Joyeux anniversaire!

Operazione simpatia al Palais Royal di Bruxelles in occasione del compleanno di Re Philippe, nato nella capitale belga 59 anni fa. philippe enfantIl sovrano ha ricevuto la visita di Philippe Geubels, uno stand-up comedian a me finora totalmente sconosciuto – anche perché non parlo fiammingo – che ha in comune col sovrano il nome di battesimo e il giorno del compleanno (ma è più giovane di 21 anni). Considerando che Philippe non sembra esattamente un disinvolto buontempone, l’incontro è stato a suo modo quasi divertente, e il sovrano si è prodotto anche in un paio di battute, non saprei dire se spontanee o suggeritegli da qualche esperto di comunicazione. Abbiamo però saputo che Philippe (il re) festeggerà semplicemente in famiglia; magari in una due giorni di celebrazioni domestiche, considerando che domani la più piccola dei suoi figli, la biondissima Eléonore, compirà 11 anni. Con l’occasione vi ricordo che domani è il compleanno anche del cugino di Philippe, il Granduca Henri del Lussemburgo che ne compie 64, ma non sappiamo se festeggerà visto che l’anziano padre, il Granduca Emerito Jean, è in ospedale per problemi polmonari.

L’incontro dei due Philippe è stato postato dall’account twitter dei Reali belgi, in due parti e con sottotitoli in francese (per fortuna, dato che i due parlano fiammingo). Notate il maggiordomo in frac, che serve prima l’ospite e poi il re.

Sessant’anni, oggi

A gentile richiesta, un piccolo omaggio alla coppia imperiale giapponese che oggi festeggia le nozze di diamante e tra venti giorni lascerà il trono al Principe Ereditario.akihito michiko

hirohito familyAkihito nasce nel palazzo imperiale di Tokio il 23 dicembre 1933, primo figlio maschio dopo ben quattro femmine dell’imperatore Hirohito e di sua moglie Nagako. All’epoca il Tennō era ancora considerato di natura divina,  discendente diretto della dea solare Amaterasu, dunque il piccolo principe è anche un piccolo dio. Ma il 1 gennaio 1946, dopo la disastrosa sconfitta del Giappone, il Generale McArthur costringe l’imperatore a firmare la Ningen sengen -“Dichiarazione della natura umana” – e la nuova costituzione del 1947, imposta dagli Americani, ne riduce il ruolo a simbolo della nazione con poche funzioni, esclusivamente formali e cerimoniali. 

michiko familyMichiko Shōda, nata a Tokyo il 20 ottobre 1934, viene da una famiglia ricchissima senza una goccia di sangue blu, che alle abilità imprenditoriali unisce l’amore per cultura; se suo padre è alla guida di una delle maggiori compagnie alimentari asiatiche, lo zio è un famoso matematico che diventerà presidente dell’Università di Osaka. Michiko riceve un’istruzione completa, orientale e occidentale. Si laurea summa cum laude in Letteratura Inglese all’università cattolica di Tokyo (lei non è stata battezzata, ma la famiglia è cattolica) e segue anche dei corsi a Oxford e Harvard. È bella, intelligente, colta, ricchissima; suona il pianoforte, gioca a tennis e ha molti corteggiatori tra cui, sembra, anche tal Yukio Mishima. japan tennis (old)Il 19 agosto 1957 è a Karuizawa, cittadina nella Prefettura di Nagano, e gioca una partita di doppio misto; il suo avversario è il giovane principe ereditario. Si innamorano subito, ma gli eredi al trono imperiale di solito sposano lontane cugine o fanciulle della più alta aristocrazia, naturalmente educate allo Shinto, e l’imperatrice madre non sembra contenta. japan royal weddingIl giovane Akihito non si fa influenzare e non cede; il 27 novembre 1958 viene annunciato il fidanzamento, cui segue il 14 gennaio la cerimonia ufficiale di compromesso e il 10 aprile le nozze. Nel rito shintoista gli sposi – abbigliati con gli splendidi, sontuosi, pesantissimi costumi tradizionali – sono soli con il celebrante; il primo atto ufficiale come marito e moglie, questa volta in abito di gala alla moda occidentale, è la visita alla coppia imperiale. japan royal wedding 2Nascono tre figli: il futuro tennō Naruhito, il principe Fumihito e la principessa Sayako (che non si vede mai perché avendo sposato un borghese non fa più parte della famiglia imperiale, come prescrive la legge). michiko daughter snoopyLa successione è assicurata dalla nascita del principe Hisahito, nel 2006, che non è figlio del principe ereditario, ma del fratello minore. La trasmissione del Trono del Crisantemo avviene ancora esclusivamente per via maschile, per cui l’unica figlia, femmina, del futuro imperatore, è stata esclusa.

akihito intronazione

(Ph. Getty Images)

Il 7 gennaio 1989, alla morte del padre, Akihito diventa Imperatore; il 12 novembre 1990 la solenne cerimonia di intronizzazione segna l’inizio ufficiale del suo regno, noto col suo nome imperiale, Heisei (al termine del post trovate una breve nota sui nomi imperiali giapponesi).

