Royal chic shock e boh

Il post avrebbe dovuto, come da tradizione, essere pubblicato domenica, ma in fondo anche oggi è festa, e in assenza del tradizionale ricevimento nei giardini del Quirinale che tante soddisfazioni ci aveva dato (Republican chic shock e boh) ricorriamo alle nostre royal ladies, che non deludono mai.

Assecondando una gentile richiesta, Lady Violet pensava di dedicarsi interamente al tour in Scozia che i Duchi di Cambridge hanno compiuto la scorsa settimana, ma il weekend a Madrid ha visto un paio di importanti occasioni, e potremmo mai noi trascurare Sua Maestà la Reina?

Che sabato 29 ha affascinato i presenti alle celebrazioni per il giorno delle Forze Armate. Robe-manteau (da quanto tempo non usavamo questa parola!) in un tenero baby pink, scelta inconsueta e quasi sorprendente per lei, così poco avvezza alle tenerezze, che però le sta d’incanto.

Modello non da tutte con un discreto fitting (migliore sul retro), accessori in una tonalità più scura di rosa, chignon rigoroso, orecchini al lobo in pietre dure, che non disturbano con l’onnipresente mascherina. La dimostrazione che davvero less is more. Chic.

Altra scelta di rigore, con risultato totalmente diverso, il giorno prima, per la Cresima della primogenita Leonor che Los Reyes, sovrani dell’understatement, hanno voluto fosse celebrata in estrema sobrietà, insieme a tutti i compagni di classe della fanciulla. Modesto abitino bluette, un po’ cincischiato, per la cresimanda, più modaiolo quello a fiorellini (Mango) per la sorella Sofía, graziose entrambe. Per la Reina invece pantaloni neri e blusa bianca, con bottoni neri e qualche falpalà di troppo et voilà, l’effetto Pierrette è assicurato. Shock.

Ed ecco Catherine, che ha accompagnato il marito in un tour in Scozia, dove peraltro la coppia si conobbe frequentando la prestigiosa università di St Andrews, non lontano da Edimburgo.

Primo giorno prima mise, colore in nuance con quello di Leonor per un tailleur blu cobalto che tailleur non è: la giacca infatti è Zara, mentre la gonna plissettata una creazione Hope. Fin qui niente male, poi probabilmente la duchessa ha fatto confusione con gli accessori, per cui scarpe e clutch, rigorosamente abbinati, di pelle invecchiata color can che fugge. che trasformano un possibile chic in un boh.

La seconda giornata prevedeva una visita alle freddissime isole Orcadi, il che giustifica il cappotto di cashmere fuori stagione, fieramente criticato qui e là. A me il cappotto (Massimo Dutti) piace molto, ma francamente è l’insieme che mi convince di meno: i pantaloni a zampa hanno una linea che “sporca” quella del cappotto, e la tonalità di colore è troppo fredda; la sciarpa scozzese è d’obbligo, ma quel tartan non aggiunge nulla, e non esalta neanche i colori di Catherine. Però. Però la sciarpa non è stata scelta a caso ma per una precisa ragione: quello è lo Strathearn tartan; e chi porta il titolo scozzese di Earl and Countess of Strathearn? I Duchi di Cambridge, certo! Se vi ricordate, la sciarpa comparve la prima volta nel 2012, durante i festeggiamenti per i 60 anni di regno di Her Majesty, indossata da Catherine sul total red, dove risaltava molto di più. Insomma, la mise per me è shock, ma brava la duchessa che studia da regina con impegno e serietà.

(Ph:Chris Jackson/Getty Images)

Mercoledì 26, il momento clou della giornata è la preview del film Cruella (cioè Crudelia De Mon) offerta al personale del servizio sanitario nazionale – e a una fondazione benefica ad esso collegata – nella residenza reale di Holyroodhouse, trasformata in un insolito drive-in. I Cambridge sono arrivati a bordo della Range Rover Defender appartenuta al nonno di lui, il Duca di Edimburgo, scomparso il 9 aprile scorso. Catherine ha indossato la mise che mi è piaciuta di più (e non perché c’è molto viola; almeno, non solo!): un bellissimo trench lungo, il Marlborough, in Heather Tartan, di Holland Cooper, brand nato nel 2008 con l’intento di valorizzare il più puro stile British. Come sapete non amo le decollété con tacco a stiletto sotto soprabiti così sportivi (e così lunghi) – benché queste, le Velvet Pumps di Manolo Blahnik, siano proprio belle – non mi convince l’abito beige che spunta dal trench, e sembra pure di lamé (per fortuna si vede poco) mi convincono molto gli orecchini di zaffiri e diamanti, per gentile concessione di Her Majesty the Granny Queen. Chic!

