Il caffè del lunedì

Oggi è indubitabilmente lunedì, ma è anche un lunedì stretto tra due giorni festivi, per cui è probabile che molti di voi non lavorino e possano godersi ritmi più lenti; dunque il giorno perfetto per raccontarvi una piccola di novità: il caffè del lunedì. Ogni lunedì mattina Lady Violet vi aspetterà sul sofà per due chiacchiere, il tempo di un caffè.

E se sorseggiando il vostro espresso vi assalisse un dubbio? Portare il cucchiaino alle labbra dopo aver messo lo zucchero e mescolato? Alzare solo la tazzina o anche il piattino? Fate come me, sfogliate Bon Ton Pop A Tavola e risolvete ogni dilemma. Il libro è il fratellino minore di Bon Ton Pop, la bibbia delle buone maniere del nuovo millennio, opere entrambe di Elisa Motterle, che oggi è ciò che Donna Letizia fu per gli anni ’50 e Lina Sotis per gli ’80. Elisa non è una esperta, è LA esperta di etichetta, l’unica persona che io conosca ad avere la certificazione di IEPA London, la International Etiquette & Protocol Academy; non è solo appassionata di buone maniere, ma anche convinta del loro potere di aggiungere garbo e grazia alla vita quotidiana. Sa dirvi sempre quale regola seguire in ogni occasione, ma vi spiega anche perché – perfino quando è lecito evitare – e magari ve ne racconta la storia. Da leggere tutto d’un fiato o da sfogliare per avere lumi su un argomento specifico, godendosi le deliziose illustrazioni di Viola Bartoli. Indispensabile per voi, perfetto come regalo di Natale. Magari per quell’amica convinta di sapere tutto…

Il libro è disponibile ovunque, ma se volete fare felice Lady Violet prendetelo in una libreria indipendente, autentico tesoro culturale del nostro Paese.

E se già non lo fate, andate a seguire Elisa su Instagram, un’autentica miniera di informazioni.

A lunedì!

Breaking News – Riserve

Ieri il New York Times aveva dato la notizia in anteprima e oggi l’editore l’ha confermata: l’autobiografia del principe Harry di cui si parla da mesi è pronta, e uscirà il prossimo 10 gennaio.

Il titolo scelto è secco come una fucilata: Spare, che in italiano potrebbe tradursi come “la riserva”; ovvio riferimento all’espressione “the heir and the spare” con cui si identificano i figli – di solito i primi due – di sovrani e aristocratici: l’erede e quello che subentrerebbe se accadesse qualcosa al primo. Temo dunque che possiamo aspettarci esattamente quello che pensiamo: le memorie di qualcuno che non si sente adeguatamente valutato, adeguatamente stimato, forse nemmeno amato. Qualcuno che pensa di venire sempre per secondo, che è poi il modo migliore per esserlo davvero.

Tutti i dettagli dell’operazione sono rimasti rigorosamente segreti, dal contenuto alla data inizialmente prevista per la pubblicazione; con ogni probabilità questo novembre, per poter approfittare anche del traino natalizio. La morte della nonna Regina potrebbe aver spinto Harry a fare dei cambiamenti, magari alleggerendo qualche giudizio e qualche considerazione, e questo si spiegherebbe il ritardo. La data scelta cade il giorno successivo al compleanno della cognata Catherine; e non si dica che non è un regalo originale!

Le foto del giorno – La bella gioventù

Compie oggi 21 Elisabeth, Duchessa di Brabante e futura regina dei Belgio, e la Casa reale pubblica in suo onore due fotografie scattate a metà settembre nel castello di Laeken, quando la fanciulla era ancora in patria; oggi festeggia a Oxford, dove segue i corsi di Storia e Politica al Lincoln College.

(Ph: Bas Bogaerts)

Anche i genitori in questi giorni sono all’estero, impegnati in una visita di stato in Lituania (oggi nella capitale Vilnius hanno visitato la chiesa di San Michele, che ospita le tombe di molti membri della famiglia Sapieha, cui apparteneva la nonna materna della Reine).

