il mondo magico dei bijoux americani che hanno incantato donne di tutto il mondo, anche Wallis, Grace, Margaret, Diana cui certo non mancavano gioielli da sogno.

E impara una delle leggi dello stile: se un diamante è per sempre, uno strass è per tutte.