Il caffè del lunedì – Predestinati

La trasferta bostoniana per la consegna degli Earthshot Prize è stata l’occasione per numerosi incontri che i Principi di Galles hanno condotto sia insieme sia in solitaria. E così venerdì 2 dicembre, aspettando la cerimonia finale, mentre Catherine era a Harvard per un progetto dedicato all’infanzia, William ha visitato la JFK Library accolto da Caroline Kennedy accompagnata dai due figli minori, Tatiana e Jack. Visita in qualche modo obbligata, visto che lo stesso principe ha dichiarato che il Moonshot (cioè il programma spaziale) del presidente Kennedy è tra gli elementi che hanno ispirato il progetto dei premi Earthshot; la natura degli incontranti però ha senz’altro distratto l’attenzione dall’incontro.

Due predestinati: lui futuro re, lei principessa americana, nati in un privilegio che ha presentato presto il conto. Lui ha dovuto adattarsi da subito ad un futuro già scritto, lei ha avuto qualche difficoltà a costruirsi il suo, dalla rinuncia a lavorare come fotoreporter visto che finiva per attirare l’attenzione e diventare lei la notizia, al ritiro dalla corsa al Senato al posto di Hillary Clinton, per la violenta campagna di stampa che la accusava di avere nient’altro da offrire che il proprio nome. Lui già da bambino vive l’infelicità del matrimonio dei genitori, e ha solo quindici anni quando segue il feretro della madre. Lei di anni ne compie sei il 27 novembre 1963, due giorni dopo il funerale del padre, probabilmente troppo piccola per percepire i problemi del matrimonio di Jack e Jackie. Genitori amati ma ingombranti, lui figlio della principessa del popolo che ancora scatena deliri di devozione, lei della coppia d’oro della White House, i giovani belli colti eleganti Kennedy. Difficile immaginare due madri che più delle loro abbiano segnato la loro epoca e influenzato lo stile (più quella di lei) e il costume (più quella di lui).

Jacqueline Kennedy Onassis morì due mesi prima di compiere 65 anni, Caroline li ha compiuti da pochi giorni; ora si trova dunque in quella particolare condizione di aver superato l’età della morte di entrambi i genitori, per cui si comincia a guardarli quasi come se i figli diventassero loro; riflessione che fece un giorno in maniera profonda e complessa Mario Calabresi. Non credo che Caroline voglia diventare la matriarca dei Kennedy, ruolo scomodo come pochi altri, ma penso che voglia invecchiare serenamente, libera forse definitivamente dall’essere figlia della donna più chic del pianeta. William è più “fortunato” dato che i paragoni con la madre Diana hanno naturalmente dei limiti; al momento mi sembra più sotto pressione la moglie, novella Princess of Wales dopo cotanta (che però, come abbiamo già notato, si è presentata con i tacchi alti alla partita dei Boston Celtics; in questo caso Kennedy batte Windsor).

Se ovunque vadano entrambi si portano dietro il peso del passato, questa volta guardarli mi ha invece fatto pensare al futuro. Per lui si è trattato del primo viaggio all’estero dopo aver assunto il nuovo ruolo, e mi sembra che se la sia cavata onorevolmente; lei, dopo essere stata ambasciatore in Giappone, nominata dal Presidente Obama, svolge ora il medesimo incarico in Australia. Dove, come sapete, capo di stato è il padre di lui, King Charles.

Tre mesi fa, in occasione della morte della Regina, Caroline aveva rilasciato una dichiarazione per celebrarne la forza, la grazia, la devozione al servizio del suo popolo.

Magari ricordando quel giorno a Runnymede, un anno e mezzo dopo la morte del padre, quando quella regina inaugurò il Kennedy Memorial, e Prince Philip teneva per mano il piccolo John, coetaneo del figlio Andrew.

Intrecci affascinanti, che ci ricordano come la storia sia sempre fatta dalle donne e dagli uomini.

