La fotografia di oggi è stata fatta il 14 luglio scorso, quando le duchesse cognate si sedettero insieme sugli spalti di Wimbledon per assistere alla finale femminile.
Allora non si parlava di presunti screzi tra cognate, e non ne parleremo neanche oggi. L’argomento odierno è sintetizzato dal bollino rosso sulla foto, #HelloToKindness. Oggi infatti la pagina web del magazine Hello rivela in esclusiva che lo staff di Kensington Palace è impegnato ore e ore ogni settimana a cancellare – e a segnalare alle autorità – commenti violenti contro le duchesse. Commenti razzisti (a Meghan) e sessisti (a entrambe) che fanno delle due royal ladies uno degli obiettivi preferiti del bullismo online. Suona familiare? Purtroppo anche noi abbiamo imparato che la violenza dei leoni da tastiera, già molto grave nei confronti degli uomini, contro le donne diventa intollerabile (non vi dirò nulla di nuovo se vi rivelo che anch’io nel mio piccolissimo ho dovuto eliminare qualche commento volgare alle protagoniste dei post del blog).
Il magazine Hello lancia dunque una campagna per contrastare il bullismo e affermare la gentilezza sul web; i dettagli li trovate nel link qui sotto, in pratica si tratta di partecipare su Instagram (ma ho visto qualcosa anche su twitter) con dei post che contengano l’hashtag #HelloToKindness. Sarà poco, ma è già qualcosa; nel link trovate anche qualche dritta per difendersi dai troll e muoversi meglio sul web. https://www.hellomagazine.com/tags/hellotokindness/
Che ne dite, diciamo anche noi #BenvenutaGentilezza?
I venti di guerra in Europa soffiavano sempre più forti, e lui cominciò a preoccuparsi della sorte che aspettava i più fragili, i più piccoli. Spinto dal desiderio di agire piuttosto che stare a guardare, rinunciò alle programmate vacanze di Natale in Svizzera, e partì invece per la Cecoslovacchia. Qui si mise a organizzare il trasporto nel Regno Unito di bambini in pericolo, grazie alla risoluzione della House of Commons che dopo la Notte dei Cristalli (novembre 1938) decise di accogliere rifugiati di età inferiore ai 17 anni. Tra marzo e agosto 1939 otto treni riuscirono a partire da Praga, attraversando l’Olanda per raggiungere via traghetto le sponde britanniche; 669 bambini, in gran parte ebrei, trovarono rifugio, salvezza, e in molti casi una famiglia che li accolse, magari colpita dalla fotografia che Winton scattava ai piccoli per farli conoscere. “Una tecnica commerciale sporca” la definì, e funzionò. L’ultimo treno, con 250 bambini, doveva partire il 3 settembre ma la Germania invase la Cecoslovacchia, e il treno e i suoi occupanti sparirono nel nulla. E questa è la prima parte della storia.
Ma cos’è accaduto? Due giorni fa Sua Maestà ha partecipato al Sandringham Women’s Institute Meeting, che celebrava il suo centenario. Con un cappottino doppio petto di un azzurro che evoca già la primavera, la Sapphire Chrysanthemum Brooch appuntata sulla spalla sinistra e il capo scoperto, la sovrana ha colto l’occasione per un breve discorso, estremamente pacato ma straordinariamente politico:
La Burns Night viene celebrata in tutta la Scozia da associazioni e privati, che organizzano la Burns Supper, una cena il cui protagonista è l’haggis. Il tipico insaccato fa il suo ingresso al suono delle cornamuse dopo che è stata servita una zuppa; il suo arrivo viene salutato recitando la poesia Address to a Haggis, scritta da Burns nel 1787, poi viene tagliato con una spada e servito con una purea di patate e rutabaga (una varietà di cavolo diffusa nel nord Europa). Si brinda col whisky, of course, e se sono presenti delle signore si balla. E Lady Violet si immagina queste danze col cavaliere in kilt e la dama con la fusciacca tipica (sash) sull’abito da sera (Sua Maestà indossa il Royal Stewart tartan sash annodato sulla spalla sinistra, come compete a ogni signora scozzese sposata e di rango elevato). Ma quanto sono chic?