Non è stato sempre facile, la vita all’interno delle mura del Palazzo è scandita da regole rigidissime sotto il continuo controllo della kunai-cho, la potente Agenzia della Casa Imperiale; lo stress costa a Michiko un’afasia psicogena, comparsa all’improvviso il giorno del cinquantanovesimo compleanno e durata alcuni mesi, durante i quali l’Imperatrice non è in grado di pronunciare parola.

Credo però che il sostegno del marito non le sia mancato, e ancora oggi è una gioia vederli insieme; con le figure minute e la grazia dei gesti misurati, lui impeccabile e sempre generoso di simpatici sorrisi, lei rarefatta ed elegante in kimono o con una delle giacche/mantella che ama tanto, sempre più simile a una kokeshi, la tradizionale bambola portafortuna.

japan kindergartenMa ecco la prova che qualche volta si scatenano anche loro!

Una delle immagini che preferisco, e che penso rappresenti bene la coppia imperiale, è quella presa a giugno del 2005 durante la visita a Saipan, isola del Pacifico teatro di alcuni episodi della Seconda Guerra Mondiale; inchinati verso il mare in cui trovarono la morte tanti giapponesi. japan visit saipan 2005Oggi invece le nozze di diamante le hanno festeggiate così, con figli e nuore, e quel tocco di inevitabile, indispensabile formalità. japan 60th anniversary

 

Nota. In Giappone il sovrano in carica non viene mai chiamato col nome proprio (inquesto caso Akihito), ma semplicemente Tennō Heika, Sua Maestà l’Imperatore. Al suo regno viene dato un nome, al momento è Heisei; quando l’imperatore morirà, sarà chiamato sempre col nome assegnato al suo regno, dunque Akihito diventerà l’Imperatore Heisei. Anche all’imperatrice sarà dato un nome postumo, e verrà ricordata con quello. Al momento, siccome l’imperatore abdica, verrà definito Jōkō abbreviazione di un titolo più lungo analogo al nostro “emerito”. Anche gli altri membri della famiglia imperiale hanno un nome proprio e uno imperiale, per cui ad esempio il secondogenito di Akihito si chiama Fumihito, ma il suo titolo è Principe Akishino, che è il modo con cui lo chiamano i giapponesi (il nome proprio lo usiamo fondamentalmente noi in Occidente, perché non ci è chiarissimo il meccanismo); il titolo passa anche alla famiglia, per cui ad esempio la sua prima figlia si chiama Mako, Principessa Akishino. Tutto chiaro?

A Royal Calendar – 9 aprile 2005

Il giorno in cui il royal wedding più atteso, desiderato, esecrato, benedetto, maledetto, fu celebrato, e finalmente HRH The Prince of Wales sposò l’amore di una vita, Mrs Camilla Parker Bowles, née Shand. c c weddingMatrimonio civile, perché se lui a quel punto era vedovo lei era solo divorziata e la Chiesa Anglicana, come la Cattolica Romana, non consente in questo caso quello religioso. Il fidanzamento ufficiale era stato annunciato due mesi prima, il 10 febbraio, e le nozze fissate per venerdì 8 aprile, poi rinviate al giorno seguente perché lo sposo venne a Roma a rappresentare la Corona ai solenni funerali di Papa Giovanni Paolo II.

ascot room windsor guildhall

(Ph. Peter Macdiarmid/Getty Images)

Scartata l’ipotesi di celebrare la cerimonia in privato a Windsor Castle – si scoprì che la licenza per la celebrazione del rito veniva rilasciata con durata triennale, e ciò dunque avrebbe consentito a chiunque di sposarsi al castello – la coppia optò per Guildhall, il palazzo municipale a cento metri dal maniero, scegliendo la piccola Ascot Room (rendendo così la piccola sala il posto più in per i matrimoni, e infatti poco dopo ci si sposò pure Elton John). Presenti i figli degli sposi, fratelli e nipoti, il padre di lei, qualche cugino di lui; testimoni il principe William e Thomas Parker Bowles, assenti la Regina e il Principe Consorte.

