Dopo la prima immagine (La foto del giorno – Catherine fa 40) ecco gli altri due ritratti fotografici della neoquarantenne Duchessa di Cambridge, che come il precedente entreranno a far parte della collezione permanente della National Portrait Gallery di cui Catherine, laureata in Storia dell’Arte, ha il patronage. Tutti e tre i ritratti sono opera del fotografo italiano Paolo Roversi, e questo non può che riempirci d’orgoglio, anche se non sono sicurissima che mi convincano fino in fondo.
Come nella foto precedente, Catherine indossa abiti firmati Alexander McQueen, abbinati a gioielli particolarmente importanti. In questo scatto con l’abito rosso mi ricorda una famosa collezione di Valentino Haute Couture anni ’80; il monospalla è splendido, ed è abbinato a un paio di orecchini di diamanti prestito di Sua maestà La Regina.
La terza immagine è un altro bianco e nero, e Catherine è di nuovo in bianco: un abito creato apposta da Alexander McQueen riciclando e mettendo insieme elementi delle collezioni precedenti; in qualche modo dunque rappresenta il legame tra la duchessa e la maison che le ha realizzato l’abito da sposa ed è in parte responsabile del suo stile.
Come potete immaginare fioccano i commenti: secondo alcuni Catherine si sarebbe ispirata all’opera del mitico Cecil Beaton, ritrattista delle giovani Elizabeth e Margaret (nonché autore dei costumi di My Fair Lady), secondo altri il fotografo si sarebbe ispirato a certi ritratti della defunta Diana. Personalmente penso che la duchessa, grande appassionata di fotografia, abbia partecipato attivamente; io ho l’impressione che al di là dell’indubbia bellezza non sia proprio lei, non saprei se a causa di filtri o altri accorgimenti tecnici. Aspetto le vostre opinioni!
La cattolica Spagna è uno dei Paesi a celebrare il 6 gennaio, che prende Día de los Reyes Magos.
Felipe e Letizia hanno sempre festeggiato a casa del padre di lei, Jesús Ortiz Álvarez, con scambio di auguri e di doni; ma quest’anno è andata diversamente, forse anche perché la maggiore delle figlie della coppia, Leonor, è ripartita il 5 per il Galles, dove frequenta il prestigioso UWC Atlantic College.
Se hanno mancato l’evento privato, naturalmente i sovrani hanno mantenuto quello pubblico presenziando a quello che è il primo primo atto ufficiale dell’anno, la Pascua Militar, che celebra le Forze Armate. Il dress code prevede per le signore il lungo da giorno, una mise non semplice che Letizia maneggia con una certa sicurezza sin dal lontano 2005, quando assistette per la prima volta da Principessa delle Asturie. Quest’anno la Reina ha indossato un lungo chemisier blu, colore che sceglie spesso in questa occasione, con una gonna più ampia e pesante di quanto ci si aspetterebbe da un modello simile, che vista di profilo le dà un interessante aspetto tardovittoriano.
La Reina si è protetta dal freddo con una cappa di pelliccia, con ogni probabilità ecologica, che è un modo per dire sintetica. Ciò che però ha attirato l’attenzione della stampa spagnola è stata la presenza sul suo orecchio sinistro di un secondo orecchino: un piccolo piercing luccicante, sicuramente più rock degli importanti orecchini di Bulgari scelti per l’occasione. Sarà l’arrivo imminente dei cinquant’anni – li compirà il 15 settembre – a spingerla verso questa scelta irrituale? Chissà.
Quel che è certo è che la sovrana si è resa protagonista di un altro momento sorprendente quando arrivando sulla Plaza de la Almudena per l’inizio della celebrazione si è resa conto che si stava perdendo la spilla appuntata sull’abito. E mica una spilla qualsiasi, ma la broche con una grande perla grigia circondata da tre giri di diamanti, con un’altra perla grigia pendente. La spilla è parte delle celebri joyas de pasar, eredità della Reina Victoria Eugenia, bisnonna di Felipe, riservate alla sovrana. È stata prontamente recuperata con scatto felino dal regal consorte, che se ci perdiamo le gioie di famiglia sono guai veri…
(Ph: Carlos Alvarez – Getty Images Europe)
Una volta rientrati al Palacio Real, la spilla è tornata con discrezione al suo posto.
