Ekecheirìa

Oggi, 4 marzo, si sono aperte a Pechino le Paralimpiadi invernali. Oggi dunque nella Grecia antica (che per ovvie ragioni celebrava solo le Olimpiadi estive) sarebbe stata la giornata dedicata a ‘Εκεχειρία, Ekecheirìa, letteralmente il trattenere le mani. La tregua olimpica.

“Personificazione della pace degli dèi, che veniva proclamata durante la celebrazione delle quattro feste nazionali, subito dopo l’apertura dei giochi, per proteggere i partecipanti. Era rappresentata in atto di incoronare Iphitos nel tempio di Zeus ad Olimpia” si legge nell’Enciclopedia dell’Arte Antica Treccani. Iphitos, in greco ‘Ιϕιτος, italianizzato Ifito è il mitico re di Elea, colui che codificò le gare sportive dedicate a Zeus a Olimpia, città peloponnesiaca nella regione dell’Elide, di cui Elea era capitale. Secondo la tradizione a Olimpia si conservava il documento che istituiva la tregua sacra, stabilita da Ifito e da Licurgo, grande legislatore di Sparta, altra importante città del Peloponneso, capitale della Laconia.

I giochi sono parte integrante parte della cultura e della religiosità greca già nelle epoche minoica e micenea – ricordate l’Iliade, i giochi in onore di Patroclo morto? – un modo per onorare gli dei, i defunti, i sovrani. Pratica antica e diffusa in tutta la Grecia, ma è da Olimpia che viene il primo elenco dei vincitori di cui si abbia notizia, stilato nel 776 a.C.; dunque la nascita dei giochi olimpici viene fatta risalire a quella data, per convenzione il 22 luglio (che per completezza di informazione è anche il compleanno di George di Cambridge).

I giochi si svolgevano a Olimpia ogni quattro anni in occasione delle feste olimpie, le più antiche delle quattro grandi feste della nazione greca; c’erano poi le istmie in onore di Posidone, biennali; le nemee, anch’esse biennali, in onore di Zeus; le pizie, in onore di Apollo Pizio, seconde per importanza solo alle olimpiche e come quelle quadriennali. I giochi olimpici erano dapprima riservati ad atleti (e spettatori) dell’Elide, la partecipazione si estese poi all’intero Peloponneso, alla Grecia continentale, alle colonie orientali e occidentali, e nacque di conseguenza l’idea della tregua olimpica. I giochi duravano cinque giorni: il primo era dedicato ai riti religiosi e all’esame di fanciulli e puledri, che partecipavano il secondo giorno a gare dedicate esclusivamente a loro, cui non partecipavano gli adulti. Che invece gareggiavano terzo e quarto giorno; in origine erano solo gare di corsa – ancora oggi chi visita il sito di Olimpia si fa una corsetta nello stadio, compresa Lady Violet da giovane – si aggiunsero poi la lotta, il pugilato, il pentatlon, la corsa a cavallo e con le quadriga, il pancrazio (un misto di lotta e pugilato) e l’oplitodromia una corsa nella quale gli atleti non erano nudi come nelle altre gare, ma come gli opliti (i soldati di fanteria) indossavano elmo, schinieri e il pesante scudo che dava il nome ai soldati, l’oplon. Il quinto giorno si premiavano i vincitori; incoronati con serti di olivo, rientravano nelle città di provenienza su carri trainati da cavalli bianchi; grandemente onorati pubblicamente e talvolta persino ritratti in statue.

«Come l’acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come l’oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, mettendo in ombra tutti gli altri giochi» (Pindaro, Olimpica I, 1)I giochi olimpici furono celebrati per più di mille anni fino a quando Teodosio li vietò, nel 393 d.C. In epoca classica l’importanza di Olimpia era tale che fu dotata di un nuovo grande tempio, arricchito da una delle sette meraviglie del mondo antico: una statua crisoelefantina (cioè di avorio e oro) alta dodici metri, opera del più grande scultore dell’epoca, Fidia, che ad Atene aveva appena ultimato il Partenone. Statua oggi scomparsa, come del resto quello spirito olimpico che avrebbe imposto la tregua, la pace.