Camilla era in un colore descritto come crema chiaro, scelta poco felice perché nelle foto sembra proprio bianco, e risulta francamente poco adatto. camilla wedding-dress-zLe signore Robinson e Valentine, titolari della maison omonima, crearono per l’imminente duchessa un completo formato da abito di chiffon di seta arricchito da un pizzo leggero a motivi circolari e pardessous coordinato, più ampio cappello di paglia Philip Treacy, che nella sua brillantissima carriera ha fatto di molto meglio. Non mancavano i tocchi royal: la spilla con le tre piume simbolo del Principe di Galles, appuntata un po’ infelicemente sul colletto, e la clutch firmata Launer, il brand delle iconiche borsette di Sua Maestà. Oltre all’anello di fidanzamento of course: un diamante taglio smeraldo fiancheggiato da baguette appartenuto alla nonna dello sposo, l’amata Queen Mom, che probabilmente lo ebbe in dono dal marito alla nascita della primogenita Elizabeth. Cosa pensiamo di questa mise? A me non dispiace ma neanche mi entusiasma, sicuramente avrei preferito un couturier di maggior talento, anche se in fondo la scelta riflette la personalità di Camilla, una donna pragmatica con uno stile classico e sobrio; l’unica royal bride ad aver riciclato l’abito da sposa, indossato due anni dopo, con accessori diversi, all’inaugurazione del Parlamento gallese. camilla recycles-wedding-dress-z

Al rito civile seguì nel pomeriggio una benedizione impartita dall’Arcivescovo di Canterbury – che aveva fortemente sostenuto questa scelta – nella St.George’s Chapel. La cerimonia, definita Service of Prayer and Dedication, fu trasmessa in televisione così tutto il regno – e non solo gli 800 invitati – fu testimone dell’atto di pentimento pronunciato dai futuri sovrani: We acknowledge and bewail our manifold sins and wickedness, Which we, from time to time, most grievously have committed, by thought, word and deed, Against thy Divine Majesty, Provoking most justly thy wrath and indignation against. (Riconosciamo, e piangiamo, i nostri molti peccati e vizi, che noi, di volta in volta, abbiamo molto gravemente commesso con il pensiero, con le parole e con le azioni, contro la tua Divina Maestà, provocando assai giustamente la tua collera e il tuo sdegno contro di noi). c c wedding st george's chapelLa sposa si era cambiata indossando la seconda mise creata per lei da Robinson Valentine: un abito di leggero chiffon griogioazzurro sotto un soprabito in seta pesante nella stessa tonalità, con tocchi dorati in rilievo, e scarpe grigie. Un insieme elegante e molto adatto sia a lei sia alla particolare natura della cerimonia, che ho avuto occasione di veder dal vivo nel 2014 in una mostra dedicata alle spose al Victoria and Albert Museum.

Confesso che non mi aveva convinto del tutto; il contrasto tra due tessuti così diversi sembrava poco armonico e la manifattura del soprabito mostrava qualche pecca, ma col tempo mi convinco sempre più che questo resta uno degli abiti da royal bride più eleganti e meglio scelti degli ultimi anni. camilla wedding hatE di quel copricapo, ne vogliamo parlare? Philip Treacy si riscattò ampiamente dal cappello indossato al mattino per il matrimonio civile inventandosi un cerchietto che evoca un fascio di spighe dorate, trasformando la sposa matura in una Demetra, una Cerere, una dea del grano e delle messi. Sublime. Deludente invece il piccolo bouquet tenuto in mano da Camilla, va bene il simbolismo dei fiori (il daffodil del Galles, le rose provenienti dai giardini di Highgrove) ma per una sposa adulta avrei preferito qualcosa di meno bambinesco, anche se meno abbinato all’abito (anzi meglio).camilla wedding bouquetAlla benedizione religiosa c’erano anche Her Majesty e il principe Philip che hanno posato (abbastanza) sorridenti nella fotografia ufficiale; notate la raffinatezza del calzino lilla del Maggiore Bruce Shand, padre della sposa e l’assoluta bruttezza della mise della graziosa Laura Parker Bowles, stile usciere di Tiffany’s. c c wedding familyOggi Charles e Camilla hanno festeggiato l’anniversario in Irlanda del Nord, alla riapertura di Hillsborough Castle; dopo quattordici anni di matrimonio – più tanti d’amore – si guardano ancora così. charles camilla 14th