Doña Letizia, Vostra Mestà, dia retta a Lady Violet, chiami tia Lilibet e le chieda qualche dritta su come appuntare una spilla senza correre il rischio di perdersela per strada!
Arriva dal Belgio una bella notizia, e visti i tempi incerti non può che farci piacere. La principessa Astrid, unica sorella del re Philippe, e il marito Lorenz Arciduca d’Austria-Este hanno annunciato oggi il fidanzamento della figlia Maria Laura con William Isvy.
(Ph. Andrew Ferraro)
Maria Laura, 33 anni, ha un fratello maggiore, Amedeo, e tre minori: Joachim, Luisa Maria e Laetitia Maria; vive a Londra dove lavora come analista nel campo del climate change. Lo sposo è nato a Parigi da padre franco-marocchino e madre britannica. Lavora anche lui a Londra, come asset manager, e nella capitale inglese la coppia vivrà dopo le nozze, che dovrebbero essere celebrate nella seconda metà del prossimo anno.
(Ph. Andrew Ferraro)
Maria Laura ha ricevuto in dono dal suo fidanzato un anello classico: uno zaffiro circondato da brillanti, che rimanda inevitabilmente al più famoso degli ultimi 40 anni, quello di Diana/Catherine, ma è più semplice e pulito, più moderno.
Sono certa che la sofisticata Maria Laura sarà una sposa che non ci deluderà; non vedo l’ora!
Il suo discorso di Natale lo ascolteremo il pomeriggio del 25, ma se volete sapere in anteprima chi ne sarà il protagonista, la risposta è in questa immagine, presa durante la registrazione dello speech.
Dimagrita ma splendida in rosso fuoco, seduta nella White Drawing Room a Windsor, dove quest’anno trascorrerà le feste di fine anno, accanto a lei una fotografia che parla da sola.
È quella che riprende lei e Philip in occasione del sessantesimo anniversario di matrimonio, nella stessa posa e nello stesso luogo – Broadlands, l’elegante villa palladiana nello Hampshire di proprietà dello zio di lui, Lord Mount batten – della loro luna di miele.
E ha naturalmente sulla sua spalla brilla la stessa spilla indossata allora: la Sapphire Chrysanthemum Brooch.
Sarà un discorso molto personale, forse il più personale del suo lunghissimo regno; è magari non consolerà, ma forse farà sentire un po’ meno soli quelli che vivono la stessa assenza. Che poi sarebbe il senso del Natale: amore, vicinanza, solidarietà, sostegno.
Come in un vecchio film con Jimmy Stewart, certi amori durano per sempre, e anche oltre.
Oggi pomeriggio la Duchessa di Cambridge apre ufficialmente la stagione delle feste ospitando Together at Christmas un carol service, cioè un concerto di canti natalizi, a Westminster Abbey.
E come volete vestirvi per un’occasione così natalizia se non di rosso?
Detto, fatto. Catherine è arrivata tutta di rosso dalla testa ai piedi, scortata dal marito William con cravatta en pendant. Il cappottino con grande fiocco è una creazione Catherine Walker, il modello Beau Tie, cui la duchessa ha abbinato scarpine scarlatte Gianvito Rossi e una piccola clutch Miu Miu.
Se vi piace il modello del cappotto sappiate che Catherine ne ha un altro, uguale tranne che per il colore, e state per scoprire di averlo già visto: era quello nero indossato il 17 aprile scorso al funerale del Principe Philip.
A completare la mise un paio di orecchini zaffiri e diamanti, che magari non saranno particolarmente natalizi, ma appartenevano alla Queen Mom, e scusate se è poco.
La duchessa, che compirà quarant’anni tra un mese, è apparsa raggiante, forse anche per la presenza e il supporto della sua famiglia: i Middleton sono spesso presenti accanto a Catherine, con la discrezione e l’understatement che sono diventati la loro apprezzatissima cifra.
