December/January chic shock e boh

E venne Natale a Sandringham, il primo senza Her Majesty, il primo con His Majesty, che ha mantenuto la tradizione della messa nella chiesa di St Mary Magdalene con tutta la famiglia.

Ma mentre King Charles si conferma uomo di grande eleganza, stavolta Queen Camilla mi piace meno. Il cappotto (Anna Valentine) è il modello che preferisce, ma non amo particolarmente quella sfumatura di blu e le applicazioni di passamaneria – in effetti sono piccole sfrangiature – mi hanno un po’ stufato. Bella senza guizzi la borsa Chanel, bellissima la spilla di diamanti, probabilmente appartenuta alla Queen Mom, ma appuntata così sembra quasi un badge e non aggiunge nulla. Non mi convince neanche il cappello Philip Treacy, con quelle penne messe in orizzontale; aureola o copricapo precolombiano? Boh.

Il grande Philip Treacy fa meglio, e molto, con la Principessa di Galles, dotata di un bel cappello verde loden a tesa ampia con penna di fagiano; la campagna inglese nella versione più elegante. In nuance il cappotto (riciclato) Alexander McQueen, modello militare e linea slim come piace a lei, ma quelle pieghe danno un volume diverso, e questa volta piace anche a Lady Violet, chic. A patto di dimenticare quegli orecchini vagamente etnici – andati subito sold out – che non c’entrano proprio niente.

I Wales erano accompagnati da tutti e tre i figli, col piccolo Louis simpatico e caciarone come al solito. Non è stato però l’unico bambino ad attirare l’attenzione; ha infatti debuttato sulla scena royal il seienne Wolfie Mapelli Mozzi, figlio di primo letto di Edo e dunque figliastro di Beatrice di York.

La quale sembrava uscita da un film anni ’30 con un cappotto (Shrimps) verde bottiglia bordato di pelliccia rigorosamente finta, già indossato in precedenza, e un vezzoso cappellino nuovo di Somerset Millinery in una nuance leggermente diversa, tendente al blu. In teoria sarebbe la mise perfetta per un natale reale, ma in pratica, boh.

Silhouette opposta per la sorella Eugenie, che incinta o no (sembra, ma non c’è conferma ufficiale) sceglie anche stavolta di avvolgersi in un cappotto e ampio, a pied-de-poule grigio, di Weekend Max Mara. Avrei comunque evitato la cintura. Il bel viso è incorniciato da un bandeau in tinta di Emily London. Un po’ troppo infagottata ma la trovo graziosa, Eugenie sembra immune dall’ansia di prestazione, che me la fa apprezzare sempre. La probabile gravidanza poi mitiga il giudizio, quindi boh.

Anche la sempre piacevole e spesso elegante Sophie Wessex non resiste alla tentazione del cappotto in cashmere double con cintura, e pure color crema (Joseph) che la arrotonda molto. In contrasto le linee rigide del cappello da gaucho (JT Millinery) con corona piatta e tesa rigida – in inglese si chiama pork pie perché ricorderebbe l’omonimo pasticcio di carne, pensate voi – e la grande clutch squadrata Sophie von Haubsburg, in un color cuoio che fa a pugni con gli stivali. Si sarà portata un laptop? Shock. Sceglie una linea più smilza la figlia Lady Louise, in blu. Bellissimo il cappotto Roland Mouret, preso a prestito dall’armadio materno; perfetto per una ragazza così giovane il cappello, un trilby JT Millinery. Farò finta di non vedere i sandaletti nude con calze abbinate, chic.

Difficile pensare a una coppia meglio assortita di Mike e Zara Tindall, sportivi, allegri, molto affiatati, anche i fisici sono simili: atletici e costruiti con generosità. Zara indossa un cappotto di LK Bennet in tessuto spigato bianco e nero che secondo me la ingoffa molto. Il pullover (o l’abito, o quello che è) le accorcia il collo, la cinturina in vita le taglia a metà la figura, in mano la bag Lalage Beaumont brandita come se volesse prendere qualcuno a borsettate, simpatico il cappellino (Juliette Botterill), ma non mi piace particolarmente con quel cappotto. Salviamo le Louboutin, per il resto shock.

Finisce dicembre, arriva gennaio e noi ci trasferiamo in Danimarca, dove il capodanno è salutato con una serie di ricevimenti di gala. Appena rientrata dalla natia Australia, dove ha trascorse le vacanze con marito e figli. la futura regina Mary ha riciclato senza batter ciglio.

(Ph: Keld Navntoft, Kongehuset)

La sera del primo gennaio ha partecipato al tradizionale ricevimento ad Amlienborg, offerto alle Autorità del Paese. La futura regina ha riproposto la mise indossata all’inizio dello scorso anno per le fotografie ufficiali col marito (Mary, fifty&fabulous). Favolosi i pezzi della parure di rubini – a partire dalla tiara, che le sta d’incanto – ma l’abito del danese Lasse Spangenberg è troppo da fata turchina. In fondo il mondo si divide tra chi ha letto Pinocchio e chi no. Boh.

Il 3 gennaio è stata la volta del corpo diplomatico presente a Copenaghen; se Mary ha riciclato anche la sua mise grigia rigorosamente made in Denmark (blusa Birgit Hallstein, gonna Julie Fagerholt) tutta l’attenzione era per la Regina, con indosso il nuovo abito di corte, offerto da Haandv ærkerforeningen, l’Associazione degli Artigiani. Questo vestito sostituisce il precedente, con un modello simile ma realizzato in blu, ricevuto 25 anni fa. Naturalmente Lady Violet non approva collo e polsi in pelliccia, prodotto comunque tipico dei Paesi scandinavi, per il resto la mise, per linea e colore, è splendida. Chic + chic.

Ultimo appuntamento il giorno seguente, dedicato alle Forze Armate. Se Margrethe ha replicato l’abito di corte, Mary ha deciso di rendere felice Lady Violet, presentandosi in total color viola bacca. Pure questo un riciclo, ma volete mettere? I due pezzi, abito e cappa, indossati spesso anche singolarmente, sono un’altra creazione di Lasse Spangenberg. Chic.

Il tour delle feste finisce il 6 gennaio a Madrid, giorno della Pascua Militar. Riciclo anche per la Reina Letizia, che a sua volta opta per un colore in armonia con quello scelto dalle altre royal ladies.

La mantella nera con collo in pelliccia ecologica è Carolina Herrera; l’abito, di Felipe Varela, ha troppo pizzo e troppo inutilmente distribuito; non finisce per sembrare la tenda del salotto di Nonna Speranza solo grazie al fisico asciutto e sottile della Reina. Lo trovo terribile, shock.

E ora pronti a tuffarci nel nuovo anno!

December chic shock e boh (parte seconda)

L’Epifania tutte le feste si porta via, e con esse le mise che hanno infiammato il dicembre reale. Ma udite udite, data l’abbondanza degli eventi vi aspetta anche una terza parte!

Regno Unito

Primo appuntamento natalizio della Royal Family il concerto Together at Christmas, organizzato per il secondo anno consecutivo a Westminster Abbey dalla Principessa di Galles. La serata avrebbe potuto chiamarsi anche “festival del bordeaux”, colore ampiamente preferito in varie sfumature dalle signore presenti.

Compresa l’adorabile Charlotte, en pendant con la madre (e la cravatta del padre). La padrona di casa si infila in un lungo coat dress – quel capo che le nostre madri chiamavano robe-manteau – di Eponine London color burgundy con accessori in tinta e orecchini supercheap (di Accessorize)in tinta pure quelli. Catherine ha un fisico che le permette praticamente tutto, ma questi modelli così stretti e lunghi a me non piacciono. Sono consapevole che l’estetica della nostra cultura prediliga le forme sottili e allungate, ma quando si veste così mi fa pensare a un tubetto di mascara, quindi boh.

(Ph: Getty Images)

Stesso colore per la sorella Pippa Matthews che, meno legata al protocollo, fa spesso scelte più interessanti. Per lei un cappotto di Karen Millen in una tonalità definita fig, fico, ma non chiedetemi perché. Il modello è a doppio petto con baschina in vita e nasce piuttosto aderente ma devo dire che a me piace di più l’indosso oversize di Pippa. Chic.