A family Christmas

Con l’inizio di dicembre il clima natalizio raggiunge l’acme, col suo carico di buoni sentimenti dolci e untuosi come il cibo del periodo. Lady Violet non si sottrae e manifesta tutto il suo entusiasmo per il cappotto della Principessa di Galles, a Boston col marito per la consegna degli Earthshot Prize. Dopo aver meritato il mio sdegno, tacito ma non per questo meno netto, per aver attraversato in tacchi alti (e sottili!) il parquet dove i cestisti del Boston Celtics hanno affrontato e battuto i Miami Heats, ieri Catherine ha meritato il mio plauso con un bel cappotto – né cappottino né cappottone – di Alexander McQueen: color cioccolato, doppio petto, proporzioni perfette. Bella la sciarpa ton-sur-ton così come gli stivali in suede Gianvito Rossi; non so come sia davvero il completo arancio di Gabriela Hearst – pullover a collo alto e gonna – indossato sotto, ma tanto si vede poco.

Ieri però per la Royal Family era il giorno di un importante appuntamento, quello alla Royal Albert Hall per l’annuale Royal Variety Performance, cui di solito assiste qualcuno piazzato molto in alto sulla piramide reale. Quest’anno per la prima volta è toccato ai Wessex; probabile dimostrazione dei piani che ha per loro King Charles, anche se del titolo di Duchi di Edimburgo non c’è traccia. Unfotunately la graziosa Sophie è incappata in uno di quegli incidenti di stile che capitano a tutti, ma se le tue foto hanno vasta circolazione è un po’ peggio. Per lei un abito di pizzo plissé Erdem, modello bello e raffinato ma purtroppo unflattering, assai poco donante.

Per me invece Natale è anche il film che lo rappresenta; nel mio caso, essendo appassionata del genere e pure abruzzese, è senza dubbio alcuno Parenti serpenti di Monicelli. Sono dunque nella invidiabile posizione di poter allegramente bypassare il biopic, documentario, storia della buona notte o quel che è, che Netflix dedica ai Duchi di Sussex, annunciato con l’understatement che contraddistingue la coppia proprio nei giorni in cui il fratello di lui e cognato di lei, con la moglie cognata di entrambi, è negli USA, per la prima volta dal 2014.

Proprio il momento giusto per lanciare il glorioso programma, on line da giovedì 8 dicembre. Le fotografie che compaiono nel trailer – molte belle, quasi tutte in bianco e nero – raccontano la storia di un grande amore, del tipo noi due contro il resto del mondo – tipo la nazionale di Maradona – una narrazione dal tocco disneyano dove non manca neanche la foto dei parenti ingrugnati.

Britannici mediamente molto adirati per l’inopportuna – ma opportunissima – coincidenza.

Lady Violet si chiede se tutta questa attenzione sia causata dal desiderio di conoscere più profondamente la coppia o dalla coincidenza di cui sopra.

Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, tanto per citare don Alessandro Manzoni, uno che di matrimoni contrastati aveva una discreta esperienza. E li raccontava senz’altro meglio.

La foto del giorno – Women

La foto in effetti è di ieri, ma la polemica – molto spiacevole – di oggi. Partiamo dall’inizio: da quando è entrata a far parte della Royal Family, la Queen Consort Camilla si è dedicata con passione al sostegno di tematiche sociali e sanitarie di grande importanza, dall’infanzia in difficoltà all’osteoporosi che uccise sua nonna e sua madre, dalla promozione della lettura agli animali abbandonati. Molto attenta alla condizione femminile, ha colto l’occasione della giornata dedicata dalle Nazioni Unite al contrasto della violenza contro le donne, e riunito a Buckingham Palace un nutrito gruppo di ladies, più o meno royal. A partire dalle colleghe Rania di Giordania e Mathilde dei Belgi, più una principessa ereditaria (Mary di Danimarca) due First Ladies (Fatima Bio della Sierra Leone e l’ucraina Olena Zelenska) e la cognata Sophie di Wessex.

