Chanel royale (parte prima)

Il 10 gennaio 1971 muore nell’appartamento al Ritz che occupa da trent’anni Coco Chanel, la donna che ha inventato la femme moderne.

Nata il 19 agosto 1883 a Saumur, cittadina nella valle della Loira, cresciuta in un orfanotrofio dove impara a cucire, diventerà la sovrana assoluta di un impero costruito letteralmente con le sue mani: prima modista, poi magliaia, sarta, stilista. Rivoluziona l’immagina delle donne liberandole dalla rigidità dei corsetti e donando loro comodità e semplicità, raggiunte grazie a linee e materie mai viste né utilizzate prima di lei. Inventa uno stile preciso, pulito, riconoscibile, e la moda diventa improvvisamente fuori moda. È amica, amante, musa, fidanzata degli uomini più notevoli di un’epoca che non sarebbe stata la stessa senza di lei: Stravinskij Picasso Diaghilev Visconti Cocteau Fulco di Verdura e il ricchissimo Hugh Grosvenor, il secondo Duca di Westminster che avrebbe voluto sposarla.

Non sono solo rose e fiori: alla fine della seconda guerra mondiale è accusata di collaborazionismo e vive alcuni anni da esiliata in Svizzera; quando torna a Parigi ricomincia da capo. Tutto quello che crea diventa un’icona: il bianco&nero, il jersey, il tweed, la camelia, il quadrifoglio, la testa di leone (il suo segno zodiacale), il numero 5 – suo portafortuna, che dà il nome al suo profumo più famoso – le scarpe bicolore, e naturalmente la borsa matelassée, la celeberrima, desideratissima 2.55. Non si è mai sposata e curiosamente, pur essendo amatissima dalla gran parte delle royal ladies, nessuna ha mai indossato un suo capo per andare all’altare. Diverse invece hanno scelto Chanel per le nozze civili, anche l’ultima sposa reale del 2020 il cui matrimonio a causa della pandemia è passato praticamente sotto silenzio.

Quatro settimane fa, sabato 12 dicembre, il trentaquattrenne Philippos, figlio minore di Costantino e Anne-Marie di Grecia, ha sposato in un’intima cerimonia a Sankt Moritz la fidanzata Nina Flohr. La sposa era nel più classico tailleur Chanel in tessuto bouclé avorio, calze coordinate così come le scarpe slingback, cioè aperte dietro (in montagna?) e fiocco aggrappato ai capelli scompigliati (resto sempre colpita da chi si presenta spettinata al proprio matrimonio, ma non è questo l’argomento del post).

Scelta simile a quella fatta dalla belga Contessa Stéphanie de Lannoy per la cerimonia civile con cui si è unita a Guillaume del Lussemburgo il 19 ottobre 2012. Quel tailleur così bello ed elegante, le scarpe color peltro, ci avevano fatto ben sperare. Poi Stéphanie si è rivelata piuttosto disinteressata sia gli abiti sia al parrucco, noi ce ne siamo fatti una ragione, e oggi ci godiamo le guanciotte del loro bambino, il piccolo Charles.

Quando pensiamo al binomio Chanel-royal, la prima immagine che balza alla mente è quella di Caroline de Monaco, splendida ambasciatrice della Maison. Se i primi due matrimoni erano firmati Dior, per sposare il terzo marito Ernst August e diventare così S.A.R. la Princesse de Hanovre – titolo che ancora mantiene, non avendo mai divorziato – Caroline ha scelto Chanel. E pur avendo a disposizione qualunque mise ha riciclato un tailleur azzurro chiaro, già visto in varie occasioni. Capo scoperto, una bella spilla appuntata sulla spilla sinistra, un’aria rilassata e serena: i dettagli delle nozze sono quelli visibili nell’unica fotografia che testimonia l’evento. È il 23 gennaio 1999, Caroline compie quel giorno 42 anni e aspetta già la quarta figlia Alexandra, l’unico frutto di questo matrimonio che sembra avere delle chances di felicità, e invece no.