Fu scrittrice, pensatrice, femminista, imprenditrice, sostenitrice dell’uguaglianza tra i sessi e dei diritti dei lavoratori. Fu la tenera compagna del marito Leonard Woolf, ma amò anche Vita Sackville-West; una vita ricca, complessa e complicata, segnata dagli abusi dei fratellastri da adolescente e della depressione che l’accompagnò tutta la vita fino alle sponde del fiume Ouse, dove si lasciò morire come una moderna Ofelia, con le tasche piene di sassi. Lasciò al marito una lettera che è un capolavoro d’amore e di scrittura, che vi posto non per ricordarla in morte, ma per comprendere alcune sfumature della sua vita.
Máxima, che prima di sposare Willem-Alexander era un’economista, partecipa come rappresentante speciale dell’ONU; William ha conversato a lungo con Sir David Attenborough sul futuro del pianeta (qui il video dell’incontro
Le cronache dell’epoca raccontarono che quando il padre pazzo di felicità vide la sua bellissima bambina le bagnò le piccole labbra con dello champagne per festeggiare il suo arrivo. Quel mercoledì di gennaio nel Principato la più bella delle principesse aveva appena dato alla luce il necessario erede – anche se sarebbe stato meglio un maschio, che infatti arrivò puntuale 14 mesi dopo – e il mondo si innamorò all’istante di quella deliziosa creatura, Caroline Louise Marguerite.
Una vita sempre sotto i riflettori – che era quello che serviva al Principato – migliaia, forse milioni di fotografie che l’hanno mostrata bambina paffutella e imbronciata,
bellezza in fiore, giovane moglie tradita, stravolta dietro il feretro della madre, ancora felice poi disperata e sola coi suoi bambini, perfino calva, e poi faticosamente di nuovo serena.
Corteggiatori improbabili come il Principe di Galles, e amori ancori ancora più improbabili, tipo il tennista Guillermo Vilas con cui fuggì due settimane in Polinesia dopo la brusca fine del primo matrimonio (qui il post
Il terzo, di cui oggi è il ventesimo anniversario, l’ha resa Sua Altezza Reale la Principessa di Hannover ma si è consumato come una candela. Oggi è la matriarca di un clan che comprende quattro figli e sette nipoti – uno più bello dell’altro- non ha mai smesso di fumare, mostra le sue rughe con classe distaccata, partecipa agli eventi del Principato sempre chic, con la grazia e quel senso del dovere imparato da mamma Grace, con la profonda consapevolezza della propria essenza e del proprio ruolo.
Nel pomeriggio ha visitato un’associazione di cui è presidente, Cleanup UK, la cui mission è “to help you, wherever you live in the UK, to keep your community safe and free of litter” contribuire alla vita delle comunità liberandole dalla spazzatura, non è magnifico? Dovremmo fondare la sezione romana, ormai c’è rimasto giusto quello!
Sono i Penicuik Jewels, tre pezzi che risalgono al tardo Cinquecento: un lungo pendente in oro con perle; una bellissima collana composta da 14 sfere di filigrana d’oro intervallate da altrettante di misura minore (è possibile che le sfere più grandi servissero come pomander, cioè venissero riempite di essenze profumate). Il terzo oggetto è un medaglione in oro e smalto con piccole perle e al centro un ritratto femminile;
il medaglione si apre rivelando anche il ritratto di un giovane uomo: si ritiene che si tratti della Regina e di suo figlio James. Non è l’unica immagine nota di Mary, che compare ritratta anche su alcuni cammei. Il mio preferito, custodito nello stesso Museo, è questo:
un pendente a forma di cuore in oro e smalto che termina con un’ametista e custodisce al centro il profilo di Mary inciso su un cammeo. Da perderci la testa! (scusate)
Ah, tenete presente che Mary era altissima, superava il metro e ottanta.