Concluderò la rassegna inimicandovi alcune di voi. Giovedì 27, quarto giorno del tour, i Cambridge hanno presenziato alla cerimonia in conclusione dell’Assemblea Generale della Church of Scotland, con Catherine in versione Fata Turchina (sperando che William nel suo discorso non abbia emulato Pinocchio). Lady Violet confessa una certa ostilità verso varie sfumature di azzurro, compresa questa, che va bene per un singolo capo ma non per un total look. Il cappottino di Catherine Walker è anche bello, ma il colore lo rende lezioso, troppo girlie. Personalmente, se proprio non si può fare a meno di usare queste tonalità, preferisco senz’altro linee più asciutte e rigorose che ne attenuino la “bambineschità”. Tipo il robe-manteau di Letizia, per intenderci. Più che quell’azzurro così sfacciato, avrei preferito per un total look la tonalità più polverosa delle scarpe, che la sempre diligente Catherine ha abbinato ad una clutch coccodrillata del brand scozzese Strathberry. La cosa che a me è piaciuta è quella per cui è stata più criticata: la bella scollatura, considerata non troppo idonea all’austerità dell’occasione. Per me è boh.

Aspetto le vostre sempre preziose opinioni, come sapete questa rubrica non è certo la bibbia dello stile, ma l’occasione per quattro chiacchiere sul sofà.

La foto del giorno – Burns Night

Il 25 gennaio è data che ha un posto speciale nella letteratura inglese: in questo giorno nel 1882 nasce a Londra Adeline Virginia Stephen, che diventerà una delle scrittrici fondamentali del Novecento col nome da sposata, Virginia Woolf. Di lei parleremo approfonditamente tra un paio di mesi, dato che il 28 marzo saranno passati 80 anni dalla sua morte. Un post dedicato a lei è questo Virginia, che inventò la donna moderna.

Nello stesso giorno di 123 anni prima, il 25 gennaio 1759, nasce nel villaggio di Alloway Robert Burns, il poeta nazionale scozzese, che ogni anno viene ricordato proprio questa sera con i Burns supper, feste in cui si mangia (haggis, e altri piatti della cucina delle Highlands), si beve whisky, e si recitano le sue poesie. Francamente ignoro come gli Scozzesi si siano organizzati per celebrare in quest’anno di lockdown, Lady Violet lo fa proponendovi questa bella scatola ottagonale, di proprietà del Royal Collection Trust.

Illustrata con scene della vita del poeta, è stata realizzata a metà dell’Ottocento in legno di larice, col procedimento detto Mauchline ware. È una tecnica pittorica a stampa tipicamente scozzese, sviluppata nella citta di Mauchline, dove lo stesso poeta visse per due anni, dal 1784 al 1786, il periodo considerato il più ricco e felice della sua produzione. La trovo splendida, ma le Arti Minori hanno per me un fascino particolare (e chi conosce il Victoria&Albert Museum può capirmi): oggetti belli, spesso bellissimi, che hanno la capacità di fare da tramite tra epoche, artisti, e fruitori. E lo fanno non col linguaggio aulico del capolavoro, ma con quello più vicino, domestico, dell’oggetto di uso più o meno comune.

Altro sulla Burns night? seguite il link La foto del giorno – 25 gennaio

Shaken, not stirred

Premessa: oggi è il compleanno di una futura regina, Leonor Princesa de Asturias, ma com’è tradizione della Casa Real non sono state diffuse nuove immagini della neoquindicenne, che immaginiamo avrà festeggiato sobriamente e domesticamente. Dunque per mandarle i nostri auguri dobbiamo accontentarci della sua ultima riuscita pubblica, per il premio che porta il suo nome.