Lady Violet era pronta a scrivere un post leggero, magari sulle mise e sull’aspetto delle auguste invitate: Sophie scolaretta, Matilde madre della comunicanda, Camilla fornaretta, Rania vamp, Mary “di 3/4, mi si nota di più?” Fatima elegante, mentre Olena dimostra che la lunghezza sbagliata rovina qualunque gamba. Invece dobbiamo dare conto di un episodio spiacevole che riguarda Lady Susan Hussey, per 6 decenni affidabile lady-in-waiting di Queen Elizabeth II, appena riconfermata nello staff di supporto alla Queen Consort – che ha abolito le dame di compagnia – nonché tra le madrine di battesimo di William. Incontrando al ricevimento Ngozi Fulani, fondatrice di Sistah Space, la più importante associazione britannica a sostegno delle donne di origine africana, non avrebbe creduto che la signora è nata in UK e di cittadinanza britannica, insistendo a chiederle da quale parte dell’Africa arrivasse. Considerato un comportamento razzista perché non riconoscerebbe la possibilità che persone non caucasiche siano British, o più in generale europee. Francamente a me non sembra offensivo, ma naturalmente la Royal Family dove allontanare da sé anche la più impercettibile ombra di razzismo, dopo accuse e insinuazioni mosse dai Sussex, e infatti il Principe di Galles si è precipitato a diffondere una dichiarazione in merito. Risultato: Lady Hussey si è scusata in un comunicato e dimessa immediatamente, la signora Fulani in un’intervista esclusiva al quotidiano The Independent dice di non aver ricevuto ancora scuse personali, e parla di razzismo istituzionale mentre sui social infuria la discussione.

Sarà un lungo inverno

Il caffè del lunedì – Spille, principesse e aspiranti tali

Martedì 22 King Charles III e la Queen Consort hanno ricevuto in visita ufficiale il primo capo di stato – il Presidente della Repubblica Sudafricana Cyril Ramaphosa – nella nuova veste di sovrani. Catherine ha debuttato sulla scena internazionale come Princess of Wales e per la prima volta ha indossato la spilla con le tre piume emblema del Principe di Galles.

Diciotto diamanti intervallati da piccoli smeraldi formano un ovale che contiene le tre piume e il motto del Prince of Wales: “Ich Dien” Io servo in tedesco. Diamanti sono incastonati anche sulle tre piume, e la spilla è arricchita da un pendente removibile, uno smeraldo cabochon a goccia.

La spilla è un dono di nozze per Alexandra di Danimarca, che diventa Princess of Wales sposando il 10 marzo 1863 il futuro Edward VII. Alla morte della suocera, la formidabile Queen Victoria, Alexandra è infine Queen Consort e dona il gioiello alla nuora Mary, divenuta a sua volta Principessa di Galles. Mary siede sul trono con il marito nel 1910, e l’anno seguente il loro primogenito Edward viene ufficialmente investito del titolo, ma non c’è all’orizzonte alcuna sposa per lui per cui immagino che la madre tenga prudentemente il simbolico gioiello nel suo forziere. Per salutare una nuova Princess of Wales si deve aspettare il 29 luglio 1981 e le nozze tra Charles e Diana, visto che Edward diventa Re quando è ancora scapolo, il fratello Bertie passa dall’essere Duca di York direttamente al trono come King George VI, e la figlia Elizabeth non ha mai portato il titolo, che si trasmette solo per linea maschile. Insieme al titolo, Diana porta anche il gioiello, solitamente come prezioso pendente.

Scomparsa lei, Camilla ha portato la spilla ma non il titolo, scegliendo quello di Duchessa di Cornovaglia per non sovrapporsi alla principessa né urtare la sensibilità di chi era legato al suo ricordo. Ora la spilla è atterrata sul bavero della nuova Princess, in una situazione assai meno complessa e drammatica, e in fondo uno degli atout di Catherine è proprio la sua tranquillizzante normalità.

Ma colpo di scena! Di spilla Prince of Wales ce n’è un’altra, e ha una storia più intrigante. Dicevamo che l’ultimo Principe di Galles prima di Charles è stato Edward, poi (brevemente) King Edward VIII, poi Duke of Windsor. Nel 1935 Edward è l’erede, ed è immerso in una relazione – osteggiatissima a Corte – con l’americana già divorziata dal primo marito e divorzianda dal secondo Wallis Simpson. La spilla di cui abbiamo parlato finora è con ogni probabilità saldamente nelle mani della Regina Mary, che non ci pensa lontanamente ad affidarla al figlio col rischio di ritrovarla sul bavero di chissà chi (peggio ancora, addosso a quella). Dunque l’innamorato fa realizzare autonomamente una spilla col suo emblema, e la dona all’amata.