(Ph: Bas Bogaerts)

Un compleanno festeggiato sul filo della lontananza, la forza degli affetti e l’unità della famiglia: per questi ritratti Elisabeth ha saccheggiato l’armadio materno scegliendo oltre a un paio di orecchini un top firmato Natan che l’allora principessa Matilde aveva indossato nel 2009.

Guardando gli scatti, a Lady Violet sono tornate in mente immagini simili, i ritratti per il quarantesimo compleanno della madre Mathilde, allora anche lei Duchessa di Brabante, in quanto moglie dell’erede al trono belga; sarebbe divenuta Regina Consorte sei mesi dopo

Somigliano madre e figlia? Nei tratti della deliziosa Elisabeth a me sembra di vedere incrociarsi la dolcezza di Mathilde, la delicatezza della bisnonna Astrid, ma anche il brio di nonna Paola; il risultato è una bellezza moderna, una ragazza che sembra intelligente, brillante, volitiva, e mi piace sempre di più. Ci attendono lunghi anni soddisfatti da royal watcher; è una promessa e anche un po’ una minaccia.

La foto del giorno – Principesse rivoluzionarie

Prendiamoci una pausa dalle vicende politiche italiche; le mise della (anzi del, come preferisce essere chiamata) Presidente del Consiglio e delle altre signore coinvolte hanno scatenato un’accesa discussione cui non ci sottrarremo. Oggi vi propongo invece una fotografia in cui mi sono imbattuta navigando nel web, e mi ha colpita. In queste settimane moltissime donne sono scese in strade per manifestare in favore delle donne iraniane; a Washington c’erano anche loro, che con quel Paese hanno un legame speciale: le discendenti dell’ultimo Shah, quel Mohammad Reza Pahlavi che il 16 gennaio dovette abbandonare il suo Paese per poi morire al Cairo un anno e mezzo dopo.

Lo Shah si sposò tre volte: la prima con Fawzia, Principessa d’Egitto, da cui ebbe solo una figlia femmina, Shahnaz; la seconda fu la sterile e infelice Soraya Esfandiary Bakhtiari, e la loro storia, che fece versare oceani di lacrime alle fanciulle degli anni ’50, l’abbiamo raccontata qui: A Royal Calendar – 12 febbraio 1951 (prima parte). Alla fine arrivò la giovanissima Farah Diba, che gli diede quattro figli – e l’agognato principe ereditario – e fu ringraziata col titolo (e la corona) di Shahbanu, Imperatrice. Il loro primogenito è l’erede al trono e attuale capo della casata, Sua Altezza Imperiale Reza Pahlavi, che vive in esilio addirittura da prima del resto della famiglia, dato che allo scoppio della rivoluzione si trovava all’estero per l’addestramento da pilota militare, e non gli fu permesso di rientrare. Nel 1986 ha sposato Yasmine Etemad-Amini, anche lei iraniana esiliata (nella foto la seconda da sinistra) da cui ha avuto tre figlie: la trentenne Noor (al centro), Iman, 29 anni (la prima a sinistra) e Farah, che ha 18 anni e il nome della nonna, e chiude la fila. Accanto a lei Farahnaz, secondogenita dello Shah e della Shahbanu. Gli altri due figli della coppia, il principe Ali-Reza e la principessa Leila sono morti suicidi a dieci anni di distanza. Lui doveva compiere 45 anni e stava per diventare padre; la figlia Iryana è nata sei mesi dopo. Si dice che non si sia mai ripreso dalla morte della sorella minore Leila, suicida nella sua camera d’albergo a Londra ad appena 31 anni. Testimonianza della sofferenza imposta dall’esilio, che si legge ancora oggi sul viso scavato di Farahnaz. La generazione giovane sembra invece meno tormentata e più equilibrata, ma sempre legata alle origini; le principesse mostrano la bandiera dell’Iran imperiale, col simbolo del leone che brandisce una scimitarra davanti al sole.