Questo però è anche il giorno dell’addio a un vero re, King Sean I of Scotland, e Lady Violet non può esimersi dal dedicargli un breve ricordo, curiosando nei suoi rapporti con sovrani e corone.

Sua Maestà Britannica ha tenuto a battesimo se non lui certamente la sua carriera, iniziata proprio al servizio di Her Majesty. Lui, che nato a Edimburgo e profondamente scozzese in carne ossa muscoli e tatuaggi, ha sostenuto sempre la causa indipendentista del suo Paese.

Davanti a Sua Maestà si inchina nel luglio del 2000 nella sua città, nel Palazzo di Holyroodhouse, per ricevere il titolo di baronetto; due veri highlander, lei e lui insieme.

Lei che è il simbolo stesso della monarchia, lui che nella sua carriera lunga quasi cento film non ha vestito solo il tuxedo bianco del re delle spie, ma anche la corona dell’archetipo di ogni re britanno, Arthur, nel modesto Il primo cavaliere.

Dove può orgogliosamente sfoggiare la sobria canizie della sua splendida maturità, mentre l’improvvida Ginevra si innamora dell’assai più banale Lancillotto, interpretato dall’ultraquarantenne Richard Gere, costretto a mascherare la sua di maturità sotto un’improbabile parrucca boccolata da paggio. E chi meglio di Sean, avrebbe potuto vestire la corazza di Richard the Lionheart, il Cuor di leone, in un cameo a sorpresa nella scena finale di Robin Hood principe dei ladri, dove arriva per dare in sposa la cugina Marian a Robin/Kevin Costner, surclassandolo e declassandolo in un istante da eroe romantico, e pure piuttosto charmant, a bambacione del Mid-West.

Pronto anche a procurarsene una di corona, se la sorte non gliela aveva assegnata per nascita: nei panni di Daniel Dravot, L’uomo che volle farsi re, da un racconto di Rudyard Kipling. Dove alla fine letteralmente perde la testa, ma coronata addirittura col serto d’oro che fu di Alessandro. Quell’Alessandro, il conquistatore dell’Asia.

Accompagnato sempre dal suo energico aplomb, e da un guizzo sardonico negli occhi scurissimi, che sempre ce lo ha fatto pensare dotato di un certo humour, assai utile per le persone comuni figuriamoci per le star. Come quella volta che trovandosi in Italia fu ospite di Pippo Baudo in televisione; e quello continuava a sottolinearne fastidiosamente lo charme, ribadendo più e più volte quanto le donne in generale, e le Italiane in particolare, lo trovassero irresistibile. Finché lui, alzandosi nel suo metro e novanta, guardò sornione Pippo e gli chiese would you dance? balli?

Affascinante, scanzonato, brusco, meraviglioso Sean, premio Oscar per l’intoccabile poliziotto Jimmy Malone. E se avete trovato piacevole la lettura fin qui, continuate col ricordo che oggi gli ha dedicato la regina dei blog sentimentali, la divina Meri Pop https://www.meripop.com/2020/10/31/334/?fbclid=IwAR1NNJNF1pPngNe7mQSgSsO10gDomzE_MOCJQP1qId2okQ1316hGQUlh3xE

A Royal Calendar – 21 agosto 1930

Se avesse ereditato anche lei la forte fibra materna, oggi la Principessa Margaret compirebbe 90 anni. Invece una salute fragile, probabilmente compromessa da uno stile di vita non propriamente sano, l’ha portata alla tomba nello stesso anno della madre, e con sette settimane di anticipo.

Margaret Rose – che il padre chiamava “la mia gioia” mentre la sorella maggiore Elizabeth era “il mio orgoglio” – nasce il 21 agosto 1930 a Glamis Castle, prima royal baby dopo più di 300 anni a venire alla luce in Scozia. Il maniero è dal 1372 residenza dei Conti di Strathmore and Kinghorne, il casato cui appartiene la madre della piccola, Elizabeth Bowes-Lyon, all’epoca Duchessa di York. Sorge a nord di Dundee, e secondo la tradizione avrebbe ispirato a Shakespeare il celeberrimo Dramma Scozzese. Alcune fonti citano il fatto che la sua nascita fu registrata nel registro parrocchiale con qualche ritardo, per evitare che le fosse assegnato il numero 13, la scaramanzia che non ti aspetti!

