Quando la suocera raggiunse la boa del secolo, disse che non poteva immaginare niente di peggio che arrivare a cento anni. Ed è stato di parola, se n’è andato due mesi prima; il vecchio marinaio ha ammainato le vele a modo suo.
Nato il 10 giugno 1921 a Corfù, su un tavolo di cucina nella villa Mon Repos, Philip, Duca di Edimburgo, nato principe di Grecia e Danimarca è morto in pace questa mattina a Windsor.
Inizia ora per Sua Maestà il più difficile dei tempi.
Mettiamola così: il periodo è quello che è, la crisi sanitaria non dà ancora tregua e Lady Violet ha avuto qualche giorno complicato, ma va detto che comunque il periodo pasquale non sempre porta con sé quella serenità che è protagonista di ogni augurio di stagione. E se pensavamo di aver visto il massimo quel giorno di Pasqua di tre anni fa, quando all’uscita dalla messa nella cattedrale di Palma de Mallorca la Reina Letizia quasi mise le mani addosso alla suocera (vi ricordate? 2018 A Royal Year – 12 mesi in 12 foto), quest’anno registriamo addirittura un mezzo colpo di stato in Giordania, col principe Hamzah, fratellastro del sovrano, accusato più o meno velatamente di far parte del complotto (e la di lui madre, la ex regina Noor, che sdegnata lo difende a spada tratta). Proviamo allora noi ad alleggerire l’atmosfera per quanto possibile, esaminando le poche mise viste in questi giorni addosso alle royal ladies. E partiamo da chi di solito non compare nella nostra – invero un po’ singhiozzante – rubrica: lei, Her Majesty Queen Elizabeth II, che di solito non fa parte della rassegna, rifuggendo ormai da ogni umana catalogazione.
Impossibilitata a partecipare al tradizionale rito del giovedì santo, la sovrana ha partecipato in privato alla messa ma ha voluto fare gli auguri ai sudditi con un paio di fotografie che la ritraggono qualche giorno prima – il 23 marzo – in passeggiata col Principe di Galles nei giardini di Frogmore House, a Windsor. Se il futuro re indossa un classico cappotto di cammello, che i maligni sostengono essere lo stesso da decenni (non è vero! ne ha sia a doppio petto sia a un petto solo, come questo) la regina stupisce in loden con mantellina – il modello si chiama Havelock – con stivali e uno dei classici carré Hermès semplicemente annodato sotto il mento.
Da non perdere assolutamente il dettaglio di stile che ha trionfato quest’anno: i guanti tricot. Che nel suo caso immagino siano degli autentici Far Isle e non lavorati da un’insegnate del Vermont come quelli che Sanders ha indossato all’inaugurazione della Presidenza Biden. E adesso chi glielo dice a Bernie? Chic, of course.
Tra le poche ad aver partecipato in persona a qualche evento c’è la Duchessa di Cornovaglia, che due settimane fa ha accompagnato il marito in visita ufficiale in Grecia, per celebrare i due secoli d’indipendenza del Paese. Un viaggio particolarmente significativo per Charles, che non ha marcato di rimarcare l’origine del padre, nato a Corfù quando i Greci celebravano il primo secolo da nazione indipendente.
Per la cena offerta dalla Presidente Katerina Sakellaropoulou Camilla ha indossato un raffinato caftano azzurro polvere con dettagli in oro; in oro anche gli accessori – magari avrei evitato quella mascherina – e una bellissima stola con inserti di pizzo. Chic.
Per gli appuntamenti di giorno la duchessa ha optato sempre per il classico bicolore bianco e blu, che fa sempre la sua figura, perfino sulla mascherina con le tre piume de principe di Galles. Chic.
Bicolore anche per la Reina Letizia, che in visita nella minuscola Andorra ha optato per pantaloni neri e una bella giacca principe di galles (Carolina Herrera), fermata da un’alta cintura (lei può). Una sorpresa le scarpe flat Hugo Boss, che a me piacciono assai, ma naturalmente sottolineano la notevole differenza d’altezza col Rey.