Le tre piume, realizzate in platino e incrostate di diamanti taglio baguette e brillante, sono tenute insieme da una corona in oro giallo e diamanti. Il 20 gennaio 1936 George V muore, e Edward diventa Re, l’undici dicembre abdica in favore del fratello, che diventa King George VI, il 3 giugno 1937 sposa Wallis. La coppa assume il titolo di Duchi di Windsor, ma lei non sarà mai un’Altezza Reale. Diventano una delle coppie più in vista del jet set, anche perché non è che facciano molto altro, e dopo gli ambigui (eufemismo) rapporti con Hitler e il nazismo a Londra auspicano che continuino così. Incontrano tutto il bel mondo internazionale e diventano buoni amici della diva delle dive, Liz Taylor. La quale resta affascinata dalla spilla, anche perché il suo bimarito Richard Burton è gallese. Wallis muore quasi novantenne nel 1986, 14 anni dopo il consorte, e lascia a Suzanne Blum, sua esecutrice testamentaria, l’incarico di vendere all’asta la sua favolosa collezione di gioielli, donando il ricavato all’Istituto Pasteur di Parigi per la ricerca sull’HIV. Causa particolarmente cara a Liz, che l’anno seguente si aggiudica l’agognata spilla durante l’asta di Sotheby’s acquistandola per telefono dalla sua piscina californiana.

E la indossa spesso, anche per sottolineare il generoso – e generosamente esposto – décolleté.

Che dite, Catherine prenderà ispirazione?

Breaking News! La risposta è sì.

Sabato, guardando le forme arrotondate di Marie Chevallier, ci chiedevamo se la nuora di Stéphanie de Monaco, moglie del figlio Louis Ducruet, fosse in dolce attesa.

La risposta è sì, e l’annuncio arriva dai diretti interessati su Instagram. La principessa ribelle diventerà nonna per la prima volta, e immagino ne sarà felicissima. Il bebè sarà anche l’ottavo pronipotino di Grace, che avrebbe tanto voluto diventare nonna a sua volta ma non fece in tempo. La vita che continua e si rinnova porta con sé gioia e una grande allegria, e il 2023 preannuncia veramente bene, avremo parecchio da chiacchierare!

Intanto auguri ai futuri genitori, in particolare a Louis, che sabato compirà 30 anni (anche se ne dimostra la metà!).

Il caffè del lunedì – Pasticci

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una frase attribuita a Umberto Galimberti, tratta da Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica (Milano 1999); non è una citazione diretta, dunque non prendetela come oro; d’altronde non sto scrivendo un testo scientifico, cerco solo un incipit! La frase recita: Con la tecnica gli uomini possono ottenere da sé quello che un tempo chiedevano agli dèi.

Considerando i pasticci che ho fatto col blog negli ultimi tempi io invece penso che giusto agli dei mi posso rivolgere. Il punto è banalmente questo: ogni tanto – per me sempre troppo spesso – wordpress aggiorna il sistema e scompagina tutto. Per l’ennesima volta sono scomparsi molti vostri commenti; alcuni li ho proprio persi, altri li ho recuperati ma non ho potuto rispondere. Perdonatemi, ma sappiate che mi fa sempre piacere se commentate.

In fondo anche la nostra musa Lady Violet, la contessa vedova di Grantham alle prese con uno dei primi telefoni si chiedeva: è uno strumento di comunicazione o di tortura? Invochiamo dunque la benevolenza di Clio, musa della storia (e delle storie) incrociamo le dita e andiamo avanti.

È però grazie alla tecnologia che ho seguito, come immagino molti di voi, la quinta serie di The Crown, e sempre la tecnologia mi ha permesso di isolare un dettaglio veramente imperdonabile. Che non è la narrazione soapoperistica, la regina costipata di Imelda Staunton o l’intera puntata dedicata alla famiglia Fayed. È il momento in cui Diana/Elizabeth Debicki si prepara per il party della Serpentine Gallery mentre il marito dichiara urbi et orbi in televisione il suo amore per Camilla, sceglie l’abito nero di Christina Stambolian che passerà alla storia come revenge dress e si allaccia al collo il famoso choker di perle. Che nella serie televisiva viene rappresentato come il pezzo di bigiotteria che ovviamente è stato usato nella finzione, quattro fili allacciati da una catenella, pure piuttosto cheap, sulla nuca.

Nella realtà si trattava invece di un pezzo favoloso, ereditato dai figli ma mai più visto dalla scomparsa della principessa. Sette fili di perle chiuse da un fermaglio composto da un grande zaffiro circondato di diamanti, in origine una spilla ricevuta come dono di nozze dalla nonna del marito, la Queen Mother.

Non si fa! Però prenderò spunto per un paio di post, stay tuned e buon lunedì.