Una piccola curiosità: il nome completo della Croce Rossa Internazionale è Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (i paesi islamici leggevano nella croce romana un simbolo del cristianesimo, mentre come sapete è la bandiera svizzera in negativo). All’epoca dello Shah, fu aggiunto anche quel simbolo: Leone e Sole Rosso.

E una piccola riflessione: nell’assai improbabile caso di una restaurazione monarchica, sul trono del Pavone dopo suo padre Reza siederebbe Noor. Che sarebbe un bel segnale per le donne iraniane, e per gli uomini.

Republican chic shock e boh – Giuramento edition

È fatta, l’Italia ha un esecutivo in più – il sessantottesimo della Repubblica – e un soffitto di cristallo in meno, visto che per la prima volta a capo del governo c’è una donna.

Noi però qui non parliamo di politica e rivendichiamo il nostro diritto alla leggerezza, per cui Lady Violet vi propone oggi una special edition della rubrica domenicale; via con chic shock e boh!

La donna del giorno che finora non ha sbagliato nulla, la Presidente Giorgia Meloni, inciampa per la prima volta sul colore ella sua mise. Nera. Tinta ormai sdoganata per qualunque ora e qualunque occasione (matrimoni a parte), ma coi suoi trascorsi e l’incombente centenario della marcia su Roma io avrei evitato. Per fortuna non è orbace. Qualcuno invero sostiene che il colore non fosse nero ma un blu scurissimo. Amici, quando parliamo di simboli ciò che sembra nero è nero. Il completo pantaloni Armani – con camicia abbinata – è molto bello, e lo sarebbe di più se fosse della sua misura, invece mi sembra che tiri un po’. I pantaloni e la lunghezza della giacca non la slanciano, per cui King Giorgio dovrà inventarsi qualcosa di diverso. Boh.

Maria Elisabetta Alberti maritata Casellati Ministro per le Riforme. Confesso il mio pregiudizio nei confronti di colei che da seconda carica dello stato rappresentò l’Italia all’intronazione dell’Imperatore del Giappone presentandosi in pantaloni al formalissimo gala dinner. Evidentemente si sente più a suo agio in pantaloni, e per questa importante occasione ha riciclato un tailleur già visto, tipico del suo stile e probabile opera della stessa mano. La grande spilla è un’altra costante delle sue mise, data l’ora avrei evitato gli orecchini chandelier. Boh.

Alessandra Locatelli Ministro per la Disabilità. In bianco anche lei, il suo completo riesce ad essere più brutto perfino del nome del ministero che le è stato assegnato. Vince a mani basse il premio per la peggiore mise della giornata: completo stile cugina povera di Mara Venier, giacca doppiopetto su pantalone troppo corto che svela scarpine e calze bianche ormai relegate alla prima comunione. Mi astengo sull’aspetto della sua chioma. Shock. Con lei gli altri ministri della Lega, capitanati da Calderoli in spezzato, ma perché? L’abito di Giorgetti mi spinge a una riflessione: speriamo che il ministero al Made in Italy faccia tornare di moda i sarti. Per tutti una preghiera: toglietevi spilline con Alberto da Giussano, cravatte verdi e elmi con le corna; da ministri non rappresentate più solo una parte, ma l’intera nazione. Shock

Eugenia Maria Roccella Ministro per Famiglia, Natalità e Pari Opportunità. Per lei un completo pantaloni banalotto e nero (ti pareva!) blusa a disegni cravatta con bordi a contrasto, tacco basso, caschetto ultrapratico castano trumeau, sguardo severo un po’ sdegnoso e un po’ scocciato. Direi che l’aspetto è il suo lato migliore. Boh, e mi fermo qui.

