Republican chic shock e boh – Inauguration Day edition (parte prima)

Sessant’anni fa, il 20 gennaio 1961, John F. Kennedy giurava come 35° Presidente degli Stati Uniti, e una donna – sua moglie Jackie – faceva in qualche modo la storia inaugurando una stagione di stile, classe, eleganza, che dura tuttora. Ieri è entrato in carica il 46° Presidente, Joseph R. Biden Jr – il secondo cattolico alla White House dopo JFK – e un’altra donna ha fatto davvero la storia. Questa volta però non reggeva con grazia commossa la Bibbia su cui avrebbe giurato il marito; questa volta a giurare è stata lei, Kamala Deva Harris.

La Vice Presidente

Per le ventiquattr’ore che hanno cambiato la sua vita (e un po’ anche la nostra) Madam Vice President ha scelto brand americani non ancora celebri; la sera del 19, vigilia del giuramento, ha partecipato insieme con i Biden e suo marito Doug Emhoff – da oggi Second Gentleman degli USA – a una cerimonia al Lincoln Memorial, in onore delle vittime del covid in abito di maglia, stivali e un camel coat firmato Pyer Moss, brand fondato nel 2013 dallo stilista di origini haitiane Kerby Jean-Raymond. Che si è già fatto notare alla New York Fashion Week per poi distinguersi per l’impegno in prima persona durante la pandemia, ragione che immaginiamo avrà convinto Kamala. Stile classico e sensibilità sociale, unione perfetta, coronata dalla piccola bandiera appuntata su rever. Chic.

(Ph: Getty Images)

La mise del Vice President era probabilmente la più attesa, e lei non ci ha deluso ma ci ha confuso. Perché il cappotto scelto per il giuramento, firmato da Christopher John Rogers, era di un colore che virava a seconda della luce e delle riprese, piuttosto diverso da una foto all’altra. Appena l’ho visto mi sembrava viola, poi più indaco, mentre un’amica assai esperta di tessuti diceva royal blue. Alla fine i presenti e i giornali si sono espressi: purple, viola. Ed è partita la gara all’interpretazione. In molti hanno (abbiamo) pensato alle suffragette, che avevano scelto a rappresentarle tre colori: verde, bianco, viola, dato che in inglese le iniziali (G-green, W-white, V-violet) formano l’acronimo GWV cioè Give Women the Vote.

Tre colori, tre significati: lealtà per il viola, purezza per il bianco, speranza per il verde; negli USA poi al verde viene sostituito l’oro (Gold) con lo stesso significato di speranza (sarebbe interessante ragionare sul fatto che gli Americani ripongono la loro speranza nell’oro, ma questa è decisamente un’altra storia), ciò che a noi interessa è il viola come simbolo della forza e del potere delle donne, a suo tempo simbolo anche di Shirley Chisholm, prima donna nera ad essere eletta alla House of Representatives (nel 1968), prima, quattro anni dopo, a tentare – senza successo – la scalata alla White House.

Cromaticamente il viola è un colore secondario, che nasce dall’unione di blu e rosso, simbolo dell’unione del cielo e della terra; blu e rosso (col bianco) sono anche i colori della bandiera americana, nonché quelli dei due partiti: blu per i Democratici e rosso per i Repubblicani. Insomma, scelta perfetta; meno perfetto il modello: cappotto a un petto – tra l’altro inspiegabilmente abbottonato a destra – che tra la lunghezza e il taglio non la valorizzava affatto, tremende le calze e pure le scarpette di vernice, troppo delicate per tale signora, e pure per la giornata freddissima. Boh.

La First Lady

(Ph: Getty Images)

Jill Biden è una bella signora con origini italiane (i nonni erano siciliani), due lauree e una grande reputazione come insegnante. Per l’omaggio al Lincoln Memorial anche lei sceglie il viola, nel suo caso un bel melanzana; e anche lei punta su brand americani emergenti: bello il cappotto di Jonahan Cohen, fermato da un fiocco di velluto. Mi piace molto la scelta degli accessori: dalla mascherina creata dallo stesso designer con tessuti riciclati ai guanti color lavanda. Dimenticabili le scarpe nude, ma possiamo essere soddisfatti. Chic.

Per l’Inauguration Day la scelta è caduta sulla giovane Alexandra O’Neill e sul suo brand Markarian, fondato solo nel 2017. Il colore scelto, definito ocean blue, sicuramente dona molto alla bionda e delicata Jill (personalmente lo detesto, ma non importa); il tessuto un tweed percorso da microscopici svarowsky per riflettere la luce; la mise composta da un abito con sprone e maniche in chiffon e gonna definita da un pannello smerlato, più cappotto con collo sciallato e polsi in velluto; en pendant mascherina, guanti e scarpe.

Anche in questo caso il taglio del cappotto non mi convince, la insacca un po’ – nel bozzetto aveva una linea più interessante – e poi perché tutti quei bottoni? Boh.

La Second Lady uscente

Menzione d’onore a Karen Pence; col marito Mike – che certo non figura nel pantheon di Lady Violet – ci ha messo la faccia, salvando situazione e decoro. Perché l’assenza del Presidente uscente Trump è stata grave e penosa a un tempo; perché le cerimonie hanno una liturgia che va rispettata, e tali liturgie hanno un senso profondo. In politica la forma è sostanza, i due Presidenti insieme rappresentano la forza nella continuità; e se, come spesso accade, appartengono a partiti diversi, anche l’unità della nazione. Concetto che Ms Pence, anche lei una stimata insegnante, sembra avere ben chiaro. E dunque è arrivata col marito, sobriamente (pure troppo) vestita di nero con un bel cappotto semplice ma della sua taglia, indovinando persino le calze, pesanti e opache a modino. Chic, anche per la dignità.