La foto del giorno – 23 marzo

Oggi è il compleanno della principessa Eugenie-Mrs. Brooksbank, che compie 29 anni. Due giorni fa la fanciulla, con babbo Andrew e marito Jack al suo primo impegno da royal-parente, ha visitato il Royal National Orthopaedic Hospital, di cui è appena diventata patronessa. Duke of York visits the Royal National Orthopaedic HospitalÈ questo l’ospedale dove a dodici anni fu operata per una grave scoliosi, e scommetto che ricordate tutti la lunga cicatrice sulla schiena orgogliosamente messa in risalto dallo splendido abito da sposa. Forte della sua esperienza Eugenie ha saputo trovare le parole giuste per dare forza ai pazienti ricoverati, soprattutto i più piccoli, e alla fine c’è stata anche una sorpresa: ha incontrato una delle infermiere che si prese cura di lei bambina, e le due si sono salutate con grande affetto. Guardandola, vedendo come entra in relazione con le persone, confesso di aver pensato che se la Royal Family avesse proprio bisogno della boccata d’aria fresca evocata tutte le volte che in famiglia entra qualche nuovo elemento, non ha bisogno di cercare lontano. Poi magari sul look bambolina – abitino di tweed color crema, scarpette da Minnie e cerchietto in testa a (dis)ordinare i capelli – si può lavorare, ma in fondo è o non è una caratteristica delle reali per nascita quella di non azzeccare sempre la mise? Her Majesty a parte, of course.

Anyway, happy birthday!

La foto del giorno – 15 marzo

Confesso, ieri avrei voluto scrivere un Royal Calendar dedicato al principe di Monaco che compiva 61 anni, ma non ho potuto. Oggi faccio ammenda con una delle fotografie pubblicate dalla moglie Charlène sul suo account instagram. Albert birthdayTorta al cioccolato, due candeline azzurre più due di quei diabolici candelotti (li detesto, e sono pure dannosi perché la combustione provoca la caduta di particelle di metalli pesanti sulla torta). Sarà il look impiegatizio del principe, sarà il sottotorta di carta su vassoio d’argento, il tutto ha un’aria un po’ mesta. Per fortuna ci sono i gemelli a movimentare la scena! Soprattutto Gabriella, che sembra più aperta e allegra del fratello, e sembra anche somigliare a nonna Grace, mentre Jacques ha ripreso l’aspetto convenzionalmente teutonico della madre. In gioventù Albert era veramente il prototipo del principe azzurro, biondo, sportivo, colto, gentile. Col passare degli anni ha perso molti capelli e gran parte di quell’aura incantata, mantiene una certa piacevolezza ma è ormai più un cugino affidabile che un eroe romantico. Come il Principato su cui regna, gran parte del glamour dei tempi d’oro è evaporato, e la mogia presenza della sua sposa non aiuta. Ancora una volta, speriamo nei gemelli!

La foto del giorno – 10 marzo

Oggi il principe Edward, ultimo dei quattro figli della Regina, compie 55 anni, e sua madre gli ha fatto un bel regalo. Gemelli? Una cravatta? Un dopobarba? Macché, nulla di tutto ciò. IMG_20190310_155441Per il suo compleanno Edward ha ricevuto un titolo di conte: Earl of Forfar per la precisione, che userà quando sarà in Scozia. Forfar è la cittadina capoluogo dell’Angus nelle cui vicinanze sorge Glamis Castle, residenza dei conti di Strathmore, dove nacque la Regina Madre, che qui diede alla luce la figlia minore Margaret. Il titolo fu istituito nel 1661; il primo conte fu Archibald Douglas ma il secondo conte, suo figlio e omonimo, morì nel 1715 senza eredi. Da oggi dunque, ogni volta che visiteranno le Highlands, Edward e Sophie saranno The Earl and Countess of Forfar, esattamente come in Inghilterra sono The Earl and Countess of Wessex.