(Ph: Kirsty O’Connor – Pool/Getty Images)

Stesso brand, Karen Millen, stesso tessuto (italiano, in lana), il cappotto di Zara Tindell è invece definito merlot e francamente non saprei dire se sono davvero nuance diverse o cambiano in nomi per non farci appisolare. Anyway, la sportiva Zara, amazzone e pure un po’ cavallona, ha scelto un doppiopetto semplice e chic. Ci piace.

(Ph: Getty Images)

Scelgono il bianco due delle signore più importanti del regno, Her Majesty The Queen Consort e la cognata Contessa di Wessex. Camilla indossa un cappotto color panna della maison preferita, Fiona Clare Couture, con accessori neri, tra cui la clutch Tosca di Launer, brand very British (ma i modelli hanno quasi tutti nomi italiani, di solito legati alla lirica) divenuto famoso per firmare le borse della defunta Regina. Sotto si intravvede un abito maculato, ormai considerato un neutro buono per tutte le stagioni; non la più classica delle mise natalizie, ma chic. Menzione speciale per la splendida spilla déco di topazi brown e diamanti appartenuta alla Queen Mother.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Sophie ricicla un cappotto doppiopetto Max Mara – che è un investimento e quindi va sfruttato – su un abito di maglia (Reiss). Il total white è interrotto dagli accessori: stivali color caramello e la Lunatic clutch firmata Sophie von Habsburg. Quando ero ragazzina mi capitò di leggere su un giornale una fase che suonava più o meno così: una bella donna bionda in bianco vince sempre. Sono ancora assai d’accordo. Chic.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Le sorelle York si sono date ai quadri (ma non quelli della galleria diretta da Eugenie!). Beatrice è una di quelle creature cui il matrimonio dona: è più bella, più elegante, più consapevole. Bellissimo il cappotto di Temperley London a riquadri bianchi e grigi; nonostante il cappotto sia chiaro e fermato da una cinta – una combinazione ad alto rischio – e Beatrice non sia particolarmente alta, trovo che le stia benissimo. Chic.

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Purtroppo non mi suscita lo stesso entusiasmo la sorella Eugenie; anche per lei un modello a vestaglia, in un tessuto plaid compreso di orlo sfrangiato. Nonostante il cappotto sia Max Mara, non fa una gran figura e non le dona affatto. Perché a volte conviene evitare come la peste i riquadri così grandi, peggio se fermati in vita. Va detto poi che a guardare la sua figura arrotondata e la cintura annodata in alto la principessa sembra incinta. Dunque my dear riguardati e non ti raffreddare, che all’eleganza pensiamo un’altra volta. Sorry, shock.

Non mancavano le signore in verde: Carole Middleton ha una bella figura e un certo stile, e il cappotto a redingote (di Hobbs London, più British di così non si può) le sta molto bene, oltre a mantenerla comodamente in quel low profile che si è data qualche mese e qualche gaffe dopo il royal wedding della figlia. Chic.

(Ph: James Whatling)

Last but not least, la Duchessa di Gloucester. Moglie di un cugino della defunta Regina, la signora è di origine danese; a me è simpatica e mi sembra una donna in gamba, ma diciamo che riunisce in sé la summa di quel certo cattivo gusto anglosassone. Il soprabito di velluto è passabile ancorché datato, ma lo stivaletto mozzacaviglia… Mettiamola così: poteva andare peggio, poteva piovere. E lei si sarebbe messa le galosce. Shock.

Madre e figlie

Quanto ci siamo lamentati delle royal Christmas card con fotografie che sprizzano poca atmosfera natalizia? Bene, nei Paesi Bassi ci hanno ascoltato ed ecco a voi gli Orange in tutto il loro festivo splendore, compreso canetto, dall’espressione a dire il vero piuttosto perplessa. Dopo aver notato che William-Alexander si sta imbelloccendo (mai dire mai!) passiamo ad ammirare le signore e il loro amore per il mopnospalla. Lo indossano le due figlie minori: Missoni a pois per la quindicenne Ariane, nero e drammatico (Zara) per la diciassettenne Alexia. Essendo le fanciulle ancora minorenni le guardiamo con simpatia ma non le giudichiamo; Lady Violet però ama sempre osservare le sperimentazioni delle giovanissime. Monospalla anche per la Regina: un Elie Saab in tulle plissé color argento nuovo di zecca. L’abito mi sembra bello, un po’ eccessivo per l’occasione; bizzarri gli accessori: al collo quello che sembra il favoloso bandeau di diamanti grossi come nocciole della regina Emma, trisavola del sovrano, in braccio il delizioso cagnolino, ma fargli un bagnetto pareva brutto? Boh. Aspettiamo un indosso che valorizzi di più quel bell’abito, siamo certi che Máxima non ci deluderà.

Accanto al padre l’erede al trono Catharina-Amalia, che ha dovuto lasciare la residenza universitaria ad Amsterdam a causa di minacce di rapimento e aggressione. La fanciulla mi sembra dotata di carattere e sicuramente saprà affrontare e superare il momento difficile. A diciannove anni sta ancora cercando il suo stile, com’è giusto che sia, coniugando età struttura fisica e titolo. A me l’abito Asos piace, mi piace che sia semplice e in un bel verde bosco di Natale, mi piace come le sta e mi piace che non abbia imitato la scelta frufru di madre e sorelle. Chic di incoraggiamento.

E in Belgio…

Può mancare il rosso a Natale? Che domande, e infatti per il tradizionale concerto natalizio a Palazzo reale la Reine Mathilde sfodera un vestitone scarlatto percorso da un filo di lamé oro, naturalmente firmato Natan. Collo alto, maniche a 3/4, gonna a campana ed ecco la bella sovrana trasformata in una cloche de Noël.

Un giorno qualcuno studierà l’incredibile abilità di Edouard Vermeulen, lo stilista della maison, nel creare abiti così poco valorizzanti. E non è per Mathilde, splendida cinquantenne con quattro figli; se guardate la foto dalla sfilata l’abito è brutto pure su una filiforme modella adolescente. Shock.

Insieme con i sovrani sono il principe Laurent, fratello minore del Re, con la simpatica moglie Claire, che dev’essere la donna più paziente dell’universo. Per lei un completino begiarello senza lode ma con un po’ d’infamia, da segretaria quasi perfetta. Lei mi piace tanto, ma raramente indovina una mise. Shock.

Assente il primo dei figli maschi, Gabriel, ma presenti entrambe le fanciulle: la piccola Eléonore, quattrodici anni, sceglie Diane von Furstenberg ma abbonda un po’ con la stoffa fiorata, però è così carina che le si perdona tutto. E alzi la mano chi non ha pensato alla faccia di Miranda Priestly mentre sussurra: floral? for Christmas? groundbreaking!

Adoro la sorella maggiore ed erede al trono Elisabeth in Diane von Furstenberg pure lei (ma che differenza!) color blue royale – noblesse oblige – collo montante, maniche accennate, e un lungo drappeggio laterale che si apre in un lungo spacco. Non è natalizio, non è classico, non è già visto, non è troppo serio, praticamente perfetto. Chic.

(Ph: RUT/SplashNews.com)

Ma quanto ci piace questa ragazza?

Se vi siete persi la prima parte, o non resistete al desiderio di rileggerla, la trovate qui December chic shock e boh (parte prima)





December chic shock e boh (parte prima)

Fine d’anno col botto (ma senza botti) e l’analisi delle mise di dicembre, mese ricchissimo di eventi royal. D’altronde quando arriva Natale le occasioni per celebrare e festeggiare non mancano.

Monaco

(Ph: Eric Mathon /Palais Princier)

Si parte dal Principato, dove venerdì 9 Charlène ha presenziato al Bal de Noël della Fondazione che potta il suo nome. Tema della serata era Italia chic; nonostante ciò, la Princesse non ha onorato la moda italiana, preferendo un abito Carolina Herrera completato da un soprabito Akris. Gesto poco diplomatico, ma scelta efficace.

L’abito di tulle blu notte percorso da un getto di cristalli che parte dal fianco non solo mi sembra molto bello, ma anche une delle sue mise migliori, un modello in grado di evidenziare la semplicità quasi monacale del suo aspetto – capelli cortissimi e chiarissimi, pelle diafana, trucco lunare – senza soverchiarlo. E questa volta mi piace persino il soprabito. Chic.