Quanto al coté royal, c’erano Sophie di Wessex, in inconsueti pantaloni bianchi, le due sorelle York con Edo ma senza Jack, i Tindall.
Martedì scorso Aiko, Principessa Toshi, unica figlia degli Imperatori del Giappone, ha compiuto vent’anni e ieri ha iniziato ufficialmente la sua vita pubblica al servizio della Corona.
Con una cerimonia dedicata a lei la fanciulla è stata presentata in società, che nel suo caso vuol dire anche incontrare le principali autorità del Paese, a partire dal Primo Ministro Fumio Kishida.
Aiko ha ricevuto le insegne dell’Ordine della Corona Preziosa, con la fascia gialla profilata di rosso, e il diadema già appartenuto alla zia Sayako Kuroda. Che ha partecipato al gran giorno della nipote, il capo coperto da un semplice cappellino, come le tocca da quando ha smesso abiti e insegne imperiali, sposando un commoner.
Insieme alla tiara, la principessa ha ricevuto orecchini di diamanti, un collier, una coppia di braccialetti. Terminata la cerimonia ha fatto visita ai nonni, l’Imperatore Emerito Akihito e la Consorte Michiko, che a causa della pandemia non aveva potuto incontrare per molti mesi.
Aiko è ora ufficialmente un membro adulto della famiglia imperiale, e con ogni probabilità la vedremo già nelle prossime cerimonie, come quelle per l’arrivo dell’anno nuovo tra cui il tradizionale Utakai Hajime, il raduno ospitato a Palazzo dall’Imperatore il 1 gennaio incentrato sulla poesia e sul suo potere.
E se oggi parlassimo di un royal wedding? Lo so, a novembre i matrimoni non sono frequenti, e se la Royal Family britannica compie questa scelta ben due volte – nel 1947 la futura regina Elizabeth sposa, il 20 del mese, Philip Mountbatten, e nel 1973, il 14, la loro unica figlia Anne va all’altare col capitano Mark Phillips – anche in Danimarca un principe sceglie novembre per sposare la sua bella. Nonostante la nascita di due (bellissimi) figli però il matrimonio non dura neanche dieci anni, ma quel giorno di ventisei anni fa noi romanticone assistiamo deliziate a quella che sembra una vera favola.
Lo sposo è Joachim, figlio cadetto della Regina Margrethe e di suo marito, Henrik. Durante un viaggio a Hong Kong nel gennaio del 1994 conosce a una cena tra amici la bella Alexandra Manley e se ne innamora. Lei ha cinque anni più di lui, un padre anglocinese e una madre austriaca. È una manager, e unisce il piglio della donna in carriera alla delicata bellezza delle donne con sangue orientale nelle vene; un mix esplosivo evidente nelle prime fotografie ufficiali, con la futura principessa in tailleur viola scuro con dettagli neri, più adatto forse a una dark lady che a una tenera fidanzata,
L’annuncio viene dato il 31 maggio 1995 e sorprende i Danesi, che nulla sapevano di questo amore vissuto tra due continenti e restano incantati sentendo la futura sposa parlare la loro lingua, che Alexandra – che parla correntemente inglese tedesco e un po’ di cantonese – ha imparato con relativa rapidità. Il romantico Joachim rivela di aver chiesto l’amata in moglie inginocchiandosi davanti a lei durante un viaggio nelle Filippine; rivela anche di aver chiesto prima il permesso ai genitori della fanciulla, che dunque non è la prima a conoscere le intenzioni del giovanotto. Un gesto un po’ old fashioned, ma in fondo assai principesco. All’anulare sinistro di Alexandra brilla un diamante tra due rubini cabochon da entrambi i lati: bianco e rosso, i colori della bandiera danese. Non è il solo, ma Joachim è proprio fissato con questi anelli ispirati alle bandiere; alla povera Marie, che ha sostituito Alexandra nel suo cuore e al suo fianco, ha propinato un anello con zaffiro diamante e rubino in sequenza, come nella bandiera francese di rara bruttezza (Marie è infatti francese, come lo era il padre di lui).