Alla nascita è quarta nella linea di successione dopo lo zio David, il padre e la sorella maggiore; i genitori avrebbero voluto chiamarla Ann, ma il nonno George V impone il nome di Margaret, che in famiglia per tutti diventa Margot. Nel giro di sei anni cambia tutto e la principessa diventa seconda dopo Elizabeth, the heir and the spare; con la sorella avrà un rapporto spesso conflittuale, sempre molto stretto.

Piccolina e graziosa, a diciassette anni è damigella d’onore alle nozze di Elizabeth e Philip, in un abito del sarto preferito dalle royal ladies, Norman Hartnell, che la veste anche per i primi ritratti ufficiali. A ventun anni però Margaret sceglie Dior, un abito splendido, protagonista della mostra Dior Designer of Dreams, al Victoria & Albert Museum, versione British della mostra organizzata a Parigi per i 70 anni dal New Look (Lady Violet ha avuto la fortuna di vederle entrambe).

La principessa intanto si è innamorata; lui è Peter Townsend, colonnello della RAF, eroe della Battle of Britain e scudiero del Re. Peter ha sedici anni più di lei, e soprattutto è già sposato e ha due figli. All’inizio non lo sa nessuno, poi qualche voce inizia a girare, presto eclissata da altre più gravi notizie: il 6 febbraio 1952 George VI muore, e la figlia Elizabeth gli succede sul trono. Arriva il giorno dell’incoronazione, il 2 giugno 1953, e qui succede qualcosa di clamoroso. Margaret viene vista togliere un pelucco dall’uniforme di Peter, che nel frattempo ha divorziato; un gesto così intimo è la prova di un’affettuosa consuetudine.

È una love story che incanta tutte le ragazze degli anni ’50, ma finisce male: secondo il Royal Marriages Act del 1772, che regola il matrimonio dei membri della Royal Family, le nozze devono essere autorizzate dalla sovrana. Che è giovane e all’inizio del suo regno, e non se la sente di avallare una unione non accettata dalla Chiesa Anglicana, di cui è il capo. Si decide di aspettare che Margaret compia i 25 anni; a quell’età il consenso regale non è più necessario e potrà decidere autonomamente. Alla fine la principessa rinuncia. Per senso di responsabilità, o per non perdere i suoi privilegi; probabilmente per entrambe le ragioni. Townsend è già stato spedito all’ambasciata di Bruxelles, Margaret resta a Londra dove diventa la regina della jeunesse dorée.

Incontra Tony Armstrong-Jones, un fotografo con poche gocce di sangue blu, belloccio affascinante e assai creativo (sarà lui a organizzare la cerimonia che incoronò Charles Principe di Galles). Decide di sposarlo quando Townsend le scrive annunciandole le sue nozze con una giovanissima fanciulla belga. Quello tra Margaret e Tony – creato nel frattempo Conte di Snowdon – è il primo royal wedding ripreso dalle telecamere della BBC; se duemila ospiti affollano Westminster Abbey, 300 millioni si godono lo spettacolo da casa.

La sposa arriva al braccio del cognato Philip, con un abito d Norman Hatnell, sontuoso nella linea ma sobrio nella decorazione. Se l’abito è semplice, la tiara è davvero sfarzosa: sulla testa di Margaret brilla la favolosa Poltimore. Creata da Garrand negli anni 70 dell’ottocento per Florence, moglie del Barone Poltimore, smontabile in modo da ottenere un collier e 11 spille, la tiara ha ornato varie teste prima di finire all’asta nel 1959. Qui è stata acquistata dalla principessa – o dalla Regina, o dalla Regina Madre, come di dono di nozze – che l’ha indossata molto spesso su complesse acconciatura in grado di donare svariati centimetri al suo modesto metro e 55. Principessa e tiara sono protagoniste di una delle fotografie più iconiche dell’epoca: Margaret a mollo nella vasca da bagno, con addosso solo la Poltimore. In una foto scattata da Tony, of course.