Sempre blu la scelta per madre e figlia, che il 14 hanno consegnato doni natalizi ai bambini del Principato nel cortile di Palazzo, trasformato in una bizzarra banchina polare. Per la piccola Gabriella un cappotto orsetto di Emporio Armani, uno dei pochi casi in cui chi lo indossa non sembra l’orso Yogi; per Charlène una mantella aperta sui lati, uno di quei modelli che tanto le piacciono, ma che la rendono metà Lucignolo metà Star Trek. Boh.

Svezia

Saliamo verso il grande nord, terra fiabesca di creature fatate. E per uno degli eventi più importanti dell’anno – la consegna dei Premi Nobel, mica pifferi – le principesse svedesi hanno deciso di vestirsi come le protagoniste di una storia per bambini. La futura regina Victoria si lancia in una delle combo più diaboliche: rosa e celeste, abbinata protagonista di varie espressioni volte a sottolinearne l’improbabile eleganza.

(Ph: Jonathan Nackstrand/Getty Images)

Dunque svolge la fascia celeste dell’ordine dei Serafini, la più importante del Paese, su un abito rosa bubble gum della stilista svedese Camilla Thulin, corredata dalla versione celeste della pochette Knot di Bottega Veneta, amatissima e popolarissima tra le royal ladies di ogni latitudine. Per somma di sventura anche l’ordine familiare di Re Carl Gustav è montato su nastro celeste, e finisce per accentuare l’effetto Barbie. Peccato perché l’abito, realizzato artigianalmente, ha una bella costruzione e dona molto alla sua bella figura. E la tiara a sei bottoni è mozzafiato. Boh.

(Ph: Jonathan Nackstrand/Getty Images)

La cognata Sofia, che è una principessa vera ancorché acquisita, ha evidentemente deciso di ispirarsi a una principessa inventata, e capelli a parte s’è vestita da Elsa. O da fata dei ghiacci. Abito color ghiaccio (di Ida Lanto) con decorazioni color ghiaccio, sotto occhi azzurro ghiaccio. Cui si aggiunge la tiara, dono di nozze dei suoceri, evidentemente dotata di set di pietre diverse da alternare; dopo gli smeraldi e le perle oggi è la volta delle acquamarine. Color ghiaccio pure quelle.

Darling please, in un’occasione di questa importanza lascia perdere le ciocche svolazzanti (ma se ti ha scapigliata Carl Philip ti perdono, beatattè). Shock.

(Ph: Jonathan Nackstrand/Getty Images)

Concludiamo con la prima signora del regno, la regina Silvia, donna di regale bellezza dallo stile altalenante, a volte chic a volte no. Stavolta no. La superba parure napoleonica di ametiste, come potrete immaginare al vertice delle mie preferenze, è sostenuta da un abito in pizzo viola con sovragonna di taffeta. Sorry, shock.

Norvegia

Sabato 10 è stata la giornata dedicata ai Premi Nobel anche ad Oslo (la Norvegia assegna quelli per la pace), consegnati quest’anno a un attivista bielorusso, un’associazione ucraina e una russa, tutti al lavoro per la coabitazione pacifica nell’area. La cerimonia norvegese prevede che i reali non presentino i premi ma assistano solo, dunque è sempre meno sontuosa della svedese: consegna del riconoscimento nel municipio della capitale e banchetto serale. Signore in abito da giorno al mattino: per la regina Sonja tailleur blu (mi dispiace non so definirlo meglio, in ogni fotografia ha una sfumatura diversa) con pillbox in tinta e accessori neri. E la capacità di non sembrare vestita da hostess. Mette-Marit in rosso, cappottino firmato Catherine Walker e bandeau (JT Milinery) rosso natale, bellissimi. Chic + chic.

Per la sera la principessa ereditaria continua col rosso, ma sceglie un modello di autore sconosciuto che non le dona affatto ela trasforma in un giunonico pacco natalizio. Shock. La regina invece punta sul bianco, linea semplice e attenzione irresistibilmente attirata dai tre fili di smeraldi.

Per avere un’idea migliore della sua mise vi posto un suo ritratto ufficiale: la cinta dell’abito è diversa ma il look è quello: semplice, chic.

Svezia, di nuovo

(Ph: Clement Morin/Nobelstiftelsen)

Decisa sterzata verso la modernità delle royal ladies svedesi la sera seguente, domenica 11, alla cena di gala offerta dai sovrani in onore dei Premi Nobel degli ultimi tre anni, compresi i vincitori del 2020 e 2021, cui la pandemia aveva impedito di festeggiare con adeguata solennità. Ho scelto la foto dei premiati del 2021, col nostro professor Parisi in prima fila, tra il Re e il principe Carl Philip, in perfetta versione scienzato distratto, col frac evidentemente preso a prestito dal capocameriere del caffè Greco, peccato che non sia la sua taglia.

Mi piace moltissimo la flamboyante Silvia in lamé arancione riciclato, che riesce a distogliere l’attenzione perfino dall’orlo dei pantaloni del marito. L’aiutano a splendere i 500 e passa diamanti della tiara a nove punte della Regina Sofia, che la sovrana ama e indossa spesso proprio per i Nobel, per tacere dei diamantoni al collo. Non mi fa impazzire la menaudière a forma di conchiglia, ma la perfezione non è di questa terra. Chic.

Ricicla anche Victoria: l’abito Elie Saab è visto e rivisto ma sempre bellissimo, e in un colore che è tornato di gran moda. In testa la futura regina porta la tiara dalla forma di un serto d’alloro che ha ereditato dalla principessa Lilian, moglie del prozio Bertil e amata come una nonna (se avete voglia di romanticismo andate a leggere la loro storia d’amore Bertil e Lilian, omnia vincit amor). Favoloso il collier di smeraldi, favoloso il sorriso, favolosa lei, chic.

Incredibile dictu mi piace anche Sofia, che per una volta non è vestita da bambolina. Per lei un originale abito dégradé dal mandarino al bianco della stilista Lilli Jahilo il cui nome è tutto un programma, è il modello Maxima! Come sempre sul capo di Sofia c’è la tiara nuziale, questa volta con le perle (avrei osato gli smeraldi) in mano la Knot Bottega Veneta in bianco, ve l’ho detto che ce l’hanno tutte! Poi certo lei non sembra convintissima, e il colore non le dona particolarmente, insomma boh.

Liechtenstein

Proprio perché siamo a Natale sono uscite anche delle foto della first lady del Liechtenstein, Sophie, mogie del reggente Alois e prima donna del Principato dalla morte della suocera. Nata principessa e duchessa in Baviera, anche Sophie segue spesso lo stile Burda ma essendo bella e dotata di naturale eleganza fa sempre la sua figura. La vediamo impegnata in un’attività non particolarmente mondana ma tipica del periodo: la visita agli ospito di residenze per anziani.

Voi come la preferite, in pullover rosso e gonna a fantasia etnica, o in blazer grigio su pantaloni neri e camicia a piccoli disegni? Io francamente boh, ma mise a parte lei mi piace molto. E se come si vocifera si è fidanzata Marie Caroline, unica femmina dei suoi quattro figli, forse l’anno nuovo ce la mostrerà negli eleganti abiti di madre della sposa, non ci resta che attendere.

Questa la prima parte, il resto nell’anno nuovo. Ci ritroviamo nel 2023!

Scala chic shock e boh

Poteva Lady Violet mancare di raccontare la prima della Scala, evento supermondano che mischia politica, cultura, eleganza e milanesità? Domanda retorica, soprattutto davanti al quel palco reale affollato come un tram all’ora di punta.

(Ph: Filippo Attili/Ufficio Stampa/LaPresse)

Affollamento che rende impossibile vedere bene alcune mise, a partire da quella della First Daughter Laura Mattarella, in monospalla grigio piombo che sembra bello ed elegante, in una parola chic.