Le nozze sono fissate per sabato 18 novembre, nella cappella del Frederiksborg Palace a Hillerød, poco lontano da Copenaghen; ; sono precedute da un gala nella capitale, nel palazzo di Christiansborg. Purtroppo sulla Danimarca infuria una tempesta di neve che costringe a rinviare di un’ora la serata per consentire ai 300 ospiti di arrivare; Felipe di Spagna e sua cugina Alexia di Grecia, cugina anche dello sposo, non arrivano proprio. La sposa indossa un voluminoso abito rosso da ballo del couturier danese Jørgen Bender, e per la prima volta la fascia celeste dell’Ordine dell’Elefante. Sul capo porta il dono di nozze dei suoceri, la tiara Alexandrine.
Alle 16.30 di sabato 18 Alexandra al braccio del padre – opportunamente corredato della fascia dll’ordine di Dannebrog – fa la sua comparsa sotto la struttura montata in fretta e furia per proteggere dal tempo inclemente l’ingresso di sposi famiglie e ospiti, molti dei quali non sono però ancora arrivati, bloccati dal maltempo.
La sposa indossa un abito creato anch’esso da Jørgen Bender, che aveva già vestito da sposa Margrethe, le sorelle Anne Marie di Grecia e Benedikte e una delle figlie di questa, Alexandra von Sayn-Wittgenstein-Berleburg. Un modello in pesante seta pura punteggiata da novemila perle che sottolineano il collo montante, le lunghe maniche e lo strascico di quattro metri che parte dalla ricca gonna; la vita è segnata da un’alta fascia, un tema questo che rimanda non solo all’abito dell’altra royal bride dell’anno, Marie Chantal Miller – che il 1 luglio aveva sposato il diadoco Pavlos, cugino dello sposo – ma anche quello di Grace, paragone inevitabile praticamente di ogni sposa reale da 65 anni a questa parte.
Assai notevole l’imponente pettinatura, sottolineata da un velo in tulle di seta, fermato dalla pièce de résistance dell’intera mise; il diadema Alexandrine. Un gioiello dalla luminosità unica, data dai diamanti che, seppur non grandissimi, ondeggiano ad ogni movimento e sono dunque in grado si cogliere e rifrangere ogni raggio di luce. L’Alexandrine di cui porta il nome è Alexandrine Auguste von Mecklenburg-Schwerin, la principessa tedesca che nel 1898 sposa il principe ereditario di Danimarca, che salirà al trono nel 1912 come Christian X; sono i nonni paterni dell’attuale sovrana, Margrethe. La tiara è stata creata nel momento in cui la fanciulla entra in famiglia, dunque tra gli anni finali dell’Ottocento e i primi del Novecento. Alexandrine muore nel 1952; la tiara viene ereditata dal figlio, Re Frederik IX, che sei anni dopo la regala alla primogenita per il diciottesimo compleanno. Margrethe, che via via la indossa sempre meno, la regala alla nuora, compiendo un po’ un azzardo.
Perché il matrimonio tra Joachim e Alexandra dura meno di nove anni, e il 16 settembre 2004 viene annunciata la separazione; il divorzio arriva sette mesi dopo. Alexandra riceve il titolo di Contessa di Frederiksborg e divide con l’ex marito la custodia dei due figli: Nikolai non ha ancora sei anni, Felix deve compierne tre. La tiara ormai le appartiene, e lei continua ad indossarla quando partecipa a qualche evento a corte, come i festeggiamenti per i 40 di regno della regina, o il cinquantesimo compleanno dell’ex cognato Frederik. A gennaio Margrethe celebrerà il mezzo secolo sul trono, e vedremo cosa accadrà, ma una conseguenza c’è già stata: Mary Donaldson, che proprio nel 2004 sposa il fratello maggiore di Joachim, il principe ereditario Frederik, riceve in dono dai suoceri un diadema acquistato per l’occasione. Meglio non rischiare.
Dopo il divorzio, Joachim sposa Marie Cavallier che gli dà altri due figli: Henrik e Athena. Alexandra sposa nel 2007 il fotografo Martin Jørgensen, ma anche questo matrimonio finisce in un divorzio otto anni e mezzo più tardi.