Nascono due figli, David nel 1961 e Sarah nel 1964; il matrimonio va avanti tra alti e bassi – soprattutto bassi – costellato di eccentricità, bevute, tradimenti, la probabile bisessualità di lui; nel 1976 arriva la separazione e nel 1978 il divorzio. Margaret inteccia una relazione con il biondo e capelluto Roddy Llewellyn, e questa volta è lui ad essere più giovane, di 17 anni.

Come spesso accade alle signore agée che frequentano giovanotti col ciuffo lui a un certo punto si innamora di una coetanea e la sposa. Lei intensifica le stranezze, i capricci, e una serie di comportamenti poco educati e per niente regali. I problemi di salute si aggravano, il viso è gonfio, i piedi infilati in sandali ortopedici sempre più simili a ciabatte; resta lo sguardo impertinente dei begli occhi azzurri.

Il 6 settembre 1997 è un giorno rimasto nella memoria collettiva; Londra e il Regno Unito si fermano per i funerali di Diana. La Royal Family è schierata davanti i cancelli di Buckingham Palace, lo stendardo reale è a mezz’asta. Al passaggio del feretro la Regina, e altri con lei, chinano il capo. Margaret no, un gesto né regale né pietoso. Certo, le cronache parlano di un rapporto tra le due che si è andato deteriorando fino al collasso dopo l’improvvida intervista televisiva della Principessa di Galles che Margaret aveva condannato duramente, considerandolo un comportamento non adatto a una reale (materia su cui pare desse spesso molti consigli). Sfortunatamente non lo fu neanche il suo, in un momento in cui era richiesto ben altro che una ripicca personale.

La fine è una lunga agonia: due ictus che la lasciano cieca a un occhio e semiparalizzata. Il 9 febbraio 2002 la morte.

Essendo una ragazza degli anni ’60 ho molti ricordi diretti della vita di Margaret, regina dei rotocalchi spesso suo malgrado. Mi ha sempre dato l’idea di una figura tragica, come se davvero la nascita nel castello di Macbeth l’avesse segnata con una maledizione.

Margaret on top of the world

Ho scoperto questa storia questa sera, per caso. Non riguarda un royal o un vip, ma la trovo talmente bella che voglio davvero raccontarvela. margaret payneQuesta signora si chiama Margaret Payne, vive in Scozia e ha novant’anni. Quando ne aveva 15 scalò per la prima volta la montagna di casa sua; il picco Suilven, nelle Highlands; 2398 piedi, cioè 731 metri. Ad aprile, in piena pandemia, ha iniziato a pensare come raccogliere fondi in favore delle strutture del NHS (il servizio sanitario nazionale) di zona, per contribuire a fronteggiare l’emergenza. Come fare? Se fosse stata più giovane e in salute avrebbe potuto scalare di nuovo il Suilven, ma ora l’impresa sembrava proprio impossibile, senza neanche considerare l’obbligo della quarantena.  Ed ecco l’idea: scalare “virtualmente” i 731 metri d’altezza della montagna salendo le scale di casa. Per 282 volte. Duecento-ottanta-due.

Col supporto della famiglia ha dunque lanciato un crowfunding, fissando il target a diecimila sterline, e la domenica di Pasqua ha iniziato la sua scalata a tappe. Sarebbe già bellissimo così, ma a quel punto è successo qualcosa di straordinario.

In meno di una settimana Margaret aveva già raggiunto il suo obiettivo; avrebbe potuto considerare compiuta la sua missione, ma lei si fermerà solo il 23 giugno, quando raggiungerà la vetta della sua montagna. Con lei ha continuato a salire anche l’ammontare della cifra raccolta pure, che al momento ha raggiunto l’incredibile somma di trecentonovantamila sterline, 39 volte il suo obiettivo. charles camillaOggi il Principe di Galles e sua moglie si sono complimentati pubblicamente con Margaret Payne. Non saprei dire se abbiano anche offerto un contributo (spero di sì) ma comunque hanno permesso anche a noi di conoscere Margaret e la sua storia, e per me è davvero un bel regalo.