Ursula von der Leyen

(Ph: Pietro D’Aprano/Getty Images)

Padre ministro e imprenditore, marito barone, la Presidente della Commissione Europea anche vestita da sera non perde lo stile Burda tanto amato nella buona società teutonica. Abito blu – definito originalmente European blue in riferimento alla bandiera dell’unione – con corpetto luminoso di paillettes e gonna opaca in seta. Notate gli accorgimenti: vita alta e pannello incrociato sui fianchi rendono il tutto più donante; e vogliamo ricordare che la signora ha 64 anni e ben sette figli? Ma la borsa dove l’avrà lasciata? Boh.

Giorgia Meloni

L’aspettavano al varco – gli esami sociali sono assai più difficili da superare di quelli politici – e lei se l’è cavata cono onore. Consentitemi una digressione, la faccio oggi così non ci pensiamo più. La (il, lo) Presidente del Consiglio ha uno dei fisici più difficili da vestire, perché non è solo piccolina, è anche brevilinea, cioè gli arti sono leggermente più corti rispetto al tronco. Si può dimagrire o ingrassare, si possono spianare le rughe o gonfiare gli zigomi, si può perfino cambiare il colore degli occhi (citofonare Carlucci), ma sulla morfologia corporea non si può agire, così è e così resta, dunque eviterei di sottolineare ogni volta che non sembra Grace Kelly. Naturalmente si possono scegliere bene gli abiti, cosa che finora secondo me non le è riuscita appieno perché le giacche indossate, benché Armani, non donano alla sua struttura fisica. Poi si potrebbe intervenire sul portamento, ma temo non abbia tempo di camminare coi libri in testa per i corridoi di Palazzo Chigi.

(Ph: Pietro D’Aprano/Getty Images)

Per la prima alla Scala – per lei una prima assoluta – ha scelto ancora Armani, e non ha sbagliato: abito in velluto midnight blue con cappa en pendant e spalle scoperte. Scelta interessante in senso sia simbolico sia reale: lo sguardo che si concentra nella parte alta del corpo lo fa sembrare piùallungato. Ottima la scelta dei gioielli, piccoli e preziosi: mi sono piaciuti in particolare gli orecchini scuri; migliorabile, molto, la pettinatura e in generale i capelli, a partire dal colore. Chic di incoraggiamento. Belloccio ma grossie (termine che mia madre usava per evitare termini meno eleganti) il compagno Andrea Giambruno; quelli sotto lo smoking sono mocassini? Shock!

Laura La Russa

(Ph: Gian Mattia D’Alberto/LaPresse)

Di Laura De Cicco in La Russa so poco, a parte la passione per i nomi esotici appioppati ai figli: Kocis, Apache (il primo e più noto dei La Russa Boys, Geronimo, è figlio di moglie precedente). Ora scopro che oltre a non avere molto gusto per gli abiti, non ha neanche un pettine. Pronto il regalo di Natale! Sullo smoking di lui stendiamo un orbace. Shock.

Chiara Bazoli

(Ph: Pietro D’Aprano/Getty Images)

La compagna del Sindaco Sala (purtroppo non ho trovato una foto che li ritraesse insieme mostrando adeguatamente la sua mise), figlia del Presidente Emerito di Intesa San Paolo, è bresciana, ma ai miei occhi è la sintesi della milanesità. E per il rito che ogni anno celebra Milano sceglie il piacentino Giorgio Armani (Armani Privé per la precisione) che della città meneghina è diventato il re. Come per Laura Mattarella è un monospalla grigio piombo, ma l’effetto finale è piuttosto diverso. Bellissimo il tessuto sottilissimo con fitti ricami e cristalli che genera un vedo-non vedo (io vedo) elegante ma non necessario. Non la mia mise preferita, ma chic.

Federica Corsini

Giornalista RAI e consorte del neoministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, segue lo stile del capo di governo, e dunque in qualche modo capo del coniuge: abito blu notte con cappa abbinata. Di suo ci aggiunge la seta pesante e lucida, la cascata di cristalli in caduta libera dal collo, la manicona arricciata, che la rendono matronale. Purtroppo la smania di tenere per mano il marito accentua la differenza di altezza tra i due, e fa effetto BiancaFede e Gennarolo. Ma perché? Boh.

Cristina Parodi

La First Lady di Bergamo, già popolare giornalista televisiva, è giunta da sola. Di lei qualcuno – non ricordo chi, e mi dispiace – disse che segue la moda, ma non l’anticipa mai. A conferma di ciò, indossa un capedress, modello che imperversa da quattro anni buoni. Non è tutto, l’abito è del brand CRIDA Milano, dietro cui c’è, indovinate un po’? Lei stessa (CRI) e l’amica del cuore (DA Daniela Palazzi). Tra lei, la mise e l’operazione di marketing do boh, perché a Natale siamo tutti più buoni.

Alessandra Mastronardi

(Ph: IPA/Fotogramma)

Dimostrazione plastica del concetto di abito che indossa la donna. La graziosa attrice punta su Armani Privé; l’abito è favoloso, forse il più bello, ma portarlo ci vuole altro, e parlo non di fisico, ma di temperamento, così, francamente, boh.

Roberto Bolle

(Ph: IPA/Fotogramma)

Dimostrazione plastica del concetto opposto; come chi ha una grande personalità e il senso del teatro può indossare qualunque cosa, mantello compreso, senza sembrare ridicolo ma al contrario molto, molto chic. Dimenticavo, il fisico aiuta!

Alessandra Repini Artom

(Ph: Stefano Guindani)

Animatrice col marito del cenacolo Artom, la signora è reduce dalla presentazione negli USA di The Italian Lady opera che si propone quale “vademecum dello stile e il glamour delle donne italiane” nonché “guida perfetta per chi ama l’inconfondibile lifestyle”. Chissà a che pagina sarà scritto che dopo gli anta, almeno nelle occasioni formali, sarebbe il caso di limitare l’accesso al proprio décolleté? Anyway, la mise è firmata Curiel, e non saprei dire se il modello preveda proprio una spallina scesa, o se sia un incidente di percorso. Underwear, se presente, migliorabile. Il colore è splendido, il resto shock.

Liliana Segre

Menzione d’onore per lei, che sopra al completo Armani con quei bellissimi pantaloni fluidi sfida ogni scaramanzia infilandosi un piumino di velluto viola, che qualcuno si affrettato a definire aubergine melanzana. Bella, elegante, sorridente, sobria ma col tocco vezzoso della borsetta di perline. Eternamente chic.

Il caffè del lunedì – Pasticci

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una frase attribuita a Umberto Galimberti, tratta da Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica (Milano 1999); non è una citazione diretta, dunque non prendetela come oro; d’altronde non sto scrivendo un testo scientifico, cerco solo un incipit! La frase recita: Con la tecnica gli uomini possono ottenere da sé quello che un tempo chiedevano agli dèi.

Considerando i pasticci che ho fatto col blog negli ultimi tempi io invece penso che giusto agli dei mi posso rivolgere. Il punto è banalmente questo: ogni tanto – per me sempre troppo spesso – wordpress aggiorna il sistema e scompagina tutto. Per l’ennesima volta sono scomparsi molti vostri commenti; alcuni li ho proprio persi, altri li ho recuperati ma non ho potuto rispondere. Perdonatemi, ma sappiate che mi fa sempre piacere se commentate.

In fondo anche la nostra musa Lady Violet, la contessa vedova di Grantham alle prese con uno dei primi telefoni si chiedeva: è uno strumento di comunicazione o di tortura? Invochiamo dunque la benevolenza di Clio, musa della storia (e delle storie) incrociamo le dita e andiamo avanti.

È però grazie alla tecnologia che ho seguito, come immagino molti di voi, la quinta serie di The Crown, e sempre la tecnologia mi ha permesso di isolare un dettaglio veramente imperdonabile. Che non è la narrazione soapoperistica, la regina costipata di Imelda Staunton o l’intera puntata dedicata alla famiglia Fayed. È il momento in cui Diana/Elizabeth Debicki si prepara per il party della Serpentine Gallery mentre il marito dichiara urbi et orbi in televisione il suo amore per Camilla, sceglie l’abito nero di Christina Stambolian che passerà alla storia come revenge dress e si allaccia al collo il famoso choker di perle. Che nella serie televisiva viene rappresentato come il pezzo di bigiotteria che ovviamente è stato usato nella finzione, quattro fili allacciati da una catenella, pure piuttosto cheap, sulla nuca.