Dodici anni più tardi il Principato è in festa per un matrimonio tutt’altro che riservato: il sovrano, Albert II, sposa la nuotatrice sudafricana Charlene Wittstock. Venerdì 1 luglio 2011 nella Sala del Trono del Palais Princier la cerimonia civile che, come accade nei Paesi cattolici che contrariamente al nostro non hanno un accordo specifico col Vaticano, precede quella religiosa. Anche questa sposa è in azzurro, una tonalità che secondo quanto riferito sarebbe quella dei suoi occhi; per lei la Maison ha disegnato un completo con leggeri pantaloni palazzo orlati di pizzo. Una mise très chic e altrettanto originale, e anche in questo caso avevamo ben sperato; poi l’originalità è mutata in incostante eccentricità, e vedremo cosa ci riserverà il futuro.

L’ultima delle signore monegasche a indossare Chanel per il suo matrimonio è Charlotte Casiraghi, che il primo giorno di giugno del 2019 ha sposato Dimitri Rassam. In effetti per la cerimonia civile Charlotte ha indossato un miniabito Saint Laurent, e per le nozze religiose, celebrate quattro settimane dopo a Saint-Rémy-de-Provence era in Giambattista Valli; ma per la grande festa la sera del 1 giugno la scelta è caduta sulla Maison Chanel, e su un abito-tributo a nonna Grace (qui trovate il post Scene da un matrimonio).

Quest’anno Charlotte è testimonial Chanel e Lady Violet è assai curiosa di conoscere i frutti di questa collaborazione; continueremo a indagare i rapporti tra Mademoiselle Coco e le teste coronate nella seconda parte di questo post.

6 pensieri su “Chanel royale (parte prima)

  1. E Stephanie ha pure:bei capelli, belle gambe, è proporzionata. Non ci vuole moltissimo per mettersi in tiro, anche senza strafare. Io intanto son rimasta colpita dal suo curriculum. Fenomenale.

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    • Sì, un gran curriculum, oserei dire quasi sprecato per quel ruolo. Magari anche lei troverà il suo equilibrio, e che mei più ci faccia vedere il mollettone di plastica nei capelli.

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  2. Io poi son poco d’accordo sui “rimandi” :Kate scelse abito ispirandosi a Grace Kelly (lo sparato in pizzo mica l’ha inventato Grace. Anche perché inventare qualcosa di nuovo ormai è quasi impossibile). L’abito da sposa di Charlotte di Vialli si ispirava a Caroline con Junot (parecchio diverso a dire il vero) Abito da sera di Charlotte ispirato a Grace :è un’abito lungo con bustier senza spalline che è un classico, anzi direi che il corpino con il lembo che gira è piuttosto originale. Scusa se ti faccio questa osservazione, senza polemica.

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    • Non scusarti, ogni osservazione è la benvenuta; la verità è che ho scritto male, perché l’abito non assomiglia a nessuno di quelli di Grace (tra l’altro ha uno spacco profondissimo). Il vero tributo a Grace era il collier di diamanti indossato da Charlotte e appartenuto alla nonna. Poi l’abito è stato presentato anche come la versione contemporanea di qualche mise indossata da Grace – da principessa e da attrice – francamente non si sono mai chiesta se questo indossato dalla nipote le sarebbe piaciuto, e altrettanto francamente mi sembra una questione risibile, che tra l’altro svilisce l’abito e chi lo indossa, se ogni volta bisogna fare il paragone. Stesso discorso non solo per gli abiti delle varie spose, avvicinati quasi sempre a Grace, Jackie, Diana, ma anche per quelli da tutti i giorni. Tipo il continuo “rimando”, come dici tu, a Diana, qualunque cosa le nuore indossino. Trascurando il fatto che la defunta principessa indossò praticamente ogni colore e ogni pattern, per cui nell’armadio di chiunque c’è qualcosa di simile a quanto da lei indossato.

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