Daniela Garnero ex Santanché Ministro per il Turismo. Confesso che mi ha stupito in negativo, perché molto si può dire di lei tranne che non tenga al suo aspetto. Sceglie un completo gessato imparentato alla lontanissima con quelli da manager: pantaloni skinny su décolleté con tacco 12 dorato e giacca troppo grande, più blusa bianca con fiocco lasciato pendere tipo cravatta (a proposito di simboli maschili) e capelli sciolti sul viso come un’adolescente degli anni ’70. Non ho la foto quindi vi dovete fidare: all’arrivo la neoministra portava una di quelle famose borse di quella famosissima maison francese che ama tanto. Attenta, che il ministro del Made in Italy te la sequestra! Shock.

Anna Maria Bernini Ministro per l’Università e la Ricerca. Anche lei come da manuale in completo pantaloni nero e camicia bianca; ma nel suo caso va detto che è fedele al suo stile. Affronta con passo sicuro i sampietrini di piazza del Quirinale, per poi cadere sul post cretino sui social. Che vi devo dire? Da chic a boh è un battito d’ali o una story su Instagram.

Marina Elvira Calderone Ministro per il Lavoro e le Politiche Sociali. Difficilissimo trovare una sua immagine, ma l’ho vista giurare e mi è piaciuta. Anche per lei completo pantalone nero con blusa in tinta e caschetto biondo: semplice, essenziale. A cercare il pelo nell’uovo una giacca monopetto le avrebbe donato di più, e i collier girocollo non slanciano particolarmente, ma mi sembra uno di quei casi in cui la mise descrive perfettamente chi la indossa. Chic d’incoraggiamento.

E i signori? Tolta la sublime ieraticità del Presidente Mattarella, tolti i ministri di cui già abbiamo detto, , tolti anche quelli – il Ministro dell’Interno Piantedosi, quello della Giustizia Nordio – la cui autorevolezza sopperisce anche a qualche peccato di stile, gli altri dimostrano plasticamente che una cravatta sbagliata rovina qualunque vestito, un fitting sbagliato qualunque uomo.

Menzione a parte per Andrea Abodi Ministro per lo Sport, che indovina la cravatta ma ci piazza un abito grigio chiaro. Colore senz’altro adatto alla mattina, ma lo eviterei per un giuramento al Quirinale; perfetto invece per le riunioni all’Aniene. I Romani sanno di cosa parlo, per tutti gli altri: esclusivo circolo sportivo, ancora precluso alle donne (è in atto una furiosa discussione), dove lo sport è un pretesto per meeting tra i rappresentanti dell’upper class nostrana. Sull’Aniene sospendo il giudizio, ma il ministro è shock, senza pietà.

Breaking News! – Pronti all’incoronazione

Ora è ufficiale, c’è la data in cui King Charles III sarà incoronato! Smentendo le voci che parlavano del 3 giugno, il grande giorno sarà il prossimo 6 maggio.

La cerimonia a Westminster Abbey durerà solo un’ora invece delle quattro dell’incoronazione di Elizabeth II, e Camilla sarà incoronata Queen Consort accanto al marito.

Dunque sarà un giorno dedicato solo a loro, senza il rischio che l’anniversario – il settantesimo – dell’incoronazione materna possa soverchiare quella di Charles. Un riferimento familiare però è presente: il 6 maggio 1910 il bisnonno George V divenne Re alla morte del padre Edward VII.

Il 6 maggio è anche il giorno in cui Archie, il nipotino angloamericano, compirà quattro anni; vorrà qualcosa? Non ci resta che aspettare.

Ritratti (parte seconda)

Adoro le coincidenze. Cos’altro può essere se non una coincidenza il fatto che la sera di sabato 1 ottobre viene diffusa la fotografia che ritrae insieme i nuovi Sovrani e i nuovi Principi di Galles, e un paio di giorni dopo dall’entourage dei Sussex di foto ne arrivano ben due? È una coincidenza incredibile. Oppure è incredibile che sia una coincidenza, a voi l’ardua sentenza.