Che al contrario della moglie sceglie il colore: giacca a scacchettoni bluette con cravatta granata – sarà tifoso del Torino? – e gli inevitabili mocassini con nappina. Chic lei, shock lui.
Ancora bicolore, nel classico stile marinaro con tshirt a righe di Hugo Boss, uno dei brand preferiti della Reina, che per la visita al villaggio di Fuendetodos presso Zaragoza, dove 275 anni fa nacque Francisco Goya, ha riciclato una giacchina bianca con grossi bottoni neri indossata la prima volta nel lontano 2008. Fin qui benissimo, ma personalmente detesto sia quei pantaloni gaucho (una mia amica li chiamerebbe acqua in casa) con le sling back kitten heel (tradotto: le scarpine con cinturino al tallone e tacco a rocchetto). Che vi devo dire? Boh.
Il 24 marzo però i media spagnoli hanno distratto lo sguardo dalla rigidamente stilosa Reina per posarlo sulla gemma più preziosa della corona; Leonor, Princesa de Asturias, ha affrontato il primo impegno ufficiale in solitaria, il trentesimo anniversario dell’istituto Cervantes. Se l’occasione era nuova, la mise era invece riciclata: l’erede al trono ha ripetuto pari pari quanto indossato lo scorso ottobre per la consegna dei premi intitolati a lei: abito del brand spagnolo Poète e kitten heel di camoscio nero (Pretty Ballerinas).
Che francamente avrei evitato, perché finiscono con l’intristire un abito non particolarmente allegro, che non fa risaltare l’incarnato eburneo della fanciulla. Il modello dell’abito non mi fa impazzire, ma certamente è assai complicato mettere d’accordo un’età così giovane, un titolo così ingombrante e un’occasione così formale; niente giudizi fino alla maggiore età, ma quanto ci sogniamo di vedere Leonor in un bel rosso, in verde smeraldo, in turchese?
Se il pomeriggio di martedì 30 non avete impegni, o se vi piacerebbe averne ma siete in zona rossa, ho qualcosa per voi.
Mercante in Fiera – cioè la splendida realtà delle Fiere di Parma – ha invitato me insieme con grandi esperte del bijou americano ad accompagnarvi in un breve viaggio in questo magico mondo. Oltre a un po’ di storia del gioiello non prezioso si parlerà del ruolo fondamentale degli artigiani italiani immigrati negli USA, e di grandi protagonisti come Kennteh Jay Lane. Ma ci sarà anche posto per il più regale degli accessori, declinato in versione meno impegnativa, e sarà proprio Lady Violet a trattare l’argomento.
Julian Herbert Folke, questo il nome scelto per il terzo figlio di Carl Philip e Sofia nato venerdì, immortalato dal padre nella sua prima fotografia.
Lo ha annunciato dinnanzi al capo del Governo il nonno, Re Carl Gustav, aggiungendo che il piccolo avrà il titolo di Duca di Halland. Contrariamente ai fratelli maggiori non sarà un’Altezza Reale, dato che nell’ottobre 2019 il re ha deciso per uno snellimento della famiglia reale, che riduce il ruolo dei cadetti, riflettendosi di conseguente anche sui loro figli.
Al piccolo è stato assegnato il Ducato di Halland che appartenne all’amatissimo prozio Bertil, nella cui residenza, Villa Solbacken, vivono Carl Philip e Sofia con i loro figli. Significativa la scelta del terzo nome, Folke, in ricordo di quel Folke Bernadotte che grazie alla sua opera di diplomatico riuscì a salvare migliaia di Ebrei durante la persecuzione nazista.
Alla dichiarazione ufficiale è seguita una cerimonia di ringraziamento cui hanno partecipato i nonni, il padre del piccolo col figlio maggiore e altri familiari, tra cui la nonna materna Marie e sua figlia Lina.