Nella realtà si trattava invece di un pezzo favoloso, ereditato dai figli ma mai più visto dalla scomparsa della principessa. Sette fili di perle chiuse da un fermaglio composto da un grande zaffiro circondato di diamanti, in origine una spilla ricevuta come dono di nozze dalla nonna del marito, la Queen Mother.

Non si fa! Però prenderò spunto per un paio di post, stay tuned e buon lunedì.

Se volete iniziare la settimana con un ripasso sullo stile di Diana, seguite i link Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte) Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte) Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)

Il caffè del lunedì – Dress a Princess

In effetti bisognerebbe dire dress more than one princess, perché c’è un abito che negli ultimi tempi gode di una popolarità eccezionale tra principesse e affini.

Catherine

Sabato sera la Royal Albert Hall ha ospitato il tradizionale Festival of Remembrance. Signore come sempre vestite di nero con la Principessa di Galles apparecchiatissima con le perle di nonna. E una mise che aveva un’aria vagamente familiare. Abito midi Self Portrait, con giacca in crêpe e gonna plissé in chiffon bordata di pizzo, tutto puro poliestere in vendita a poco più di 400. Economico, ma fa la sua figura.

Madeleine

La settimana scorsa i sovrani di Svezia hanno visitato il Brasile, dove la regina Silvia – la cui madre era brasiliana – ha vissuto dai 4 ai 14 anni. Con loro la figlia minore Madeleine, che vive oltreoceano ed è la vicepresidente della fondazione istituita dalla madre per la protezione dell’infanzia, attività umanitaria che era uno degli scopi del viaggio. Giovedì sera Madeleine è stata fotografata a una cena benefica con questo abito. Colore avorio, giacca – in questo caso smanicata – e gonna plissé; stesso modello con variazioni.

Flora

Flora Ogilvy non è una principessa in senso stretto, ma i suoi trisavoli erano i sovrani del Regno Unito George e Mary, e la sua bisnonna una principessa di Grecia. Sua nonna è Alexandra di Kent, cugina prima della defunta Queen Elizabeth. Dunque a pieno titolo un membro della Royal Family allargata, e pure presente nell’ordine di successione al trono, anche se non proprio in pole position (credo sia cinquantanovesima). In tale veste il 19 settembre ha partecipato ai funerali della prozia regina, accompagnata dal marito Timothy Vesterberg. E indossava un certo un abito a giacca con gonna plissé in chiffon di Self Portrait.

Beatrice

(Ph: Chris Jackson/Getty Images)

Beatrice di York è indubbiamente una principessa, figlia di un principe reale dal comportamento non sempre principesco, nipote di Regina e ora di Re. Il 17 settembre, insieme con la sorella Eugenie e i sei cugini ha partecipato alla Grandchildren Vigili, la veglia dei nipoti alla salma della nonna. Sottile, elegante, mentre marciava verso il catafalco la gonna del suo abito si muoveva con grazia. L’ormai famoso abito con giacca e gonna plissé di chiffon. Firmato Self Portrait. L’avrà prestato lei alla cugina Flora?

A luglio Beatrice era andata in bianco: stesso abito, colore diverso, occasione diversissima; in questo caso un incontro dell’organizzazione non-profit 20:40, dedicata alle leadership del futuro.

Catherine, ancora

È il giugno, giorno del grande concerto dedicato al Platinum Jubilee della Regina. L’allora Duchessa di Cambridge indossa un abito color avorio: giacca bouclé e gonna in chiffon plissé di Self Portrait. Se a questo punto vi stavate chiedendo se si tratti di un completo giacca+gonna, nella foto si vede abbastanza bene che si tratta di un abito intero, un wrap dress: la parte superiore è un corpino modellato come una giacca, in bouclé o crêpe, la parte inferiore invece una gonna leggera. E si tratta di un riciclo, indossato la prima volta a settembre 2021 durante un ricevimento a Buckingham Palace.

Insomma, non sarà il classico tubino nero o il tailleur di tweed Chanel, ma chi ha disegnato questo modello ha messo a segno un colpaccio niente male.

Royal chic shock e boh

Il mese appena concluso ha visto alcune visite di stato con corredo di mise, cappelli e tiare; e credetemi, vale veramente la pena di dare un’occhiata.

Martedì 11 Willem-Alexander e Máxima sbarcano a Stoccolma per una visita di tre giorni, La regina olandese scende la scaletta come una dea del Valhalla, paludata in un enorme abito beige rosato (Natan, ovvio) con vezzoso cappellino sulle ventitrè. Sulle spalle, per ripararsi dall’arietta scandinava, una mantella Valentino, che devo dire è l’unica cosa che apprezzo di questa mise. Me lo chiedo tutte le volte, e non trovo mai risposta: perché chi è già altissimo (1,78 nel suo caso) si ostina a indossare i tacchi alti anche quando sa che incontrerà persone sensibilmente più basse?

(Ph: Fredrik Sandberg/TT)

Mistero, però le scarpe flat indossate per la visita al museo del vascello Vasa possono fornire una spiegazione. Tacchi o non tacchi, per me è shock.

Al loro arrivo i sovrani olandesi vengono ricevuti dalla principessa ereditaria Victoria col marito Daniel, che scortano gli ospiti a Palazzo. Victoria è in magenta, uno di quei colori che mi mandano in estasi. Chic. Look bamboletta per la principessa Sofia, in rosso con capelli sciolti e scarpe col laccetto alla caviglia, pronta per essere piazzata sul comò. Shock. La Regina Silvia non delude: per lei un completo verde smeraldo, uno dei colori di stagione, e in testa un bandeau che sembra un pillbox.

(Ph: Pelle T Nilsson/Swedish Press Agency)

Come sempre attenti ai dettagli: bello il fiocco stilizzato che chiude il collo dell’abito, e accessori che sono un manifesto di classica eleganza: guanti Chanel, borsa Hermès. Chic.

(Ph: Fredrik Sandberg/TT)

Viene la sera, e le signore calano gli assi, a partire da Máxima, che per l’occasione sceglie la sontuosa tiara Stuart tiara con gli orecchini in parure. Per sorreggere tale capolavoro la regina ricicla un abito rosa (Jan Taminiau) che evoca un sari, e infatti fu indossato per una visita in India. Il colore non mi fa impazzire, né mi piace particolarmente l’abbinamento con la fascia celeste dell’Ordine dei Serafini, ma confesso che lo splendore dei diamanti mi acceca. Chic. La solitamente elegante Silvia decide di scippare il titolo di bamboletta alla nuora, e sfoggia un incredibile abito fucsia – pure lui colore di stagione, ma con moderazione! – firmato Georg et Arend e dotato di una gonna talmente rigida che sembra dotata di vita propria. E non basta la favolosa tiara Braganza a risollevare l’insieme. Shock.

(Ph: Pelle T Nilsson/SPA)

Bellissima Victoria, che all’abito di un viola freddo della svedese Camilla Thulin (che firma anche l’abito magenta indossato la mattina) abbina il diadema di ametiste della Regina Josephine, in origine una pesante collana che la consorte di Re Oscar, Josephine di Leuchtenberg, aveva probabilmente ereditato da sua nonna, Joséphine Beauharnais, prima moglie di Napoleone. Victoria indossa anche gli orecchini in parure. C’è da dirlo? Chic! La cognata Sofia sta molto bene in verde, che neanche a farlo apposta si abbina perfettamente agli smeraldi della sua tiara nuziale; ma quante persone avranno inciampato sulla sua gonna? Boh.

(Ph: Claudio Bresciani/TT)

Il giorno dopo tavola rotonda sullo sviluppo sostenibile con autorità varie e lunch al municipio di Stoccolma. Máxima ricicla un classico Natan di taffetta color cielo, un po’ eccessivo per un impegno di mattina; con una domanda: quanto faceva freddo lì dentro per tenersi i guanti? Boh. Ignoro se anche Silvia abbia riciclato la sua mise, nel caso, non può che risalire agli anni ’80, quando il raso lucido – molto lucido – impazzava insieme alle spalline e ai drappeggi in vita. Terribile anche il colore, azzurro catarifrangente, ma mai come l’abito indossato dalla signora in centro, che sembra una tuta con la gonna. In ogni caso, shock.