In questi giorni bui ho pensato a lungo se questo blog potesse avere un significato e una funzione, oltre ad aggiornarvi sulle vicende reali, sicuramente ridotte e necessariamente sobrie. Oggi avrei potuto parlare dei reali olimpionici, che abbondano e a volte si sono anche distinti, come Costantino di Grecia, oro nella vela a Roma 1960. O degli amori reali nati alle olimpiadi, da Carl Gustav e Silvia di Svezia a Frederik e Mary di Danimarca. Ho fatto una scelta diversa, e questo vorrei fare nei prossimi giorni, parlare un po’ di arte e di cultura; un po’ di bellezza in tanto orrore. Aspetto la vostra opinione.

Buone notizie

Oggi c’è un bisogno disperato di buone notizie, e Lady Violet è lieta di averne.

Benché non ci siano dichiarazioni in proposito se è vero ciò che diceva Dame Agatha (Christie), che tre indizi fanno una prova, possiamo affermare che Her Majesty non ha più covid. Primo indizio: l’attività della Royal Family è proseguita as usual; ad esempio sabato il Royal Collection Trust ha pubblicato il primo ritratto fotografico di Elizabeth da regina, realizzato esattamente 70 anni prima, a venti giorni di distanza dalla morte di George VI. E la Duchessa di Cambridge ha addirittura compiuto una visita all’estero (a Copenaghen Crescono le principesse), segno che Sua Maestà, se non già guarita, era comunque in condizioni soddisfacenti.

Secondo indizio: oggi la sovrana ha concesso udienza via video – lei a Windsor loro a Buckingham Palace – a due nuovi ambasciatori presso il Regno Unito, che le hanno presentato le loro credenziali: Sua Eccellenza Mr. Carles Jordana Madero, Ambasciatore di Andorra e Sua Eccellenza Mr. Kedella Younous Hamidi, Ambasciatore del Chad, nell’abito tradizionale del suo Paese.

Terzo indizio: non ci sono immagini ma c’è la notizia: Her Majesty ha dedicato la scorsa domenica a fare la nonna e la bisnonna: sono infatti andate a trovarla Catherine e Beatrice di York, comprese di prole. E questa secondo me è la prova regina (notate il raffinato gioco di parole!) perché difficilmente l’avrebbero messa a contatto con dei bambini, tra cui la piccola Sienna di soli cinque mesi, e d’altro canto lei doveva sentirsi abbastanza bene da vedersi intorno non uno non due non tre ma ben quattro bambini.

Anche il Principe di Galles e la moglie si sono negativizzati e hanno ripreso le loro attività: oggi hanno visitato Southend-on-Sea, presentando le Lettere Patenti che concedono alla città dell’Essex il passaggio dallo status di town a quello più importante di city.

Per oggi possiamo accontentarci.

Le foto del giorno – Io mammeta e tu

Ieri sera i Duchi di Sussex hanno ricevuto il NAACP President Award per la loro attività umanitaria.

NAACP è un acronimo che sta per National Association for the Advancement of Colored People, si tratta dunque di un’associazione impegnata nella promozione (sociale ed economica, I presume) dei cittadini statunitensi di colore. Alla notizia del premio ho pensato che se l’attività umanitaria dei Sussex non sia ancora chiaramente definibile, sicuramente il loro matrimonio ha acceso più di un riflettore sugli Afroamericani; dunque credo che Derrick Johnson, presidente della suddetta organizzazione, ci abbia visto giusto – e anche lungo – nel conferire il premio. Se poi avesse evitato i mocassini con la staffa sotto lo smoking Mr Johnson avrebbe trionfato.

Meghan ha scelto con grande accuratezza una mise che lanciasse una serie di segnali a, affidandosi Christopher John Rogers, stilista black che veste molte signore afroamericane di successo e di potere: dalla Vice President Kamala Harris – suo il cappotto indossato dell’inaugurazione della presidenza Biden Republican chic shock e boh – Inauguration Day edition (parte prima) – all’onnipresente Oprah. Rogers è famoso per l’originale uso del colore, e in molti hanno ipotizzato che il blu scelto da Meghan e abbinato a gioielli in oro fosse un omaggio alla bandiera blu/gialla dell’Ukraina. Sia come sia, a me non piace. E qui faccio una doppia confessione: a me il blu piace poco; o meglio, sono poche tra le innumerevoli sfumature di blu a piacermi, e di quelle contenute nell’abito praticamente nessuna. La seconda è che ricordo un abito da sera in queste tonalità creato da Roberto Capucci, che probabilmente influenza il mio giudizio. Paragoni improbabili a parte, non mi sembra che l’abito la valorizzi; non mi convince il colore su di lei, e mi sembra che le schiacci il seno. Più in generale i volumi tra pettinatura a schiaffo monospalla e spacco inguinale mi lasciano assai perplessa. I Sussex hanno portato con loro la madre di lei, Doria Ragland, che Lady Violet trova assai più chic della figlia, con un impeccabile LBD (Little Black Dress, il famoso tubino nero adorato dalle nostre mamme).