La foto del giorno – Blue velvet

Lady Violet confessa, una delle cose che a lei manca di più scrivere – e spero a voi leggere – è la rubrica domenicale Royal chic shock e boh ma qui non esce più nessuno! Dunque armiamociq di pazienza in attesa di tempi migliori che senz’altro arriveranno, ricchi di favolosi cappelli e mise fantasmagoriche. Ora bisogna accontentarsi di ciò che passa il convento, e oggi il convento passa la Duchessa di Cornovaglia, che continua a rispettare il lockdown nella residenza scozzese di Birkhall in compagnia del marito risanato. camilla in velvet trousersPer ringraziare i giovani musicisti della National Youth Orchestra – di cui è patronessa – che hanno eseguito l’Inno alla Gioia in onore del personale sanitario in lotta contro il Covid-19, Camilla si è fatta ritrarre con mirabile autoironia mentre suona il triangolo (tipo me alle medie). Ma vi prego di notare il suo outfit casalingo: altro che tutona e ricrescita: Camilla dà una lezione di domestico stile indossando un paio di pantaloni di velluto blu dal taglio perfetto, pullover nella stessa identica nuance col tocco inatteso dei dettagli fluo, più classica camicia maschile e i mocassini con nappine tanto amati dal marito, con quel giusto grado di usura che fa tanto aristocrazia inglese e old money. E oggi ci avoleva proprio.

La foto del giorno – Special preview

Sono arrivati alle nozze di cristallo, quindici anni come man and wife, ed ecco l’immagine che marca l’evento. FB_IMG_1586380685621La fotografia è stata scattata oggi nella residenza scozzese di Birkhall, e dimostra due cose: il Principe di Galles si è rimesso perfettamente (da due giorni è finito l’isolamento imposto ai due, che ora si sono riuniti); e anche lui a volte scivola sugli accessori. Da dove escono quei mocassini color crema? Va bene che è la Settimana Santa, ma perché mi volete far soffrire così?

I cani sulle ginocchia dei due coniugi sono i Jack Russell di lei, Bluebell e Beth. Il che vuol dire che Camilla ha attrezzato un cane col nome della suocera. Temeraria!

 

La foto del giorno – Il Principe virtuale

I tempi sono quelli che sono, e nuovi ospedali per fronteggiare l’emergenza nascono come funghi dopo un temporale. Poi vanno inaugurati, e il Principe di Galles – che notoriamente è uomo di mondo – ha prudentemente deciso di aprire il NHS Nightingale Hospital, sorto a Londra per combattere il Covid-19, via internet. charles-in-his-office--zDunque oggi lui si è collegato dalla residenza scozzese di Birkhall, l’ospedale è stato uffialmente aperto, e noi abbiamo l’occasione di dare un’occhiata a una delle sue residenze. Il principe, sfoderato l’ipad, è apparso seduto al tavolo di un salottino: piccolo, un po’ affollato, un grande vaso pieno di fiori freschi (che gli invidio molto) e una pianta fiorita (che invidio uguale). Glisserei sulle lampade, e non mi sorprende la table habillée: meschina quella copertura così risicatella, ma mi piace l’uso dei tartan diversi. Bello il tocco del pianoforte verticale, anche se data la mole di foto di famiglia e soprammobili evidentemente non lo usa nessuno (Charles suona il violoncello); lo avrà ereditato dalla nonna, come il resto della casa. L’acquerello sulla parete di fondo sembra proprio uno di quelli dipinti dal principe. Acquerello un po’ scialbo, direbbe il poeta, e s’intravvede pure qualche figura sognante in perplessità.

Dopodiché, dato che anche se non sembrerebbe il principe è uno di noi, ha sistemato il suo computer piazzandolo contro alcuni libri. Però uno l’ha scritto lui: Harmony: a new way of looking at our world. 

Se il protagonista della mattina è stato the Prince of Wales, in serata è arrivata la notizia che aspettavamo da giorni: Her Majesty The Queen rivolgerà il tanto atteso messaggio alla nazione. L’appuntamento è per domenica sera alle otto, le 21.00 ora italiana. Non prendete impegni!

 

 

 

 

 

La foto del giorno – Aggiornamenti

Questa potrebbe essere l’occasione incriminata: Charles e Albert insieme lo scorso 10 marzo; il sovrano monegasco, diagnosticato positivo la scorsa settimana, probabilmente stava incubando il virus e potrebbe aver contagiato l’erede al trono britannico. charles albertA questo stadio poco più di una suggestione, data la quantità di persone incontrate da un futuro re (sarebbe interessante sapere se e quanti dei presenti siano positivi al test).