Molto meglio le principesse: Victoria con un lungo abito a fiori e soprabito lilla, resi più rock dalle scarpe verde fluo; Sofia fiorata a sua volta, anche se più delicata. Io non la amo particolarmente, ma devo dire che porta con grazia il suo venire per seconda, a volta sbaglierà abito (ma è solo il mio gusto) ma di solito indovina atteggiamento e comportamento. Chic entrambe.

La sera i sovrani olandesi hanno ricambiato con un concerto: Máxima ha riciclato anche questa volta e indossato l’abito già visto l’anno scorso per un altro concerto, quello con cui aveva festeggiato il mezzo secolo (Royal chic shock e boh). Brava a riusare gli abiti, brava a sostenere i talenti olandesi – in questo caso la giovane Iris van Herpen – ma l’abito non mi convinceva allora e nemmeno oggi, anche se mi sembra interpretato meglio; forse però è troppo concettuale per la sua natura esuberante, boh. Interessante la scelta di Victoria, un abito bianco profilato di piumette; è vero, ricorda una camicia da notte, ma penso che queste linee così semplici in colori puri esaltino la sua bellezza. Lady Violet approva? Boh. Sofia si avvolge in un abitone di lamé, avrà nostalgia anche lei degli anni ’80, benché fosse solo una bambina? Sorry, proprio non mi piace, shock.

Se siete fan di Máxima vi tranquillizzo subito, i sovrani olandesi sono impegnati in un nuovo viaggio ufficiale, questa volta in Grecia, e vi prometto che non resterete delusi. Se invece siete Natan dipendenti, eccolo protagonista – o meglio, comprimario – di un altro royal tour; quello dei sovrani belgi in Lituania per il centenario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

Natan dicevamo; eccolo scelto dalla Reine per la cena di gala che chiudeva il primo giorno della visita. Un cape dress color arancia sanguigna percorso da voluminosi ramages stilizzati nelle tonalità dell’azzurro. Non si può dire che non abbia l’effetto wow, e generalmente preferisco quando la sua bellezza delicata è accesa da mise particolari, soprattutto se arancioni, il colore che le sta meglio in assoluto. D’altra parte, benché lei abbia il fisico e in particolare l’altezza per portarlo, in questo caso mi sembra che sia un po’ l’abito a portare lei. Penso poi ci sia una questione di opportunità; se la padrona di casa deve essere leggermente underdressed così da non soverchiare le ospiti, mi aspetto anche che anche queste dosino un po’ meglio le loro scelte. Avrei visto quest’abito più adatto per una visita magari in un altro Paese monarchico, avvezzo a un certo sfarzo che in una giovane repubblica. Molto divertente ma direi too much. Boh.

Mathilde ha scelto anche per il giorno un riciclo firmato Natan (Royal chic shock e boh): completo rosso intenso con bandeau (Fabienne Delvigne) en pendant: gonna troppo lunga, fitting così così; lei è naturalmente elegante, perché mortificarsi così? Shock. Solo Natan? Assolutamente no, la Reine si è affidata a King Giorgio, il nostro Armani.

E mal gliene incolse, mi verrebbe da dire, perché la prima mise Armani Privé è deludente (eufemismo). Un cappottino bon chic bon genre a bande di colore, un modello che snatura la linea dell’originale (che vedete nella foto abbinata) peggiorato da un cappellino a forma di disco volante piazzato a sfidare la forza di gravità. E c’è qualcosa di peggio delle calze velate grigie? Shock.

Seconda serata del tour reale, classico concerto offerto dagli ospiti ai padroni di casa, Mathilde sceglie ancora Armani. Alla Reine non dona il beige, che contrariamente a quanto si pensa non sta bene a tutte; compresa Lady Violet. La gonna ha forma e lunghezza strane, un portafoglio che in alcune foto la sovrana trattiene con la mano, come se temesse un’improvvisa apertura. Il modello della blusa non si capisce. Però la giacca…

La trovo francamente sublime, così come mi piace molto la pettinatura più rock e meno bon ton. Chic.

Ultimo giorno ultima mise, un abito grigio con fiori color croco (però non sono crochi) di Dries Van Noten, stilista innovativo che Mathilde, istituzionalizzandolo, finisce per banalizzare un po’. Questa mise indossata così, perde ogni mordente, e il pillbox di Fabienne Delvigne rende un po’ la Reine la versione belga di Miss Marple. Ma il belga non era Poirot? Shock.

Last but not least. Non c’entra nulla con ciò di cui abbiamo parlato finora, ma il 18 ottobre i sovrani svedesi hanno consegnato il premio Birgit Nilsson al grande violoncellista di origine cinese Yo Yo Ma. La Regina Silvia indossava un favoloso abito viola che la trasforma in una delle donne di Erté. E ci dimostra che in Svezia il viola non portasfortuna, nemmeno a teatro. Chic.

Republican chic shock e boh – Giuramento edition

È fatta, l’Italia ha un esecutivo in più – il sessantottesimo della Repubblica – e un soffitto di cristallo in meno, visto che per la prima volta a capo del governo c’è una donna.

Noi però qui non parliamo di politica e rivendichiamo il nostro diritto alla leggerezza, per cui Lady Violet vi propone oggi una special edition della rubrica domenicale; via con chic shock e boh!

La donna del giorno che finora non ha sbagliato nulla, la Presidente Giorgia Meloni, inciampa per la prima volta sul colore ella sua mise. Nera. Tinta ormai sdoganata per qualunque ora e qualunque occasione (matrimoni a parte), ma coi suoi trascorsi e l’incombente centenario della marcia su Roma io avrei evitato. Per fortuna non è orbace. Qualcuno invero sostiene che il colore non fosse nero ma un blu scurissimo. Amici, quando parliamo di simboli ciò che sembra nero è nero. Il completo pantaloni Armani – con camicia abbinata – è molto bello, e lo sarebbe di più se fosse della sua misura, invece mi sembra che tiri un po’. I pantaloni e la lunghezza della giacca non la slanciano, per cui King Giorgio dovrà inventarsi qualcosa di diverso. Boh.

Maria Elisabetta Alberti maritata Casellati Ministro per le Riforme. Confesso il mio pregiudizio nei confronti di colei che da seconda carica dello stato rappresentò l’Italia all’intronazione dell’Imperatore del Giappone presentandosi in pantaloni al formalissimo gala dinner. Evidentemente si sente più a suo agio in pantaloni, e per questa importante occasione ha riciclato un tailleur già visto, tipico del suo stile e probabile opera della stessa mano. La grande spilla è un’altra costante delle sue mise, data l’ora avrei evitato gli orecchini chandelier. Boh.

Alessandra Locatelli Ministro per la Disabilità. In bianco anche lei, il suo completo riesce ad essere più brutto perfino del nome del ministero che le è stato assegnato. Vince a mani basse il premio per la peggiore mise della giornata: completo stile cugina povera di Mara Venier, giacca doppiopetto su pantalone troppo corto che svela scarpine e calze bianche ormai relegate alla prima comunione. Mi astengo sull’aspetto della sua chioma. Shock. Con lei gli altri ministri della Lega, capitanati da Calderoli in spezzato, ma perché? L’abito di Giorgetti mi spinge a una riflessione: speriamo che il ministero al Made in Italy faccia tornare di moda i sarti. Per tutti una preghiera: toglietevi spilline con Alberto da Giussano, cravatte verdi e elmi con le corna; da ministri non rappresentate più solo una parte, ma l’intera nazione. Shock

Eugenia Maria Roccella Ministro per Famiglia, Natalità e Pari Opportunità. Per lei un completo pantaloni banalotto e nero (ti pareva!) blusa a disegni cravatta con bordi a contrasto, tacco basso, caschetto ultrapratico castano trumeau, sguardo severo un po’ sdegnoso e un po’ scocciato. Direi che l’aspetto è il suo lato migliore. Boh, e mi fermo qui.