Nel discorso di accettazione, Harry ha sottolineato che pur venendo da background diversi, la sua esistenza e quella della sua “incredible wife” si sono unite per una ragione: condividere una vita di servizio, con la responsabilità di affrontare l’ingiustizia, e la convinzione che le persone più trascurate sono spesso le più importanti da ascoltare. Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle. Meghan ha affermato che questa è l’era di un movimento per la giustizia digitale – qualunque cosa sia – e per promuovere un cambiamento attivo nell’incontro tra giustizia sociale e tecnologia nascerà da una sinergia tra NAACP e a loro fondazione Archewell il NAACP-Archewell Digital Civil Rights Award. Sipario.

Breaking News! – Prese di posizione

Inutile nascondercelo, da due giorni mente cuore e attenzione sono stati distolti dalla routine e proiettati in uno scenario di guerra che impensierisce disorienta e spaventa. Questo piccolo blog ha un ruolo così marginale in questa tragedia che non è facile non solo trovare una collocazione, ma anche chiedersi se ne abbia. Qualcosa di assai interessante è però appena successo, e riguarda proprio la materia trattata da Lady Violet: i Duchi di Cambridge hanno espresso via social la loro vicinanza al popolo ucraino.

Il testo del tweet pubblicato alle 12:59 (le 13:59 in Italia) dice: Nell’ottobre 2020 abbiamo avuto il privilegio di incontrare il Presidente Zelenskyy e la First Lady, e conosciuti la loro speranza e il loro ottimismo per il futuro dell’Ukraina. Oggi siamo a fianco del Presidente e di tutti gli Ukraini che coraggiosamente combattono per quel futuro. La presenza delle iniziali W & C alla fine del messaggio indica che gli autori sono proprio loro e non lo staff.

Ieri un messaggio di solidarietà era stato diffuso anche dai Duchi di Sussex, che aveva attirato molte critiche, perché per tradizione i reali non prendono posizione politicamente. O meglio, non la prendono in generale, ma la prendono eccome quando ce n’è bisogno, ed è evidente che i Cambridge abbiano parlato di concerto con il Governo (non a caso il loro messaggio ha ricevuto il like di Ed Lewellyn, che da ieri è il nuovo ambasciatore britannico in Italia).

Quanto ai Sussex, è importante sottolineare che parlano sempre e solo titolo personale; a volte la loro combacia con la posizione britannica ufficiale, come in questo caso, a volte no. Poi probabilmente perseguono l’obiettivo di ritagliarsi un ruolo di influencer globali, ma questo francamente oggi importa il giusto, cioè niente.

Crescono le principesse

Crescono, e si mettono la giacca.

(Ph: Linda Broström/Kungl. Hovstaterna)

Oggi Estelle di Svezia, seconda nella successione dopo sua madre Victoria, compie dieci anni e si presenta agli svedesi vestita da ragazza in carriera, in total white con i capelli sciolti in una pettinatura “da grande”. La foto è stata presa nei giorni scorsi in un salone del Palazzo Reale di Stoccolma, su uno sfondo perfettamente en pendant, in bianco e oro. Un’altra fotografia mostra la festeggiata con i nonni, ma non con i genitori; la coppia ereditaria, dopo la dichiarazione a sorpresa per smentire voci di crisi e addirittura di divorzio (La calunnia è un venticello…), è comparsa invece lunedì, quando Victoria e Daniel hanno partecipato a un video incontro con la polizia con oggetto i crimini sessuali contro i bambini. Insomma, business as usual.

Business as usual anche per la Duchessa di Cambridge, impegnata in un viaggio di due giorni in Danimarca, per scambiarsi conoscenze ed esperienze sulla crescita e il benessere psicofisico dei più piccoli, materia che sta particolarmente a cuore alla duchessa. Ieri, primo giorno del breve viaggio, l’abbiamo vista in giacca rossa Zara e blusa bianca – in molti hanno sottolineato che sono i colori della bandiera danese – pantaloni neri scarpe Gianvito Rossi e microbag, visitare un certo per la salute mentale infantile a Copenaghen. Non è mancata una visita alla Lego Foundation, dove Catherine si anche infilata in uno di quegli scivoli fatti con un tubo (dove Lady Violet sarebbe rimasta incastrata senza dubbio alcuno).