Quale che sia la verità, Charles ha accusato sintomi lievi nei giorni scorsi e domenica ha raggiunto la Scozia in compagnia della moglie; ora si trovano in quarantena a Birkhall, la loro residenza all’interno della tenuta reale di Balmoral. Il principe resta in contatto telefonico con i figli: Harry è già tornato in Canada, William è con la famiglia nella casa di campagna di Anmer Hall, nel Norfolk.

I timori maggiori sono naturalmente per la Regina che ha incontrato il figlio maggiore il marzo a Buckingham Palace per delle investiture. La sovrana è a Windsor con il marito, che giovedì scorso l’ha raggiunta in elicottero da Sandringham; la coppia al momento è accudita da un numero ristretto di persone: su uno staff che conta un centinaio di elementi otto sono rimasti in servizio, gli altri mandati nelle proprie case. Apro un breve inciso, dato che in parecchi mi state chiedendo di una voce che gira da qualche giorno (purtroppo ripresa da un  noto quotidiano) che vorrebbe il Principe Philip defunto e la notizia tenuta riservata per decidere il da farsi. La regola del blog è basarsi su notizie ufficiali – comunque non avrei la possibilità di verificare retroscena e indiscrezioni – dunque lasciamo rumors e pettegolezzi a chi predilige questa linea, io preferisco evitare, soprattutto in presenza di notizie drammatiche.

Intanto a Monaco Albert II ha rilasciato un paio di interviste radiofoniche in cui dice di stare discretamente, e di non aver avuto bisogno della terapia a base di clorochina, una di quelle sperimentate per il trattamento del virus. Albert ha iniziato a stare male la notte di domenica 15 marzo; il risultato è arrivato mercoledì ma non l’ha sorpreso, dato che stava avvertendo i sintomi tipici: dapprima un raffreddore, poi tosse e un po’ di febbre. Non ha però mai perso né il senso del gusto né quello dell’odorato.

 

(L’altra la trovate a questo link https://urly.it/35096)

Ladycameron giorno 3 – Il cardo di Scozia

Ogni royal watcher sa che il mese di giugno è il più ricco di manifestazioni per la famiglia reale britannica. Si comincia il secondo sabato del mese con il Trooping the Colour, in cui Sua Maestà festeggia ufficialmente e pubblicamente il compleanno. Poi ci si trasferisce nel Berkshire per la settimana delle corse di Ascot, preceduta dalla cerimonia annuale del Most Noble Order of the Garter, il principale ordine cavalleresco del Paese, nella St George’s Chapel a Windsor. order of the thistleGiugno si chiude – e luglio si inaugura – con la Settimana Scozzese che la sovrana trascorre a Edimburgo nel palazzo di Holyroodhouse. È in questa occasione che spesso si tiene la cerimonia dell’Order of the Thistle.  Dame e cavalieri impiumati e ammantati come a Windsor – qui il velluto del mantelli è verde, là invece blu – con lo splendido collare in oro che alterna cardo e germogli di ruta, da cui pende il medaglione con Sant’Andrea, patrono dell’ordine e della Scozia, che regge la croce decussata, quella del suo martirio.

A istituire l’Ordine fu James VII – II come re d’Inghilterra – nel 1687, ma le origini di un’istituzione cavalleresca simile si fanno risalire addirittura all’anno 809, ad opera di Re Eochaid (latinizzato in Achaius), alleato di Carlo Magno. Già all’epoca il cardo era emblema regale, ma la sua definitiva consacrazione come simbolo nazionale avvenne nel 1503, quando il poeta William Dunbar scrisse l’allegoria The Thrissil and the Rois (Il Cardo e la Rosa) per le nozze tra Re James IV e Margaret Tudor, sorella maggiore di colui che sarebbe diventato Henry VIII. cardo di scoziaIl cardo, con le sue brattee acuminate sistemate a raggiera, è un simbolo del sole, e il rimando è rafforzato dal fatto che se ne ricavava un olio usato in cucina o come combustibile per le lampade. La pianta, che rappresenta bene la natura aspra e selvaggia delle Highlands, nell’iconografia cristiana rappresenta la sofferenza del martirio, che è viatico alla salvezza.