Come sapete, i medici hanno proibito a Sua Maestà di presenziare a COP26, la conferenza ONU per i cambiamenti climatici che si è appena inaugurata a Glasgow. La sovrana ha invece inviato un messaggio video, che è un manifesto di simboli. A partire dall’abito, molto opportunamente verde. Sulla spalla sinistra come sempre brilla una spilla, naturalmente scelta con accuratezza: una farfalla, creatura che rappresenta a un tempo la bellezza della natura e il rischio di estinzione in conseguenza dei cambiamenti climatici. Tutto qui? No, perché la spilla è una creazione di diamanti e rubini, ed è un dono che Elizabeth ricevette per le sue nozze con Philip dalla Contessa Vedova di Onslow.
Uno sguardo in dettaglio alla fotografia sul tavolino alle sue spalle rende tutto chiaro: un’immagine dell’amato Philip tra le farfalle. Her Majesty ha ricordato il marito, raccontando quanto gli stesse a cuore il tema dell’impatto ambientale sul progresso umano. E ha rivelato quanto sia orgogliosa dell’impegno del figlio Charles e del nipote William nel proseguire il lavoro di Philip incoraggiando le persone a proteggere il pianeta.
Versione mini della nostra rubrica domenicale – visto che intanto siamo arrivati a martedì – interamente dedicata a mise già viste nei post della scorsa settimana, che qualcuno di voi ha già amato o criticato.
La Reina Letizia
Martedì 12 ottobre la Spagna ha celebrato la Fiesta Nacional, e la sovrana ha destato un certo scalpore tra la stampa spagnola tradendo il fido Felipe Varela, che l’aveva vestita – a volte addobbata – nel corso dei anni per la cerimonia. Quest’anno la scelta è caduta su un’altra stilista, naturalmente spagnola: María Barragán, che ha infilato la silhouette sottile della Reina in un wrap dress di jersey azzurro chiaro troppo accollato, troppo casual per l’occasione, con le maniche tirate su come se Letizia si accingesse a lavare i piatti. Non mi dispiace l’abbinamento con gli accessori marroni, ma in generale non mi convince.
Capisco che visti i tempi la Reina si è data un po’ il ruolo di vestale del rigore e della sobrietà, ma se poi sul vestitino semplice semplice ci piazzi quel paio di favolosi orecchini Bulgari, diamanti e due grandi gocce di acqua marina, il desiderio di sobrietà è un po’ meno evidente, diciamo. Che vi devo dire? Boh.
La Duchessa di Cambridge
La presenza delle due prime signore del Regno Unito all’apertura della nuova sessione del Senedd, il Parlamento gallese (Agoriad Swyddogol y Chweched Senedd), ha calamitato l’attenzione della stampa internazionale quando è stato rivelato che la Regina, parlando con la nuora e Elin Jones, Llywydd (cioè presidente) dell’assemblea, riguardo all’emergenza climatica ha lamentato le tante parole e i pochi fatti di molti capi di stato. Noi nel nostro piccolo ne avevamo già parlato, constatando il paio di scivoloni in cui è incorsa Camilla. Che oltre al fondotinta steso con troppa abbondanza e poca cura, sfoggia a une mise rossa che ha destato qualche perplessità. Non per il cappotto di Fiona Clare, secondo me bello – con quelle venature che gli danno forma e carattere – in un punto di rosso bellissimo, probabile omaggio al drago scarlatto che campeggia sulla bandiera gallese.
Il cappello però un po’ perplime. È fatto su misura, nello stesso identico rosso del cappotto, è firmato da Philip Treacy, che non ha bisogno di presentazioni, però la foggia a berretto non è quella che le dona di più; a lei secondo me stanno meglio i modelli più importanti, anche se in questo caso sarebbe stato davvero too much. Inoltre i capelli, che pettina allo stesso modo da sempre, aggiungono confusione e disordine. E la mascherina che pende dall’orecchio no, dai. Meriterebbe lo shock, ma le diamo un boh d’incoraggianento.