Se volete iniziare la settimana con un ripasso sullo stile di Diana, seguite i link Style file: Diana Principessa di Galles (prima parte) Style file: Diana Principessa di Galles (seconda parte) Style file: Diana Principessa di Galles (terza parte)

75 years ago

75 years ago, settantacinque anni fa, a Londra suonavano campane a festa: la figlia maggiore del Re, la ventunenne Elizabeth, sposava il suo Philip.

Settantacinque anni fa Philip, nato principe e diventato poi semplicemente Lieutenant Philip Mountbatten, veniva creato dall’imminente suocero His Royal Highness The Duke of Edinburgh. Lui sarebbe stato consorte reale più a lungo di chiunque altro nella storia, e il suo titolo uno dei più popolari per quasi tre quarti di secolo.

Philip nasce Φίλιππος, Principe di Grecia e Danimarca, il 10 giugno 1921 a Corfù, nella villa Mon Repos.

In esilio a otto mesi, dopo aver frequentato le scuole in Francia e Germania arriva nel Regno Unito dove a diciotto anni, nel 1939, entra nella Royal Navy. A luglio dello stesso anno incontra di nuovo la tredicenne Elizabeth che aveva conosciuto bambina alle nozze di sua cugina Marina con lo zio di lei, il Duca di Kent. Tra i due inizia una corrispondenza che prosegue nei lunghi anni della guerra, dove lui si distingue combattendo nel Mediterraneo e nel Pacifico; la guerra finisce e George VI dà il consenso alle nozze. Il fidanzamento viene annunciato nel luglio 1947; alcuni mesi prima Philip aveva rinunciato ai titoli di nascita, diventando cittadino britannico col nome anglicizzato della famiglia della materna: Philip Mountbatten. Il giorno prima del matrimonio il Re emette lettere patenti per attribuirgli lo status di HRH; The KING has been pleased by Letters Patent under the Great Seal of the Realm, bearing date the 19th instant, to declare that Lieutenant Sir Philip Mountbatten, K.G., R.N., shall be entitled to hold and enjoy the style, title and attribute of Royal Highness.

Il giorno dopo, giovedì 20 novembre, altre Lettere Patenti attribuiscono al Lieutenant His Royal Highness Philip Mountbatten la dignità ducale e lo creano ”Baron Greenwich of Greenwich in the County of London, Earl of Merioneth and Duke of Edinburgh”.

La formula reca l’espressione “and the heirs male of his body lawfully begotten” che attesta la trasmissibilità dei titoli agli eredi maschi legittimamente generati dal suo corpo.

Il 9 aprile 2021, alla morte di Philip, i suoi titoli passano al primogenito, l’allora Prince of Wales oggi King Charles III. In molti si aspettano che il figlio minore Edward diventi il nuovo Duke of Edinburgh ma non accade, e potrebbe non accadere. Tradizionalmente i figli del sovrano britannico sposandosi diventano titolari di uno dei ducati che appartengono alla Corona. Il 19 giugno 1999, quando Edward sposa Sophie Rhys-Jones, tutti si aspettano che gli sposi diventino Duchi di Cambridge o di Sussex, invece il Palazzo annuncia per loro il titolo di Conti di Wessex, e un futuro da Duchi di Edimburgo. L’assunzione del titolo non è però automatica: intanto ovviamente deve venire a mancare il titolare, alla cui morte però l’erede è il primogenito; bisogna dunque aspettare che Charles diventi Re e il titolo di Duke of Edinburgh rientri nella disponibilità della Corona. Ora le condizioni ci sono, ma King Charles III non ha ancora deciso la concessione del Ducato di Edimburgo al fratello, e voci di questi giorni (dei soliti bene informati, dunque da prendere con cautela) sostengono che non voglia farlo, sempre nell’ottica di ridurre al minimo il numero di royals più o meno working in circolazione; Edward e Sophie hanno un figlio maschio – il delizioso James – che alla morte del padre ovviamente ne erediterebbe il titolo.

(Ph: Are Media Pty Ltd)

Lady Violet confessa la sua perplessità: visto che i Duchi di Gloucester e di Kent, cugini della defunta Regina, hanno discendenza maschile per almeno due generazioni, finirebbe che cugini di secondo/terzo grado del Re sono duchi, mentre il nipote diretto e addirittura il fratello non lo sono.