Daniela Garnero ex Santanché Ministro per il Turismo. Confesso che mi ha stupito in negativo, perché molto si può dire di lei tranne che non tenga al suo aspetto. Sceglie un completo gessato imparentato alla lontanissima con quelli da manager: pantaloni skinny su décolleté con tacco 12 dorato e giacca troppo grande, più blusa bianca con fiocco lasciato pendere tipo cravatta (a proposito di simboli maschili) e capelli sciolti sul viso come un’adolescente degli anni ’70. Non ho la foto quindi vi dovete fidare: all’arrivo la neoministra portava una di quelle famose borse di quella famosissima maison francese che ama tanto. Attenta, che il ministro del Made in Italy te la sequestra! Shock.

Anna Maria Bernini Ministro per l’Università e la Ricerca. Anche lei come da manuale in completo pantaloni nero e camicia bianca; ma nel suo caso va detto che è fedele al suo stile. Affronta con passo sicuro i sampietrini di piazza del Quirinale, per poi cadere sul post cretino sui social. Che vi devo dire? Da chic a boh è un battito d’ali o una story su Instagram.

Marina Elvira Calderone Ministro per il Lavoro e le Politiche Sociali. Difficilissimo trovare una sua immagine, ma l’ho vista giurare e mi è piaciuta. Anche per lei completo pantalone nero con blusa in tinta e caschetto biondo: semplice, essenziale. A cercare il pelo nell’uovo una giacca monopetto le avrebbe donato di più, e i collier girocollo non slanciano particolarmente, ma mi sembra uno di quei casi in cui la mise descrive perfettamente chi la indossa. Chic d’incoraggiamento.

E i signori? Tolta la sublime ieraticità del Presidente Mattarella, tolti i ministri di cui già abbiamo detto, , tolti anche quelli – il Ministro dell’Interno Piantedosi, quello della Giustizia Nordio – la cui autorevolezza sopperisce anche a qualche peccato di stile, gli altri dimostrano plasticamente che una cravatta sbagliata rovina qualunque vestito, un fitting sbagliato qualunque uomo.

Menzione a parte per Andrea Abodi Ministro per lo Sport, che indovina la cravatta ma ci piazza un abito grigio chiaro. Colore senz’altro adatto alla mattina, ma lo eviterei per un giuramento al Quirinale; perfetto invece per le riunioni all’Aniene. I Romani sanno di cosa parlo, per tutti gli altri: esclusivo circolo sportivo, ancora precluso alle donne (è in atto una furiosa discussione), dove lo sport è un pretesto per meeting tra i rappresentanti dell’upper class nostrana. Sull’Aniene sospendo il giudizio, ma il ministro è shock, senza pietà.

Royal chic shock e boh – Special edition

Sabato 10 settembre il Belgio è stato attraversato da un’inedita ventata di allegria per il matrimonio di Maria Laura, figlia della principessa Astrid e nipote di Roi Philippe con William Isvy (Sposa bagnata sposa fortunata). Purtroppo le nozze sono arrivate due soli giorni dopo la morte di Her Majesty, che ha gettato nel lutto la sua famiglia e il Regno Unito, e steso un velo di tristezza un po’ dovunque. Lady Violet sperava di potervi proporre una sosta dalla mestizia con le immagini e le mise di un momento gioioso ma poi gli eventi hanno deciso per noi. Celebriamo dunque l’evento a cinque settimane di distanza, perché vedere un po’ di gente felice, e di mise particolari, non può farci che bene.

(Ph: Photonews)

Il dress code per le nozze civili, celebrate nell’aristocratico hôtel de ville sulla Grand Place immagino fosse: corto! Corto per la sposa, che ha fatto la scelta originale del miniabito, ma corto ahimé pure per lo sposo, che sfoggia un completo dai pantaloni col mitico orlo acqua in casa, e ci aggiunge pure il mocassino con nappine. Nulla mi toglie dalla mente che Maria Laura abbia volto omaggiare la nonna Paola, scegliendo uno stile anni ’60 di cui la allora principessa di Liegi fu impareggiabile musa, e per la scelta della griffe, Gucci, che firma il delizioso abitino avorio così come le scarpe. Anni ’60 anche la pettinatura. Gli orecchini sono un gioiello di famiglia, che indossava al proprio matrimonio la cognata Elisabetta (Auguri alla sposa!). Chic lei, shock lui. Cominciamo bene!

Nel primo pomeriggio gli sposi si sono ritrovati nella cattedrale dei Santi Michel e Gudule per una cerimonia interreligiosa (lo sposo è di fede ebraica) dove non è mancata una preghiera in memoria di Queen Elizabeth, sovrana ma anche capo della Chiesa d’Inghilterra. Maria Laura, che vive a Londra, per il suo abito da sposa si è rivolta a una stilista inglese, Vivienne Westwood.

L’abito riprende i temi cari alla designer, a partire dal bustino che si apre in un drappeggio che sottolinea la scollatura e copre le spalle. La figura sottile e slanciata della sposa è sottolineata da una una gonna dalla linea semplice, che esplode in uno strascico lunghissimo e larghissimo, in un’interessante contrapposizione di volumi. Mentirei se dicessi che è nella top ten dei miei favoriti, ma trovo che a lei stia bene.

Bellissimo il velo antico della famiglia Ruffo di Calabria, e lo sapevamo, ma in questo caso è stato indossato particolarmente bene, ed è possibile ammirarlo in tutto il suo splendore. Per fermarlo, la sposa ha scelto la tiara Savoia Aosta, appartenente alla famiglia paterna. Dono di nozze alla principessa Anna d’Orléans, che nel 1927 andò in sposa ad Amedeo d’Aosta, fu poi ereditata dalla figlia Margherita, madre di Lorenz d’Asburgo-Este e dunque nonna di Maria Laura. Chic tiara e velo, ma l’abito, boh.

Anche se nelle foto non si vedono praticamente mai, del corteo della sposa facevano parte cinque bambine e due maschietti, tutti vestiti in giallo senape, ma per manovrare l’abbondantissimo strascico c’erano quattro fanciulle: la sorella Luisa Maria, la cognata Elisabetta, e le cugine Marie-Astrid e Olympia Napoléon. Essendo tutte donne adulte e, ad eccezione di Luisa Maria, sposate (delle nozze di Olympia abbiamo parlato qui: Vive les mariés!) invece che tutte uguali nei soliti improbabili colori pastello, si sono vestite con uno stile simile – abiti midi in diverse fantasie floreali – con in testa un cerchietto. Una scelta che a Lady Violet è piaciuta molto; chic di gruppo, con particolare plauso alla sottilissima ed elegantissima Elisabetta, con un abito meno girlie delle altre.

Gli sposi con la famiglia di lei. In seconda fila i fratelli: Laetitia Maria, cui è toccato occuparsi dei piccoli paggetti, vestita un po’ da paesanella stile Loren dei tempi d’oro, con camicetta bianca gonna fiori e cerchietto verde; ma perché? Boh. Segue Joachim, poi Luisa Maria in bianco e giallo con cerchietto en pendant. Infine Amedeo e la moglie Elisabetta in bordeaux; hanno in braccio i due figli: Anna-Astrid di sei anni e Maximillian, tre, che erano tra i paggetti della sposa. Sfidando il rischio di inciampare sul chilometrico strascico ecco in prima fila, accanto al neogenero la madre della sposa, vestita Gucci dalla testa ai piedi, dalle slingback argento con classica staffa al cappello di asprit verde chartreuse. In mezzo, gonna a pieghe e blusa di pizzo in una tonalità di verde appena più accesa, e giacca color pavone con ricami viola sulle maniche. Piume pizzo ricami plissé damascato metallizzato, qualunque cosa vi venga in mente c’è, perfino un collarino di cristalli (non è un collier ma proprio il colletto della blusa). Magari qualcuno resterà perplesso, ma io l’ho trovata divertente. E fatemi dire una cosa, Astrid, come tutte le figlie normalmente graziose di donne bellissime, per tutti i suoi 60 anni di vita (li ha compiuti a giugno) è stata messa a confronto con la splendida madre Paola. Ed è stata sempre rappresentata come meno bella, meno brillante, meno spigliata, meno divertente, sempre qualcosa in meno. bene, questa volta ha deciso di essere più: più spiritosa, più allegra, più colorata, più pirotecnica, più divertente e divertita. Non sarà chic nel senso stretto del termine, ma io l’ho adorata. Per una volta, more is more. Estrema raffinatezza ed eleganza senza sbavature per il padre della sposa, Lorenz; sublime la camicia a righine lilla con colletto e polsini bianchi en pendant con la cravatta. Chic!