E se vi state chiedendo perché il giorno delle sue nozze, nel 1999, il figlio minore di Sua Maestà non ha ricevuto il titolo di Duca, come suo fratello Andrew – e i nipoti William e Harry – una risposta ufficiale non c’è. L’ipotesi più accreditata è che alla morte del padre gli subentri come Duke of Edinburgh, ma non è scontato perché in effetti il titolo dovrebbe passare al primogenito, cioè Charles, o rientrare nella disponibilità della corona; nel frattempo Edward si occupa con passione del Duke of Edinburgh Award, di cui è presidente. Quanto al titolo di Earl of Wessex, sembra che a sceglierlo tra quelli di pertinenza reale sia stato proprio il principe, da sempre appassionato di recitazione (in passato ha anche avuto una sua casa di  produzione). Ricordate il film Shakespeare in love? Ricordate il ruolo di Colin Firth, che sposa la protagonista Viola/Gwyneth Paltrow per portarla con sé in America? Bene, the Earl of Wessex era lui.

La foto del giorno – 9 marzo

Questa delizia è Adrienne – figlia minore della principessa Madeleine di Svezia e del marito, l’uomo d’affari angloamericano Chris O’Neal –  e oggi compie un anno. 21948340-9270-4483-BE44-37B14341EFCALa piccola è stata fotografata dalla mamma a Miami, dove la famiglia si è stabilita da qualche mese. Madeleine ha conosciuto Chris a New York, dove si era trasferita dopo aver annunciato le nozze col fidanzato storico Jonas Bergstrom per poi scoprire a un passo dall’altare che l’infingardo l’aveva tradita. La comparsa di Chris fu salutata con comprensibile sollievo dai regali genitori; l’otto giugno 2013 il matrimonio da fiaba, l’anno seguente nasce Leonore seguita dopo soli sedici mesi da Nicolas. Sono questi due bimbi di angelica bellezza e diabolico comportamento, totalmente ingestibili e ingestiti, due tipetti che possono tranquillamente competere con Felipe de Marichalar, il nipote del re di Spagna passato alla storia perché prese a calci una cugina mentre entrambi erano paggetti alle nozze tra Felipe e Letizia. Speriamo che Adrienne sia più tranquilla! La bimba è stata battezzata a Stoccolma a giugno dell’anno scorso, e il suo battesimo è stato l’oggetto di uno dei primi post di Lady Violet, lo trovate qui A Royal Weekend – Battesimo di Adrienne

A Royal Calendar – 3 marzo 1933

Don’t let it be forgotten,
that once there was a spot,
for one brief shining moment
that was known as Camelot.