Entrambe le immagini sono state scattate il 5 settembre, dunque avant le déluge, prima della morte di Her Majesty. I duchi erano a Manchester per prendere parte all’One Young World summit for youth leaders; l’autore di entrambe è il fotografo e amico Misan Harriman.

(Ph: Misan Harriman)

Nella prima foto Meghan è ripresa di fronte e Harry di tre quarti, in pratica la soluzione contraria a quella scelta da Charles Camilla William e Catherine come esaminato nel post precedente: Ritratti (parte prima). Qui è lei in primo piano, lei il punto focale, lei a rappresentare forza e determinazione (e potere); guarda in camera decisa, le gambe leggermente divaricate a trovare stabilità ed equilibrio come i soggetti di certi quadri antichi. Anche la mise scelta contribuisce ad affermare la sua potenza: un completo rosso, il colore più potente che c’è, con pantaloni e sciarpa al collo – non annodata a fiocco, ma lasciata cadere, quasi a evocare una cravatta – firmato Another Tomorrow, brand americano con la mission di creare una moda etica e sostenibile. Anche i gioielli vanno nella stessa direzione: gli orecchini e l’anello sono di Tabayer, maison di gioie che si ispirano a forme antiche, con una valenza quasi talismanica, e soprattutto realizzate (in Italia) con materiali provenienti da fonti certificate per rifiutare lo sfruttamento dei minatori. Un piccolo dettaglio: Meghan porta l’anello all’indice, che è il dito che mostra la direzione; dunque tradizionalmente indica determinazione, decisione, perfino temerarietà. Sarà un caso che molta stampa anglosassone ha sottolineato la similitudine di un’altra donna – anch’essa americana, in grado di esercitare grande potere, almeno sul proprio uomo?

Harry, come spesso accade nei loro ritratti, è in secondo piano, anche se questa volta sfoggia un sorrisetto sornione. O imbarazzato. O entrambi. C’è poi un dettaglio veramente interessante, oserei direi quasi caravaggesco. Il suo braccio sinistro è illuminato da un raggio di luce che lo trasforma in una sorta di freccia, e porta l’occhio a notare il dettaglio della mano – con fede nuziale in bella vista – che si intreccia a quella della moglie in un gesto che ormai li contraddistingue, una sorta di marchio di fabbrica del brand Sussex.

La seconda foto è completamente diversa per l’uso del bianco e nero e per la posa dei due, di profilo, mentre guardano verso il sol dell’avvenire, o più semplicemente verso il palco su cui stano per salire. Stessa occasione, stessa mise, impatto totalmente diverso.

(Ph: Misan Harriman)

Meghan è sempre in primo piano (anche per una banale questione di altezza); le mani sempre intrecciate, lo sguardo tenero e fiducioso, quasi ingenuo, un po’ stile ho visto la Madonna. Un’immagine sicuramente meno audace della precedente, ma non per questo più modesta, anzi. Mi ha fatto pensare immediatamente ai ritratti di profilo delle coppie reali, così comuni e così ricchi di storia. Probabilmente anche voi state pensando al celeberrimo doppio ritratto del Duca di Urbino e di sua moglie Battista Sforza; il dittico, realizzato da Piero della Francesca intorno al 1470 – Battista morì giovanissima nel 1472 – è esposto alla Galleria degli Uffizi (dove una visita, parafrasando un famoso film, è sempre una buona idea).

Questo tipo di ritratto si afferma nel Quattrocento e ha alcun caratteri di grande interesse. La visione di profilo intanto ha il vantaggio di mettere in ombra eventuali difetti (Federico aveva perso l’occhio destro in un torneo) ma soprattutto semplifica la espressioni e annulla le emozioni, consegnando alla persona ritratta tutta la ieraticità del potere. Prende ispirazione dalla medaglistica antica, che raffigurando il monarca di profilo, più che rappresentarne i tratti somatici lo trasformava nell’essenza del potere regale. Tutti i sovrani a capo di Paesi monarchici che compaiono ancora oggi sulle monete sono ovviamente ritratti di profilo, e spesso la stessa scelta si fa per i francobolli. Chissà, magari i Sussex si sono ispirati ai nonni.