I Duchi di Cambridge
La settimana si è chiusa con un bel gala, dedicato alla prima edizione dell’Earthshot Prize, creato da William per promuovere progetti nella lotta al cambiamento climatico (La foto del giorno – Earthshot Prize 2021). Urge un disclaimer: sul green carpet (ideona! Enzo Miccio si precipiterà a copiarla) i duchi hanno seguito alla lettera alla lettera il mantra sustainability, dunque sono arrivati a bordo di un’auto elettrica, hanno richiesto che tutti i presenti evitassero di prendere l’aereo solo per l’evento, e naturalmente hanno indossato abiti riciclati. Conseguenza immediata, lo schierarsi in campo di diverse squadre: il #teamkate, il #teamwilliam, il #teamentrambi, il #teamnessunodeidue. Catherine ha deciso che se riciclo ha da essere allora sia, e ha tirato fuori dall’armadio un abito indossato dieci anni e tre figli fa. Classico Alexander McQueen da quando il geniale è irriverente fondatore é mancato: di tutto un po’. Chiffon lilla, gonna a pelo, corposa cintura dorata né alta né bassa, che contrasta con la leggerezza del tessuto, corpetto con manichina accennata, un po’ bon ton un po’ Fonzie. Più abbondante capello sciolto e atteggiamento easy. Come avrebbe detto mia madre, nell’insieme fa figura, anche se i dettagli non sempre convincono, in generale però la preferisco quando indossa capi più morbidi, che con la sua figura alta e sottile le stanno d’incanto. William sembra aver inaugurato uno stile che chiamerei bald&bold. Per lui giacca di velluto verde scuro su pantaloni e pullover dolcevita nero. L’avrà scelto al posto della camicia per non consumare energia facendola stirare? A me non dispiace, ma volendo fare l’alternativo avrei evitato le scarpe di vernice. Lady Violet con quale team si schiera? Il #teamboh.
(spero apprezzerete il titolo in lingua gallese, un omaggio al Principe Charles)
Giornata gallese per Sua Maestà, che a Cardiff ha aperto la nuova sessione del Senedd, il Parlamento del Galles.
Anche oggi la sovrana portava con sé il bastone da passeggio che ha debuttato due giorni fa, anche se non sembra abbia particolare bisogno di appoggiarsi. Splendida as usual con una mise già indossata in precedenza, in un colore definito dal creatore Stewart Parvinrosa cashmere, con bottoni in velluto e sul cappello en pendant un piccolo bouquet dall’aria delicatamente autunnale. Appuntata sulla spalla una spilla con tre daffodil, i narcisi gialli fiore nazionale gallese, probabilmente ricevuta in dono dieci anni fa, per il suo Diamond Jubilee.
Con lei il Principe di Galles, che non si è mai tolto la mascherina, e la Duchessa di Cornovaglia di rosso vestita, con un soprabito di Fiona Clare, sua stilista di fiducia, e cappello Philip Treacy.
Anche Camilla indossava una spilla a soggetto gallese: il leek, cioè il porro, pianta nazionale gallese. Che voi potreste pensare non sia un soggetto troppo adatto, ma la sua storia si intreccia nobilmente con quella del Paese. La tradizione vuole che alla vigilia di una battaglia contro i Sassoni, St. David, patrono del Galles, spinse i Britanni a distinguersi dai nemici ornando il berretto proprio con un porro. La vittoria arrise ai portatori di porri, e l’ortaggio acquisì un certo prestigio, confermato nel 1415 in occasione della battaglia di Azincourt, quando i Gallesi che combattevano al fianco di Henry V contro il re di Francia Charles VI replicarono il gesto. Ancora oggi il 1 marzo, festa di St. David, si indossa un porro insieme a un daffodil in suo onore, e i militari dei reggimenti gallesi mangiano un porro crudo.
La povera duchessa, che evidentemente si trucca da sé è però scivolata… non su un porro ma sul fondotinta, che ha distribuito con poca cura, col risultato di non poter evitare quello che una volta si chiamava effetto Geronimo, nel senso del capo indiano.
Nessuno è perfetto (in gallese: does neb yn berffaith)!