Oggi, dopo aver giocato coi bambini in un asilo nel bosco, l’incontro ad Amalienborg con la Regina Margrethe II e la Principessa Ereditaria Mary. In sintesi una sovrana regnante, una consorte forse non troppo lontana dal trono e un’altra che probabilmente dovrà aspettare ancora un po’. Per una strana coincidenza i due Paesi sono gli unici in Europa su cui regnano due sovrane, ed entrambe quest’anno celebrano il loro giubileo: di platino per Elizabeth, d’oro per Margrethe.

(Ph: Keld Navntoft, Kongehuset)

In seguito Mary e Catherine hanno visitato insieme il Danner Crisis Centre, un rifugio per bambini e madri in difficoltà. Le due royal ladies sono spesso avvicinate per il loro aspetto simile, e dunque c’era una certa attesa di vederle insieme, anche perché a loro volta accomunate da un’altra coincidenza: entrambe quest’anno cambiano decennio: la prima ha compiuto cinquant’anni, l’altra quaranta.

La principessa danese ha riciclato un cappottino bianco, abbinato al total black, mentre la Duchessa di Cambridge ha optato per un cappotto grigio di Catherine Walker, il Marine, che nella linea e nei revers si ispira – direi vagamente – alle uniformi storiche della Royal Navy. Francamente preferisco Mary che evitando la tentazione della palandrana sembra anche più giovane di Catherine. La quale, tanto per cambiare, è stata subito comparata alla defunta Diana, che una volta ha indossato a sua volta un cappotto grigio con colletto di velluto nero. Magari lo scopo è anche farle un complimento, ma questo confronto continuo dev’essere veramente pesante. E si sa, la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

Love and (royal) weddings are in the air

Sarà per la presenza di San Valentino, sarà perché è ancora freddo ma le giornate si allungano e la dolcezza della primavera inizia a sentirsi nell’aria – quest’anno in modo particolare – sarà che il marketing ha sempre bisogno di nuovi stimoli e l’altra festa di questo periodo, il carnevale, ha una natura sempre meno internazionale, in qualche modo più “domestica”, per cui meno attraente per il mercato globale, ma febbraio viene sempre più spesso identificato col mese dedicato all’amore e agli innamorati. Che nel nostro caso si trasforma naturalmente nell’attenzione per i royal wedding. Se l’anno scorso – nonostante le cautele imposte dalla pandemia – è stato piuttosto ricco, anche questo 2022 si prospetta di un certo interesse. Con sorpresa finale.

Appartiene a una famiglia reale regnante la bionda Maria Laura d’Austria-Este, figlia della Principessa Astrid del Belgio (Le foto del giorno – Evviva!); lei e il fidanzato anglo-franco-marocchino William Isvy si sposeranno a Bruxelles a luglio, un mese ricco di eventi lieti per la famiglia reale che celebra la sua festa nazionale e l’anniversario dell’ascesa al trono di Philippe, zio della sposa.

E da due famiglie regnanti viene Josef-Emanuel de Liechtenstein, figlio del principe Nikolaus, fratello minore del sovrano del Principato, Hans Adam, e di Margaretha di Lussemburgo, a sua volta sorella minore di un sovrano: il Granduca Henri. Il giovanotto sposerà il 25 marzo una fanciulla colombiana, Maria Claudia Echavarría Suárez detta Cloclo, e speriamo che vorranno regalarci molte fotografie, perché le nozze saranno celebrate nella patria della sposa, a Cartagena de Indias, luogo di grande bellezza e di immortale romanticismo letterario, grazie alla penna di Gabo, Gabriel Garcia Marquez.

(Ph: instagram@tatianamountbatten)

Un matrimonio è previsto anche nei pressi di Windsor: Lady Tatiana Mountbatten si è da poco fidanzata col suo boyfriend Alick Dru; lui è un giovane imprenditore britannico e ha chiesto la sua mano sulle nevi di Verbier, amatissime dai reali di mezzo mondo. Lei è un’amazzone che concorre nel dressage con molti altri progetti; il suo bisnonno George, secondo Marchese di Milford Haven e la Principessa Alice di Grecia, madre del Duca di Edimburgo, erano fratello e sorella.

