Non nel senso del mese estivo, il cui nome inglese è appunto August, ma in quello del nuovissimo esponente della Royal Family, Baby Brooksbank, che oggi è stato presentato al mondo col suo nome completo: August Philip Hawke.

Se la presenza di Philip, in onore del quasi centenario bisnonno, ha sorpreso pochi e rallegrato molti, non v’è dubbio che grande curiosità abbia destato il primo nome: August, che probabilmente a breve diventerà assai di moda in Albione Nella storia di famiglia di August (o Augustus) se ne trovano diversi, essendo un nome frequente tra gli Hannover. Il marito separato di Caroline de Monaco, attualmente a capo della casa di Hannover, si chiama infatti Ernst August, e così il suo primogenito (con cui al momento è ai ferri corti per questioni patrimoniali, ma questa è decisamente un’altra storia). Uno dei figli di Re George III portava Augustus come primo nome (Augustus Frederick), ma essendo stato creato primo Duca di Sussex – titolo alla sua morte rientrato nella disponibilità della Corona, e rispolverato per Harry – francamente mi sentirei di escludere che abbiano voluto omaggiare proprio lui.
Poi è arrivato il chiarimento direttamente dalla mamma del piccolo: il nome viene davvero da un antenato del bimbo, trisavolo sia del bisnonno sia della bisnonna paterni: Franz Albert August Karl Emanuel von Sachsen Coburg Gotha, consorte di Queen Victoria, solitamente chiamato col solo secondo nome, Albert. Resta invece avvolto da un certo mistero il terzo nome, Hawkie, che affonda le sue origini nell’antico anglosassone Hafoc, Falco. Escludendo anche qui che si sia voluta onorare la progenie del poco regale Briatore e del suo Nathan Falco, è assai più credibile che si tratti di un nome di famiglia dei Brooksbank. Che non sono nuovi a nomi originali: il neopapà si chiama Jack Christopher Stamp, in onore dell’antenato Stamp Brooksbank, Governatore della Bank of England nel Settecento. Lady Violet si astiene dal commentare, avendo avuto in famiglia ben due Serafino.

Le foto di oggi sono state scattate – con non particolare perizia, va detto – dall’ostetrica di Eugenie, che ha raggiunto la famigliola a Frogmore Cottage, per aiutare i genitori nella cura del piccolo nei suoi primi giorni. Immagini poco glamour ma molto felici, baby e daddy vestiti di azzurro in nuance, mummy gloriosamente fuori forma. Non è stato reso noto ufficialmente, ma a quanto si sa Eugenie avrebbe partorito col cesareo, che come noto richiede più tempo per essere superato. Il bandeau di velluto (è il Thada di Jennifer Behr, casomai vi interessasse acquistarlo, o evitarlo) è una scelta un po’ infelice, soprattutto per il colore; la migliore definizione è di un amico di questo blog: “un po’ madonna di Cimabue”. Ma insomma la verità è che non siamo mai contenti, non va bene la neomamma tutta in tiro, e men che meno quelle un po’ più délabrée. Lady Violet è però ragionevolmente sicura che a questi due giovani innamorati e incantati davanti al miracolo di aver creato una vita l’opinione nostra e del resto del mondo interessi il giusto, cioè niente.
Qui l’annuncio dei nomi di Baby August e la prima foto tutti insieme Breaking News!)









Eugenie e Jack, sposati dal 12 ottobre 2018, si sono conosciuti dieci anni fa a Verbier, località sciistica sulle Alpi Svizzere molto amata dai royals, dove gli York possiedono un sontuoso chalet. Un amore a prima vista che dura da dieci anni, come veri principi delle favole.
Sapevamo già dalle rivelazioni di Angela Kelly che Her Majesty avrebbe evitato i colori scelti negli anni immediatamente precedenti e lei non ci ha delusi, arrivando col più natalizio dei rossi, che non portava in questa occasione dal 2015. Splendido il cappotto doppio petto profilato di passamaneria, da cui spunta l’abito in tinta.
Sceglie un bellissimo punto di viola The Princess Royal, che riesce nella non semplice impresa di abbinare il cappotto dagli ampi revers, stile anni ’70 (epoca cui potrebbe davvero risalire, essendo Anne una nota riciclatrice, grazie al fisico sottile che non è mutato nel tempo) al cappello, la cui tesa sarebbe un po’ troppo rigida per chiunque ma ben si sposa col suo stile semplice e rigoroso. Chic.
Viola – più tendente all’indaco – per la Duchessa di Cornovaglia che replica una delle sue mise che mi convince di meno: soprabito in velluto (Bruce Oldfield) e in testa una calotta piumata. Amo il colore, adoro il genio dei capelli Philip Treacy, ma questa creazione non mi convince. Boh.
L’arrivo dei Cambridge ha catturato l’attenzione innanzi tutto per la presenza di George e Charlotte, lui con pantaloni lunghi ma senza cappotto, lei deliziosa in verde bosco. La duchessa ha (forse) abbinato il cappellino, già visto varie volte, al cappotto della figlia, peccato che col suo sia andata peggio: sceglie il Larissa Coat di Catherine Walker e lo trasforma in un pastrano di tweed con inutili (e bruttissimi) collo e polsini di ecopelliccia, portato con scarpe scollate e le onnipresenti calze color carne.
Questo è il modello originale, non mi fa impazzire ma ha più senso della versione royal. Insomma perché lo scegli se poi lo fai fare da capo? Boh.
Al completo anche i Wessex: il cresciutissimo James come suo cugino/nipote George è senza cappotto (ma che è, un modo per temprare i giovani royal? Come Charles spedito a Gordonstoun, dove ogni giornata scolastica iniziava con una corsetta all’alba a petto nudo?). Sophie tenta di risollevare il tono banalotto di un cappotto neutro col tocco bordeax di borsa e bandeau, proprio il minimo sindacale. Poi c’è Louise, cui la madre ha prestato un suo soprabito (il Marcelline di Stella McCartney) troppo grande di due taglie, aggiungendoci un bandeau di velluto intrecciato che trattiene a stento la massa scomposta di capelli. Un grande boh solo per non infierire su una ragazzina, nella speranza che la mise l’abbia scelta lei (sarebbe un normale processo di crescita, conoscenza di sé ed elaborazione del gusto e dello stile, con incidenti inevitabili) e non gliel’abbia rifilata la madre (sarebbe molto peggio, ma non ci voglio credere).
La nubenda Beatrice con fidanzato Edo; la fotografia non è bella ma il cappotto di cammello (The Fold London) lo è molto, solo leggermente stretto di maniche. Bello anche il bandeau Juliette Botteril, cui il gioco di volute intrecciate di feltro pieghettato dà una qualità particolare. Avrei evitato gli stivaletti, ma per me è chic.
Non posso dire lo stesso della sorella Eugenie, che nonostante la simpatia stavolta è veramente impossibile da salvare: il cappotto a vestaglia può donare anche a un fisico come il suo, ma con alcune cautele qui non osservate. Sulle calze nude in contrasto col blu scuro neanche mi pronuncio, ma il punto di non ritorno si raggiunge col copricapo, in questo caso l’ennesima variazione sul tema bandeau, che la fa somigliare a uno dei due personaggi dell’ottuagenario Via vol vento ad essere premiato con l’Oscar, e non mi riferisco a Scarlet O’Hara. Shock.
Pantone non ha fatto in tempo a scegliere il Classic Blue come colore dell’anno 2020, che lei l’ha già adottato con la solita regale nonchalance. Sublime.