A proposito di monete, hanno iniziato a girare gli esempi delle monete di nuovo conio con King Charles III; (alcuni anche ironici, con le orecchie che sporgono). Secondo la tradizione – che vuole che ogni sovrano mostri il profilo opposto a quello del suo predecessore – mentre Elizabeth compariva mostrando il lato destro del volto, il nuovo re mostra il lato sinistro. Proprio come Harry e Meghan.

Un bel tacer…

Come si dice in danese “la toppa peggio del buco”?

Comunque si dica, eccone a voi un pregevole esempio. Dopo l’annuncio a sorpresa dell’imminente rimozione del titolo di principe e principessa ai figli del secondogenito Joachim, cui ha fatto seguito la reazione sdegnata della di lui prima moglie Alexandra, madre di due dei suddetti principi a scadenza; dopo l’addolorata risposta di Joachim e dell’attuale moglie Marie, madre degli altri due principi agli sgoccioli; e dopo che pure Mary, futura regina consorte, ci ha messo del suo – dimostrando ove mai ce ne fosse bisogno che correre in aiuto del più forte è uno degli sport più diffusi a ogni latitudine – Margrethe II corre ai ripari e confeziona un messaggio in cui offre la sua versione (versione italiana ottenuta con l’aiuto del traduttore).

Negli ultimi giorni ci sono state forti reazioni alla mia decisione sul futuro utilizzo dei titoli per i quattro figli del principe Joachim. Certo, mi colpisce.

La mia decisione è stata presa da tempo. Con i miei 50 anni sul trono, è naturale guardare sia indietro sia avanti. È mio dovere e mio desiderio come regina garantire che la monarchia si adegui costantemente ai tempi. A volte ciò richiede di prendere decisioni difficili, e sempre difficile sarà trovare il momento giusto.

Portare un titolo reale comporta una serie di obblighi e doveri, che in futuro riguarderanno un numero minore di membri della famiglia reale. Questo adeguamento, che considero una garanzia necessaria per il futuro della monarchia, voglio farlo decidendo io il momento opportuno.

Ho preso la mia decisione come regina, madre e nonna, ma come madre e nonna ho sottovalutato i sentimenti del mio figlio minore e della sua famiglia. L’impressione è stata grande, e mi dispiace molto.

Nessuno dovrebbe dubitare che i miei figli, nuore e nipoti sono la mia grande gioia e orgoglio. Spero che ora noi come famiglia possiamo trovare il modo per superare questa situazione e ritrovare l’armonia.

Pur comprendendo la necessità di rinnovare l’istituzione monarchica semplificandola e snellendola, nei modi e nei tempi che ciascuno ritenga più opportuni, resta il sapore sgradevole di un provvedimento il cui valore retroattivo, pur non essendo espressamente proibito dalla giurisprudenza, lascia sempre l’amaro in bocca. Sullo stupore della regina per la reazione del figlio e dei nipoti preferisco non esprimermi, mentre si può affermare senza difficoltà che lo scivolone comunicativo si piazza al vertice delle royal figuracce dell’anno. Chissà come – e se – si dice in danese “i figli so piezz’e core”.

Breaking News! – Arrivi e partenze

Tra tre settimane i Granduchi Ereditari di Lussemburgo festeggeranno i dieci anni di matrimonio, e lo faranno nel più allegro dei modi: la Corte ha appena annunciato la seconda gravidanza di Stéphanie. Il piccolo Charles diventerà fratello maggiore ad aprile, e a maggio compirà tre anni.