Vi ricordate del precedente Duca di Halland, Bertil, e della sua meravigliosa storia d’amore? Qui il post Bertil e Lilian, omnia vincit amor
Qualcuno lassù ha saputo quanto ci rendano felici e alleggeriscano le nostre giornate i royal babies – tutti i bambini, in verità – e ne ha inviato un altro! Questa mattina, alle ore 11:19, all’ospedale Danderyds di Stoccolma, la principessa Sofia di Svezia ha partorito un maschietto.
Il bambino è il terzogenito della borghese Sofia, nata Hellqvist, e del Principe Carl Philip. La coppia è sposata dal 13 giugno 2015; il 19 aprile dell’anno seguente è nato il loro primo figlio Alexander, e il 31 agosto 2017 è arrivato Gabriel. Sia la trentaseienne mamma sia il nuovo nato stanno bene.
Il piccolo, di cui non conosciamo né il peso alla nascita né il nome scelto per lui dai genitori, è l’ottavo nipotino dei sovrani Carl Gustav e Silvia. È settimo nella linea di successione; prima di lui la zia Victoria, i cuginetti Estelle e Oscar. il padre e due fratelli maggiori.
Va ricordato che poco dopo aver annunciato la gravidanza Sofia, che aveva lavorato come volontaria in ospedale, si è ammalata di covid, e con lei suo marito; il fatto che tutto si è risolto felicemente è un ulteriore segno di speranza.
Per fortuna ci sono loro! Il periodo è quello che è, la primavera arriva con calma e la speranza di miglioramenti rapidi le va dietro, ma ci pensano i royal babies a portarci un po’ di allegria. Ieri abbiamo scoperto l’arrivo a sorpresa di Lucas Philip Tindall, che si piazza al ventiduesimo posto nella successione al trono britannico, oggi risaliamo fino all’undicesimo, dove troviamo August Brooksbank, di cui ci vengono donate altre due deliziose immagini.
Martedì scorso, il 23, il piccolo ha compiuto sei settimane e la sua mamma 31 anni eccoli nelle immagini scelte per ringraziare dei tanti auguri ricevuti. Nel giardino di Frogmore Cottage Eugenie mostra la sua felicità incontenibile col suo bimbo tra le braccia; lei in un sobrio pitonato en pendant con la corteccia dell’albero e il tocco bucolico del cerchietto fiorato in testa, lui con piumino personalizzato, veramente irresistibile.
Più sobrio Jack, con una semplice camicia bianca, perfetto sfondo su cui risplende suo figlio, che sembra dotato di un bel paio di occhi blu.
Fermi tutti, notizia bomba! A sorpresa è già arrivato il decimo pronipotino per Sua Maestà e il Duca di Edimburgo, e si chiama anche lui Philip. Domenica pomeriggio è arrivato Lucas Philip Tindall, e aveva così fretta che è atterrato direttamente nel bagno di casa.
Babbo Mike Tindall, felicissimo e ancora un po’ confuso, ha raccontato che mamma Zara – figlia della Princess Royal – ha iniziato ad avere le doglie nella notte tra sabato e domenica, ma mentre si preparavano ad andare in ospedale si sono resi conto che non c’era più tempo ed è stata attrezzata una sala parto volante in uno dei bagno della tenuta di Gatcombe Park, la residenza della principessa Anne nel Gloucestershire. Con Zara c’era l’amica Dolly Maude – che ha assistito alla nascita delle due figlie maggiori dei Tindall, Mia e Lena – un’ostetrica è arrivata immediatamente e un’altra poca dopo; praticamente una puntata di Call the midwife in diretta!
Il piccolo alla nascita pesava 8lbs 4oz, 8 libbre e 4 once, che corrispondono a kg 3,750; un bel bimbo in perfetta salute così come la mamma, che il marito, ex capitano della nazionale inglese di rugby, ha definito “una guerriera”. Lucas Philip è il primo nipotino maschio della Princess Royal, nonna già di Savannah e Isla Phillips e di Mia e Lena Tindall; arriva a 40 giorni esatti dal cuginetto August Brooksbank, e possiamo solo immaginare la gioia dei bisnonni: la Windsor nursery è sempre affollata!