In questo tripudio di matrimoni di sangue blu una coppia ci ha ripensato: Louis del Lussemburgo e Scarlett-Lauren Sirgue non si sposano più. Lui, terzogenito dei Granduchi, divorziato da Tessy Anthony e padre di Gabriel e Noah, ora vive a Parigi, dove ha conosciuto lei, giovane avvocatessa. Avevano annunciato il fidanzamento la scorsa primavera (Le foto il giorno – Grandi speranze) e noi già pregustavamo la grandeur della Granduchessa Maria Teresa, e invece nulla. Point de vue, che riporta la notizia, ci informa però che i due sono rimasti buoni amici, e se sono felici loro lo siamo anche noi. D’altronde, come direbbero le zie sagge, meglio ripensarci prima che dopo.

Reale pandemia

La notizia del giorno è, naturalmente, la positività al coronavirus di Her Majesty The Queen.

Che materializza un timore sepolto nel profondo da molti di noi, nei confronti della decana delle teste coronate e di tutte le persone anziane e fragili. Con l’aggravante per lei della perdita dell’adorato Philip, che l’ha colpita pesantemente, e dei recenti problemi di salute che le hanno fatto mancare molti impegni, anche quelli per più importanti, come la cerimonia al Cenotaph per Remembrance Sunday. Per tacere della notte passata tra il 19 e il 20 ottobre, passata al King Edward VII’s Hospital. Quanto alla possibile fonte del contagio c’è da segnalare – oltre all’incontro con Charles, avvenuto martedì 8, cioè 12 giorni fa – che una cospicua parte dello staff di Windsor è risultata positiva in questi giorni. Anyway, covid o no Her Majesty ha continuato a fare il suo lavoro, e nonostante la rivelazione della positività ha inviato un messaggio di congratulazioni alla squadra di curling femminile vincitrice dell’oro olimpico a Pechino.

La Regina è solo l’ultima in ordine di tempo tra le teste coronate ad aver contratto il covid; a due anni dall’inizio della pandemia proviamo a tracciare un bilancio dei contagi reali.

Limitandoci al nostro continente, le monarchie sono attualmente dodici. Una la eliminiamo subito per la sua particolare natura: il Principato di Andorra è una diarchia parlamentare con al vertice due coprincipi: il Presidente francese e il vescovo di Urgell; e comunque nessuno dei due si è contagiato. Il secondo è la Città del Vaticano, esempio di monarchia elettiva, e fortunatamente nemmeno Papa Francesco, anziano e fragile, si è contagiato.

Restano dieci monarchie ereditarie, di quelle che piacciono a noi, con Re e Regine, Principi e Principesse, corone e diademi. Sette sono regni: Belgio, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Regno Unito; due Principati, Liechtenstein e Monaco; e un Granducato, il Lussemburgo. Tra i sovrani regnanti contagiati dal covid 19 ci sono Margrethe II di Danimarca (febbraio 2022), Felipe VI di Spagna (febbraio 2022), Carl Gustav XVI di Svezia (gennaio 2022), Elizabeth II del Regno Unito (febbraio 2022), Albert II de Monaco marzo (2020), Henri del Lussemburgo (gennaio 2022). Sei a quattro, una maggioranza schiacciante. Inoltre, in aggiunta al monarca, praticamente ogni famiglia reale ha registrato almeno un contagio, a partire da uno dei figli cadetti – all’epoca non ne fu rivelato il nome – dei sovrani belgi; in Danimarca la futura regina consorte Mary e prima di lei il figlio maggiore Christian; in Norvegia Ingrid Alexandra, seconda il linea di successione; Beatrix, già sovrana dei Paesi Bassi; in Svezia la Regina Consorte Silvia insieme col marito più il loro figlio Carl Philip e la moglie Sofia; nel Regno Unito il Principe di Galles – due volte – sua moglie Camilla, Sir Tim Lawrence, marito della Princess Royal; e mettiamoci pure Mr Brooksbank, suocero di Eugenie di York, che rimase in ospedale per nove settimane di cui cinque in terapia intensiva, e si è portato dietro gli strascichi della malattia fino alla morte nel novembre scorso. Insomma un bollettino di guerra, e potrei anche averne scordato qualcuno. Sembra immune solo il Liechtenstein, comunque sempre parco di informazioni.