(Ph: Maison du Grand-Duc/Sophie Margue)

Guillaume e Stéphanie si sono sposati il 20 ottobre 2012 nella Cathédrale Notre-Dame de Luxembourg-Ville appena due mesi dopo la morte della madre di lei, la Contessa Alix de Lannoy, e devo dire che per un periodo discretamente lungo la coppia sembrava piuttosto triste e quasi dimessa, ben lontana dall’impeccabile eleganza del Granduca padre e dalla rutilante personalità della Granduchessa madre. Poi, il 10 maggio 2020, è arrivato Charles e l’atmosfera è cambiata; da allora, complice anche la simpatia del bambino, sono apparsi sempre allegri e sorridenti, e anche il loro aspetto modesto, le mise prive di charme, sono diventi simbolo di un modo di essere semplice e alla mano. Ora la prole raddoppia, e probabilmente anche la felicità.

La seconda notizia viene dal Regno Unito: sono stati resi noti ora e causa della morte di Sua Maestà, deceduta giovedì 8 settembre alle ore 15.10 a Balmoral. La causa però è una non notizia in quanto, come già avvenne per Philip, l’unica spiegazione è “old age” età avanzata. Il documento mette la parola fine a ipotesi e speculazioni; così è, mettiamo il punto e andiamo avanti.

C’è un pasticcio in Danimarca

Non sarà il marcio di shakespeariana memoria, ma ciò che sta accadendo alla Corte danese sembra davvero un pasticcio, quanto meno per come viene comunicato.

(Ph: Hanne Juul/Aller/MEGA)

I fatti. Ieri, 28 settembre, viene diffuso un comunicato con un annuncio piuttosto scioccante: a partire dal prossimo 1 gennaio i figli del principe Joachim, secondogenito della regina, pur restando nella linea di successione al trono verranno privati del titolo di principe e principessa e del predicato Sua Altezza, e manterranno solo quello di conte/contessa di Monpezat, ereditato dal defunto principe consorte. Nel 2008 Margrethe II aveva stabilito che i discendenti del marito ne portassero il titolo; nel 2016 la decisione che tra tutti gli otto nipoti solo il principe Christian, secondo nella successione dopo il padre Frederik, ricevesse un appannaggio pagato dai contribuenti. Con un’ardita operazione aritmetica, la sovrana ha dunque realizzato che uno più uno fa meno quattro, e stabilito che tra tre mesi Nikolai, Felix, Henrik e Athena saranno conosciuti solo come Sua Eccellenza il Conte/la Contessa di Monpezat. Una mossa che ha lasciato i più senza parole, perché se la ragione – rendere più snella la casa reale e contenere le spese, decisione che stanno prendendo anche altri sovrani – è comprensibile e persino apprezzabile, la modalità lascia quanto meno perplessi a causa del valore retroattivo insito nella norma che declassa seccamente i quattro ragazzi, nati principi di Danimarca.

Non ha tardato a far arrivare la sua protesta la Contessa di Frederiksborg, nata Alexandra Manley, prima moglie di Joachim e madre dei suoi figli maggiori, il ventitreenne Nikolai e Felix, 20 anni. Da madre di due principi reali diventerebbe madre di semplici conti; non si fa! Oggi alla sua si è unita la voce sdegnata dello stesso Joachim; al giornale B.T. ha smentito quanto dichiarato dalla portavoce della Casa reale, secondo cui egli era al corrente della decisione materna. Raggiunto a Parigi dove vive con la famiglia, il principe ha affermato che lo scorso gli era stato presentato un piano secondo cui i figli avrebbero perso il titolo regale al compimento dei 25 anni, per consentire loro di scegliere in libertà stile di vita e professione. Insomma, un bel pasticcio. Non v’è dubbio che la gestione dei figli cadetti sia un problema per molte famiglie reali – negli anni c’erano state voci sull’insoddisfazione di Joachim, che non è probabilmente estranea alla decisione di trasferirsi in Francia, assumendo un incarico presso l’ambasciata danese – ma Lady Violet ha qualche dubbio sull’efficacia di operazioni del genere. Harry, non sei solo!