Alla fine del mese prossimo saranno dieci anni da quel giorno in cui si dissero I will, e oggi i Duchi di Cambridge – che nel tempo abbiamo imparato ad apprezzare per l’impeccabile impegno in favore della Corona, e ci hanno regalato l’allegria di George Charlotte e Louis – sono tornati sul luogo del delitto, Westminster Abbey.
Che nel frattempo è stata trasformata in un centro vaccinale, e ha ricevuto la visita dei futuri sovrani nel giorno in cui si celebra un anno dal primo lockdown, ricordato in tutto il paese con un minuto di silenzio in memoria delle vittime che nel Regno Unito sono ad oggi 126.172. È il giorno della riflessione, il Day of Reflection.
Forse in ricordo dell’abito di pizzo indossato quel giorno, la duchessa ha optato per un cappottino color crema – il Valeria di quella Catherine Walker tanto amata sia dalla madre di lui Diana, sia da quella di lei Carole – abbinato a un paio di Jimmy Choo (le Romy 85) di suède color tabacco, e mini bag abbinata (il modello Roma di Métier London, nella tonalità Marrakech). Lady Violet confessa di non amare né cappottini impizzati, né smerlati, né tanto meno a girocollo, ma non si può negare che Catherine faccia sempre la sua figura, seppur vestita da cresimanda.
In onore di tutte le vite bruciate dal covid e volate via in quest’anno William ha acceso una candela, e ha rivelato di essersi già vaccinato; questo non è che l’ultimo di una lunga serie di vaccini, ricevuti immaginiamo nel corso della carriera militare e dei viaggi in luoghi potenzialmente a rischio.
Sua moglie invece non ha ancora ricevuto la sua dose, ma lo farà presto; lei ha offerto un mazzolino di daffodil, il narciso giallo simbolo del mese marzo e fiore nazionale del Galles. Un velato riferimento a un futuro non troppo lontano, quando William potrebbe subentrare come Prince of Wales al padre divenuto re, e Catherine assumere il titolo che fu di Diana? Si vedrà, pur restando noi sempre incrollabilmente convinti dell’immortalità di Her Majesty.
Quanto a Sua Maestà, anche lei che ne riceve a ogni uscita oggi ha offerto dei fiori, inviando un delizioso bouquet al personale del St Bartholomew’s Hospital, che ha assistito il marito Philip nel recente ricovero per un intervento di cardiochirurgia. La nota dice: “Aspettando con impazienza un più luminoso futuro insieme, oggi ci fermiamo a riflettere sul dolore e la perdita che continua ad affliggere così tante persone e famiglie e rendiamo omaggio al servizio incalcolabile di coloro che ci hanno sostenuto.”
Per ragioni squisitamente personali, anche per Lady Violet oggi è un giorno di riflessione, e la grazia dei fiori è sempre di piacevole conforto.
Oggi è il giorno dell’equinozio di primavera e anche la giornata internazionale della felicità; l’occasione giusta per stemperare la mestizia degli ultimi post con un po’ di allegria grazie ai sovrani del Bhutan che ieri hanno festeggiato il primo compleanno del loro secondogenito Gyalsey Ugyen Wangchuck con una serie di immagini splendide.
Il bambino è nato il 19 marzo 2020 nella capitale Thimphu, mentre la pandemia stava dilagando; il suo arrivo e quello di tutti i piccoli nati in questi mesi è stato una delle poche ragioni di felicità e hanno portato con sé una grande speranza di rinascita.
Lo so, lo diciamo tutte le volte, ma è proprio impossibile evitare di ripetersi: la bellezza, la grazia, l’armonia e la serenità che ispira questa famiglia sono veramente incantevoli.
Il bimbo è delizioso, l’ambientazione – i giardini della residenza reale di Lingkana Palace – splendida, ma certo anche i genitori ci mettono del loro. Il re avrà magari le orecchie di dimensioni particolarmente generose, ma Lady Violet confessa di trovarlo quasi irresistibile.