Insomma, sarà anche un corona virus, ma sembra quasi repubblicano, e ha ampiamente dimostrato di essere assai democratico.

Breaking News! – Anche lei!

È ufficiale, anche Sua Maestà la Regina ha contratto il covid.

La sovrana, che ha ricevuto tutte e tre le dosi di vaccino (l’ultima sembra a ottobre) è risultata positiva al test, dopo che la stessa cosa era accaduta al figlio Charles – già uscito dall’isolamento – e alla nuora Camilla. Buckingham Palace ha confermato la notizia con un comunicato, riferendo che la sovrana ha leggeri sintomi simili a un raffreddore, e si aspetta di poter continuare con moderazione le proprie attività. Naturalmente resta sotto stretta osservazione da parte del suo staff medico.

La calunnia è un venticello…

Il fine settimana inizia così, con una dichiarazione di Victoria di Svezia e del marito Daniel, accompagnata da un nuovo ritratto della coppia.

(Ph: Anna Lena Ahlström/Kungl. Hovstaterna)

Il testo, sintetico ma inequivocabile, dice: È giunto alla nostra attenzione il rapido dilagare di voci che alludono negativamente alla nostra relazione privata. Si stanno diffondendo insinuazioni che parlano di tradimento e di divorzio imminente. Di norma non commentiamo voci e illazioni. Ma al fine di proteggere la nostra famiglia desideriamo rendere chiaro, una volta per tutte, che le dicerie che stanno circolando sono totalmente infondate. Victoria e Daniel

In molti, compresa Lady Violet, sono rimasti sorpresi, dato che quella tra l’erede al trono svedese e il marito è stata sempre considerata una delle unioni più solide nel panorama reale. Un grande amore non privo di contrasti, coronato il 19 giugno 2010 da un matrimonio fiabesco da cui sono nati Estelle, che mercoledì compie dieci anni, e Oscar, sei anni a marzo.

Naturalmente vale anche per loro quanto dicevamo di recente sull’Infanta Cristina e il separando marito Iñaki, che cioè le relazioni sono assai più complicate e sfaccettate della loro narrazione, ma insomma, in Svezia se volessi chiacchierare di una coppia reale guarderei altrove, che di materiale ce n’è a iosa.

Le foto del giorno – Principessa di ruolo

Premessa: le immagini di oggi sono magari un po’ meste, ma se avrete la pazienza di andare avanti scoprirete qualcosa di interessante.

Questa mattina i reali belgi si sono riuniti nella chiesa di Notre-Dame de Laeken per la tradizionale messa di suffragio in onore dei membri defunti della Famille Royale.

In prima fila a destra i sovrani emeriti Paola e Albert, al centro Re Philippe e la Regina Consorte Mathilde, a sinistra la Principessa Astrid col marito Lorenz d’Austria-Este, in lutto per la morte della madre, Margherita di Savoia-Aosta, scomparsa lo scorso 10 gennaio. Ciò che rende interessante questa occasione è la presenza della coppia alle loro spalle: la signora col cappello con veletta, è Delphine, nata da una relazione del Re Emerito Albert con Sybille de Selys Longshamps (Breaking News! – Une nouvelle princesse) che da ottobre del 2020 ha visto riconosciuta la reale paternità, e di conseguenza il diritto di entrare a far parte della famiglia come figlia minore dell’ex sovrano.

È questa la prima volta che la principessa, accompagnata dal partner Jim O’Hare (francamente non ho capito se siano sposati, e d’altra parte Delphine non è sul sito della Famille Royale), compare in una occasione ufficiale cui partecipa anche il padre. Nel luglio dello scorso anno Delphine aveva già presenziato con i fratelli alla Fête Nationale, dove si era fatta notare un originale (molto, pure troppo) completo composto da abito+coppola+mascherina di Erratum Fashion, brand belga che si ispira alla cultura africana. Sarà stato un metamessaggio di riparazione per gli orrori compiuto dall’antenato Leopoldo II in Congo?

Creazione belga anche le scarpe: un paio di Mary Jane verdi con super platform di Morobé; in definitiva una mise che sottolinea gli evidenti limiti del nazionalismo anche nella moda.

Magari Delphine deve ancora studiare un po’ da principessa, ma a me la sua eccentricità non dispiace. Paola invece, cui nella vita è toccato anche il ruolo di matrigna, continua a dimostrare tutta la sua signorilità.