Con la morte di Lee Radziwill, la sorella minore di Jackie Kennedy scomparsa lo scorso 15 febbraio, se ne va un altro pezzo di quel sogno che fu Camelot, e un altro componente dell’unica vera royal family americana. Lee jack jackie bobOggi avrebbe compiuto 86 anni, lei nata a Southampton – sobborgo chic di New York affacciato sull’oceano – quattro anni dopo Jackie, il 3 marzo 1933. Il padre è John Vernou Bouvier III, detto BlackJack per la pelle eternamente abbronzata e la passione per la vita spericolata; la madre è Janet Norton Lee, figlia di un immigrato irlandese che si è fatto da sé creando un impero immobiliare. Janet cresce le figlie con un solido principio: nella vita ci vuole un matrimonio prestigioso con un marito ricco. Più ricco è, meglio è.lee jackie as children Fedele lei stessa a tale principio quando divorzia da Bouvier, alcoolista e donnaiolo, sposa il ricchissimo Hugh Auchincloss. Jackie in questo senso compie un capolavoro, entra in un delle famiglie più importanti e abbienti del paese, e va a vivere direttamente alla Casa Bianca. Lee va meno bene, però comincia prima: la sorella non è ancora fidanzata quando lei, appena ventenne, sposa Michael Temple Canfield. lee jackieChe è il figlio adottivo dell’editore Cass Canfield, ma si dice che in realtà sia figlio naturale di George, Duca di Kent (morto in un incidente aereo nel 1942). La giovane coppia si trasferisce a Londra, dove lui rappresenta Harper&Row, la casa editrice di famiglia. Non ottenendo dalla vita matrimoniale ciò che sperava – né emotivamente né economicamente – Lee riprende rapidamente a guardarsi intorno, e posa gli occhi anche dove non dovrebbe: sembra che nel 1957, con Jackie che ha appena partorito Caroline, si conceda una breve relazione addirittura col cognato e futuro presidente, premunendosi graziosamente di informarne il marito. Diciamolo, in un libro sulla rivalità tra sorelle alle Bouvier toccherebbe un capitolo intero. lee stasIl divorzio arriva rapidamente, ma il sostituto è già pronto: è il polacco Stas Radziwill, e porta in dote un titolo di principe (di cortesia, perché dopo la guerra ha preso la cittadinanza britannica, ed è diventato semplicemente Mr. Radziwill). Si sposano il 19 marzo 1959, Lee è già incinta di Anthony, che nasce in agosto, seguito l’anno dopo da Anna Christina. Stas è arrivato a Londra fuggendo dalla Polonia allo scoppio della seconda guerra mondiale, dopo che il governo ha privato la famiglia dei suoi beni (ma in effetti pare che fosse stato lui a depredare la Croce Rossa polacca prima di scappare) costruendosi una piccola fortuna nel mercato immobiliare. Troppo piccola purtroppo, perché ora Lee deve competere addirittura con una First Lady, e il lusso al quale è abituata – come la famosa casa a un tiro di schioppo da Buckingham Palace, decorata dal principe degli interior designer dell’epoca, Renzo Mongiardino – Stas non può permetterselo. lee mongiardinoC’è però qualcuno che può, può questo e molto altro: un certo armatore greco, di nome Aristotele Onassis. Che Lee, ancora “principessa” inizia a frequentare. Ed è a questo punto che compie l’errore peggiore della sua vita: nell’agosto del ’63 Jackie partorisce un bimbo che vive poche ore; per distrarla la sorella convince Onassis a invitare la First Lady per una crociera a bordo del panfilo Christina, dove tra i due nasce, diciamo così, una simpatia. lee ariIl resto è storia: il 22 novembre di quell’anno il Presidente viene ucciso a Dallas, Jackie diventa la vedova più famosa (e ambita) del mondo e va a vivere coi suoi bambini a New York, dipendendo dalla generosità del suocero. L’assassinio del cognato Bob fa precipitare le cose: Jackie teme che tutti i Kennedy siano nel mirino, e accetta di sposare Onassis, mettendo al sicuro il futuro suo e quello dei suoi figli; Lee resta a Londra, principessa senza corona. lee mickTenta senza successo la carriera di attrice, poi si ricicla brevemente come interior designer, e diventa famosa per aver seguito il tour dei Rolling Stones del ’72. Una groupie quarantenne e scicchissima, grande amica non solo di Mick, ma di signori che si chiamano Andy Warhol, Rudolph Nureyev, Truman Capote. 019-lee-radziwill-theredlistIl 28 novembre 1966 partecipa anche lei al celeberrimo Black and White Ball, organizzato al Plaza dall’allora suo migliore amico Capote coi proventi del libro A sangue freddo. La scelta di Lee è estremamente sofisticata: un abito bianco e argento, favoloso nella sua semplicità, firmato Mila Schön, la sarta delle signore milanesi chic.

Nel ’74 divorzia da Stas, l’anno dopo muore anche Onassis, Jackie è di nuovo vedova ma stavolta non dipende da nessuno e se ne torna a New York, dove recuperando una vecchia passione lavora come editor. Il tempo passa, e Lee finisce con l’impalmare il regista Herbert Ross, che è gay ma può offrirle un adeguato tenore di vita. Jackie muore per un linfoma non-Hodgkin nel ’94; nel suo testamento lascia alla sorella null’altro che la frase: ho fatto già abbastanza in vita. lee jackie figliLa morte salva Jackie dall’ultima grande tragedia familiare, che tocca a Lee affrontare: nel 1999 Anthony Radziwill, figlio dell’una, è malato terminale di cancro e John Kennedy Jr, figlio dell’altra, è stravolto dal dolore per la perdita che si annuncia imminente. lee carolineIl 16 luglio si mette alla cloche del suo piper con moglie e cognata, per andare al matrimonio della cucina Rory; come sapete già l’aereo precipita e si inabissa, i tre occupanti muoiono. Il 4 agosto Anthony compie quarant’anni, il 10 muore anche lui. Restano Lee, la figlia Tina e la nipote Caroline, cui la zia si avvicina sempre di più, finendo per fare discretamente da nonna ai suoi figli.