(Ph: Abacapress)

Ecco Paola col marito Albert il figlio Philippe e la di lui moglie Mathilde al termine del matrimonio civile, cui gli uomini hanno partecipato in completo scuro, sostituito dal tight nel pomeriggio, mentre le signore erano senza cappello. Paola ha indossato lo stesso abito – beige a disegni color carbone, firmato Natan – in entrambe le cerimonie; nel pomeriggio ha aggiunto un bandeau in fibra naturale creato appositamente per lei da Fabienne Delvigne.

La mise perfetta per la nonna della sposa, chic.

La Reine Mathilde invece si è cambiata: la mattina ha riciclato un abito rosso Natan, già indossato nel 2018 per la festa nazionale, e già adeguatamente criticato in una delle primissime edizioni di questa rubrica (Royal chic shock e boh); per quale ragione una donna così bella continui a indossare abiti che non la valorizzano per me è un mistero. Forse, semplicemente, le piacciono. Boh (comunque senza cappello è meglio).

Per la cerimonia religiosa la Reine si è buttata sul floreale – un nuovo Natan – e lo ha accessoriato con un enorme cappello a pagoda di Maison Van den Borne; purtroppo il forte vento ha reso il primo simile a una tenda della doccia, e trasformato il secondo – grazie anche alla originale inclinazione – in un disco volante pronto al decollo. Shock. La quattordicenne Eléonore, che ancora per qualche anno sarà la piccola di casa e di conseguenza costretta a indossare le ballerine, è assolutamente deliziosa in verde acqua. Ma sua sorella Elisabeth, Duchessa di Brabante e futura Regina, è una vera bomba in total red (tranne le scarpe). L’abito modello poncho con frange è Carolina Herrera, le scarpe Jimmy Choo mentre cappello Laurany e la clutch Marguerite sono di Fabienne Delvigne. Chic!

Mathilde aveva indossato la pagoda rosa al loro matrimonio, e sua cognata Claire questa volta non si è risparmiata, scegliendo un’enorme pamela che riprende il verde della fantasia dell’abito. A me è piaciuta molto. Chic. Mi piace lei, mi piacciono i due figli gemelli – chiaramente eterozigoti – i sedicenni Nicolas e Aymeric, e mi piace moltissimo la primogenita Louise, che a diciotto anni può sottoporsi alla valutazione di Lady Violet. Il marito Laurent, fratello minore di Roi Philippe mi piace meno, ma amen. Trovo Louise incantevole nel suo abito fucsia – uno dei colori di punta della prossima stagione, l’ha fatto pure Valentino! – del brand Rotate, del danese Birger Christensen, e cerchietto Eden di Fabienne Delvigne in seta camaïeu. Ladies&Gents, ecco a voi la dimostrazione che i cerchietti infiorati stanno bene solo alle giovanissime. Chic.

Partecipa ormai a tutti gli appuntamenti della famiglia, sia i pubblici sia privati Delphine, figlia naturale e infine riconosciuta di re Albert II. Delphine è un’artista, e in questa occasione ha deciso di farsi anche un po’ di promozione indossando un cappello in seta dalla sua collezione di arte da indossare. Peccato che il cappello sembri più da pioggia che da matrimonio, che l’abito rosso faccia un po’ difetto, che la signora sia fissata con queste brutte scarpe dall’altissimo plateau, per di più bianche. Shock. Molto meglio la figlia, in una interessante tonalità di azzurro. Però gioia, raddrizza i piedini su.

Ladies in black

Mentre continua l’omaggio dei sudditi, che restano in fila per molte ore pur di porgere l’ultimo saluto alla sovrana, ci si prepara ai solenni funerali di stato di lunedì. Nell’attesa torniamo indietro di qualche giorno, a quello della processione che ha portato il corpo della Regina da Buckingham Palace a Westminster Hall, per esaminare brevemente le mise delle royal ladies; potrebbero essere un anticipo di ciò che vedremo. Come sapete, la tradizione britannica vuole che siano gli uomini a seguire il corteo funebre, e così è stato anche questa volta, con l’eccezione della Princess Royal, che ha accompagnato sua madre accanto a fratelli e nipoti.

Il resto della Royal Family, schierata e in gramaglie, ha accolto il feretro.

La Regina Consorte

Camilla indossava uno dei vari abiti realizzati su misura per lei da Fiona Clare; semplice, elegante, accessoriato con scarpe scollate – abbastanza comode da accogliere il dito che la neoregina si è fratturato nei giorni scorsi – e un cappello nero che non le avevo mai visto. Ad attirare l’attenzione è però la spilla appuntata sul vestito, particolare per soggetto e dimensioni.

(Ph: Getty Images)

Non è di provenienza reale ma un dono che il defunto padre Bruce Shand le fece prima ancora che lei entrasse a far parte della Royal Family. Rappresenta un insetto stecco, molto comune alle nostre latitudini; contrariamente a quanto accade per altri – farfalle, api, libellule – non ha per noi una particolare valenza simbolica, ma per Camilla deve avere un significato particolare, probabilmente legato all’idea di vita dopo la morte o di rinascita. Infatti ha spesso indossato questa spilla in altre occasioni legate al ricordo (di suo padre ma non solo), o funebri, come il funerale di Lady Soames, la più giovane dei cinque figli di Winston Churchill morta nel 2014.

La contessa di Wessex

(Ph: Getty Images)

Sophie era particolarmente legata alla Regina, un legame probabilmente divenuto più stretto dopo la morte di sua madre, e il suo dolore in questi giorni è composto ma palpabile. Mercoledì ha indossato un vestito midi Chloé che sembra quasi un abito talare, impressione rafforzata dalla sobria calottina in crêpe di JT Millinery, e soprattutto dalla piccola croce al collo che dal giorno della morte della sovrana non si è mei tolta. Una scelta imitata il giorno dopo a Sandringham dalla nipote acquisita Catherine, quando col marito Wiliam ha incontrato le persone radunate fuori dalla residenza reale del Norfolk.

La principessa di Galles

(Ph: Mark Stewart/Avalon)

Molto compresa nel suo dolore e nel suo nuovo ruolo, Catherine ha optato per un cappotto nero Catherine Walker, un modello che ha già indossato più corto e color crema (Le foto del giorno – 7 giugno). Alle orecchie gli orecchini di perle che il gioielliere Collingwood donò in occasione delle sue nozze a Diana, cui apparteneva anche il braccialetto di perle che si intravvedeva al suo polso destro. Sulla spalla un gioiello di dimensioni importanti, la spilla a forma di foglia con tre grandi perle che risaltano sul pavé di diamanti. Un prestito della Regina, che l’ha indossata poche volte, una delle quali la visita nella Corea del Sud, nel 1999. Un giusto equilibrio tra l’omaggio alla sovrana e quello alla precedente Princess of Wales.

(Ph: Fiona Hanson/PA Images/Getty Images)

Interessante la scelta del cappello, un, pillbox di JT Millinery con veletta. Sembra che le royal ladies al funerale di stato copriranno il viso con un velo, come accadde settant’anni fa per la cerimonia di addio a George VI. Allora si trattava del classico velo da lutto, vedremo lunedì se la tradizione sarà rispettata, o se verrà interpretata in modo più moderno e, passatemi il termine, vezzoso.

La Duchessa di Sussex

(Ph: Tim Rooke/Shutterstock)

Veletta anche per Meghan, che indossa un berretto di Stephen Jones, decano dei modisti inglesi chic – suoi molti di cappelli di Diana – cui la duchessa si è rivolta per le ultime uscite inglesi, scelta che ha tutta la approvazione di Lady Violet, per quello che vale. Il cappotto invece è Givenchy Couture riciclato; lo ha indossato la prima volta al Remembrance Sunday del 2018.

(Ph: Ray Tang/Getty Images)

Alle orecchie piccoli orecchini di diamanti e perle, che la Regina le donò nel giugno 2018, qualche settimana dopo le nozze. Molto brava a non aggiungere altro (unica eccezione, probabilmente l’orologio e/o il bracciale, entrambi Cartier, appartenuti a Diana) e a portare i guanti.