Lei è sicuramente la più bella delle sovrane – o aspiranti tali – in circolazione, di una grazia rara, e sfiora il sublime quando armonizza il colore dell’elegante abito tradizionale ai fiori sullo sfondo.
Di tutte, la fotografia che preferisco è questa: i due fratelli insieme, col piccolo concentrato a seguire il fratello maggiore, e il pannolino in bella vista Anche un piccolo principe imparerà con calma a comportarsi in società!
Quanto amate certi piccoli gioielli Tiffany, il cuore Open Heart definito solo dal contorno cicciotto, il fagiolo Bean trasformato in un oggetto di lusso, il bracciale Bone che avvolge il polso, o il fratellino minore, lo Split?
Quante di voi in viaggio a New York non hanno resistito al desiderio di tornare a casa una scatolina di quel particolare punto di colore che non è un colore, ma un marchio di fabbrica (Pantone lo creò su misura, e si chiama 1837 Blue, citando l’anno di fondazione della Maison)? Se siete tra queste, dovete ringraziare una donna, Elsa Peretti.
Che ha trasformato in icone forme morbide e segni semplici, e soprattutto ha portato l’argento nell’Olimpo del lusso. Un lusso contemporaneo, accessibile a (quasi) tutti, declinato in creazioni che sono ornamenti ma anche oggetti di design, talismani, compagni di viaggio. Elsa Peretti è morta oggi, dopo una vita di quelle che si leggono nei romanzi. Nata a Firenze il 1 maggio 1940, suo padre era Nando, fondatore e patron dell’API, Anonima Petroli Italiana (oggi si chiama IP); Elsa si stanca presto di riti e miti dell’alta società italiana, pur se animata dalla dolce vita, e se ne va in Svizzera, dove si mantiene dando lezioni di sci nella scicchissima Gstaad. Approda a Milano e, dotata com’è di un fisico alto e longilineo, diventa modella, scelta che rende furibonda l’assai più convenzionale famiglia; la sorella maggiore Mila ha intanto impalmato il conte Aldo Maria Brachetti, cui ha portato in dote azienda e cognome (ma questa, come diciamo sempre è un’altra storia) Dopo aver posato – in veste da suora – addirittura per Dalì, Elsa approda a New York; è il 1968, il momento più adatto del secolo. Incontra Halston, stilista giovane ma celeberrimo – è lui a creare il pillbox indossato da Jackie Kennedy all’inaugurazione della presidenza del marito – e i loro litigi allo Studio 54 diventano leggenda, raccontati perfino da Andy Warhol.
Elsa disegna la bottiglia per il profumo Halston, best seller negli USA, e per sé un ciondolo, il bottle, che diventerà famoso a sua volta. Helmut Newton la immortala in uno scatto storico con lei vestita da coniglietta, e inizia la collaborazione della vita, quella con Tiffany, e le sue collezioni vanno esaurite in un giorno. Tanti legami, nessun matrimonio, nessun figlio, tanti cani, la vita di Elsa non è dedicata solo al frivolo e all’effimero; quando arriva l’enorme eredità paterna crea una fondazione, la Nando and Elsa Peretti Foundation, che con decine di milioni di euro promuove in tutto il mondo progetti su diritti umani, ricerca scientifica, ambiente, arte e cultura.
Pian piano si stanca delle mille luci di New York, e si dedica sempre di più al borgo spagnolo di Sant Martì Vell, dove recupera un’antica struttura in pietra. Nel 2019 vince il premio Leonardo da Vinci alla carriera, e la Biennale dedica una mostra alle sue creazioni.
Una volta lessi una sua intervista in cui citava Pavese e il suo mestiere di vivere, augurarsi d’averlo imparato; ora è arrivato il momento del riposo, con un grazie per tutta la bellezza e la felicità che le sue creazioni hanno regalato e continueranno a regalare.
Da parte mia, grazie anche per l’esempio di realizzazione femminile, che ha dato semplicemente, senza mai pensare di farlo, né volerlo.