Fin qui la storia, e io vi vedo cari lettori, col sopracciglio alzato ad interrogarvi sul perché siamo qui a ricordare una donna così, diciamo, controversa e volendo pure relativamente inutile. Direi che se un giudizio su di lei deve essereci non può prescindere dal fatto che in fondo fosse un prodotto del suo tempo, qullo che raccomandava a tutte le ragazze la conquista di un buon partito; più alto il ceto sociale, più forte il condizionamento. Per fortuna le cose non sono più così, e forse in piccola parte lo si deve anche a donne come lei, che si sono prese ciò che volevano senza chiedere permesso. Ma ciò che spiega meglio il suo personaggio è un dettaglio che riguarda la sua morte: l’annuncio è stato dato, primo tra tutti, da WWD Women’s Wear Daily, la bibbia del fashion. Dove tutti i grandi della moda, da Valentino a Massimo Ferragamo agli stilisti americani, si sono affrettati a testimoniare quanto Lee fosse naturalmente elegante, ricca di charme, piena di classe, e come ciascuno desiderasse vestirla, o ne traesse ispirazionelee giorgio richardGiorgio Armani, di cui è stata a lungo testimonial e ambasciatrice negli USA, oltre ad ammirarne lo chic la trovava l’esempio perfetto e pieno di ironia dell’aristocrazia americana, assai difficile da definire: una combinazione di semplicità e sofisticatezza, spontaneità, rigore e rispetto delle regole. lee-e-jackie-a-new-york-792649Quando la sorella Jackie arriva alla White House ribalta tutti i canoni della First Lady sin dal giorno del giuramento, unica signora sul palco a non indossare la pelliccia ma un cappottino color crema. Col suo stile fatto di linee semplici, l’uso dei tessuti monocromi e i gioielli importanti – spesso anche etnici o bigiotteria – più alcuni accessori divenuti icone, come i grandi occhiali da sole o i foulard, inventa un’immagine contemporanea ancora attuale. Lee ne è l’immagine speculare, una sorta di alter ego che ne raddoppia l’impatto: pensate a quando le due sorelle camminavano per le vie di Capri (o i vicoli di Ravello, ancora più chic) in tshirt e pantaloni, con sandali flat o addirittura scalze. Prive della bellezza perfetta di Grace o di quella voluttuosa di Marilyn le Bouvier se ne sono inventata una nuova, moderna, in cui sembra più facile identificarsi. Sperando di avere un po’ di quella classe, di quello charme. O almeno coltivando l’amore per il bello. lee jackie sisters

 

A Royal Calendar – 22 febbraio 1933

Uno dei miei lettori più affezionati mi ha inviato questa bellissima foto, e dato che la Duchessa di Kent ha appena festeggiato il compleanno, quale occasione migliore per parlare di lei, componente assai interessante ma piuttosto defilato della Royal Family? duchess kent wimbledonKatharine Lucy Mary Worsley nasce in un’importante famiglia dello Yorkshire ed è una discendente diretta di Oliver Cromwell. Riceve l’educazione tipica delle fanciulle del suo ceto, con un’attenzione particolare alla musica che resta la sua grande passione, tanto che ancora oggi suona pianoforte organo e violino. Conosce Edward, cugino della sovrana, mentre lui presta servizio nella base militare di Catterick; il giovanotto è già HRH The Duke of Kent, lo è diventato a soli sette anni, nel 1942, in seguito alla morte del padre. Si sposano l’otto giugno 1961 nella cattedrale di York, che torna a ospitare un royal wedding dopo 633 anni, quando Edward III si unì qui a Philippa di Hainault. La sposa indossa un elegante abito in seta operata con collo montante – un classico degli anni ’60 – e gonna balloon, creato da John Cavanagh, couturier raccomandatole dalla futura suocera Marina che le presta anche il Queen Mary’s Diamond Bandeau per fermare il velo. Le nozze passano alla storia royal anche perché fanno da scenario alla nascita dell’amore tra Juan Carlos di Borbone Spagna e Sofia di Grecia.

Ecco il video di questo royal wedding, date retta a Lady Violet, guardatelo che è un po’ lungo ma pieno di chicche. https://www.youtube.com/watch?v=wZ44_-9kjuQ

Nascono tre figli, ma la perdita del quarto getta la duchessa in una grave depressione della quale anni dopo parlerà con grande dolore e grande franchezza. Nel 1994 arriva una decisione per molti versi rivoluzionaria: è il primo membro della Royal Family a convertirsi al cattolicesimo da secoli; nel 1701 infatti era stato emanato l’Act of Settlement per assicurare il trono britannico ai soli protestanti, escludendo anche coloro che avessero contratto matrimonio con cattolici. La conversione – cui la Regina dà il proprio consenso – non ha conseguenze per il Duca di Kent nell’ordine di successione perché avvenuta dopo le nozze. Negli anni anche altri Kent si convertono: il terzogenito Nicholas si sposa addirittura in Vaticano, il primogenito e futuro duca no, ma esce dalla linea di successione al trono sposando una cattolica e rientra nel 2015 quando la disposizione viene abolita; suo figlio e una delle figlie seguono madre e nonna nella Chiesa di Roma. La successione del Ducato di Kent non è regolata dall’Act of Settlement per cui, quando un giorno il trentenne Lord Downpatrick – nipote del duca in carica – succederà a suo padre, sarà il primo cattolico a portare il titolo dai tempi della Riforma di Henry VIII.