Le ex First Ladies

Ve lo dico subito, c’è del viola anche qui. Andando a ritroso rispetto alla presenza alla White House, la prima è Michelle Obama; bello il cappotto di Sergio Hudson, bordeaux o melanzana a seconda della luce, perfetta la lunghezza, ben abbinato il pullover in una nuance più scura, brutti i pantaloni, in una punta di amaranto che stona col resto; è ilproblema del total color: bisogna abbinare con cura i tessuti o si rischia l’inguacchio. Anche il cinturone, alto in vita ad allungare le gambe, finisce per appesantire la figura, mentre la mascherina nera abbinata ai capelli abbondantemente boccolati rendono Michelle un po’ troppo dark. Pur potendo sfoggiare il migliore degli accessori, il favoloso marito Barack, in questo caso sono un po’ perplessa. Boh.

Laura Bush è una donna graziosa e garbata, non è mai stata una fashion icon, ha sempre tenuto un profilo piuttosto basso, e anche in questo caso conferma la sua natura. Va bene il filo di perle, bene le scarpe flat, bene i capelli freschi di shampoo, passi la borsetta ciondolante, ma il cappottino double grigio perla è veramente troppo stretto e troppo corto, e l’abitino che si intravvede pure. Shock.

Hillary Clinton non è stata solo una First Lady, ma anche la prima donna candidata alla presidenza. Anche lei in viola – nel suo caso il significato simbolico è praticamente certo – in una tonalità quasi fluo per il completo pantaloni e la sciarpa en pendant. Però la giacca è stretta e gli abbinamenti un incubo: cappotto marrone, guanti scarpe e mascherina neri. Pure Bill sembra lun po’ sconsolato osservarsi i piedi, calzati in un rispettabile 47 (giuro! l’ho incontrato). Shock.

Nancy Pelosi

La speaker della House of Representatives è donna di carettere e la sua decisione traspare anche dalle sue mise; per l’Inauguration Day sceglie un bel turchese per il giaccone con abbottonatura laterale, en pendant con la sciarpa e le scarpine da Cenerentola (ma dove diavolo le avrà trovate?). Turchese e blu sulla mascherina, guanti blu, e il tocco ulteriore di luce della gonna bianca che si intravede. Una grande bandiera appuntata su un rever completa la mise, e dimostra che Nancy ha appreso appieno la lezione sull’uso simbolico delle spille impartita da quella gran conoscitrice di Madeleine Albright. A patto che si cambi le scarpe, chic.

Bernie Sanders

Non sarà attento al look come le signore di cui sopra, ma rischia davvero di trasformarsi in una fashion con suo malgrado. Il senatore ha assistito al giuramento imbacuccato in giaccone Burton da 132,96 dollari, pantaloni uniqlo da 69,90 e un paio di imperdibili muffole tricottate con gli avanzi di lana da un’insegnante del suo stato, il Vermont. Anche il giaccone è prodotto in Vermont; esiste anche una limited edition che ritrae sul dorso la faccia del senatore. In questo scatto dov’è appartato e un po’ ingrugnito, Bernie Sanders, sempre in corsa e mai candidato, sembra incarnare il detto sempre damigella e mai sposa. Chi non si è mai sentito così? Chic.

As soon as possible la seconda parte, enjoy!

6 pensieri su “Republican chic shock e boh – Inauguration Day edition (parte prima)

  1. Amo questa frase: “Pur potendo sfoggiare il migliore degli accessori, il favoloso marito Barack” !! Mi potrei accontentare pure del cappotto di Michelle che mi piace parecchio. Il bozzetto di Markarian è decisamente interessante ma lo avrei visto meglio su una figura tipo Mary o Catherine, forse la stilista ha dovuto modificare la linea. Il risultato è che nella foto di Jill Sanders mi ricorda certi cappotti di Camilla ma a Camilla stanno bene! Il vestito sotto invece non mi dice granché. Invece bella al Memorial con il tocco lilla dei guanti. Quanto è diventato bianco Bill Clinton però sembra mantenere una figura asciutta.

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    • Considera che Clinton ormai ha 74 anni, io ho trovato molto imbiancato anche Barack, che ne compie 60 quest’anno, ma è sempre un gran bel vedere! La First Lady deve riuscire a trovare il suo stile, e forse gli stilisti emergenti non sono la scelta migliore, vedremo come evolve, sono fiduciosa, la trovo molto aggraziata.

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  2. Forse l’abito di Jill Biden andava meglio calibrato sul fisico di una donna in menopausa che ha perso un po’ il punto vita come spesso succede con il busto che assume una forma rettangolare . Non è un caso che la soluzione wrap le stia molto meglio. Uno stilista navigato lo sa, il rischio di affidarsi a degli emergenti è questo, belle idee ma poca esperienza. Anche guardandolo da dietro si capisce, fa delle pieghe sulla schiena in alto. Perbacco ma la sartorialita’ è proprio morta e defunta.

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    • Spero che trovi un suo stile, e che non ce la rendano troppo principessina agée. Io ho apprezzato molto i significati simbolici, ma certo la realizzazione lascia a desiderare, soprattutto pensando che si tratta di capi su misura.

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