Quanto alla domanda che spesso ritorna, perché Edward sia solo Conte, la risposta è: non si sa. Qualche fonte sostiene che sia stato lui stesso a chiedere un titolo inferiore, così come ha deciso che i figli avessero il trattamento che spetta alla prole di ogni conte britannico, ma non esiste alcuna versione ufficiale. Con sommo rispetto mi permetto: sembra che i Wessex abbiano ricevuto come dono di nozze da Queen Elizabeth la promessa di diventare Duchi di Edimburgo, ma se così è, la sovrana ha promesso qualcosa di cui non disponeva, perché l’unico a poter decidere è Charles.

Va detto però che nonostante quello di Earl of Wessex sia un titolo minore, ha una notevole importanza storica. essendo l’antico regno di Wessex all’origine dello stesso regno inglese. Storia a parte, Edward, appassionato di spettacolo, potrebbe averlo scelto anche perché compare in uno dei suoi film preferiti, Ricordate il personaggio interpretato da Colin Firth in Shakespeare in love? Era l’odioso Lord Wessex.

Mentre aspettiamo ulteriori sviluppi, il prossimo 1 dicembre Edward e Sophie rappresenteranno la Corona alla Royal Variety Performance. Per loro è la prima volta.

(Ph: Jane Barlow/Getty Images)

Intanto in Parlamento prosegue l’iter per ammettere Edward e sua sorella Anne tra i Counsellors of State; il loro coinvolgimento potrebbe essere ad personam sfruttando un precedente: nel 1953 la Queen Mother, che non ne faceva più parte in quanto non più consorte del sovrano regnante – il marito era deceduto l’anno prima – fu riammessa a titolo personale.

Se volete ricordare il royal wedding di Elizabeth e Philip questo è il link Something old, something new, something borrowed, something blue

Monaco en fête

Nel Principato di Monaco il giorno della festa nazionale combacia con quello dell’onomastico del sovrano. Durante i 55 anni del regno di Rainier III la celebrazione avveniva il 19 novembre; salito al trono Albert II avrebbe potuto anticiparla al 15, festa di Sant’Alberto Magno. Ha voluto invece mantenere la stessa data, in omaggio alla memoria del padre e a quel San Ranieri che è anche patrono della famiglia Grimaldi. Questa mattina dunque la famille princière al completo si è riunita in cattedrale per il tradizionale Te Deum; poi schierata nel cortile del palazzo ha assistito alla cerimonia civile.

Alla vista di Charlène l’anima abruzzese di Lady Violet ha avuto un fremito, a causa del bizzarro paludamento della Princesse, che tra abito e cappello ricorda pericolosamente il Guerriero di Capestrano, importantissima e celebre statua preromana.

L’autore di cotanta meraviglia risulta essere Akris, maison svizzera particolarmente amata dalla consorte di Albert II. Sciagurata!

Nel caso vi domandaste se la mise – composta da pantaloni più pardessus dotato di mantello – sia meglio vista da dietro o in movimento, la risposta è no.

Tranquillamente elegante Caroline in un classico Chanel declinato in rosa, colore di stagione. Très chic il cappello grigio, che mortifica un po’ la capigliatura ugualmente grigia della principessa.

Chanel grigio e rosa anche per Charlotte, accompagnata da marito e pupi, che si sta trasformando in sua madre. Mentre l’altra figlia Alexandra è inequivocabilmente Hannover, e ha scelto il nero del cappotto lungo di Khaite come la minaudière (che sarebbe la borsetta rigida, come un piccolo scrigno o un grande portasigarette).

Sobriamente chic anche la nuora Tatiana, monocolore come i tre figli, in completo Giambattista Valli e cappello Rachel Trevor Morgan, modista inglese amata dalla defunta Queen. L’altra nuora Beatrice, in total red e perfetto stile anni ’50 firmato Dior, gioca a fare Grace Kelly riuscendoci abbastanza bene.

Rosso anche per Stéphanie, per una volta con i tacchi e più allegra del solito, forse per la prospettiva di diventare nonna: la nuora Marie sembra incinta, oppure indossa una mise ancora meno donante del solito.

La figlia Pauline coglie sempre l’occasione per indossare capi del suo brand ACNE (sic!), anche a costo di andare fuori tema come oggi, con un completo pantaloni più adatto all’ufficio che a eventi formali. Finto Chanel, autentico LK Bennet per la figlia minore Camille, che con nonna Grace ha in comune una certa somiglianza, ma purtroppo non la raffinatezza.