Come tutti i senior members della Royal Family anche Katharine Kent, come preferisce essere chiamata, è patronessa di molti enti e organizzazioni – in buona parte dedicati all’infanzia e alla musica – ma da noi è conosciuta soprattutto per essere la graziosa signora bionda che fino ad alcuni anni fa premiava i vincitori del torneo di Wimbledon. E proprio a questo si riferisce la foto: è il 1993, la finale femminile è tra Steffi Graf e Jana Novotna; alla fine di un serratissimo match vince la tedesca. Al momento della premiazione Jana scoppia in lacrime sulla spalla di Katharine, che la consola: non preoccuparti, ce la farai. Ha ragione, cinque anni dopo è Jana a vincere il torneo.

La tennista cecoslovacca è morta nel 2017 a soli 49 anni, la duchessa ha ridotto molto i suoi impegni; l’abbiamo vista al royal wedding di Harry Meghan camminare con difficoltà accompagnata da un valletto, ma si è fatta comunque notare abbinando all’abito bianco e blu di Erdem un paio di candide Superga. Come sempre impeccabile nei royal duties, svolti con grazia e senza clamore, sempre fedele alla sua natura anticonformista, che le ha fatto dichiarare in un’intervista l’interesse per il rap, l’amore per Dido e la canzone preferita: Thank You.

 

 

 

Sovrani e compleanni

Compie oggi 82 anni il Re di Norvegia, Harald V. Harald vTerzo e ultimo dei figli dell’allora principe ereditario Olav e di sua moglie Märtha di Svezia arriva dopo due femmine, Ragnhild e Astrid. Harald è uno dei numerosi discendenti della regina Victoria (la nonna paterna Maud era figlia di Edward VII), dunque è cugino di Her Majesty; e sembra essere stata proprio lei a sbloccare una situazione che ne aveva tormentato la giovinezza e rischiava di avere conseguenze anche sul regno: il suo amore con la borghese Sonja Haraldsen. Se sia stata davvero Elizabeth a persuadere Olav o no, il matrimonio si fece, è stabile e ancora felice dopo cinquant’anni, e Sonjia è un’ottima regina, amatissima dai Norvegesi. La storia di questo amore contrastato la trovate nei link in fondo, io qui voglio ricordarvi il bellissimo discorso sull’umanità e l’accoglienza fatto dal re  il 1 settembre 2016, perfetto, efficace e assai politico nella sua semplicità. https://www.youtube.com/watch?v=QYvPdBw7Dsg

Di anni ne ha compiuti 74, il 14 febbraio, Hans Adam II, sovrano del piccolissimo (e ricchissimo) Liechtenstein. hans adam bdayTra le famiglie regnanti europee sono senz’altro i più riservati, si vedono raramente, e anche queste immagini dei festeggiamenti nel castello della capitale Vaduz sono state diffuse con parsimonia. Ora lo so cosa state pensando, che come festa di compleanno voi avevate in mente qualcosa di diverso, ma che ne sappiamo noi? Magari la sera avevano organizzato un pigiama party con mojito a fiumi!

Con lui sono la moglie Marie e il principe ereditario Alois, che tra l’altro è l’unico della sua generazione (ha compiuto 50 anni lo scorso giugno) ad aver portato all’altare una fanciulla di sangue reale: la duchessa Sophie in Baviera. E a proposito di matrimoni, il fratello Maximillian è sposato dal 2000 con una signora panamense di colore, ed è stata lei la prima afroamericana a entrare in una famiglia regnante. Mentre dell’unica sorella, Tatiana, si parlava come di una buona candidata per Felipe di Spagna, prima che sulla scena comparisse Letizia. Insomma, c’è parecchio da raccontare… Io li trovo simpatici e ne sono incuriosita, però certo tre giacche brutte così tutte insieme è difficile trovarle.

I post su Harald e Sonja li trovate qui:

Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte prima)

Harald e Sonja, una favola a lieto fine (parte seconda)

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