Allegra la presenza di tanti bambini, capitanati dai figli dei sovrani, i gemelli Jacques e Gabriella. Lui mi sembra meno timido del solito, lei si candida a diventare la it-girl del Principato nei prossimi decenni.

Le foto del giorno – Arriva un carico di… Paddington!

Ricordate quella deliziosa fotografia della Queen Consort circondata da tanti Paddington, lasciati davanti alle residenze reali in memoria di Queen Elizabeth? (La foto del giorno – 1000 Paddington) Bene, ora tutti gli orsacchiotti, dopo essere stati raccolti da mani amorevoli e lavati, igienizzati, pettinati, sono pronti per lasciare Buckingham Palace e Clarence House, e raggiungere finalmente la loro destinazione definitiva: una casa dove troveranno qualcuno che si prenderà cura di loro, cui potranno regalare tanta allegria e magari un po’ di felicità.

La prossima settimana, giovedì 24, Camilla li distribuirà durante uno speciale Paddington pic nic con i bambini seguiti da Barnardo’s, la più grande organizzazione britannica per l’infanzia in difficoltà.

La nuova regina è nonna, e ho l’impressione che quello sia uno dei ruoli che ama di più. I figli Tom e Laura le hanno dato cinque nipoti, nati tra il 2007 e il 2010: due ragazze, Lola Parker Bowles e Eliza Lopes – che nel 2011 fu una delle damigelle alle nozze dei Principi di Galles nel 2011 – e tre maschi: i gemelli Louis e Gus Lopes e Freddy Parker Bowles; le iniziali di tutti e cinque compaiono sul pendente di una collana che Camilla indossa quasi sempre.

La Queen Consort tratta sempre i bambini che incontra con un simpatico cameratismo, senza accondiscendenza né inutili smancerie; è poi notoriamente una grande appassionata di libri e la lettura è un altro modo molto efficace per entrare in relazione con i più piccoli.

Nell’attesa di vedere Camilla consegnare i Teddy bear, una piccola riflessione. Spesso ci si chiede perché la britannica sia tra tutte le famiglie reali la più conosciuta, la più popolare, la più – termine assai di moda – iconica. Le ragioni sono varie, a partire dalla ovvia considerazione che rappresenta uno dei Paesi di maggior peso nel mondo, anche se non so per quanto tempo ancora. Ma ciò che colpisce sempre Lady Violet è la capacità di capire l’importanza del simbolo, e l’abilità di costruirci sopra una narrazione. Prendiamo questo caso; i Paddington sono stati offerti in memoria della Regina e di quel suo video mentre prende l’afternoon tea col famoso e inglesissimo orsetto, in occasione del Platinum Jubilee. Operazione geniale diventata struggente, che fa il paio con quella che la trasformava in una Bond girl ottantaseienne per l’inaugurazione delle Olimpiadi del 2012. Ora intorno alla raccolta e alla successiva distribuzione degli orsacchiotti è stato creato un vero progetto, che ha la sua pagina sul sito della Royal Family (https://www.royal.uk/paddington); il video che accompagna questo progetto è una delizia, e mi sembra che confermi la mia impressione. Aspetto le vostre!

Scende in campo il Re

Tutto è pronto per i Mondiali di calcio in Qatar cui la nostra Nazionale non partecipa non essendo riuscita a qualificarsi, nonostante la vittoria agli ultimi Europei (festeggiata con qualche petulanza di troppo e improbabili lezioni di protocollo).

Tra le trentadue squadre in gara numerose quelle che rappresentano monarchie: oltre ai padroni di casa, Belgio Danimarca Inghilterra Giappone Marocco Olanda Spagna, e mettiamoci pure il Galles, che non è un regno a parte ma da due mesi ha un nuovo Principe appassionato di sport in generale, e di calcio in particolare.

Mentre dunque aspettiamo di scoprire qualche reale spettatore, a partire dalla bellissima Mozah bint Nasser al-Missned, moglie numero due dello Sceicco del Qatar, dal Belgio arriva l’incoraggiamento (e non solo quello) di Roi Philippe ai Diavoli Rossi. Il sovrano non è solito a queste operazioni simpatia, e mantiene una leggera goffaggine che rende il video delizioso. It’s Devil Time!